Alla caduta dell’impero romano d’occidente, anche la Marsica seguì le sorti d’Italia. I primi invasori furono i Goti: da Ravenna dipesero le sorti del territorio. La successiva guerra Gotico-Bizantina portò danni e distruzioni, con i villaggi abbandonati e gli abitanti ridotti allo stremo, costretti a fuggire sui monti adattandosi a ricoveri di fortuna. Fu questo il periodo più drammatico per le popolazioni italiane e per il nostro territorio, caratterizzato dall’abbandono dei vici e dei fundi e, forse in tale situazione, sorse il castello di Carce sull’omonimo monte.
Dopo una breve parentesi bizantina, nel 569 scesero in Italia i Longobardi, e il territorio dei Marsi, compreso il nostro, divenne un castaldato dipendente dal Ducato di Spoleto. Con il tempo, si tornò ad abitare gli antichi villaggi. Nei Piani Palentini, si assisteva alla nascita delle ecclesiae dei monaci benedettini e delle curtes longobarde che si insediarono negli antichi vici e fundi; esempi di questo periodo sono Santa Maria in Valle Porclaneta e San Pietro in Albe.
Col nome di Marsica iniziarono a essere inclusi anche i paesi dell’ager albensis. Questo avvenne con l’entrata dell’ordinamento ecclesiastico e la definizione dei confini della diocesi Marsorum. Nei documenti, i centri abitativi venivano citati come “in Marsis” o “in valle Marsorum”. Così, il nome Aequicoli scomparve nei Campi Palentini.
Il 25 febbraio 1115 si registra la Bolla di Pasquale II al vescovo Berardo, in cui venivano indicati i confini della Diocesi dei Marsi. In questo documento, fra le 59 chiese facenti parte della diocesi, è menzionata S. Martini in valle, identificata come la prima parrocchia di Magliano, titolo mantenuto fino ai primi del 1600, quando passò a Santa Lucia, nel centro del borgo.
Il periodo del dominio normanno segnò una rinascita dei centri abitati. È l’epoca in cui “gli Abruzzi rigurgitano di centri rurali oggi dimenticati, di cui taluni sono quasi città”, come affermato da Barbsagsallo nel suo “Il Medioevo”. Si sostiene che Magliano avesse un periodo di prosperità sotto Guglielmo il Buono, testimoniato dal Catalogus Baronum, riportato da Corsignani nella Reggia Marsicana: “Guillelmus de Oria tenet Mallanum quod….. est feudum unius militis”. Tuttavia, il Melchiorre nota che questo Guglielmo non risulta legato alla Marsica.
Il catalogus Baronum del 1150 e aggiornato nel 1167-68 serviva a conoscere i feudi icastellati nel XII secolo per preparare un esercito contro la minaccia di un attacco al Regno di Sicilia. Nel documento si fa riferimento al centro fortificato di Carce, menzionato da Comes Rogerius di Albe come feudo di sei soldati, insieme con il podio S. Blasii.
Il Febonio avanza l’ipotesi che una fortezza in Carce esistesse già in epoca romana, deducendola da un passaggio di Tolomeo. La descrizione della rocca medievale da lui fornita evidenzia segni di un borgo non piccolo, confermato anche dallo storico settecentesco Antinori. Quest’ultimo descrisse Carce come un castello cinto da mura, accessibile solo attraverso un cammino difficile e stretto.
Fino a questo momento non abbiamo documenti in cui appaia il nome di Magliano; occorre attendere il 1250 quando nel registro delle rendite di Santa Maria in Valle si trova citata la chiesa di Santa Maria de Maliano. Porremo anche attenzione a testi medievali che forniscono informazioni sul territorio comunale.
Nel “Cronicon Cassinensis” si parla di San Leucio a Marano nell’anno 1067, e nel “Cronicon Farfensis” è citata una concessione del 1051 che menziona la chiesa di Santa Maria presso il Salto. Si registra anche un privilegio di Arrigo VI del 1151 in favore dell’abate del monastero di San Paolo di Ostuni, riguardante la chiesa di San Biagio martire.
Il 1268 segna la famosa Battaglia di Tagliacozzo, che vide il Corrado D’Antiochia ereditare il titolo dal padre. Qui, il 23 agosto, si concluse la sorte del Corradino, ultimo rampollo della Casa Sveva. Tale battaglia rappresentò una pagina importante, considerata la duplice vittoria di Carlo D’Angiò su Manfredi e poi su Corradino, che segnò un nuovo trionfo del male sul bene e dell’ingiustizia sulla giustizia.
Il Gregorovius conclude la rievocazione con amare parole, sottolineando l’inevitabilità della storia. Corradino partì da Roma il 18 agosto, accompagnato da diversi guerrieri e un esercito formato da 10.000 soldati. L’itinerario per raggiungere i campi di Scurcola è controverso. Carlo, informato della situazione, si accampò alla sera del 22 agosto, probabilmente nei pressi di Magliano o Carce.
La battaglia ebbe inizio al sorgere del sole il 23 agosto. Don Arrigo, con i suoi uomini, fu il primo a attraversare il fiume; la lotta fu furibonda e inizialmente favorevole agli Svevi. Quando il maresciallo di Couranges cadde, il morale delle truppe francesi crollò, favorendo la vittoria degli Svevi. Corradino dovette fuggire con 500 cavalieri, iniziando una triste peregrinazione che lo portò a Napoli, dove incontrerà il suo destino.
Il 5 ottobre 1273, Carlo D’Angiò divise il Giustiziarato svevo senza menzionare Magliano, sebbene questa mancanza non possa confermare la sua inesistenza. Fra il XII e il XIII secolo, si verificò il fenomeno dell’incastellamento, e Carce esercitava giurisdizione su diversi insediamenti, tra cui San Biagio e San Martino, non escludendo Magliano, come dimostrato dal documento del 1250.
Nonostante alcune negazioni riguardanti la presenza di Magliano, è certo che nel periodo si accennava già alla chiesa di Santa Lucia e che Magliano esisteva in una località denominata Magliano Vecchio accanto alla chiesa benedettina di Santa Maria ad Nives.
Il re Carlo, nel 1282, inviò una lettera al giustiziere degli Abruzzi, ordinando di prelevare una vecchia campana dalla chiesa dei Frati Minori di Amatrice per issarla nella nuova abbazia di Santa Maria della Vittoria, indicando chiaramente i nomi di Tagliacozzo, Scurcola, Magliano, fino alla piana del Fùcino e alle vette del Velino.
Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.