Tratto dal libro “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi)
Dopo l’esistenza medioevale della Rocca di Cerro, cinta da mura e chiusa da porte, che si qualifica funzionalmente come riparo dai briganti e difesa dai nemici di guerra, segue il periodo che corre dal quattrocento al settecento. In tale arco di tempo, il centro abitato della Rocca di Cerro è stato denominato Villa Collelongo ed è stata fondata l’omonima Università (Comune) in coincidenza con il passaggio dalla dominazione angioina a quella aragonese. La personalità del centro abitato viene definita come Università o aggruppamento di persone rappresentative di un’unità fiscale, amministrativa e giudiziaria, a cui però faceva riscontro un persistente atteggiamento di ostilità dei Baroni.
Nella prima metà del quattrocento si formano le prime Università, un indizio concreto delle comunità che prendono coscienza dei problemi comuni e si organizzano. Così, il cambiamento della denominazione della Rocca di Cerro in Villa Collelongo ha luogo in relazione al costituirsi della omonima Università, di cui si ha la prima attestazione nel Privilegio dei beni burgensatici di Collelongo e Villa Collelongo del 1459. Il radicale cambiamento della denominazione è spesso testimonianza attendibile di un cambiamento del luogo di abitazione, a differenza di una semplice trasformazione o corruzione linguistica. Tuttavia, nel caso della Rocca di Cerro, le ragioni del cambiamento si rintracciano nella necessità storica di differenziarsi dalla omonima Rocca di Cerro, esistente nei pressi di Tagliacozzo, e nell’opportunità consentita dal rivolgimento politico connesso al passaggio dal dominio angioino a quello aragonese.
Il criterio per la variazione del nome è stato quello della contiguità e della differenziazione con il prefisso Villa, in modo analogo al prefisso Rocca. Questa variazione è fondamentale e rimane sconosciuta a molti storici moderni e contemporanei, i quali hanno proposto un’interpretazione storiografica che ha alterato il significato delle fonti per la storia locale. Il profilo feudale di Collelongo e Villa Collelongo, dal quattrocento al settecento, si identifica con il possesso dei vari Conti e Baroni.
Dopo l’avvento degli aragonesi nel Regno di Napoli nel 1442, la temporanea assegnazione della Contea di Cèlano a Lionello Acclozamora nel 1445, e le vicende dei vicini Collelongo e Villa Collelongo seguono per oltre un secolo le sorti della Contea di Cèlano. Questa veniva assegnata ad Antonio Piccolomini d’Aragona il 12 febbraio 1463, originario dei Todeschini di Siena, duca d’Amalfi e gran giustiziere del Regno di Napoli.
Nel 1493, ad Antonio Piccolomini succedeva Alfonso di Antonio (2° Conte di Cèlano), poi Alfonso di Alfonso (3° Conte di Cèlano) e Innico di Alfonso (4° Conte di Cèlano), fino al 1566, quando, a causa della morte di Innico, fu liquidata la rendita degli erbaggi di montagna, pari a una somma di 170 ducati, relativamente ai feudi di Collelongo e Villa Collelongo.
In merito al possesso feudale di Collelongo e Villa Collelongo, nella prima metà del cinquecento, si deve porre una questione complessa. L’Antinori, nella sua Corografia, scrive: « Da uno storico fu umiliato questo Colle, se da Lui fu scritto, che Niccolo, detto Coluccio Coppola, fu Signore di Valle Lunga, e della Villa in Abruzzi ». Dunque, secondo l’Antinori, tanto Collelongo quanto Villa Collelungo erano stati umiliati dallo storico napoletano Francesco De Pietri, ma si ha umiliazione quando vengono affermati fatti erronei, in luogo della verità.
Il De Pietri, parlando della famiglia Coppola, afferma: « Coluccio figliuol di Guido, e Nipote di Coluccio il vecchio, fu signore di Vallelonga, e della Villa in Abruzzi ». L’Altomari, sul finire del seicento, continua a dire che Coluccio fu nel 1499 e 1500 Giudice di Vicaria, e poi Consigliere di Santa Chiara, Signore di Valle Longa, e della Villa in Abruzzo. Ancora, nella sentenza feudale di Villavallelonga si trova scritto che, nel 1527, per il feudo di Collelongo e Villa, si è fatta la liquidazione delle rendite per la morte di Coluccio Coppola.
Tutto ciò sembra indicare che i Coppola abbiano effettivamente posseduto Collelongo e Villa Collelongo, nonostante varie menzioni di « Vallelonga e Villa in Abruzzo». Per chiarire questa questione, è necessario stabilire alcuni punti fermi. La letteratura araldica attribuisce alla famiglia Coppola il possesso di diversi feudi, inclusi Vallelonga e Villa. Tuttavia, il fatto che in Calabria esistesse il feudo di Vallelonga ha portato alla convinzione che non abbiano nulla a che vedere con Collelongo e Villa Collelongo.
Un elemento utile a sostegno di questa ipotesi è fornito dal Cerasani, il quale riscontra l’origine del nome Abrazzo, derivante da Bruzio, i cui abitanti approdarono nella Magna Grecia, l’attuale Calabria. Un’altra chiave indicativa è rappresentata da alcuni scritti che parlano di un feudo di Vallelonga in Calabria, confermando che le menzioni di Vallelonga e della Villa si riferiscano a luoghi calabresi e non a Collelongo e Villa Collelongo.
La sentenza feudale del 1810, che riferisce la liquidazione delle rendite « tanto per il feudo di Collelongo che per Villa », potrebbe derivare da una errata interpretazione di quegli autori o da una errata archiviazione del documento. Infatti, la sentenza relativa a Collelongo non menziona affatto il relevio dei Coppola. Con il 1768, si conferma la continuità dei Piccolomini nel possesso feudale di Collelongo e Villa Collelongo a far data dal 1463.
Si può concludere che Collelongo e Villa Collelongo non sono stati posseduti dalla famiglia Coppola, come sostenuto dall’Antinori, ma non sono stati nemmeno umiliati. La famiglia dei Piccolomini si estinse nel 1566 e i feudi vennero ereditati da Costanza Piccolomini, sua unica figlia, la quale si separò dal marito e iniziò a dissolvere i suoi beni, vendendo nel 1572 le terre di Collelongo e Villa Collelongo.
Nel 1582, Girolamo Carlucci acquistava da Giovanni Piccolomini le terre di Collelongo, Villa Collelongo e Goriano Sicoli. Nel 1596, Bartolomea Piccolomini convolava in seconde nozze con Clemente Sannesio, il quale portava in dote i feudi. La famiglia Sannesi mantenne il possesso di Collelongo e Villa Collelongo fino al 1720, quando si estinse il ramo.
La successione dei feudi di Collelongo e Villa Collelongo si complicò e venne reclamata dai comuni eredi. Nel 1724, i feudi furono intestati a Francesco Sacrati, e pochi anni dopo, con un privilegio del 26 settembre 1735, vendette i feudi a Fabrizio Pignatelli. Questo processo di successione continua fino al 1749, quando il primogenito Cesare Pignatelli prende possesso di Villa Collelongo.
La presa di possesso avvenne in un cerimoniale formale il 9 agosto 1752, con la presenza dei governatori e dei deputati dell’Università, e fu celebrata da spari di archibugi e canti religiosi. L’atto specificava il possesso di Villa Collelongo, giurisdizione e tutti gli emolumenti. Con Cesare Pignatelli termina il sistema feudale, che crolla nel 1806 con la promulgazione delle leggi francesi di abolizione della feudalità.
Riferimento autore: Leucio Palozzi.