Quasi inesistente è la nostra documentazione sull’età altomedioevale, ad esclusione delle poche tombe barbariche (V secolo d.C.) rinvenute nel sito del vicus, di cui abbiamo già precedentemente parlato. Queste testimonianze documentano lo stato di rovina e di totale abbandono dei centri antichi sullo scorcio del VVI secolo dopo Cristo. Nei primi secoli del medioevo si verificò un fenomeno di arroccamento, dovuto all’insicurezza di frequentare il piano a causa di incursioni barbariche, che favorì il recupero, almeno in parte, dei recinti difensivi italici posti su alture dominanti, particolarmente caratterizzate da notevoli scoscendimenti.
Tuttavia, non tutti i vecchi centri fortificati marsi presenti nel territorio in esame hanno una rioccupazione medioevale a carattere difensivo. L’oppidum della « Castelluccia » e il relativo villaggio esterno vengono abbandonati del tutto e si ritiene che i vecchi abitatori si siano rifugiati sulle alture di Sperone. L’oppidum del « Rotale » viene probabilmente riutilizzato come stazzo, con la presenza probabile di una chiesa rurale sulla sommità. Gli oppida e castella del Piano di S. Nicola, del Puzzello e di Sperone vengono anch’essi forse riutilizzati come stazzi, con qualche presenza di chiese all’interno.
Solo i centri fortificati di Aschi (Asculum) e di Vico hanno un riutilizzo stabile in età medioevale. Il centro fortificato medioevale di Aschi si insedia nell’interno del vecchio oppidum marso, con l’erezione di una torre sul versante ovest dell’attuale spianata del Belvedere e della chiesa di Sancti Salvatori in Asculo, attualmente non più visibile poiché distrutta dal terremoto del 1915.
La prima citazione nelle fonti storiche medioevali del paese o castello di Aschi risale al 1173. In quel tempo, la Marsica faceva parte del Ducato di Puglia, il Ducatus Apuliae, di cui era re Guglielmo II di Sicilia, che regnò dal 1166 al 1188. Nel documento, il Catalogus Baronum, Aschi viene descritto come feudo del conte Rainaldo di Cèlano, il quale doveva fornire un milite per una crociata in Terra Santa.
Gli abitanti di Aschi erano famosi nel medioevo come frombolieri, militi che usavano come arma la fionda. Durante le contese tra i Colonna e gli Orsini, il castello di Aschi mantenne sempre una posizione a favore dei Colonna. Nel 1422, Fabrizio Colonna, in riconoscimento del servizio di questi famosi frombolieri, concesse agli abitanti di Aschi il privilegio di pascolare gli armenti nelle terre della città Marsia e del castello di Venere, limitando però la concessione col vieto di pernottarvi.
Nel 1571, il castello di Aschi entrò a far parte del Capitano di Pescina, istituito dalla duchessa di Amalfi Costanza Piccolomini il 30 giugno 1571, insieme a Cucullo e Venere.
Il centro medioevale, o castello di Vico, si insediò, forse già dall’alto medioevo, nell’interno del grande oppidum marso, riutilizzandone solo una parte dell’area interna, precisamente l’area a contatto con il settore est del recinto murario. Attualmente, del centro medioevale, sono visibili, a livello di fondazioni, i resti dell’impianto urbano del secolo XIV, a tipica pianta triangolare.
La torre, che era posizionata sulla sommità del Colle della Croce a quota 922, è oggi non visibile. dalle testimonianze degli anziani del luogo, sappiamo però che era di pianta circolare, sebbene vi siano anche indizi di una torre più antica a pianta quadrata. Tracce di muri di edifici e di terrazzamenti sono presenti un po’ ovunque sul declivio del Colle della Croce.
Le nostre conoscenze più antiche del castello di Vico non vanno oltre il secolo XII; esso infatti viene menzionato per la prima volta nel celebre Catalogus Baronum. Sappiamo anche che nel secolo XIV Vico appartenne ai monaci cistercensi di S. Maria della Vittoria, prima di passare, con Aschi (Arckio), nelle mani di Antonio Piccolomini nel 1484.
Vico dovette essere abbandonato nella metà del secolo XVI a favore di una posizione più comoda sul piano a contatto con le aree coltivabili e con le chiese rurali a esse legate. Gli abitatori di Vico si distribuirono soprattutto nelle vicinanze delle chiese di S. Venanzio e S. Vittoria, dando così origine ai « Casali di Vico ».
Dopo la grande peste del 1656, nota come « la Mosca », anche questi « Casali di Vico » furono abbandonati. I pochi sopravvissuti si riunirono ad Aschi, per poi ritornare nel luogo nei soli periodi invernali, inaugurando le alternanze stagionali della pratica pastorale locale e creando due nuovi casali detti « Le Grette » e « Le Gríppe », che, uniti a quelli di S. Vittoria e S. Veneziano, diedero origine agli attuali « Casali d’Aschi ».
Riferimento autore: Prof. Giuseppe Grossi.