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Storia Di Casali D’Aschi.. Le Casette

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Resilienza a Casali D’Aschi: dalle rovine del terremoto sorgono nuove abitazioni antisismiche, simbolo di rinascita e speranza per la comunità locale.

Dopo il terremoto, a Casali D’Aschi si procedette alla costruzione di casette antisismiche, realizzate in cemento armato e organizzate in tre file dirette verso Est-Ovest, nel tenimento noto come Mandili, espropriato per l’occasione. Questa area, compresa tra gli antichi toponimi Morconi e Gualtrone, vide una società del Nord Italia incaricata di completare l’opera. L’abitato venne suddiviso in tre file di padiglioni con un totale di 28 strutture, ognuna contenente quattro abitazioni. Queste ultime, di dimensioni simmetriche, ospitavano tre stanze, con la centrale destinata a cucina. Complessivamente, furono realizzate 112 abitazioni, per un totale di 336 vani, ma inizialmente non erano dotate di acqua potabile. Per il rifornimento idrico, venne scavato un pozzo al centro della piazza, e furono sfruttate anche le antiche fontane di Fontecchio e della Fonte di Vico.

Una volta completate, le casette furono assegnate in base ai nuclei familiari, costituendo un nuovo borgo chiamato “Le Casette”, parte integrante di Casali D’Aschi. Diverse famiglie, che abitavano in condizioni precarie, si trasferirono nelle nuove abitazioni, mentre la vita del paese cominciò a riprendersi con la ricostruzione di stalle e fienili per gli animali da allevamento, come ovini e bovini, utilizzati per il lavoro agricolo. La comunità iniziò così a ripristinare progressivamente le proprie attività nei campi.

Un tragico evento di quel periodo si verificò il 23 Aprile 1935, mentre il paese si preparava a festeggiare la Madonna del Buon Consiglio, patrona del luogo. Cinque ragazzi, intenti a divertirsi al lago vicino, affogarono mentre nuotavano. Le urla richiamarono l’attenzione dei residenti che si affrettarono a soccorrerli, ritrovando i corpi e portandoli sulla riva. Le vittime, due figli di De Angelis Raffaele (Albino e Pietro), due figli di De Ioris Francesco (Alessandro e Faustino) e un altro figlio di De Ioris, Peppino, furono commemorati durante il funerale del 26 Aprile, suscitando una intensa commozione in tutta la comunità.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Salvatore di Salvatore).

Dopo il terremoto a Casali D’Aschi, furono costruite le casette asismiche, realizzate con stampi in cemento armato, disposte in tre file con direzione Est-Ovest, nel tenimento chiamato Mandili, espropriato per costruire ex novo. La zona era compresa fra gli antichi Morconi e Gualtrone.

Per tale opera di costruzione, fu incaricata una società del Nord Italia, la quale divise l’abitato in tre file di padiglioni. Ognuno di essi comprendeva dieci unità, mentre la fila interna ne conteneva otto per dare spazio alla piazza e successivamente alla chiesa. Le costruzioni, perfettamente simmetriche per forma e grandezza, erano in tutto 28 padiglioni, ognuno dei quali conteneva quattro abitazioni.

Ogni abitazione era composta da tre stanze, di cui quella centrale era adibita a cucina, dotata di camino e priva di bagno. In totale furono costruite 112 abitazioni con 336 vani abitativi. Tuttavia, tali costruzioni non erano ancora fornite di acqua potabile e di depurazione. Per il rifornimento idrico delle famiglie, fu scavato un pozzo, situato al centro della piazza.

Per un certo periodo, si attinse acqua alle fontane antiche come quella di Fontecchio e la Fonte di Vico, utilizzate anche per l’abbeveraggio del bestiame. Inoltre, fu costruito un altro pozzo situato in località Lago. Terminati i lavori, tali casette furono assegnate ai popolani, ciascuno suddiviso in base al nucleo familiare. Da allora, il nuovo borgo fu denominato Le Casette, che entrò a far parte del paese di Casali D’Aschi.

Molte famiglie dei dintorni abbandonarono le precarie abitazioni per trasferirsi nelle nuove. La vita del paese, dopo il terremoto, proseguì con la ricostruzione di stalle e fienili per il ricovero degli animali domestici e da allevamento, tra cui ovini, caprini, bovini ed equini usati per il lavoro agricolo. Anche la vita nei campi cominciò a riprendersi a piccoli passi.

