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I Personaggi

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Gioia dei Marsi, culla di illustri figure storiche, rivela segreti e potenzialità di un passato ricco e influente nella Marsica, passando per tragedie e rinascite.

Gioia dei Marsi ha dato i natali a numerosi illustri personaggi nel corso dei secoli, come sottolinea il poeta locale, descrivendo la comunità come “…Istruiti ricchi e tutti industriosi…”. Gli insediamenti a Manaforno hanno contribuito allo sviluppo della zona, caratterizzandosi per giardini e frutteti. I signori, come Baroni e Cavalieri, hanno eretto altari e costruito palazzi sontuosi, riflettendo la loro ricchezza. Tra i nomi ricordati, troviamo i benefattori locali come Don Domenico, le famiglie Alesi, Nicolai, Mascitelli, Novelli e Incarnati, che avevano estese proprietà terriere, rappresentando una forza sociale ed economica nella regione del Fùcino.

Significativa è la figura di Don Giustiniano Incarnati, avvocato di prestigio, simbolo del sapere locale anche grazie alla presenza di notai di famiglie illustri fin dal XVIII secolo. Tra questi, i Mascitelli, giunti a Gioia nel 1668, hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura. Da questo casato proviene anche la Venerabile di Dio Anna Teresa Mascitelli, la quale morì in odore di Santità a Gagliano nel 1784. Un altro esponente significativo fu l’ingegnere Don Vincenzo Mascitelli, che nella seconda metà dell’Ottocento riuscì a modificare il tracciato della strada statale, migliorando l’accesso al paese.

Gli illustri nativi di Gioia, come l’avvocato Leopoldo Mascitelli, si distinsero anche in ambito politico, con Lindoro Mascitelli che nel 1865 fu eletto deputato al Parlamento nazionale. Il suo successo rappresentò un messaggio di grande importanza per Gioia, evidenziando l’influenza di un potente elettorato locale. Tuttavia, molti signori risiedevano lontano, a Napoli o Roma, tornando a Gioia solo durante brevi periodi dell’anno.

Il terremoto del 13 gennaio 1915 devastò il piccolo centro, portando via molti dei signori residenti e costringendo i superstiti a ricostruire ciò che era stato uno dei paesi più prosperei della Marsica. La distruzione fu così completa, che la comunità si rese conto di quanto fosse cambiata, trasformando la gloriosa Gioia in un “mucchio di macerie”, come evocato dal maestro Fortunato Bisegna nella celebre canzone “Vecchia Gioia”.

Riferimento autore: Rita Graziani e Anna Guadagno, Gioia dei Marsi ieri e oggi.

Che Gioia abbia dato i natali a tanti illustri personaggi nell’arco dei secoli è stato celebrato dai versi del poeta contadino, fonte inesauribile sulla storia di Gioia, che li definisce: “…Istruiti, ricchi e tutti industriosi…”. Quando si insediarono a Manaforno, il poeta scrive: “…I signori ci formarono i giardini e molta agricoltura i contadini impiantarono i frutteti ed i vigneti e numerose piante d’oliveti…”. La ricchezza venne quindi manifestata nell’erigere altari nelle chiese e nel costruire imponenti palazzi dove abbondavano arredi e suppellettili.

Ciò fu realizzato da: “…Baroni, Cavalieri ed avvocati e tutt’impuglia stavano allocati…”. Il poeta cita inoltre gli Alesi, in particolare bisogna ricordare Don Domenico, benefattore delle Suore Salesiane prima del terremoto, tanto è vero che la casa è stata dedicata alla sua memoria; i Nicolai, i Mascitelli, i Novelli e gli Incarnati avevano vasti possedimenti di vigneti anche nel Tavoliere, rappresentando in quella regione una forza economica e sociale espressa principalmente nella figura di Don Clementino Iori. Un certo Don Luigi Mascitelli era membro della Corte d’Appello.

Don Giustiniano Incarnati fu un valente avvocato membro della Cassazione, e per il suo prestigio pare fosse in grado di aprire tutte le porte. Gioia fu considerata la culla del sapere, come testimoniano i valenti notai provenienti dalle famiglie dei Bassi, Berardini, De Ioris, Incarnati, Lattanzi e Mascitelli, quest’ultimi originari della Toscana e stabilitisi a Gioia a partire dal 1668.

A tale casato appartenne la Venerabile di Dio Anna Teresa Mascitelli, clarissa, morta in odore di Santità a Gagliano nel 1784. Un personaggio degno di essere menzionato fu l’ingegnere Don Vincenzo Mascitelli, che nel 1866 riuscì a far passare l’attuale strada statale in Gioia, mentre l’originario progetto prevedeva il suo passaggio in Bisegna ed Ortona.

Altro esponente della famiglia Mascitelli fu l’avvocato Leopoldo, avversario vincente dei duchi e dei principi Sforza e Colonna nella difesa contro le prevaricazioni a danno dei pescatori del Fùcino. Tra gli illustri non può non essere ricordato Lindoro Mascitelli, eletto deputato al Parlamento nazionale per la IX legislatura dello Stato italiano 1865/1866 per il collegio di Pescina. Questi, appena trentenne, venne eletto al posto del barone Tabassi, che tentò inutilmente di far annullare la votazione.

L’elezione del Mascitelli significò che Gioia poté esprimere un considerevole numero di voti, tanto da superare gli altri espressi nell’ambito del collegio presi unitamente.

La maggior parte dei nobili nativi di Gioia risiedeva, però, fuori dal paese: chi in Puglia, chi a Napoli e chi a Roma, presi dalle loro attività, mentre in paese vi tornavano solo per alcuni periodi dell’anno. Il 13 gennaio 1915, quando il terremoto rase al suolo il piccolo centro, i nobili residenti persero la vita, e coloro che abitavano altrove tornarono per cercare tra i superstiti i parenti lasciati in loco. I pochi scampati alla tragedia dovettero ricostruire quello che un tempo era considerato uno dei paesi più ricchi della zona, ormai ridotto a un “mucchio di macerie”, come evocato dal maestro Fortunato Bisegna nella sua celebre canzone “Vecchia Gioia“.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi, testi a cura di Rita Graziani ed Anna Guadagno.

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Che Gioia abbia dato i natali a tanti illustri personaggi nell’arco dei secoli è stato celebrato dai versi del poeta contadino, fonte inesauribile sulla storia di Gioia, che li definisce: “…Istruiti, ricchi e tutti industriosi…”. Quando si insediarono a Manaforno, il poeta scrive: “…I signori ci formarono i giardini e molta agricoltura i contadini impiantarono i frutteti ed i vigneti e numerose piante d’oliveti…”. La ricchezza venne quindi manifestata nell’erigere altari nelle chiese e nel costruire imponenti palazzi dove abbondavano arredi e suppellettili.

Ciò fu realizzato da: “…Baroni, Cavalieri ed avvocati e tutt’impuglia stavano allocati…”. Il poeta cita inoltre gli Alesi, in particolare bisogna ricordare Don Domenico, benefattore delle Suore Salesiane prima del terremoto, tanto è vero che la casa è stata dedicata alla sua memoria; i Nicolai, i Mascitelli, i Novelli e gli Incarnati avevano vasti possedimenti di vigneti anche nel Tavoliere, rappresentando in quella regione una forza economica e sociale espressa principalmente nella figura di Don Clementino Iori. Un certo Don Luigi Mascitelli era membro della Corte d’Appello.

Don Giustiniano Incarnati fu un valente avvocato membro della Cassazione, e per il suo prestigio pare fosse in grado di aprire tutte le porte. Gioia fu considerata la culla del sapere, come testimoniano i valenti notai provenienti dalle famiglie dei Bassi, Berardini, De Ioris, Incarnati, Lattanzi e Mascitelli, quest’ultimi originari della Toscana e stabilitisi a Gioia a partire dal 1668.

A tale casato appartenne la Venerabile di Dio Anna Teresa Mascitelli, clarissa, morta in odore di Santità a Gagliano nel 1784. Un personaggio degno di essere menzionato fu l’ingegnere Don Vincenzo Mascitelli, che nel 1866 riuscì a far passare l’attuale strada statale in Gioia, mentre l’originario progetto prevedeva il suo passaggio in Bisegna ed Ortona.

Altro esponente della famiglia Mascitelli fu l’avvocato Leopoldo, avversario vincente dei duchi e dei principi Sforza e Colonna nella difesa contro le prevaricazioni a danno dei pescatori del Fùcino. Tra gli illustri non può non essere ricordato Lindoro Mascitelli, eletto deputato al Parlamento nazionale per la IX legislatura dello Stato italiano 1865/1866 per il collegio di Pescina. Questi, appena trentenne, venne eletto al posto del barone Tabassi, che tentò inutilmente di far annullare la votazione.

L’elezione del Mascitelli significò che Gioia poté esprimere un considerevole numero di voti, tanto da superare gli altri espressi nell’ambito del collegio presi unitamente.

La maggior parte dei nobili nativi di Gioia risiedeva, però, fuori dal paese: chi in Puglia, chi a Napoli e chi a Roma, presi dalle loro attività, mentre in paese vi tornavano solo per alcuni periodi dell’anno. Il 13 gennaio 1915, quando il terremoto rase al suolo il piccolo centro, i nobili residenti persero la vita, e coloro che abitavano altrove tornarono per cercare tra i superstiti i parenti lasciati in loco. I pochi scampati alla tragedia dovettero ricostruire quello che un tempo era considerato uno dei paesi più ricchi della zona, ormai ridotto a un “mucchio di macerie”, come evocato dal maestro Fortunato Bisegna nella sua celebre canzone “Vecchia Gioia“.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi, testi a cura di Rita Graziani ed Anna Guadagno.

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