Il tema del folklore e delle tradizioni religiose e popolari è estremamente ricco nella storia di Gioia dei Marsi, anche se documenti e fonti ne parlano in modo sporadico e incompleto. Importante è menzionare i Santi verso i quali la comunità ha sempre mostrato grande devozione. Accanto alla Madonna, alla quale sono dedicate almeno tre chiese e numerosi altari e cappelle private, si celebravano già nel Seicento con rito solenne le feste della Concezione e dell’Assunzione.
Particolarmente venerati in Gioia Vecchio erano i seguenti Santi: S. Nicola di Bari, S. Antonio Abate, S. Antonio di Padova, S. Rocco, S. Lucia, i SS. Marcello e Leonardo, S. Marco, S. Sebastiano e S. Mauro. Con lo spostamento dei Gioiesi a Manaforno, si sviluppò il culto di S. Michele Arcangelo e si rinvigorì quello per la Madonna della Neve.
Significativo è anche il culto di S. Vincenzo Martire, un Santo relativamente recente, ma divenuto nel tempo il vero Patrono di Gioia, capace di surclassare nel culto gli altri Santi. La tradizione racconta che dopo la fine delle persecuzioni, i primi cristiani di Gioia si portarono a Roma per raccogliere le reliquie di Martiri. Durante il ritorno, passando per l’odierno Colle di San Vincenzo, il gruppo si trovò di fronte a una decisione difficile riguardo a dove lasciare le Sacre Reliquie.
La leggenda narra che il sarcofago contenente le reliquie divenne pesante, impedendo ai portatori di spostarlo. Solo quando furono i portatori convinti a riprenderlo, il sarcofago si fece leggero, permettendo loro di arrivare a Gioia, dove le reliquie vennero custodite in una bella urna. Questa figura di Santo si ricollegò al termine latino “vincens”, da cui il culto a S. Vincenzo.
Documenti manoscritti attestano che nel 1749 i Gioiesi richiesero un corpo di Martire, con l’aiuto del Sacrario Apostolico di Roma, e la preferenza ricadde su S. Vincenzo. Il 5 luglio 1757, la reliquia fu ufficialmente collocata nella chiesa di S. Maria Nuova, in una cerimonia che vide la partecipazione di importanti esponenti ecclesiastici e civili.
Accanto a S. Michele Arcangelo, si celebra ancora oggi la devozione per la Madonna della Neve, la quale viene festeggiata il 5 agosto. Secondo il Rev. D. Luigi Fazii, questa festività si stabilì grazie ai patti tra gli abitanti di Gioia, Templo e Montagnano, i quali riconobbero Maria SS. della Neve come Protectrice.
Con il passare del tempo, la devozione per la Madonna della Neve si rafforzò, tanto da essere celebrata con grande solennità, preceduta da una novena. I Gioiesi credettero che la Madonna preservasse la comunità da disastri e malattie, e anche avvenimenti miracolosi furono registrati, sebbene gran parte di queste testimonianze siano andate perdute in un incendio nel 1794.
Col trasferimento a Manaforno, la devozione per la Madonna della Neve rimase viva, culminando nella costruzione di una nuova chiesa nel 1830.
In aggiunta alle tradizioni celebrate in loco, i Gioiesi mantenevano legami con altri santuari. Quello di S. Gemma in Goriano Sicoli era il più vicino, e sin dal 1752 si registrano miracoli attribuiti alla Santa.
Negli anni, i Gioiesi cultivarono l’usanza di pellegrinaggi a diverse destinazioni, in particolare in caso di calamità o malattie che colpivano la comunità. Un esempio significativo si ebbe nel 1729, quando un’epidemia di epilessia portò molti a pellegrinare alle Coste di San Falco.
Tra i culti più recenti, quello per la Madonna della Libera di Pratola Peligna è oggi particolarmente avvertito. Ogni anno, durante la prima settimana di maggio, i Gioiesi organizzano un pellegrinaggio che dura tre giorni. Questo è caratterizzato da una compagnia di circa settanta persone che attraversano a piedi vari centri, salutati con entusiasmo all’arrivo a Pratola.
Durante la funzione religiosa nel Santuario, i Gioiesi ricevono un posto privilegiato e hanno l’onore di portare la statua della Madonna. La domenica, il pellegrinaggio si conclude con la partenza, assieme a canti e saluti, per suggellare il legame profondo con la loro Protettrice.
In conclusione, il culto della Madonna della Libera si distingue per la sua naturale autenticità e profondità emotiva, poiché i Gioiesi si sentono legati a questa figura senza fronzoli, in un percorso di fede che continua a unirli nel presente.
Riferimento autore: “Breve viaggio a Gioia Di Marsi e dintorni” (Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre).