L’identificazione della Rocca di Cerro medioevale, attraverso i principali documenti della storia civile, consente ora di rintracciare le prime fondazioni ecclesiali che testimoniano l’evoluzione degli insediamenti e connotano i sedimenti religiosi del periodo altomedioevale. Dalle cronache del tempo sappiamo che le case si costruivano intorno alle chiese e ai monasteri, cosicché, segnando una mappa degli antichi castelli Marsi, in comparazione con l’abitato che intorno all’anno mille ne ha riunite le genti, è possibile stabilire la provenienza di queste ultime e le relative istituzioni ecclesiali. La formazione della Rocca di Cerro, nucleo originario dell’attuale Villavallelonga, si realizza con le genti provenienti dagli antichi castelli Marsi e si colloca nel periodo che chiude il primo millennio e apre quello attuale. Secondo il Brogi, questi castelli non esistevano fino all’VIII secolo e la loro edificazione va riferita al periodo successivo.
Il Di Pietro la fa risalire al IX e X secolo e ne fa una attenta ricognizione, osservando che nella Vallelonga erano «situati in quella lunga barriera che divideva i popoli Marsi dai popoli Volsci, come mostrano i svariati residui di muraglioni poligoni senza segno di malta che l’occhio indagatore con sua sorpresa anche adesso (1873) ammira in quei alti dirupi». I principali castelli erano i seguenti: Rocca di Acero, in contrada Aceretta, con la chiesa di S. Leucio; Troja, a sud dell’Aceretta, fra Capra Giuliana e il rifugio di Coppo dell’Orso, che aveva la chiesa di S. Martino; Mesula (o Mensula), con la chiesa di S. Arcangelo, oltre il monte Formella; Castulo, nei pressi di S. Castro, al Cantone di Collelongo, con le chiese di S. Magno, S. Nicola e S. Angelo; Bettorica (o Vettorita), in vicinanza di Castulo, con le chiese di S. Martino e S. Maria Maggiore; Moscuso, anch’esso a poca distanza da Castulo, con le chiese di S. Biagio e di S. Leutichio (S. Leucio) che, secondo il Di Pietro, viene trasferita al castello di Rocca d’Acero.
Circa l’esistenza di tali castelli è possibile un riscontro con l’inventario dei beni del Conte Ruggero di Cèlano. Il documento del 1387 indica i luoghi che erano tenuti al pagamento dell’adoa al Conte e, fra questi, sono citati l’ara di S. Blasii, S. Maria, S. AIartini, S. Angelus e S. Afarie de Vectorita, che dovevano formare il reddito nel castello principale di Castulo. Per il Di Pietro, il nucleo originario di Villavallelonga fu edificato dalle genti che avevano abbandonato l’antico castello di Rocca d’Acero, esistente «quasi all’ultimo della lunga Valle che finisce o per dir meglio principia alle falde del monte Turchio». In una più precisa descrizione lo situa «al fine del monte Aceretta, e propriamente nel luogo detto dai nominati Pontefici nelle Bolle di demarcazione – per serram de Ruo, o de Vivo», cioè tra l’Aceretta e Pescocanale.
Anche il Bonanni, d’accordo con il Di Pietro, ritiene che Villavallelonga sia stata edificata «dagli abitanti dell’antico castello di Rocca d’Acero, che vollero così denominarlo, perché sito all’ultimo della lunga Valle che da principio alle falde del monte Turchio». Evidentemente, la Rocca d’Acero doveva essere ubicata nei pressi dell’Aceretta, ma il riferimento al monte Turchio deve essere un modo certamente improprio di determinare l’inizio e il confine della Vallelonga. L’elemento più utile a sostegno di tale provenienza è costituito dalla chiesa di S. Leucio, che poi si ritrova trasferita alla Rocca di Cerro, nucleo originario di Villavallelonga.
Non sembra secondaria la linea di continuità che è possibile cogliere nella qualificazione dell’abitato. Infatti, gli antichi abitatori della Rocca d’Acero qualificarono la Rocca con l’indicazione della flora circostante. Così, i fondatori del nucleo originario di Villavallelonga qualificarono la Rocca con l’indicazione di un esemplare floristico esistente nel luogo, anche se la scelta non fu storicamente felice per la pregiudizievole omonimia con la Rocca di Cerro nei pressi di Tagliacozzo. Per quanto riguarda, invece, la continuità della chiesa di S. Leucio, il Di Pietro la rintraccia in un elenco dei sussidi caritativi del XII secolo.
La Bolla del 31 maggio 1188 menziona l’elenco di 117 centri abitati con l’indicazione delle rispettive chiese, da ritenere di sicura appartenenza alla S. Sede. L’attuale Vallelonga, che nella parte fucense doveva chiamarsi Valle Trasaccana o Transaquana, si trova descritta con ordine dai Prati di Angro fino al lago di Fùcino. Inoltre viene citata la chiesa di S. Afartini in Agne, vicino a Lecce dei Marsi, e sono indicate le chiese di Sancti Maximi cum titulis suis e di Sanctae AIariae in Rocca di Cerro che attengono alla Rocca nei pressi di Tagliacozzo e non vanno confuse con le chiese di S. Leucio e di S. Nicola attribuite alla Rocca dopo Collelongo.
