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Chiesa S. M. In Valle Porclaneta… L’Opera Delle Maestranze Bendettine

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Scopri come l’architettura di Santa Maria in Valle Porclaneta rivela un intreccio storico tra romanico abruzzese e influenze orientali, riflettendo secoli di arte monastica.

La Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, parte del Cenobio di Rosciolo, presenta caratteristiche architettoniche e decorative che la collegano ad altri monasteri benedettini dell’Abruzzo del XII secolo. L’influenza dell’architettura monastica di Montecassino si fa sentire anche in <San Liberatore alla Maiella>, fondato tra il 1007 e il 1019 per opera del monaco Teobaldo. Questo monastero diventa il punto di riferimento per la nascita della particolare architettura romanica in Abruzzo, mescolando i principi costruttivi romani con le forme bizantino-orientali e quelle lombarde.

La scuola di San Liberatore adotta inizialmente il modello della basilica romana, semplificando la costruzione delle chiese. In Santa Maria in Valle Porclaneta, come in molte altre chiese dell’epoca, si possono osservare decorazioni che seguono principi latini, incluse varie applicazioni della cornice classica. Con il passare del tempo, la scuola evolve, integrando influenze provenienti da Adenulfo, che portano nuove tendenze architettoniche dalla Lombardia e dall’Oriente, dando vita a una fusione di stili greci e bizantini con il gusto lombardo.

Nel tardo XI secolo, la scuola di San Liberatore si espande, con maestranze che lavorano sotto la direzione del maestro Nicolò, apportando elementi decorativi originali a Santa Maria in Valle Porclaneta. È importante notare i legami tra il Cenobio di Rosciolo e l’Abbazia di Montecassino, poiché l’architettura marsicana riflette fortemente l’influenza romana. Questo legame appare evidente anche nel fatto che la fondazione della chiesa coincide con l’elezione di Oderisio, Conte dei Marsi, ad Abate di Montecassino nel 1077.

La nomina dell’Abate Oderisio si rivela significativa, soprattutto in virtù del suo impegno nel mecenatismo artistico, proseguendo l’opera del suo predecessore Desiderio. Desiderio, noto come il “Leone X dell’XI secolo”, è riconosciuto per aver abbellito il monastero con mosaici e pitture, attirando artisti da Roma e altre località, il cui talento ha arricchito non solo il monastero stesso ma anche altre importanti chiese, lasciando un’eredità che perdura fino a oggi.

Riferimento autore: Prof. Pierluigi Romeo.

Il carattere dell’organismo architettonico e le particolarità stilistiche della decorazione di S. Maria in Valle Porclaneta accomunano questa Chiesa del Cenobio di Rosciolo a quelle di altri Monasteri benedettini sorti in Abruzzo nel XII secolo. L’architettura religiosa dei monasteri si irradia dal grande centro di cultura di Montecassino, giungendo fino a San Liberatore alla Maiella, ove sorge tra il 1007 e il 1019 per opera del monaco Teobaldo. Egli è il fondatore del primo dei cenobi benedettini, destinato a divenire il prototipo di una particolare architettura monastica. I benedettini che accompagnarono Teobaldo a San Liberatore da Montecassino, unendosi con i monaci già presenti, fondano una scuola, che il Gavini chiama “scuola di San Liberatore”. Questa scuola, sull’eredità dei principi costruttivi “romani”, crea, sotto l’influenza delle forme architettoniche bizantino-orientali prima e lombardo-borgognone poi, quella particolare architettura romanica che caratterizza le chiese d’Abruzzo sorte tra l’XI e il XII secolo. A questa scuola, che si svolge principalmente su due direttrici – una lungo i fiumi Pescara e Vomano verso l’Adriatico e l’altra lungo il fiume Pescara fino a Valva e poi fino alla Marsica – appartengono le maestranze che costruiscono S. Maria in Valle Porclaneta.

