Questo contributo prende avvio dall’osservazione di un processo socioeconomico che caratterizza il nostro paese, dando l’immagine di un certo dinamismo e di una discreta vitalità. Infatti, l’economia di Gioia dei Marsi, basata principalmente sul settore agricolo, fa registrare la diffusione di un significativo numero di impianti industriali di piccole e medie dimensioni, i cosiddetti “lavaggi”, stabilimenti dove le produzioni orticole fucensi ricevono un trattamento di cernita, pulizia ed imballaggio prima di essere inviate ai mercati di consumo. La radice di questo sviluppo va individuata chiaramente nella vocazione agricola del Fùcino nonché dall’incontro tra competenze acquisite nel settore agricolo con l’intraprendenza microimprenditoriale in un ambiente fortemente modificato dall’azione della natura e dalla determinazione umana.
Contemporaneamente alla trasformazione del paesaggio, inteso come prodotto sociale, è stata l’evoluzione dei marsicani, i quali dalla pastorizia e dalla pesca di sussistenza sono divenuti “cafoni di Fontamara“, proprietari terrieri, ed intorno agli anni ’70, orticoltori. Alla luce di tali considerazioni, appare doveroso fare alcune premesse di carattere generale per definire brevemente le condizioni geografiche e storiche della “regione marsicana” e della conca del Fùcino, centro funzionale dell’area.
La Marsica presenta una notevole identità storica e territoriale e limiti fisici ben definiti. Tali elementi la differenziano sostanzialmente sia dagli altri contesti regionali sia dalle altre conche intermontane. La natura artificiale della piana e la conseguente forma regolare dei campi conferiscono infatti al territorio un’identità originale nell’assetto insediativo regionale. Le caratteristiche del tutto nuove che la connotano attualmente prendono le mosse da un graduale processo di sviluppo avviato nell’ultimo scorcio del XIX secolo.
Tra gli avvenimenti che segnano le tappe del radicale mutamento della situazione originaria, ricordiamo il prosciugamento del lago, completato nel 1878; il terremoto del 1915; la riforma agraria nel 1950 e la conseguente creazione dell’Ente Fùcino, organo preposto allo sviluppo agrozootecnico della conca. Fino al definitivo prosciugamento, il Fùcino costituiva uno spazio marginale. Infatti, condivideva con il resto della regione e del Mezzogiorno un estremo disagio economico, derivante da un sistema di sostentamento agricolo sostanzialmente povero e arretrato.
La riforma agraria, la razionalizzazione dell’agricoltura e l’introduzione di una crescente meccanizzazione sono i principali interventi che hanno permesso l’evoluzione della zona verso condizioni economico-sociali più avanzate. Negli anni ’60, la Marsica si configurò come un vero e proprio “laboratorio” per i profondi sconvolgimenti realizzati dalla disponibilità improvvisa di una vasta pianura, da sottoporre a sfruttamento intensivo, ma anche in previsione di nuovi piani di intervento pubblico.
Ad indicare la profonda rivoluzione della realtà statica della conca, contribuì in questo stesso periodo l’insediamento del Telespazio, modernissima stazione per le comunicazioni via satellite, appartenente al gruppo IRI, terzo ad entrare in funzione in Europa e quarto nel mondo. Solo da questa sommaria presentazione delle principali tappe che hanno caratterizzato lo sviluppo della Marsica risultano evidenti i fattori peculiari dello sviluppo economico, riconducibile ad una costante gestione esterna, con fini di assistenza allo sviluppo, che ha sostituito le prime iniziative di carattere paternalistico.
Oggi le parabole del Telespazio, i fumi delle ciminiere del Nucleo Industriale di Avezzano e l’assetto della piana fortemente razionalizzata le conferiscono un aspetto molto innovativo. L’altopiano del Fùcino si presenta come una grande distesa agricola nel cuore della montagna, luogo di industrie avanzate ed innovative, nodo interno di comunicazioni veloci, zona di antichi e nuovi insediamenti, circondata da aree protette di interesse nazionale e regionale. Dopo la già citata opera di bonifica integrale e di trasformazione fondiaria, la campagna si presenta completamente rinnovata con conseguenze e riflessi sociali di vasta portata.
L’agricoltura presenta fin dall’inizio proprie peculiarità con un indice di utilizzazione rurale molto elevato. La natura limoargillosa del suolo, che la rende molto fertile, insieme al clima continentale, con inverni particolarmente rigidi e piovosi ed estati calde, fanno sì che le produzioni assumano qualità nutritive molto apprezzate. Sempre grazie al clima, le produzioni si avvantaggiano della condizione di ritardizie, arrivando sui mercati in piena estate, momento in cui è più gradito il consumo di ortaggi.
Nel corso dei decenni si è assistito ad una serie di trasformazioni che rendono produttivo il bilancio del settore, permettendo un progressivo aumento della produttività agricola con la conseguente specializzazione delle sue strutture. Si sviluppa moltissimo la coltivazione degli ortaggi, più remunerativa di altre e comunque meno soggetta alle oscillazioni del mercato. Se alla fine degli anni ’60 la coltivazione della bietola e della patata primeggiava, occupando quasi la metà della superficie dell’ex lago, proprio in quegli anni fece la prima comparsa la coltivazione della carota.
Attualmente, l’altopiano del Fùcino è il più grande polo produttivo a livello nazionale, rappresentando il 30% della produzione, il 5% di quella europea e l’1% di quella mondiale. Seguono i vari tipi di insalate, come radicchio, indivia e finocchio. L’introduzione di queste nuove colture troverebbe radici più remote nell’afflusso di contadini dall’Italia del nordest e dalle Marche, chiamati dai Torlonia per le opere di bonifica e di messa a coltura delle nuove terre. Inoltre, il fenomeno si può ricondurre alla nascita delle prime capacità imprenditoriali degli agricoltori, che incominciarono la commercializzazione delle loro produzioni venendo a contatto con altre realtà produttive, soprattutto nel territorio del Chioggiano.
Una fotografia della realtà produttiva fucense si ottiene da una pubblicazione curata dall’ARSSA: “Il Polo Orticolo dell’altopiano del Fùcino”. L’opuscolo fornisce alcuni dati statistici di carattere generale. L’intera area del Fùcino ammonta a 13072 ettari, la produzione totale nell’ultimo triennio è stata di 470.279 tonnellate. I centri di lavorazione ufficialmente censiti risultano essere 85, di questi 12 sono di proprietà, o comunque fanno capo ad imprenditori agricoli del nostro paese. Il dato assume maggior rilevanza se a questi si aggiungono i produttori agricoli di base, circa 40, che si dedicano a tempo pieno o part-time all’agricoltura e che riforniscono in buona parte gli impianti sopra citati.
Riguardo alle superfici coltivate, bisogna ricordare che ai terreni di proprietà si aggiungono gli ettari di terreno condotti in affitto. Entrare nel merito dei singoli casi non è possibile. Le lacune risultano frequenti quando i comuni sono di piccola taglia come il nostro, inoltre c’è l’impossibilità di stabilire la superficie realmente coltivata, dato l’annoso problema della ricomposizione fondiaria. I “lavaggi” sono in genere strutture gestite a livello familiare, con funzioni direttive assunte dagli stessi agricoltori imprenditori. Gli stabilimenti svolgono attività di magazzini, produzione ed uffici.
Numerosi sono gli operatori giovani, spesso di seconda generazione, che facendo tesoro dell’esperienza e delle competenze acquisite dai genitori, hanno verticalizzato la filiera, inglobando la lavorazione e la commercializzazione dei prodotti. Grazie alla loro connotazione, le aziende curano le principali fasi produttive che abbracciano la semina, la raccolta ed il confezionamento degli ortaggi. Per quest’ultima operazione, effettuata nei capannoni industriali, i prodotti vengono cerniti, selezionati dal personale e confezionati in cassettine di legno o in bustine di cellophane.
Un’esperienza significativa per l’iniziativa di impresa e la vitalità trasformativa è rappresentata da un’azienda che si è specializzata nella produzione di succhi e creme di carota. La crescita professionale degli operatori è dimostrata dalle innovazioni di processo che hanno introdotto nelle loro aziende, come i sistemi interni di autocontrollo e di gestione della qualità. Relativamente buona è la dotazione di macchine per la lavorazione degli ortaggi (lavatrici, calibratrici, insacchettatrici) e locali di conservazione (celle frigorifere).
A livello generale, essendo la base economica e produttiva dell’area costituita dall’agricoltura, l’impatto sul mercato del lavoro appare abbastanza significativo. Per quanto riguarda la manodopera, accanto a forme di lavoro stabili e durature, si fa ricorso al bracciantato ed al lavoro stagionale. Questa esigenza, come in altre realtà produttive, è soddisfatta sempre più spesso da lavoratori immigrati dai paesi dell’Est e dal Terzo Mondo. Riguardo all’organizzazione del lavoro, appare delineata una certa differenziazione fra lavoro maschile e femminile.
L’uso dei mezzi meccanici è considerato un lavoro tipicamente maschile, mentre i lavori manuali sono prerogativa femminile, accanto all’occupazione nell’ambito amministrativo. Per quanto riguarda i mercati, molte aziende commercializzano interamente i prodotti con i loro marchi. Altre adottano una formula di produzione “mista”, indirizzando i prodotti in quantità variabili alla commercializzazione diretta ed alla committenza, attraverso canali di vendita con reti di operatori già presenti sui mercati generali.
Tale situazione dimostra il positivo orientamento del sistema produttivo verso i mercati di sbocco, con i quali i rapporti e gli stimoli provenienti dalla domanda sono intensi. I mercati di riferimento risultano molto differenziati e variamente distribuiti sul territorio nazionale fra Roma, Pescara e i mercati centro-meridionali. Consistenti quantitativi sono smerciati nel Nord (Milano, Verona, Bologna, Torino) e figurano anche le esportazioni europee con quote significative rappresentate dagli ordinativi dei mercati tedeschi.
Negli ultimi anni, ed in particolare per le carote, nonostante il forte regime concorrenziale, gli operatori hanno trovato spazio anche presso la grande distribuzione organizzata, costituita da catene distributive ed ipermercati. Accanto all’andamento positivo del sistema produttivo descritto, restano alcune questioni aperte, tra le quali l’emergenza idrica, problema ambientale addirittura ribaltato. Le coltivazioni orticole richiedono sempre più irrigazioni che vengono effettuate a pioggia, traendo acqua dai canali ormai insufficienti.
Inoltre, la scarsa concentrazione dell’offerta porta ad una conflittualità economica tra gli operatori, con conseguenze spesso negative per la commercializzazione, che non sempre consente un adeguato rendimento. Per consolidare i traguardi raggiunti e crearne di nuovi, recentemente è stato costituito il Consorzio di tutela e valorizzazione degli ortaggi del Fùcino (COTOF). L’iniziativa promossa dall’ARSSA si propone di tutelare i produttori associati e di potenziarne l’efficienza mediante l’organizzazione di attività e servizi, soprattutto ai fini della promozione commerciale, con l’apposizione di un marchio consortile che tuteli la tipicità dei prodotti e che sia facilmente individuabile dai consumatori.
Altro proposito è quello di sollecitare forme di compartecipazione per la creazione di nuove iniziative nel ramo conserviero, attraverso il surgelamento, il confezionamento sotto vetro ed in scatola.
Riferimento autore: [Prof. Giuseppe Grossi].