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Storia Di Casali D’Aschi.. Il Terremoto Del 1915

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Il terremoto del 1915 trasformò in macerie la Marsica, spazzando via secoli di storia e spingendo i sopravvissuti in una lotta disperata contro il gelo.

Il 13 gennaio 1915, la Marsica, inclusi Aschi e Casali D’Aschi, fu devastata da un tremendo terremoto che raggiunse l’11° grado sulla scala Mercalli. I danni furono inimmaginabili, con urla e lamenti che si levarono in tutti i paesi della Marsica. Interi paesi furono rasi al suolo, cancellando secoli di cultura e storia, con migliaia di morti e feriti. Il periodo invernale rese la situazione ancor più tragica, aggravata dal freddo e dalla fame. I pochi sopravvissuti, nel tentativo di recuperare quel poco che rimaneva, iniziarono a costruire rifugi temporanei contro il gelo.

Diffusasi la notizia, il governo inviò soldati sul posto, che giunsero dopo pochi giorni. Questi si spartirono i vari comuni per rimuovere i cadaveri e cercare di salvare le persone intrappolate. Durante questa operazione, furono costruite baracche di legno e infermerie provvisorie per soccorrere i feriti. I sopravvissuti, insieme ai militari, trasportarono materiale di soccorso dalla vicina stazione di Pescina, utilizzando carri trainati da buoi e altri mezzi disponibili, destinati a portare i feriti verso gli ospedali di Roma, Pescara, Chieti, Teramo e altre località.

Un gesto significativo fu la visita del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena, che si recarono nei paesi colpiti per portare conforto ai sopravvissuti. Un’importante opera di soccorso fu effettuata da Don Orione, che procurò mezzi militari per il trasporto dei feriti. Tra le storie di quel periodo, una madre analfabeta, desiderosa di visitare il figlio ricoverato nell’Ospedale S.Spirito a Roma, necessitò di un cartello per orientarsi. Dopo aver ricevuto assistenza dai carabinieri, riuscì finalmente a raggiungere l’ospedale e a vedere il figlio, il quale aveva subito fratture alle gambe.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi (Testi a cura di Salvatore di Salvatore).

Tratto dal libro Gioia dei Marsi ieri e oggi, (Testi a cura di Salvatore di Salvatore).

Nel 1915, il 13 gennaio, la Marsica, compresi Aschi e Casali D’Aschi, fu colpita dall’immane catastrofe del terremoto. Alle ore 7 circa del mattino, la Marsica intera fu sconquassata da una fortissima scossa tellurica, classificata come 11° grado della scala Mercalli. Indescrivibili furono i danni a persone e cose; la situazione creata si presentava raccapricciante, con urla, lamenti e pianti che risuonarono in tutti i paesi della Marsica.

Il terremoto, in un baleno, aveva raso al suolo interi paesi e tutto ciò che gli antichi popoli Marsi avevano creato in tanti secoli di esistenza fu cancellato, con migliaia di morti e feriti. L’evento sismico si verificò in un periodo invernale, e il freddo e la fame contribuirono a moltiplicare la rovina. I pochi sopravvissuti, nei giorni successivi al disastro, iniziarono a recuperare quel poco che era rimasto e a riadattare al meglio i loro rifugi, per difendersi dal freddo e dal gelo.

Diffusasi la notizia dell’evento, il governo inviò i soldati sul luogo del disastro. I militari arrivarono dopo qualche giorno e si dislocarono in tutti i paesi per rimuovere i cadaveri e cercare di salvare le persone ancora intrappolate sotto le macerie. Costruirono baracche di legno e infermerie provvisorie per fornire i primi soccorsi ai feriti.

