Tratto dal libro “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi)
Nell’intento di identificare la Rocca di Cerro, che è stata dal XII al XV secolo, e con la preoccupazione di distinguerla dalla Roccacerro, frazione di Tagliacozzo, è possibile ricostruire l’esistenza medioevale del nucleo originario di Villavallelonga. Alcune testimonianze sono davvero significative e si collocano nel quadro degli eventi generali annotati per una più utile sistemazione dei documenti e per una più agevole comprensione del periodo storico di riferimento.
La prima fonte è del 1150; si tratta del Catalogo dei Baroni, o registro della straordinaria forza di difesa arruolata dal Re Ruggero per contrastare l’alleanza, formata dopo la seconda crociata, tra Corrado III di Germania e l’imperatore bizantino Manuele Commeno. Il patto prevedeva, fra l’altro, l’intesa per un congiunto attacco al regnum normanno. Così, per motivi di difesa e per procedere alla leva della agna expeditio, i Re normanni ordinarono l’arruolamento nelle province dell’Italia continentale.
Il documento si riferisce al periodo compreso fra il 1150 e il 1168; infatti presenta un aggiornamento del 1167, che ha erroneamente indotto alcuni studiosi a ritenere quest’ultima data come epoca della prima compilazione del registro. Le annotazioni sono manoscritte in lingua latina, ma il contenuto presenta anche le prime forme italianizzate. Nel testo normanno, la Rocca di Cerro viene compresa nel Contado di Albe, ubicato in provincia di Aprutium. La Jamison, con la numerazione del suo lavoro, fa ricavare la certezza che la Rocca di Cerro citata nel Catalogo sia il nucleo originario dell’attuale Villavallelonga, in quanto si trova segnata subito dopo Collelongo e senza alcuna punteggiatura separatrice.
La Jamison, esperta in studi sui Normanni in Italia, incorse in un’erronea individuazione, segnalando la moderna Roccacerro quale località corrispondente alla Roccam de Cerri citata nel Catalogo dei Baroni. La studiosa, nella premessa al suo lavoro, aveva ben rilevato che il registro risultava costituito secondo una definita struttura territoriale e una moderna punteggiatura. Tuttavia, nel caso specifico della Rocca di Cerro, non risulta abbia tenuto conto della corretta attribuzione.
La ragione dell’erronea identificazione si desume dal sistema utilizzato per l’indicazione delle moderne località e di quelle non più esistenti. La Jamison avverte di aver consultato il Nuovo Dizionario e l’Annuario Generale dei Comuni e Frazioni d’Italia; strumenti che, seppure fedeli per l’anno di compilazione, non rappresentano né confrontano realtà storiche diverse. Nel caso della Rocca di Cerro, ricorre una circostanza rara e laboriosa: la permanenza nel periodo contemporaneo di una stessa designazione per una località diversa (Roccacerro) e la variazione dell’altra Rocca di Cerro in Villa Collelongo e successivamente in Villavallelonga.
L’omonimia medioevale delle due località e la moderna diversificazione della propria denominazione hanno indotto all’indebita identificazione dei due insediamenti marsicani, distanti circa 60 km. Analizzando il raggruppamento dei feudi, i centri della Vallelonga e della Valle Roveto sono compresi nella numerazione 1111, evidenziando Collelongo e Rocca di Cerro, ma anche Balsorano, Roccavivi, Morrea, Civita d’Antino, Rendinara, Civitella Roveto, Morino e Metà.
Un rilievo non meno significativo si ricava dalla comparazione dei rispettivi possessori. Il Conte d’Albe, feudatario della Vallelonga e della Valle Roveto, viene indicato come unico possessore, mentre i feudatari dei territori intorno a Tagliacozzo sono diversi e i feudi frazionati. Un ulteriore rilievo decisivo riguarda la natura dell’intestazione: mentre il Conte Berardo di Cèlano deteneva il feudo in servizio, non lo stesso si può dire per il feudo in demanio intestato al Conte d’Albe. La Rocca di Cerro, situata dopo Collelongo, aveva gravità nella Contea di Cèlano.
Numerosi storici hanno presentato interpretazioni erronee, causate dalla mancata conoscenza delle denominazioni originali dei feudi. Almagia, per esempio, ha incluso Collelongo ma non Villavallelonga, poiché quest’ultima non è menzionata nel Catalogo dei feudi, dove si indicano i castelli che ne fanno parte. Al contrario, l’Antinori afferma che la Rocca di Cerro era feudo in servizio del Conte d’Albe e veniva tassata unitamente a Collelongo, ma non ha correttamente identificato la sua collocazione nel manoscritto.
Una nuova identificazione si ricava dall’atto riferito da Winkelmann, riguardante il 1339 e relativo alla Civita d’Antino, il quale nomina le terre che dovevano servire la Curia. Qui si citano Civita d’Antino, la Rocca di Cerro e Collelongo, dimostrando che le diverse denominazioni identificano due terre diverse. La Rocca di Cerro, citata prima di Collelongo, è dunque il nucleo originario dell’attuale Villavallelonga.
La concessione dei feudi annotati risale al settembre 1230 e fu sottoscritta da Federico a favore di Giovanni di Polo, un cittadino di Roma, che fu fatto Conte d’Alba per aver difeso la città di Fondi dall’esercito del Papa. L’analisi del Catalogo consente di ricavare ulteriori notizie di interesse locale. Risulta così che la Rocca di Cerro era un feudo tenuto in servitium, al pari di Collelongo, diversificandosi dai feudi in demanium.
Il documento normanno offre informazioni sul servizio militare e il sostentamento dei soldati, evidenziando il collegamento tra nobiltà e territorio. I militari dovevano essere preceduti da un certo numero di scudieri e servitori, a seconda delle necessità. Il documento è fondamentale per comprendere la popolazione del tempo, stimata intorno all’anno 1150.
L’analisi cinematica dei feudi del Catalogo, nella numerazione 1110 e 1111, evidenzia la presenza di numerosi castelli nella Valle dei Marsi, dove si ergeva la Rocca di Cerro. La Rocca di Cerro era adibita come centro di protezione per i villaggi e si sviluppava in un contesto storico in cui la costruzione di fortificazioni era fondamentale. Dopo il declino della monarchia normanna, il Regno fu ereditato dalla Casa Sveva, che introdusse una nuova divisione in province.
Il periodo aragonese, a partire dal 2 giugno 1442, segna un’importante transizione nella storia locale. Durante questo periodo si registrano documenti di grande importanza, tra cui un elenco di feudi compilato nel 1445 per la riscossione delle tasse sui baroni, relativo ai possessi della Contea di Cèlano. Anche se Collelongo e la Rocca di Cerro erano già state menzionate, il documento conferma la distinzione tra le diverse località.
Al termine di questo excursus sulla storia civile della Rocca di Cerro, nucleo originario di Villavallelonga, resta evidente l’importanza di queste antiche origini, sottolineata dallo stemma della Rocca nella facciata del Municipio. Le tre torri raffigurate nello stemma simboleggiano il carattere di fermezza e stabilità, mentre la transizione dalle strutture fortificate alle prime comunità rurali rappresenta un importante elemento di coesione sociale.
Tuttavia, la lettura profonda degli elementi storici legati all’impianto difensivo della Rocca di Cerro medioevale è ora complicata dal susseguirsi di costruzioni e ristrutturazioni che hanno alterato molte evidenze. Nonostante ciò, le tracce rimaste permettono di delineare il perimetro urbanistico e il tipo di impianto difensivo. Il nucleo originario si trovava sulla sommità di Colle Quaresima, delimitato naturalmente dalla sua fortificazione.
L’accesso al nucleo avveniva attraverso tre porte e le vie principali, disegnate su piani variabili, si raccordano attraverso numerose scale. I resti delle torri difensive sono ancora osservabili, in particolare nella via Sotto le Mura e nel versante nord-orientale, dove si trova l’indicazione di una torre circolare. Le torri, con il loro profilo circolare, fornivano un controllo efficace e indispensabile per la difesa del territorio.
Riferimento autore: “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi).