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Chiesa Della Madonna Di Loreto Gli Affreschi

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Scoprite gli affreschi nascosti della Madonna di Loreto, dove arte medievale e rinascimentale si fondono in un viaggio visivo attraverso il sacro.

La chiesetta trecentesca della Madonna di Loreto ospita due cicli di affreschi: uno nell’abside, l’altro in una cappella laterale. Il primo è un ciclo esclusivamente mariano, che rappresenta la nascita della Vergine, simile a mosaici e affreschi di artisti del tardo medioevo e del primo rinascimento, come quelli di Pietro Cavallini e Domenico Ghirlandaio. La parte destra dell’affresco è andata completamente perduta, ma si sa che vi erano raffigurati San Gioacchino e una donna. Oggi, l’immagine conservata mostra la neonata su un vassoio, accudita da due donne, con Sant’Anna sul letto sullo sfondo, il tutto sotto un intercolonnio dipinto in prospettiva.

Nella parte sinistra dell’abside si trova lo sposalizio della Vergine, una scena meglio conservata. Qui il sacerdote è affiancato da Maria e da San Giuseppe, circondati da un gruppo di giovani, uno dei quali spezza il bastone del santo. Questa scena è incorniciata da un’architettura rinascimentale e le due rappresentazioni sono unite da una cerchia di mura merlate, con cipressi sullo sfondo.

Nel catino absidale, l’incoronazione della Vergine è circondata da angeli danzanti e dalla cosiddetta noce, simbolo di verginità. La raffinatezza dello stile colloca l’opera alla fine del Quattrocento o, al più tardi, nel primo decennio del Cinquecento. Nella cappella laterale si trova l’affresco della nascita del Redentore, completamente ricoperto da vernice nel 1950 e ritenuto irrecuperabile. Negli ultimi anni, però, è stato riscoperto e restaurato. Sebbene meno pregevole, quest’opera si distingue per una freschezza ingenua nella composizione e nel colore, probabilmente risalente alla metà del Quattrocento.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

Due sono i cicli di affreschi della chiesetta trecentesca della Madonna di Loreto: quello nell’abside, l’altro in una cappella laterale, a destra di chi entra. Il primo ciclo è esclusivamente mariano. Da una parte è rappresentata la nascita della Vergine. Gli elementi costitutivi sono quelli stessi che si rinvengono nei dipinti sullo stesso argomento, lasciatici nel tardo medioevo e nel primo rinascimento.

Basta ricordare il mosaico di Pietro Cavallini in Santa Maria in Trastevere a Roma, gli affreschi di Taddeo Gaddi in Santa Croce a Firenze, quelli di Domenico Ghirlandaio in Santa Maria Novella sempre a Firenze. La parte destra è scomparsa completamente.

Vi dovevano essere raffigurati San Gioacchino ed una donna con un involto di panni sulla testa e la comochia in mano, così come viene ricordato dallo studioso ottocentesco Antonio De Nino. La scena rimastaci rappresenta la neonata adagiata su di un vassoio ed è accudita da due donne. In fondo si scorge Sant’Anna adagiata sul letto. Tutta la scena si svolge sotto un intercolonnio dipinto in prospettiva.

Nella parte sinistra dell’abside c’è lo sposalizio della Vergine. È questa la scena meglio conservata. Nel centro c’è il sacerdote, alla sua sinistra Maria con un seguito di giovani donne, a destra San Giuseppe col bastone fiorito, accompagnato da giovani. Uno di questi sta spezzando il suo bastone. Il tutto è inquadrato in un ambiente architettonico rinascimentale.

Le due scene sono collegate al centro da una cerchia di mura merlate, dietro cui si innalzano dei cipressi. Nel catino absidale è rappresentata l’incoronazione della Vergine, circondata dalla cosiddetta noce, simbolo della verginità. Ai due lati degli angeli danzanti festeggiano la Regina del cielo e della terra al suono delle tube.

Lo stile e la lavorazione riportano l’esecuzione alla fine del quattrocento e non più tardi del primo decennio del cinquecento. Nella cappella laterale è rappresentata la nascita del Redentore. L’affresco, che era stato completamente ricoperto da vernice verso il 1950, forse perché si riteneva irrecuperabile per lo stato di degrado in cui era ridotto, è stato riscoperto e restaurato in questi ultimi anni.

L’affresco, anche se meno pregevole del primo ed eseguito con mano poco esperta, tuttavia si ammira per una certa freschezza sia nella composizione che nel colore, che creano un’atmosfera di ingenua poesia. Forse l’opera è della metà del quattrocento.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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Due sono i cicli di affreschi della chiesetta trecentesca della Madonna di Loreto: quello nell’abside, l’altro in una cappella laterale, a destra di chi entra. Il primo ciclo è esclusivamente mariano. Da una parte è rappresentata la nascita della Vergine. Gli elementi costitutivi sono quelli stessi che si rinvengono nei dipinti sullo stesso argomento, lasciatici nel tardo medioevo e nel primo rinascimento.

Basta ricordare il mosaico di Pietro Cavallini in Santa Maria in Trastevere a Roma, gli affreschi di Taddeo Gaddi in Santa Croce a Firenze, quelli di Domenico Ghirlandaio in Santa Maria Novella sempre a Firenze. La parte destra è scomparsa completamente.

Vi dovevano essere raffigurati San Gioacchino ed una donna con un involto di panni sulla testa e la comochia in mano, così come viene ricordato dallo studioso ottocentesco Antonio De Nino. La scena rimastaci rappresenta la neonata adagiata su di un vassoio ed è accudita da due donne. In fondo si scorge Sant’Anna adagiata sul letto. Tutta la scena si svolge sotto un intercolonnio dipinto in prospettiva.

Nella parte sinistra dell’abside c’è lo sposalizio della Vergine. È questa la scena meglio conservata. Nel centro c’è il sacerdote, alla sua sinistra Maria con un seguito di giovani donne, a destra San Giuseppe col bastone fiorito, accompagnato da giovani. Uno di questi sta spezzando il suo bastone. Il tutto è inquadrato in un ambiente architettonico rinascimentale.

Le due scene sono collegate al centro da una cerchia di mura merlate, dietro cui si innalzano dei cipressi. Nel catino absidale è rappresentata l’incoronazione della Vergine, circondata dalla cosiddetta noce, simbolo della verginità. Ai due lati degli angeli danzanti festeggiano la Regina del cielo e della terra al suono delle tube.

Lo stile e la lavorazione riportano l’esecuzione alla fine del quattrocento e non più tardi del primo decennio del cinquecento. Nella cappella laterale è rappresentata la nascita del Redentore. L’affresco, che era stato completamente ricoperto da vernice verso il 1950, forse perché si riteneva irrecuperabile per lo stato di degrado in cui era ridotto, è stato riscoperto e restaurato in questi ultimi anni.

L’affresco, anche se meno pregevole del primo ed eseguito con mano poco esperta, tuttavia si ammira per una certa freschezza sia nella composizione che nel colore, che creano un’atmosfera di ingenua poesia. Forse l’opera è della metà del quattrocento.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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