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La Fondazione Dell’Universita’

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L’Università di Villa Vallelonga segna nel XVIII secolo la fine dell’epoca feudale, aprendo la strada alla moderna amministrazione comunale.

Nel XVIII secolo, la fondazione dell’Università di Villa Vallelonga rappresenta un momento cruciale nella transizione dal regime feudale. Il passaggio dalla denominazione di Villa Collelongo a quella di Villa Vallelonga ha richiesto un lungo processo di adattamento, durante il quale entrambe le denominazioni coesistevano nei documenti ufficiali. La data del 1747, presente nello stemma della nuova Università, è testimoniata da un documento significativo e riporta la fondazione come un evento chiave della storia locale.

Questo nuovo ente segna una rottura con l’epoca feudale, favorendo l’affermarsi dei moderni Comuni, i quali respingono l’autorità sovrana. Con le leggi del 1806 che abolirono definitivamente la feudalità, si allenta il controllo del Duca Cesare Pignatelli, ultimo feudatario del luogo. La lotta per l’abolizione dei privilegi feudali vede i cittadini unirsi per chiedere la cancellazione di esazioni che, dopo la sentenza del 10 marzo 1810, vengono in gran parte accolte, garantendo una più equa distribuzione delle risorse.

Il rinnovamento amministrativo continua con nuove leggi che nel 1811 portano alla riorganizzazione del Comune di Villavallelonga, suddiviso in province e distretti. Nella gestione comunale, il Sindaco assume un ruolo centrale, affiancato da un Consiglio. Tuttavia, sussistono problematiche sociali e di istruzione, come evidenziato dalle lamentele di un maestro locale per le esigue retribuzioni e la mancanza di strutture scolastiche appropriate, che delineano un quadro di grande necessità di riforme.

Con l’avvento del Regno d’Italia, le possibilità di partecipazione politica sono limitate, rispecchiando un rapporto ancora instabile tra le autorità locali e i cittadini. Solo pochi elettori possono influenzare le decisioni comunali, evidenziando la continuità delle disuguaglianze sociali ereditate dal passato. L’intero processo si inserisce in un contesto di profondi cambiamenti storici che interessano non solo Villa Vallelonga, ma l’intera Marsica.

Riferimento autore: Storia di Villavallelonga, Prof. Leucio Palozzi.

Tratto dal libro “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi)

Nel corso del XVIII secolo si verifica la fondazione dell’Università di Villa Vallelonga, la cui esistenza storica segna gli ultimi decenni del regime feudale. Il cambiamento del nome non è stato un fatto automatico e ha richiesto un processo di trasformazione. Mentre l’atto ufficiale di conferimento della nuova denominazione ha di certo una datazione precisa, non sempre è possibile dirimere con certezza le due denominazioni e ritrovarle sistematicamente divise in ogni atto e nel linguaggio comune. Come ogni innovazione richiede un processo di adattamento, così il passaggio dalla denominazione di Villa Collelongo a quella di Villa Vallelonga occupa lo scorcio del XVIII Secolo, caratterizzandosi per la dotazione di documenti con la citazione indifferenziata delle due denominazioni.

Per stabilire la datazione relativa alla fondazione dell’Università di Villa Vallelonga, è necessario riferirsi al primo documento ufficiale che contenga la nuova denominazione. Uno degli attestati significativi è lo stemma di Villa Vallelonga, coniato all’atto della fondazione della omonima Università. Questo documento illustra che l’iscrizione su di esso riporta “S. Leucius Villa Vallelonga 1747”, che dovrebbe testimoniare l’anno di fondazione dell’Università e rappresenta una delle prime citazioni della nuova denominazione. Alla fondazione fa riferimento anche l’iscrizione riguardante la donazione della reliquia di S. Leucio, avvenuta nel 1778, con l’attestazione del patronato laico.

Posta la questione della fondazione della Domus Universitàtis Villa Vallislonge, è ora necessario analizzare le caratteristiche della nuova istituzione. Essa segna la conclusione di un’epoca storica e convive con il Duca Cesare Pignatelli, rappresentando il residuo periodo di feudalità e annunciando il sopraggiungere di tempi nuovi con la rivoluzione napoletana e l’introduzione nel Regno di Napoli degli ordinamenti francesi. Le popolazioni e le amministrazioni locali vengono investite da mutamenti concreti attraverso le leggi di eversione della feudalità del 1806.

La natura feudale delle Università lascia il posto ai moderni Comuni, che respingono la figura del sovrano come padrone assoluto del territorio del Regno. Durante il periodo feudale, la personalità del centro abitato era rappresentata dall’Universitas civium, l’aggruppamento di uomini che costituivano un’unità fiscale, amministrativa e giudiziaria. Con l’avvento dei Comuni, emerge quel segno della comunità che si era manifestato nell’opposizione alle pretese feudali, sostenendo una lotta per l’acquisizione graduale e sofferta di franchigie e diritti. Tra questi, spicca quello della collettività di possedere un demanio.

