L’antico popolo dei Marsi non era altro che una piccola comunità, una “touta”, caratterizzatasi compiutamente, con una precisa identità, tra il VI e il V secolo a. C. e distintasi dalle altre genti della stessa origine etnica per il culto del Dio Marte (Ares in greco), del quale sono state ritrovate numerose statuette votive in bronzo. Marte era una delle principali divinità del tempo ed anche i Romani ne condividevano il culto, tanto che la leggenda racconta che Romolo fu generato da un incontro tra Marte e Rea Silvia. Il Marte adorato dai Marsi non era solo il dio della guerra, come l’Ares greco, ma per gli italici rappresentava molto di più. Era l’inizio della vita, il risorgere della natura a primavera nel mese di “marzo” e molto altro ancora.
I Marsi erano parte della famiglia etnica sabellica, alla quale appartenevano anche molte altre comunità dell’Italia centro-meridionale, come i Vestini, i Peligni, i Sanniti, i Picenti, i Marrucini, i Pentri e i Frentani. Queste popolazioni, definite italiche, parlavano dialetti della lingua osco-umbra, affine al latino e oggi abbastanza conosciuta, soprattutto grazie alle “tavole eugubine” che hanno permesso una parziale interpretazione delle iscrizioni rinvenute nell’area geografica centrale.
L’analisi linguistica, secondo i filologi, attesta che l’osco-umbro-sabellico, come il latino, contiene sia elementi delle lingue indoeuropee che autoctoni. Ciò suggerisce un significativo influsso delle popolazioni neolitiche e paleolitiche di razza mediterranea, che precedettero o si interposero tra le ricorrenti invasioni ariane provenienti dall’Europa centrorientale. Gli Safini, i quali daranno vita ai Marsi, emergono dalla preistoria nel passaggio tra l’età del bronzo e l’età del ferro, circa nel 1000 a. C., pari ai Latini che li precedettero.
La loro cultura si sviluppò inizialmente in tre aree base: il Reatino, l’Aquilano e il Fùcino. Seguendo il rito delle “primavere sacre”, questi popoli crearono nuovi insediamenti ampi, con punte che arrivarono fino al Piceno e alla Romagna a nord, e alla Campania e alla Calabria a sud, ma soprattutto in Abruzzo e Molise, dove si formarono numerosi Stati italici alleati fino alla guerra sociale del 90 a. C., guidata dal marso Pompedio Silone e dal sannita Caio Papio Mutilio.
I “Safini” sarebbero sia frutto di fusioni tra stirpi immigrate nel II millennio a. C. dal nord-est sia di popolazioni anticamente definite aborigene, che avevano dimenticato le loro radici lontane. Gli “Aborigeni”, detti anche Casci, si fusero con altri invasori greco-egei, i mitici Pelasgi, la cui cultura era più progredita. Questa popolazione aveva transitato attraverso il mondo greco-miceneo acquisendo molti elementi da essa. La famiglia etnica sabina, anche nota come sacrani-safini, emerse con i loro riti sacri, tra cui le “primavere sacre”, che furono la base della loro espansione.
I Marsi, stanziati attorno al bacino dell’ex lago Fùcino, sono considerati, da tradizione e leggende, una delle più importanti comunità (“toute”) sabine per prestigio e capacità guerriere. Le assemblee della federazione tra le varie “toute” dei Vestini, Peligni, Frentani, Sanniti e altri si tenevano a Marruvio, capitale dei Marsi. Tuttavia, secondo i moderni archeologi, Marruvio risale al I secolo a. C., rendendo incerta la localizzazione delle antiche assemblee.
L’area fucense si è dimostrata sviluppatissima già dal 1500 a.C. nell’artigianato del bronzo e del ferro, con fiorente produzione di armi. La stessa denominazione “Safini” deriverebbe da “lancia” o “spada”, simboli ricorrenti nelle tombe di questa stirpe. Gli studiosi ottocenteschi Alessandro Brisse e Leone De Rotrou riportano che i Safini della Marsica costruirono centri fortificati in territorio degli Equi, Volsci e Ernici per affermarsi come dominatori. Le fortificazioni di Alba Fucente e forse anche Alatri rientrano in questi sforzi di significativa difesa.
La presenza diffusa di strutture fortificate in tutta la Marsica e nelle regioni adiacenti, come il Cicolano e la Valle dell’Aniene, conferma le tensioni e i conflitti secolari tra i diversi gruppi etnici. L’antica Marsica, secondo la tradizione, era molto più ristretta rispetto a quella attuale. Il confine verso gli Equi era a Luco dei Marsi e a l’aterno, mentre l’odierna Avezzano era considerata una zona neutra.
Alle tradizioni storiche si affianca l’archeologia, che nel territorio di Gioia dei Marsi ha portato alla luce undici siti archeologici, dei quali tre necropoli. Importanti evidenze rinvenute risalgono fino all’età della pietra. L’archeologo Giuseppe Grossi ha individuato uno degli insediamenti più antichi, un centro fortificato nei territori di Casali di Aschi. Qui sono state trovate tracce di ceramica e armi, tra cui una parte interessante di uno scudo.
Le fortificazioni e i santuari si trovano in prossimità della torre di Sperone e attorno a Gioia Vecchio. Secondo l’archeologo Antonio De Nino, l’antica rocca medievale è stata costruita sopra un centro fortificato dei Marsi. Le ricerche continuano per rintracciare ulteriori vestigia marse, e una corposa tradizione storica sostiene che i Marsi avessero un castello dal nome simile a Gioia presso una miniera di ferro, dove oggi si trova la Ferriera.
Il territorio intorno al fiume Giovenco, che ha le sue origini dall’altopiano, possedeva un’economia fiorente e forse anche la presenza di oro, trattandosi di un’area di ricchezze naturali. Sono esistiti centri fortificati non ancora completamente identificati, come segnalato da M. Emmanuel Fernique, che ha documentato una cinta circolare di mura ciclopiche sul colle San Vincenzo.
Dalla necropoli di Alto le Ripe sono stati ritrovati reperti, incluso un prezioso disco corazza in bronzo di raffinata lavorazione. A Gioia dei Marsi è stata rinvenuta un’iscrizione in lingua osca, vista dall’historico Andrea Di Pietro, che documenta l’importanza della cultura marsicana. Siti archeologici, con toponimi antichi ma non sempre corrispondenti agli attuali, sono stati segnalati da Grossi, che ha identificato anche varie necropoli.
Le tombe conservano elementi legati all’attività bellica, come armi e dischi corazza in bronzo, che rappresentano simboli di coraggio. La rarità e l’antichità dei reperti sono fondamentali per comprendere l’identità e le radici profonde del popolo marsicano e dei Safini. Tuttavia, non esistono caratteristiche originali riconducibili al mondo romano, se non le armi e i costumi, in presenza di influenze esterne nei reperti più recenti.
In sintesi, l’antica popolazione dei Marsi e dei Safini racchiude una storia ricca e complessa, i cui legami culturali e storici meritano ulteriori ricerche per chiarire le loro origini e la loro evoluzione, sempre contestualizzando il loro operato nella vasta cornice della storia italiana.
Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Sergio Aramini).