L’Oppidum di Vico, antico castello marso, presenta una recinzione muraria ben mantenuta, con una cortina esterna poligonale di II maniera, conservata in diversi tratti, composta da quattro filari di blocchi. Questo centro fortificato fu utilizzato stabilmente fino al III secolo a.C. e, passando dal II all’I secolo d.C., venne probabilmente adibito a scopi militari.
La Fonte di Vico, situata a 1100 metri, rappresentò senza dubbio la principale risorsa idrica per l’Oppidum e, successivamente, per il castello di Vico, costruito più in basso sopra Fontecchio. In epoca medievale, vi sono stati rinvenuti resti di una canalizzazione formata da coppi, che portava l’acqua dalla fonte verso il colle della Croce. Anche la fonte di Fontecchio venne utilizzata nel passato, mentre il bosco secolare di Leccio, l’antica “macchia Italica”, fa da cornice a questo scenario unico e raro in Italia e forse anche in Europa.
La Fonte di Vico è celebrata nella poesia di Salvatore di Salvatore, che ne descrive le acque come limpide e purissime, capaci di dissetare le popolazioni delle contrade circostanti, quali Aschesi, Vichesi, San Venezianesi, e molte altre comunità della Marsica. Le sue acque mineralizzate hanno rifornito non solo gli uomini, ma anche gli animali, facendola divenire un simbolo di vita per le borgate locali.
Nei versi dedicati a questa fonte preziosa, si riconosce un legame inscindibile con il passato e la memoria collettiva, evidenziando come, in ogni epoca, Vico sia rimasta un emblema indimenticabile. Oggi, il ricordo di queste tradizioni si perpetua attraverso i versi che celebrano l’importanza dell’acqua e il legame con il territorio.
Riferimento autore: Poesia di Salvatore di Salvatore.


