Nel 1910 la Lega Marsicana Monarchica, fondata da pubblicista Vincenzo Falcone, aveva come presidente onorario il principe don Giovanni Torlonia e tra i soci onorari: Mariano Scellingo, Gennaro Spina, Orazio Cambise, Raffaele Alfidi, Bartolomeo Giffi e il direttore del ginnasio Ercole Nardelli (1). Come ben emerge dalle fonti, con la prospettiva di un probabile aumento della tassa di fabbricazione sullo zucchero, si prospettò subito lo spettro della disoccupazione per probabili riduzioni di personale dello zuccherificio.
Per entrare ancor più nelle problematiche del tempo, un punto di riferimento centrale, in questo periodo, è rappresentato dalla «Relazione Comunale del Comune di Avezzano» del 7 marzo 1910, quando la giunta municipale uscente era composta dal sindaco Francesco Amorosi, Nicola Gallese, Emilio Carlucci, Giuseppe Salone, Francesco Cosimati, Giovanni Cipollone, Enrico De Bernardinis, Giovanni Berardi, Gaetano Palanza e Giustino Contaldi, assistiti dal solito segretario Michelangelo Colaneri (quest’ultimo sopravviverà al terremoto del 1915, seppur ferito gravemente). Tra i problemi principali ancora da risolvere, furono elencate le seguenti complessità: l’ingarbugliata questione con la Società Asfalti S.Valentino di Chieti diretta dall’ingegner Arnò Reichembasc (direttore dei lavori); la sistemazione dell’ufficio giudiziario e della pretura mandamentale; i marciapiedi urbani da costruire con pietre e selci provenienti dalle cave di Lecce nei Marsi. Diverse singolarità di queste controversie aperte, erano state già portate all’attenzione dell’opinione pubblica l’anno prima dai giornali Il Piccolo Marsicano e dal Corriere della Marsica, che titolarono rispettivamente in prima pagina a caratteri cubitali: «La verità nelle questione della pavimentazione di Avezzano», e la «Controversia Stefanori sulla pavimentazione di Avezzano» (2).
In circostanze tipiche del periodo trattato, la «Relazione degli Amministratori scaduti al paese», fatta stampare nello stesso anno alla vigilia delle elezioni e indirizzata ai «Concittadini», annunciò pure l’aumento del numero dei consiglieri da venti a trenta, motivato dalla crescita esponenziale della popolazione avezzanese dell’ultimo quinquennio, che era salita vertiginosamente fino a dodicimila abitanti. Oltretutto, la vecchia giunta municipale, ribadì per l’occasione, di aver operato sin dal 1902 solo per il bene della città, anche nel bel mezzo di «difficoltà intestine», quando era stata messa in risalto l’ostilità dei ricchi proprietari, a causa dell’aumento della «Tassa Focatico» (contribuzioni dirette) di nuovo aumentata da lire 8.468 a lire 11.024, abolendo le quote minime di lire 200 a favore delle classi povere: «con criteri di moderazione verso le medie, traendo l’aumento da coloro che ci parvero privilegiati, non già solo dalla fortuna economica, ma anche dalla ripartizione della tassa».
Tra gli altri meriti rivendicati dall’amministrazione, furono annoverati quelli di aver potuto portare a termine dal 1907 il contratto con la «Società Roveto Electrical» per l’installazione in città di cinquantaquattro lampade «ad arco da 12 ampères, ch’è come dire da mille candele a 230 lampade ad incandescenza, parte da 16, parte da 25 candele», pagando un canone annuo di lire 12.527: «Onde si può vedere che il vantaggio che noi abbiamo procurato al paese, non che soltanto nell’abolizione degli antichi lucignoli fumosi, sta nell’averlo soffuso di questa luce bianca che, redimendolo dalle tenebre del passato, ne fa liete le notti per una durata che valica dalla generazione nostra a quella che verrà, poiché noi abbiam tenuto conto, a un tempo, del bisogno presente e del futuro». Questi furono gli aspetti più significativi raggiunti dalla giunta, con obiettivi assai remunerativi. Altre risoluzioni furono messe in evidenza: la conduttura suppletiva d’acqua potabile per le borgate di Cesolino e Focetta ma anche il carcere giudiziario, visto il rapido espandersi della città «oltre la sua cerchia antica».