Un fatto di cronaca da ricordare di quel periodo è quanto accaduto il 23 Aprile 1935. Mentre il paese si preparava alla festa della Madonna del Buon Consiglio, protettrice del luogo, cinque ragazzi d’età scolastica si erano recati al lago, poco distante dal paese, forse per fare il bagno.

Mentre nuotavano, furono inghiottiti dalle acque e affogarono. Molte persone, richiamate dalle urla, si precipitarono nel luogo per cercare i corpi immersi nell’acqua. In breve furono ritrovati e riportati a riva, dove furono adagiati sul prato in attesa dell’arrivo dell’autorità giudiziaria. Vogliamo qui ricordare i loro nomi.

I cinque ragazzi affogati erano due figli di De Angelis Raffaele (Albino e Pietro), due figli di De Ioris Francesco, detto l’appaltatore (Alessandro e Faustino), e un figlio di De Ioris Francesco, di nome Peppino. I funerali si svolsero il giorno 26 Aprile, in occasione della festa, e grande fu la commozione in tutto il paese.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Salvatore di Salvatore).

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Ospitalità e servizi

Dopo il terremoto a Casali D’Aschi, furono costruite le casette asismiche, realizzate con stampi in cemento armato, disposte in tre file con direzione Est-Ovest, nel tenimento chiamato Mandili, espropriato per costruire ex novo. La zona era compresa fra gli antichi Morconi e Gualtrone.

Per tale opera di costruzione, fu incaricata una società del Nord Italia, la quale divise l’abitato in tre file di padiglioni. Ognuno di essi comprendeva dieci unità, mentre la fila interna ne conteneva otto per dare spazio alla piazza e successivamente alla chiesa. Le costruzioni, perfettamente simmetriche per forma e grandezza, erano in tutto 28 padiglioni, ognuno dei quali conteneva quattro abitazioni.

Ogni abitazione era composta da tre stanze, di cui quella centrale era adibita a cucina, dotata di camino e priva di bagno. In totale furono costruite 112 abitazioni con 336 vani abitativi. Tuttavia, tali costruzioni non erano ancora fornite di acqua potabile e di depurazione. Per il rifornimento idrico delle famiglie, fu scavato un pozzo, situato al centro della piazza.

Per un certo periodo, si attinse acqua alle fontane antiche come quella di Fontecchio e la Fonte di Vico, utilizzate anche per l’abbeveraggio del bestiame. Inoltre, fu costruito un altro pozzo situato in località Lago. Terminati i lavori, tali casette furono assegnate ai popolani, ciascuno suddiviso in base al nucleo familiare. Da allora, il nuovo borgo fu denominato Le Casette, che entrò a far parte del paese di Casali D’Aschi.

Molte famiglie dei dintorni abbandonarono le precarie abitazioni per trasferirsi nelle nuove. La vita del paese, dopo il terremoto, proseguì con la ricostruzione di stalle e fienili per il ricovero degli animali domestici e da allevamento, tra cui ovini, caprini, bovini ed equini usati per il lavoro agricolo. Anche la vita nei campi cominciò a riprendersi a piccoli passi.

Un fatto di cronaca da ricordare di quel periodo è quanto accaduto il 23 Aprile 1935. Mentre il paese si preparava alla festa della Madonna del Buon Consiglio, protettrice del luogo, cinque ragazzi d’età scolastica si erano recati al lago, poco distante dal paese, forse per fare il bagno.

Mentre nuotavano, furono inghiottiti dalle acque e affogarono. Molte persone, richiamate dalle urla, si precipitarono nel luogo per cercare i corpi immersi nell’acqua. In breve furono ritrovati e riportati a riva, dove furono adagiati sul prato in attesa dell’arrivo dell’autorità giudiziaria. Vogliamo qui ricordare i loro nomi.

I cinque ragazzi affogati erano due figli di De Angelis Raffaele (Albino e Pietro), due figli di De Ioris Francesco, detto l’appaltatore (Alessandro e Faustino), e un figlio di De Ioris Francesco, di nome Peppino. I funerali si svolsero il giorno 26 Aprile, in occasione della festa, e grande fu la commozione in tutto il paese.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Salvatore di Salvatore).

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