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Chiesa Madonna Delle Grazie

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Scopri i segreti di Rosciolo: un viaggio nel tempo tra arte etrusca, gotica e rinascimentale custoditi nel complesso di Santa Maria delle Grazie.

Un importante monumento a Rosciolo è il complesso di Santa Maria delle Grazie, la chiesa madre dedicata alla Vergine, situata al centro del paese. Documenti attestano l’esistenza del castello di Rosciolo già dal XI secolo, e si deduce che la sua Chiesa Parrocchiale sorgeva in forme modeste quando, grazie alla donazione del Conte Berardo, il territorio passò ai Benedettini. Nel corso dei secoli, in particolare nei XV e XVI secolo, le antiche strutture dell’edificio furono progressivamente perdute.

Importanti restauri portarono a una quasi completa ricostruzione, conservando tuttavia un portale del XIII secolo accanto all’ingresso maggiore. Questo portale, che potrebbe essere stato rimosso dal suo luogo originale, è l’unica testimonianza di una chiesa più piccola a navata unica, con un architrave riccamente decorato e sostenuto da due leoni sdraiati. La struttura attuale è a tre navate, divise da archi acuti su piloni quadrati, con la navata centrale coperta a soffitta e le laterali a crociera d’ogiva.

Nella navata destra si trova un altarolo rinascimentale in pietra dipinta e dorata, probabilmente residuo di un tempio pagano risalente all’epoca romana. Il campanile, collocato nella prima campata della navatella sinistra, si presenta quadrato e robusto, sorretto da arconi impostati su pilastri cilindrici che mostrano segni di arte arcaica, verosimilmente di tipo etrusco. La facciata asimmetrica con coronamento orizzontale e il rosone gotico sono elementi di indiscutibile valore architettonico.

Nel 1446, i maestri Giovanni e Martino, tagliapietre aquilani, firmarono il Portale centrale della facciata, caratterizzato da uno stile ogivale e decorazioni con colonnine. La loro iscrizione, incisa nell’architrave, riporta: “+ANNO.DNI. M.CCCC.XL.VI.AVE.M. G. PLEN MAGISTER. IOHANNES. ET. MARTIN. FECERUNT. HOC. OPUS.” Attraverso il restauro del 1935, sono state nuovamente portate alla luce le strutture originali dell’interno, mentre nel 1997 è stata ripulita l’intera facciata, evidenziando un’incisione trovata sotto l’orologio: “quanti ticchi do io qui dentro a sorte, tanti passi dai tu verso la morte.” A inizio 1998, sono iniziati lavori di restauro per rivelare e conservare le pitture delle volte e delle pareti.

Riferimento autore: Sandro di Carlo.

Altro monumento importante a Rosciolo è lo scenografico complesso di Santa Maria delle Grazie, la chiesa madre dedicata alla Vergine, che si trova al centro del paese. Si hanno documenti sull’esistenza del castello di Rosciolo fin dal sec. XI e se ne deduce che la sua Chiesa Parrocchiale sorgeva in modeste forme quando, per donazione del Conte Berardo, tutto il territorio passò ai Benedettini.

Le antiche strutture dell’edificio sparirono nei secoli seguenti e specialmente nel XV e XVI sec. Con importanti restauri, che furono quasi una completa ricostruzione, rimase un portale del sec. XIII a fianco dell’ingresso maggiore. Forse questo portale fu rimosso dal suo luogo d’origine quando i maestri Giovanni e Martino ricostruirono l’intera facciata nell’anno 1446.

Il portale è la superstite testimonianza della precedente più piccola chiesa, ad una navata, di cui costituiva l’unico ingresso. È di figura rettangolare e ha l’architrave e gli stipiti coperti con un denso fregio a bassorilievo. L’architrave semicircolare, con cornice di forte oggetto, è sostenuto da due leoni sdraiati.

Tutta la costruzione è a tre navate, divise da quattro archi in senso acuto su piloni quadrati. La navata centrale è coperta a soffitta, mentre le navatelle laterali sono a crociera d’ogiva. Nella navata destra è posto un altarolo rinascimentale in pietra dipinta e dorata, presumibilmente resti di un tempio pagano del periodo romano imperiale.

