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Usi E Costumi Di Magliano De’ Marsi…Un Tuffo Nel Passato

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Scopri il Giro di Tornoterra: un viaggio tra le rovine medievali e la memoria di un terremoto devastante.

Incamminandoci lungo il Giro di Tornoterra, ci immergiamo nella memoria storica di un centro urbano medievale distrutto dal terremoto del 13 gennaio 1915. Di quel passato rimangono solo miseri resti, che stimolano la fantasia e la memoria collettiva. La gara ha inizio all’appellaturo, segnando il punto di partenza e di arrivo, sulla quale si erge la fontana monumentale dedicata a Saturno, chiamata Vittorio Fontana dal popolo. Situata nel Piazzale Berardino Amiconi, la fontana fu costruita alla fine del secolo scorso, alimentata dall’acqua di Formella, in territorio di Rosciolo.

Procedendo, notiamo che un tratto della strada rievoca la presenza di una delle porte della cinta urbana, ormai scomparsa. Mentre ci concentriamo sulla gara, ci avviciniamo a un vecchio rudere che un tempo ospitava una torre dell’oppidum, inglobata da edifici dopo il terremoto. L’osservazione della gara ci porta vicino alla casa di Mastro Peppe, dove un colpo ben eseguito potrebbe portare vantaggi significativi. Qui, sotto il campanile, frutto dell’artista Tommaso Di Lorenzo, si apre una vista sulla piana dei Campi Palentini, un tempo percorsa da antiche strade medievali verso Tornoterra.

Attraverso l’ex-chiesa di S. Antonio Abate, raggiungiamo il punto dove sorgeva l’ospedale per pellegrini, struttura anteunitaria che oggi è stata trasformata. Restano solo pochi tratti della costruzione originale, ma il territorio dista lontano dalla gara che si svolge qui e ora. La memoria ci riporta agli eventi del passato, come l’antica Porta Solara, il cui ricordo è conservato in foto. Il nostro viaggio ci porta poi al Cantinone, dove una torre, nota come quella dei Padellari, è stata demolita dopo il terremoto del 1904, un preludio al disastro che colpirà la (Marsica) nel 1915.

Infine, siamo tornati al piazzale Berardino Amiconi, dove prima del terremoto si svolgeva la vita cittadina, fra le strutture storiche come Casa Masciarelli e Casa Tavani. Edward Lear, nel 1843, descrisse Magliano come un centro ordinato e tranquillo. Ora la gara volge al termine, e pochi colpi decideranno la vittoria, mentre un eco di storie risuona nel ricordo della cantina di Capoccetto, mettendo in luce quanto sia importante ogni tiro e ogni momento decisivo per le squadre in gioco.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

(Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo)

Ma seguiamo la gara, incamminandoci lentamente lungo il Giro di Tornoterra. Avremo modo di divertirci, ma anche di andare alla ricerca della memoria storica. Non esiste più il vecchio centro urbano di origine medioevale. Il terremoto lo rase al suolo in quella tragica mattina del 13 gennaio 1915. Degli antichi caseggiati, della cinta muraria, a cui in prosieguo di tempo si erano addossate o sovrapposte case abitative, non ci sono che miseri resti, poveri brandelli, sufficienti tuttavia a stimolare la nostra fantasia e a scrutare la nostra memoria collettiva.

La gara ha inizio all’appellaturo. Da qui si lanciano i primi colpi e qui dovrà concludersi il giro. Quindi l’appellaturo segna il punto di partenza e quello di arrivo. Siamo all’estremo lembo settentrionale del Piazzale Berardino Amiconi, illustre pittore maglianese dell’Ottocento (1825-1878). Vi si innalza la fontana monumentale, che porta nel suo fastigio la statua in bronzo di Saturno, protettore delle messi. Dal popolo viene chiamato Vittorio Fontana, ma non si sa il perché. La fontana fu innalzata alla fine del secolo scorso ed era alimentata dall’acqua della Formella in territorio di Rosciolo. Ambedue le squadre hanno tirato il primo colpo. Non ci sono state cieche.

Siamo ora presso l’abitazione in cui un tempo c’era la cantina di Caricò. Giocatori e spettatori spesso facevano qui la prima sosta per gustare il buon fermentato, fresco di cantina scavata nella roccia. Ma seguiamo il giro. C’è un rettilineo. A destra, un tempo, c’era una delle quattro porte della cinta urbana. Non rimane nulla.