Per la chiesa di S. Leucio della Rocca, il Di Pietro riferisce la donazione del 1027 fatta al Monastero di Farfa dall’imperatore Corrado e poi la permuta con la chiesa di S. Nicola di Cappelle ottenuta dall’Abate di Casamari per volontà del Vescovo dei Marsi, Zaccaria. La permuta, però, fu annullata con la Bolla di Onorio III nel 1221 e, dopo alcuni anni di accese dispute, i diritti episcopali furono confermati al Vescovo dei Marsi con la Bolla di Gregorio IX nel 1236.
Le vicende della Chiesa di S. Leucio costituiscono una chiara testimonianza dei molti trasferimenti di chiese che seguivano ai rivolgimenti politico-territoriali connessi al passaggio dal Ducato di Spoleto al Regno delle Due Sicilie e molte chiese dipendenti dal Monastero di Farfa vengono poi trasferite al Monastero di Montecassino. Gli abitanti della Rocca di Cerro, stabilitisi sulla sommità di Colle Quaresima, hanno dapprima eretto la chiesa di S. Nicola, che era il titolo di una delle chiese del castello abbandonato, poi hanno edificato la chiesa di S. Leucio, sopra un piccolo colle ad occidente dell’abitato, per non perdere la memoria dell’altro antico protettore del castello di Rocca d’Acero.
Le due chiese sono attestate dalla riferita Bolla del 1188. In epoca successiva, la chiesa di S. Nicola da anche il primo titolo e la sede alla parrocchia del luogo. L’altra chiesa, fuori dalle mura, dedicata alla Madonna delle Grazie, ha un chiaro stile benedettino ed in origine è stata intitolata a S. Bartolomeo Apostolo. Riguardo alla fondazione di tale chiesa, sembra significativo il privilegio del 1137, concesso al Monastero di Montecassino dall’imperatore Lotario III.
Il documento elenca le seguenti chiese: S. Sebastiani e S. Angeli in Transaquis, S. Leuticii in Mascusi, S. Bartolomei in Arce, S. Maria in Collelongo, S. Maria in Luco. Con tutta probabilità, la citazione di S. Bartolomei in Arce con le vicine terre di Collelongo, Trasacco e Luco, accanto a Muscusi, che era uno dei castelli della Vallelonga, sostiene l’ipotesi di un riferimento della località in Arce alla Rocca originaria di Villavallelonga.
La variazione del titolo da S. Bartolomeo in Madonna delle Grazie potrebbe essere collegata al passaggio della chiesa dalla giurisdizione di Montecassino a quella della S. Sede. Questo spiegherebbe l’assenza della chiesa nell’elenco di Clemente III del 1188 e in quello delle chiese marsicane dipendenti da Montecassino del 1300. Dopo il rilievo delle principali fondazioni ecclesiali attestate nel periodo altomedioevale, è possibile rintracciare alcuni documenti vaticani che testimoniano il funzionamento delle chiese dipendenti dalla S. Sede.
Si tratta di documentazioni della prima metà del XIV secolo, relative al pagamento delle decime da parte dei chierici, dei rettori e delle chiese marsicane. In quei tempi, le chiese hanno posseduto molti appezzamenti di terreno soggetti a decima. Sulla base di queste entrate le chiese dovevano corrispondere la decima alla S. Sede. Il primo documento si riferisce alla decima pagata nel 1308. Fra le chiese della Afarsia, riportate nell’elenco dei pagamenti, si ritrova la somma di ventuno tarini versata dai chierici della Rocca di Cerro, mentre i chierici di Collelongo avevano versato la somma di ventisette tarini.
Il secondo documento si riferisce alla decima pagata nel 1324. Nell’elenco sono citati i rettori, le chiese e i chierici di Collelongo e Rocca di Cerro che vengono compresi nella parrocchia di S. Cristina. Una coda di quest’ultima decima si ha il 28 marzo 1324, quando il clero di S. Maria di Collelongo viene chiamato nella cattedrale di S. Benedetto dei Marsi per giurare l’effettivo valore delle entrate. L’Abate giurava che le entrate ammontavano a sessanta carlini d’argento ed aveva versato per la decima la somma di sei tarini d’argento.
Gli eventi successivi dimostrano che il sistema decimale, in vigore nel periodo medioevale, per la coltivazione dei terreni e l’uso dei beni ecclesiastici, ha rappresentato dati di sicuro interesse economico. I pagamenti documentano i nomi degli abitati e delle chiese medioevali, che, dopo la fondazione, ricevono una migliore e più completa identificazione.
Riferimento autore: “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi).