Ma riprendiamo il nostro discorso da dove lo avevamo interrotto. È subito dopo il 1480 che il nome di Carce sparisce dalle scritture, e al suo posto subentra definitivamente Magliano, pur continuandosi a intitolare la sua chiesa S. Martino di Carce. Fin qui si era sempre avuto in denominazione Carci come castello principale. Poco dopo, cioè nel 1485, il castello di Rosciolo fu recintato di mura e di porta a spese pubbliche. L’artefice scultore Bernardino Clario volle sulla porta stessa il suo nome: “Faustum et foelix opus publica impensa Bernardino artifice Clario. Anno salutis 1485.”
La stessa cosa doveva essere accaduta per Magliano, stando almeno alle informazioni di cui ancora una volta si fa portavoce l’Antinori, pur se la data suggerita dallo studioso settecentesco non coincide con quella riportata da altre fonti e ricordata dallo stesso Antinori: “Il Castello di Carce, o Carchi, abbandonato dagli abitatori, aveva già dato principio ai non volgari castelli di Magliano, di Roscioli e di S. Anatolia. Gli abitanti, disprezzando l’abitazione montana, l’avevano eletta da prima nella valle vicina, e in ville segregate, delle quali appena ne restarono poi i nomi nelle loro rovine.”
Tali furono la villa di S. Biagio, oltre il fiume al prospetto del castello di Marano, della quale erano restate la chiesa ed alcune case derelitte. Altrettanto si dice d’altra villa al Ponte; e verso Magliano la villa di S. Angelo, e scendendo un miglio la villa di S. Maria Maddalena, nella quale partite le monache, si cedette il monastero ai frati Domenicani. Poco sotto la villa di Terremori al Pistrino, e dopo esse le ville di S. Martino e di S. Barnaba, e la villa maggiore presso la chiesa di S. Maria della Valle nelle appartenenze di Roscioli. Di queste, e di molte altre passarono gli abitanti nei tre sopraddetti castelli. Quindi, nelle pubbliche scritture, venne enunciato Magliano di Carchi.
È conferita in quest’anno [1353, N.d.A.] la chiesa di S. Maria in Valle al Cardinale Rainaldo Orsini, il quale sottoscrisse alla bolla Pietro di Giacomo di Magliano di Carzio, giudice annuale di esso castello.
L’Antinori, dunque, anticipa al 1353 la distruzione di Carce e il processo di rafforzamento in senso autonomistico delle tre “università” di Magliano, Rosciolo e S. Anatolia, senza accorgersi della contraddizione in cui cade nel momento in cui parla del 1485 come anno di nascita del castello di Rosciolo.
Conviene ritenere, in questa sede, molto più attendibile quest’ultima data, anche perché essa coincide con uno dei primi atti ufficiali della nuova “università” di Magliano: e cioè con il giuramento di omaggio e fedeltà prestato il 1° agosto 1484 al re Ferdinando di Sicilia dai conti Orsini e dagli amministratori di tutte le terre del ducato di Albe e Tagliacozzo. Orbene, in questo documento si legge testualmente: “Benedictus Marius Petris Terribilis, Angelus Marci, et Antoníus Jannis de Maleano Sindici et Procuratores Universitatis et hominum supradictae terrae Maleani.”
Si tratta di una notizia di fondamentale importanza, perché essa sta a confermarci quanto finora siamo andati dicendo, e cioè che una nuova situazione è venuta a crearsi proprio nella seconda metà del Quattrocento, nuova non soltanto dal punto di vista amministrativo e politico, ma anche da quello urbanistico, tanto che proprio a quest’epoca viene fatta risalire la sistemazione quasi definitiva della facciata di S. Lucia, divenuta ormai questa chiesa l’effettivo centro religioso e devozionale del paese. Ancora per circa un secolo il titolo rimarrà quello di S. Martino; ma le funzioni religiose avranno luogo quasi esclusivamente nella nuova chiesa, più centrale e certamente più rispondente alle esigenze della popolazione.
Riferimento autore: La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi, a cura del Prof. Angelo Melchiorre.