Il Duca concedeva ai cittadini la licenza per l’uso di risorse come la legna, l’acqua e il pascolo, ma tali usi erano spesso limitati sia nello spazio che nel tempo. Per lo più, abusi tollerati nel tempo si sono trasformati in diritti, e le antiche Università da feudali sono diventate demaniali per possesso o concessione. Si colloca qui l’esperienza del passaggio dalle Università ai Comuni, con la peculiare situazione del trapasso dal Duca Cesare Pignatelli, ultimo feudatario del luogo, al Comune di Villavallelonga.

Nel nuovo contesto, il Pignatelli dichiarava di non voler più sostenere gli antichi diritti, ma in realtà si opponeva alla prescrizione dei privilegi contenuti nell’atto di investitura del feudo risalente al 1752. La popolazione, da parte sua, chiedeva l’abolizione dei privilegi feudali, e con l’assistenza del sig. Camillo Liborio De Santis, il Comune di Villavallelonga avviava un procedimento legale contro il Duca, difeso dal cavaliere Pietro Andreotti, per ottenere una decisione della Commissione Feudale, incaricata di dirimere le controversie tra feudatari e Comuni.

Nel corso delle esazioni, il Duca continuava a richiedere le rendite feudali, come la coppa di grano per ogni coppa di terreno seminato. Questa condizione generava conflitti, poiché i cittadini dovevano pagare anche per diverse categorie di coltivazioni, come ortaggi e foraggio. La sentenza del 10 marzo 1810 accoglie gran parte delle richieste e regola i rapporti tra i cittadini e l’ex-feudatario. La decisione stabilisce nuovi oneri più equi, abolendo diversi diritti feudali.

In seguito alla sentenza, iniziò l’esecuzione delle decisioni. Il 13 agosto 1810 si registrava un’estensione del territorio soggetto all’imposta della decima di 317 coppe. Il raccolto stimato per il biennio precedente ammonterebbe a 317 coppe di grano, e le modalità di esazione venivano prese in considerazione per il calcolo dell’imposta dovuta.

Il territorio feudale soggetto al terratico venne ufficialmente assegnato a 79 coloni, con indicazioni specifiche. Con l’abolizione dell’imposizione nei successivi anni, il nuovo assetto amministrativo produsse sostanziali differenze nei rapporti di lavoro e di vita, evidenziando un cambiamento rilevante nei legami secolari. I dati raccolti mostrano chiaramente un nuovo equilibrio tra feudatario e colono, a favore di quest’ultimo, e un aumento della produzione agricola.

Il confronto evidenzia una variazione significativa nella rendita. Dopo il 1806, il feudatario poteva solo esigere una decima, a favore del colono, il quale, a sua volta, otteneva maggior profitto rispetto al periodo feudale. Tale progressione agricola si ricollega a una maggiore disponibilità di investimento e all’evoluzione delle pratiche agricole.

Nel contempo, si assiste a una nuova organizzazione amministrativa, promossa da provvedimenti volti a garantire un funzionamento più efficace delle istituzioni. Il decreto dell’8 agosto 1806 sancisce una nuova ripartizione territoriale, designando il Comune di Villavallelonga al Secondo Abruzzo Ulteriore con sede dell’Intendenza a L’Aquila. Nel 1811 avviene l’assegnazione al Distretto di Avezzano, seguito da successivi aggiornamenti amministrativi.

La legge del 12 dicembre 1816 stabilisce un’organizzazione amministrativa con a capo un Sindaco, coadiuvato dai membri del Decurionato. La crescita delle istituzioni civili, nel tentativo di affrontare questioni storiche, ha portato a una maggiore attenzione al diritto all’istruzione. Un documento del 1810 evidenzia lo stato dell’istruzione, con l’unico maestro per 60 allievi nel comune. Anche in questo ambito, non si registrano progressi significativi per le donne.

Con la proclamazione del Regno d’Italia, i cittadini mantengono scarse possibilità di influire sul proprio destino, sebbene si apra un periodo di pacificazione e progresso. Il diritto elettorale rimane limitato e, fra gli abitanti di Villavallelonga, solo un piccolo numero partecipa alle elezioni politiche. A tale riguardo, il Sindaco non è più eletto dal Decurionato, bensì nominato dal Re, anche se dal 1896 questo processo diventa nuovamente elettivo, pur continuando a essere sotto le dipendenze della prefettura locale.

Riferimento autore: prof. Leucio Palozzi.

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