Il territorio del comune di Magliano fa parte dei Campi Palentini, situato tra Monte San Nicola e Monte Carce, e si incunea nel Cicolano seguendo il corso del Salto. Di questo territorio si hanno tracce fin dagli inizi della civiltà, segnando il passaggio dall’area fucense e palentina a quella equicolana. Nel corso dell’VIII secolo, infatti, si diffusero nel reatino e nella storica Sabina segnali della cultura fucense. Le caratteristiche alluvionali dei piani e la presenza del fiume hanno influito sull’insediamento umano nella pianura, specialmente in periodi climatici umidi, portando poi a insediamenti montani fino al periodo romano.
Tuttavia, le conoscenze riguardo il periodo precedente il primo millennio sono limitate. Manca completamente traccia della presenza umana in età paleolitica, a differenza del territorio fucense, dove sono stati rinvenuti strumenti di selce a Mole di Avezzano, a Lecce dei Marsi, a Collelongo e a Luco, che dimostrano l’esistenza di uomini nel Paleolitico inferiore, almeno 18.000 anni fa. Nei Campi Palentini, il più antico insediamento conosciuto risale all’età del bronzo ed è situato a Scurcola, al confine con Magliano, a quota 700 vicino al canale di bonifica del Salto.
Qui sono stati rinvenuti materiali che coprono tutte le fasi dell’età del bronzo fino ai primordi del ferro. Al periodo finale dell’età del bronzo appartengono anche alcuni bronzi rinvenuti a Magliano e a Forme nell’ottocento, tra cui una “punta di lancia a cannone” con una lama a foglia lanceolata.
In quel periodo si formarono insediamenti di pianura in prossimità di sorgenti e corsi d’acqua. Si ritiene che un villaggio sorgesse alle falde del Colle Lucciano, a sud, nei pressi dell’attuale impianto di presa della condotta idrica che rifornisce Fonte Nuova. Più a ovest, vicino all’ingresso del casello autostradale, durante i lavori per la costruzione dell’autostrada furono rinvenute tombe arcaiche risalenti al VII-V secolo a.C., contenenti resti di gladi a stami, punte di lancia in ferro, una spada di ferro con lama lanceolata e fibule di bronzo tipo Certosa.
Si è nell’epoca che precede l’età del ferro. Un brusco cambiamento climatico, avvenuto nei primi decenni del IX secolo, segnò l’inizio di un periodo caratterizzato da un clima oceanico freddo e umido, costringendo le popolazioni a lasciare gli insediamenti di pianura. Le dimensioni modeste di tali villaggi, costituiti da piccoli gruppi di capanne, permisero ad alcuni di rimanere attivi, ma la loro esistenza non oltrepassò la metà del secolo VIII. Con l’impaludamento della pianura, il villaggio di Scurcola fu abbandonato e nacque l’insediamento di “Case Madonna” sul versante est del Monte San Nicola.
A Magliano, un nuovo abitato sul Colle Lucciano sostituì il precedente, coevo alla necropoli di Scurcola. Questa necropoli potrebbe trovarsi presso l’attuale casello autostradale, come accennato. Entrambi i nuovi villaggi presentano materiale della prima età del ferro. È in questo periodo che si costruirono, su alture, centri fortificati che nella lingua safina venivano chiamati Ocres, e in latino appida e castella. Queste strutture rimasero inalterate fino alla romanizzazione, iniziata con la creazione della colonia di Alba Fucens, che portò alla ristrutturazione del territorio palentino e alla sua divisione in lotti assegnati ai coloni romani.
Per una comprensione approfondita del periodo pre-coloniale, è fondamentale la necropoli di Scurcola, che interessa gli insediamenti di Casa Madonna e l’ocre del Monte San Nicola a quota 1078. La scoperta della necropoli, avvenuta durante i lavori per l’ampliamento dell’Imele nel 1983, fu oggetto di tre campagne di scavi dirette dal dottor Vincenzo D’Ercole, durante le quali furono rinvenute ben 31 tombe risalenti al IX-V secolo a.C.
Numerosi sono gli ocres segnalati nella piana palentina. Nel territorio di Scurcola, confinante con quello di Magliano, oltre all’ocre del Monte San Nicola, è importante il centro fortificato di Monte San Felice a Cappelle, dotato di tre cinte murarie. Inoltre, nel comune di Magliano è stato individuato l’ocre della Castellana, con pianta ovoidale che si estende su 0,60 ettari, delimitata da un terrapieno con tracce di mura costruite con enormi massi sovrapposti senza malta.
Vi sono stati rinvenuti tegoloni e ceramica di impasto. Un altro ocre è stato localizzato sul Colle, centro storico della vecchia Magliano, noto anche come di Santa Lucia, che presenta una pianta rettangolare, una superficie di 3 ettari e una fascia anulare interna risalente al XIV secolo. Qui sono documentate tombe arcaiche con dischi corazza del VII secolo a.C., alcuni dei quali sono conservati nel Museo Civico di Sulmona. Vi è anche un altro ocre segnalato a Monte Pago Osco a est di Marano e un quarto in Santa Maria in Valle con resti di mura megalitiche.
Da quanto esposto, emerge chiaramente che il territorio del comune di Magliano è stato organicamente integrato nel più ampio contesto storico dei Campi Palentini e dell’area fucense fin dall’età del bronzo. Inoltre, la tipologia degli insediamenti preromani e i materiali delle necropoli evidenziano l’influenza delle genti della grande Comunità Safina, ben documentata in Abruzzo. All’interno di questa civiltà, la presenza di dischi corazza nelle sepolture rappresenta la testimonianza dell’esistenza di gruppi dominanti di guerrieri nelle comunità locali.
Riferimento autore: Giuseppe Di Girolamo.