Notifica
Notifica

Storia Di Casali D’Aschi.. Miti E Leggende

Aggiungi qui il testo del titolo

Scopri Aschi attraverso le sue leggende: dai misteri delle sette fanciulle alla magia nera, una storia affascinante che intreccia realtà e superstizione.

Le miti e le leggende legate a Aschi e alla sua storia sono poche, in gran parte a causa della limitata bibliografia disponibile e delle ricerche che si sono concentrate su altri aspetti. Un racconto affascinante è quello proposto dal Di Pietro, che spiega l’origine del nome Aschi come un asilo per i Marsi autonomi volto ad accrescere la loro popolazione. Anche l’impronta di un anello su una colonnina di pietra, visibile fino a poco tempo fa a S. Veneziano, suscita curiosità: mentre alcuni attribuiscono l’anello a una duchessa, identificata erroneamente in Giovanna di Durazzo, altri raccontano di due giovani fidanzati sorpresi dalla peste del 1656.

Un evento significativo è il racconto delle sette fanciulle, che si dice vaghino di notte tra Aschi e Vico, lamentandosi durante le tempeste. Questa leggenda trae origine da un episodio reale: il 22 febbraio 1731, una tormenta di neve colpì sette giovani donne dirette nella valle, come riportato nel «Dizionario» del Giustiniani. La storia di Aschi è un fertile terreno per racconti ispirati dalla sua geografia e dalla vita degli abitanti, tra cui la melancolica storia di Battista, un pastorello di Santa Maria, che si innamora di Marta, dimenticando la promessa fatta a Marietta, anch’essa legata a Aschi.

In Aschi, fenomeni di magia e superstizione erano comuni. Nel 1841, la testimonianza di Rosata de Joriis riguardava un prete, Di Tommaso, accusato di comportamenti strani. Un secolo prima, nel 1742, una donna di nome Cecilia di Pietro fu protagonista di un episodio inquietante in chiesa, mentre nel 1743 una ragazza di nome Caterina Macera fu denunciata per aver parlato di cose di Inferno, ma fu assolta poiché ritenuta vittima di tormento demoniaco.

Numerosi episodi, come le accuse lanciate contro Giacom’Antonia di Baldo Ianni, che praticava la stregoneria, dimostrano la presenza di credenze magiche nel XVIII secolo. Nonostante la lontananza temporale, gli ultimi ricordi di pratiche superstiziose giungono fino al XX secolo, con il racconto di zì Vincenze, esperto nel combattere i vermi e nello scacciare il malocchio. La cultura popolare era così intrecciata con la vita quotidiana che anche i giuramenti davanti ai giudici erano accompagnati da gesti scaramantici, a dimostrazione della persistenza di antiche credenze nel territorio di Aschi.

Riferimento autore: Prof. Angelo Melchiorre.

( Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre )

I miti e le leggende collegati a Aschi, alla sua storia e ai suoi abitanti sono relativamente rari, a causa della scarsa bibliografia disponibile e delle ricerche, finora, orientate verso altre direzioni. Tra queste leggende spicca la spiegazione fornita dal Di Pietro sull’origine del nome, in cui si parla «dell’asilo che i Marsi autonomi avevano stabilito nel loro seno per accrescere il numero della loro popolazione».

Altre narrazioni rimandano a elementi leggendari e fantastici, come l’impronta di un anello visibile fino a pochi anni fa su una colonnina di pietra in località S. Veneziano. Questo anello, secondo alcune interpretazioni, sarebbe appartenuto a una «duchessa» identificata erroneamente con Giovanna di Durazzo; per altri, sarebbe stato lasciato da giovani fidanzati, un ragazzo di Aschi e una ragazza di Ortucchio, colpiti dalla famosa peste del 1656.

Una rievocazione con connotazioni storiche è quella delle «sette fanciulle», che continuerebbero a vagare tra Aschi e Vico, emettendo una voce lamentosa nelle notti tempestose. Questa leggenda si collega a un episodio realmente accaduto: il 22 febbraio 1731, sette giovani donne furono sorprese da una tormenta di neve mentre si dirigevano verso la valle, come riportato dal Giustiniani nel suo «Dizionario» del Regno di Napoli.

La storia e la geografia di Aschi forniscono uno sfondo fertile per racconti fiabeschi e letterari. La natura selvaggia, le difficoltà di vita, il clima rigido e il carattere degli abitanti hanno senz’altro ispirato poeti e artisti, che hanno creato immagini seducenti di amore e morte, affetto e odio, dolcezza e violenza. Un esempio emblematico è la storia del pastorello Battista, «figlio di un mandriano di Santa Maria», innamorato e promesso sposo di Marietta, una giovane pastorella di Aschi.

Un giorno, però, Battista si innamorò di una «bella bionda», figlia del nuovo affittuario della montagna di Ortona, di nome Marta. La sua ossessione per Marta lo fece dimenticare del suo primo amore. L’intervento di Antonio, «lu maghe», un uomo che gli fece bere un filtro magico, portò Battista alla pazzia, alla tragica morte nel burrone insieme a Marta e Marietta, offrendo un’immagine cruda e affascinante della vita aschietana.

La presenza di fenomeni di magia e superstizione in Aschi è ben documentata da numerosi archivi. Aneddoti raccolti nel corso degli anni raccontano episodi di «scongiuri» e di «malocchio». Nel 1841, Rosata de Joriis testimoniò un comportamento strano del prete Di Tommaso, che angustiato da voci, si trovava a lanciare sassi contro un muro, fugacemente osservato da Rosata stessa.

Un episodio più macabro, risalente al 1742, coinvolse Cecilia di Pietro. Secondo il racconto di Caterina Simonetta, Alessia, la seppellitrice, si trovava vicino a una chiesa quando udì rumori e scoprì che il sepolcro di Francesca di Pasquale di Tommaso era stato aperto. Cecilia affermò di voler riportare l’anima di Francesca al sepolcro, un atto che desta suscita rapporti di inquietante magia.

Nel 1743, un’altra giovane di nome Caterina fu denunciata per aver parlato di inferno durante una cerimonia sacra. Anche se assolta, la sua esperienza evidenzia come la superstizione e la paura di cose invisibili sconvolgessero la vita degli aschitani, come confermato da un documento dell’archivio locale.

Numerosi altri episodi di stregoneria sono attestati, come quello riguardante Giacom’Antonia di Baldo Ianni, accusata di «fatture» nel 1728. Elisabetta di Martino Albanese testimoniò che Giacom’Antonia avesse lanciato cenere vicino a dove la sua vittima, Dusolina, era solita passare. Le superstizioni e pratiche magiche continuano a permeare i racconti folkloristici della zona.

Le ultime testimonianze sugli eventi mistici risalgono a decenni fa, quando operava zì Vincenze, un esperto nel combattere le maledizioni. Ancora nel 1940, in un racconto popolare, si narrava che gli uomini di Aschi eressero il piede destro durante il giuramento, convinti che ciò avrebbe protetto la verità delle loro parole.

Riferimento autore: Prof. Angelo Melchiorre.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

( Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre )

I miti e le leggende collegati a Aschi, alla sua storia e ai suoi abitanti sono relativamente rari, a causa della scarsa bibliografia disponibile e delle ricerche, finora, orientate verso altre direzioni. Tra queste leggende spicca la spiegazione fornita dal Di Pietro sull’origine del nome, in cui si parla «dell’asilo che i Marsi autonomi avevano stabilito nel loro seno per accrescere il numero della loro popolazione».

Altre narrazioni rimandano a elementi leggendari e fantastici, come l’impronta di un anello visibile fino a pochi anni fa su una colonnina di pietra in località S. Veneziano. Questo anello, secondo alcune interpretazioni, sarebbe appartenuto a una «duchessa» identificata erroneamente con Giovanna di Durazzo; per altri, sarebbe stato lasciato da giovani fidanzati, un ragazzo di Aschi e una ragazza di Ortucchio, colpiti dalla famosa peste del 1656.

Una rievocazione con connotazioni storiche è quella delle «sette fanciulle», che continuerebbero a vagare tra Aschi e Vico, emettendo una voce lamentosa nelle notti tempestose. Questa leggenda si collega a un episodio realmente accaduto: il 22 febbraio 1731, sette giovani donne furono sorprese da una tormenta di neve mentre si dirigevano verso la valle, come riportato dal Giustiniani nel suo «Dizionario» del Regno di Napoli.

La storia e la geografia di Aschi forniscono uno sfondo fertile per racconti fiabeschi e letterari. La natura selvaggia, le difficoltà di vita, il clima rigido e il carattere degli abitanti hanno senz’altro ispirato poeti e artisti, che hanno creato immagini seducenti di amore e morte, affetto e odio, dolcezza e violenza. Un esempio emblematico è la storia del pastorello Battista, «figlio di un mandriano di Santa Maria», innamorato e promesso sposo di Marietta, una giovane pastorella di Aschi.

Un giorno, però, Battista si innamorò di una «bella bionda», figlia del nuovo affittuario della montagna di Ortona, di nome Marta. La sua ossessione per Marta lo fece dimenticare del suo primo amore. L’intervento di Antonio, «lu maghe», un uomo che gli fece bere un filtro magico, portò Battista alla pazzia, alla tragica morte nel burrone insieme a Marta e Marietta, offrendo un’immagine cruda e affascinante della vita aschietana.

La presenza di fenomeni di magia e superstizione in Aschi è ben documentata da numerosi archivi. Aneddoti raccolti nel corso degli anni raccontano episodi di «scongiuri» e di «malocchio». Nel 1841, Rosata de Joriis testimoniò un comportamento strano del prete Di Tommaso, che angustiato da voci, si trovava a lanciare sassi contro un muro, fugacemente osservato da Rosata stessa.

Un episodio più macabro, risalente al 1742, coinvolse Cecilia di Pietro. Secondo il racconto di Caterina Simonetta, Alessia, la seppellitrice, si trovava vicino a una chiesa quando udì rumori e scoprì che il sepolcro di Francesca di Pasquale di Tommaso era stato aperto. Cecilia affermò di voler riportare l’anima di Francesca al sepolcro, un atto che desta suscita rapporti di inquietante magia.

Nel 1743, un’altra giovane di nome Caterina fu denunciata per aver parlato di inferno durante una cerimonia sacra. Anche se assolta, la sua esperienza evidenzia come la superstizione e la paura di cose invisibili sconvolgessero la vita degli aschitani, come confermato da un documento dell’archivio locale.

Numerosi altri episodi di stregoneria sono attestati, come quello riguardante Giacom’Antonia di Baldo Ianni, accusata di «fatture» nel 1728. Elisabetta di Martino Albanese testimoniò che Giacom’Antonia avesse lanciato cenere vicino a dove la sua vittima, Dusolina, era solita passare. Le superstizioni e pratiche magiche continuano a permeare i racconti folkloristici della zona.

Le ultime testimonianze sugli eventi mistici risalgono a decenni fa, quando operava zì Vincenze, un esperto nel combattere le maledizioni. Ancora nel 1940, in un racconto popolare, si narrava che gli uomini di Aschi eressero il piede destro durante il giuramento, convinti che ciò avrebbe protetto la verità delle loro parole.

Riferimento autore: Prof. Angelo Melchiorre.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti