Testi tratti dal libro “Santa Maria in Valle Porclaneta”
(Testi del Prof. Pierluigi Romeo)
La chiesa dell’XI secolo è edificata con una struttura di grande semplicità, ma che denota un’avanzata perizia costruttiva. I muri sono realizzati in pietra locale, rozzamente squadrata, con elementi lapidei disposti in strati orizzontali e malta grossolana. Sembra che all’epoca non fossero conosciute le cave di argilla di Magliano, per cui non vi è traccia di laterizi nella costruzione, eccetto per il tetto. Le parti che sopportano le forze, secondo l’uso romano, sono in pietra squadrata; tra queste i piloni dell’aula, gli archi, le riquadrature di porte e finestre, i piedritti dell’arcone e l’arcone stesso del nartece.
La costruzione sorge in una zona solitaria e impervia, a ridosso di una falda montagnosa, sposa il suo tetto al terreno scosceso. Questa disposizione la fa sembrare, soprattutto a chi la osserva dalla parte frontale, adeguata alla terra. Lo spirito che circonda l’antica costruzione è improntato alla semplicità monastica, che non vuole imporsi con la sua presenza, ma piuttosto cerca la pace e la gioia interiore.
La chiesa si distribuisce su due piani, con un forte dislivello. La muraglia a valle è austera e muta, con un gruppo di tre caratteristiche finestre che si stagliano. Essa è sostenuta da tre poderosi speroni, probabilmente della stessa epoca e costruiti per sostenere il muro fondato sul terreno scosceso, non giustificati da alcuna spinta.
Le aperture nei muri, quali porte, archi e finestre, sono eseguite in pietra calcarea locale. Un ingresso laterale ha un semplice architrave monolitico, poggiante su due stipiti rettangolari, con sopra una piccola cornice di stile classico. Due porticine adiacenti al pronao presentano archi, uno a tutto sesto e uno a sesto ribassato. L’ingresso principale alla chiesa ha un arco ogivale, mentre l’arcone di accesso al nartece, a tutto sesto, è formato da conci di pietra squadrata fino alle reni, con sopra due conci monolitici rettangolari che seguono l’andamento dell’arco. Una cornice elementalmente aggettante quasi a mo’ di capitello schiacciato definisce il passaggio dalla linea curva a quella diritta.
Sul concio di chiave dell’arcone è scolpita una croce greca con estremità accartocciate decorata con trecce. Le finestre, tra cui uno sulla parete frontale della nave centrale, sono semplici e rotonde, prefigurando i rosoni della più avanzata età romanica. Queste aperture sono incastonate nel muro rustico tramite conci prismatici di pietra che si incastrano nella muratura, creando all’interno una varia sagomatura artistica. L’illuminazione degli ambienti interni è stata studiata con razionalità per consentire un dosaggio della luce; essa penetra dal lato a monte, esposto a nord, attraverso numerose finestre disposte in corrispondenza degli assi delle arcate della nave maggiore, ad un’altezza inferiore al cervello delle arcate stesse.
Frontalmente, la luce entra attraverso la finestra rotonda posta in asse alla nave centrale e all’abside. Sul lato esposto a mezzogiorno, la luce è concentrata presso l’arcone laterale, illuminando sia la zona presbiteriale che la sala annessa alla chiesa, convogliando la luce su un altare secondario probabilmente situato nel lato minore. Alcune feritoie sapientemente disposte illuminano da due lati l’altare centrale e, presso l’ingresso laterale, parte della sala adiacente all’aula.
L’abside, di costruzione posteriore all’antica chiesa, ha una forma poligonale costante in molte chiese ravennati e bizantine. Come accennato da Verzone, tale forma fu adottata per la necessità pratica di coprire corpi di fabbrica semicilindrici con falde di tetto piane. Anche nella chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, questa forma è accompagnata da motivi decorativi in stile bizantineggiante, tra cui archeggiature cieche che decorano l’esterno delle pareti dell’abside, simili a quelle di Santa Maria di Bominaco e di San Alessandro di Valva.
Queste archeggiature creano un effetto decorativo molto ricercato, con un leggero pannello riccamente traforato applicato dall’interno per chiudere il vuoto lasciato dall’arco. Esso si compone di un magnifico architrave di pietra, intagliato con un piccolo rosone centrale e due archetti ogivali, scolpiti in bassorilievo con motivi complessi. Questo tipo di archeggiature, che richiamano schemi bizantini, hanno il solo scopo di aumentare il rilievo stilistico dell’abside.
Le colonnine distaccate dalla parete, le sfaccettature delle colonnine ottagonali del primo ordine e le cornici ricorrenti nei tre piani orizzontali, insieme alle piccole mensole decorate, conferiscono alla parete un notevole effetto plastico, frantumando le ombre in più piani. Interessante è una finestra bifora sul prospetto a valle, incorniciata da un arco di scarico a tutto sesto e da piedritti fortemente strombati.
La grande bifora, con una colonnina di sostegno e capitelli di chiaro stile romanico, presenta somiglianze con i capitelli delle colonnine del ciborio di San Pietro ad Oratorium e di altre chiese. Altri elementi decorativi, come la cornice di acanto spinoso attorno all’abside e l’uso di pietre scolpite per finestre e formelle, arricchiscono notevolmente la struttura, facendo percepire viaggi di influenza dall’Oriente cristiano, conservando al contempo un’autonomia e una personalità uniche.
Riferimento autore: Prof. Pierluigi Romeo.