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Problemi Demografici Dal 400 Al 900

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Scoprite come guerre, pestilenze e rivoluzioni hanno plasmato Gioia dei Marsi nel corso dei secoli, tra crescita demografica e sfide migratorie.

L’analisi storica di Gioia dei Marsi offre un quadro significativo della sua evoluzione demografica dalla metà del Quattrocento alla metà del Novecento. Attraverso fonti come le numerazioni dei fuochi e i censimenti, emerge come eventi storici, come le guerre italiche, le carestie e il regime feudale, abbiano influenzato la vita della popolazione locale. La prima registrazione fu fatta nel 1443 da Alfonso I d’Aragona, segnalando un modesto popolamento con 85 fuochi e circa 425 abitanti, e una tassazione destinata al Conte di Cèlano.

Nel 1545, il censimento documenta un significativo aumento della popolazione a Gioia, con 238 fuochi e 1190 abitanti, ma il fenomeno subisce una flessione nel Seicento a causa delle scorrerie banditesche e della peste che colpì l’area. A partire dal 1700, Gioia inizia a riprendere la crescita demografica, arrivando a 267 fuochi nel 1737, mentre dai dati del Settecento si evince un prospero sviluppo economico legato all’allevamento di bestiame e alla transumanza verso il Tavoliere della Puglia.

Segnando una nuova fase storica, nel 1806 le leggi eversive della feudalità apportano significative riforme sociali e agrarie, migliorando le condizioni di vita degli abitanti. La conferma della prosperità risulta anche dai dati elettorali del 1861, dove Gioia si distingue per il numero di elettori nel contesto abruzzese. Tuttavia, la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 segna l’inizio delle difficoltà, tra cui il fenomeno migratorio che prosegue fino al primo Novecento, con il tragico terremoto del 1915 che devasta la comunità e riduce drasticamente la popolazione.

Nonostante i sacrifici e i lutti della Grande Guerra, Gioia dei Marsi inizia lentamente a ricostruirsi. L’analisi statistica del periodo postbellico mostra un recupero della popolazione, toccando il picco nel 1951 con 2.934 abitanti. Negli anni successivi, tuttavia, un leggero decremento evidenzia il ritorno di alcuni emigranti e la crescente problematica della popolazione anziana. Nel decennio 1961-1971, i nati e i morti si bilanciano, indicando un periodo di stagnazione demografica, aspetto che pone interrogativi sulle sfide future per Gioia e la sua comunità.

Riferimento autore: “Breve viaggio a Gioia Di Marsi e dintorni” (Testi a cura del Prof. Leucio Palozzi).

L’opportunità di dedicare a Gioia dei Marsi alcune note di ricerca storica, bibliografica, folcloristica e letteraria ha suggerito, in questa disamina, di indagare sulle peculiari caratteristiche della popolazione gioiese e sulle relative vicende, con dati statisticamente rilevanti e storicamente significativi. L’andamento demografico e le oscillazioni registrate nel tempo hanno profondamente inciso sul destino della popolazione locale e si spiegano con i fatti storici che hanno determinato quelle variazioni; tra questi, il cambiamento del sito di abitazione, l’alterazione dello stato dei luoghi, le epidemie, le carestie, la politica fiscale, il regime economico, il sistema feudale, il movimento migratorio, gli eventi bellici e tellurici, le variazioni delle circoscrizioni amministrative.

L’esame di un arco di tempo plurisecolare, dal Quattrocento al Novecento, permette di cogliere il fenomeno demografico nel suo sviluppo storico e di evidenziare le diverse e più significative caratteristiche secolari. Le principali fonti sono costituite dalle numerazioni dei fuochi, dagli stati delle anime e dai censimenti della popolazione.