Il campanile occupa il luogo tradizionale, cioè la prima campata della navatella di sinistra. Si alza quadrato e piuttosto rozzo, poggiando interamente su due arconi impostati sopra due grossi pilastri cilindrici, che recano i segni dell’arte araica, probabilmente di tipo etrusco.

La facciata asimmetrica a coronamento orizzontale ed il rosone gotico sono caratteri di indiscutibile valore. Nel 1446, i maestri Giovanni e Martino, due tagliapietre appartenenti alle maestranze aquilane che si erano sparse nella provincia, eseguirono il Portale centrale della facciata, di impronta ogivale con colonnine nello strombo.

Ciò lo sappiamo dalla seguente iscrizione incisa nell’architrave: +ANNO.DNI. M.CCCC.XL.VI.AVE.M. G. PLEN MAGISTER. IOHANNES. ET. MARTIN. FECERUNT. HOC. OPUS.

Con il restauro del 1935 sono state rimesse in luce le strutture originali dell’interno. Nel 1997 è stata ripulita l’intera facciata e sotto l’orologio è stata rinvenuta una pietra sulla quale è incisa la seguente frase: “quanti ticchi do io qui dentro a sorte, tanti passi dai tu verso la morte”.

Nei primi mesi del 1998 sono iniziati i tanti attesi lavori per riportare alla luce e restaurare le pitture esistenti alle volte e alle pareti.

Riferimento autore: Sandro di Carlo.

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Altro monumento importante a Rosciolo è lo scenografico complesso di Santa Maria delle Grazie, la chiesa madre dedicata alla Vergine, che si trova al centro del paese. Si hanno documenti sull’esistenza del castello di Rosciolo fin dal sec. XI e se ne deduce che la sua Chiesa Parrocchiale sorgeva in modeste forme quando, per donazione del Conte Berardo, tutto il territorio passò ai Benedettini.

Le antiche strutture dell’edificio sparirono nei secoli seguenti e specialmente nel XV e XVI sec. Con importanti restauri, che furono quasi una completa ricostruzione, rimase un portale del sec. XIII a fianco dell’ingresso maggiore. Forse questo portale fu rimosso dal suo luogo d’origine quando i maestri Giovanni e Martino ricostruirono l’intera facciata nell’anno 1446.

Il portale è la superstite testimonianza della precedente più piccola chiesa, ad una navata, di cui costituiva l’unico ingresso. È di figura rettangolare e ha l’architrave e gli stipiti coperti con un denso fregio a bassorilievo. L’architrave semicircolare, con cornice di forte oggetto, è sostenuto da due leoni sdraiati.

Tutta la costruzione è a tre navate, divise da quattro archi in senso acuto su piloni quadrati. La navata centrale è coperta a soffitta, mentre le navatelle laterali sono a crociera d’ogiva. Nella navata destra è posto un altarolo rinascimentale in pietra dipinta e dorata, presumibilmente resti di un tempio pagano del periodo romano imperiale.

Il campanile occupa il luogo tradizionale, cioè la prima campata della navatella di sinistra. Si alza quadrato e piuttosto rozzo, poggiando interamente su due arconi impostati sopra due grossi pilastri cilindrici, che recano i segni dell’arte araica, probabilmente di tipo etrusco.

La facciata asimmetrica a coronamento orizzontale ed il rosone gotico sono caratteri di indiscutibile valore. Nel 1446, i maestri Giovanni e Martino, due tagliapietre appartenenti alle maestranze aquilane che si erano sparse nella provincia, eseguirono il Portale centrale della facciata, di impronta ogivale con colonnine nello strombo.

Ciò lo sappiamo dalla seguente iscrizione incisa nell’architrave: +ANNO.DNI. M.CCCC.XL.VI.AVE.M. G. PLEN MAGISTER. IOHANNES. ET. MARTIN. FECERUNT. HOC. OPUS.

Con il restauro del 1935 sono state rimesse in luce le strutture originali dell’interno. Nel 1997 è stata ripulita l’intera facciata e sotto l’orologio è stata rinvenuta una pietra sulla quale è incisa la seguente frase: “quanti ticchi do io qui dentro a sorte, tanti passi dai tu verso la morte”.

Nei primi mesi del 1998 sono iniziati i tanti attesi lavori per riportare alla luce e restaurare le pitture esistenti alle volte e alle pareti.

Riferimento autore: Sandro di Carlo.

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