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Oreste Amiconi

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Dalla torre feudale alle gallerie brasiliane, la vita di Oreste Amiconi intreccia arte e identità marsicana in un racconto di passione e nostalgia.

Oreste Amiconi, nato il 21 novembre 1873 a Magliano dei Marsi, era figlio di Vincenzo e Maria Malgarini. Al momento della sua nascita, il paese stava attraversando un periodo di trasformazione dopo l’Unità d’Italia, con l’istituzione delle scuole pubbliche e la demolizione della torre che simboleggiava l’oppressione feudale. I suoi antenati avevano vissuto in un’epoca elitista, mentre nel periodo di Oreste si avvertivano già le prime migrazioni e le difficoltà della vita contadina, accentuate alla fine del secolo e all’inizio del Novecento.

Oreste crescendo ascoltò spesso storie sullo zio Berardo, noto artista che aveva ottenuto riconoscimenti anche internazionali. In un contesto culturale vivace, Oreste iniziò il suo percorso artistico sotto la guida di Vincenzo Cianciarelli, premioe all’arte e alla tradizione locale. La sua formazione si prolungò all’Accademia di San Luca, dove sviluppò uno stile che combinava influenze accademiche con una forte identità locale, affascinato dalle mode artistiche della Roma dell’epoca.

Oreste si distinse anche come insegnante e le sue opere, anche se non sempre accessibili al pubblico, furono molto richieste per decorazioni di edifici pubblici e case patrizie. Egli credeva fermamente che l’arte dovesse riflettere la perfezione e non dovesse adattarsi alle mode passeggere. Questo lo portò a una certa insoddisfazione e a una vita artistica meno visibile all’esterno, nonostante i suoi successi.

Nel 1950, partecipò alla prima grande Rassegna d’arte ad Avezzano, contribuendo a definire la così detta “Scuola Marsicana”. Sebbene avesse espresso il desiderio di donare un’opera alla sua città, nessuna amministrazione ne prese atto. La sua carriera si dischiuse anche all’estero, con esposizioni in Brasile, dove vinse un premio e ricevette riconoscimenti significativi. Ammalato di nostalgia per la sua terra natale, Oreste morì nel 1958, lontano da Magliano, lasciando un’eredità artistica di grande valore, segnata dall’amore per la sua patria.

Riferimento autore: “Berardo Amiconi e altri artisti di Magliano dei Marsi” a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo.

Testi tratti dal libro “Berardo Amiconi e altri artisti di Magliano dei Marsi” (Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo)

La vita di Oreste Amiconi iniziò il 21 novembre 1873 a Magliano dei Marsi, in via Sant’Antonio n. 4. Era figlio di Vincenzo, di 53 anni, e Maria Malgarini, originaria di Rosciolo. Il nome Oreste, utilizzato in sua memoria, fu preso dal casato materno, dove era un nome ricorrente.

Quando Oreste venne al mondo, Magliano non era più il feudo di un tempo, né il luogo in cui il suo zio, Berardo, aveva trascorso la gioventù. L’Unità d’Italia aveva già compiuto il suo corso e i centri come Magliano cominciavano a sentire i suoi effetti. Era stato istituito un sistema scolastico pubblico, sebbene con classi ridotte. Nel 1863, la torre sopra la porta principale, considerata simbolo di oppressione feudale, fu abbattuta.

Come riportato da Nicola Marcone in seguito, i maglianesi credevano che il nome del paese derivasse dal “maglio”, strumento fondamentale per vari mestieri. Oggi, le officine di Magliano producono paste, candele e colle di alta qualità. Benché i mestieri locali si elevassero a vero e proprio artigianato, la vita dei contadini si faceva sempre più difficile. Le reali condizioni di vita dei lavoratori nei campi si sarebbero aggravate per gli eventi migratori che avrebbero colpito il paese a fine secolo.

Quando Berardo morì nel gennaio del 1878, Oreste aveva solo cinque anni, ma certamente la sua famiglia continuò a parlargli dello zio, noto per i suoi legami con lo Zar di Russia e per la sua accoglienza da parte di Ferdinando II di Napoli e della regina Vittoria a Londra. In quel periodo, anche Vincenzo Cianciarelli avviò la sua carriera artistica, mentre Tommaso Di Lorenzo si affermava vincendo un concorso alla Regia Calcografia.

Nel frattempo, la musica trovava spazio grazie all’impegno di appassionati, con la ricostituzione del complesso bandistico, che ottenne riconoscimenti in eventi a Aquila. Tra i principali esponenti culturali c’erano il maestro Gustavo Giusti, direttore della “Tribuna”, e il medico Vincenzo Giusti, che scrisse melodie sacre e profane. In questo fervente clima culturale, Oreste iniziò a studiare disegno sotto la guida di Vincenzo Cianciarelli, un’esperienza che ricorderà sempre con affetto.

La scuola di Cianciarelli fu per Oreste fondamentale, tanto che in seguito si dedicò al restauro del “Martirio dei Santi Giovanni e Paolo” in suo onore. Continuò i suoi studi all’Accademia di San Luca, interagendo con il mondo culturale romano. Pur non conoscendo i suoi maestri, dalla sua arte traspare l’influenza di insegnanti accademici, visibile nelle composizioni umane e decorazioni. Tuttavia, si possono notare influenze diverse per quanto riguarda paesaggi e nature morte.

Oreste, il cui periodo formativo si inserisce nel contesto umbertino, era naturalmente attratto dalle tendenze artistiche dell’epoca, che miravano a conferire a Roma un aspetto consono alla Nuova Italia. In una fotografia dei primi del Novecento, conserva un’immagine assieme a Emilio Gallori, immersi nel colossale cavallo bronzeo del monumento a Vittorio Emanuele II, prima che fosse collocato sul grande piedistallo del Vittoriano. Questa testimonianza dimostra il suo profondo coinvolgimento nella vita artistica romana.

Il suo talento fu riconosciuto al punto che venne chiamato a insegnare all’Istituto di San Michele. Le opere di questo periodo, tuttavia, ci sono sconosciute, poiché fanno parte di collezioni private. Era noto per occuparsi di vari generi: dal paesaggio alla natura morta, dai ritratti a complessi cicli decorativi. Quando, alla fine degli anni quaranta, lo incontrai, esprimeva rammarico per aver disperso le sue energie in troppi generi artistici. Era una sensazione comune tra gli artisti maturi, che tendono a cercare un’arte pura e ideale, come suggeriva Leonardo riguardo all’artista insoddisfatto della propria opera.

Se Oreste non raggiunse un posto nella storia dell’arte contemporanea, fu per la sua resistenza verso le mode del momento e per il suo carattere schivo. L’arte per lui doveva aspirare alla perfezione, rifiutando il novità a ogni costo. Partecipò, nel 1950, alla prima grande rassegna d’arte ad Avezzano, giurato per selezionare opere. In quella occasione, una sala fu dedicata a lui, esponendo paesaggi e acquerelli raffiguranti Magliano prima del terremoto.

Era noto a Avezzano per aver creato nel 1929 la grande pala d’altare “Il Battesimo di Cristo” nella chiesa di San Giovanni. Nel luglio del 1953, Oreste partì per il Brasile per raggiungere il figlio. A ottant’anni, sapeva di non tornare più. Al momento del saluto, esprimeva tristezza per il disinteresse verso il suo lavoro e per la ristrutturazione del centro storico, temendo danni da possibili costruzioni antiestetiche. Desiderava donare un dipinto alla cittadinanza, ma non ricevette mai proposte ufficiali.

Tuttavia, Oreste aveva indubbi meriti verso la sua comunità, tra cui la decorazione del Tempio votivo dedicato ai Caduti in guerra, offrendo anche una bella pala d’altare, “La Pietà”. In Brasile, partecipò alla Biennale di San Paolo nel 1953, ottenendo riconoscimenti. L’anno successivo, una sua personale fu organizzata a Santos, con inaugurazione in presenza di autorità locali.

Nel 1956, durante una mostra a Magliano, fu dedicata una sala alla retrospettiva di Oreste. Questi, informato da un amico, ringraziò per l’attenzione e per il ricordo del lavoro di Berardo. Purtroppo, nel 1958, Oreste si spense, lontano dalla sua amata patria e dal suo paese. Già in precedenza aveva perso la moglie, anch’essa pittrice.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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Testi tratti dal libro “Berardo Amiconi e altri artisti di Magliano dei Marsi” (Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo)

La vita di Oreste Amiconi iniziò il 21 novembre 1873 a Magliano dei Marsi, in via Sant’Antonio n. 4. Era figlio di Vincenzo, di 53 anni, e Maria Malgarini, originaria di Rosciolo. Il nome Oreste, utilizzato in sua memoria, fu preso dal casato materno, dove era un nome ricorrente.

Quando Oreste venne al mondo, Magliano non era più il feudo di un tempo, né il luogo in cui il suo zio, Berardo, aveva trascorso la gioventù. L’Unità d’Italia aveva già compiuto il suo corso e i centri come Magliano cominciavano a sentire i suoi effetti. Era stato istituito un sistema scolastico pubblico, sebbene con classi ridotte. Nel 1863, la torre sopra la porta principale, considerata simbolo di oppressione feudale, fu abbattuta.

Come riportato da Nicola Marcone in seguito, i maglianesi credevano che il nome del paese derivasse dal “maglio”, strumento fondamentale per vari mestieri. Oggi, le officine di Magliano producono paste, candele e colle di alta qualità. Benché i mestieri locali si elevassero a vero e proprio artigianato, la vita dei contadini si faceva sempre più difficile. Le reali condizioni di vita dei lavoratori nei campi si sarebbero aggravate per gli eventi migratori che avrebbero colpito il paese a fine secolo.

Quando Berardo morì nel gennaio del 1878, Oreste aveva solo cinque anni, ma certamente la sua famiglia continuò a parlargli dello zio, noto per i suoi legami con lo Zar di Russia e per la sua accoglienza da parte di Ferdinando II di Napoli e della regina Vittoria a Londra. In quel periodo, anche Vincenzo Cianciarelli avviò la sua carriera artistica, mentre Tommaso Di Lorenzo si affermava vincendo un concorso alla Regia Calcografia.

Nel frattempo, la musica trovava spazio grazie all’impegno di appassionati, con la ricostituzione del complesso bandistico, che ottenne riconoscimenti in eventi a Aquila. Tra i principali esponenti culturali c’erano il maestro Gustavo Giusti, direttore della “Tribuna”, e il medico Vincenzo Giusti, che scrisse melodie sacre e profane. In questo fervente clima culturale, Oreste iniziò a studiare disegno sotto la guida di Vincenzo Cianciarelli, un’esperienza che ricorderà sempre con affetto.

La scuola di Cianciarelli fu per Oreste fondamentale, tanto che in seguito si dedicò al restauro del “Martirio dei Santi Giovanni e Paolo” in suo onore. Continuò i suoi studi all’Accademia di San Luca, interagendo con il mondo culturale romano. Pur non conoscendo i suoi maestri, dalla sua arte traspare l’influenza di insegnanti accademici, visibile nelle composizioni umane e decorazioni. Tuttavia, si possono notare influenze diverse per quanto riguarda paesaggi e nature morte.

Oreste, il cui periodo formativo si inserisce nel contesto umbertino, era naturalmente attratto dalle tendenze artistiche dell’epoca, che miravano a conferire a Roma un aspetto consono alla Nuova Italia. In una fotografia dei primi del Novecento, conserva un’immagine assieme a Emilio Gallori, immersi nel colossale cavallo bronzeo del monumento a Vittorio Emanuele II, prima che fosse collocato sul grande piedistallo del Vittoriano. Questa testimonianza dimostra il suo profondo coinvolgimento nella vita artistica romana.

Il suo talento fu riconosciuto al punto che venne chiamato a insegnare all’Istituto di San Michele. Le opere di questo periodo, tuttavia, ci sono sconosciute, poiché fanno parte di collezioni private. Era noto per occuparsi di vari generi: dal paesaggio alla natura morta, dai ritratti a complessi cicli decorativi. Quando, alla fine degli anni quaranta, lo incontrai, esprimeva rammarico per aver disperso le sue energie in troppi generi artistici. Era una sensazione comune tra gli artisti maturi, che tendono a cercare un’arte pura e ideale, come suggeriva Leonardo riguardo all’artista insoddisfatto della propria opera.

Se Oreste non raggiunse un posto nella storia dell’arte contemporanea, fu per la sua resistenza verso le mode del momento e per il suo carattere schivo. L’arte per lui doveva aspirare alla perfezione, rifiutando il novità a ogni costo. Partecipò, nel 1950, alla prima grande rassegna d’arte ad Avezzano, giurato per selezionare opere. In quella occasione, una sala fu dedicata a lui, esponendo paesaggi e acquerelli raffiguranti Magliano prima del terremoto.

Era noto a Avezzano per aver creato nel 1929 la grande pala d’altare “Il Battesimo di Cristo” nella chiesa di San Giovanni. Nel luglio del 1953, Oreste partì per il Brasile per raggiungere il figlio. A ottant’anni, sapeva di non tornare più. Al momento del saluto, esprimeva tristezza per il disinteresse verso il suo lavoro e per la ristrutturazione del centro storico, temendo danni da possibili costruzioni antiestetiche. Desiderava donare un dipinto alla cittadinanza, ma non ricevette mai proposte ufficiali.

Tuttavia, Oreste aveva indubbi meriti verso la sua comunità, tra cui la decorazione del Tempio votivo dedicato ai Caduti in guerra, offrendo anche una bella pala d’altare, “La Pietà”. In Brasile, partecipò alla Biennale di San Paolo nel 1953, ottenendo riconoscimenti. L’anno successivo, una sua personale fu organizzata a Santos, con inaugurazione in presenza di autorità locali.

Nel 1956, durante una mostra a Magliano, fu dedicata una sala alla retrospettiva di Oreste. Questi, informato da un amico, ringraziò per l’attenzione e per il ricordo del lavoro di Berardo. Purtroppo, nel 1958, Oreste si spense, lontano dalla sua amata patria e dal suo paese. Già in precedenza aveva perso la moglie, anch’essa pittrice.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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