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Chiesa Di Santa Lucia: I Restauri

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Dalle rovine del terremoto alla maestosità ottocentesca: scopri la rinascita della chiesa di Santa Lucia a Magliano dei Marsi.

La chiesa di Santa Lucia a Magliano dei Marsi ha subito vari interventi di restauro e ampliamento nel corso dei secoli. Dopo il terremoto del 1655, i lavori di consolidamento alterarono la sua struttura originaria, mentre l’abbellimento della facciata con plutei e decorazioni risale al Settecento, probabilmente sotto la direzione dell’abate Pasquale Fallocco. Tra il 1763 e il 1858 si registrano richieste al vescovo dei Marsi, mons. Mattei, per ottenere fondi per il restauro dell’organo, periodo in cui la cupola fu magari costruita e ornata con angeli in stucco.

Nel 1850, la crescita della popolazione portò a una delibera per il prolungamento della chiesa, guidata dai missionari Liguorini, culminata nel 1872 con il progetto dell’architetto Baldi. Importanti restauri avvennero nel 1887 e nel 1896: il primo riguardò il rifacimento del tetto, con contributi dalla comunità locale, mentre nel secondo si intervenne sulla decorazione interna, sotto la supervisione del parroco don Vincenzo Del Manso.

La chiesa venne riaperta al culto nel settembre del 1897 dall’illustre vescovo di Trivento, Mons. Carlo Pietropaolo, segnando un rinnovato impegno religioso a Magliano. Tuttavia, il Tempio rimase intatto fino al tragico evento del 13 gennaio 1915, pur registrando in precedenza un intervento errato riguardante un orologio pubblico, che fu infine rimosso dal rosone.

Ogni restauro riflette la storia di una comunità che si è attivamente impegnata nel mantenere viva la propria identità attraverso il patrimonio architettonico. Con un passato ricco di eventi, la Marsica continua a testimoniare la fede e la dedizione dei suoi abitanti.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

Le pure linee della Chiesa, scrive monsignor Scipioni nel lavoro più volte citato, “furono alterate, molto probabilmente, dopo il terremoto del 1655, che, secondo Febonio, scosse la regione Marsa e quello del 1703, violento anch’esso, ma più verosimilmente si deve attribuire all’andazzo del secolo di decadenza”. Bisogna però pur dire che non tutte le innovazioni furono apportate in quest’epoca. Oltre alle opere di consolidamento e di restauro, forse ci fu il primo ampliamento.

Si chiusero le finestrelle delle navate laterali, si elevarono i muri della navata centrale e vi si aprirono ampie finestre. Scomparve il tetto apparente e fu gettata la volta a botte. Nelle navatelle furono collocati pesanti altari. Demolito, forse allora, il recinto presbiteriale, non confacendosi più al nuovo stile, si pensò di collocare i preziosi plutei sulla grande facciata, insieme ad alcuni grifi e stemmi, tolti da altari laterali di patronato signorile. Se ciò avvenne subito o in un secondo tempo, non è dato sapere.

Certo, la facciata dovette essere innalzata per adeguarla alla nuova altezza della Chiesa. Il rivestimento in pietra del tratto nuovo dovette avvenire più tardi. Allora, il vano della finestra, aperto quasi a contatto col rosone, fu decorato applicandovi gli elementi di un altare di fine Rinascimento, con l’effigie del Padreterno nel vano dell’architrave e con i serafini nel fregio. Questi ultimi lavori forse furono eseguiti al tempo dell’abate Pasquale Fallocco, nella seconda metà del Settecento.

Di questi restauri è memoria in diverse pubblicazioni sulla architettura in Abruzzo (Bindi, Gavini, ecc.), ma la data del 1820 è senz’altro errata. Si riporta infatti la data del 1820, quando l’abate Fallocco già da un trentennio era passato a miglior vita. E’ certo, comunque, che in questa epoca fu chiuso internamente il rosone e vi si addossò l’organo.

Attraverso una delibera del Decurionato di Magliano del 1858, veniamo a conoscenza di una istanza, rivolta dall’Università (Comune) di Magliano al Vescovo dei Marsi, mons. Mattei, nel 1763, perché autorizzasse la Confraternita del SS. Sacramento a erogare un contributo ad integrazione della somma messa a disposizione dall’Amministrazione per la costruzione dell’orchestra necessaria alla sistemazione dell’organo.

Fu allora forse che si costruì la cupola, nelle cui vele si attaccarono angeli di stucco a tutto rilievo. Fra un arco e l’altro si posero cariatidi che sostenevano un pesante cornicione. Individuare con esattezza l’epoca di simili lavori è impresa impossibile, mancando qualsiasi documentazione che testimoni lo stile e la qualità della esecuzione. Nessun aiuto ci possono fornire le rare fotografie di prima del terremoto. Le vecchie decorazioni erano state tolte o modificate nel restauro del 1896. Sappiamo però che grande uso di stucchi nelle decorazioni si fece nel Settecento.

