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La Panarda ( Formule Devozionali )

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Tradizione e devozione si intrecciano nelle panarde marsicane: un vivido ritratto delle cerimonie che riuniscono fede e comunità in un abbraccio sacro.

La panarda di Nella è iniziata con la recita del rosario a cinque poste, intonato in latino da una parente anziana, seguendo una formula ormai abbandonata dalla liturgia postconciliare. In seguito, si sono susseguite litanie, il Credo e la Salve Regina, concludendo con una breve formula di ringraziamento. Anche presso Giuseppe Bianchi, la panarda ha avuto un inizio simile, mantenendo un’atmosfera devota, in cui i partecipanti sembravano consapevoli di assolvere a un rito tradizionale.

In questo contesto, le donne hanno giocato un ruolo attivo, esprimendo pratiche religiose che riflettevano una chiara derivazione confessionale, contrastando la religiosità popolare più libera. Da Gianbattista Coccia, la festa è stata aperta con il canto “Sant’Antonio mio Benigno”, mentre il rosario è stato recitato nelle prime ore dell’alba. Durante la cena, Coccia ha eseguito il canto “Voi gran Dio onnipotente”, sia da solo che in compagnia dei commensali.

Il canto esprimeva un forte legame con la figura di Sant’Antonio, un santo venerato per le sue virtù. I partecipanti, attraverso le parole della tradizione, invocano la protezione e l’assistenza del santo, celebrando così la comunità e la devozione che li unisce nel rito della panarda.

Riferimento autore: Maria Concetta Nicolai.

La panarda di Nella si è aperta con la recita del rosario a cinque poste, intonato in latino da una sua parente anziana, secondo una formula ormai abbandonata dalla liturgia postconciliare. Al rosario hanno fatto seguito le litanie della Vergine, il Credo, la Salve Regina ed altre preghiere comunemente diffuse. In chiusura è stata recitata una breve e generica formula di ringraziamento.

Non ho notato l’uso di canti specifici e di particolari orazioni. Anche in casa di Giuseppe Bianchi la panarda è stata aperta con la recita del Rosario, litanie e preghiere di occasione, e si è conclusa con un breve rito di ringraziamento.

L’atmosfera si è mantenuta assai devota per tutta la serata e i partecipanti si mostravano consapevoli di assolvere a un rito. Soprattutto per iniziativa delle donne, ogni tanto veniva recitata qualche preghiera, secondo un orientamento di chiara derivazione confessionale, a discapito di una religiosità popolare affrancata da modelli e schemi dominanti.

Da Gianbattista Coccia il banchetto si è aperto con la cantata “Sant’Antonio mio Benigno”, mentre il rosario è stato recitato nelle prime ore dell’alba. Durante la cena, Coccia, sia da solo sia insieme ai commensali, ha più volte eseguito il canto “Voi gran Dio onnipotente”.

Voi gran Dio Onnipotente
sian venuti buona gente
e nel lungo camminare
Sant’Antonio per cantare.
E nel lungo camminare
Sant’Antonio per cantare.

Sant’Antonio l’è un gran Santo
che ci libera tutti quanti
e la gente di questo luogo,
che ci libera dal fuoco.

Sant’Antonio era un vecchiotto
con la barba incanutita
e l’andava vestito da frate
quello è Sant’Antonio abate;
e l’andava vestito da frate
quello Sant’Antonio abate.

Sant’Antonio alla sua casella
ci comparse una donna bella.
Te lo disse in armonia
vogliamo stare in compagnia.
Te lo disse in armonia
vogliamo stare in compagnia.

Riferimento autore: “La Panarda” (Testi di Maria Concetta Nicolai).

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