ANGEL AURELI (Gioia dei Marsi, 1866-1941), il poeta contadino gioiese, oltre a coltivare la poesia, nutrì sempre in vita una grande passione per la storia. Questa passione fu alimentata dalla lettura dei Reali di Francia, un autentico «best-seller» della cultura contadina di quegli anni e non solo della Marsica. In particolare, egli cercò di ricostruire, a modo suo, la storia del proprio paese d’origine, così come l’aveva recepita attraverso la tradizione orale.
Animato da una musa incolta ma prepotente e da un attento osservatore delle persone e delle cose, traeva spunto dagli avvenimenti quotidiani della vita paesana o da quelli più rilevanti della vita nazionale per comporre le sue strofe. Queste ultime oscillano tra toni malinconici ed elegiaci e momenti di forte sarcasmo e satira.
Nei due lunghi componimenti qui riportati, egli esprime, in ottonari o in endecasillabi a volte zoppicanti e senza troppo rispetto per la grammatica, il suo amore per il paese nativo. Narra vicende liete o tristi, alternando al racconto considerazioni pregne di una filosofia spicciola e bonaria suggerite dalla sua condizione sociale.
I testi successivi sono stati ripresi, senza alcuna correzione anche quando gli errori apparivano evidenti, dai due volumetti originali stampati dalla Tipografia Vissio di Bene Vagienna, il primo nel 1931 e il secondo senza data.
STORIA DEI PAESI ANTICHI DI GIOIA E DI TUTTI GLI ANTENATI BENEFATTORI
Inizia con una riflessione su quanto sia importante la storia. “Dovete perdonarmi miei Signori se numerosi sono i miei errori e di usar la massima attenzione che debbo far una lunga spiegazione”. Egli intende chiarire che la sua memoria storica è un modo per lasciare a Gioia una memoria.
Rievocando il passato, menziona Campomizzo e Montagnano come le prime abitazioni, e descrive l’epoca del mille, quando i suoi antenati abitavano quelle zone. Ma dopo molto tempo, gli abitanti furono puniti dall’ira di Dio, incappando in incendi, terremoti e gran nevate. Gli superstiti ricostruirono i nuovi fabbricati a Gioia dei Marsi.
Nei secoli successivi, racconta di un ricco pastore di cognome Ferrone che fece costruire una campana grande, mentre altri signori come i Lattanzi e gli Incarnati alzarono gli altari. Le descrizioni continuano con il sacrificio degli antenati, che costruirono chiese e fabbricati con grandissimo impegno.
Nel 1693 si racconta di Ríta Jacobbe, che fondò una Congrega di Carità. Il racconto si dipana attraverso le tragedie e i successi, tra incendi e ricostruzioni, il tutto avvenuto sempre con la forza e il coraggio degli abitanti di gioia.
Un gran disastro avvenne nel 1794, quando un incendio distrusse quasi tutto Gioia, e l’archivio storico andarono bruciati. La rievocazione esprime grande dolore per i passaggi sfortunati, ma anche la tenacia delle persone che rigettarono lo scoraggiamento e ricostruirono.
La narrativa prosegue con riflessioni su vari personaggi e figure storiche, come D. Giustiniano Incarnati, avvocato e uomo di scienza, il Dottore Nicola Alesi, e molti altri che contribuirono alla cultura e alla prosperità di Gioia con la loro eroica presenza.
Arrivando al 1900, Aureli menziona eventi tragici come il terremoto del 13 gennaio che devastò il paese. I dolori causati dalla guerra e dalle malattie sono rappresentati con grande intensità, evidenziando la perdita della comunità e dei legami che univano tutti.
Concludendo, Aureli si rivolge ai lettori di oggi, esortandoli a non dimenticare la storia di Gioia dei Marsi e dei suoi antenati, augurando che le scoperte fatte nel passato rimangano sempre vive nella memoria di chi ascolta.
Riferimento autore: Breve viaggio a Gioia dei Marsi e dintorni.