Verso il 1850, “cresciuta la popolazione e riconosciuta angusta la Chiesa, fu deliberato il prolungamento”. I lavori procedettero a rilento; finché la popolazione, animata dai missionari Liguorini, nell’anno 1850 non vi provvide anche mediante prestazioni volontarie. I lavori furono condotti a termine con progetto dell’architetto Baldi solo verso il 1872. Fu inoltre costruita la sagrestia e gettate le fondamenta del campanile. Nel seminterrato, posto alle fondamenta della sagrestia, è possibile ancora individuare resti di costruzioni precedenti.

Il che fa dedurre che il prolungamento avvenne dopo aver abbattuto precedenti costruzioni. “Memoria speciale meritano anche i restauri del 1887 e del 1896. Il primo fu di considerevole importanza, poiché si rinnovarono il tetto ed il pavimento”. Fu sostituito quello in cotto con pietre conce. L’abate dell’epoca, don Ferdinando Pietrobattista, mise a disposizione un boschetto di querce spettante alla abbazia, per ricavarvi il materiale necessario per la ricostruzione del tetto. “La popolazione si prestò gratuitamente al trasporto del materiale e di quanto altro veniva richiesto, collaborando con l’abate e le altre persone addette alla direzione ed esecuzione dei lavori”.

Il secondo restauro riguardò più che altro la decorazione interna. “Fu formato un comitato con a capo il parroco, don Vincenzo Del Manso, per la raccolta dei fondi”. Anche questa volta la popolazione corrispose generosamente. Furono abbattuti i pesanti stucchi della cupola, divenuti pericolanti. Qualche tempo prima, durante una cerimonia religiosa, un pezzo si era staccato, cadendo fortunatamente senza recar danno a persona, ma suscitando panico generale. Anche gli altari laterali subirono alcune trasformazioni, liberati da alcune strutture in stucco pesantemente barocche.

L’altare principale fu costruito ex novo. I restauri di stucchi furono eseguiti dall’artista Cesidio Ringegni, mentre il pittore Vincenzo Cianciarelli provvide alla decorazione. Questi dipinse anche alcuni quadri d’altare, fra cui “L’Adorazione del Santissimo”, “San Giuseppe artigiano”, “il Martirio dei Santi Giovanni e Paolo”, “S. Antonio”. “La Chiesa fu riaperta al culto nel settembre del 1897 con l’intervento dell’Ill.mo Mgr. Carlo Pietropaolo, vescovo di Trivento, che, nel giorno della festa del SS. Nome di Maria, tenne solenne pontificale e omelia analoga alla circostanza”.

Il Tempio, così restaurato, rimase intatto fino al 13 gennaio 1915. E’ da ricordare solo un infelice esperimento, per fortuna presto rientrato. Il pubblico orologio che da principio era posto sulla porta principale di Magliano, quando questa venne abbattuta nel 1864, fu trasportato e collocato nell’interno della chiesa sul portale principale. Il rosone fungeva da quadrante. Ad un certo punto però il buon senso prevalse e il quadrante fu posto sul cornicione di coronamento nel 1905, liberando il rosone da simile bruttura.

Riferimento autore: La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi, a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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Le pure linee della Chiesa, scrive monsignor Scipioni nel lavoro più volte citato, “furono alterate, molto probabilmente, dopo il terremoto del 1655, che, secondo Febonio, scosse la regione Marsa e quello del 1703, violento anch’esso, ma più verosimilmente si deve attribuire all’andazzo del secolo di decadenza”. Bisogna però pur dire che non tutte le innovazioni furono apportate in quest’epoca. Oltre alle opere di consolidamento e di restauro, forse ci fu il primo ampliamento.

Si chiusero le finestrelle delle navate laterali, si elevarono i muri della navata centrale e vi si aprirono ampie finestre. Scomparve il tetto apparente e fu gettata la volta a botte. Nelle navatelle furono collocati pesanti altari. Demolito, forse allora, il recinto presbiteriale, non confacendosi più al nuovo stile, si pensò di collocare i preziosi plutei sulla grande facciata, insieme ad alcuni grifi e stemmi, tolti da altari laterali di patronato signorile. Se ciò avvenne subito o in un secondo tempo, non è dato sapere.

Certo, la facciata dovette essere innalzata per adeguarla alla nuova altezza della Chiesa. Il rivestimento in pietra del tratto nuovo dovette avvenire più tardi. Allora, il vano della finestra, aperto quasi a contatto col rosone, fu decorato applicandovi gli elementi di un altare di fine Rinascimento, con l’effigie del Padreterno nel vano dell’architrave e con i serafini nel fregio. Questi ultimi lavori forse furono eseguiti al tempo dell’abate Pasquale Fallocco, nella seconda metà del Settecento.