Intanto, attenzione al tiro! Un colpo troppo forte potrebbe imprimere alla pezza una spinta tale da farle superare il rettilineo e da farla girare a sinistra per nascondersi dietro le abitazioni. È questo infatti il tratto in cui una delle squadre può perdere più punti ed è qui, quasi all’inizio della partita, che talvolta si perde il giro. Se una squadra perde diversi punti, è poi difficile che possa recuperarli, purché gli stessi errori non vengano compiuti anche dalla squadra avversaria.

Superata questa curva, fermiamoci un attimo presso la porta dell’Orto di Scisciano. Distogliamo lo sguardo dal gioco e rivolgiamolo verso il campanile. Di fronte, a qualche passo di distanza, c’è un vecchio rudere: vi si intravede un buio tunnel. Qui un tempo sorgeva una delle torri della terra o dell’oppidum. Già prima del terremoto era stata inglobata da fabbricati abitativi. La sua immagine possiamo conoscerla da un dipinto del pittore Oreste Amiconi, eseguito appena dopo il terremoto.

Riprendiamo ad osservare la gara. Superato il pericolo che qualche pezza possa imboccare via delle Grotti e disperdersi nei numerosi anfratti, le squadre si trovano ormai presso la casa di Mastro Peppe (Laurizi).

A questo punto, chi ha forza la deve mettere tutta. Un colpo ben lanciato e sostenuto potrebbe portare la pezza alle Colonnette. C’è però il pericolo che si nasconda dietro una di esse oppure curvi per scomparire dietro il muricciolo che circonda Casa Giovannucci (gliò Ciarullo). Il colpo, se ben riuscito, potrà portare la squadra anche a tre punti di vantaggio. Siamo sotto il campanile ed è qui che il bel manufatto, ideato dall’artista Tommaso Di Lorenzo nel 1878, appare in tutta la sua maestosità, svettante nel cielo, che, se sereno, va colorandosi delle luci del tramonto.

Volgiamo intanto lo sguardo a destra. Si apre alla nostra vista la piana dei Campi Palentini, che va restringendosi nella Valle della Mola.

A sinistra, invece, sotto il campanile, ove ora crescono alberi rigogliosi, fino al 1915 c’era la parte di Magliano medioevale, che meglio si era conservata attraverso i secoli nelle strutture originali. Anche se le vecchie mura, innalzate dai Colonna nel secolo XV, in parte sostenevano caseggiati e in parte erano da questi inglobate. La stradetta, che fiancheggia la chiesa, confluiva a Tornoterra tramite un arco che nei momenti di pericolo veniva rimurato. La parte centrale del complesso edilizio portava il famoso Chitarrone. Si trattava in origine di una balconata medioevale, su cui in un secondo tempo si era costruita una canna fumaria, che prendeva l’aspetto di una grande chitarra.

Nello stesso caseggiato si apriva una bellissima bifora. La stradina che scendeva e scende ancora a destra del Chitarrone, che porta il nome di via dei Buon Gusto, terminava a Tornoterra con un’altra porta urbana, di cui non abbiamo vestigia alcuna. La si può tuttavia intravedere da una vecchia foto panoramica, scattata da via San Martino. Resti delle mura originali sono riapparse dopo il terremoto con la distruzione delle case che vi erano state addossate. Tali resti li possiamo ancora osservare oggi. Quel muro massiccio ed annerito dal tempo, che si estende da via del Buon Gusto, si dilunga dietro casa Criovannucci e riappare poi fino a casa Baldi, costituisce i resti delle fortificazioni.

Ma riprendiamo a seguire la gara. Ci troviamo in un altro tratto che richiede forza e tecnica nel lancio. Si stende dinanzi al giocatore un lungo tratto di strada. Incomincia in oltre la risalita. Qui la squadra che ha più forza, anche se dovesse stare in dietro nei punti, potrebbe riguadagnare terreno, doppiando i tiri della squadra avversaria.

Siamo giunti nei pressi dell’ex-chiesa di S. Antonio Abate. Prima del terremoto, accanto a questo edificio, c’era il municipio, installato dopo l’Unità d’Italia. In precedenza, il fabbricato annesso alla chiesa era destinato ad accogliere i pellegrini, cioè coloro che non erano riusciti ad avere un alloggio nel centro. Si chiamava infatti Ospitale ed era gestito dalla Confraternita del SS. Sacramento.

