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Storia Di Casali D’Aschi.. Chiese E Cappelle

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Tra terremoti e guerre: scopri come Aschi e la Marsica conservano ancora le tracce di un patrimonio religioso e architettonico da riscoprire.

Il Di Pietro, riferendosi ad Aschi, racconta di Angelo Maccafani, nominato Vescovo da Eugenio IV il 18 agosto 1446, il quale unificò i beni ecclesiastici di varie comunità, dando vita alla Parrocchia di S. Salvatore e a tre Canonicati. Egli menziona diverse chiese che costituivano il tessuto religioso del paese, tra cui S. Maria Valle-Verde, S. Mangario e S. Vittoria. Tuttavia, la Bolla di erezione del Seminario di Pescina, datata 17 agosto 1580, è il documento più antico rimasto, confermando l’esistenza di benefici come S. Maria Valle Incola e S. Cristoforo.

Le informazioni di Di Pietro non sempre corrispondono ai documenti custoditi, creando confusione sui nomi delle chiese e dei benefici. La Visita Pastorale di mons. Lorenzo Massimi nel 1638 conferma che la chiesa del SS.mo Salvatore era stata edificata con i frutti di chiese abbandonate. Ciò che emerge è l’importanza delle devozioni popolari e delle cappelle, che rappresentano tracce fondamentali per la comprensione della religiosità di questo territorio.

Il documento di Massimi elenca gli altari presenti nella chiesa di S. Salvatore, tra i quali figurano quelli di S. Maria Vergine e S. Antonio. Nel corso del tempo, ulteriori cappelle sono state aggiunte, come quella di S. Giovanni Evangelista nel 1658 e quella di S. Francesco nel 1665. Riguardo ai Casali d’Aschi, la documentazione è scarsa, ma nel 1907 si segnalano due chiese rurali nel territorio di Vico, di cui una dedicata a Maria SS.ma del Buon Consiglio.

Il terremoto del 1915 e la seconda guerra mondiale hanno modificato drasticamente la realtà architettonica della Marsica. La chiesa di S. Salvatore in Aschi Alto ha subito profondi cambiamenti, risultando oggi completamente differente dalla sua originaria struttura. I Casali d’Aschi, anch’essi investiti dal terremoto, vedono la maggior parte delle loro tracce storiche scomparse, rendendo difficile la ricerca di un passato da recuperare.

Riferimento autore: Prof. Angelo Melchiorre.

Il Di Pietro, parlando di Aschi, afferma che « Angelo Maccafani, creato Vescovo di questa Diocesi da Eugenio IV il 18 Agosto dell’anno 1446, nel tempo del suo governo riunì tutti i beni Chiesastici appartenenti alle diverse popolazioni riunite in Aschi e formò con essi la Parrocchia sotto il titolo di S. Salvatore, e tre Canonicati ».

Inoltre, sempre il Di Pietro, accennando alle diverse popolazioni che, riunendosi nel passato, avrebbero costituito il paese di Aschi, ricorda le seguenti chiese: S. Maria Valle-Incola in Puzzello, S. Mangario in Valle-Fredda, S. Nicola in Vallo, SS. Quintino e Veneziano in Vico, S. Quirico e S. Cristoforo ugualmente in Vico, S. Vittoria (dipendente da Montecassino, anch’essa in Vico), S. Quintino e S. Maria Maggiore in Vettorito.

Non mi è stato possibile verificare l’esattezza delle informazioni fornite dal Di Pietro, essendo ormai scomparsi molti dei documenti cui egli fa riferimento. Pertanto, il documento più antico, tra quelli che si sono conservati, è la « Bolla di erezione del Seminario di Pescina » pubblicata da mons. Matteo Colli il 17 agosto 1580.

In questa « Bolla » si legge: « [ … ] ac in Territorio Terrae Aschij Beneficium S.ae Mariae Vallis Incolae et cuius quindecim; et S.ti Cristofari, et cuius duodecim; et S.ti Leonardi, et cuius duo; et S.ti Quintini, et cuius sexaginta ». Dunque, i quattro benefici, appartenenti a chiese rurali ormai dìrute, che andarono a costituire il patrimonio del Seminario diocesano, erano quelli di S. Maria Valle Incola, S. Cristoforo, S. Leonardo, S. Quintino (quest’ultimo, probabilmente, è lo stesso che S. Veneziano).

In un altro documento manoscritto, che si può leggere nell’Archivio Diocesano dei Marsi, l’unico beneficio appartenente al territorio di Aschi risulta essere quello di S. Maria Valle-Fredda, istituito da mons. Milanese prima del 1579 e aggregato al Seminario nel 1580. Deve trattarsi, pertanto, dello stesso beneficio che, nella Bolla di Matteo Colli, viene indicato col nome di « S. Maria di Valle Incola » e nel Di Pietro con quello di « S. Maria di Valle-Verde ». Tale discordanza induce a pensare che anche per gli altri benefici e per le numerose chiese possa essere accaduto lo stesso, ossia un’enorme confusione, nomi alterati, ripetizioni, errori.

Ad ogni modo, nella « Visita Pastorale » di mons. Lorenzo Massimi del 1638 (la più antica tra quelle conservate), si può leggere che la chiesa del SS.mo Salvatore di Aschi era stata costituita con i frutti di alcune « chiese tutte dirupate »: S. Ventíano, S. Lonardo, S. Cristolano, S. Vittoria e S. Maria di Vallefredda. Il che verrebbe a confermare, almeno in parte, le notizie riportate dal Di Pietro.

Tuttavia, ciò che più interessa, ai fini di questo lavoro, non è tanto la storia (o la « preistoria ») della chiesa di Aschi, quanto soprattutto la nascita e lo sviluppo di alcune devozioni popolari, la cui origine è quasi sempre da ricercarsi o nella particolare « pietà » di qualche privato cittadino (il « patrono »), o nelle iniziative dello stesso clero. Le cappelle, pertanto, rappresentano le tracce più evidenti per un’eventuale ricostruzione storica della religiosità popolare in un paese.

Nella stessa Visita Pastorale di mons. Massimi, poco fa ricordata, sono elencati i seguenti altari o « cappelle », tutti posti entro la chiesa curata di S. Salvatore: di S. Maria Vergine, di S. Antonio di Vienna (solo più tardi, nel 1665, in una Visita Pastorale di mons. Diego Petra, appare la dicitura di « altare di S. Antonio Abate »), di S. Nicola (la cui istituzione, come risulta da un altro documento del 1730, sarebbe avvenuta nel 1533 per la particolare devozione verso quel santo da parte della famiglia Taglieri), del SS.mo Rosario, del SS.mo Salvatore, di S. Carlo, di S. Giorgio.

Successivamente, altre cappelle si aggiungono a quelle già esistenti nel 1638: particolarmente importanti, quella di San Giovanni Evangelista nel 1658 (di jus-patronato della famiglia De Joriís), quella di S. Francesco nel 1665 (di patronato della famiglia De Tondolís di Ariccia), e quella della Madonna delle Grazie, il cui primo cenno è del 1706.

Per quanto riguarda i Casali d’Aschi, le notizie sono molto più scarne, anche se più sicure. Nel 1907 risultano esistenti e funzionanti entrambe le chiesette « rurali » site in territorio di Vico: una dedicata a Maria SS.ma del Buon Consíglio di proprietà della famiglia Finocchi, nel Casale Gualdrone; l’altra nel Casale S. Veneziano appartenente al Venerabile Seminario. Quest’ultima, però, risulta « priva di tutto e quasi cadente ».

Il terremoto del 1915 e l’ultima guerra mondiale hanno cambiato completamente il volto architettonico (e, forse, anche culturale) di tutta la Marsica. L’attuale chiesa di S. Salvatore in Aschi Alto (con due soli altari laterali – del SS.mo Salvatore e della Madonna delle Grazie) non ha più nulla a che fare con la chiesa originaria; in Casali d’Aschi tutto, ormai, è posteriore al terremoto. La ricerca del proprio passato, pertanto, diventa il tentativo di recuperare alcuni di quei valori, seppelliti in quel tragico 1915 insieme con le case, con le chiese, con gli uomini.

Riferimento autore: Prof. Angelo Melchiorre.

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Il Di Pietro, parlando di Aschi, afferma che « Angelo Maccafani, creato Vescovo di questa Diocesi da Eugenio IV il 18 Agosto dell’anno 1446, nel tempo del suo governo riunì tutti i beni Chiesastici appartenenti alle diverse popolazioni riunite in Aschi e formò con essi la Parrocchia sotto il titolo di S. Salvatore, e tre Canonicati ».

Inoltre, sempre il Di Pietro, accennando alle diverse popolazioni che, riunendosi nel passato, avrebbero costituito il paese di Aschi, ricorda le seguenti chiese: S. Maria Valle-Incola in Puzzello, S. Mangario in Valle-Fredda, S. Nicola in Vallo, SS. Quintino e Veneziano in Vico, S. Quirico e S. Cristoforo ugualmente in Vico, S. Vittoria (dipendente da Montecassino, anch’essa in Vico), S. Quintino e S. Maria Maggiore in Vettorito.

Non mi è stato possibile verificare l’esattezza delle informazioni fornite dal Di Pietro, essendo ormai scomparsi molti dei documenti cui egli fa riferimento. Pertanto, il documento più antico, tra quelli che si sono conservati, è la « Bolla di erezione del Seminario di Pescina » pubblicata da mons. Matteo Colli il 17 agosto 1580.

In questa « Bolla » si legge: « [ … ] ac in Territorio Terrae Aschij Beneficium S.ae Mariae Vallis Incolae et cuius quindecim; et S.ti Cristofari, et cuius duodecim; et S.ti Leonardi, et cuius duo; et S.ti Quintini, et cuius sexaginta ». Dunque, i quattro benefici, appartenenti a chiese rurali ormai dìrute, che andarono a costituire il patrimonio del Seminario diocesano, erano quelli di S. Maria Valle Incola, S. Cristoforo, S. Leonardo, S. Quintino (quest’ultimo, probabilmente, è lo stesso che S. Veneziano).

In un altro documento manoscritto, che si può leggere nell’Archivio Diocesano dei Marsi, l’unico beneficio appartenente al territorio di Aschi risulta essere quello di S. Maria Valle-Fredda, istituito da mons. Milanese prima del 1579 e aggregato al Seminario nel 1580. Deve trattarsi, pertanto, dello stesso beneficio che, nella Bolla di Matteo Colli, viene indicato col nome di « S. Maria di Valle Incola » e nel Di Pietro con quello di « S. Maria di Valle-Verde ». Tale discordanza induce a pensare che anche per gli altri benefici e per le numerose chiese possa essere accaduto lo stesso, ossia un’enorme confusione, nomi alterati, ripetizioni, errori.

Ad ogni modo, nella « Visita Pastorale » di mons. Lorenzo Massimi del 1638 (la più antica tra quelle conservate), si può leggere che la chiesa del SS.mo Salvatore di Aschi era stata costituita con i frutti di alcune « chiese tutte dirupate »: S. Ventíano, S. Lonardo, S. Cristolano, S. Vittoria e S. Maria di Vallefredda. Il che verrebbe a confermare, almeno in parte, le notizie riportate dal Di Pietro.

Tuttavia, ciò che più interessa, ai fini di questo lavoro, non è tanto la storia (o la « preistoria ») della chiesa di Aschi, quanto soprattutto la nascita e lo sviluppo di alcune devozioni popolari, la cui origine è quasi sempre da ricercarsi o nella particolare « pietà » di qualche privato cittadino (il « patrono »), o nelle iniziative dello stesso clero. Le cappelle, pertanto, rappresentano le tracce più evidenti per un’eventuale ricostruzione storica della religiosità popolare in un paese.

Nella stessa Visita Pastorale di mons. Massimi, poco fa ricordata, sono elencati i seguenti altari o « cappelle », tutti posti entro la chiesa curata di S. Salvatore: di S. Maria Vergine, di S. Antonio di Vienna (solo più tardi, nel 1665, in una Visita Pastorale di mons. Diego Petra, appare la dicitura di « altare di S. Antonio Abate »), di S. Nicola (la cui istituzione, come risulta da un altro documento del 1730, sarebbe avvenuta nel 1533 per la particolare devozione verso quel santo da parte della famiglia Taglieri), del SS.mo Rosario, del SS.mo Salvatore, di S. Carlo, di S. Giorgio.

Successivamente, altre cappelle si aggiungono a quelle già esistenti nel 1638: particolarmente importanti, quella di San Giovanni Evangelista nel 1658 (di jus-patronato della famiglia De Joriís), quella di S. Francesco nel 1665 (di patronato della famiglia De Tondolís di Ariccia), e quella della Madonna delle Grazie, il cui primo cenno è del 1706.

Per quanto riguarda i Casali d’Aschi, le notizie sono molto più scarne, anche se più sicure. Nel 1907 risultano esistenti e funzionanti entrambe le chiesette « rurali » site in territorio di Vico: una dedicata a Maria SS.ma del Buon Consíglio di proprietà della famiglia Finocchi, nel Casale Gualdrone; l’altra nel Casale S. Veneziano appartenente al Venerabile Seminario. Quest’ultima, però, risulta « priva di tutto e quasi cadente ».

Il terremoto del 1915 e l’ultima guerra mondiale hanno cambiato completamente il volto architettonico (e, forse, anche culturale) di tutta la Marsica. L’attuale chiesa di S. Salvatore in Aschi Alto (con due soli altari laterali – del SS.mo Salvatore e della Madonna delle Grazie) non ha più nulla a che fare con la chiesa originaria; in Casali d’Aschi tutto, ormai, è posteriore al terremoto. La ricerca del proprio passato, pertanto, diventa il tentativo di recuperare alcuni di quei valori, seppelliti in quel tragico 1915 insieme con le case, con le chiese, con gli uomini.

Riferimento autore: Prof. Angelo Melchiorre.

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