Il tema « folklore e tradizioni religiose e popolari » è uno dei più ricchi della storia di Gioia dei Marsi, anche se i documenti e le fonti ne parlano solo in modo saltuario e frammentario.
Innanzi tutto, sono da indicare i Santi verso i quali il popolo di Gioia mostrò (e mostra tuttora) le proprie simpatie e la propria devozione. Accanto alla Madonna (alla quale erano dedicate almeno tre chiese, oltre a numerosi altari e cappelle private), in onore della quale si celebravano già nel Seicento con rito solenne le feste della Concezione e dell’Assunzione, erano particolarmente venerati in Gioia Vecchio i seguenti Santi: Santa Nicola di Bari, Santa Antonio Abate, Santa Antonio di Padova, Santa Rocco, Santa Lucia, i SS. Marcello e Leonardo, San Marco, San Sebastiano e San Mauro.
Successivamente, quando i Gioiesi si spostarono a Manaforno, si sviluppò il culto di San Michele Arcangelo, e prese nuovo vigore quello per la Madonna della Neve. Infine, ultimo in ordine di tempo, ma così potente da spodestare nel corso dei decenni tutti gli altri Santi, è un Santo acquisito, forse anche inventato (almeno per quanto riguarda il nome), ma divenuto ormai il vero Patrono di Gioia: San Vincenzo Martire.
Oltre al culto dei Santi (dei quali venivano festeggiati soprattutto Santa Nicola, Santa Antonio Abate, Santa Antonio di Padova, Santa Lucia e Santa Rocco), vi era anche un profondo attaccamento alle reliquie, conservate in alcuni reliquiari d’argento. Non solo il Corsignani nella sua Reggia Marsicana fa riferimento a essi, ma anche un opuscolo manoscritto decorato con eleganti miniature, che attualmente si trova nell’Archivio Parrocchiale di Gioia ed è intitolato « Reliquie che si conservano nella Ven. Chiesa Matrice di Santa Maria Nuova della Terra Gioja », descritto nell’amministrazione del Rev. D. Angelo Onofri nel 1753.
Nel manoscritto si parla di una Croce d’argento, di un reliquiario grande e due piccoli, contenenti fra l’altro i « bracci » di numerosi Apostoli, Martiri e Sante Vergini, da Santa Nicola a San Biagio e San Luca. Vi erano contenuti, inoltre, i « busti » di Santa Bartolomeo Apostolo e di San Lorenzo Martire, oltre a varie reliquie minori, come un dente di Santa Apollonia e frammenti d’ossa dei Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano, i famosi Santi Martiri di Cèlano.
Ma quel che più importa rilevare è come e quando queste reliquie venissero esposte, in forma solenne, alla venerazione dei fedeli. Ancora il Corsignani scrive: « […] Queste reliquie si espongono ogni anno nei giorni del S. Natale, nelle due Pasque dell’Epifania e Resurrezione, e nel giorno della Dedicazione del Tempio che ricorre a’ 2 di Luglio, quando si portano anche in processione ».
Questa notizia può essere integrata con quanto riportato nella « Visita Pastorale » di Mons. Giuseppe Barone, cui è allegata una relazione dell’Arciprete di Gioia. Costui così elenca le processioni dell’anno: « Ogni terza domenica del mese si fa la Processione del Venerabile. Ogni prima domenica del mese si fa con la statua della Beata Vergine del Rosario. A’ 6 Dicembre vi è la Processione con la reliquia di Santa Nicolò protettore, e si porta nella sua chiesa.[…] »
Che San Michele Arcangelo fosse già venerato almeno dai pastori che scendevano a Manaforno o dai contadini e vi sostavano durante la stagione invernale, è sufficientemente dimostrato dalla medesima relazione del Parroco di Gioia, allegata alla Visita Pastorale del 1732. Tuttavia, una vera festa di San Michele comincerà ad aversi in Gioia solo nel secolo XIX, quando per Decreto Regio del 1836 sarà concessa perfino una « fiera di S. Michele ».
Tuttavia, il Santo che ufficialmente, verso la metà del Settecento, acquista il ruolo di « primo protettore » di Gioia, fu San Vincenzo Martire. Anche altri paesi della Marsica, più o meno nella stessa epoca, erano andati alla ricerca di un « santo » tutto loro. Don Artemio De Vincentis, attuale Parroco di Gioia, così ricostruisce la leggenda di questo Santo: « […] Si vuole che, spentosi il terrore delle persecuzioni, i primi cristiani di Gioia si recarono a Roma, animati da pio voto ».
Passando per l’odierno Colle di San Vincenzo, i portatori si concessero una sosta. Al momento di riprendere il cammino, alcuni di loro, stanchi del lungo e faticoso viaggio, decisero di lasciare le Sacre Reliquie al paese più vicino, Lecce Vecchio. Contro tale decisione, insorsero gli altri portatori, fino a quando, travolti dall’ostinazione, misero mano al sarcofago per deviarlo verso Lecce Vecchio. Ma il sarcofago era diventato improvvisamente pesante e nessuna forza umana avrebbe potuto mai muoverlo! Da pio incoraggiamento spinti, provarono allora gli altri portatori: il sarcofago tornò leggero come piuma, e l’esultante processione poté muoversi per riprendere la via di Gioia.
Il culto per questo Santo è andato sempre crescendo, tanto che, quando si festeggia il « Centenario » (ogni venticinque anni dalla data del 1757), i Gioiesi tornano da tutto il mondo per rendere omaggio al loro grande Protettore. E non badano assolutamente a spese!
Un altro culto celebre di Gioia, che ancor oggi resiste (accanto a quello di San Michele Arcangelo) nelle feste di Settembre, è quello della Madonna della Neve. La solenne festività si celebra ogni anno il 5 Agosto, giorno in cui la Chiesa commemora le Nevi cadute miracolosamente in Roma sul Colle Esquilino. Anche per questo argomento conviene attingere informazioni da coloro che ne hanno scritto in passato.
Accanto ai culti « indigeni », tuttavia, il popolo di Gioia è particolarmente legato anche ad altri Santi, verso i cui santuari si recava in pellegrinaggio per riceverne grazie e protezione. Il santuario più vicino a Gioia dei Marsi è quello di San Gemma in Goriano Sicoli, dove nel 1752 un giovanetto della Terra di Gioia fu liberato da grave malore per intercessione di Santa Gemma.
Il culto più recente e, nonostante ciò, attualmente il più sentito, è quello per la Madonna della Libera di Pratola Peligna, al cui santuario ogni anno si reca, nella prima settimana di maggio, una numerosa « compagnia » di Gioia.
La gente considera la partenza della « compagnia » un evento importante, così come il loro arrivo a Pratola Peligna, dove non solo viene specificamente segnato nel Calendario dei festeggiamenti, ma è proprio tale arrivo a dare l’inizio ufficiale della festa stessa.
Infine, le due Madonne (raffigurate nei due stendardi) si abbracciano, e poi, insieme, entrambe le « compagnie » si recano nella chiesa parrocchiale, accompagnate da tutta la popolazione, in ginocchio, strisciando sul pavimento.
Riferimento autore: Prof. Angelo Melchiorre.