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L’Etimologia Del Nome. Le Origini

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Magliano rivela il suo spirito indomito: tra eredità medievale e resilienza, un viaggio nella storia di uno dei gioielli nascosti della Marsica.

Magliano, un paesino di circa mille cinquecento abitanti, è situato su un’altura isolata con vista sui Campi Palentini. La descrizione del pittore inglese Edward Lear, che nel 1843 visitò il luogo, evidenzia la bellezza medievale del centro, anche se le sue strutture storiche, come le torri di cinta, sono state in gran parte danneggiate dal terremoto del 13 gennaio 1915.

L’origine del nome “Magliano” è avvolta nella tradizione. Lo storico Febonio nel suo lavoro “Istoria Marsorum” suggerisce che potrebbe derivare da officine di armi presenti ai tempi di Alba Fucens, come dimostrato dal suo stemma che ritrae due fabbri intenti a lavorare il ferro. Anche C.U. De Salis Marschlins nel suo “Viaggio nel Regno di Napoli” sostiene che Magliano forniva rame e ferro a Alba. Altri storici, come Paolo Fiorani, propongono un’etimologia legata a “malleus”, il maglio, suggerendo che il nome latino “Malleanum” possa derivare da esso.

La storia documentale del paese si arricchisce con riferimenti a “Malleanum” in una bolla del 1353 e in atti notarili come quello del 1371. Questi documenti mostrano che “Magliano”, già conosciuto con il suo nome volgare, era formalmente latinizzato in “Malleanum”. Tuttavia, la tradizione legata al maglio è ritenuta insostenibile da linguisti per l’assenza di prove storiche.

Nel corso dei secoli, Magliano ha conosciuto diversi sviluppi urbanistici e amministrativi. Nel 1484, gli amministratori del ducato di Tagliacozzo prestarono giuramento di fedeltà al re Ferdinando di Sicilia, segnando l’indipendenza dell’Universitas Malleani da Carce. Seguirono varie concessioni, come quella di Federico II D’Aragona a Fabrizio Colonna, che consolidò il ruolo di Magliano nella Marsica.

La fioritura del paese nel quattrocento portò a miglioramenti architettonici, come la facciata gotica della chiesa di Santa Lucia. Tuttavia, il territorio subì devastazioni durante le guerre e il terremoto, causando perdite irrimediabili. Nonostante ciò, la tradizione di laboriosità dei Maglianesi è rimasta viva, testimoniando la resilienza della comunità di Magliano attraverso i secoli.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

Un paesino pulito e fiorente di mille cinquecento abitanti, situato su di un’altura isolata sotto il maestoso monte Velino, dal quale si gode una veduta ampia sui Campi Palentini. Così ci descrive Magliano il pittore e scrittore inglese Edward Lear, che lo visitò nell’agosto del 1843, nel suo lavoro letterario Viaggio attraverso l’Abruzzo Pittoresco. La litografia che illustra questo centro, opera dello stesso Lear, ben evidenzia il nucleo medioevale di Magliano. Vi si intravedono ancora le torri di cinta, sebbene per lo più prive di coronamento.

Prima di parlare, dal lato urbanistico, di questo vecchio centro storico, quasi del tutto scomparso a causa del sisma, che la mattina del 13 gennaio 1915 sconvolse la Marsica, c’è da chiedere quale sia l’origine del paese e quale l’etimologia del nome Magliano. Secondo la tradizione, che viene riportata dal Febonio (1597-1663) nella sua Istoria Marsorum (1678), ai tempi dell’antica Alba Fucens vi sarebbero state delle officine per la costruzione di armi, da cui sarebbe derivato il nome Magliano. Scrive lo storico: “La cosa oggi, si può constatare ancora sullo stemma; infatti, vi sono riprodotti due fabbri seminudi nell’atto di piegare sull’incudine, col maglio, un ferro ardente, per l’impronta d’uno di quei sigilli, con i quali si contrassegnano i documenti pubblici”.

L’ipotesi del Febonio ha influenzato tutti quelli che dopo di lui fanno riferimento a Magliano. Il Corsignani, pur non attardandosi a riportarla, la sottintende: “La sua etimologia (di Magliano) spiegata dal Febonio, come cosa inutile, qui tralasciamo”. C.U. De Salis Marschlins nel suo Viaggio nel Regno di Napoli del 1789, scrive che Magliano “durante i giorni prosperi di Alba, forniva quella città di lavori in rame e in ferro”.

