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La Storia Di Gioia Dei Marsi.. I Signori Di Gioia

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Gioia dei Marsi rivive: tra storia, resilienza e nobili radici, scopriamo come questo borgo marsicano abbia plasmato la cultura locale e superato le avversità.

Gioia dei Marsi, culla di illustri personaggi, è stata celebrata nella poesia contadina che racconta la sua storia, evidenziando come i nobili locali abbiano contribuito alla sua ricchezza attraverso l’agricoltura e la costruzione di chiese e palazzi. Tra le famiglie significative citate dal poeta vi sono gli Alesi, i Nicolai, i Mascitelli e i Novelli, tutti proprietari di vasti vigneti e simboli di una potenza economica importante per la regione. Don Clementino Iori rappresenta una figura centrale di questa dinamica, mentre Don Giustiniano Incarnati, avvocato di prestigio, dimostra il livello elevato di competenza legale presente a Gioia.

Dal XVIII secolo, Gioia ha ospitato notai illustri provenienti da famiglie come i Bassi e i Berardini, con i Mascitelli che si sono stabiliti nel 1668. Anna Teresa Mascitelli, Venerabile di Dio, merita una menzione d’onore per la sua santità. Non meno importante è Don Vincenzo Mascitelli, ingegnere che nel 1866 cambiò il tracciato della strada statale, fondamentale per il paese. All’interno della famiglia, Leopoldo Mascitelli si distinse nella lotta per i diritti dei pescatori del Fùcino e, tra le altre figure, Lindoro Mascitelli si fece notare come deputato per il collegio di Pescina nella IX legislatura dello Stato italiano.

La comunità di Gioia ha affrontato il tragico terremoto del 13 gennaio 1915, che distrusse gran parte del paese. I residenti, molti dei quali vivevano altrove, tornarono per cercare sopravvissuti e ricostruire dalle macerie, trasformando un tempo prospero in una lotta per la rinascita. Nonostante le perdite enormi e la devastazione, la vita sociale e culturale riprese lentamente, con la nascita di una banda cittadina, un coro folcloristico e una compagnia teatrale, simboleggiando la resilienza della comunità.

Oggi, Gioia dei Marsi è un testimone della sua storia e della capacità di superare le avversità, mantenendo viva la memoria dei suoi illustri cittadini e del loro contributo alla cultura e alla società della Marsica.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi, Testi a cura di Rita Graziani ed Anna Guadagno.

Che Gioia abbia dato i natali a tanti illustri personaggi nell’arco dei secoli è stato celebrato dai versi del nostro poeta contadino, fonte inesauribile sulla storia di Gioia, che definisce gli stessi: “…Istruiti ricchi e tutti industriosi…” Quando si insediarono a Manaforno: “…I signori ci formarono i giardini E molta agricoltura i contadini Impiantarono i frutteti ed i vigneti E numerose piante d’oliveti…” La ricchezza venne quindi manifestata nell’erigere altari nelle chiese e nel costruire imponenti palazzi dove abbondavano arredi e suppellettili.

Ciò fecero: “…Baroni Cavalieri ed avvocati E tutt’impuglia stavano allocati…” Il poeta cita inoltre gli Alesi (in particolare bisogna ricordare Don Domenico, benefattore delle Suore Salesiane prima del terremoto, tanto è vero che la casa è stata dedicata alla sua memoria), i Nicolai, i Mascitelli, i Novelli e gli Incarnati, che avevano vasti possedimenti di vigneti anche nel Tavoliere, tanto da rappresentare in quella regione una forza economica e sociale che si espresse principalmente nella figura di Don Clementino Iori, mentre della Corte d’Appello era membro un certo Don Luigi Mascitelli.

Don Giustiniano Incarnati, invece, fu un valente avvocato membro della Cassazione e, per il suo prestigio, pare fosse in grado di aprire tutte le porte. Gioia fu considerata la culla del sapere non solo dal poeta, lo testimonia il fatto che nella stessa ebbero sede, a partire dal XVIII secolo, valevoli notai provenienti dalle famiglie dei Bassi, Berardini, De Ioris, Incarnati, Lattanzi e Mascitelli. Questi ultimi, originari della Toscana, si stabilirono a Gioia a partire dal 1668.

A tale casato appartenne la Venerabile di Dio Anna Teresa Mascitelli, clarissa, morta in odore di Santità a Gagliano nel 1784. Personaggio degno di essere menzionato fu l’ingegnere Don Vincenzo Mascitelli, che nel 1866 riuscì a far passare l’attuale strada statale in Gioia, mentre l’originario progetto prevedeva il suo passaggio in Bisegna ed Ortona.

Altro esponente della famiglia Mascitelli fu l’avvocato Leopoldo, avversario vincente dei duchi e dei principi Sforza e Colonna nella difesa contro le prevaricazioni a danno dei pescatori del Fùcino. Tra gli illustri non può non essere ricordato Lindoro Mascitelli, che fu eletto deputato al Parlamento nazionale per la IX legislatura dello Stato italiano 1865/1866 per il collegio di Pescina. Questi, appena trentenne, venne eletto al posto del barone Tabassi, che tentò inutilmente di far annullare la votazione.

L’elezione del Mascitelli significò che Gioia poté esprimere un considerevole numero di voti tanto da superare gli altri espressi nell’ambito del collegio presi unitamente.

La maggior parte dei signori nativi di Gioia risiedeva, però, fuori dal paese: chi in Puglia, chi a Napoli e chi a Roma, presi dalle loro attività, mentre in paese vi tornavano solo per alcuni periodi l’anno. Il 13 gennaio 1915, quando il terremoto rase al suolo il piccolo centro, i signori residenti persero la vita; coloro che abitavano altrove tornarono per cercare tra i superstiti i parenti lasciati in loco. I pochi scampati alla tragedia dovettero ricostruire quello che un tempo era considerato uno dei paesi più ricchi della zona, ormai ridotto ad un “mucchio di macerie”, come evocato dal maestro Fortunato Bisegna nella sua celebre canzone “Vecchia Gioia”.

Dopo il terremoto, lo Stato si prese a cura gli orfani, che furono portati in alcuni istituti della capitale, dando loro l’opportunità di avere un’educazione e di studiare. Alcuni si diplomarono e si laurearono, altri seguirono dei corsi di artigianato, diventando “maestri” dell’arte appresa. Gioia risorse dalle rovine, anche se con dolore e grandi difficoltà; la vita sociale, politica e culturale riprese lentamente.

Si ricostituì la banda cittadina, formata per lo più dalla classe degli artigiani; aveva fatto la sua prima apparizione pubblica nel 1880, molto apprezzata prima e dopo il terremoto. Fino agli anni quaranta, non solo in paese ma anche nella Marsica, competendo con le bande cittadine del circondario. Si formò il coro folcloristico e perfino una compagnia teatrale amatoriale.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Rita Graziani ed Anna Guadagno).

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Che Gioia abbia dato i natali a tanti illustri personaggi nell’arco dei secoli è stato celebrato dai versi del nostro poeta contadino, fonte inesauribile sulla storia di Gioia, che definisce gli stessi: “…Istruiti ricchi e tutti industriosi…” Quando si insediarono a Manaforno: “…I signori ci formarono i giardini E molta agricoltura i contadini Impiantarono i frutteti ed i vigneti E numerose piante d’oliveti…” La ricchezza venne quindi manifestata nell’erigere altari nelle chiese e nel costruire imponenti palazzi dove abbondavano arredi e suppellettili.

Ciò fecero: “…Baroni Cavalieri ed avvocati E tutt’impuglia stavano allocati…” Il poeta cita inoltre gli Alesi (in particolare bisogna ricordare Don Domenico, benefattore delle Suore Salesiane prima del terremoto, tanto è vero che la casa è stata dedicata alla sua memoria), i Nicolai, i Mascitelli, i Novelli e gli Incarnati, che avevano vasti possedimenti di vigneti anche nel Tavoliere, tanto da rappresentare in quella regione una forza economica e sociale che si espresse principalmente nella figura di Don Clementino Iori, mentre della Corte d’Appello era membro un certo Don Luigi Mascitelli.

Don Giustiniano Incarnati, invece, fu un valente avvocato membro della Cassazione e, per il suo prestigio, pare fosse in grado di aprire tutte le porte. Gioia fu considerata la culla del sapere non solo dal poeta, lo testimonia il fatto che nella stessa ebbero sede, a partire dal XVIII secolo, valevoli notai provenienti dalle famiglie dei Bassi, Berardini, De Ioris, Incarnati, Lattanzi e Mascitelli. Questi ultimi, originari della Toscana, si stabilirono a Gioia a partire dal 1668.

A tale casato appartenne la Venerabile di Dio Anna Teresa Mascitelli, clarissa, morta in odore di Santità a Gagliano nel 1784. Personaggio degno di essere menzionato fu l’ingegnere Don Vincenzo Mascitelli, che nel 1866 riuscì a far passare l’attuale strada statale in Gioia, mentre l’originario progetto prevedeva il suo passaggio in Bisegna ed Ortona.

Altro esponente della famiglia Mascitelli fu l’avvocato Leopoldo, avversario vincente dei duchi e dei principi Sforza e Colonna nella difesa contro le prevaricazioni a danno dei pescatori del Fùcino. Tra gli illustri non può non essere ricordato Lindoro Mascitelli, che fu eletto deputato al Parlamento nazionale per la IX legislatura dello Stato italiano 1865/1866 per il collegio di Pescina. Questi, appena trentenne, venne eletto al posto del barone Tabassi, che tentò inutilmente di far annullare la votazione.

L’elezione del Mascitelli significò che Gioia poté esprimere un considerevole numero di voti tanto da superare gli altri espressi nell’ambito del collegio presi unitamente.

La maggior parte dei signori nativi di Gioia risiedeva, però, fuori dal paese: chi in Puglia, chi a Napoli e chi a Roma, presi dalle loro attività, mentre in paese vi tornavano solo per alcuni periodi l’anno. Il 13 gennaio 1915, quando il terremoto rase al suolo il piccolo centro, i signori residenti persero la vita; coloro che abitavano altrove tornarono per cercare tra i superstiti i parenti lasciati in loco. I pochi scampati alla tragedia dovettero ricostruire quello che un tempo era considerato uno dei paesi più ricchi della zona, ormai ridotto ad un “mucchio di macerie”, come evocato dal maestro Fortunato Bisegna nella sua celebre canzone “Vecchia Gioia”.

Dopo il terremoto, lo Stato si prese a cura gli orfani, che furono portati in alcuni istituti della capitale, dando loro l’opportunità di avere un’educazione e di studiare. Alcuni si diplomarono e si laurearono, altri seguirono dei corsi di artigianato, diventando “maestri” dell’arte appresa. Gioia risorse dalle rovine, anche se con dolore e grandi difficoltà; la vita sociale, politica e culturale riprese lentamente.

Si ricostituì la banda cittadina, formata per lo più dalla classe degli artigiani; aveva fatto la sua prima apparizione pubblica nel 1880, molto apprezzata prima e dopo il terremoto. Fino agli anni quaranta, non solo in paese ma anche nella Marsica, competendo con le bande cittadine del circondario. Si formò il coro folcloristico e perfino una compagnia teatrale amatoriale.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Rita Graziani ed Anna Guadagno).

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