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La Storia Di Gioia Dei Marsi.. Gli Abitanti

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Gioia dei Marsi, elogiata nei secoli, combatte un’eredità di vivaci controversie territoriali che infiammano ancora oggi le relazioni con i vicini.

Il paese di Gioia dei Marsi, situato a 1433 m sul livello del mare, è stato al centro di elogi da parte di scrittori e poeti nel corso dei secoli. La sua descrizione da parte di Febonio nel Seicento ha influenzato storici marsicani come Corsignani, Antinori, e Bonanni, che hanno celebrato le bellezze del luogo e la civiltà dei suoi abitanti. Sebbene apprezzato, Gioia ha anche vissuto conflitti con i paesi circostanti, come Pescasseroli e Bisegna, principalmente a causa dei frequenti spostamenti della sua popolazione, che ha cambiato residenza più volte, dalla storica Rocca di Gioia a Gioia Vecchio, fino a Manaforno.

Le controversie territoriali sono emerse già nel 1429, quando l’Abate di S. Maria della Vittoria intervenne in una disputa con Bisegna, sottolineando l’autonomia di Gioia all’interno della Contea di Cèlano. Tale conflitto culminò nel 1504 con una rinnovata lite sui confini, che richiese l’intervento di autorità superiori. Nonostante i compromessi, l’astio tra i due paesi si protrasse nel tempo, come dimostrato da lettere ufficiali del XVIII secolo, che evidenziavano l’astio dei Bisegnini nei confronti dei Gioiesi.

Analogamente, la rivalità con Pescasseroli ebbe origine da vertenze lunghissime, risolte solo parzialmente nel 1574 grazie a compromessi per evitare conflitti violenti, esacerbati da bande brigantesche che infestavano la regione. Tuttavia, l’irriducibile antagonismo permaneva ancora nel XX secolo, come attestato da studi di antropologi che descrivevano gli agricoltori di Gioia come rozzi agli occhi dei Pescasserolesi.

Un altro grave dissidio scoppiò con Lecce dei Marsi, con gli abitanti di Gioia che si trasferirono in Manaforno, occupando terreni già rivendicati dai Leccesi. Questo portò a violenze nel 1759, con saccheggi notturni che culminarono in azioni legali e condanne che, paradossalmente, sancirono il diritto di Gioia su molte terre contese. L’escalation di conflitti continuò nel 1781 e si protrasse nei decenni successivi, manifestandosi spesso in risse e querelle legali.

La storia di Gioia dei Marsi è dunque caratterizzata da una ricca eredità culturale ma anche da una lunga scia di controversie territoriali che hanno segnato profondamente le relazioni con i paesi vicini, creando un clima di rivalità che persiste nel tempo.

Riferimento autore: “Breve viaggio a Gioia Di Marsi e dintorni” (Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre).

Il paese di Gioia dei Marsi, situato ad un’altitudine di 1433 m sul livello del mare, è stato oggetto di elogi da parte di scrittori e poeti nel corso della storia. Un’acclamata descrizione di Gioia viene fornita dal Febonio nel Seicento, e il suo lavoro ha ispirato storici marsicani come Corsignani, Antinori, Di Pietro e Bonanni, così come giornalisti e visitatori, tra cui Lionardo Dorotea, Richard Keppel Craven, Nicola Marcone, Emidio Agostínone e Antonio De Nino, che hanno celebrato le bellezze e la civiltà dei suoi abitanti.

Nel 1659, Antinori annotò i dettagli sulla posizione di Gioia, evidenziando che si trovava a due miglia a sud di Leccio, nel medesimo giogo montuoso, e a sei miglia da Peschio e Seroli. Dopo un incendio causato da sbandati, il paese fu rifatto in un sito meno scosceso e più bello, sebbene meno popolato. Oltre alla configurazione geografica, il Febonio parlò della popolazione che non era mai in difficoltà economiche, possedeva molte pecore e capre, e durante l’inverno, molti di loro migravano in Puglia.

Il carattere degli abitanti era descritto come valido e di bell’aspetto, con una dedizione particolare all’onestà, alla famiglia e alla musica, praticata per onorare Dio. Le donne, benché non si dedicassero all’ornamento, lavoravano la wolle per i loro abiti; la popolazione contava circa 238 fuochi sotto la giurisdizione di una chiesa parrocchiale dedicata alla Madre di Dio.

Nonostante l’ammirazione degli intellettuali, i Gioiesi non avevano sempre rapporti sereni con le comunità vicine. Le popolazioni di Pescasseroli, Bísegna, Ortona e Lecce dei Marsi spesso guardavano con sospetto i loro vivaci e dinamici vicini, soprattutto in seguito ai continui spostamenti di Gioia, che cambiò residenza ben quattro volte nel corso della sua storia. Questi spostamenti generarono tensioni nei confronti dei legittimi proprietari di terre e pascoli, alimentando dispute sui confini e diritti.

La prima lite documentata avvenne con Bisegna nel 1429, quando l’Abate di San Maria della Vittoria intervenne per dimostrare che Gioia era ormai un comune autonomo all’interno della Contea di Cèlano. La questione si riaccese nel 1504, quando le due comunità ripresero le discussioni sui confini, portando all’intervento del Uditore Generale di Giovanna Duchessa d’Amalfi.

Le tensioni continuarono, tanto che nel 1740 Bisegna fece richiesta di escludere sacerdoti di Gioia per evitare conflitti e scandali. Anche il rapporto con Pescasseroli fu segnato da contrasti, ma nel 1574, si giunse a un compromesso citato da Benedetto Croce, che tentava di ristabilire la pace tra i due paesi. Tuttavia, le rivalità persistettero nel tempo, con il poeta Cesidio Gentile che si scagliava con beffe contro i Gioiesi nel secolo XIX.

Ma la rivalità più profonda si sviluppò con Lecce. Nel 1759, gli abitanti di Gioia saccheggiarono un’area chiamata San Vincenzo, provocando reazioni da parte dei Leccesi e l’intervento della giustizia. Pur condannati a una multa, i Gioiesi ottennero il riconoscimento di alcuni territori. La contesa continuò con altre violenze e schermaglie legali nei decenni successivi, con scontri feroci che culminarono nel 1781.

Anche un episodio accaduto nel 1719, che coinvolse il reverendo don Marco Eugenio Melone, testimonia la tensione tra le comunità, con contese sulle pratiche pastorali e diritti di pascolo. Questa atmosfera di conflitto e rivalità ha segnato la storia di Gioia dei Marsi e continua a influenzare le relazioni con i comuni vicini, dove ogni disturbo è spesso attribuito ai “rivali”.

Riferimento autore: “Breve viaggio a Gioia Di Marsi e dintorni” (Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre).

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Il paese di Gioia dei Marsi, situato ad un’altitudine di 1433 m sul livello del mare, è stato oggetto di elogi da parte di scrittori e poeti nel corso della storia. Un’acclamata descrizione di Gioia viene fornita dal Febonio nel Seicento, e il suo lavoro ha ispirato storici marsicani come Corsignani, Antinori, Di Pietro e Bonanni, così come giornalisti e visitatori, tra cui Lionardo Dorotea, Richard Keppel Craven, Nicola Marcone, Emidio Agostínone e Antonio De Nino, che hanno celebrato le bellezze e la civiltà dei suoi abitanti.

Nel 1659, Antinori annotò i dettagli sulla posizione di Gioia, evidenziando che si trovava a due miglia a sud di Leccio, nel medesimo giogo montuoso, e a sei miglia da Peschio e Seroli. Dopo un incendio causato da sbandati, il paese fu rifatto in un sito meno scosceso e più bello, sebbene meno popolato. Oltre alla configurazione geografica, il Febonio parlò della popolazione che non era mai in difficoltà economiche, possedeva molte pecore e capre, e durante l’inverno, molti di loro migravano in Puglia.

Il carattere degli abitanti era descritto come valido e di bell’aspetto, con una dedizione particolare all’onestà, alla famiglia e alla musica, praticata per onorare Dio. Le donne, benché non si dedicassero all’ornamento, lavoravano la wolle per i loro abiti; la popolazione contava circa 238 fuochi sotto la giurisdizione di una chiesa parrocchiale dedicata alla Madre di Dio.

Nonostante l’ammirazione degli intellettuali, i Gioiesi non avevano sempre rapporti sereni con le comunità vicine. Le popolazioni di Pescasseroli, Bísegna, Ortona e Lecce dei Marsi spesso guardavano con sospetto i loro vivaci e dinamici vicini, soprattutto in seguito ai continui spostamenti di Gioia, che cambiò residenza ben quattro volte nel corso della sua storia. Questi spostamenti generarono tensioni nei confronti dei legittimi proprietari di terre e pascoli, alimentando dispute sui confini e diritti.

La prima lite documentata avvenne con Bisegna nel 1429, quando l’Abate di San Maria della Vittoria intervenne per dimostrare che Gioia era ormai un comune autonomo all’interno della Contea di Cèlano. La questione si riaccese nel 1504, quando le due comunità ripresero le discussioni sui confini, portando all’intervento del Uditore Generale di Giovanna Duchessa d’Amalfi.

Le tensioni continuarono, tanto che nel 1740 Bisegna fece richiesta di escludere sacerdoti di Gioia per evitare conflitti e scandali. Anche il rapporto con Pescasseroli fu segnato da contrasti, ma nel 1574, si giunse a un compromesso citato da Benedetto Croce, che tentava di ristabilire la pace tra i due paesi. Tuttavia, le rivalità persistettero nel tempo, con il poeta Cesidio Gentile che si scagliava con beffe contro i Gioiesi nel secolo XIX.

Ma la rivalità più profonda si sviluppò con Lecce. Nel 1759, gli abitanti di Gioia saccheggiarono un’area chiamata San Vincenzo, provocando reazioni da parte dei Leccesi e l’intervento della giustizia. Pur condannati a una multa, i Gioiesi ottennero il riconoscimento di alcuni territori. La contesa continuò con altre violenze e schermaglie legali nei decenni successivi, con scontri feroci che culminarono nel 1781.

Anche un episodio accaduto nel 1719, che coinvolse il reverendo don Marco Eugenio Melone, testimonia la tensione tra le comunità, con contese sulle pratiche pastorali e diritti di pascolo. Questa atmosfera di conflitto e rivalità ha segnato la storia di Gioia dei Marsi e continua a influenzare le relazioni con i comuni vicini, dove ogni disturbo è spesso attribuito ai “rivali”.

Riferimento autore: “Breve viaggio a Gioia Di Marsi e dintorni” (Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre).

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