Sulla stessa linea è il Di Pietro. Ancor oggi c’è chi sostiene che il nome Magliano, in latino Malleanum, derivi da malleus, il maglio. Di questo stesso parere è Paolo Fiorani, fondandosi anche sul fatto che in età romana vi sarebbe stato un Collegium Fabrorum. La riprova che il Fiorani dà è quella stessa data del Febonio cioè lo stemma comunale, ove è impresso, nel sigillo attuale, un giovane nudo che batte col maglio sull’incudine. Nello sfondo appaiono le tre cime del Velino.

Una tale tradizione va, comunque, ricordata e mantenuta come simbolo della laboriosità e imprenditorialità dei Maglianesi, come già si esprimeva nel 1886 il sulmontino Nicola Marcone nel suo Viaggio al Lago dei Marsi: “Il Maglianese tiene moltissimo a vedere che l’origine del proprio paese venga dal maglio, che è l’istrumento indispensabile a tutti i mestieri ed oggi, dal fondo delle diverse officine, lavora e manda in commercio paste eccellenti, candele steariche e di cera ecc.” Una tale etimologia di Magliano oggi non è più sostenibile. Dal lato storico non ha alcun fondamento, non tanto per la mancanza di reperti che dimostrino l’esistenza di officine per la costruzione di armi, quanto per questioni riguardanti le leggi che regolano l’evoluzione linguistica.

Il passaggio da malleus (il maglio) a Malleanum (Magliano) presuppone l’esistenza di una voce intermedia cioè di un aggettivo, per cui si dovrebbe avere il seguente passaggio: malleus (il maglio) – malleanus, – Malleanum. Sappiamo che gli aggettivi con suffisso anus, um, (-ano in italiano), indicano appartenenza o pertinenza o alla maniera di… e possono derivare da nomi di persona, di località e luoghi geografici, ma mai da nomi di utensili e di oggetti in genere.

Ciò rende insostenibile la veridicità della tradizione. Il fatto poi che il nome latino di Magliano si presenti oggi come Malleamum e non Manlianun, il sigillo del comune porta impresso un giovane nudo che batte sull’incudine, dimostrano solo che il nome Magliano è accostato al maglio per paretimologia, cioè una etimologia apparente fondata solo su associazioni fonetiche e morfologiche, e non suffragata da alcun fondamento storico e scientifico. Il nome Magliano nella sua forma volgare certo già esisteva quando in una bolla di collazione della chiesa di S. Maria in Valle, datata 1353, è documentato per la prima volta il nome latino Malleanum.

È questo un documento ufficiale redatto da Petrus Iacobus de Malleano de Cartio, quindi un documento scritto in latino, secondo l’uso rimasto inalterato fino all’età moderna. Il redattore, perciò, si trovò nella necessità di latinizzare il nome volgare di Magliano. La cosa migliore gli sembrò di tradurlo in Malleanum. Il termine rimase così ufficializzato. In un rescritto del 1371 è sempre un notaio de Malleano, tale Carlo Benedetto, che firma la scrittura il 18 dicembre di quell’anno in Castro Novo Malleani.

Un documento coevo, però, conservato in copia quattrocentesca nell’archivio storico del comune di Avezzano, redatto dall’allora Conte di Albe, Lodovico di Navarra, porta scritto in Castrum Novum Malliani, in platea pubblica. La questione rimane aperta e forse tutto è dipeso dalla errata trascrizione del documento del 1352 fatta dal Febonio. L’uso di Malleanum, tuttavia, rimarrà in tutti gli altri documenti posteriori e ancor oggi nello stemma comunale sormontato dalla scritta Universitas Malleani. È certo che la creazione e la realizzazione del sigillo fu una conseguenza della trasformazione di Maliano in Malleanum e fu opera piuttosto tarda: forse della fine del quattrocento.

Il nome volgare di Magliano nella forma Maliano è di circa un secolo precedente al 1353. Appare infatti in un documento scritto del 1250. Si tratta di un registro delle rendite della chiesa di Santa Maria in valle Porclaneta, dove si parla della chiesa di S. Maria de Maliano. Così in un Codice di decime forse dell’anno 1324 si fa menzione ancora di S. Maria de Maliano.

Quale, dunque, l’etimologia del nome Magliano? Il Dizionario di Toponomastica dell’UTET lo riporta come un toponimo di tipo prediale dal personale latino Mallius con suffisso aggettivale anus che indica appartenenza. Secondo studi recenti, una villa romana dei Manlii, da cui fundus Manlianus, sarebbe da identificarsi nella località Magliano Vecchio, dove in età cristiana sorse la chiesa di Sancta Maria de Maliano (ora Santa Maria ad Nives).

L’esistenza della villa viene provata dalla presenza di iscrizioni sepolcrali, tombe a cappuccina, canali di drenaggio e una condotta di acquedotto antico. Sull’impianto di questa villa si sarebbe sviluppato il primo nucleo urbano di Magliano. L’antichità della chiesa di Santa Maria ad Nives ed il fatto che essa già dai primordi rivestisse la dignità di parrocchia, che poi ha conservato fino al giorno d’oggi, sebbene per diversi secoli fosse rimasta solitaria in aperta campagna, solo in questi ultimi tempi la zona si è ripopolata, sono la prova che il primo nucleo di Magliano sorgesse in questo luogo.

Il colle, su cui forse già esisteva la chiesa di Santa Lucia, non certo nelle attuali proporzioni, forse era ancora deserto di case, o vi affioravano ancora i resti di un ocre dell’età del ferro. Comunque, alla fine del duecento e non più tardi degli inizi del trecento, l’agglomerato urbano, che costituirà il centro storico e rimarrà quasi intatto fino al 13 gennaio 1915, era ormai un dato di fatto. Abbiamo già visto come il 18 dicembre 1371 il notaio Carlo Benedetto firmi un suo atto in castro novo Malleani per distinguerlo dal vecchio, come nel coevo documento dell’archivio di Avezzano redatto in castrum Novum Maliani.

Nel nuovo borgo, oltre agli abitanti di quest’ultimo centro, vi erano affluiti quelli di alcuni villaggi e cascine circostanti. Quasi tutti quelli di San Martino, tanto che il nuovo abitato, sotto il profilo ecclesiastico, non avrà autonomia, ma sarà servito dalla parrocchia di San Martino. Cosa questa che non si spiegherebbe diversamente data la distanza della chiesa di San Martino dal nuovo borgo. La chiesa di Santa Lucia, ove si dovevano svolgere quasi tutte le funzioni, diverrà parrocchia solo alla fine del cinquecento.

Anche dal lato amministrativo, fino agli ultimi anni del quattrocento, il nuovo castro non era autonomo, ma dipendeva da Carce di qui Malleanum de Carchio. Il primo documento che dimostra l’autonomia dell’Universitas Malleani, non più dipendente da Carce, forse completamente abbandonato e destinato a scomparire, è del 1 agosto 1484, quando i Conti Orsini e gli amministratori di tutte le terre del ducato di Tagliacozzo prestano giuramento di fedeltà al re Ferdinando di Sicilia.

Fra gli amministratori ci sono anche quelli della università di Magliano: Benedetto Mario di Pietro Terribile, Angelo di Marco ed Antonio di Giovanni, sindaci et procuratores Universitatis et Hominum supradictae terrae Malleani.

Nel 1495 Federico II D’Aragona concede a Fabrizio Colonna le terre già appartenute a Viginio Orsini. Fra queste ci sono tutti e tre i centri abitati che in età moderna formeranno il comune di Magliano: Magliano, Rosciolo e Marano. Nel 1597, il Ducato di Tagliacozzo ripassò ai Colonna. Nella concessione di Tagliacozzo fatta in quell’anno da Ferrante II a Fabrizio Colonna col titolo di Conte, l’intera Marsica occidentale veniva riunita in un’unica signoria e si spostava definitivamente il centro di gravitazione da Albe a Tagliacozzo.

Erano cambiate le condizioni storiche. Albe, ancora fiorente all’epoca di Federico II, come antica rocca fortificata per il controllo strategico di una importante via d’accesso nel Regno, aveva perduto la sua importanza strategica né altri motivi c’erano per mantenerla. Dalle distruzioni operate dai soldati di Carlo D’Angiò, Albe non si era più ripresa.

