I primi abitatori dell’Abruzzo, privi di un’unità territoriale, si stanziarono sugli altipiani e sulla costa circa duemila anni prima della nostra era. Intorno al 1600 a.C., gruppi di pastori della civiltà appenninica giunsero nella Marsica, stabilendosi sull’altipiano della Vallelonga. Verso il VII-VI secolo a.C., altre genti, seguendo le indicazioni del dio Marte, si insediarono sulle rive del Lago Fùcino, dando origine alle popolazioni marse. La presenza di boschi impervi e animali pericolosi rese difficile l’unificazione delle tribù, alimentando un forte spirito di indipendenza tra le diverse schiatte, anche se tutte legate a una stessa origine.
La forma triangolare della Valle, con le catene montuose e il bacino del Fùcino, favoriva la pastorizia e l’agricoltura, rendendo quel territorio ideale anche per la difesa. Gli abitanti inizialmente praticarono una forma di nomadismo attraverso la transumanza, ma con il tempo, l’aumento del bestiame portò a una regolarizzazione di tale pratica, inclusa la tradizione di spostamenti verso la campagna romana e la Puglia. Tuttavia, l’ascesa dei Romani limitò le aspirazioni di espansione degli Italici, sfociando in conflitti, tra cui la guerra sociale del I secolo a.C., dove i Marsi si distinsero con il condottiero Quinto Poppedio Silone.
Nonostante i pesanti combattimenti e le devastazioni, i Marsi ottennero, al termine del conflitto, la cittadinanza romana, un significativo riconoscimento per il loro valoroso contributo. Così furono incorporati nella tribù Sergia, adottando gli ordinamenti romani, inclusa la demanialità delle zone montane. Con l’arrivo di Ottaviano Augusto, il territorio fu diviso in province e la Regio IV compresi i popoli dell’attuale Abruzzo. Importanti opere romane, tra cui la via Tiburtina-Valeria e la villa imperiale a Trasacco, segnarono un periodo di fiorente collaborazione.
Nel corso dei secoli, la Diocesi dei Marsi fu istituita, in origine soggetta a Chieti e in seguito alla S. Sede, testimoniando un’organizzazione ecclesiastica distintiva. La presenza della stele funeraria di Villavallelonga, rinvenuta nel 1889, attesta l’occupazione del territorio da parte dei Marsi e la loro interazione con le culture circostanti. Anche gli scavi nella necropoli del Cantone, databili tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., hanno rivelato testimonianze significative, contribuendo alla comprensione della vita e delle abitudini funerarie dei Marsi.
Vari reperti, tra cui stele funerarie, offrono spunti preziosi sulla storia locale. Fino al 1970, una stele con attinenze ai Marsi si trovava in un’abitazione a Villavallelonga. Quest’epigrafe evidenziava rapporti con la cultura greca, suggerendo una connessione più ampia con il mondo mediterraneo di quel tempo. Gli scavi rivelano la necessità di ulteriori studi per delineare meglio la cronologia e l’evoluzione iniziale di queste popolazioni. Le testimonianze archeologiche italiane, anche nei territori circostanti, mostrano come la Vallelonga sia stata un crocevia di culture, portando infine alla formazione delle attuali comunità nei secoli successivi.
Riferimento autore: “Storia di Villavallelonga” – Prof. Leucio Palozzi.


