“Cerchio li 13 Marzo 1910/Figli carissimi( 1910-1916)
Grazie alla segnalazione dell’amica Donatella Cipriani ho appreso, con notevole ritardo, la notizia che, una ricercatrice americana, Constance Sancetta, per gli amici Connie, aveva dato alle stampe nel 2014 un volume dal suggestivo titolo “ Here in Cerchio Letters to an Italian Immigrant”, Bordighera Press, New York, dove la sagace Autrice aveva pubblicato tutte le lettere che il cerchiese Antonio Vasquenz (1843-1926) aveva scritto, in un ottimo italiano, al proprio figlio Angelo (Fausto Angelo Domenico, nato a Cerchio il 2 novembre 1879 e deceduto negli Stati Uniti d’America nel 1954) abbraccianti un periodo storico che va dal 1910 al 1916.
Inutile sottolineare che queste missive rappresentano per l’umile storia di Cerchio (1) una grande importanza sia dal punto di vista storico che antropologico: è in sintesi uno spaccato della vita cerchiese agli albori del XX secolo. Quindi, visto l’importanza del fondo epistolario di Antonio Vasquenz e del proprio figlio, di cui al momento abbiamo una sola missiva, mi sono messo subito all’opera scrivendo il 25 luglio scorso alla signora Pamela D’Orazio Dean “Curator for Italian History at the Western Reserve Historial Society” di Cleveland ( Ohio, Stati Uniti d’America) chiedendo gentilmente se era possibile inviarmi le fotocopie dell’intero fondo Vasquenz per una eventuale pubblicazione in lingua italiana giacché il sopracitato volume “Here in Cerchio” è scritto in inglese. Nel frattempo precisamente il 3 settembre scorso la famiglia di Dominic Mario D’Amore junior, residente a Cleveland, si trovava a Cerchio per visitare il luogo natìo dei propri antenati. Trovandomi proprio in quel frangente presso il comune di Cerchio, mi hanno contattato per far loro da guida per la visita del locale Museo Civico a cui, come sempre, mi sono prestato. La famiglia D’Amore è rimasta vivamente colpita dalla ricchezza dei reperti della civiltà contadina e dell’arte sacra. Nel commiato con i succitati visitatori avevo promesso loro che avrei inviato, appena possibile, l’albero genealogico del casato d’Amore di Cerchio e così, l’11 settembre 2019, ho inviato alla figlia di Dominic, Sarah, una missiva nella quale comunicavo l’invio dell’albero genealogico ed un Post Scriptum del seguente tenore:
“[…] Invio l’albero genealogico della Vostra famiglia (composto da 4 fogli), lo stemma gentilizio della famiglia d’Amore e la copia della lettera del 25 luglio 2019 inviata alla Signora Pamela D’Orazio Dean Curator fot Italian History at The Western in Cleveland (OH) USA. Vorrei chiederVi un favore potreste perorare la mia richiesta personalmente alla sopracitata Signora Pamela D’Orazio Dean? Come potete ben vedere e leggere nella mia lettera<< […]queste missive rappresentano per l’umile storia di Cerchio una grande importanza sia dal punto di vista storico che antropologico: è in sintesi uno spaccato della vita cerchiese agli albori del Ventesimo secolo[…]>>. Posso contare sul Vostro prezioso aiuto e quindi avere le fotocopie dell’intero fondo epistolario di Antonio Vasquenz e del proprio figlio Angelo in possesso dell’Italian History at the Western Reserve Historial Society di Cleveland?[…]”.
Mentre aspettavo fiducioso un cenno di riscontro alla mia lettera ecco che arriva improvvisa e non attesa una lettera dell’Autrice del sopramenzionato “Here in Cerchio” Connie Sancetta la quale molto affabilmente scrive:
“ Cleveland, OH, USA 15 settembre 2019 Egregio Signore, Sono Constance Sancetta che le scrive, autrice del “Here in Cerchio”. Anche sono un’amica di Signore D’Amore, e di Pamela D’Orazio Dean, curatrice della storia degli Italiani-Americani a Western Reserve Historical Society di Cleveland. Leggo molto bene l’italiano, ma scrivere è più difficile, quindi sto usando il programma di traduzione di Google, che a volte commette errori divertenti. Le chiedo di perdonare tali errori. Quando il Sig. D’Amore ha ricevuto la Sua e-mail, mi ha telefonato e mi ha mandato tutto ciò che ha mandato sulla famiglia D’Amore, e la copia delle lettera che ha mandato a Pamela Decano, dove si vede che speri di avere copie di tutte le lettere di Antonio Vasquenz. Penso che sia molto probabile che Pamela non abbia ricevuto la Sua lettera. La telefonerò domani e Le darò il risultato. Si (sic) leggerà il mio libro “Here in Cerchio” nell’introduzione trova: “ Antonio Vasquenz, un contadino alfabetico, parla per tutti coloro che sono rimasti in silenzio nella storia. Lo dobbiamo a loro per raccontare la loro storia.” Quindi, sono molto felice che Le[i] anche condivida questa ambizione, e insieme spero che posiamo trovare un modo per procurarle le copie delle lettere. So che il Sig. D’Amore Le scriverà per ringraziarLe della Sua gentilezza durante la sua visita, ma sono così eccitata che volevo scrivere immediatamente. Scriverò di nuovo dopo aver parlato con la Sig.na Dean. Connie Sancetta”.
E da qui, passo dopo passo, siamo riusciti nell’intento prefissoci: finalmente il giorno 12 dicembre 2019 abbiamo ricevuto l’importante epistolario che era stato inviato dalla gentilissima Connie Sancetta il 25 novembre 2019: finalmente, dopo più di un secolo, ritornano a Cerchio (anche se in fotocopia) le lettere scritte da Antonio Vasquenz (2) e dall’intero clan dei Vasquenz i quali con trepidazione inviavano missive ai propri cari i quali furono costretti, loro malgrado, ad emigrare nel nuovo Eldorado: gli Stati uniti d’America. Anche loro, purtroppo, dovettero lasciare il luogo natìo ed ingrossare, così facendo, l’interminabile fila dei venditori di braccia all’Estero. Dal 1906 al 1910 furono 52277 gli abruzzesi che emigrarono verso le Americhe e, dal 1911 al 1915, altri 38.277 lasciarono il loro paese di appartenenza: più di 13 milioni furono gli italiani che emigrarono all’estero dal 1876 al 1915>: oggi nel mondo esistono più di 50 milioni di oriundi italiani: un’altra Italia! La loro vita, all’inizio, certamente non fu facile, anzi, infatti non conoscevano la lingua, la storia né le tradizioni della nazione ospitante. All’inizio dovettero sudare le proverbiali sette camicie per essere se non accettati almeno sopportati poi, finalmente, con la loro forte abnegazione ed impegno verso gli umili lavori che venivano loro offerti pian, piano sono riusciti, a costo di duri, durissimi sacrifici, a realizzarsi sia economicamente che socialmente: tanto che i loro figli, nipoti e pronipoti oggi sono perfettamente integrati nella loro nazione di adozione.
Il secolo XIX è stato teatro di grandi sconvolgimenti socio-politici di cui, purtroppo, anche l’umile paese di Cerchio prese parte, la popolazione di Cerchio, infatti, fu partecipe delle quattro “rivoluzioni” succedutesi nell’ex reame di Napoli: 1806-1812 (3) , 1820-21 (4), 1848-49 (5) ed anche (7) insieme all’intera popolazione del Sud Italia contro le truppe francesi che avevano invaso il regno partonopeo. Anche nel 1867 quattro cerchiesi insieme ad uno sparuto gruppetto di garibaldini parteciparono agli scontri per la liberazione della città Eterna prendendo parte allo scontro a fuoco avvenuto l’11 ottobre 1867, nella cittadina di Subiaco: qui purtroppo, perse la vita il ventitreenne cerchiese Antonio Panara


insieme al suo comandante il conte Emilio Blenio di Lecco ( erronemanete riportato di Milano) e l’ altro commilitone Lorenzo Grotti da Cremona (8).
Come chiaramente si evince la popolazione cerchiese partecipò entusiasticamente e con onore agli scontri per la difesa della propria piccola e grande patria immolando addirittura la vita (9) e, grazie al loro disinteressato impegno avevano fatto divenire realtà l’agognato sogno degli spiriti eletti: quella “mera espressione geografica” era diventata finalmente Una, Libera ed Indipendente! Chissà quanti di questi combattenti avevano sognato magari ad occhi aperti, specialmente con l’avvento del regno Sabaudo un cambiamento positivo alle loro miserevoli condizioni. Chissà quanti di questi si sentirono ingannati, defraudati e ancora una volta presi in giro da chi deteneva, senza colpo ferire, il potere: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” (10).
Perché dunque affannarsi a cercare di cambiare le cose quando tutto è scritto, quando tutto è immobile, quando il povero, poiché tale, dovrà sempre soffrire? Queste ed altre domande simili avranno sicuramente accompagnato i nostri connazionali quando si apprestavano a partire verso terre straniere e sconosciute abbandonando, il più delle volte per sempre, l’amata patria che, seppure ingrata ma sempre a loro cara nonostante essi, a prezzo di enormi sacrifici e della stessa vita, avevano contribuito all’unificazione della Patria.
Loro gli appartenenti alla cosiddetta cultura subalterna, sono stati eticamente “costretti” a partecipare sia alle lotte per l’unificazione d’Italia sia, per dare nuova linfa alla neonata Nazione, ad ingrossare le fila dei venditori di braccia all’estero per contribuire, con le loro rimesse, a dare una nuova stabilità economica alla nuova nazione che iniziava a dare i primi vagiti e portarla, così facendo, alla pari con le altre Nazioni: sono stati, insomma, loro malgrado e strano a dirsi, non una volta ma due volte eroi! (11)
In quel tempo il sud Italia e, di conseguenza, la quasi totalità della popolazione marsicana viveva in una nera desolazione eloquenti e crude, infatti, sono la “ Lettera ai censuari del Tavoliere” (12) dell’avvocato Francesco Saverio Sipari (1828 -1874) (13) del 7 maggio 1863 :
“ […] Quale è lo stato del contadino, del proletario nelle provincie meridiane d’Italia, io lo dirò, nato e vissuto tra essi. Il contadino non ha casa, non ha campo, non la vigna, non ha prato, non ha bosco, non ha armento, non possiede che un metro di terra in comune … al camposanto. Non ha letto, non ha vesti, non ha cibo d’uomo, non ha farmachi. Tutto gli è stato rapito o dal prete al giaciglio di morte, o dal ladroneccio feodale, o dell’usura del proprietario, o dall’imposta del comune e dello stato: il contadino non conosce pan di grano, né vivanda di carne, ma divora una poltiglia innominata di spelta, segale o mlgone, quando non si accomuna con le bestie a pascere le radici che gli da la terra, ah! madrigna a chi l’ama. Il contadino robusto e aitante, se non è accasciato dalle febbri dell’aria, con sedici ore di fatica, riarso dal sollione, rivolta a punta di vanga due are di terra alla profondità di quaranta centimetri e guadagna 85 centesimi- ben inteso nelle sole giornate di lavoro, e quando non piove e non neviga e non annebbia. Con questi 85 centesimi, vegeta esso, il vecchio padre (invalido della fatica, senza ospizio), la madre, un pajo di sorelle, la moglie, ed una nidiata di figli. Se mancano per più giorni gli 85 centesimi, il contadino non possedendo nulla, nemmeno il credito, non avendo che portare all’usuraio o al monte dei pegni, allora (oh! io mentisco) vende la merce umana: esausto l’infame mercato, piglia il fucile, e strugge, rapina,incendia, scanna, stupra, e … magna! Ecco il contadino del napoletano[…]”
e la lettera dell’arciprete di Cerchio don Beniamino Pietroiusti (1818-1908) (14) inviata il 4 aprile 1888 al vescovo dei Marsi (15) dove apprendiamo:
“[…]Per la questua ordinata dal S.[anto] Padre per i bisogni di Terra/Santa da farsi nel Venerdì Santo, profittando della/facoltà data ai Parrochi di farla in altro giorno se/lo Crederanno benfatto, in detto giorno fu omessa./Ora prego l’E.[eccellenza] V.[ostra] R[everendissi]ma a dirmi come debbo regolar-/mi./Qui il popolo è afflitto da una fame nera. La/raccolta è stata infelice, ed insufficiente a pagare i pesi/governativi e Municipali. La Stagione piovosa e/nevosa ha privato la popolazione per quattro mesi//delle risorse del lavoro; e senza guadagnar nulla. Ha dovuto pen-/sare a tutte le esigenze della vita, specialmente, Vitto e fuoco./Se io tentassi far questa Colletta nei tempi che corrono, sareb-/be una mormorazione senza ottener neanche un centesimo./Penserei farla nel prossimo Settembre, qualora V.[ostra] E.[ccellenza]/l’approvi, altrimenti mi dica come debbo regolarmi,/ed io obbedirò all’E.[eccellenza] V.[ostra] R[everendissi]ma, ed al S.[anto] Padre./Baciando con rispetto e Venerazione il S.[acro] Anello, imploran-/do la S.[anta] Pastorale benedizione, riprotesto la mia Sudditanza/all’E.[ccellenza] V.[ostra] Ill[ustrissi]ma e R[everendissi]ma. […]” ( 16).
Nonostante il secolo XIX sia stato attraversato da tre importanti eventi di grandissima portata quali senz’altro furono l’unificazione del Regno d’Italia (17) , il prosciugamento del lago di Fucino, terzo lago d’Italia (18) e la costruzione dell’importante tratto ferroviario Roma-Sulmona (19) che senz’altro portarono la nostra sub regione marsicana ad aprirsi verso innovativi fermenti socio-politici-culturali, i nostri antenati, nonostante ciò, furono costretti ad abbandonare l’amato paese natìo.
All’indomani del prosciugamento del lago Fucino infatti, i nostri antenati addossarono all’ impresa fucense, come singolare capro espiatorio, tutto ciò che a loro arrecava danno infatti, nella seduta del consiglio municipale di Cerchio del 12 gennaio 1883 (20) , i nostri progenitori auspicavano il ripristino di una parte dell’ex lago prosciugato in quanto, secondo loro, tale grandiosa opera , per quei tempi, aveva inesorabilmente e drasticamente sconvolto per sempre, a 360 gradi, in modo globale, la loro vita sia in termini sanitari, ecologici, finanziari che sociali, infatti, nella cennata deliberazione si parla, è la prima volta, anche del triste fenomeno del flusso emigratorio:
“[…] la emigrazione sconosciuta per lo innanzi, è attualmente una piaga dolorosissima per questo paese, che vede rimanere incolti gli estesi mai(?) campi, una volta feracissimi, essendo gli agricoltori sospinti altrove dalla fame; la qual piaga è comune coi paesi limitrofi; onde il prosciugamento del Fucino non ha punto assicurato la vita a quarantamila agricoltori, come erroneamente si asseriva nella esposizione mondiale di Vienna, ma ha strappato il tozzo di pane a chi lo ritraeva dal proprio campicello[…]”
Come chiaramente si evince dalle su riportate notizie tutt’altro che felice era la vita degli appartenenti delle cosiddette culture subalterne nei paesi della Marsica alla fine del XIX secolo come viene stigmatizzato nella sopracitata deliberazione del 12.1.1883 che data la sua innegabile importanza qui integralmente si riporta:
“[…] Nella medesima seduta ( di Cerchio del 12.1.1883 n.d.r.) (prendono parte tutti i Consi-/glieri sopranominati). Il Presidente ( è il sindaco Venanzio d’Amore Fracassi il Giovane (21) n.d.r. ) ha esposto al/Consiglio che la Onorevole Rappresentanza Provincia-/lenella seduta del dì otto Settembre ultimo scorso,/penetrate dai gravi danni derivati alla contrada Mar-/sicana dal prosciugamento del Fucino, e dallaincompleta bonifica delle terre emerse, faceva voti al Real Gover-/no, perché in base al contratto obbligasse il principe/Torlonia (22) a ripristinare una parte del lago nella quan-/tità necessaria a tutelare per lo avvenire gl’interessi/generali delle popolazioni marsicane, ora seria-/mente compromessi./ Epoiché questo Comune è uno dei più danneggiati sì/per la parte igienica, che finanziaria, propone, che//questa Rappresentanza comunale, adempiendo al/mandato che la popolazione le ha affidato, a quello/del prelodato Consiglio Provinciale unisca anche/il suo voto, perché il Real governo con speciale prov-/vedimentofaccia sì che i deplorevoli disastri abbia-/no finalmente a cessare./ll Consiglio:/Considerato che nella marsicana c un decennio, in/questa sola contrada, nelle condizioni speciali di/essa deve averne la causa;/Considerato che questo cambiamento ha cagionato/disordine sommo nella economia animale, onde que-/sta popolazione, vera erede della robusta fibra dei fa-/mosi Marsi (23), che per lo innanzi ha visto colle lonta-/ne anche le genti vicino vittime del colera e di/altre malattie epidemiche, rimanendone affatto/immune, in questi ultimi tempi è travagliato con-/tenuamente dalle febbri malariche, nonche dal-/la difterite e del tifo, per cui ha voluto implorare/speciale sussidio dalla Provincia;/Considerato che la generazione crescente è in via di con-/tinuo deperimento, come se n’ha dimostrazione evi-/dente nei consigli di Leva, ove prima (è stato cancellato n.d.r.) per questo comu-//ne negli ultimi due anni vi è stato un numero/quasi doppio di riformati e rimandati, di quello/avuto nel decennio 1862-1872./Considerato che l’economia della vita vegetale non è/stata offesa meno dell’animale, onde i fiorenti oliveti/sono scomparsi; i mandorli hanno affatto intristito, e/la loro rachitica vegetazione va man mano spegnendo-/si per difetto (è stato cancellato n.d.r.) cui specialmente in pianura tra poco sa-/ranno affatto scomparsi, le viti dan prodotti tale da/non potersi affatto rapportare a quello degli anni/anteriori al prosciugamento, tanto per quantità che/per qualità, e le piante di esse vanno morendo annual-/mente con una progressione spaventevole; i cam-/pi fecondissimi per cereali, rendono ora meno del/terzo del valido prodotto./Considerato che dalle mancanze delle produzioni cam-/pestri, questo paese essenzialmente, e solamente a-/gricolo, in breve giro di tempo ha visto cadere in mise-/ria tutte le famiglie della classe media; e la emi- X/Ritenuto, come è dimostrato dal fatto, che la morte del=/le piante è prodotta esclusivamente dalle nebbie/continue ed ostinate;/Ritenuto che in Italia e fuori, anche da coloro, che/ non lo avrebbero dovuto, si è fatto credere che il lago Fu-/cino era una palude stagnante simile alle paludi//Pontine, o alle Maremme Toscane, sorgenti d’insa-/lubrità, p (è stato cancellato n.d.r.) con sfrontato coraggio hanno incita-/to l’opera del prosciugamento, come di supremo in-/teresse igienico, essendo invece della invidiata igie-/ne massima la tomba;/Considerato che le difficoltà propugnate dai ser-/vili adulatori del Principe circa la impossibilità/del ripristinamento parziale del lago sono affatto/insussistenti, dappoichè i famosi crepacci ver-/rebbero scomparendo gradatamente, qualora le/acque gradatamente si rimettessero, e si facesse di/nuovo lentamente maturare il terreno;/Considerato che il fatto di un solo, di qualunque im-/portanza esso sia, deve cedere, allorchè viene in/collisione con numerosi ed egualmente importan-/ti (è stato cancellato n.d.r.) diritti altrui preesistenti, tanto dell’istesso ordi-/ne, che di ordine superiore./Considerato che il Governo delle ragioni sociali è/chiamato alla tutela dei diritti dei cittadini;/Con voto unanime Delibera di fare istanza/al Regio Governo, perché accogliendo il voto della/Rappresentanza provinciale, provveda nel più/breve tempo possibile ai danni cagionati alla/Marsica dal prosciugamento del Fucino nel mo-/do e coi mezzi dalle attuali condizioni richiesti.//X grazione sconosciuta per lo innanzi, è attualmen-/te una piaga dolorosissima per questo paese, che/vede rimanere incolti gli estesi mai (sic) campi, u-/na volta feracissimi, essendo gli agricoltori so-/spinti altrove dalla fame; la qual piaga è comu-/ne coi paesi limitrofi; onde il prosciugamento/del Fucino non ha punto assicurato la vita a qua-/rantamila agricoltori, come erroneamente si asse-/riva nella esposizione mondiale di Vienna (24) , ma/ha strappato il tozzo di pane a chi lo ritraeva dal/proprio campicello[…]”.
In questo desolante contesto si incuneano le missive facenti parte del fondo Vasquenz conservate nel citata città di Cleveland, anche se erano passati circa trent’anni il quadro socio-economico però è lo stesso come stigmatizza nella lettera del 19 giugno 1913 Marietta Vasquenz (25) al proprio fratello Angelo:
“[…]non abbiamo beni di fortuna, non abbiamo ne casa, ne terre, la raccolta è stata cattivissima, i generi assai a caro prezzo, dunque mi facesse venire in america staremo cinque o sei anni ci guadagneremo qualchè cosa e poi si recola seconto la posizione che ci troviamo, in caso contrario staremo in Cerchio dobbiamo pacare a caro prezzo la affito di casa, ed i viveri, ad antare alla giornata per gudagnare un soldo, parlacene dunque che mi rimantasse il biglietto e son sicuro che meneremo una vita felice,[…]”
anche se qualcosa di buono, per i nostri emigranti sta cambiando, finalmente con i risparmi molti stanno realizzando il sogno della loro vita: la costruzione dell’agognata casa:
“[…]L’emigrazione ha portato via dall’Abruzzo le braccia più vigorose; non è facile sostituire una buona famiglia di coloni in partenza con un’altra abbastanza buona ed attiva. L’agenzia di Avezzano è sempre gremita di candidati dell’oceano in cerca di notizie e di ragguagli. Molti lasciano l’Italia piena la testa d’illusioni e di sogni; trovano a stento un po’ di lavoro e a stento raccolgono il denari necessario per il ritorno; altri più fortunati, restano in America tre o quattro anni, poi vengono di nuovo in Italia a spendere i risparmi accumulati. Ci sono parecchi giovani contadini i quali hanno già nel loro attivo sei o sette traversate dell’oceano. Vanno in America a fare la loro stagione nel periodo di maggior lavoro, quindi riprendono la via del ritorno per ripartire di nuovo alla prossima primavera. Essi hanno di solito l’ambizione di fabbricare casette belle, pulite, comode, nuove, fiammanti. Iniziano coi primo denari tenuti in serbo, ma quando spuntano le fondamenta spunta anche la necessità di rifornire la borsa. E via in America. Arrivano lettere assicurate con entro vaglia o biglietti di banca. I lavori sono ripresi, interrotti, ricominciati a seconda del tenore e più del contenuto delle missive americane. Alcune case si arrestano al primo piano per anni ed anni, per sempre forse, e vengono additate ironicamente alla curiosità dei forestieri … altre, il maggior numero, sono completate con cura e con un certo lusso di fregi e di ornamenti[…]” (26).
Nelle lettere del fondo Vasquenz oggetto di questo lavoro quasi tocchiamo con mano, come se un nostro antenato ci stesse raccontando con la propria viva voce gli umili eventi della loro grama esistenza si nota innanzitutto l’amore di Antonio Vasquenz verso gli appartenenti alla propria famiglia: i figli emigrati all’estero, la propria moglie, le figlie rimaste in Italia e l’amata nipotina. Nelle missive si nota la preoccupazione dello scrivente capo famiglia per la salute del suo intero clan familiare attanagliato da innumerevoli malattie che porteranno alla morte l’amata figlia Pascuccia: toccante e cruda è la lettera che invia al proprio figlio Angelo annunziante la ferale notizia:
“ Cerchio, 17 Marzo 1911 (27) – Caro figlio con sommo mio rammarico, e di tutta la nostra famiglia ti dico con la presente l’infausta notizia della morte di tua Sorella Pasquccia (sic) avvenuta il giorno dieci corrente, alla mezza dopo mezzo giorno, confortata da tutti i divini Sacramenti pacificamente rese la Benedetta anima sua nelle braccia del Signore lasciandoci afflitti e sconsolati per la perdita di una da noi tanta amata[…]”
e dove tra le altre cose stigmatizza dolorosamente la condotta, secodo lui, poco edificante della suocera e del marito verso l’amata figlia:
“[…] Non appena ritornato il Marito (dagli Stati Uniti n.d.r.) per pochi giorni seguitò a custodirla come prima, quando a veduto che la malatia era inguaribile non l’a più curata, non ci à pigliato più un soldo di latte, non più un soldo di vino, non più mezza libra di Carne, è stata costretta di rimagiare i cibi correnti che mangiavano essi, schifata dal marito, e dalla Suocera , la cucchiara, la forchetta, il piatto, e la bocaletta con l’acqua da parte, senza che avesse potuto andare a pigliarsi l’acqua nella conca e bevere con il maniere[…]Basta dirti che la matina dei dieci si confessò, e dopo portata la comunione lasciò la felice memoria quasi agonizzante e se ne andò a vancare senza trovarsi presente quanto spirò, più volte mi domandò se era ritornato Giovanni ma chi te lo dà? Dopo ritornato la trovò morta non fu uomo di andarci in faccia, e nemmeno di buttare una lacrima, ne esso ne la sua Madre, ma pensò solo a dare ordine alla figlia di Bazziere di farci levare gli orecchini nelle orecchie nascostamente da noi, e siccome la felice memoria si aveva più volte raccomandata a Mariuccia dicendoci che non l’avesse abbandonata e che non ci avesse fatto levare niente ma che l’avesse vestita come aveva uscita da casa, pure questa figlia di bazziere nel mentre la stavano a mettere nella cassa ebbe la temerità strappargli gli orecchini dalle orecchie la matina io scoppai la cassa e vedendo che no ci erano gli obbligai a farceli rimettere[…]”
Nelle citate lettere il possidente Antonio, coniugato con la possidente Maria Domenica Meogrossi (27), descrive , come già abbiamo accennato, l’amore verso la propria famiglia: in tutte le lettere infatti mette in evidenza, la propria salute e quella dei suoi familiari, i quali sono spesso sofferenti con malattie a volte più a volte meno gravi, i problemi attinenti la conduzione della casa (descrive una estenuante ed interminabile causa che, per motivi strutturali legati alla pretura, il dibattito è sempre procrastinato con conseguente dispendio di denari ), le varie problematiche del proprio lavoro e del lavoro dei figli e parenti residenti all’estero ed infine la incessante richiesta di soldi per appianare i numerosi debiti contratti ( al momento non sappiamo i motivi della grave debacle del benestante clan Vasquenz a Cerchio) il tutto contornato dalla descrizione dei cicli atmosferici e del ciclo dei tempi agricoli.
Sappiamo con sicurezza, da notizie desunte dai registri di Ellis Island, che il ventiduenne Fausto Vasquenz è il nostro Fausto Angelo) nel 1903 è arrivato negli stati Uniti d’America e che, il fratello, Augusto, tre anni dopo, nel 1906, all’età di quindici anni è, anche lui sbarcato negli Stati Uniti.
Come mai dovettero emigrare? Che cosa è successo?
Dobbiamo supporre che, agli inizi del XX secolo, il capo famiglia Antonio forse per qualche sbagliato o incauto acquisto o altro abbia drasticamente compromesso la stabilità economica dell’intero clan Vasquenz tanto che, per sopperire a tale defaillance, i figli, nel 1903 e 1906, di cui uno di quindici anni, dovettero emigrare all’estero.
Grazie a queste missive, come già abbiamo accennato, conosciamo più da vicino le bizze che il dispotico Tempo inclementemente propinava agli appartenenti del mondo agricolo:
“[…]Oggi ( è l’11 luglio 1911 n.d.r.) si è principiato a mietere, la giornata dei mietitori costa molto cara perché domina da parecchi giorni una fortissima tramontana che è cosa da non potersi rappresentare, ed è assai fredda, in secondo luogo ogni camparole si affretta a raccogliere il grano perché il 4 luglio una tempestosa nuvola desolò totalmente la campagna di Lecce , ed in parte quella di Manaforno, ed Ortucchio (28), speriamo che Iddio voglia scamparci da simile disgrazia[…]”
“[…]Cerchio 5 Febraro 1912[…]Noi finora non vediamo la neve, solo per le montagne ce ne à fatta un poco, per il piano ne fece un poco il 16 Genna[io], ma il giorno appresso un vento di tramontana ed un poco di scirocco la distrusse in un momento, oggi però a piovuto tutta questa notte che pareva che la buttassero con la conca[…]”
“[…]Cerchio 24 Marzo 1912[…]La stagione di quest’anno dalle nostre parti non si è visto affatto la neve, ma oggi sono circa otto giorni che sta sempre a piovere, e neve per i monti, à fsatto parecchie freddure ed à mandato i fiori delle mandorle alla Benedisione (sic) a Roma, a me però mi dispiace assai per quelle due piante di crisomele all’orto, ed oggi tira una forte tramontana che non si può praticare per la campagna speriamo che non voglia far danno ai seminati perché il grano è molto sforzioso, sebben quest’anno ce lo dobbiano ricomprare con la mondatura perché ci è moltissima erba, papaveri, e lucera[…]”
“Cerchio, 15 Aprile 1912[…]e quel che è peggio che il tempo cattivo non à fatto questi tempi passati lì stà facendo il mese di Aprile, il giorno 4, e 5, e 11, fecero tre forte gelate che a mandato via tutti i frutti, il giorno 13, 14 ed oggi che ne sono 15 ti dico che non si anno potuto cacciare nemmeno le bestie ad abbeverare per la forte tramontana spolverizzo di neve, ed assai freddo, basta dirti che il Treno a dovuto portare lo spezza neve avanti, e per questo le fatighe si attrassano, le giornate risaliscono, e la roba seminata chi sa che fine vorrà fare[…]
“Cerchio 6 Giugno 1912[…]La raccolta si vedrebbe bella, ma si dubita perché il tempo è molto pessimo ci sono certi giorni che il Sole ti bruggia, e certi giorni che cadono serenate fredde e la roba seminata diventa pallida, e brutta, i faggioli, e le patate a varie contrade si anno gelati, speriamo che il Signore che non voglia castigare con qualche brutto disastro[…]
“Cerchio, 15 Agosto 1912[…]speriamo che il Signore voglia farci liberi dal male, ma quest’anno l’aria è molto soggetta a sbocciare malatie infettive a cagione della soverchia secca che sta facendo quelle piccole pioggette che facevano nei principi della mietitura furono come un fuoco per la campagna, ora si è seccato il mondo intero, le mazzocche, le Patate, ed i faggioli sono tutti secchi senza empire, le fave anno rivenute nemmeno colla tre, ed il grano di sopra la due e mezza,, il superiore la quattro, a fucino chi a potuto mondarle, ed à avuto la fortuna che non ciè tindato per terra l’ha raccolto fino alla dieci, qauello che è andato per terra non ha superato la sei, noi al grano di fucino quest’anno non possiamo lagnarci[…]
“Cerchio 27 Settembre 1912[…]la casa però è pulita di ogni genere perché i faggioli, i ceci, e le mazzocche non le proviamo affatto per la cagione che il giorno 14, 15 e 16 Agosto fece una fortissima freddura che questi generi non erano pieni a perfezione e così ci troviamo con quella misera patata e niente più[…]
“Cerchio 15 Novembre 1912[…]Noi stiamo assediati per il tempo cattivo, abbiamo avuto fino ad oggi due nevigate, ed acqua con fortissimo vento di tramontana[…]
“Cerchio, 29-1-1913[…]Noi abbiamo un tempo di primavera, nel principio dell’inverno pareva che voleva sotterrarci sotto la neve, invece Dicembre e Gennaio a fatto sempre bel tempo, speriamo febbraio cosa vuol fare[…]
e le epidemie che purtroppo ancora una volta (28) nella storia di Cerchio avevano preso di mira il nostro centro:
“[…]in Cerchio ( lettera del 27 settembre 1911 n.d.r.) vi è stato un bruttissimo colera che aveva spaventato l’intiero paese sebben abbia durato poco, pure in quindici giorni ne sono morti una ventina e non ancora sappiamo con certezza la quantità, e chi sono perché si è formato l’Ospedale e non dicono chi è, e chi non è quanto more qualcuno, una ventina di giorni fa ci anno stati due guardie Municipali di Aquila, un medico infermeiere, e quattro persone con la Croce rossa ed anno fatigati molto in questi giorni per disinfettando tutto il fabbricato di cerchio, ora sono circa dieci giorni che non si è inteso nesun aldro caso di malòattia, speriamo che il nostro con protettore San Rocco voglia allontanare codesto male infittivo, e librarci. Le feste dietro queste malatie sono state proibite dal Prefetto, il Papa poi a (sic) interdetto totalmente tutte le feste tanto quelle popolari, come ancora quelle di precetto, ritiene per giorni festive tutte le Domeniche, Natale, Capodanno, Pasqua Epufania, e l’Ascensione, gli aldri giorni sono tutti giorni di lavoro, nemmeno il giorno del Corpus Domini ritiene giorno di festa, come nemmeno il giorno della Natività della Madonna dei otto Settembre a riservato (secondo me questo Papa deve appartenere alla classe protestantantissimo, faccia come ci piace)[…]Quel che anno morti dei nostri Parenti sono Graziucccia, e Mariuccia di Nerone, osiano le figlie di Zia Domenica di Genova[…]”
“[…]Cerchio 4 Novembre 1911[…]abbiamo avuta molto paura per il Colera, ma per grazia di Dio, e di San Rocco siamo liberi, ti dico però che tutti l’abbiamo passato nei principi ma leggero, e sconosciuto però del resto ringraziamo Iddio che ci a liberati da quella brutta morte[…]”
e che, purtroppo, ancora si svilupperrano infatti nel periodo 1918-1920 esplose in tutto il mondo l’endemia nota come la Spagnola (29): nel nostro centro 10 persone morirono per causa del funesto morbo.
Piena di attenzione è la lettera del 17 marzo 1912 dove, tra le altre cose si rivolge ad Angelo affinchè inviasse al fratello Agostino chiuso in prigione nel carcere di Viterbo:
“[…]il giorno 14 ricevetti una lettera da Agostino esso sta bene in salute e bramerebbe qualche pochi di soldi ma io non posso sebbene non me li à mai cercato ma me ne accorgo al modo che scrive, solo mi a chiesto più volte un libro istruttivo, e l’aritmetica, e per l’impotenza nemmeno ce l’ò potuta mandare[…]”
ed al re, affinchè volesse concedere la grazia ad Agostino:
“Ieri rinviai una lettera (missiva del 29.1.1913 n.d.r.), osia supplica a Sua Maestà Vittorio Emmanuele III pregandolo a voler concedere la grazia di libertà condizionale ad Agostino speriamo che voglia concederla, sebbene io la ritengo molto difficile per chè non abbiamo nessun mezzo da poterci fare qualche raccomdazione del resto ho tentato la fortuna[…]”
Forse tale aspettativa sortì un benefico risultato perché, come già abbiamo accennato, Augusto Vasquenz , purtroppo, morì nel primo anno della Grande Guerra a meno che, e forse è più probabile, il Nostro non si offrì volontario.
Piena di premura è anche la lettera del 2 aprile 1913 quando il padre Antonio scrive al proprio figlio Angelo per sapere con esattezza la data del suo matrimonio con la diciassettenne Celestina Ciofani:
“[…]fammi sapere il giorno del tuo sponsalizio (è il 3 maggio 1913 n.d.r.) perchè noi pure vogliamo riguardare quel giorno, e farci un piccolo pranzo[…]”
ed anche quella susseguente del 8 maggio 1913 dove si congratrula del lieto evento:
“[…]In primo luogo ci congratuliamo della tua unione in matrimonio, e prego il Signore voglia mantenervi sempre in perfetta pace, e tranquillità, augurandovi buona fortuna, e felicità, allontanate fra voi le gelosie, come pure allontantanerete l’occasione che potrebbe eccitare gelosie, e pensa pure che ora sei accasato tieni doppia responsabilità, e perciò è mio dovere farti codeste ammonizioni. Ci rallegriamo che la festa dello sponsalizio è uscita bene, e dell’amore che ai ricevuto dai paesani per l’accompagno prestatovi[…]MI ai avvertito che nel mio pranzo deve starci anche tua Sorella, e tua Nipote, senza dirmelo tutto questo lo faceva lo stesso, il pranzo però per motivo delle faccende di campagna è stato da noi risoluto farlo il giorno quindici, cioè nella festa di Sant’Isidoro. Abbiamo ricevute le fotografie e non possiamo ancora saziarci di gaurdarle, e ce ne rallegriamo assai vedervi così belli, e con florida salute[…]
ed, infine, nella lettera del 6 giugno 1913, apprendiamo il dono inviato dalla madre di Angelo alla moglie del medesimo:
“[…]La moglie di Pantano deve dare a Celestina un’anello che tua Madre ce lo manda essa non à potuto farci aldro regalo quinti la prega di accettare questo piccolo dono speriamo che nel vostro ritorno di essere sopra i viventi ed allora potremo farci dei complimenti tra di noi[…]”
Purtroppo tale pia speranza non avverrà in quanto il Nostro non farà più ritorno a Cerchio e la madre, Maria Domenica Meogrossi, morirà il 14 gennaio 1918. ll padre, otto anni dopo, il 28 ottobre 1926.
L’ultima lettera a noi pervenuta scritta da Antonio Vasquenz il 26 febbraio 1916 al proprio figlio Angelo è velata da una sconcertante amarezza e tristezza verso l’amato figlio che da circa un anno non fa sapere più sue notizie:
“ […]Mio Caro Ingrato, e Sconoscente figlio io non avrei mai creduto che tu di dovevi dimendicare del Padre, della Madre, e del Fratello, io non ti dico che tu dovessi rimandare sempre la moneta, io non te l’ò mai più chiesta, ma se ti ricordi oldre a quello che ti ò insegnato io, ti ò mandato pure alla scuola al compare Luca, ed a Giovanni Vitale per farti imparare a scrivere ti ò spedito due lettere dopo che a ritornato Ciccantonio e non ò meritato nessuna la risposta ricordati che non ai più scritto dal mese di Maggio, e pure voglio azzardare a scriverti questa terza, e se non ricevo risposta sarà l’ultima, ti ò detto che ti ai dimenticato del fratello perché dietro la lettera che ti partecipai la sua morte (è il citato Augusto Vasquenz n.d.r.) non avesti la creanza di rispondermi almeno per consolare a me, e a tua Madre[…]”
Come mai?
Al momento non sappiamo i motivi comunque da scrivere e raccontare oltre al menage familiare ce n’era, il 13 gennaio 1915, alle ore 7,53 infatti, la furia devastratrice della natura atrocemene scovolse l’intera nostra sub regione marsicana: più di 30.000 furono i morti, nella sola città di Avezzano ne perirono più di 10.000 ed una sola abitazione rimase in piedi ( la casa del “cementista armato” Cesare Palazzi, monumento nazionale dal 25.8.1992). A Cerchio i morti furono 256 e l’80% delle abitazioni furono distrutte. Tale catastrofico evento ha segnato indelebilmente l’animo dei cerchiesi i quali però non si sono mai arresi e sempre hanno lottato. Non solo il terremoto ma anche il freddo inteso colpì il nostro territorio marsicano e lenta e dura fu la ricostruzione. Alcuni nesi dopo la menzionata immane tragedia, il 24 maggio 1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria e, quindici mesi dopo, alla Germania. La martoriata Marsica deve inviare i giovani salvatisi dalla grande ecatombe del 13 gennaio 1915 ad ingrossare il belligerante esercito italiano e qui, questi giovani diedero esempi di grande valore immolando la loro esistenza per l’ideale di patria (30) e ancora, alcuni anni dopo, nel periodo compreso tra il 1918-1920, durante l’epidemia nota come la “Spagnola”, come già abbiamno detto perirono a Cerchio altre 10 persone. In questo clima di estrema sofferenza la popolazione di Cerchio così come quella dell’intera Marsica indomitamente, pian piano, faticosamente è riuscita a sopravvivere e dare speranza ai giovani e meno giovani di allora a credere ad un non più nero futuro ed a sperare a tempi migliori.
Nelle sei lettere inviate ad Angelo dalla cugina Marietta Vasquenz si nota l’amore di lei nei confronti del cugino sicuramente all’inizio corrisposto e poi, non sappiamo i motivi, tale infatuazione va piano piano scemandosi da parte del Nostro il quale, nel 1913, il 3 maggio, convolerà a giuste nozze con la giovanissima compaesana Celestina Ciofani che molto probabilmente dovrebbe essere la stessa Celestina Ciofani arrivata negli Stati Uniti da Cerchio nel 1909 all’età di 12 anni come risulta dai registri di Ellis Island. Dovrebbe perché negli atti di nascita conservati nel comune di Cerchio relativi agli anni che vanno dal 1895 al 1899 non risulta essere nata alcuna Celestina Ciofani quindi, se è esatta la mia supposizione la Nostra è nata in un altro comune e poi è venuta a Cerchio e da qui emigrare verso l’America. Ho chiesto lumi alla gentilissima Connie la quale affabilmente così mi ha risposto:
“[…]Moreland Hills, 24 gennaio 2020 Caro Fiorenzo, Angelo e Celestina si sposarono il 3 maggio 1913, quando lei aveva 17 anni. La sua città natale è in licenza di matrimonio come Avezzano, suo padre era Domenico e sua madre Giulia. La sua data di nascita è stata il 25 maggio 1896. E’ certamente possibile che sia nata ad Avezzano, poi venuta a Cerchio e poi in America. Penso che spiegherebbe il tuo mistero. Angelo Morì il 26 febbraio 1954, rendendolo circa 75 anni al momento della morte. Celestinia morì nel novembre 1978, all’età di 82 anni[…]”
Nelle rimanenti lettere notiamo la vita spicciola dei nostri emigranti all’estero e le varie problematiche in patria come quelle riportate da Marietta (Maria Faustina) Vasquenz al proprio fratello inerenti l’andamento del lavoro agricolo :
“[…] Cerchio li 1/8/1910[…]siamo incontrati a mietere a fucino e o mietitori anno andati a lire 8 e centesimi (sic) onito pure il mangiare e bere di modo che la mieitura estato peggio dell’america e mi si sono andati per mietere lire 165 ed il grano mon si prende neanche la tre[…]
e della propria integrità morale gratuitamente offesa e messa in discussione dai parenti del proprio marito:
“[…]Cerchio 19 Giugno 1913[…]Caro fratello se fossi stato tu saresti fato peggio essento calunniata a torto e massima tacciata sull’onore, e vedendosi avvilita dal marito[…]se quei della famiglia non cessano parlare di me e massimo la matre sarò costretta a dare qualchè cattivo passo, perché non solo parlano contro di me per Cerchio lo scrivono anche ad esso, ed esso crede e mi manta sempre lettere di dispiacere, una volta mi trattò da svergognata perché? Che male sto facento, in un’altra mi scrisse che av[e]sse fatta la femmina buiona perché si vergognava di sentire più notizie brutte di me, e che tutto il paese si faceva meraviglia dell’essere mio[…]”.
Toccante e piena di patos è la lettera di Pascuccia (Pasqua Rosa) Vasquenz (31) al proprio marito Giovanni Chichiarelli (32):
“[…] Amatissimo Consorte Sul momento stesso che ho ricevuto la tua lettera non trascuro risponderti a dirti che io mi rallegro sentire nella tua che godi di ottima salute, e con somma consolazione mi ho assai rallegrato rivelarci che per la metà, o pure per la fine di settembre ci riabbracceremo, ma basta che il Signore permette a farmi trovare tra i viventi, a me mi pare questo mese lungo un anno, io avrei desiderato prima riabbracciarmi con te, e dopo avesse venuta la lettera, perché la mia malatia dall’epoca che ti inviai l’uldima lettera ad oggi è cresciu[ta] molto di più del doppio, tanto l’affanno, come i dolori, e molti aldri dolori mi stanno crescendo, e per questo credo che il Signore non mi concederà codesta grazia poterti rivedere ancora una volta, intando speriamo che il Signo[re] ci faccia contendi, e tu già che sei deciso ritornare cerca di non fare ritardo ma bensì sollecitati al più che poi[…]”.
Giovanni Chichiarelli rientrerà a Cerchio e potrà riabbaracciare la moribonda moglie che, purtroppo, il 10 marzo 1911 “confortata da tutti i divini Sacramenti pacificamente rese la Bendetta anima sua nelle braccia del Signore”.
Interessantissima è la lettera che lo zio Carmine Meogrossi (33) invia a suo nipote Angelo Vasquenz e a sua moglie Celestina anche perché è l’unica che descrive sia il modo di lavorare dei nostri emigranti all’estero, in questo caso in Canada, dove attualmente nella sola città di Missisauga risiedono ben 150 famiglie originarie di Cerchio, sia anche per la descrizione del rigido clima canadese :
“Montreal di 12 marzo 1914 Caro Nepoti Risponde al vostro biglietto mi sono rallegrato che godi di una buona salute unite con la vostra sposa. Volete sapere le mie contizioni io lavoro a una cava di pietra la giornate di 2 pezze e ciò lavorato giusto 8 mesi poi sie stoppato per ripolire il groscio poiche la pietra viene[…]per fare il congricco e pure i savtirurgo (?) per lacita io o stoppato (34) il 6 marzo e riattacco il 15 aprile di tutto questo tempo che devo stare aspasso per la cita non si trova nemmene afasato devo stare accorto alla cava della pietra il mio lavoro afatto sempre lerpo alle stime drillo Il granto freddo che fa al [C]anada e una cosa senzibile io se dovesso ripasare linvernata qua nongelaripasso perche ce unaldra costumanza lavorativa titengono allavoro poi almeso di novembre cacciano italiano e danno lagiobba (35) ai frangesi io dico sempre che sista meglio da quesse parte io mi sono arrangiate per mezzo che fo lerpo alla stime dille aldrimento doveva stare aspasso almeno 6 mesi. Caro nepoti fammi sapere se ci sono il lavoro da quesso parte aldro noso piu che dirvi vi saluto unite con la vostra moglie e figli secelavete da parte saluto il mio amico Vincenzo Meogrossi e diteci che se io stasse conlui il mio tempo passerebbe subito[…]”
Nelle 68 lettere formanti l’intero fondo Vasquenz (36) apprendiamo l’oscura voce dei creduti atoni, degli appartenenti alle culture cosiddette subalterne. In queste lettere come singolare diario viene annotato tutto il loro mondo. Conosciamo i ritmi delle cadenze lavorative del variegato mondo rurale con il loro caratteristico lessico infarcito di antichi detti che, come speciali e singolari compagni di avventura, aiuteranno i nostri antenati a rimanere a galla nel tortuoso mare della vita spesso volte insidioso e pieno di tranelli.
Avvertiamo il timore dei mali oscuri che da sempre minacciano ed attanagliano l’intera comunità cerchiese rappresentati dalle miserie umane, dalle malattie, dalle disgrazie, del pessimo raccolto, dalle epidemie, dalla bizzosa e, a volte, furiosa e incontrollabile forza della natura che tutto scuote, sconvolge e distrugge.
Conosciamo, anche se “en passant”, il loro forte attaccamento alla fede; veniamo alla conoscenza del loro panteon religioso: il comprotettore Sant’Isidoro, patrono degli agricoltori; Santi Giovanni e Paolo Martiri, patroni di Cerchio; San Rocco, speciale protettore degli infermi; la fiera in Nome di Maria e la Madonna delle Grazie speciale protettrice di Cerchio attraverso i quali e con la loro mediazione sono convinti, fortemente convinti, che alla fine i loro sforzi, grazie alla loro innata, forte ed incrollabile fede, verranno premiati se non nel mondo dei viventi almeno nel mondo dei più.
E’ la storia dei benestanti clan Vasquenz e Meogrossi che, loro malgrado, furono costretti, non sappiamo i motivi, forse a dissesti familiari causati da, sicuramente, incaute operazioni finanziarie, ad emigrare all’estero per guadagnare onestamente il pane sia per loro che per i propri amati genitori rimasti in patria. Il primo dei Vasquenz registrato a Cerchio fu Ferdinando nato nella vicina Paterno (37) quando il 6 febbraio 1698 convolò a giuste nozze con Lucia del “quondam” Gentile Martellozzo di Cerchio (38) (vedi qui in albero genealogico Famiglia Vasquenz). Il clan dei Meogrossi è uno dei più antichi attestati nel nostro territorio, non sappiamo quando, ma sicuramente in ossequio a patti matrimoniali, fu formato dalla unione dei cognomi Meo e Grossi già, così unito, è attestato nel Cinquecento (39).
Un doveroso e sentito ringraziamento va all’amica Connie Sancetta per la sua pronta, gentile, accorta e fattiva gestione della cosa che tanto si è prodigata non solo per il reperimento dell’intero fondo Vasquenz, senza il suo aiuto sarebbe stato quasi impossibile riuscire a tale impresa, ma anche per le fotocopie, con l’esatta impaginazione ed, infine, anche l’invio delle stesse, come già abbiamo accennato, il 25 novembre 2019. A Connie ho chiesto varie delucidazioni (40) e lei, come sempre, ha, gentilmente ed affettuosamente, risposto (41).
Un sentito ringraziamento va alla signora Ann Sindelar, Capo Bibliotecario della Western Historical Society di Cleveland, alla signora Pamela D’Orazio Dean “curator for italian History at the Western Reserve Historical Society di Cleveland, al signor Dominic Mario Junior D’Amore e sua fgilia Sarah di Cleveland ed, infine, un doveroso ringraziamento va anche al solerte interessamento del sindaco di Cerchio Dottor Gianfranco Tedeschi: tutti, indistintamente si sono prodigati ed adoperati per la buona e fattiva riuscita del recupero del fondo epistolario della famiglia Vaquenz: un bel gioco di squadra.