Di contro, risultò negativo il bilancio sull’istruzione pubblica. I consiglieri uscenti, ammisero con amarezza che, nonostante gli sforzi e l’impegno del personale insegnante, fosse necessario un nuovo edificio scolastico per accogliere insieme «la folta popolazione delle nostre scuole elementari. Però, come recare ad atto il proposito, con le nostre finanze fruste e gli scarsi aiuti offertici dallo Stato?». Sicuramente, occorreva attendere con pazienza momenti migliori, in vista della nuova legge Daneo-Credaro appena approvata il 6 luglio 1910, per avere almeno un terzo contributo governativo «sulle prime lire 100mila, di cui fruivamo per le disposizioni legislative passate». La consapevolezza di questa grave complessità riportò in auge le carenze del 15 novembre 1881, quando, addirittura, il ginnasio era stato abolito per soppressione del sussidio annuo di lire 1800; l’asilo infantile e le scuole tecniche esistevano solo su carta riportate nelle deliberazioni comunali e, infine, le scuole elementari maschili si trovavano «in perfetto abbandono, gli esami ad arbitrio degli insegnanti». Problemi di edifici scolastici erano sorti ancora il 30 dicembre 1901, quando l’assessore facente funzioni di sindaco (Francesco Lolli), stipulò un contratto d’affitto con la signora Teresa Saturnini, vedova Mattei-Minicucci, poiché, come ben si evince dalla documentazione d’archivio, non esistevano ad Avezzano locali idonei di proprietà comunale.
Tuttavia, la giunta lanciò un accorato appello a tutti i cittadini per riavere la loro fiducia, richiamando alla stretta collaborazione i rappresentanti di tutte le categorie sociali e specificando che tra essi, era annoverato anche l’onorevole Giovanni Torlonia «del quale non ci è mancata l’adesione a l’appoggio valido del passato, e che pertanto ci saranno continuati sicuramente per l’avvenire». Il testo della pubblicazione ricalca in qualche modo e conferma altri annunci propagandistici espressi dalla classe dirigente avezzanese e marsicana di allora prima delle elezioni, nonostante le contestazioni in atto per le promesse elettorali mai mantenute. D’altro canto, sull’amministrazione di Avezzano, pesava ancora la grande vertenza con la ditta Stefanori, riguardante la pavimentazione della città. In realtà, occorre sottolineare che, in un articolo intitolato «la verità nelle questione della pavimentazione di Avezzano», l’appaltatore respinse tutte le accuse all’indirizzo dell’amministrazione municipale, per aver perduto tempo con lunghe pratiche burocratiche che lo avevano messo in condizioni di non poter operare tempestivamente a causa del rigido clima invernale, quando già la delibera era stata approvata dal 17 agosto 1909 (3).
NOTE
- R.Colapietra, Fucino Ieri 1878-1951, Ente Fucino, Stabilimento roto-litografico Abruzzo-Press, L’Aquila, ottobre 1998, p. 75.
- Archivio di Stato di L’Aquila, Prefettura, Serie II, Affari Generali dei Comuni, VIII Versamento (1918-1921), Avezzano 1906-1921, b.616.
- Ivi ; Cfr. Corriere della Marsica, Anno II, N.75, Avezzano 19 Settembre 1909, Controversia Stefanori sulla pavimentazione di Avezzano. La Giunta Municipale del paese; Il Piccolo Marsicano. Giornale settimanale, politico, artistico, scientifico, letterario, Anno 1, N.31, Domenica 5 Settembre 1909.





