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Storia Di Casali D’Aschi.. La Ferriera

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Scopri la storia dimenticata della Ferriera di Gioia dei Marsi, dove uomini e donne lottavano quotidianamente tra cava e fonderia.

Nel 1800 circa, nel territorio di Vico, una compagnia francese aprì una cava d’estrazione del ferro, installando anche un altoforno. I fornelli per la raffinazione si trovavano nella località fra San Sebastiano e Bisegna, vicino al fiume Giovenco, precisamente in loc. Serra, nota come “cava del ferro”. Una galleria d’estrazione venne scavata per trasportare il materiale, che poi veniva raffinato alla Ferriera, sfruttando la vicinanza del fiume per il raffreddamento dell’altoforno. Questa fonderia occupò un certo numero di operai, sia uomini che donne.

Gli uomini lavoravano all’interno della galleria, mentre le donne si occupavano del trasporto, effettuando quotidianamente la spola tra la cava e la Ferriera con animali da soma come asini, muli e cavalli. La remunerazione era basata sul peso trasportato, caratterizzando il lavoro come a cottimo, dove più peso comportava un guadagno maggiore. Le nonne raccontavano con nostalgia i dettagli di questa attività e i guadagni ottenuti. La Ferriera apparteneva alla famiglia Angiunt, che gestiva l’attività in società.

Secondo le testimonianze degli operai, nacque un disaccordo tra la società e il direttore dei lavori incaricato della manutenzione della galleria. A causa della mancata manutenzione, una mattina gli operai si trovarono l’imbocco ostruito da un crollo, seppellendo gli attrezzi necessari al lavoro quotidiano. Da quel giorno, le attività furono sospese e non furono mai più riprese, portando la società a tornare in patria nel 1895.

Nel dopoguerra, l’epopea della cava di ferro si rifuse nel consorzio “La Ferriera”, oggi impegnato nel rifornire di acqua potabile numerosi paesi della provincia dell’Aquila.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Salvatore di Salvatore).

Tratto dal libro Gioia dei Marsi ieri e oggi

(Testi a cura di Salvatore di Salvatore)

Nel 1800 circa, nel territorio di Vico, una compagnia francese aveva aperto una cava d’estrazione del ferro e aveva installato un altoforno. I fornelli per la raffinazione del materiale erano ubicati nella località che si trova fra San Sebastiano e Bisegna e confinante con il fiume Giovenco. Più precisamente in loc. Serra denominata “cava del ferro”.

Fu scavata una galleria d’estrazione del materiale, che veniva trasportato a basto per essere raffinato alla Ferriera, la quale sfruttava la vicinanza del fiume per il raffreddamento dell’altoforno. Questa fonderia occupò un certo numero di operai, uomini e donne.

Gli uomini lavoravano dentro la galleria, mentre le donne erano addette al trasporto, effettuando quotidianamente la spola dalla cava alla Ferriera e viceversa, con animali da soma come asini, muli e cavalli. La prestazione era ricompensata in base al peso trasportato, rendendo il lavoro a cottimo, dove più peso significava maggior guadagno.

Le nostre nonne, nei miei personali ricordi, raccontavano i particolari dello svolgimento di tale lavoro e dei guadagni conseguiti. La Ferriera era di proprietà della famiglia Angiunt, costituita in società. Secondo i racconti degli operai, nacque un disaccordo fra la società e il direttore dei lavori addetto alla manutenzione della galleria.

Per la mancata manutenzione della galleria, accadde che una mattina, con sorpresa, gli operai trovarono l’imbocco ostruito a causa di un crollo. Furono seppelliti tutti gli attrezzi necessari per lo svolgimento del lavoro giornaliero. Da quel giorno, i lavori furono sospesi e non furono mai più ripresi; la società tornò in patria nel 1895.

Nel dopoguerra, l’epopea della cava di ferro rivivrà nel consorzio “La Ferriera”, che oggi rifornisce di acqua potabile numerosi paesi della Provincia dell’Aquila.

Riferimento autore: Salvatore di Salvatore.

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Ospitalità e servizi

Tratto dal libro Gioia dei Marsi ieri e oggi

(Testi a cura di Salvatore di Salvatore)

Nel 1800 circa, nel territorio di Vico, una compagnia francese aveva aperto una cava d’estrazione del ferro e aveva installato un altoforno. I fornelli per la raffinazione del materiale erano ubicati nella località che si trova fra San Sebastiano e Bisegna e confinante con il fiume Giovenco. Più precisamente in loc. Serra denominata “cava del ferro”.

Fu scavata una galleria d’estrazione del materiale, che veniva trasportato a basto per essere raffinato alla Ferriera, la quale sfruttava la vicinanza del fiume per il raffreddamento dell’altoforno. Questa fonderia occupò un certo numero di operai, uomini e donne.

Gli uomini lavoravano dentro la galleria, mentre le donne erano addette al trasporto, effettuando quotidianamente la spola dalla cava alla Ferriera e viceversa, con animali da soma come asini, muli e cavalli. La prestazione era ricompensata in base al peso trasportato, rendendo il lavoro a cottimo, dove più peso significava maggior guadagno.

Le nostre nonne, nei miei personali ricordi, raccontavano i particolari dello svolgimento di tale lavoro e dei guadagni conseguiti. La Ferriera era di proprietà della famiglia Angiunt, costituita in società. Secondo i racconti degli operai, nacque un disaccordo fra la società e il direttore dei lavori addetto alla manutenzione della galleria.

Per la mancata manutenzione della galleria, accadde che una mattina, con sorpresa, gli operai trovarono l’imbocco ostruito a causa di un crollo. Furono seppelliti tutti gli attrezzi necessari per lo svolgimento del lavoro giornaliero. Da quel giorno, i lavori furono sospesi e non furono mai più ripresi; la società tornò in patria nel 1895.

Nel dopoguerra, l’epopea della cava di ferro rivivrà nel consorzio “La Ferriera”, che oggi rifornisce di acqua potabile numerosi paesi della Provincia dell’Aquila.

Riferimento autore: Salvatore di Salvatore.

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