Della costruzione originaria si conserva solo, opportunamente restaurata, la parte sottostante Tornoterra, a livello di Calata Sant’Antonio. Su questa base sorge ora una casa di civile abitazione. Giunte le due squadre in questi pressi, con un successivo colpo si potrebbe scoprire la salita del Cantinone, ma ci vuole forza e la pezza deve seguire la corsa al centro della strada, altrimenti può subire un improvviso arresto.

No, intanto ci allontaniamo un po’ da Tornoterra e quindi dalla gara. Aggiriamo il muro di contenimento e saliamo su quel tratto di strada sovrastante, attraverso il quale un tempo si entrava al paese. Qui sorgeva Porta Solara, col suo piccolo atrio ad archi, la cui immagine ci è conservata attraverso una vecchia foto. Se osserviamo bene, riusciamo ancora a scorgervi resti di stipiti, su cui poggiavano gli archi.

Ma torniamo ad osservare la gara. Siamo all’inizio del Cantinone. La salita è abbastanza sostenuta e si richiede forza per poterla superare. Qui accanto sorgeva la torre detta dei Padellari, che fu demolita a seguito del terremoto del 1904, che precedette di appena undici anni il più grande sisma, che doveva segnare una svolta traumatica nella storia della Marsica e di Magliano. Di questa torre rimane oggi la pietra angolare, fino a qualche tempo fa ancora sul posto, e ora rimossa e collocata all’interno di una recinzione adiacente la strada.

A questo punto, chi ha forza con un colpo potrebbe scoprire ed aprirsi la strada all’Appellaturo. Ma la pezza, anche se giunta al culmine della salita, potrebbe iniziare una corsa a ritroso ed imboccare o via Rincova, oppure ripercorrere lo stesso giro di Tornoterra, sorpassando all’indietro la stessa sena di partenza anche di molto. Così anche la squadra che aveva più punti di vantaggio potrebbe ritrovarsi con uno o più punti in meno.

Siamo giunti finalmente nel piazzale Berardino Amiconi. Qui, prima del terremoto, si svolgeva la vita cittadina. Si chiamava Fuori La Porta. La porta principale del paese si innalzava infatti fra Casa Masciarelli e Casa Tavani. Fu demolita per conto dell’Amministrazione Comunale all’indomani dell’Unità d’Italia. L’orologio pubblico, posto al culmine della torre, venne collocato sulla facciata della Chiesa di Santa Lucia.

L’inglese Lear, che aveva visitato Magliano nell’agosto del 1843, parlando del paese così scrive: “A Magliano le strade sono pulite e le case in buon ordine e stato. La piazza poi, un lato della quale è formato dal Palazzo Masciarelli, è un esempio di tranquillità feudale.”

Il giro ormai sta per concludersi. Basta un tiro maestro, per ottenere la vittoria, anche se si è giunti sul Cantinone a pari punti. Ma torniamo un po’ al passato recente, quando ancora c’era la cantina di Capoccetto. Qualcuno propone: “Perché, prima dello sforzo finale, non rinfreschiamo la gola con un buon bicchiere frizzantino?” Attenzione però! Anche qui, per poter raggiungere l’appellaturo o almeno scoprire per la meglio botta, è necessario superare un pericolo, sempre pronto a scombinarci la classifica.

Se infatti la pezza non è sorretta da spinta propulsiva sufficiente, data l’inclinazione del suolo, può piegare a destra, per avviarsi verso Largo San Rocco e scomparire, oppure imboccare via Fonte Vecchia per giungere, se nessuno l’arresta, all’Osteria di Martino. Nell’un caso e nell’altro, il tiro è perduto. Quante volte è proprio qui che si perde la partita, anche se la squadra ha fino a questo momento punti di vantaggio.

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Ospitalità e servizi

(Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo)

Ma seguiamo la gara, incamminandoci lentamente lungo il Giro di Tornoterra. Avremo modo di divertirci, ma anche di andare alla ricerca della memoria storica. Non esiste più il vecchio centro urbano di origine medioevale. Il terremoto lo rase al suolo in quella tragica mattina del 13 gennaio 1915. Degli antichi caseggiati, della cinta muraria, a cui in prosieguo di tempo si erano addossate o sovrapposte case abitative, non ci sono che miseri resti, poveri brandelli, sufficienti tuttavia a stimolare la nostra fantasia e a scrutare la nostra memoria collettiva.

La gara ha inizio all’appellaturo. Da qui si lanciano i primi colpi e qui dovrà concludersi il giro. Quindi l’appellaturo segna il punto di partenza e quello di arrivo. Siamo all’estremo lembo settentrionale del Piazzale Berardino Amiconi, illustre pittore maglianese dell’Ottocento (1825-1878). Vi si innalza la fontana monumentale, che porta nel suo fastigio la statua in bronzo di Saturno, protettore delle messi. Dal popolo viene chiamato Vittorio Fontana, ma non si sa il perché. La fontana fu innalzata alla fine del secolo scorso ed era alimentata dall’acqua della Formella in territorio di Rosciolo. Ambedue le squadre hanno tirato il primo colpo. Non ci sono state cieche.

Siamo ora presso l’abitazione in cui un tempo c’era la cantina di Caricò. Giocatori e spettatori spesso facevano qui la prima sosta per gustare il buon fermentato, fresco di cantina scavata nella roccia. Ma seguiamo il giro. C’è un rettilineo. A destra, un tempo, c’era una delle quattro porte della cinta urbana. Non rimane nulla.

Intanto, attenzione al tiro! Un colpo troppo forte potrebbe imprimere alla pezza una spinta tale da farle superare il rettilineo e da farla girare a sinistra per nascondersi dietro le abitazioni. È questo infatti il tratto in cui una delle squadre può perdere più punti ed è qui, quasi all’inizio della partita, che talvolta si perde il giro. Se una squadra perde diversi punti, è poi difficile che possa recuperarli, purché gli stessi errori non vengano compiuti anche dalla squadra avversaria.

Superata questa curva, fermiamoci un attimo presso la porta dell’Orto di Scisciano. Distogliamo lo sguardo dal gioco e rivolgiamolo verso il campanile. Di fronte, a qualche passo di distanza, c’è un vecchio rudere: vi si intravede un buio tunnel. Qui un tempo sorgeva una delle torri della terra o dell’oppidum. Già prima del terremoto era stata inglobata da fabbricati abitativi. La sua immagine possiamo conoscerla da un dipinto del pittore Oreste Amiconi, eseguito appena dopo il terremoto.

Riprendiamo ad osservare la gara. Superato il pericolo che qualche pezza possa imboccare via delle Grotti e disperdersi nei numerosi anfratti, le squadre si trovano ormai presso la casa di Mastro Peppe (Laurizi).

A questo punto, chi ha forza la deve mettere tutta. Un colpo ben lanciato e sostenuto potrebbe portare la pezza alle Colonnette. C’è però il pericolo che si nasconda dietro una di esse oppure curvi per scomparire dietro il muricciolo che circonda Casa Giovannucci (gliò Ciarullo). Il colpo, se ben riuscito, potrà portare la squadra anche a tre punti di vantaggio. Siamo sotto il campanile ed è qui che il bel manufatto, ideato dall’artista Tommaso Di Lorenzo nel 1878, appare in tutta la sua maestosità, svettante nel cielo, che, se sereno, va colorandosi delle luci del tramonto.

Volgiamo intanto lo sguardo a destra. Si apre alla nostra vista la piana dei Campi Palentini, che va restringendosi nella Valle della Mola.

A sinistra, invece, sotto il campanile, ove ora crescono alberi rigogliosi, fino al 1915 c’era la parte di Magliano medioevale, che meglio si era conservata attraverso i secoli nelle strutture originali. Anche se le vecchie mura, innalzate dai Colonna nel secolo XV, in parte sostenevano caseggiati e in parte erano da questi inglobate. La stradetta, che fiancheggia la chiesa, confluiva a Tornoterra tramite un arco che nei momenti di pericolo veniva rimurato. La parte centrale del complesso edilizio portava il famoso Chitarrone. Si trattava in origine di una balconata medioevale, su cui in un secondo tempo si era costruita una canna fumaria, che prendeva l’aspetto di una grande chitarra.

Nello stesso caseggiato si apriva una bellissima bifora. La stradina che scendeva e scende ancora a destra del Chitarrone, che porta il nome di via dei Buon Gusto, terminava a Tornoterra con un’altra porta urbana, di cui non abbiamo vestigia alcuna. La si può tuttavia intravedere da una vecchia foto panoramica, scattata da via San Martino. Resti delle mura originali sono riapparse dopo il terremoto con la distruzione delle case che vi erano state addossate. Tali resti li possiamo ancora osservare oggi. Quel muro massiccio ed annerito dal tempo, che si estende da via del Buon Gusto, si dilunga dietro casa Criovannucci e riappare poi fino a casa Baldi, costituisce i resti delle fortificazioni.