La scuola di San Liberatore adotta inizialmente l’organismo della basilica romana, semplificando al massimo la costruzione della chiesa. Anche in campo decorativo, l’arte dell’intaglio sulla pietra trae ispirazione da principi schiettamente latini; così vediamo in S. Maria in Valle Porclaneta, come in altre chiese della stessa epoca, applicazioni varie della cornice classica. Successivamente, la scuola attraversa un secondo periodo, quando alla vecchia scuola di Teobaldo si mescolano i maestri di Adenulfo, giunti da Montecassino ai tempi dell’Abate Desiderio. Questi ultimi portano nuove tendenze dalla Lombardia e dall’Oriente, trasformando progressivamente la scuola in un amalgama di forme greche o bizantine con il gusto lombardo già penetrato nell’architettura.

Nell’ultimo ventennio del X secolo, la scuola di San Liberatore si espande e si dirama in maestranze che lavorano e apprendono sotto la guida dei maestri. A S. Maria in Valle Porclaneta, le maestranze operano sotto la direzione del maestro Nicolò, applicando quegli elementi decorativi originali che caratterizzano la piccola chiesa benedettina.

Gli stretti rapporti amministrativi stabilitisi all’epoca della fondazione tra il Cenobio di Rosciolo e l’Abbazia di Montecassino e il fatto che nella chiesa marsicana l’architettura e la decorazione risentono fortemente dell’influenza “romana”, suggeriscono che alcuni elementi critici siano stati influenzati dal Monastero. Sono significativi due aspetti: la data della sua fondazione coincide con l’elezione di Oderisio, Conte dei Marsi, ad Abate di Montecassino nell’anno 1077; e una chiesa così isolata, per arricchirsi di importanti tesori d’arte, deve aver ricevuto attenzioni da qualche Abate potente.

Inoltre, Rosciolo si trova molto vicino al punto di incontro della via Valeria con quella proveniente da Montecassino. Questa vicinanza agevolava i contatti tra gli artisti marsicani e Roma, e Montecassino. La concomitanza della nomina di Abate Oderisio con la fondazione del Cenobio è un elemento da considerare. Guillaume scrive che Oderisio continuò il mecenatismo per le arti iniziato dal suo predecessore Desiderio, il quale aveva già arricchito il Monastero di mosaici e pitture.

Guillaume sottolinea che l’Abate Desiderio fu uno dei più grandi Abati di Montecassino e che, per abbellire la sua struttura, raccoglieva con grandi spese avanzi di antichità e colonne di marmi rari. Per questa opera reclutò artisti di varia provenienza, tra cui lombardi, amalfitani e persino da Costantinopoli, fondando una celebre scuola che diede vita a talenti artistici che si diffusero nei monasteri vicini, come Monte Vergine, SS. Trinità di Cava e S. Angelo in Formis.

Desiderio non solo riempì il suo monastero di artisti, ma anche di religiosi pii e sapienti, che insegnavano e coltivavano le scienze sacre e profane. Scrivendo di Abate Oderisio, egli osserva che l’opera di Desiderio a Montecassino fu continuata degnamente dal successore, contribuendo così alla creazione e all’arricchimento di manoscritti preziosi, tra cui l’Aritmetica di Boezio e le opere di Sant’Agostino.

Riferimento autore: “Santa Maria in Valle Porclaneta” (Testi del Prof. Pierluigi Romeo).

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Il carattere dell’organismo architettonico e le particolarità stilistiche della decorazione di S. Maria in Valle Porclaneta accomunano questa Chiesa del Cenobio di Rosciolo a quelle di altri Monasteri benedettini sorti in Abruzzo nel XII secolo. L’architettura religiosa dei monasteri si irradia dal grande centro di cultura di Montecassino, giungendo fino a San Liberatore alla Maiella, ove sorge tra il 1007 e il 1019 per opera del monaco Teobaldo. Egli è il fondatore del primo dei cenobi benedettini, destinato a divenire il prototipo di una particolare architettura monastica. I benedettini che accompagnarono Teobaldo a San Liberatore da Montecassino, unendosi con i monaci già presenti, fondano una scuola, che il Gavini chiama “scuola di San Liberatore”. Questa scuola, sull’eredità dei principi costruttivi “romani”, crea, sotto l’influenza delle forme architettoniche bizantino-orientali prima e lombardo-borgognone poi, quella particolare architettura romanica che caratterizza le chiese d’Abruzzo sorte tra l’XI e il XII secolo. A questa scuola, che si svolge principalmente su due direttrici – una lungo i fiumi Pescara e Vomano verso l’Adriatico e l’altra lungo il fiume Pescara fino a Valva e poi fino alla Marsica – appartengono le maestranze che costruiscono S. Maria in Valle Porclaneta.

