Nei tumultuosi anni ’20 del Novecento, le lotte contadine del Fùcino si intensificarono, in particolare intorno al 1922. Le problematiche nel chiaroscuro della crisi agricola post-terremoto del 1915 e le difficoltà amministrative, unite all’emigrazione e alla nascita di cooperative, posero al centro del dibattito politico territoriale le rivendicazioni contro l’Eccellentissima Casa Torlonia e le controversie legate alla distribuzione delle terre. L’invasione del Fùcino da parte dei contadini, insieme alla repressione dell’esercito e dei carabinieri, rappresentò il culmine di un conflitto che stava plasmando il contesto socio-politico della Marsica.
Le tensioni erano accentuate dalle modifiche ai contratti di mezzadria e dal carovita che affliggevano il comprensorio. Le sparatorie e le rappresaglie divennero quotidiane in un clima di crescente violenza, compromettendo i già fragili rapporti tra il sindacato dei contadini e il direttore dell’azienda Torlonia, don Carlo Torlonia. La protesta contadina culminò in occupazioni di municipi marsicani e in manifestazioni come quella di Capistrello, dove i rivoltosi, esasperati, inchiodarono le porte del comune.
Nel contesto di rivalità tra località contigue, Pescina e San Benedetto erano al centro di una disputa per l’assegnazione delle terre del Fùcino, con luoghi come l’operato di Luigi Scarsella, a sostegno delle rivendicazioni pescinesi, a sottolineare la complessità delle questione. Le rimostranze anche da parte del comune di Gioia dei Marsi si aggiunsero al conflitto, evidenziando come l’Amministrazione Torlonia avesse escluso gli agricoltori gioiesi dalle nuove affittanze, creando un malcontento che il sindaco G. Sinibaldi denunciò pubblicamente nel settimanale Il Risorgimento d’Abruzzo nel maggio del 1922.
La questione agraria si fece sempre più incandescente e Sinibaldi avvertì che una ripartizione equa delle terre fosse necessaria per evitare il risveglio di violenze popolari, che avrebbero potuto giungere a danneggiare l’ordine pubblico. Le sue allusioni a possibili sommosse e alla necessità di attenzione da parte delle autorità politiche colpirono nel segno, segnalando la gravità della situazione. In un contesto già segnato dall’avvento del fascismo, le richieste di equità si mescolarono con minacce e proteste, evidenziando l’inevitabile travaglio sociale in atto nella Marsica.
Il regime fascista cercò di sfruttare il malcontento per consolidare il proprio potere, ma il proletariato agricolo continuò a lottare per i propri diritti. Tuttavia, con l’imposizione di sindacati fascisti e la repressione delle associazioni di agricoltori, la capacità di resistenza dei contadini si andò assottigliando, portando a un isolamento delle rivendicazioni. In questo difficile panorama, il 1923 vide anche la nascita della sezione locale del Partito Nazionale Fascista a Gioia, un segnale di come la lotta sociale, segnata dalla storia e dalle contraddizioni della Marsica, si integrasse in un contesto politico in continuo mutamento.
Riferimento autore: [Prof. Fulvio D’Amore].