Di questi restauri è memoria in diverse pubblicazioni sulla architettura in Abruzzo (Bindi, Gavini, ecc.), ma la data del 1820 è senz’altro errata. Si riporta infatti la data del 1820, quando l’abate Fallocco già da un trentennio era passato a miglior vita. E’ certo, comunque, che in questa epoca fu chiuso internamente il rosone e vi si addossò l’organo.

Attraverso una delibera del Decurionato di Magliano del 1858, veniamo a conoscenza di una istanza, rivolta dall’Università (Comune) di Magliano al Vescovo dei Marsi, mons. Mattei, nel 1763, perché autorizzasse la Confraternita del SS. Sacramento a erogare un contributo ad integrazione della somma messa a disposizione dall’Amministrazione per la costruzione dell’orchestra necessaria alla sistemazione dell’organo.

Fu allora forse che si costruì la cupola, nelle cui vele si attaccarono angeli di stucco a tutto rilievo. Fra un arco e l’altro si posero cariatidi che sostenevano un pesante cornicione. Individuare con esattezza l’epoca di simili lavori è impresa impossibile, mancando qualsiasi documentazione che testimoni lo stile e la qualità della esecuzione. Nessun aiuto ci possono fornire le rare fotografie di prima del terremoto. Le vecchie decorazioni erano state tolte o modificate nel restauro del 1896. Sappiamo però che grande uso di stucchi nelle decorazioni si fece nel Settecento.

Verso il 1850, “cresciuta la popolazione e riconosciuta angusta la Chiesa, fu deliberato il prolungamento”. I lavori procedettero a rilento; finché la popolazione, animata dai missionari Liguorini, nell’anno 1850 non vi provvide anche mediante prestazioni volontarie. I lavori furono condotti a termine con progetto dell’architetto Baldi solo verso il 1872. Fu inoltre costruita la sagrestia e gettate le fondamenta del campanile. Nel seminterrato, posto alle fondamenta della sagrestia, è possibile ancora individuare resti di costruzioni precedenti.

Il che fa dedurre che il prolungamento avvenne dopo aver abbattuto precedenti costruzioni. “Memoria speciale meritano anche i restauri del 1887 e del 1896. Il primo fu di considerevole importanza, poiché si rinnovarono il tetto ed il pavimento”. Fu sostituito quello in cotto con pietre conce. L’abate dell’epoca, don Ferdinando Pietrobattista, mise a disposizione un boschetto di querce spettante alla abbazia, per ricavarvi il materiale necessario per la ricostruzione del tetto. “La popolazione si prestò gratuitamente al trasporto del materiale e di quanto altro veniva richiesto, collaborando con l’abate e le altre persone addette alla direzione ed esecuzione dei lavori”.

Il secondo restauro riguardò più che altro la decorazione interna. “Fu formato un comitato con a capo il parroco, don Vincenzo Del Manso, per la raccolta dei fondi”. Anche questa volta la popolazione corrispose generosamente. Furono abbattuti i pesanti stucchi della cupola, divenuti pericolanti. Qualche tempo prima, durante una cerimonia religiosa, un pezzo si era staccato, cadendo fortunatamente senza recar danno a persona, ma suscitando panico generale. Anche gli altari laterali subirono alcune trasformazioni, liberati da alcune strutture in stucco pesantemente barocche.

L’altare principale fu costruito ex novo. I restauri di stucchi furono eseguiti dall’artista Cesidio Ringegni, mentre il pittore Vincenzo Cianciarelli provvide alla decorazione. Questi dipinse anche alcuni quadri d’altare, fra cui “L’Adorazione del Santissimo”, “San Giuseppe artigiano”, “il Martirio dei Santi Giovanni e Paolo”, “S. Antonio”. “La Chiesa fu riaperta al culto nel settembre del 1897 con l’intervento dell’Ill.mo Mgr. Carlo Pietropaolo, vescovo di Trivento, che, nel giorno della festa del SS. Nome di Maria, tenne solenne pontificale e omelia analoga alla circostanza”.

Il Tempio, così restaurato, rimase intatto fino al 13 gennaio 1915. E’ da ricordare solo un infelice esperimento, per fortuna presto rientrato. Il pubblico orologio che da principio era posto sulla porta principale di Magliano, quando questa venne abbattuta nel 1864, fu trasportato e collocato nell’interno della chiesa sul portale principale. Il rosone fungeva da quadrante. Ad un certo punto però il buon senso prevalse e il quadrante fu posto sul cornicione di coronamento nel 1905, liberando il rosone da simile bruttura.

Riferimento autore: La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi, a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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