La prima e più antica statistica, relativa al Regno di Napoli, fu ordinata nel 1443 da Alfonso I d’Aragona e si basò sul computo, per scopi fiscali, dei nuclei familiari denominati fuochi. La numerazione dei fuochi era un vero e proprio censimento dei beni e delle persone con la descrizione nominativa del capoluoco (capofamiglia) e di ogni altro convivente, di cui si segnalavano l’età, lo stato civile, il mestiere. La rilevazione era condotta casa per casa (ostíatim) da un numeratore, delegato dal Governo, e affiancato dai deputati dell’Università (Comune). Sulla base del numero dei fuochi si determinava la tassa da pagare (focatico), ma il fuoco non si identificava con la famiglia anagrafica di oggi che coabita e mette in comune i redditi, bensì con l’insieme di persone che traevano sostentamento da un patrimonio comune.

Il primo dato focolare riguardante Gioia, (Ioya castrum Ioye in Abruzzo Ulteriore), testimonia un popolamento relativamente basso nella prima metà del Quattrocento, con 85 fuochi nel 1443 e 84 nel 1447, mentre gli abitanti presunti sarebbero stati 425 nel 1443 e 420 nel 1447. La tassazione corrispondente fu stabilita in ducati sei, tari uno e grani quattordici e mezzo, che dovevano essere versati dall’Università al Conte di Cèlano, intestatario del feudo.

Analogamente, per i centri vicini, rispettivamente nel 1443 e nel 1447, furono registrati fuochi 72 e 74 per Ortucchio, 106 e 111 per Lecce, 52 e 53 per Aschi, che fece risultare una bassa numerazione, ma un’altissima tassazione. Nel 1545, Gioia presentava 238 fuochi e una popolazione di 1190 abitanti, documentando un decisivo sviluppo demografico, quasi triplicato in circa un secolo.

Una inversione di tendenza si verificò sul finire del Cinquecento e proseguì per tutto il Seicento. Il dato del 1648 con 200 fuochi attesta una prima contrazione, probabilmente correlata alle scorrerie banditesche di Marco Sciarra e dei suoi 600-800 ladroni che incendiarono Gioia. Un’altra interessante comparazione può essere condotta fra la numerazione del 1648 e quella del 1658, in seguito alla peste del 1656-57. Si registrò una notevole oscillazione nel computo dei fuochi, evidenziando gli effetti luttuosi della peste, che estinse migliaia di nuclei familiari in tutto il regno.

La peste si diffuse in quasi tutti i centri marsicani; a Lecce, la popolazione passò da 280 a 144 fuochi, e Ortucchio da 100 a 55 famiglie. In contrasto, la popolazione ecclesiastica si presentava abbastanza numerosa, con circa 700-800 anime a Gioia, come attestato da un documento del Reassunto del numero de’ preti del Regno di Napoli.

Gli ultimi dati focolari sono registrati nella prima metà del Settecento. Dopo le contrazioni della popolazione, Gioia riprese finalmente la sua crescita demografica, raddoppiando il numero dei suoi abitanti, passando dai 153 fuochi del 1700 ai 267 del 1737. Una variazione modesta interessò Lecce, che passò dai 141 ai 145 fuochi. Nella valutazione dei dati focolari si deve tener conto di riferimenti specifici ad ogni abitato; quindi, nel caso di Gioia, non è compresa la popolazione di Sperone né quella di Aschí.

Nel 1794, si registrò uno status animarum con 1.448 anime, e nella prima rilevazione francese nel 1814, la popolazione risultò di 2.603 abitanti. Questo centro marsicano è stato caratterizzato da condizioni di vita prospere nel Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento, come documentato dai dati sulla ricchezza del patrimonio armentario.

Un’ulteriore crescita si ebbe con l’introduzione delle leggi eversive della feudalità nel 1806, quando la popolazione ottenne la concessione degli usi civici nelle montagne feudali intestate al Duca Sforza Cabrera Bovadille. In breve, la popolazione era costituita in gran parte di possidenti; nel 1861, Gioia registrò 159 elettori.