Ma riprendiamo a seguire la gara. Ci troviamo in un altro tratto che richiede forza e tecnica nel lancio. Si stende dinanzi al giocatore un lungo tratto di strada. Incomincia in oltre la risalita. Qui la squadra che ha più forza, anche se dovesse stare in dietro nei punti, potrebbe riguadagnare terreno, doppiando i tiri della squadra avversaria.

Siamo giunti nei pressi dell’ex-chiesa di S. Antonio Abate. Prima del terremoto, accanto a questo edificio, c’era il municipio, installato dopo l’Unità d’Italia. In precedenza, il fabbricato annesso alla chiesa era destinato ad accogliere i pellegrini, cioè coloro che non erano riusciti ad avere un alloggio nel centro. Si chiamava infatti Ospitale ed era gestito dalla Confraternita del SS. Sacramento.

Della costruzione originaria si conserva solo, opportunamente restaurata, la parte sottostante Tornoterra, a livello di Calata Sant’Antonio. Su questa base sorge ora una casa di civile abitazione. Giunte le due squadre in questi pressi, con un successivo colpo si potrebbe scoprire la salita del Cantinone, ma ci vuole forza e la pezza deve seguire la corsa al centro della strada, altrimenti può subire un improvviso arresto.

No, intanto ci allontaniamo un po’ da Tornoterra e quindi dalla gara. Aggiriamo il muro di contenimento e saliamo su quel tratto di strada sovrastante, attraverso il quale un tempo si entrava al paese. Qui sorgeva Porta Solara, col suo piccolo atrio ad archi, la cui immagine ci è conservata attraverso una vecchia foto. Se osserviamo bene, riusciamo ancora a scorgervi resti di stipiti, su cui poggiavano gli archi.

Ma torniamo ad osservare la gara. Siamo all’inizio del Cantinone. La salita è abbastanza sostenuta e si richiede forza per poterla superare. Qui accanto sorgeva la torre detta dei Padellari, che fu demolita a seguito del terremoto del 1904, che precedette di appena undici anni il più grande sisma, che doveva segnare una svolta traumatica nella storia della Marsica e di Magliano. Di questa torre rimane oggi la pietra angolare, fino a qualche tempo fa ancora sul posto, e ora rimossa e collocata all’interno di una recinzione adiacente la strada.

A questo punto, chi ha forza con un colpo potrebbe scoprire ed aprirsi la strada all’Appellaturo. Ma la pezza, anche se giunta al culmine della salita, potrebbe iniziare una corsa a ritroso ed imboccare o via Rincova, oppure ripercorrere lo stesso giro di Tornoterra, sorpassando all’indietro la stessa sena di partenza anche di molto. Così anche la squadra che aveva più punti di vantaggio potrebbe ritrovarsi con uno o più punti in meno.

Siamo giunti finalmente nel piazzale Berardino Amiconi. Qui, prima del terremoto, si svolgeva la vita cittadina. Si chiamava Fuori La Porta. La porta principale del paese si innalzava infatti fra Casa Masciarelli e Casa Tavani. Fu demolita per conto dell’Amministrazione Comunale all’indomani dell’Unità d’Italia. L’orologio pubblico, posto al culmine della torre, venne collocato sulla facciata della Chiesa di Santa Lucia.

L’inglese Lear, che aveva visitato Magliano nell’agosto del 1843, parlando del paese così scrive: “A Magliano le strade sono pulite e le case in buon ordine e stato. La piazza poi, un lato della quale è formato dal Palazzo Masciarelli, è un esempio di tranquillità feudale.”

Il giro ormai sta per concludersi. Basta un tiro maestro, per ottenere la vittoria, anche se si è giunti sul Cantinone a pari punti. Ma torniamo un po’ al passato recente, quando ancora c’era la cantina di Capoccetto. Qualcuno propone: “Perché, prima dello sforzo finale, non rinfreschiamo la gola con un buon bicchiere frizzantino?” Attenzione però! Anche qui, per poter raggiungere l’appellaturo o almeno scoprire per la meglio botta, è necessario superare un pericolo, sempre pronto a scombinarci la classifica.

Se infatti la pezza non è sorretta da spinta propulsiva sufficiente, data l’inclinazione del suolo, può piegare a destra, per avviarsi verso Largo San Rocco e scomparire, oppure imboccare via Fonte Vecchia per giungere, se nessuno l’arresta, all’Osteria di Martino. Nell’un caso e nell’altro, il tiro è perduto. Quante volte è proprio qui che si perde la partita, anche se la squadra ha fino a questo momento punti di vantaggio.

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