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Gaetano Minicucci, Le Poesie.

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Gaetano Minicucci plasma nelle sue poesie un universo dove dolore, speranza e ricerca di luce disegnano il profilo dell’esistenza umana.

Poesie tratte dal libro “Racconti e poesie” di Gaetano Minicucci evocano legami profondi con l’esistenza e l’oltre. In L’IMMENSO, l’autore descrive la notte che avvolge il mondo, facendo emergere la presenza di Dio nel silenzio e nel tumulto della natura, come quando il mare ruggisce o l’umanità cerca sollievo. Qui, nei momenti di dolore e speranza, si percepisce un divino che si manifesta attraverso la vita e la sofferenza. La tematica centrale è il desiderio di luce in un’esistenza spesso segnata da ombre.

La poesia NOTTE INVERNALE esprime l’angoscia dell’anima durante una bufera, simbolo di lotte interiori. L’immagine di un’anima che cerca un raggio di luce riflette il conflitto esistenziale tra il desiderio di calore e la freddezza dell’ambiente circostante. La fuga dal buio diventa un viaggio di ricerca, un momento di introspezione dove l’illuminante raggio di speranza sembra sempre sfuggente, come una fiamma che fatica a restare viva.

Infine, GLI OCCHI rappresenta un incontro profondo con la fragilità del cuore umano. Attraverso l’osservazione di due occhi ceruli, la poesia esplora la nostalgia e il passare del tempo, in cui tutto sembra svanire nella nebbia. L’intensità di questo sguardo rivela la complessità dell’anima, che desidera comprendere e ricordare. Il fragore della vita e il silenzio della morte si intrecciano, creando un’atmosfera di contemplazione e malinconia, mentre l’autore invita a riflettere su tutto ciò che è andato perduto.

Riferimento autore: Gaetano Minicucci.

Poesie tratte dal libro “Racconti e poesie” (Testo di Gaetano Minicucci)

L’IMMENSO

Quando la notte col suo manto bruno avvolge il piano e l’etere silente, volo su le ali di un sospiro ardente, volo nel nulla tremolo… v’è Dio.

Quando il furor dell’onda salsa e irata ruggisce sotto l’ululò del vento, lancio lo sguardo nell’abisso e sento: vedo nel biancheggiar dell’onde… Dio.

Sento nel rimbombar del mare… Dio. Quando il languor d’una pupilla spenta chiede al fratello un pane ed un sospiro, invoca luce e forza al cuor che stenta nel meschino vagar di questa valle e si dibatte nel funereo gorgo di un viver gramo.

Fisso nell’occhio ceco l’occhio mio, guardo quella pupilla e vedo… Dio. Quando una stilla amara imperla il ciglio materno e l’amor trema pel dolore, e il vil disprezzo di un ingrato figlio, miro quel volto scevro di rancore.

Miro l’amara stilla che è la vita e vedo… Dio. Quando nelle latebre della notte s’alza e svanisce nell’oscuro avvolto il trepido vibrar del cantar pio, taccio un istante e ascolto: nel palpitar del canto vedo… Dio.

NOTTE INVERNALE

Sul colle ammantato di buio ulula il vortice della bufera. Notte invernale paurosa e fitta come la morte. Già sento il palpito dell’anima angosciata e senza luce, come il cielo quando il fulmine muore.

La lotta che rugge nel cielo rimbomba più forte nel cuore, più fosca dell’etere immenso, più fredda del vento. È l’anima mia come il vortice che vagola nell’infinito in cerca di un raggio di luce, di un raggio smarrito.

Lo vide un istante… lo vide più scialbo lontano morire rapito dal gelido soffio d’un vento che ride sull’anima inquieta, smarrita, che vagola nell’infinito in cerca di un raggio di luce, di un raggio smarrito come la fiamma di un fuoco fatuo.

GLI OCCHI

Dietro un cristallo velato di gelo, un viso diafano velato di noia sorride e sfuma nell’ombra tremula. Ancora un attimo… due occhi ceruli, profondi abissi che scoprono l’anima, fissano e dicono: tutto è passato al di là della nebbia, tutto è svanito tra i fiocchi silenti.

Sento lontano il fragor di catene, sento vicino la neve che geme sotto i miei piedi. Vaghi, smarriti, rivedo tra i fiocchi lontani, immensi, rivedo quegli occhi, profondi abissi che scoprono l’anima; parlano taciti a colui che li brama, parlano e dicono: “Tutto è passato in un attimo solo, tutto è svanito in un pugno di…. nebbia.”

Riferimento autore: Gaetano Minicucci.

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Poesie tratte dal libro “Racconti e poesie” (Testo di Gaetano Minicucci)

L’IMMENSO

Quando la notte col suo manto bruno avvolge il piano e l’etere silente, volo su le ali di un sospiro ardente, volo nel nulla tremolo… v’è Dio.

Quando il furor dell’onda salsa e irata ruggisce sotto l’ululò del vento, lancio lo sguardo nell’abisso e sento: vedo nel biancheggiar dell’onde… Dio.

Sento nel rimbombar del mare… Dio. Quando il languor d’una pupilla spenta chiede al fratello un pane ed un sospiro, invoca luce e forza al cuor che stenta nel meschino vagar di questa valle e si dibatte nel funereo gorgo di un viver gramo.

Fisso nell’occhio ceco l’occhio mio, guardo quella pupilla e vedo… Dio. Quando una stilla amara imperla il ciglio materno e l’amor trema pel dolore, e il vil disprezzo di un ingrato figlio, miro quel volto scevro di rancore.

Miro l’amara stilla che è la vita e vedo… Dio. Quando nelle latebre della notte s’alza e svanisce nell’oscuro avvolto il trepido vibrar del cantar pio, taccio un istante e ascolto: nel palpitar del canto vedo… Dio.

NOTTE INVERNALE

Sul colle ammantato di buio ulula il vortice della bufera. Notte invernale paurosa e fitta come la morte. Già sento il palpito dell’anima angosciata e senza luce, come il cielo quando il fulmine muore.

La lotta che rugge nel cielo rimbomba più forte nel cuore, più fosca dell’etere immenso, più fredda del vento. È l’anima mia come il vortice che vagola nell’infinito in cerca di un raggio di luce, di un raggio smarrito.

Lo vide un istante… lo vide più scialbo lontano morire rapito dal gelido soffio d’un vento che ride sull’anima inquieta, smarrita, che vagola nell’infinito in cerca di un raggio di luce, di un raggio smarrito come la fiamma di un fuoco fatuo.

GLI OCCHI

Dietro un cristallo velato di gelo, un viso diafano velato di noia sorride e sfuma nell’ombra tremula. Ancora un attimo… due occhi ceruli, profondi abissi che scoprono l’anima, fissano e dicono: tutto è passato al di là della nebbia, tutto è svanito tra i fiocchi silenti.

Sento lontano il fragor di catene, sento vicino la neve che geme sotto i miei piedi. Vaghi, smarriti, rivedo tra i fiocchi lontani, immensi, rivedo quegli occhi, profondi abissi che scoprono l’anima; parlano taciti a colui che li brama, parlano e dicono: “Tutto è passato in un attimo solo, tutto è svanito in un pugno di…. nebbia.”

Riferimento autore: Gaetano Minicucci.

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