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Chiesa Di S. Lucia… Nel Turbine Della Ii° Guerra Mondiale

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Magliano sotto assedio: tra preghiere, spirito di sacrificio e l’incubo di bombardamenti, una comunità marsicana lotta per preservare fede e speranza.

Durante il tumulto della Guerra di Spagna e la successiva II Guerra Mondiale, la vita di Magliano subì profonde trasformazioni. Molti giovani furono strappati ai loro affetti e inviati sui campi di battaglia. Un Bollettino parrocchiale del 8 febbraio 1942, inviato anche ai soldati, evidenziava la preoccupazione del parroco che, pur non potendo seguirli fisicamente, desiderava fargli sentire la sua vicinanza. Nel contesto di un clima di austerità, egli esortava le signorine a non ballare durante il periodo bellico, rivelando quanto fosse forte lo spirito di sacrificio e di fede della comunità.

La speranza di un ritorno alla normalità si affiancava a momenti di profonda angoscia e disperazione. Le invocazioni alla pace e preghiere fervide per i soldati lontani segnavano le giornate degli abitanti. Le fotografie dei militari erano affisse ai lati dell’altare, a testimoniare la necessità di pregare per chi combatté. In un clima di crescente incertezza, il 1943 portò con sé l’armistizio dell’8 settembre, seguito dall’invasione del suolo italiano da parte di forze straniere, che culminò in un inverno terribile e denso di paura.

I preparativi difensivi delle milizie tedesche nel territorio, come la costruzione di piazzole di artiglieria, preannunciavano conflitti imminenti. Magliano, posta al centro del sistema difensivo tedesco, si temeva potesse diventare un obiettivo di bombardamenti. La paura si intensificava anche per il ricordo di eventi funesti del passato, come quello del 20 ottobre 1860. La comunità si stringeva intorno ai propri Santi Protettori, non perdendo mai la fede nella loro protezione.

A dispetto della guerra, la vita religiosa continuava. Nella Chiesa di San Domenico, padre Ermenegildo D’Egidio esortava a non cedere alla disperazione e a confidare nella Divina Provvidenza. Tuttavia, la notte del terrore giunse, con incendi e boati che segnavano la presenza dell’occupazione tedesca. L’alba seguente, però, portò un raggio di speranza: Magliano era salva. Si celebrò una cerimonia di ringraziamento, anche se la comunità dovette affrontare la tristezza per i tanti figli rimasti lontani, impegnati nel conflitto.

Nel 1944, con la guerra finalmente alla fine, i prigionieri iniziarono a tornare. Durante la celebrazione della Festa del XX ottobre, grande fu l’emozione di rivedere i compagni tornati a casa. Tuttavia, a questa felicità si univa il dolore per chi non fece ritorno, e la comunità si riunì per pregare per i defunti, simbolizzando l’amore e la fratellanza, necessari per la costruzione di un mondo migliore.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

Testi tratti dal libro “La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi”

(Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo)

Intanto, a turbare la vita cittadina, giungeva la Guerra di Spagna prima, poco dopo la II Guerra Mondiale. I giovani, strappati all’affetto dei loro cari, erano costretti a recarsi sui campi di battaglia. Nel Bollettino parrocchiale dell’8 febbraio 1942, inviato anche ai soldati per metterli a conoscenza delle vicende cittadine e dar loro la possibilità di inviare saluti ai propri parenti ed amici ed esprimere le proprie aspirazioni, il parroco, rivolgendosi direttamente a loro, così si esprime: “Non potendo seguirvi, per ragioni del mio ministero, nelle vostre destinazioni, farò il vostro cappellano per lo meno così: seguendovi dalle colonne di questo umile foglio”. Si era in un clima di austerità e lo stesso parroco si rivolgeva alle ragazze: “Ricordino le signorine che in tempo di guerra non si balla”.

Erano anni di disperazione e di sconforto, che solo la Fede nella Divina Provvidenza riusciva a far superare. Continue le invocazioni alla pace, la preghiera fervida per i propri cari. Le fotografie dei soldati erano affisse ai lati dell’altare del Sacro Cuore, per ricordare a tutti che bisognava pregare per quei fratelli lontani. “Nelle Quarantore”, scrive don Augusto nel citato Bollettino, “raccolsi abbondante messe di Comunioni di fanciulli per i soldati, per i prigionieri”. Si preparavano intanto tempi peggiori.