La successione dei dati, dal 1861 al 1981, sulla popolazione residente evidenzia significative oscillazioni. La popolazione si ridusse a causa dell’emigrazione, ma al termine della guerra il fenomeno migratorio riprese nel primo ventennio del Novecento, con un picco di 14% nel 1921. Il terremoto del 13 gennaio 1915 devastò la popolazione, causando circa 3.500 vittime e lasciando Gioia in condizioni di forte disagio.

Negli anni venti, si avviò la ricostruzione, e nel 1921 la popolazione ebbe una considerevole riduzione, stabilizzandosi attorno ai 2.000 abitanti. Dopo un periodo di assestamento, la popolazione tornò a crescere, raggiungendo 2.934 abitanti nel 1951. Tuttavia, si registrò un leggero e costante decremento fino ai 2.264 abitanti del 1981.

Gli anni settanta segnarono un incremento naturale nullo, evidenziato dalla maggiore solidità della popolazione, mentre giovanissimi emigrati iniziarono a ritornare a Gioia. Questa analisi demografica evidenzia un quadro significativo, ma la mancanza di una visione organica rende l’immagine di Gioia dei Marsi complessa e meritevole di una ricostruzione storica più completa, a testimonianza del suo patrimonio culturale e sociale.

Riferimento autore: Prof. Leucio Palozzi.

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L’opportunità di dedicare a Gioia dei Marsi alcune note di ricerca storica, bibliografica, folcloristica e letteraria ha suggerito, in questa disamina, di indagare sulle peculiari caratteristiche della popolazione gioiese e sulle relative vicende, con dati statisticamente rilevanti e storicamente significativi. L’andamento demografico e le oscillazioni registrate nel tempo hanno profondamente inciso sul destino della popolazione locale e si spiegano con i fatti storici che hanno determinato quelle variazioni; tra questi, il cambiamento del sito di abitazione, l’alterazione dello stato dei luoghi, le epidemie, le carestie, la politica fiscale, il regime economico, il sistema feudale, il movimento migratorio, gli eventi bellici e tellurici, le variazioni delle circoscrizioni amministrative.

L’esame di un arco di tempo plurisecolare, dal Quattrocento al Novecento, permette di cogliere il fenomeno demografico nel suo sviluppo storico e di evidenziare le diverse e più significative caratteristiche secolari. Le principali fonti sono costituite dalle numerazioni dei fuochi, dagli stati delle anime e dai censimenti della popolazione.

La prima e più antica statistica, relativa al Regno di Napoli, fu ordinata nel 1443 da Alfonso I d’Aragona e si basò sul computo, per scopi fiscali, dei nuclei familiari denominati fuochi. La numerazione dei fuochi era un vero e proprio censimento dei beni e delle persone con la descrizione nominativa del capoluoco (capofamiglia) e di ogni altro convivente, di cui si segnalavano l’età, lo stato civile, il mestiere. La rilevazione era condotta casa per casa (ostíatim) da un numeratore, delegato dal Governo, e affiancato dai deputati dell’Università (Comune). Sulla base del numero dei fuochi si determinava la tassa da pagare (focatico), ma il fuoco non si identificava con la famiglia anagrafica di oggi che coabita e mette in comune i redditi, bensì con l’insieme di persone che traevano sostentamento da un patrimonio comune.

Il primo dato focolare riguardante Gioia, (Ioya castrum Ioye in Abruzzo Ulteriore), testimonia un popolamento relativamente basso nella prima metà del Quattrocento, con 85 fuochi nel 1443 e 84 nel 1447, mentre gli abitanti presunti sarebbero stati 425 nel 1443 e 420 nel 1447. La tassazione corrispondente fu stabilita in ducati sei, tari uno e grani quattordici e mezzo, che dovevano essere versati dall’Università al Conte di Cèlano, intestatario del feudo.