Durante i primi decenni del quattrocento, Magliano dovette raggiungere una certa floridezza, che interessò l’assetto urbanistico che da allora incominciò ad assumere quell’aspetto, che doveva rimanere quasi inalterato fino al 13 gennaio 1915. Venne completata la facciata della chiesa di Santa Lucia con i tre portali gotici, al di sopra di quello centrale fu collocato il rosone finemente lavorato. Nei primi del mille cinquecento, in seguito alle lotte fra i Colonna e gli Orsini, i primi pensarono di circondare, come vedremo, il paese di mura e di munire le porte con bastioni.

All’epoca del Febonio, sia le mura che i bastioni erano ancora integri. In seguito, molti tratti furono inglobati da case e resti di mura sono riapparsi col crollo delle abitazioni dovuto al terremoto già ricordato. Dal lato del lavoro e del progresso economico, i Colonna spinsero non solo nella loro contea di Tagliacozzo ma anche per la parte orientale della Marsica, una gravitazione romana e agricola invece che abruzzese e pastorale. La saldatura tra Marsica e Campagna Romana, che aveva avuto inizio già dal secolo XIII per quanto riguarda il lavoro estivo di Marsicani nel Lazio, non si sarebbe più arrestata.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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Ospitalità e servizi

Un paesino pulito e fiorente di mille cinquecento abitanti, situato su di un’altura isolata sotto il maestoso monte Velino, dal quale si gode una veduta ampia sui Campi Palentini. Così ci descrive Magliano il pittore e scrittore inglese Edward Lear, che lo visitò nell’agosto del 1843, nel suo lavoro letterario Viaggio attraverso l’Abruzzo Pittoresco. La litografia che illustra questo centro, opera dello stesso Lear, ben evidenzia il nucleo medioevale di Magliano. Vi si intravedono ancora le torri di cinta, sebbene per lo più prive di coronamento.

Prima di parlare, dal lato urbanistico, di questo vecchio centro storico, quasi del tutto scomparso a causa del sisma, che la mattina del 13 gennaio 1915 sconvolse la Marsica, c’è da chiedere quale sia l’origine del paese e quale l’etimologia del nome Magliano. Secondo la tradizione, che viene riportata dal Febonio (1597-1663) nella sua Istoria Marsorum (1678), ai tempi dell’antica Alba Fucens vi sarebbero state delle officine per la costruzione di armi, da cui sarebbe derivato il nome Magliano. Scrive lo storico: “La cosa oggi, si può constatare ancora sullo stemma; infatti, vi sono riprodotti due fabbri seminudi nell’atto di piegare sull’incudine, col maglio, un ferro ardente, per l’impronta d’uno di quei sigilli, con i quali si contrassegnano i documenti pubblici”.

L’ipotesi del Febonio ha influenzato tutti quelli che dopo di lui fanno riferimento a Magliano. Il Corsignani, pur non attardandosi a riportarla, la sottintende: “La sua etimologia (di Magliano) spiegata dal Febonio, come cosa inutile, qui tralasciamo”. C.U. De Salis Marschlins nel suo Viaggio nel Regno di Napoli del 1789, scrive che Magliano “durante i giorni prosperi di Alba, forniva quella città di lavori in rame e in ferro”.

Sulla stessa linea è il Di Pietro. Ancor oggi c’è chi sostiene che il nome Magliano, in latino Malleanum, derivi da malleus, il maglio. Di questo stesso parere è Paolo Fiorani, fondandosi anche sul fatto che in età romana vi sarebbe stato un Collegium Fabrorum. La riprova che il Fiorani dà è quella stessa data del Febonio cioè lo stemma comunale, ove è impresso, nel sigillo attuale, un giovane nudo che batte col maglio sull’incudine. Nello sfondo appaiono le tre cime del Velino.

Una tale tradizione va, comunque, ricordata e mantenuta come simbolo della laboriosità e imprenditorialità dei Maglianesi, come già si esprimeva nel 1886 il sulmontino Nicola Marcone nel suo Viaggio al Lago dei Marsi: “Il Maglianese tiene moltissimo a vedere che l’origine del proprio paese venga dal maglio, che è l’istrumento indispensabile a tutti i mestieri ed oggi, dal fondo delle diverse officine, lavora e manda in commercio paste eccellenti, candele steariche e di cera ecc.” Una tale etimologia di Magliano oggi non è più sostenibile. Dal lato storico non ha alcun fondamento, non tanto per la mancanza di reperti che dimostrino l’esistenza di officine per la costruzione di armi, quanto per questioni riguardanti le leggi che regolano l’evoluzione linguistica.

