Quando si osservano le vicende marsicane prima e dopo il terremoto, cercando di decifrare criticamente la politica adottata dal principe Torlonia e dai suoi eredi sul territorio, non è difficile notare che già il 21 agosto 1865 la famiglia aveva in mano 21.500 azioni della «Società». D’altra parte, in seguito «L’Eccellentissima Casa Torlonia», improntò un’azione di logica speculativa e finanziaria, affittando la proprietà appena prosciugata, anziché avviarne un vero e proprio piano di appoderamento coerente con le eccezionali possibilità di valorizzazione, non prima però di aver liquidato aspre controversie con gli ex comuni ripuari, di cui la prima risale al 1863 e l’ultima al 1882.
In questa azione multiforme e dopo l’apposizione dei termini di fatto, approvati dal comune di Avezzano (25 luglio 1864), lo stesso capoluogo marsicano aveva in qualche modo rafforzato la sua preminenza giuridico-amministrativa sulle antiche sedi comitali di Pescina, Celano e Tagliacozzo. Del resto, la centralità della sede di Sottoprefettura, alla vigilia del terremoto, era ormai indiscussa, tenendo ben presente come divenne domicilio del «Quarto Distretto» di Sottintendenza già dal 1811. Negli anni successivi, grazie al prosciugamento e alla residenza dell’amministrazione Torlonia ad Avezzano, la cittadina si affermò definitivamente come: «la Capitale del Fucino» dal punto di vista imprenditoriale e commerciale. Alla data del 31 dicembre 1898, il circondario di Avezzano era quindi costituito da 35 comuni con 123.853 abitanti, 8 mandamenti giudiziari e 8 preture sotto la giurisdizione del tribunale civile e penale del capoluogo; mentre il mandamento di Avezzano era formato da 5 comuni (Capistrello, Magliano dei Marsi, Massa d’Albe, Scurcola Marsicana, Carsoli). Di conseguenza, per supremazia politica, lo schieramento compatto degli ex comuni ripuari contro il principe Torlonia, più di una volta venne neutralizzato attraverso il prezioso appoggio dei notabili avezzanesi e quelli dell’area occidentale della Marsica (1).
Malgrado ciò, per capire l’evoluzione del contesto zonale, è utile risalire all’indagine promossa dal governo italiano che, tra il 1884 e il 1885, rese noti i risultati degli «Atti della Giunta per la Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola». Il volume XII riguarda in particolare i dati sulla Marsica. Di fatto, l’inchiesta fu sostenuta e condotta dal senatore Stefano Jacini. Nelle sue conclusioni il parlamentare confermò, in linea di massima, quello che molti anni prima aveva già denunciato a chiare lettere Leopoldo Franchetti. Il pubblicista, visitando la Marsica nel 1873, scrisse: «Il piccolo affittuario non tira innanzi che in un continuo disavanzo tra pene e travagli di una vita stentata e malaticcia, per scarsi alimenti, insalubrità di abitazione, e bisogni ognora crescenti della famiglia e della vecchiaia, quando non finisca nel delitto e nel carcere». In primo luogo si deve aver ben presente che le opinioni espresse dal parlamentare suscitarono negli ambienti agrari dei proprietari meridionali dure reazioni. Del resto questo era prevedibile, in quanto: «Fu Leopoldo Franchetti, questo lucido e attento indagatore sociale, a denunciare con parole di fuoco, nel suo viaggio del 1873, la profonda ingiustizia che si celava sotto il cumulo di usanze servili che nel contratto colonico permanevano come retaggi di un’antica tradizione» (2).
In realtà, il processo di formazione della proprietà contadina si era aggravato nella Marsica proprio quando Torlonia aveva costituito il suo latifondo, poiché il valore delle aree coltivabili al di fuori del Fucino era notevolmente diminuito, causando un grave regresso, dovuto anche allo spezzettamento e alla dispersione di terreni, con perdita di tempo per recarsi sui campi, sciupio di concimi per il continuo vagare del bestiame, assenza di custodi con conseguente rischio di furti e saccheggi. Oltretutto, occorre tener presente che il colono marsicano doveva sottoporsi ad una estenuante fatica quotidiana per percorrere molti chilometri su incerte mulattiere, trascinandosi dietro attrezzi e vettovaglie, con effetti debilitanti sulla salute (3).
Come vedremo in seguito e, con riferimento alla situazione territoriale, un posto preminente occuperà la lotta per lo sviluppo del Fucino: lo zuccherificio, le ferrovie di Torlonia, le segherie, l’energia elettrica, ecc., tutti elementi che diedero impulso all’avanzare dei ceti popolari — contadini, braccianti, mezzadri e fittavoli — con affermazioni, seppur violente e sanguinose, di movimenti politici e organizzazioni sindacali molto aggressive, situazioni dalle quali emergeranno personaggi importanti come: Corradini, Sipari, Vidimari, Iatosti, Villa, Ippoliti, Pizzuti e altri ancora; ma, altresì, masse anonime rivoluzionarie viste come principali protagoniste, capaci di ribellarsi alle imposizioni di Torlonia durante la vita politica e amministrativa dell’intero comprensorio.
NOTE
- La Patria, Geografia dell’Italia, Opera compilata dal professore Gustavo Strafforello, Provincie di Aquila, Chieti, Teramo, Campobasso (Vol. IV, parte 2), Unione Tipografico-Editrice, Torino 1899, passim.
- Condizioni economiche e amministrative delle Provincie Napoletane. Abruzzi e Molise. Appunti di viaggio di Leopoldo Franchetti, Abruzzi e Molise (Autunno 1873), Tipografia della Gazzetta d’Italia, Firenze 1875, p.8 sgg. Cfr. C.Felice, Da «obliosa contrada» a laboratorio per l’Europa. Industria e agricoltura dall’Unità ai nostri giorni, in «Storia d’Italia» Le regioni dall’Unità ad oggi. L’Abruzzo, G.Einaudi editore, Torino 2000, p. 262.
- L.Franchetti, Ibidem.





