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Angelo Aureli

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Angelo Aureli, poeta contadino marsicano, intreccia versi e storia locale nella vibrante narrazione della resilienza e delle tradizioni di Gioia dei Marsi.

Angelo Aureli, poeta contadino di Gioia dei Marsi (1866-1941), si dedicò alla poesia ma mantenne anche una forte passione per la storia, alimentata dalla lettura di testi popolari. La sua volontà di ricostruire le vicende della sua terra natale, la Marsica, spesso si esprime attraverso la tradizione orale. Aureli si ispirò agli eventi quotidiani, combinando il racconto di momenti felici e tristi della comunità con una riflessione semplice ma profonda, evidenziando il legame con il suo paese. I suoi componimenti, scritti in versi che talvolta non seguono rigorosamente le regole grammaticali, descrivono la storia di vari paesi, in particolare Gioia. I testi pubblicati risalgono a due volumetti del 1931, ed evidenziano la trama di vita e le sfide affrontate dalla comunità, come incendi e terremoti, inclusi eventi catastrofici come il terremoto del 1915 che devastò diversi comuni della regione, tra cui Pescina, Cèlano e altri. Nel raccontare la storia degli ancestoriali benefattori, Aureli celebra personaggi come San Berardo e altri nomi significativi che hanno contribuito al progresso della comunità, tracciando un ritratto delle difficoltà e delle resilienze. La narrazione si arricchisce di eventi storici e tradizioni locali che delineano un quadro vivace della cittadinanza e delle figure che hanno segnato la storia della Marsica, rendendola una terra di cultura e di sfide condivise. Aureli si congeda dal lettore, esprimendo la sofferenza e il dolore vissuto dalla sua gente, trasmettendo nel suo canto una speranza per il futuro, nonostante le avversità storiche. Questo lavoro non solo funge da documento storico, ma si erge a testimonianza della memoria collettiva di un popolo che ha saputo rialzarsi, onorando i suoi antenati e la propria identità culturale.

Riferimento autore: Angelo Aureli.

ANGEL AURELI (Gioia dei Marsi, 1866-1941), il poeta contadino gioiese, oltre a coltivare la poesia, nutrì sempre in vita una grande passione per la storia. Questa passione fu alimentata dalla lettura dei Reali di Francia, un autentico «best-seller» della cultura contadina di quegli anni e non solo della Marsica. In particolare, egli cercò di ricostruire, a modo suo, la storia del proprio paese d’origine, così come l’aveva recepita attraverso la tradizione orale.

Animato da una musa incolta ma prepotente e da un attento osservatore delle persone e delle cose, traeva spunto dagli avvenimenti quotidiani della vita paesana o da quelli più rilevanti della vita nazionale per comporre le sue strofe. Queste ultime oscillano tra toni malinconici ed elegiaci e momenti di forte sarcasmo e satira.

Nei due lunghi componimenti qui riportati, egli esprime, in ottonari o in endecasillabi a volte zoppicanti e senza troppo rispetto per la grammatica, il suo amore per il paese nativo. Narra vicende liete o tristi, alternando al racconto considerazioni pregne di una filosofia spicciola e bonaria suggerite dalla sua condizione sociale.

I testi successivi sono stati ripresi, senza alcuna correzione anche quando gli errori apparivano evidenti, dai due volumetti originali stampati dalla Tipografia Vissio di Bene Vagienna, il primo nel 1931 e il secondo senza data.

STORIA DEI PAESI ANTICHI DI GIOIA E DI TUTTI GLI ANTENATI BENEFATTORI

Inizia con una riflessione su quanto sia importante la storia. “Dovete perdonarmi miei Signori se numerosi sono i miei errori e di usar la massima attenzione che debbo far una lunga spiegazione”. Egli intende chiarire che la sua memoria storica è un modo per lasciare a Gioia una memoria.

Rievocando il passato, menziona Campomizzo e Montagnano come le prime abitazioni, e descrive l’epoca del mille, quando i suoi antenati abitavano quelle zone. Ma dopo molto tempo, gli abitanti furono puniti dall’ira di Dio, incappando in incendi, terremoti e gran nevate. Gli superstiti ricostruirono i nuovi fabbricati a Gioia dei Marsi.

Nei secoli successivi, racconta di un ricco pastore di cognome Ferrone che fece costruire una campana grande, mentre altri signori come i Lattanzi e gli Incarnati alzarono gli altari. Le descrizioni continuano con il sacrificio degli antenati, che costruirono chiese e fabbricati con grandissimo impegno.

Nel 1693 si racconta di Ríta Jacobbe, che fondò una Congrega di Carità. Il racconto si dipana attraverso le tragedie e i successi, tra incendi e ricostruzioni, il tutto avvenuto sempre con la forza e il coraggio degli abitanti di gioia.

Un gran disastro avvenne nel 1794, quando un incendio distrusse quasi tutto Gioia, e l’archivio storico andarono bruciati. La rievocazione esprime grande dolore per i passaggi sfortunati, ma anche la tenacia delle persone che rigettarono lo scoraggiamento e ricostruirono.