Cerchio, 25 gennaio 2020
Fiorenzo AMICONI
Note
- La leggenda riportata dagli storici locali Muzio Febonio (1597-1663), Pietr’Antonio Corsignani (1686-1751), Andrea Di Pietro (1806-1874), Benedetto d’Amore (1807-1898), Tecla Vecchietti in Tucceri Cimini (1886-1974) e Antonio Pecilli (1897-1979) vuole che la maga Circe, sorella di Medea ed Angizia, avesse fondato il paese di Cerchio e, a lei riconoscente, i nostri antenati avessero dedicato un tempio, dentro il quale le sue sacerdotesse avessero dato ai fedeli che, a frotte, visitavano tale tempio, l’enigmatica risposta ai vari quesiti che di ora in ora e di giorno in giorno venivano richiesti e che, dopo l’avvento del Cristianesimo, i nostri avi avessero trasformato l’antico tempio nell’attuale chiesa dedicata ad uno dei dodici seguaci di Gesù Cristo: San Bartolomeo, lo scorticato vivo. Benedetto d’Amore osservava che il nome di Cerchio “[…] secondo alcuni, giusta ci riferisce Febonio, Cerchio edificata venne dalle rovine di Cerfennia, o di Valeria, che dagli antichi storici veniva appellato Marruvio, secondo altri che fiorisse prima di questa Città, portando tal nome da Circe incantatrice per un tempio quivi alla stessa eretto; secondo ci rapporto Monsignor Corsignani[…]soggiunge il surriferito Febonio[…]esservi chi creda, che i Romani scelto avessero quel sito, come un forte cerchio e rotondo, onde starvi a diporto per godere o giuochi navali di Claudio e la battaglia di Laco; e di esservi opinione, che lo stesso imperatore Claudio lo avesse addetto ai giuochi Circesi, costruendovi il Circo. Quest’ultima congettura è la più plausibile, sì perché era costume dei Romani celebrare questi giuochi ovunque si trovavano[…]sì perché l’additano gli avanzi di forti e largi (sic) muri che circolarmente al detto Colle girano dalla parte così detta dietro i Fossi, a’ quali corrispondono le mura esteriori delle abitazioni antichissime dei Giannini, dei Ciofani, dell’antica Chiesa Matrice sotto il titolo dell’Annunziata, dell’Orto Cimini ecc., e vi è tradizione che dentro il creduto Circo esisteva una Torre, per la quale è rimasto il nome di Castello, confirmato dall’esistenza, a piè di detto Colle di due porte antiche, in punti opposti, dell’ordine gotico, e forse costruite nell’invasione di questi Barbari, in una di esse, e precisamente in quella che ora resta quasi nel mezzo del paese (non più esistente, come l’altra, dalla fine del secolo XIX n.d.r.), si scorge, superiormente aggiunta, una lapide coll’emblema della famiglia Colonna, signore di una volta della Contea di Celano, al qual ferudo questo paese sottoposto è stato fino alla legge eversiva del 1806 ( 2 agosto 1806 n.d.r.). Esistevano nel tenimento di Cerchio varie Ville, giusta si rileva dall’antico catasto fol.[io] 184, nominati Turougliano, Paziano, Flimini ed Ozano, di poi distrutte, come si fa parola dal Corsignani[…]Non vi è memoria del quando ciò accadesse, ma può arguirsi essere avvenuto nel secolo XII in cui Ruggiero II Re di Sicilia passò a conquistare queste Provincie, e si legge nella Cronaca Vulternese, che molte, in quel tempo, Castella e Terra, del nostro Abruzzo, mutarono forma e situazione; sebbene può arguirsi, che l’unione dei detti distrutti Casali a Cerchio fosse potuto avvenire anche prima, per le continue invasioni degli Angareni, Saraceni, ed Ungari[…]” (D’Amore B.: ” Raccolta de’ portenti fatti dalla Madonna delle Grazie la di cui Sacra immagine si venera nella terra di Cerchio compilata a sua devozione da Benedetto D’Amore”, Aquila, Tipografia Grossi, 1855). Sappiamo concertezza che tale riunione avvenne in seguito ai dettami del Concilio di Trento, quando infatti, il 17 Settembre 1577 le rimanenti parrocchie del territorio di Cerchio: San Bartolomeo de Circulo, San Silvestro de Troppegliano, San Pietro in Flimini e San Vito in Ozano, con i relativi parrocchiani (furono minuziosamente riportati tutti i nomi dei capifamiglia), si unirono con la chiesa matrice di Santa Maria dell’Annunziata detta anche “Santa Maria dendro”, “Santa Maria dendro le mura” o “Santa Maria daventro le mura”. Tormando al nostro discorso è logico affermare che molti centri (vici) già esistessero e, nel caso di Cerchio, tale tesi è avvalorata da alcuni occasionali rinvenimenti archeologici ritrovati in situ quali, per esempio, il “Braccialetto da Cerchio” in argento del primo millennio a.C. e una fibula coeva ( Età Protovillanoviana) conservati nel Museo Archeologico di Perugia, i dischi corazza di bronzo del IX sec. a.C. (Museo Archeologico di Perugia, Museo Archeologico di Chieti e Museo palafitticolo di Celano-Paludi) solo per citare i rinvenimenti più importanti; l’epigrafe del I secolo a.C. recante la seguente scritta: “ L..F. RUFUS PROBAVERUNT”, conservata nella sala consiliare del Comune di Cerchio (dedicata al giudice Paolo Borsellino), attestante un’opera pubblica, come afferma l’archeologo Cesare Letta della Normale di Pisa, fatta erigere da magistrati locali e, quindi, dimostrante l’eistenza di funzionari pubblici con poteri finanziari che ci permette di dire che, la comunità indigena del nostro territorio, aveva una organizzazione ben precisa: vi era un antico vicus o municipium; le due epigrafi di cui una conservata nell’Aia dei Musei in Avezzano ( è, questa, la stele funeraria del I sec. d.C. in onore di un certo Albio Torquato “REDEMPTORI OPERIS” cioè un imprenditore edile ) e, l’altra mutila, consevata a Cerchio, parla di un personaggio che rivestiva la qualifica di “ QUAESTOR ALIMENTORUM” che aveva costruito la propria ascesa sociale nell’ambito del suo municipio attraverso la carriera militare iniziata come semplice pretoriano. Grazie ad un fortunato rinvenimento epigrafico avvenuto a Cerchio nel 2000 durante lo scavo per la recinzione di una abitazione ubicata a Nord del paese in via Aielli, nei pressi dello stadio comunale “Giuseppe Tofani”, dove si trova la pizzeria-ristorante “La Villetta” è stata rinvenuta un’epigrafe del II secolo a.C. attraverso la lettura della quale si evince l’esistenza in quel luogo di un tempio dedicato al dio più amato dalle popolazioni italiche: Ercole. Nell’epigrafe facente parte di un Thesaurus (è la cassa per le offerte dei fedeli all’interno di un santuario ) si legge: “ C(aios) Deidio(s) Pe(tronis) f(ilio)s et V[ettio]s Alfio(s) Pu(blii?) f(ilio)s magistres/veci Eidi(ani?) Hercolo locaveront”. Secondo il sopracitato archeologo Cesare Letta che per primo ha studiato e pubblicato la sopra riportata iscrizione (resa nota a tutti nel 2011) tale epigrafe risale al secondo secolo a.C. e, quindi, fino adesso, è la più antica rinvenuta nel territorio di Cerchio: “[…]il testo così stabilito trasmette dunque un’informazione molto chiara Gaio Didio, figlio di Petrone, e Vettio Alfio, figlio di Publio(?), magistri ( cioè capi o amministratori) di un vicus,cioè di un villaggio sul cui nome, probabilmente abbreviato, dovremo ritornare, hanno curato l’appalto di una costruzione e l’installazione del thesaurus ‘per Ercole’, cioè nel santuario di Ercole[…]Pur con qualche incertezza, ritengo quindi che si possa parlare di un vicus Ei(e)di(anus), che andrebbe localizzato presso Cerchio e risulterebbe quindi contiguo ai due vici precedentemente ricordati, quello dei Caelani e quello degli Agellani. Per la sua esatta ubicazione, il rinvenimento del thesaurus suggerisce la zona del campo sportivo, che corrisponde alla località di santa Monica o Li Cantoni, dove già il De Nino aveva segnalato <<un certo indizio di un vico, di cui fanno testimonianza una estesa quantità di laterizi anrichii>>[…]” in C. Letta: “ Un’offerta per Ercole. L’iscrizione del Thesaurus di un santurario vicano di Cerchio (AQ)” in AA.VV.:” IL FUCINO e le aree limitrofe nell’antichità”, III Convegno di Archeologia in ricordo di Walter Cianciusi, 2011, pp. 257-266. Il più antico documento dove appare il nome di Cerchio (Circlu) è quello conservato nel grande archivio di Montecassino e, riportato per la prima volta, dagli storici Errico Cuozzo e Jean Marie Martin nella loro pregevolissima opera: “Documents inedits oi peu connus des archives du Mont Cassin (VIIIe-Xe siecles)” cioè quando l’imperatore Ludovico il Pio, il 18 Marzo 818, su richiesta dell’abate Theodmar, conferma a Montecassino i beni e gli edifici di culto dipendenti:”[…] in Comitatu Marsorum cella Sancti Ianuari in Torpillano, Sancta Anastasia ibidem, Sanctus Maximus in Gurgu, Sancta Lucia in Circlu […]”. Località queste ancora attestate oggi nelle mappe comunali di Cerchio. Fino alla fine del secolo XIX inizi del XX esistevano ancora tracce ben visibili della succitata chiesa di Santa Lucia nei pressi dove oggi esiste la croce di ferro infissa sull’omphalos, monumento funebre formato da un cilindro in pietra nella cui calotta emisferica è scolpito un serpente, simbolo degli antichi Marsi, attorcigliato e, nel fusto sono effigiati in bassorilievo tutto l’armamentario che un buon soldato doveva avere: uno scudo, una lancia, un elmo, una lorica, un gladio, un cingulum e dei schinieri: è , se vogliamo, un momumento al soldato ante litteram, recante un’epigrafe del primo-secondo secolo dopo Cristo del seguente tenore: “ L(uciu)US T(iti) F(Iilus) SER(gia) RUFUS” (Lucio figlio di Tito della tribù Sergia il Rosso). Nel 1905, a ricordo della sacra missione operata dai Padri Redentoristi per educare al Verbo divino i numerosi fedeli cerchiesi, venne conficcata, sulla calotta emisferica proprio vicino alla testa del sopracitato serpente ivi scolpito, una grande croce di ferro e, sotto la sopra menzionata antica iscrizione, fu incisa la seguente moderna epigrafe : “P P (ADRI ) REDENTORISTI/ I GEN(NAIO) 1905”. Prima che Cerchio divenisse un unico agglomerato urbano era formato, come ci informa il Di Pietro, da 13 villaggi e casali disseminati sulle sponde del lago Fucino e lungo il territorio comunale dell’attuale comune di Cerchio: Casale de Circulo, Palude, Cervariana, Petellina, Flimini ( o Filimini), Torpillano o Torpigliano, Casale Patiano o Paziano, Casale Ottiano o Ozzano, Pomperano, Avenusio, Casale Cavezzano o Capazzano o Cabazano, Villa Magna o Mayna, Castello, questi erano i nomi, alcuni di questi sono ancora attualmente attestati nelle mappe comunali. Letta C.- D’Amato S.:” Epigrafia della Regione dei Marsi”, Cisalpino Goliardica, Milano, 1975; Amiconi F.:” Appunti di archeologia cerchiese”, Arti Grafiche Fratelli Palombi, Roma, s.d.(ma 1987); Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio (AQ) (documenti)”, s.c.e. (ma G. De Crisrtofaro Editore, Roma) 1995 (ma 1996); Amiconi F.-Di Domenico M.:” Bonifacio VIII e le Bolle delle indulgenze Abruzzesi L’Aquila 1294- Cerchio 1300”, D’Abruzzo Edizioni Menabò, Centro Stampa Filarete, Roma, 2000; Amiconi F.:” Archeologia cerchiese (Articoli vari)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 101, Anno XII, 2009. Qui nacquero gli illustri Abati generali dell’Ordine dei Celestini: Pietro Capucitto il Vecchio (1486-1566) ed il suo omonino nipote Pietro Capucitto il Giovane (1529 ?-1587). Quest’ultimo fu eletto per ben quattro volte alla lodevole carica di abate generale per la sua riconosciuta intelligenza in tutti i rami del sapere e per la sua probità e morigiatezza di costumi riportò l’Ordine, con debiti interventi, all’origine tanto da essere definito il Riformatore dell’Ordine infatti nel 1579 pubblicò presso gli eredi di Antonio Bladij stampatori di Roma la sua fondamentale opera intorno alle costituzioni celestiniane. Il comune di Cerchio, nel 1992, con apposita deliberazione comunale ha dedicato al Nostro, per degnamente ricordalo, una strada. Qui nacquero il medico scrittore Benedetto d’Amore (1807-1898), al quale l’amministrazione comunale di Cerchio, in occasione del centicinquantenraio dell’Unificazione d’Italia, il 19 ottobre 2011, gli ha intitolato una strada, i valentissimi clinici a livello internazionale Giuseppe Sabatini (1889-1952): fu questi il più giovane professore, Direttore Sanitario delle Terme di Chianciano e autore di moltissime pubblicazioni scientifiche ( anche a questi il comune di Cerchio, nel 1992, ha dedicato una strada), Augusto Sabatini ( 1892- 1954),fratello di Giuseppe, è stato vice direttore degli Ospedali Riuniti di Roma e i fratelli avvocati,poeti e scrittori Dario Di Gravio (1925-2011) e Cesidio Di Gravio (1936-2009): il primo avvocato di chiara fama infatti notissime sono le cause, solo per citarne alcune, a favore di donna Rachele Mussolini,a favore della vedova di Italo Babo, a favore degli eredi Del Fante, a favore degli eredi Casati-Stampa, a favore delle TV private e noti sono i suoi romanzi storici incentrati intorno alla grama esistenza della popolazione di Cerchio “La commare regina” e “Mille lire a Salvatore” il secondo, Cesidio Di Gravio valente avvocato del foro di Avezzano e anche lui poeta, scrittore, giornalista nel 1962, infatti, è il fondatore e direttore responsabile del Periodico “ La voce di Cerchio-Periodico di informazione per gli emigrati” e dal 1977 fino ll data del suo decesso è stato il fondatore, proprietario e direttore responsabile delle rivista “Marsica Domani” Perché non dedicare loro una strada? Dal 1986, anno della sua istituzione, svolge la sua attività altamente educativa il Museo Civico di Cerchio così come, dal 1948 ad oggi, lo ha svolto prima il glorioso Cinema Dante ed ora, grazie all’intervento dell’amministrazione comunale di Cerchio che lo ha prima acquistato e poi trasformato nell’attuale grazioso Teatro Comunale “Nicola Calipari”. Cerchio è il paese delle due gloriose case editrici la Adelmo Polla Editore che ha svolto la sua encomiabile attività culturale dal 1974 fino al 2013 e l’attuale Edizioni Kirke fondata dallo storico ricercatore Antonio Maria Socciarelli nel 2011. Il giornalista nonché podestà del comune di Cerchio Stefano Mercanti così descrive nelle pagine 134 e 135 nell’ <<Annuario Guida Abruzzo e Molise” a cura di Dino Padovano s.d.( ma 1927): “ […] 34.- CERCHIO[…]Cerchio, gruppo di case in cui si ammira la fusione perfetta dell’antico col nuovo, è situato su di una collina con esposizione a mezzogiorno e ad occidente. Gode di un ampio panorama del prosciugato lago di Fucino, di cui era comune rivierasco, di tutti i comuni sparsi per la Conca e delle montagne circostanti che armonicamente serrrano nel loro cerchio il lago.Il clima è asciutto e non molto rigido. Durante l’estate si ha una temperatrua piacevolissima: anche nei giorni di maggior caldura il termometro non supera i ventcinque centigradi. Cerchio presenta tutti quegli elementi indispensabili per attirare il forestiero e per indurlo a prolungare il suo soggiorno; al clima ottimo al panorama magnifico cui l’artista può attingere sensazioni ed idee sempre nuove, si aggiunge la possibilità di lunghe gite nei monti vicini, tra cui di particolare interesse è l’ascensione al monte Sirente. Da poco tempo è stata uiltimata la costruzione di un imponenete edificio scolastico, rispondente ad ogni moderna esigenza, per opera del Ministero della Pubblica Istruzione e del Genio Civile di Avezzano; per concorso poi dello Stato e del Comune è stata da poco condotta a termine la nuova Chiesa Parrocchiale, lavoro di mole notevole progettato dall’Ing. Bultrini ed eseguito dalla Cooperativa Etna.
Cenni agricoli ed industriali
Il territorio del Comune è fertile, ma non sarebbe così produttivo se l’opera tenace dei coloni si rallentassse nel suo rapido ritmo e sostasse incerta davanti alle difficoltà, ai sacrifici Si producono in abbondanza patate, grano, legumi e varie specie di frutta, particolarmente noci, ciliege e mandorle. Una posizione eminente nella graduatoria dell’importanza delle varie industrie occupa l’esportazione dei prodotti agricoli. Fiorentissima è inoltre l’industria dei laterizi. A questo punto non ne possiamo tacere che se giunta ultima in quanto al tempo, segna già al suo attivo un notevole sviluppo ed appare destinata ad un grandioso incremento negli anni che verranno: l’industria del baco da seta. Si è iniziata nel 1927, ma in un anno ha fatto grande cammino: ora, mercè il concorso validissimo dell’Ente Nazionale Serico è stata effettuata una importante piantagione di gelsi.
Cenni sotorici
Da quel poco che le fonti ci permettono di sapere non possiamo ricostruire la storia delle origini di Cerchio, cereo è che sorse nel Meioevo sulle rovine di antichissimi paqgi i cui nomi ignoriamo. Interessante a a Cerchio la Chiesa di S. Antonio, in cui esiste un portale appartenente, come ci narrra la tradizione, al tempio pagano di Circe. Nella stessa chiesa sono le statue dell’Assunta, di S. Bartolomeo, di S. Antonio, cfhe portano i caratteri della scuola Robbiana. Nella Chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni e Paolo vi è di pregevole una croce processuale del ‘400 artisticamente cesellata […]”.
- E’ il possidente Antonio Vasquenz, nato a Cerchio il 5 dicembre 1843 figlio dei possidenti Francesco e Graziantonia di Genua. Si congiunse in matrimonio il 18 gennaio 1877, con la possidente Maria Domenica Meogrossi, nata a Cerchio il 19 ottobre 1856 ed ivi deceduta, all’età di 61 anni, il 14 gennaio 1918. Antonio Vasquenz morì a Cerchio, alla venerandoa età di 84 anni, il 28 ottobre 1926.
- Amiconi F. (a cura): ”La repressione del brigantaggio nell’Abruzzo Ulteriore II nel “Rapporto Storico” del capitano francese Alò (1806-1812) dal Manuscrit Italien 1127 della Biblioteque Nationale de France”, Edizioni Kirke, Cerchio – Avezzano, 2019.
- Amiconi F.:” La Carboneria a Cerchio e nei Distretti di Celano e Pescina Fatti e Documenti”, Edizioni Kirke, Cerchio, 2012.
- Amiconi F.:” La Carboneria a Cerchio op.cit.”.
- Amiconi F. “ Il Sessanta in un paese dell’entroterra abruzzese : Cerchio (AQ) Attraverso alcuni documenti conservati nell’Archivio di stato dell’Aquila”, dattiloscritto.
- Amiconi F.: ” Cerchio dal 1798 al 1867”, Bullettino Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annata LXXXII (1972) [CIV dell’intera collezione], Litografia F.lli Cellamare, L’Aquila, 1994. Amiconi F.:” Storia di Cerchio dal 1798 al 1851”, Stampa MCM Carsoli, 2006.
- Amiconi F.:” Serafino de’ Giorgio e la spedizione marsicana nell’agro romano del 1867”, Edizioni Kirke, Cerchio , 2011.
- Durante le insorgenze del 1806-1812, l’intrepido combattente filoborbonico Nicola Panecccasio, nato a Cerchio il 29 gennaio 1774, fu impiccato, per tentata evasione, nella fortezza dell’Aquila, dove era detenuto per causa di “brigantaggio”, il 4 settebre 1808, su ordine di una commissione militare francese. Amiconi F.: ” La Carboneria a Cerchio op.cit.”. Amiconi F.:” Parasitt il brigante che morì due volte”, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2015.
- G. Tomasi di Lampedusa: “Il gattopardo”, Istituto Geografico De Agostini, OGDA Officine Grafiche, Novara, 1985.
- Amiconi F.:” La Carboneria a Cerchio op.cit.”.
- L. Arnone Sipari: “ La lettera ai censuari del Tavoliere “, in AA.VV.:” Benedetto Croce ed il brigantaggio meridionale: un difficile rapporto”, Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Quaderni del Bullettino, 25, Edizioni Libreria Colacchi, L’Aquila, 2005.
- Nasceva a Pescasseroli (AQ) il 3 luglio 1828, Francesco Saverio Vincenzo Andrea, dal trentatreenne proprietario Pietrantonio Sipari e dalla ventunenne proprietaria Elisabetta Ricciardelli. Era uno dei più ricchi locati, proprietari di pecore, del sud Italia. La morte lo colse in Napoli, a seguito di una lunga malattia, il 14 gennaio 1874.
- Il 24 Dicembre 1818 nasceva a Cerchio da Luigi e da Luisa Iafolla, Beniamino Natale Pietroiusti, futuro arciprete di Cerchio. Vedi qui in appendice.
- E’ Monsignor Enrico de Dominicis vescovo della Diocesi dei Marsi dal 1884 al 1895. Nacque ad Avellino nel 1828 e morì nella città di Amalfi il 17 giugno 1908. Amendolo V.:” I vescovi dei Marsi (1805-1990)”, Centro Studi Marsicani “Ugo Maria Palanza”, Avezzano, Grafiche Di Censo, Avezzano, 2007.
- C 90/2135, Archivio della Diocesi dei Marsi, Avezzano. Vedi anche qui in cronologia.
- Con la legge n. 4761 del 17 marzo 1861 fu proclamata l’ unificazione del Regno d’Italia e il re Vittorio Emanuele II assunse per sé e per i suoi successori il titolo di re d’Italia. Dal 1911, in occasione dei solenni festeggiamenti del cinquantenario dell’ unità nazionale, il 17 marzo è ricordato come anniversario dell’Unità d’Italia.
