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Le Due Comunità

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Scopri come Marano, tra malaria e incursioni barbariche, si è trasformato da sperduti insediamenti medievali a comunità unica e resiliente.

Si può ragionevolmente ipotizzare che Marano fosse originariamente composto da due insediamenti umani: uno sullo spuntone roccioso del colle e l’altro nella zona di S. Nunzio. I resti antichi ritrovati in entrambe le aree testimoniano questa origine. Gli abitanti cercavano luoghi sani e riparati per proteggersi dalla malaria delle valli acquitrinose e difendersi dalle invasioni barbariche e dal brigantaggio. La valle della Mola sotto Marano, durante le piogge, si trasformava in un melmoso acquitrino, mentre il fiume Salto, prima della bonifica del 1918 operata da prigionieri Austro-Ungarici, scorreva a serpentina, con frequenti tracimazioni che favorivano l’attività dei briganti.

Lungo la valle, le orde barbariche dovettero passare a più riprese, rendendo l’altura di Marano un luogo relativamente sicuro. Gli insediamenti si stabilirono sul colle, continuando però a coltivare i terreni della valle. Un altro insediamento si formò nella zona di S. Nunzio, dove alcuni autori fanno risalire il Cenobio al III° o IV° secolo d.C. È noto che, durante le persecuzioni, molti cristiani cercavano rifugio in luoghi isolati e selvatici.

I resti rinvenuti nella zona di S. Nunzio suggeriscono un insediamento umano di questo tipo, data la sua posizione appartata e boscosa, che forniva opportunità per l’agricoltura e la caccia. I reperti attorno alla chiesetta indicano un ambiente cristiano. Col tempo, i due distinti insediamenti si unirono, formando una sola Comunità.

Riferimento autore: “Marano e la sua piccola storia”. A cura di Padre Giovanni Di Carlo.

Testi tratti dal libro “Marano e la sua piccola storia” (Testi a cura di Padre Giovanni Di Carlo)

Si può ragionevolmente ipotizzare che Marano, in origine, dovette essere formato da due insediamenti umani. Uno si trovava sullo spuntone roccioso del colle, mentre l’altro era nella zona di S. Nunzio. Ne danno prova i resti antichi ritrovati nelle due zone. È nota l’origine dei paesi che si trovano sulle alture. Gli abitanti avevano bisogno di luoghi sani e riparati per proteggersi dalla malaria delle valli acquitrinose e per difendersi dalle invasioni barbariche e dal brigantaggio.

La valle della Mola sotto Marano, nel periodo delle piogge, doveva diventare un melmoso acquitrino. Il fiume Salto, infatti, prima della bonifica avvenuta con l’apporto dei prigionieri Austro-Ungarici della guerra terminata nel 1918, scorreva a serpentina lungo la valle e la tracimazione delle acque era frequente. Il brigantaggio, poi, era favorito dall’ambiente, e non era una parola, ma una realtà.

Lungo la valle, le orde dei barbari devono essere transitate a più riprese. Pertanto, l’altura riparata di Marano offriva una certa garanzia di fronte a questi pericoli. Così, l’insediamento umano si stabilì sul colle, pur continuando a coltivare i terreni della valle. Un altro insediamento si stabilì nella zona di S. Nunzio. Qualche autore fa risalire il Cenobio di S. Nunzio al III° o IV° secolo dopo Cristo.

È anche noto che ai tempi delle persecuzioni molti cristiani fuggivano e cercavano rifugio in luoghi isolati e selvatici. I resti rinvenuti nella zona di S. Nunzio fanno ipotizzare un insediamento umano di questo tipo. La zona, infatti, è appartata e boscosa e poteva dare possibilità di coltivazione agricola e di caccia.

I resti rinvenuti attorno alla chiesetta fanno pensare a un ambiente cristiano. I due distinti insediamenti, in seguito, vennero a formare una sola comunità.

Riferimento autore: Padre Giovanni Di Carlo.

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Testi tratti dal libro “Marano e la sua piccola storia” (Testi a cura di Padre Giovanni Di Carlo)

Si può ragionevolmente ipotizzare che Marano, in origine, dovette essere formato da due insediamenti umani. Uno si trovava sullo spuntone roccioso del colle, mentre l’altro era nella zona di S. Nunzio. Ne danno prova i resti antichi ritrovati nelle due zone. È nota l’origine dei paesi che si trovano sulle alture. Gli abitanti avevano bisogno di luoghi sani e riparati per proteggersi dalla malaria delle valli acquitrinose e per difendersi dalle invasioni barbariche e dal brigantaggio.

La valle della Mola sotto Marano, nel periodo delle piogge, doveva diventare un melmoso acquitrino. Il fiume Salto, infatti, prima della bonifica avvenuta con l’apporto dei prigionieri Austro-Ungarici della guerra terminata nel 1918, scorreva a serpentina lungo la valle e la tracimazione delle acque era frequente. Il brigantaggio, poi, era favorito dall’ambiente, e non era una parola, ma una realtà.

Lungo la valle, le orde dei barbari devono essere transitate a più riprese. Pertanto, l’altura riparata di Marano offriva una certa garanzia di fronte a questi pericoli. Così, l’insediamento umano si stabilì sul colle, pur continuando a coltivare i terreni della valle. Un altro insediamento si stabilì nella zona di S. Nunzio. Qualche autore fa risalire il Cenobio di S. Nunzio al III° o IV° secolo dopo Cristo.

È anche noto che ai tempi delle persecuzioni molti cristiani fuggivano e cercavano rifugio in luoghi isolati e selvatici. I resti rinvenuti nella zona di S. Nunzio fanno ipotizzare un insediamento umano di questo tipo. La zona, infatti, è appartata e boscosa e poteva dare possibilità di coltivazione agricola e di caccia.

I resti rinvenuti attorno alla chiesetta fanno pensare a un ambiente cristiano. I due distinti insediamenti, in seguito, vennero a formare una sola comunità.

Riferimento autore: Padre Giovanni Di Carlo.

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