La questione etimologica del nome Marano ha suscitato diverse teorie, che rimangono però poco convincenti. Alcuni sostengono che possa derivare da “Marra”, un attrezzo agricolo, mentre altri propongono un collegamento con l’aggettivo “mar(sic)ano” o “mar(i)ano”, riflettendo la devozione degli abitanti verso la Madonna. Altri ancora ipotizzano una connessione con una guarnigione di soldati napoletani provenienti da Marano di Napoli o dall’espressione latina “Mari-anus”, indicando un possesso. Tuttavia, nessuna di queste spiegazioni ha trovato un consenso definitivo.
Situato su un colle, Marano deve aver rappresentato, fin dall’epoca preistorica, un naturale rifugio per l’essere umano. Questa configurazione rocciosa offriva ripari e nascondigli, utilizzati per la sosta e a difesa da eventuali attacchi. Le numerose grotte e cavità, rinvenibili anche negli scantinati delle case, testimoniano questa antica funzione. I resti di un uomo marsicano risalenti a oltre 13.000 anni fa, trovati nelle grotte di Ortucchio, suggeriscono che le persone di quell’epoca potessero utilizzare anche il territorio circostante di Marano.
Il territorio di Marano poteva fornire la sussistenza necessaria ai primi abitanti, grazie alle piccole valli e alle “Cese” che avrebbero potuto favorire l’agricoltura primaria, mentre le aree boschive garantivano caccia. Con il tempo, i boschi di Marano offrirono alberi secolari, tra cui grandi querce che gli anziani del paese ricordano, come quelle di “Mozzoni” e “S. Nunzio”.
La posizione strategica di Marano consentiva ai suoi abitanti di avere un vasto controllo visivo su zone circostanti come Magliano, Alba Fucense e Antrosano, che furono teatri di battaglie significative, tra cui quella decisiva tra Carlo D’Angiò e Corradino nel 1268. Oggi Marano ospita importanti strutture per le telecomunicazioni, come un traliccio della Sip. Nonostante i numerosi terremoti che hanno colpito la regione, come quello devastante del 1915, Marano e Tagliacozzo furono tra i pochi paesi a resistere, guadagnandosi l’appellativo di “balconate d’Abruzzo”.
Riferimento autore: Padre Giovanni Di Carlo.