Il passaggio da malleus (il maglio) a Malleanum (Magliano) presuppone l’esistenza di una voce intermedia cioè di un aggettivo, per cui si dovrebbe avere il seguente passaggio: malleus (il maglio) – malleanus, – Malleanum. Sappiamo che gli aggettivi con suffisso anus, um, (-ano in italiano), indicano appartenenza o pertinenza o alla maniera di… e possono derivare da nomi di persona, di località e luoghi geografici, ma mai da nomi di utensili e di oggetti in genere.

Ciò rende insostenibile la veridicità della tradizione. Il fatto poi che il nome latino di Magliano si presenti oggi come Malleamum e non Manlianun, il sigillo del comune porta impresso un giovane nudo che batte sull’incudine, dimostrano solo che il nome Magliano è accostato al maglio per paretimologia, cioè una etimologia apparente fondata solo su associazioni fonetiche e morfologiche, e non suffragata da alcun fondamento storico e scientifico. Il nome Magliano nella sua forma volgare certo già esisteva quando in una bolla di collazione della chiesa di S. Maria in Valle, datata 1353, è documentato per la prima volta il nome latino Malleanum.

È questo un documento ufficiale redatto da Petrus Iacobus de Malleano de Cartio, quindi un documento scritto in latino, secondo l’uso rimasto inalterato fino all’età moderna. Il redattore, perciò, si trovò nella necessità di latinizzare il nome volgare di Magliano. La cosa migliore gli sembrò di tradurlo in Malleanum. Il termine rimase così ufficializzato. In un rescritto del 1371 è sempre un notaio de Malleano, tale Carlo Benedetto, che firma la scrittura il 18 dicembre di quell’anno in Castro Novo Malleani.

Un documento coevo, però, conservato in copia quattrocentesca nell’archivio storico del comune di Avezzano, redatto dall’allora Conte di Albe, Lodovico di Navarra, porta scritto in Castrum Novum Malliani, in platea pubblica. La questione rimane aperta e forse tutto è dipeso dalla errata trascrizione del documento del 1352 fatta dal Febonio. L’uso di Malleanum, tuttavia, rimarrà in tutti gli altri documenti posteriori e ancor oggi nello stemma comunale sormontato dalla scritta Universitas Malleani. È certo che la creazione e la realizzazione del sigillo fu una conseguenza della trasformazione di Maliano in Malleanum e fu opera piuttosto tarda: forse della fine del quattrocento.

Il nome volgare di Magliano nella forma Maliano è di circa un secolo precedente al 1353. Appare infatti in un documento scritto del 1250. Si tratta di un registro delle rendite della chiesa di Santa Maria in valle Porclaneta, dove si parla della chiesa di S. Maria de Maliano. Così in un Codice di decime forse dell’anno 1324 si fa menzione ancora di S. Maria de Maliano.

Quale, dunque, l’etimologia del nome Magliano? Il Dizionario di Toponomastica dell’UTET lo riporta come un toponimo di tipo prediale dal personale latino Mallius con suffisso aggettivale anus che indica appartenenza. Secondo studi recenti, una villa romana dei Manlii, da cui fundus Manlianus, sarebbe da identificarsi nella località Magliano Vecchio, dove in età cristiana sorse la chiesa di Sancta Maria de Maliano (ora Santa Maria ad Nives).

L’esistenza della villa viene provata dalla presenza di iscrizioni sepolcrali, tombe a cappuccina, canali di drenaggio e una condotta di acquedotto antico. Sull’impianto di questa villa si sarebbe sviluppato il primo nucleo urbano di Magliano. L’antichità della chiesa di Santa Maria ad Nives ed il fatto che essa già dai primordi rivestisse la dignità di parrocchia, che poi ha conservato fino al giorno d’oggi, sebbene per diversi secoli fosse rimasta solitaria in aperta campagna, solo in questi ultimi tempi la zona si è ripopolata, sono la prova che il primo nucleo di Magliano sorgesse in questo luogo.