L’Italia, che l’8 settembre, quando fu annunciato l’armistizio, aveva creduto che tutto ormai fosse finito, si ritrovò immediatamente invasa da milizie straniere, fuggito il re, fuggito il governo, l’esercito sbandato. L’inverno 1943-44 fu un inverno terribile, ma più paurosa era l’attesa della primavera. Questa stagione, che sta quasi a simboleggiare il rifiorire della vita, avrebbe sconvolto la nostra terra con la ripresa delle azioni di guerra. I preparativi di difesa, che i Tedeschi stavano approntando nel nostro territorio, non facevano sperare nulla di buono.

Le piazzole per istallarvi i pezzi di artiglieria, che si stavano costruendo sui monti della Costantina e di Carce, che delimitano la stretta Valle del Salto, la costruzione del grande Vallo nella valle medesima, erano indizi certi che i Tedeschi prevedevano che, una volta rotta la loro difesa di Cassino, gli eserciti alleati li avrebbero inseguiti attraverso la Valle Roveto. Se si fossse verificato un simile evento, per Magliano sarebbe stata la fine.

Posta al centro del sistema difensivo tedesco, sarebbe divenuta bersaglio delle artiglierie nemiche dell’una e dell’altra parte. Già si parlava, e le notizie erano di fonte attendibile, che i Tedeschi, come prima cosa, avrebbero fatto saltare il nostro bel campanile con la chiesa di Santa Lucia, nonché il caseggiato lungo Via Cicolana, onde rallentare l’avanzata degli eserciti alleati. Il pensiero di tutti i Maglianesi tornò allora a quel fatidico 20 ottobre 1860. C’era fiducia ed in alcuni certezza che anche questa volta i Santi Protettori e Tutelari avrebbero salvato Magliano.

Quanta Fede, quanto fervore nei gridi di dolore e di speranza, che si elevavano a Dio nella nostra Chiesa di Santa Lucia, tutti stretti attorno al pastore! Nessuno può dimenticare l’opera di amore e di fede, svolta da Don Augusto per il suo popolo nella quasi assenza del potere civile. Anche nella Chiesa di San Domenico si svolgeva fervida la vita religiosa. Dall’alto del pulpito padre Ermenegildo D’Egidio, mentre tuonava contro la piaga del mercato nero, fiorente in quei giorni, come purtroppo avviene sempre nei periodi di calamità e di miseria, invitava anche alla speranza, alla fiducia nella Provvidenza Divina.

Fra incertezze e speranze si giunge infine ad una notte di terrore, l’ultima notte di un incubo. I bagliori dell’incendio della fornace, provocato dai Tedeschi, illuminarono sinistramente le tenebre, in cui sordi boati delle mine fatte brillare per abbattere linee elettriche e telegrafiche e tutto quanto servisse a rallentare la marcia delle truppe alleate, rendevano più terrificanti gli incubi notturni. Quanto era accaduto alcuni giorni prima, quando un gruppo di giovani aveva rischiato la fucilazione e furono salvi all’ultimo momento, accresceva di più il timore, che qualcosa di brutto sarebbe potuto accadere da un momento all’altro.

Ma la mattina il sole tornò a risplendere ancora una volta sui nostri tetti, sul campanile che svettava ancora nel cielo turchino simbolo della vita che risorge e faro di fede e di speranza. Magliano era ancora una volta salva! Tutto il popolo si recò in Chiesa per una grande cerimonia di ringraziamento. Avrebbe dovuto prendere la parola Don Ferdinando Petricca, ma questo bravo sacerdote maglianese invano fu atteso. L’emozione per il grande evento ebbe ragione della sua fibra ormai indebolita dagli anni.

I parenti che già si erano recati in Chiesa, nel tornare a casa allarmati del ritardo, lo trovarono già morto. Il 13 di giugno fu organizzata una festa di Ríngraziamento in onore di S. Antonio di Padova. Il citato padre Ermenegildo, con la sua parola calda ed appassionata, dall’alto del balcone del Convento di San Domenico, di fronte ad una folla strabocchevole, nel ricordare gli avvenimenti presenti tornava a quel fatidico 20 ottobre 1860, scorgendo nei due fatti, pur così lontani, la protezione celeste.

