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Padre Filippo Guadagnolo

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Scopri la vita straordinaria del Guadagnolo, dal voto monacale alla traduzione della Bibbia: un viaggio tra fede e linguistica che ha cambiato la storia.

Nato a Magliano nel 1596, il Guadagnolo è una figura di grande rilevanza storica, la cui vita è intrinsecamente collegata all’Ordine dei Chierici Regolari Minori, fondato da San Francesco Caracciolo nel 1588. Dopo un’iniziale formazione a Napoli, il giovane si trasferì a Roma, dove, il 31 maggio 1612, professò i voti solenni. Fu in questo contesto che intraprese lo studio delle Sacre Scritture e delle lingue orientali, avvalendosi dell’insegnamento di maestri illustri come Girolamo Arbrisío.

Nel 1622, il Guadagnolo ricevette l’incarico da Papa Gregorio XV di collaborare alla traduzione della Bibbia in lingua araba. Completato il percorso di studi, iniziò a insegnare l’arabo presso le Scuole dell’Istituto. Durante la sua carriera, si distinse in una polemica con il persiano Ahmed, il quale aveva tentato di confutare un’opera di Padre Girolamo Saverío. Il Guadagnolo rispose con l’Apologia pro Gristiana Religione, un testo che si dimostrò così efficace da provocare la conversione di molti musulmani, incluso il suo avversario.

Tra le sue opere principali, pubblicò nel 1642 una Grammatica della lingua araba, rispondendo così a un urgente bisogno missionario. Due anni dopo, Papa Innocenzo X lo nominò Professore alla Sapienza, dove insegnò per un decennio la Lingua Caldaica. La traduzione araba della Bibbia, completata nel 1649, è riconosciuta come una delle sue opere più significative, culminando un intenso lavoro di 27 anni iniziato nel 1622. Nello stesso anno, pubblicò anche le Considerationes adversus Maumettanos, dimostrando il suo impegno nella diffusione della fede cattolica.

Il 14 marzo 1656, il Guadagnolo tenne un discorso in arabo dinanzi a Regina Maria Cristina di Svezia, segnando l’ultima apparizione pubblica prima della sua morte avvenuta il 27 marzo a causa della peste, che colpiva duramente l’Italia. In suo onore, fu dedicata una via cittadina a Magliano, oggi sostituita dalla Scuola Media Statale a lui intitolata. La comunità dei Chierici Minori di S. Lorenzo in Lucina eresse un monumento in sua memoria, testimoniando l’importanza della sua opera nel contesto religioso e culturale della Marsica.

Riferimento autore: Prof. Giuseppe Di Girolamo.

Nacque il Guadagnolo a Magliano nel 1596; si ignorano il giorno e il mese, nonché i nomi dei genitori. Ancor fanciullo entrò nell’Ordine dei Chierici Regolari Minori, fondato nel 1588 da S. Francesco Caracciolo con Bolla di Sisto V, in un clima di rinascita del Cattolicesimo ad opera del Concilio di Trento. Fu accolto inizialmente nella Casa di S. Maria Maggiore di Napoli, da cui passò a Roma nella Casa di S. Lorenzo in Lucina, dove professò i voti solenni il 31 maggio 1612.

Si dedicò allo studio delle Sacre Scritture e delle lingue orientali, sotto la guida di illustri maestri come Girolamo Arbrisío, discepolo del grande Suárez. In occasione della fondazione della Congregazione De Propaganda Fide, precisamente nel 1622, fu chiamato da Papa Gregorio XV a cooperare con altri dottissimi personaggi alla traduzione della Bibbia in lingua araba. Terminato il corso degli studi, i superiori lo nominarono insegnante di Lingua Araba nelle Scuole dell’Istituto.

Durante questo periodo partecipò con dottrina e urbanità a una polemica con un illustre studioso persiano, di nome Ahmed. Questi, al fine di confutare le affermazioni di un libro scritto dallo spagnolo Padre Girolamo Saverío, intitolato Speculum verum ostendens, aveva redatto il Politor Speculi. Informato dalla Curia dell’esistenza e dei contenuti di quest’opera che cercava di mettere in discussione molte verità della Fede Cristiana, Papa Urbano VIII affidò al Guadagnolo l’incarico di controbattere le tesi del Persiano.

Il Guadagnolo si mise subito al lavoro e compose l’opera Apologia pro Christiana Religione, stampata con dedica a Papa Urbano VIII per i tipi di Propaganda Fide. Secondo le memorie del tempo, l’efficacia del suo lavoro fu tale che non solo il dotto persiano rinnegò la propria fede per convertirsi al Cattolicesimo, ma molte altre persone seguirono il suo esempio.

Lo stesso Urbano VIII, nel rivolgersi al Guadagnolo, dichiarò: “Ogni giorno sono informato dalla Persia dei grandi frutti di conversione di anime alla Fede Cattolica per causa della vostra opera. Dicono che l’opera è scritta dalla penna di un Angelo”. Nel 1642 pubblicò una Grammatica della lingua araba, strumento fondamentale in un’epoca in cui vi era una forte esigenza di penetrazione nel mondo orientale.

Nel 1645, Papa Innocenzo X lo nominò Professore alla Sapienza con l’incarico di Lettore di Lingua Caldaica, attività che svolse per un decennio. Nel 1649, venne stampata la traduzione araba della Bibbia, opera attribuibile al Guadagnolo, essendo nel frattempo deceduti tutti i collaboratori. Il lavoro si era protratto per ben 27 anni.

Del resto, lo stesso Guadagnolo, nel presentare l’opera ai Cardinali di Propaganda Fide, poté dichiarare: “Offro al Sacro Senato dell’Eminenze Vostre, dopo assidui lavori di 27 anni dal 1622 al 1649, la versione araba della Bibbia dalla Nostra Volgata Latina da me fatta per Vostro Ordine”. Nello stesso anno pubblicò le Considerationes adversus Maumettanos.

Fu, tra l’altro, Procuratore Generale del suo Ordine, carica alla quale adempiì con assiduità e intelligenza. Il 14 marzo 1656, recitò un discorso in lingua araba alla presenza della Regina Maria Cristina di Svezia. Fu l’ultima sua comparsa: colpito dalla peste, che in quell’anno infieriva in gran parte d’Italia, morì il 27 marzo.

Per onorarne la memoria, gli antichi dedicarono una via cittadina. Scomparsa questa durante le ristrutturazioni urbanistiche seguite al terremoto del 13 gennaio 1915, oggi è dedicata al nome del Guadagnolo la Scuola Media Statale. I Chierici Minori di S. Lorenzo in Lucina eressero al Guadagnolo un monumento all’ingresso della loro casa, con un’epigrafe che ne ricordava sinteticamente l’opera.

Riferimento autore: “La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi” (Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo).

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Nacque il Guadagnolo a Magliano nel 1596; si ignorano il giorno e il mese, nonché i nomi dei genitori. Ancor fanciullo entrò nell’Ordine dei Chierici Regolari Minori, fondato nel 1588 da S. Francesco Caracciolo con Bolla di Sisto V, in un clima di rinascita del Cattolicesimo ad opera del Concilio di Trento. Fu accolto inizialmente nella Casa di S. Maria Maggiore di Napoli, da cui passò a Roma nella Casa di S. Lorenzo in Lucina, dove professò i voti solenni il 31 maggio 1612.

Si dedicò allo studio delle Sacre Scritture e delle lingue orientali, sotto la guida di illustri maestri come Girolamo Arbrisío, discepolo del grande Suárez. In occasione della fondazione della Congregazione De Propaganda Fide, precisamente nel 1622, fu chiamato da Papa Gregorio XV a cooperare con altri dottissimi personaggi alla traduzione della Bibbia in lingua araba. Terminato il corso degli studi, i superiori lo nominarono insegnante di Lingua Araba nelle Scuole dell’Istituto.

Durante questo periodo partecipò con dottrina e urbanità a una polemica con un illustre studioso persiano, di nome Ahmed. Questi, al fine di confutare le affermazioni di un libro scritto dallo spagnolo Padre Girolamo Saverío, intitolato Speculum verum ostendens, aveva redatto il Politor Speculi. Informato dalla Curia dell’esistenza e dei contenuti di quest’opera che cercava di mettere in discussione molte verità della Fede Cristiana, Papa Urbano VIII affidò al Guadagnolo l’incarico di controbattere le tesi del Persiano.

Il Guadagnolo si mise subito al lavoro e compose l’opera Apologia pro Christiana Religione, stampata con dedica a Papa Urbano VIII per i tipi di Propaganda Fide. Secondo le memorie del tempo, l’efficacia del suo lavoro fu tale che non solo il dotto persiano rinnegò la propria fede per convertirsi al Cattolicesimo, ma molte altre persone seguirono il suo esempio.

Lo stesso Urbano VIII, nel rivolgersi al Guadagnolo, dichiarò: “Ogni giorno sono informato dalla Persia dei grandi frutti di conversione di anime alla Fede Cattolica per causa della vostra opera. Dicono che l’opera è scritta dalla penna di un Angelo”. Nel 1642 pubblicò una Grammatica della lingua araba, strumento fondamentale in un’epoca in cui vi era una forte esigenza di penetrazione nel mondo orientale.

Nel 1645, Papa Innocenzo X lo nominò Professore alla Sapienza con l’incarico di Lettore di Lingua Caldaica, attività che svolse per un decennio. Nel 1649, venne stampata la traduzione araba della Bibbia, opera attribuibile al Guadagnolo, essendo nel frattempo deceduti tutti i collaboratori. Il lavoro si era protratto per ben 27 anni.

Del resto, lo stesso Guadagnolo, nel presentare l’opera ai Cardinali di Propaganda Fide, poté dichiarare: “Offro al Sacro Senato dell’Eminenze Vostre, dopo assidui lavori di 27 anni dal 1622 al 1649, la versione araba della Bibbia dalla Nostra Volgata Latina da me fatta per Vostro Ordine”. Nello stesso anno pubblicò le Considerationes adversus Maumettanos.

Fu, tra l’altro, Procuratore Generale del suo Ordine, carica alla quale adempiì con assiduità e intelligenza. Il 14 marzo 1656, recitò un discorso in lingua araba alla presenza della Regina Maria Cristina di Svezia. Fu l’ultima sua comparsa: colpito dalla peste, che in quell’anno infieriva in gran parte d’Italia, morì il 27 marzo.

Per onorarne la memoria, gli antichi dedicarono una via cittadina. Scomparsa questa durante le ristrutturazioni urbanistiche seguite al terremoto del 13 gennaio 1915, oggi è dedicata al nome del Guadagnolo la Scuola Media Statale. I Chierici Minori di S. Lorenzo in Lucina eressero al Guadagnolo un monumento all’ingresso della loro casa, con un’epigrafe che ne ricordava sinteticamente l’opera.

Riferimento autore: “La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi” (Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo).

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