La scuola di San Liberatore adotta inizialmente l’organismo della basilica romana, semplificando al massimo la costruzione della chiesa. Anche in campo decorativo, l’arte dell’intaglio sulla pietra trae ispirazione da principi schiettamente latini; così vediamo in S. Maria in Valle Porclaneta, come in altre chiese della stessa epoca, applicazioni varie della cornice classica. Successivamente, la scuola attraversa un secondo periodo, quando alla vecchia scuola di Teobaldo si mescolano i maestri di Adenulfo, giunti da Montecassino ai tempi dell’Abate Desiderio. Questi ultimi portano nuove tendenze dalla Lombardia e dall’Oriente, trasformando progressivamente la scuola in un amalgama di forme greche o bizantine con il gusto lombardo già penetrato nell’architettura.

Nell’ultimo ventennio del X secolo, la scuola di San Liberatore si espande e si dirama in maestranze che lavorano e apprendono sotto la guida dei maestri. A S. Maria in Valle Porclaneta, le maestranze operano sotto la direzione del maestro Nicolò, applicando quegli elementi decorativi originali che caratterizzano la piccola chiesa benedettina.

Gli stretti rapporti amministrativi stabilitisi all’epoca della fondazione tra il Cenobio di Rosciolo e l’Abbazia di Montecassino e il fatto che nella chiesa marsicana l’architettura e la decorazione risentono fortemente dell’influenza “romana”, suggeriscono che alcuni elementi critici siano stati influenzati dal Monastero. Sono significativi due aspetti: la data della sua fondazione coincide con l’elezione di Oderisio, Conte dei Marsi, ad Abate di Montecassino nell’anno 1077; e una chiesa così isolata, per arricchirsi di importanti tesori d’arte, deve aver ricevuto attenzioni da qualche Abate potente.

Inoltre, Rosciolo si trova molto vicino al punto di incontro della via Valeria con quella proveniente da Montecassino. Questa vicinanza agevolava i contatti tra gli artisti marsicani e Roma, e Montecassino. La concomitanza della nomina di Abate Oderisio con la fondazione del Cenobio è un elemento da considerare. Guillaume scrive che Oderisio continuò il mecenatismo per le arti iniziato dal suo predecessore Desiderio, il quale aveva già arricchito il Monastero di mosaici e pitture.

Guillaume sottolinea che l’Abate Desiderio fu uno dei più grandi Abati di Montecassino e che, per abbellire la sua struttura, raccoglieva con grandi spese avanzi di antichità e colonne di marmi rari. Per questa opera reclutò artisti di varia provenienza, tra cui lombardi, amalfitani e persino da Costantinopoli, fondando una celebre scuola che diede vita a talenti artistici che si diffusero nei monasteri vicini, come Monte Vergine, SS. Trinità di Cava e S. Angelo in Formis.

Desiderio non solo riempì il suo monastero di artisti, ma anche di religiosi pii e sapienti, che insegnavano e coltivavano le scienze sacre e profane. Scrivendo di Abate Oderisio, egli osserva che l’opera di Desiderio a Montecassino fu continuata degnamente dal successore, contribuendo così alla creazione e all’arricchimento di manoscritti preziosi, tra cui l’Aritmetica di Boezio e le opere di Sant’Agostino.

Riferimento autore: “Santa Maria in Valle Porclaneta” (Testi del Prof. Pierluigi Romeo).

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