Gioia, nel corso dei secoli, ha rappresentato un centro ricco e popolato da uomini industriosi. Nel XVII secolo, lo storico Febonio, citato dall’Antinori, descrive la vita popolare a Gioia, situata presso l’odierna Gioia Vecchia. Il paese, dopo un incendio che distrusse le abitazioni, venne ricostruito in una posizione meno scoscesa, ma conservava un territorio fertile, nonostante il freddo intenso e i venti. Gli abitanti, in prevalenza, si dedicavano all’allevamento di pecore e capre, e molti, durante l’inverno, si spostavano in Puglia per lavorare altrove. La popolazione si distingueva per la cura della famiglia e un forte attaccamento alle tradizioni musicali.
Avanzando nel tempo, nelle osservazioni di Di Pietro nella seconda metà dell’ottocento, emerge un’altra realtà: la Gioia nuova, chiamata Manaforno, appariva ordinata, ma gli edifici erano poco ben disposti. Gli uomini, molti dei quali impegnati nel commercio, portavano i loro animali in Puglia nei mesi invernali, sfruttando così le escursioni tra pascoli estivi e invernali. Le donne occupavano il loro tempo nella manifattura e tintura dei panni, avvolgendo le proprie famiglie in abiti che riflettevano il gusto della tradizione greca.
I costumi di Gioia, inizialmente sobrii e pratici, iniziarono a evolversi, diventando più appariscenti e preziosi nella seconda metà del XVIII secolo, grazie all’influenza di Re Ferdinando I di Borbone. Tra il 1783 e il 1797, alcuni pittori furono incaricati di ritrarre i costumi delle diverse classi sociali, compresi quelli caratteristici di Gioia, evidenziando non solo le vesti delle classi abbienti, ma anche quelle degli artigiani, come i lanari, emblema dell’economia gioiese di fine ‘800. La varietà e il sfarzo dei costumi rappresentavano, dunque, la prosperità dei gioiesi, noti per il loro impegno nel commercio e nell’allevamento.
Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Rita Graziani ed Anna Guadagno).


