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La Panarda ( Le Origini )

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La panarda nella Marsica: tra leggende e devozioni, un rituale che affonda le radici nel passato per preservare storie sacre nella memoria collettiva.

I documenti raccolti da Angelo Melchiorre sulla tradizione della panarda nella Marsica non permettono di risalire oltre il sedicesimo secolo. A Villavallelonga, l’uso è attestato già nel 1657, quando Pietro Paolo Serafini afferma che è un antico costume della sua famiglia distribuire una “minestra di fave” per perpetuare una promessa fatta dai suoi antenati. Questa testimonianza, più che stabilire una data di inizio per il rituale, utile per confermare la leggenda di fondazione di un rito che conserva elementi arcaici e simbolici.

La devozione popolare racconta di un lupo che rapì un bambino dalla culla, e della madre disperata che invocò l’aiuto di San Antonio abate. Essa prometteva di allestire, per grazia ricevuta, un solenne banchetto annuale in suo onore. Questo voto, trasmesso di generazione in generazione, continua fino ad oggi. Come sottolinea Giuseppe Bianchi, “Tanti anni fa, una donna della famiglia dei miei antenati lasciò una creatura in fasce nella culla e andò a prendere acqua alla fontana. Tornando, incontrò un lupo che portava il suo bambino. Invocando San Antonio, il lupo lasciò la bambina; la donna promise al Santo la festa a fuoco, cioè la panarda.”

La narrazione di questo evento ricorda il miracolo di San Domenico, registrato a Pretoro, Villamagna e altri luoghi dalla tradizione popolare. La coincidenza non è casuale, considerando il ruolo dei patronati e degli attributi dei due santi, entrambi elevati a una sfera taumaturgica nella concezione contadina, superiori ad altri soggetti religiosi. Qui si manifesta così l’importanza della tradizione e della devozione popolare nel mantenere vive le storie e i legami con il sacro.

Riferimento autore: Maria Concetta Nicolai.

I documenti raccolti da Angelo Melchiorre sulla tradizione della panarda nella Marsica, e soprattutto sul motivo originario per cui questo rituale è connesso a situazioni religiose e celebrative, non permettono di risalire oltre il sedicesimo secolo. Per quanto riguarda Villavallelonga, l’uso è attestato già nel 1657, quando il tale Pietro Paolo Serafini assicura che è un antico costume della sua famiglia distribuire una “minestra di fave” per perpetuare una promessa fatta dai suoi antenati. La testimonianza, più che stabilire una eventuale data di inizio del rituale, che a Villavallelonga, come altrove, conserva elementi molto arcaici e fortemente simbolici, è utile per confermare la leggenda di fondazione.

La devozione popolare racconta che un lupo rapì dalla culla un bambino e che la madre, disperata e piangente, invocò l’aiuto di Sant’Antonio abate, promettendogli di allestire, per grazia ricevuta e in suo onore, ogni anno e per tutta la vita, un solenne banchetto. Il voto si sarebbe stato trasmesso in eredità di generazione in generazione e si sarebbe mantenuto fino ad oggi. Così si esprime Giuseppe Bianchi: “Tanti anni fa, una donna della famiglia dei miei antenati lasciò una creatura in fasce nella culla e andò a prendere l’acqua alla fontana. Tornando a casa, incontrò un lupo che la portava in bocca. Invocò Sant’Antonio e il lupo lasciò la bambina. La donna aveva promesso al Santo la festa a fuoco, cioè la panarda. Dopo, la promessa si è tramandata per eredità ed ora sono molte le famiglie obbligate”.

È da notare che l’impianto narrativo della storia è identico a quello del miracolo di San Domenico, ricordato a Pretoro, Villamagna e altrove dall’agiografia popolare che ne perpetua il ricordo e la devozione in una sacra rappresentazione che fa parte delle tradizioni del luogo. La coincidenza non appare casuale quando si consideri il valore dei patronati e degli attributi dei due santi nell’ambito della concezione contadina, che li solleva in una sfera taumaturgica superiore a quella di altri soggetti religiosi.

Riferimento autore: “La Panarda” – Testi di Maria Concetta Nicolai.

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