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La Storia Di Gioia Dei Marsi.. Le Origini

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Dalle rovine dei tempi antichi alla prosperità agroindustriale: scopri il fascino inesauribile di Gioia dei Marsi, perla della Marsica.

Le prime notizie su Gioia dei Marsi risalgono all’epoca preromana e romana, con rinvenimenti in località come “Quercia”, “Alto le Tombe”, “Alto le Ripe” e “Castelluccia”. Il borgo nacque dopo l’invasione dei Saraceni nel secolo X, quando i villaggi del piano furono abbandonati a favore di zone più elevate. Originariamente, esistevano tre villaggi: Campomizzo, Templo e Montagnano. Con la scomparsa di questi villaggi, i superstiti costruirono Gioia Vecchio e, in seguito, si spostarono verso valle, creando il villaggio di Manaforno, che venne distrutto dal terremoto del 1915, portando alla nascita dell’attuale paese.

Il territorio comunale si ampliò con le comunità di Sperone e Casali d’Aschi, quest’ultima passata nel 1948 a Gioia dai confini del Comune di Ortona dei Marsi. Gioia dei Marsi si trova nella zona sud-orientale della Marsica, unendo tre comunità (Gioia, Casali d’Aschi e Sperone) e conta circa 2389 abitanti su un territorio di 73,39 km², a 735 metri sul livello del mare, a 73 km da L’Aquila e a 26 km da Pescasseroli.

Definita “Porta del Parco Nazionale d’Abruzzo”, Gioia dei Marsi si trova in una posizione strategica che consente un accesso immediato alle bellezze naturali del parco. È un centro agricolo e agroindustriale di rilevo, con aziende che esportano i prodotti del Fùcino in Italia e all’estero. Pur proiettata verso il futuro, Gioia conserva gelosamente la cultura e le tradizioni dei suoi avi, legate a un passato di lavoro e devozione religiosa.

Il tessuto urbanistico del paese è principalmente moderno, con evidenti segni delle ferite causate dal terremoto del 1915. L’aria salubre, la cucina genuina e ricca di sapori, le numerose manifestazioni culturali, e un’attività sportiva vivace, insieme all’unità del tessuto sociale, fanno di Gioia dei Marsi una delle perle della terra del Fùcino.

Riferimento autore: Valle del Giovenco.

Le prime notizie su un paese di nome Gioia dei Marsi risalgono all’epoca preromana e romana, come testimoniato da numerosi rinvenimenti in località “Quercia”, “Alto le Tombe”, “Alto le Ripe” e ‘Castelluccia’. Il borgo vero e proprio ebbe origine dopo l’invasione dei Saraceni, nel secolo X, quando i villaggi del piano furono abbandonati a favore dei centri posti in zone più elevate. Inizialmente, esistevano tre villaggi: Campomizzo, Templo e Montagnano.

Una volta spariti, i superstiti costruirono il villaggio e la chiesa di Gioia Vecchio. Più avanti nel tempo scesero ancora più a valle, a ridosso della montagna, dando vita al villaggio di Manaforno. Questa ebbe fine con il terremoto del 1915, quando nacque l’attuale paese nella località oggi conosciuta. Il territorio comunale, più avanti, si arricchì con le comunità di Sperone e di quella di Casali d’Aschi, passata nel 1948 a Gioia dall’originaria appartenenza al Comune di Ortona dei Marsi.

Gioia dei Marsi è un centro della zona sud orientale della Marsica, costituito dall’insieme di tre comunità: Gioia, Casali d’Aschi e Sperone. Conta 2389 abitanti, su un territorio di 73,39 km², ad un altitudine di 735 m sul livello del mare, a 73 km da L’Aquila e a 26 km da Pescasseroli. Gioia dei Marsi si può, a ragione, definire la “Porta del Parco Nazionale d’Abruzzo”, in quanto, attraversato il suo centro abitato, ci si inserisce subito nel territorio Parco.

Centro agricolo ed agroindustriale di prim’ordine, le sue aziende esportano i prodotti della terra del Fùcino in ogni parte d’Italia e del Mondo. Proiettata nel futuro, Gioia dei Marsi conserva golosamente la cultura degli avi e le tradizioni che si sono consolidate nel tempo, legate ad un passato di lavoro, operosità e devozione religiosa.

Il tessuto urbanistico è prevalentemente moderno, anche se in più parti sono evidenti i segni delle ferite prodotte dal terremoto del 1915, che colpì il paese in maniera assai rilevante. L’aria salubre, la cucina genuina e ricca di sapori, le numerose manifestazioni culturali che vi si svolgono nel corso dell’anno, la fitta attività sportiva e l’unità del tessuto sociale sono le risorse che rendono oggi il paese una delle perle della terra del Fùcino.

Riferimento autore: Valle del Giovenco.

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Ospitalità e servizi

Le prime notizie su un paese di nome Gioia dei Marsi risalgono all’epoca preromana e romana, come testimoniato da numerosi rinvenimenti in località “Quercia”, “Alto le Tombe”, “Alto le Ripe” e ‘Castelluccia’. Il borgo vero e proprio ebbe origine dopo l’invasione dei Saraceni, nel secolo X, quando i villaggi del piano furono abbandonati a favore dei centri posti in zone più elevate. Inizialmente, esistevano tre villaggi: Campomizzo, Templo e Montagnano.

Una volta spariti, i superstiti costruirono il villaggio e la chiesa di Gioia Vecchio. Più avanti nel tempo scesero ancora più a valle, a ridosso della montagna, dando vita al villaggio di Manaforno. Questa ebbe fine con il terremoto del 1915, quando nacque l’attuale paese nella località oggi conosciuta. Il territorio comunale, più avanti, si arricchì con le comunità di Sperone e di quella di Casali d’Aschi, passata nel 1948 a Gioia dall’originaria appartenenza al Comune di Ortona dei Marsi.

Gioia dei Marsi è un centro della zona sud orientale della Marsica, costituito dall’insieme di tre comunità: Gioia, Casali d’Aschi e Sperone. Conta 2389 abitanti, su un territorio di 73,39 km², ad un altitudine di 735 m sul livello del mare, a 73 km da L’Aquila e a 26 km da Pescasseroli. Gioia dei Marsi si può, a ragione, definire la “Porta del Parco Nazionale d’Abruzzo”, in quanto, attraversato il suo centro abitato, ci si inserisce subito nel territorio Parco.

Centro agricolo ed agroindustriale di prim’ordine, le sue aziende esportano i prodotti della terra del Fùcino in ogni parte d’Italia e del Mondo. Proiettata nel futuro, Gioia dei Marsi conserva golosamente la cultura degli avi e le tradizioni che si sono consolidate nel tempo, legate ad un passato di lavoro, operosità e devozione religiosa.

Il tessuto urbanistico è prevalentemente moderno, anche se in più parti sono evidenti i segni delle ferite prodotte dal terremoto del 1915, che colpì il paese in maniera assai rilevante. L’aria salubre, la cucina genuina e ricca di sapori, le numerose manifestazioni culturali che vi si svolgono nel corso dell’anno, la fitta attività sportiva e l’unità del tessuto sociale sono le risorse che rendono oggi il paese una delle perle della terra del Fùcino.

Riferimento autore: Valle del Giovenco.

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