Analogamente, per i centri vicini, rispettivamente nel 1443 e nel 1447, furono registrati fuochi 72 e 74 per Ortucchio, 106 e 111 per Lecce, 52 e 53 per Aschi, che fece risultare una bassa numerazione, ma un’altissima tassazione. Nel 1545, Gioia presentava 238 fuochi e una popolazione di 1190 abitanti, documentando un decisivo sviluppo demografico, quasi triplicato in circa un secolo.

Una inversione di tendenza si verificò sul finire del Cinquecento e proseguì per tutto il Seicento. Il dato del 1648 con 200 fuochi attesta una prima contrazione, probabilmente correlata alle scorrerie banditesche di Marco Sciarra e dei suoi 600-800 ladroni che incendiarono Gioia. Un’altra interessante comparazione può essere condotta fra la numerazione del 1648 e quella del 1658, in seguito alla peste del 1656-57. Si registrò una notevole oscillazione nel computo dei fuochi, evidenziando gli effetti luttuosi della peste, che estinse migliaia di nuclei familiari in tutto il regno.

La peste si diffuse in quasi tutti i centri marsicani; a Lecce, la popolazione passò da 280 a 144 fuochi, e Ortucchio da 100 a 55 famiglie. In contrasto, la popolazione ecclesiastica si presentava abbastanza numerosa, con circa 700-800 anime a Gioia, come attestato da un documento del Reassunto del numero de’ preti del Regno di Napoli.

Gli ultimi dati focolari sono registrati nella prima metà del Settecento. Dopo le contrazioni della popolazione, Gioia riprese finalmente la sua crescita demografica, raddoppiando il numero dei suoi abitanti, passando dai 153 fuochi del 1700 ai 267 del 1737. Una variazione modesta interessò Lecce, che passò dai 141 ai 145 fuochi. Nella valutazione dei dati focolari si deve tener conto di riferimenti specifici ad ogni abitato; quindi, nel caso di Gioia, non è compresa la popolazione di Sperone né quella di Aschí.

Nel 1794, si registrò uno status animarum con 1.448 anime, e nella prima rilevazione francese nel 1814, la popolazione risultò di 2.603 abitanti. Questo centro marsicano è stato caratterizzato da condizioni di vita prospere nel Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento, come documentato dai dati sulla ricchezza del patrimonio armentario.

Un’ulteriore crescita si ebbe con l’introduzione delle leggi eversive della feudalità nel 1806, quando la popolazione ottenne la concessione degli usi civici nelle montagne feudali intestate al Duca Sforza Cabrera Bovadille. In breve, la popolazione era costituita in gran parte di possidenti; nel 1861, Gioia registrò 159 elettori.

La successione dei dati, dal 1861 al 1981, sulla popolazione residente evidenzia significative oscillazioni. La popolazione si ridusse a causa dell’emigrazione, ma al termine della guerra il fenomeno migratorio riprese nel primo ventennio del Novecento, con un picco di 14% nel 1921. Il terremoto del 13 gennaio 1915 devastò la popolazione, causando circa 3.500 vittime e lasciando Gioia in condizioni di forte disagio.

Negli anni venti, si avviò la ricostruzione, e nel 1921 la popolazione ebbe una considerevole riduzione, stabilizzandosi attorno ai 2.000 abitanti. Dopo un periodo di assestamento, la popolazione tornò a crescere, raggiungendo 2.934 abitanti nel 1951. Tuttavia, si registrò un leggero e costante decremento fino ai 2.264 abitanti del 1981.

Gli anni settanta segnarono un incremento naturale nullo, evidenziato dalla maggiore solidità della popolazione, mentre giovanissimi emigrati iniziarono a ritornare a Gioia. Questa analisi demografica evidenzia un quadro significativo, ma la mancanza di una visione organica rende l’immagine di Gioia dei Marsi complessa e meritevole di una ricostruzione storica più completa, a testimonianza del suo patrimonio culturale e sociale.

Riferimento autore: Prof. Leucio Palozzi.

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