(Testi a cura di Sandro di Carlo)
“Magnifica solenne montagna di aspetto rudemente monumentale per la selvaggia imponenza delle sue rupi precipiti e dei suoi sconfinati brecciai.”
Il Velino, con i suoi 2487 metri, è la terza vetta appenninica, una suggestiva massa torreggiante sulla Conca del Fùcino. Il nome del massiccio potrebbe derivare dall’antico lago Fucens, poiché “Vel” nell’antico dialetto marsico significa acqua o palude. Secondo Dioniso di Alicarnasso, potrebbe invece derivare dal greco “HELIOS”, che significa palude, a ulteriore testimonianza del fatto che originariamente tutta la zona era occupata da laghi di alta quota.
Durante il pleistocene, il Velino, come il Gran Sasso e la Maiella, possedeva i suoi ghiacciai, che hanno lasciato tracce incancellabili nei millenni. Tra cento e venticinquemila anni fa, la Val di Teve ospitava uno dei ghiacciai più lunghi, che raggiungeva i 7 km di lunghezza al tempo della sua massima espansione.
Questa montagna dall’aspetto terribile, soprattutto per le sue colline improvvise, appare dura in ogni stagione. Chi si ferma sulla sua vetta, situata nel mezzo della penisola, può godere di un panorama immenso che va dal Tirreno all’Adriatico, abbracciando quasi tutte le principali catene dell’Appennino Centrale.
Le cime del Velino e del Sévice, nelle limpide giornate invernali, sono chiaramente visibili anche da Roma. Dal piazzale del Gianicolo si può vedere a est una lunga dorsale innevata che chiude l’orizzonte, sulla quale emerge appuntita la piramide sommatale del Velino.
A una quota di 2120 metri, in un pianoro chiamato “Roscia di Sévice”, è stato costruito nell’estate del 1983 il Rifugio Capanna di Sévice, gestito dal GEV Gruppo Escursionisti Velino di Magliano de’ Marsi. Nel 1987, il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, in collaborazione con i Comuni proprietari e la Regione Abruzzo, ha istituito la Riserva Naturale Orientata “Monte Velino”.
Il Voltore, noto come il grifone che “nasce nelle eccelse rupe et balze”, vola libero fra valli e pareti rocciose della Riserva Naturale. Questo grande rapace, proveniente dalla Spagna, è motivo di orgoglio per coloro che si dedicano con tenacia al suo ritorno fra le verdi montagne dell’Appennino.
Ogni anno, la prima domenica di luglio, si svolge una significativa manifestazione degli Alpini della Marsica. Seguendo una schiera di appassionati della montagna, si radunano sulla vetta del Velino per rendere omaggio alla Madonnina degli Alpini, posta lì nel lontano 1966.
Il 26 novembre 1947 è una data che rimane impressa nella memoria di Rosciano. Un’allegra comitiva di frati, noti come “RUSCI” per la loro veste rossa, stava tornando dal Monte Velino. Durante la discesa, uno di loro, Edgard, si attardò, forse per stanchezza o un malore. Già buio, non tornò mai più a valle.
Subito furono organizzate squadre di ricercatori da Rosciano. I genitori del frate, accorsi dal Lussemburgo, erano disposti a pagare 500 lire al giorno. In molti perlustrarono gran parte della montagna, ma alcuni giorni dopo arrivò il brutto tempo con acqua, vento e bufere. La neve coprì tutto.
Le ricerche furono sospese con l’arrivo dell’inverno. A primavera inoltrata, nel maggio del 1948, alcuni pastori trovarono Edgard in un vallone. Giaceva disteso, con diversi punti del corpo scarniti e accanto a lui una scatola di cerini ‘Minerva’ consumati. Fu il padre a trovare anche gli occhiali di Edgard.
I pastori ricevettero un sostanzioso compenso in denaro. Su una roccia nei pressi del ritrovamento, fu scolpita una croce, tuttora visibile. A ogni famiglia di Rosciano furono dati dei ‘santini’ ricordo. Da allora, quel vallone è chiamato “Jo Vallon ‘Ejo Frato”.
Riferimento autore: Filippo Marini.
ALLA MADONNINA DEGLI ALPINI 1966
PREGHIERA DEL VELINO
(parole e musica dell’alpino Sedici di Avezzano)
Abbiamo posto la Madonnina sulla vetta del Velino che proteggerà ogni giorno l’escursione d’ogni alpino. Resterai su quella roccia, o mia cara Madonnina, tu sarai per veci e bocia la più bella stella alpina.
E lassù da quella cima, adorabile sorella, tu potrai vedere il Sirente, il Gran Sasso e la Maiella. Eppoi, eppoi vedrai, nella valle Marsicana, scenderai come marana tutti uniti in folte schiere, a migliaia le penne nere!
Tutti in coro canteranno e solo te invocheranno, o madre mia, e pregheranno AVE MARIA!
Quando scenderà la sera e su noi vien la tristezza, sulla nostra penna nera manda un bacio e una carezza…
Passeranno le stagioni, tornerà la verde estate, ci saranno le riunioni, rifaremo le adunate.
Torneremo su quel monte dove Tu sei consacrata, baceremo la Tua fronte per la fede che ci hai dato.
Eppoi tu rivedrai di marciare insieme a noi, con gli zaini e le piccozze, un esercito di eroi, una maera di penne mozze, che lassù con Te verranno in mezzo al vento e alla bufera per donarti quel cappello con l’eroica penna nera… Oh Madre Mia… AVE MARIA!
PREGHIERA DELL’ALPINO
Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi, ove la Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi purificati dal dovere, pericolosamente compiuto, eleviamo l’animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli lontani e ci aiuti a essere degni della gioia dei nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto della valanga. Fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, sulle diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendici forti a difesa della nostra Patria, della nostra Bandiera.
E tu, Madre di Dio, candida più della neve, tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza ed ogni sacrificio di tutti gli Alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza di tutti gli Alpini vivi e in armi, tu benedici e proteggi i nostri battaglioni e i nostri Gruppi.
Così sia.