Coloro che erano illesi, insieme ai militari, furono di grande aiuto nel trasportare dalla vicina stazione di Pescina tavole, travi e qualsiasi cosa arrivasse per i soccorsi, utilizzando carri trainati da buoi, altri animali e tutti i mezzi disponibili. I carri erano destinati anche al trasporto dei feriti verso gli ospedali da campo più vicini e, per i casi più gravi, verso quelli più lontani, come Roma, Pescara, Chieti e Teramo.

I nostri genitori raccontano che il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena fecero visita ai paesi colpiti per dare conforto ai sopravvissuti del sisma. Un’opera molto importante fu quella svolta da Don Orione, il quale procurò mezzi militari per il trasporto dei feriti nei vari ospedali.

Molti feriti gravi furono trasportati a Roma. In un racconto, che oggi potrebbe sembrare una favola, si narra di una madre analfabeta che doveva andare a visitare il figlio ricoverato all’Ospedale S. Spirito. Non avendo mai visitato una grande città, per raggiungere la giusta destinazione, aveva bisogno di un cartello con tutte le informazioni necessarie. Una volta arrivata, fu scortata dai carabinieri fino all’ospedale e così riuscì a vedere il figlio, il quale aveva le gambe fratturate.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi.

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Ospitalità e servizi

Tratto dal libro Gioia dei Marsi ieri e oggi, (Testi a cura di Salvatore di Salvatore).

Nel 1915, il 13 gennaio, la Marsica, compresi Aschi e Casali D’Aschi, fu colpita dall’immane catastrofe del terremoto. Alle ore 7 circa del mattino, la Marsica intera fu sconquassata da una fortissima scossa tellurica, classificata come 11° grado della scala Mercalli. Indescrivibili furono i danni a persone e cose; la situazione creata si presentava raccapricciante, con urla, lamenti e pianti che risuonarono in tutti i paesi della Marsica.

Il terremoto, in un baleno, aveva raso al suolo interi paesi e tutto ciò che gli antichi popoli Marsi avevano creato in tanti secoli di esistenza fu cancellato, con migliaia di morti e feriti. L’evento sismico si verificò in un periodo invernale, e il freddo e la fame contribuirono a moltiplicare la rovina. I pochi sopravvissuti, nei giorni successivi al disastro, iniziarono a recuperare quel poco che era rimasto e a riadattare al meglio i loro rifugi, per difendersi dal freddo e dal gelo.

Diffusasi la notizia dell’evento, il governo inviò i soldati sul luogo del disastro. I militari arrivarono dopo qualche giorno e si dislocarono in tutti i paesi per rimuovere i cadaveri e cercare di salvare le persone ancora intrappolate sotto le macerie. Costruirono baracche di legno e infermerie provvisorie per fornire i primi soccorsi ai feriti.

Coloro che erano illesi, insieme ai militari, furono di grande aiuto nel trasportare dalla vicina stazione di Pescina tavole, travi e qualsiasi cosa arrivasse per i soccorsi, utilizzando carri trainati da buoi, altri animali e tutti i mezzi disponibili. I carri erano destinati anche al trasporto dei feriti verso gli ospedali da campo più vicini e, per i casi più gravi, verso quelli più lontani, come Roma, Pescara, Chieti e Teramo.

I nostri genitori raccontano che il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena fecero visita ai paesi colpiti per dare conforto ai sopravvissuti del sisma. Un’opera molto importante fu quella svolta da Don Orione, il quale procurò mezzi militari per il trasporto dei feriti nei vari ospedali.

Molti feriti gravi furono trasportati a Roma. In un racconto, che oggi potrebbe sembrare una favola, si narra di una madre analfabeta che doveva andare a visitare il figlio ricoverato all’Ospedale S. Spirito. Non avendo mai visitato una grande città, per raggiungere la giusta destinazione, aveva bisogno di un cartello con tutte le informazioni necessarie. Una volta arrivata, fu scortata dai carabinieri fino all’ospedale e così riuscì a vedere il figlio, il quale aveva le gambe fratturate.

Riferimento autore: Gioia dei Marsi ieri e oggi.

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