La narrativa prosegue con riflessioni su vari personaggi e figure storiche, come D. Giustiniano Incarnati, avvocato e uomo di scienza, il Dottore Nicola Alesi, e molti altri che contribuirono alla cultura e alla prosperità di Gioia con la loro eroica presenza.

Arrivando al 1900, Aureli menziona eventi tragici come il terremoto del 13 gennaio che devastò il paese. I dolori causati dalla guerra e dalle malattie sono rappresentati con grande intensità, evidenziando la perdita della comunità e dei legami che univano tutti.

Concludendo, Aureli si rivolge ai lettori di oggi, esortandoli a non dimenticare la storia di Gioia dei Marsi e dei suoi antenati, augurando che le scoperte fatte nel passato rimangano sempre vive nella memoria di chi ascolta.

Riferimento autore: Breve viaggio a Gioia dei Marsi e dintorni.

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ANGEL AURELI (Gioia dei Marsi, 1866-1941), il poeta contadino gioiese, oltre a coltivare la poesia, nutrì sempre in vita una grande passione per la storia. Questa passione fu alimentata dalla lettura dei Reali di Francia, un autentico «best-seller» della cultura contadina di quegli anni e non solo della Marsica. In particolare, egli cercò di ricostruire, a modo suo, la storia del proprio paese d’origine, così come l’aveva recepita attraverso la tradizione orale.

Animato da una musa incolta ma prepotente e da un attento osservatore delle persone e delle cose, traeva spunto dagli avvenimenti quotidiani della vita paesana o da quelli più rilevanti della vita nazionale per comporre le sue strofe. Queste ultime oscillano tra toni malinconici ed elegiaci e momenti di forte sarcasmo e satira.

Nei due lunghi componimenti qui riportati, egli esprime, in ottonari o in endecasillabi a volte zoppicanti e senza troppo rispetto per la grammatica, il suo amore per il paese nativo. Narra vicende liete o tristi, alternando al racconto considerazioni pregne di una filosofia spicciola e bonaria suggerite dalla sua condizione sociale.

I testi successivi sono stati ripresi, senza alcuna correzione anche quando gli errori apparivano evidenti, dai due volumetti originali stampati dalla Tipografia Vissio di Bene Vagienna, il primo nel 1931 e il secondo senza data.

STORIA DEI PAESI ANTICHI DI GIOIA E DI TUTTI GLI ANTENATI BENEFATTORI

Inizia con una riflessione su quanto sia importante la storia. “Dovete perdonarmi miei Signori se numerosi sono i miei errori e di usar la massima attenzione che debbo far una lunga spiegazione”. Egli intende chiarire che la sua memoria storica è un modo per lasciare a Gioia una memoria.

Rievocando il passato, menziona Campomizzo e Montagnano come le prime abitazioni, e descrive l’epoca del mille, quando i suoi antenati abitavano quelle zone. Ma dopo molto tempo, gli abitanti furono puniti dall’ira di Dio, incappando in incendi, terremoti e gran nevate. Gli superstiti ricostruirono i nuovi fabbricati a Gioia dei Marsi.

Nei secoli successivi, racconta di un ricco pastore di cognome Ferrone che fece costruire una campana grande, mentre altri signori come i Lattanzi e gli Incarnati alzarono gli altari. Le descrizioni continuano con il sacrificio degli antenati, che costruirono chiese e fabbricati con grandissimo impegno.

Nel 1693 si racconta di Ríta Jacobbe, che fondò una Congrega di Carità. Il racconto si dipana attraverso le tragedie e i successi, tra incendi e ricostruzioni, il tutto avvenuto sempre con la forza e il coraggio degli abitanti di gioia.

Un gran disastro avvenne nel 1794, quando un incendio distrusse quasi tutto Gioia, e l’archivio storico andarono bruciati. La rievocazione esprime grande dolore per i passaggi sfortunati, ma anche la tenacia delle persone che rigettarono lo scoraggiamento e ricostruirono.

La narrativa prosegue con riflessioni su vari personaggi e figure storiche, come D. Giustiniano Incarnati, avvocato e uomo di scienza, il Dottore Nicola Alesi, e molti altri che contribuirono alla cultura e alla prosperità di Gioia con la loro eroica presenza.

Arrivando al 1900, Aureli menziona eventi tragici come il terremoto del 13 gennaio che devastò il paese. I dolori causati dalla guerra e dalle malattie sono rappresentati con grande intensità, evidenziando la perdita della comunità e dei legami che univano tutti.

Concludendo, Aureli si rivolge ai lettori di oggi, esortandoli a non dimenticare la storia di Gioia dei Marsi e dei suoi antenati, augurando che le scoperte fatte nel passato rimangano sempre vive nella memoria di chi ascolta.

Riferimento autore: Breve viaggio a Gioia dei Marsi e dintorni.

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