Il colle, su cui forse già esisteva la chiesa di Santa Lucia, non certo nelle attuali proporzioni, forse era ancora deserto di case, o vi affioravano ancora i resti di un ocre dell’età del ferro. Comunque, alla fine del duecento e non più tardi degli inizi del trecento, l’agglomerato urbano, che costituirà il centro storico e rimarrà quasi intatto fino al 13 gennaio 1915, era ormai un dato di fatto. Abbiamo già visto come il 18 dicembre 1371 il notaio Carlo Benedetto firmi un suo atto in castro novo Malleani per distinguerlo dal vecchio, come nel coevo documento dell’archivio di Avezzano redatto in castrum Novum Maliani.

Nel nuovo borgo, oltre agli abitanti di quest’ultimo centro, vi erano affluiti quelli di alcuni villaggi e cascine circostanti. Quasi tutti quelli di San Martino, tanto che il nuovo abitato, sotto il profilo ecclesiastico, non avrà autonomia, ma sarà servito dalla parrocchia di San Martino. Cosa questa che non si spiegherebbe diversamente data la distanza della chiesa di San Martino dal nuovo borgo. La chiesa di Santa Lucia, ove si dovevano svolgere quasi tutte le funzioni, diverrà parrocchia solo alla fine del cinquecento.

Anche dal lato amministrativo, fino agli ultimi anni del quattrocento, il nuovo castro non era autonomo, ma dipendeva da Carce di qui Malleanum de Carchio. Il primo documento che dimostra l’autonomia dell’Universitas Malleani, non più dipendente da Carce, forse completamente abbandonato e destinato a scomparire, è del 1 agosto 1484, quando i Conti Orsini e gli amministratori di tutte le terre del ducato di Tagliacozzo prestano giuramento di fedeltà al re Ferdinando di Sicilia.

Fra gli amministratori ci sono anche quelli della università di Magliano: Benedetto Mario di Pietro Terribile, Angelo di Marco ed Antonio di Giovanni, sindaci et procuratores Universitatis et Hominum supradictae terrae Malleani.

Nel 1495 Federico II D’Aragona concede a Fabrizio Colonna le terre già appartenute a Viginio Orsini. Fra queste ci sono tutti e tre i centri abitati che in età moderna formeranno il comune di Magliano: Magliano, Rosciolo e Marano. Nel 1597, il Ducato di Tagliacozzo ripassò ai Colonna. Nella concessione di Tagliacozzo fatta in quell’anno da Ferrante II a Fabrizio Colonna col titolo di Conte, l’intera Marsica occidentale veniva riunita in un’unica signoria e si spostava definitivamente il centro di gravitazione da Albe a Tagliacozzo.

Erano cambiate le condizioni storiche. Albe, ancora fiorente all’epoca di Federico II, come antica rocca fortificata per il controllo strategico di una importante via d’accesso nel Regno, aveva perduto la sua importanza strategica né altri motivi c’erano per mantenerla. Dalle distruzioni operate dai soldati di Carlo D’Angiò, Albe non si era più ripresa.

Durante i primi decenni del quattrocento, Magliano dovette raggiungere una certa floridezza, che interessò l’assetto urbanistico che da allora incominciò ad assumere quell’aspetto, che doveva rimanere quasi inalterato fino al 13 gennaio 1915. Venne completata la facciata della chiesa di Santa Lucia con i tre portali gotici, al di sopra di quello centrale fu collocato il rosone finemente lavorato. Nei primi del mille cinquecento, in seguito alle lotte fra i Colonna e gli Orsini, i primi pensarono di circondare, come vedremo, il paese di mura e di munire le porte con bastioni.

All’epoca del Febonio, sia le mura che i bastioni erano ancora integri. In seguito, molti tratti furono inglobati da case e resti di mura sono riapparsi col crollo delle abitazioni dovuto al terremoto già ricordato. Dal lato del lavoro e del progresso economico, i Colonna spinsero non solo nella loro contea di Tagliacozzo ma anche per la parte orientale della Marsica, una gravitazione romana e agricola invece che abruzzese e pastorale. La saldatura tra Marsica e Campagna Romana, che aveva avuto inizio già dal secolo XIII per quanto riguarda il lavoro estivo di Marsicani nel Lazio, non si sarebbe più arrestata.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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