Ma la guerra continuava. Se Magliano era salva, molti dei suoi figli erano ancora lontani dalla propria terra. Quando l’anno successivo la guerra aveva finalmente termine ed i prigionieri cominciarono a tornare dai luoghi del dolore, la celebrazione della Festa del XX ottobre riuscì manifestazione di grande fede. Allora quasi tutti si ritrovarono insieme uniti da un grande bisogno di ringraziamento. Grande fu la commozione di quanti, lontani da anni, poterono sedersi sui banchi della Chiesa di Santa Lucia ed ammirare le immagini della Vergine, dei Santi Protettori e Tutelari.

Certo il pensiero andò anche a quelli che non avevano fatto ritorno e una preghiera di suffragio fu innalzata a Dio per impetrar loro la pace eterna. Il 4 novembre si andrà a pregare per loro nella Cappella Votiva, uniti ai caduti di tutte le guerre. Per quanti, presenti alla mesta cerimonia, avevano perduto qualcuno dei loro, l’immagine della Madre Dolente, che sorregge su le ginocchia il Figlio Divino, voleva significare che il sacrificio dei loro cari, accomunato a quello del Cristo, sarebbe potuto divenire strumento di rigenerazione per l’uomo, in vista di un mondo migliore, fondato su l’amore e la fratellanza.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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Testi tratti dal libro “La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi”

(Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo)

Intanto, a turbare la vita cittadina, giungeva la Guerra di Spagna prima, poco dopo la II Guerra Mondiale. I giovani, strappati all’affetto dei loro cari, erano costretti a recarsi sui campi di battaglia. Nel Bollettino parrocchiale dell’8 febbraio 1942, inviato anche ai soldati per metterli a conoscenza delle vicende cittadine e dar loro la possibilità di inviare saluti ai propri parenti ed amici ed esprimere le proprie aspirazioni, il parroco, rivolgendosi direttamente a loro, così si esprime: “Non potendo seguirvi, per ragioni del mio ministero, nelle vostre destinazioni, farò il vostro cappellano per lo meno così: seguendovi dalle colonne di questo umile foglio”. Si era in un clima di austerità e lo stesso parroco si rivolgeva alle ragazze: “Ricordino le signorine che in tempo di guerra non si balla”.

Erano anni di disperazione e di sconforto, che solo la Fede nella Divina Provvidenza riusciva a far superare. Continue le invocazioni alla pace, la preghiera fervida per i propri cari. Le fotografie dei soldati erano affisse ai lati dell’altare del Sacro Cuore, per ricordare a tutti che bisognava pregare per quei fratelli lontani. “Nelle Quarantore”, scrive don Augusto nel citato Bollettino, “raccolsi abbondante messe di Comunioni di fanciulli per i soldati, per i prigionieri”. Si preparavano intanto tempi peggiori.

L’Italia, che l’8 settembre, quando fu annunciato l’armistizio, aveva creduto che tutto ormai fosse finito, si ritrovò immediatamente invasa da milizie straniere, fuggito il re, fuggito il governo, l’esercito sbandato. L’inverno 1943-44 fu un inverno terribile, ma più paurosa era l’attesa della primavera. Questa stagione, che sta quasi a simboleggiare il rifiorire della vita, avrebbe sconvolto la nostra terra con la ripresa delle azioni di guerra. I preparativi di difesa, che i Tedeschi stavano approntando nel nostro territorio, non facevano sperare nulla di buono.

Le piazzole per istallarvi i pezzi di artiglieria, che si stavano costruendo sui monti della Costantina e di Carce, che delimitano la stretta Valle del Salto, la costruzione del grande Vallo nella valle medesima, erano indizi certi che i Tedeschi prevedevano che, una volta rotta la loro difesa di Cassino, gli eserciti alleati li avrebbero inseguiti attraverso la Valle Roveto. Se si fossse verificato un simile evento, per Magliano sarebbe stata la fine.

Posta al centro del sistema difensivo tedesco, sarebbe divenuta bersaglio delle artiglierie nemiche dell’una e dell’altra parte. Già si parlava, e le notizie erano di fonte attendibile, che i Tedeschi, come prima cosa, avrebbero fatto saltare il nostro bel campanile con la chiesa di Santa Lucia, nonché il caseggiato lungo Via Cicolana, onde rallentare l’avanzata degli eserciti alleati. Il pensiero di tutti i Maglianesi tornò allora a quel fatidico 20 ottobre 1860. C’era fiducia ed in alcuni certezza che anche questa volta i Santi Protettori e Tutelari avrebbero salvato Magliano.

Quanta Fede, quanto fervore nei gridi di dolore e di speranza, che si elevavano a Dio nella nostra Chiesa di Santa Lucia, tutti stretti attorno al pastore! Nessuno può dimenticare l’opera di amore e di fede, svolta da Don Augusto per il suo popolo nella quasi assenza del potere civile. Anche nella Chiesa di San Domenico si svolgeva fervida la vita religiosa. Dall’alto del pulpito padre Ermenegildo D’Egidio, mentre tuonava contro la piaga del mercato nero, fiorente in quei giorni, come purtroppo avviene sempre nei periodi di calamità e di miseria, invitava anche alla speranza, alla fiducia nella Provvidenza Divina.

Fra incertezze e speranze si giunge infine ad una notte di terrore, l’ultima notte di un incubo. I bagliori dell’incendio della fornace, provocato dai Tedeschi, illuminarono sinistramente le tenebre, in cui sordi boati delle mine fatte brillare per abbattere linee elettriche e telegrafiche e tutto quanto servisse a rallentare la marcia delle truppe alleate, rendevano più terrificanti gli incubi notturni. Quanto era accaduto alcuni giorni prima, quando un gruppo di giovani aveva rischiato la fucilazione e furono salvi all’ultimo momento, accresceva di più il timore, che qualcosa di brutto sarebbe potuto accadere da un momento all’altro.

Ma la mattina il sole tornò a risplendere ancora una volta sui nostri tetti, sul campanile che svettava ancora nel cielo turchino simbolo della vita che risorge e faro di fede e di speranza. Magliano era ancora una volta salva! Tutto il popolo si recò in Chiesa per una grande cerimonia di ringraziamento. Avrebbe dovuto prendere la parola Don Ferdinando Petricca, ma questo bravo sacerdote maglianese invano fu atteso. L’emozione per il grande evento ebbe ragione della sua fibra ormai indebolita dagli anni.

I parenti che già si erano recati in Chiesa, nel tornare a casa allarmati del ritardo, lo trovarono già morto. Il 13 di giugno fu organizzata una festa di Ríngraziamento in onore di S. Antonio di Padova. Il citato padre Ermenegildo, con la sua parola calda ed appassionata, dall’alto del balcone del Convento di San Domenico, di fronte ad una folla strabocchevole, nel ricordare gli avvenimenti presenti tornava a quel fatidico 20 ottobre 1860, scorgendo nei due fatti, pur così lontani, la protezione celeste.

Ma la guerra continuava. Se Magliano era salva, molti dei suoi figli erano ancora lontani dalla propria terra. Quando l’anno successivo la guerra aveva finalmente termine ed i prigionieri cominciarono a tornare dai luoghi del dolore, la celebrazione della Festa del XX ottobre riuscì manifestazione di grande fede. Allora quasi tutti si ritrovarono insieme uniti da un grande bisogno di ringraziamento. Grande fu la commozione di quanti, lontani da anni, poterono sedersi sui banchi della Chiesa di Santa Lucia ed ammirare le immagini della Vergine, dei Santi Protettori e Tutelari.

Certo il pensiero andò anche a quelli che non avevano fatto ritorno e una preghiera di suffragio fu innalzata a Dio per impetrar loro la pace eterna. Il 4 novembre si andrà a pregare per loro nella Cappella Votiva, uniti ai caduti di tutte le guerre. Per quanti, presenti alla mesta cerimonia, avevano perduto qualcuno dei loro, l’immagine della Madre Dolente, che sorregge su le ginocchia il Figlio Divino, voleva significare che il sacrificio dei loro cari, accomunato a quello del Cristo, sarebbe potuto divenire strumento di rigenerazione per l’uomo, in vista di un mondo migliore, fondato su l’amore e la fratellanza.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

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