- Nel 1876 il lago Fucino, terzo lago d’Italia per estensione, fu completamente prosciugato. Colossale opera per quei tempi fortemente voluta dal banchiere e poi principe Alessandro Torlonia (1800-1886) realizzata dai valentissimi ingegneri Frantz Mayor de Monticher, Enrico Samuel de Bermont ed, infine, Alessandro Brisse. “[…] Il prosciugamento del Fucino principiato nel 1854 fu compiuto nel 1876, cioè dopo 22 anni di lavorazione, impiegandovi spesso fino a 4 mila operai al giorno, i quali si provvedevano pei loro bisogni quasi tutti da Avezzano[…]” Lorenzo Botti: “ Per la storia Documenti sul Fucino”, Avezzano,Tipografia Francseco (sic) P. Angelini, 1893, p. XLII, nota (a). “[…]Cacciate le acque non rimase che un’immensa palude di melma, dove per più mesi non fu possibile tentare lavori, solo inoltrarsi. Si scavarono i canali e intanto pullulavano in poco tempo vere e proprie boscaglie di arbusti e sterpi. Non appena il suolo cominciò a solidificare fu dato il bando che chiunque volesse far legna venisse al Fucino, e in pochi mesi il terreno fu spazzato: l’opera costò vittime umane sepolte nel fango, ed infiniti sacrifici di animali inghiottiti dalle buche melmose. Il Fucino ha una superficie di 14 mila ettari, fu diviso in circa 500 appezzamenti: 1000 ettari furono conservati dalla Casa Torlonia come tenuta padronale: tutto il resto fu dato in affitto. Fra i primi affittuarii del Fucino bisogna ricordare il Sinibaldi di Gioia de’ Marsi, il quale fece costruire la prima casa colonica nella strada 33; oggi egli ha una tenuta di 250 ettari e circa 700 coloni subaffittuarii. Fra Trasacco e Luco lungo le strade che traversano la zona, sorgono più di venti case coloniche, belle, comode e pulite, di un valore medio di 13 mila lire ciascuna, e numerosi magazzini, stalle, mulini, ecc. In queste case vivono contadini in gran parte marchigiani. I primi passi della colonizzazione del Fucino non furono lieti, poiché gli abitanti dei paesi litorali, dediti alla pesca ed alla pastorizia, non volevano azzardare i loro meschini capitali per la bonifica del Fucino, né offrire le loro braccia[…] Si calcola a ventimila il numero degli animali da lavoro impiegati nel Fucino. E dagli animali passiamo alle macchine agricole; ce ne sono moltissime, d’ogni dimensione, d’ogni forma, quasi tutte di costruzione recente e perfezionate[…]Presso la stazione di <<Tremila>> sorge un’altra officina elettrica della forza di 60 cavalli, che serve a sollevare 100 litri d’acqua al minuto secondo all’altezza di 24 metri per uso di zuccherificio. Questo zuccherificio della Società Romana Zuccheri è fra i più importanti d’Italia. Il suo macchinario sviluppa una forza di circa 700 cavalli, impiega mille operai. Dal Fucino, con circa 18 chilometri di ferrovia, porta ale sue macchine 650,000 quintali di barbabietola all’anno e produce in media 80,000 quintali di zucchero. Vi è inoltre una raffineria, ed una distillazione che produce 2,000 ettolitri d’alcool all’anno[…]Un tempo poco più di 200 pescatori sbarcavano il lunario colla vendita del pesce; oggi 12 mila persone fra coloni, mezzadri, affittuari, fossaroli braccianti, avventizi, trovano lavoro … nel fondo del lago[…]” in Simboli R.:” Il Fucino”, Vol. CXXXIV Serie V- 1° marzo 1908. Vedi anche Amiconi F.:” La pesca nel lago Fucino negli atti della commissione Feudale”, Adelmo Polla Editore, Cerchio, 2002. Amiconi F.:” Storia del lago Fucino Attraverso gli atti dell’Intendenza dell’Aquila”, dattiloscritto pronto per la stampa.
- Il 28 Luglio 1888 fu inaugurato l’importante tratto ferroviario Roma – Sulmona. Vedi qui in cronologia. Tali lavori erano iniziati già molto prima infatti, il 22 aprile 1861, dei tecnici erano a Cerchio per prendere visione dell’istituendo tratto : “[…] Per avere qui in alloggio due Ingegneri Francesi che van delineando la strada ferrata[…]”. Vedi qui in cronologia. Vedi anche Amiconi F.:” E quella lunga ferrovia portava tempi migliori …”, IL Tempo, 6.6.1987.
- Deliberazioni del Consiglio Municipale – 1 –dal 6 Maggio 1877 al 31 ottobre 1883, Archivio Comunale di Cerchio, numero di inventario 190.
- Venanzio d’Amore Fracassi, nato a Cerchio l’8 marzo 1856 ed ivi deceduto il 9 agosto 1940. Vedi appendice.
- Alessandro Raffaele Torlonia, nacque a Roma il 1 gennaio 1800 dove, all’età di 86 anni, il 7 febbraio 1886, lo colse la morte. E’ passato alla storia con la famosa frase: “ O Torlonia asciuga il Fucino, o il Fucino acciuga Torlonia “. Ed, infatti, il suo impegno profuso per oltre un ventennio alla fine verrà premiato infatti, dopo 22 anni, nel 1876, riuscì nell’impresa prefissasi: il prosciugamento del lago Fucino e per questo gli venne conferita la carica di Principe del Fucino.
- Marsi antica popolazione dell’Italia centrale. La prima attestazione storica è riportata dal grande storico romano Tito Livio ( 59 a.C. – 17 d.C.) nella sua famosissima opera : “ Ab Urbe condita” dove, quasi en passant cita i nostri antenati: “[…] Coi Sanniti, si combatté in campo aperto. I nemici furono vinti in una battaglia di non grande importanza; e non ce ne sarebbe stato tramandato il ricordo, se in quella battaglia non avessero combattuto per la prima volta contro i romani i marsi. Ai Peligni, la cui ribellione aveva tenuto dietro a quella dei Marsi toccò la stessa sorte[…]”. Erano consoli a quel tempo Quinto Fabio e Publio Decio (308 a.C.) ed ancora il citato Autore: “[…]correva nello stesso tempo voce che i Marsi fossero pronti a un’azione di forza in difesa del loro territorio, nel quale era stata fondata la colonia di Carseoli[…]il dittatore mossosi con l’esercito, con una sola battaglia sbaragliò i Marsi. Li ricacciò quindi nelle loro città fortificate di Milonia, Plestilia e Fresilia, che antro pochi giorni conquistò, e, dopo, aver condannato i Marsi a cedere una parte del territorio, rinnovò con loro il patto d’alleanza[…]” Era dittatore Marco Valerio Massimo ( 301 a.C.(. Tito Livio: “ Storia di Roma dalla sua fondazione”, Libri VI-X, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1965, pp. 262.263 e 277. La popolazione degli antichi Marsi è nota nella grande storia per la famosa Guerra sociale denominata anche guerra Italica o Marsica scoppiata nel 91 a.C. e protrattasi fino all’88 a.C. fra le popolazioni italiche contro la potenza romana. Il conflitto iniziò in quanto le popolazioni italiche volevano essere paragonate, così come specialmente facevano in guerra, con gli altri cittadini romani: desideravano avere l’agognata cittadinanza romana. Combattevano contro Roma, è strano a dirsi, per divenire romani e godere tutte le prerogative a loro spettanti: “civis romanum sum”. Già al tempo dei Gracchi furono avanzate proposte d’estensione dei diritti di cittadinanza anche ad altri popoli italici fino ad allora federati, ma senza successo: prima Tiberio Gracco fu ucciso ( 133 a.C. ) nei tafferugli organizzati ad arte dagli oppositori. Poi, dieci anni dopo, toccò al fratello Gaio che preferì farsi uccidere dal proprio servo nel 121 a.C. La loro morte, però, anche se questi furono fisicamente uccisi, non fu cosa vana perché le loro idee circolavano nell’hinterland di Roma e furono riprese con più forza e veemenza dall’altro tribuno della plebe, Marco Livio Druso, il quale apertamente si schierò per la causa italica avanzando proposte di legge a favore dell’estensione della cittadinanza. Anche questi, seguì la sorte toccata ai sunnominati fratelli Gracco e, nel mese di novembre del 91 a.C. venne assassinato. Tale episodio però fu la classica goccia che fece traboccare il vaso. Gli Italici, tranne gli Etrusch e gli Umbri, si ribellarono a Roma. La rivolta iniziata ad Ascol divampò immediatamente in tutti i centri abitati dagli Italiici e i belligeranti si organizzarono in una confederazione eleggendo a loro capitale, prima Corfinio ribattezzata Italia, nel cuore dell’Abruzzo (ancora attualmente esistente in provincia dell’Aquila) e, poi, Boviano ed infine Isernia, nell’attuale Molise. Formarono questi un proprio senato composto da 500 senatori e, come Roma, coniarono proprie monete le quali rappresentavano il toro italico che incornava la lupa capitolina o il giuramento di tutti gli Italici per la causa comune recante la scritta in lingua osca Vitelliu ( ITALIA): è la prima volta che tale nome veniva impresso su delle monete circolanti nella nostra penisola ( la maggior parte sono conservate nel British Museum di Londra). Il grande storico-filosofo e premio nobel tedesco Theodor Mommsen (1817-1903) nella sua “Storia di Roma” descrive sagacemente la Guerra degli insorti italici mettendo, nella giusta evidenza sia il personaggio: “[…] il valoroso e intelligente Quinto Silone[…] era l’anima di questo movimento. I Marsi furono i primi a staccarsi formalmente dai Romani, sì che si diede il nome di Marsica alla guerra che ne seguì[…]” sia la guerra. Mommsen descrisse l’iniziale fortuna degli insorti e le prime vittorie sull’invincibile, fino ad allora, Roma. Presso il fiume Turano infatti,, gli insorti sconfissero le truppe del console romano Lupo il quale, oltre a perdere gran numero dei soldati, perse anche la vita: analoga sorte toccò al suo successore Quinto Cepione, caduto in un’imboscata tesagli da Poppedio Silone. Con l’intelligente mossa, finalmente, da parte del senato romano, della concessione della cittadinanza romana ai belligeranti cessarono, quasi, come d’incanto, le ostilità. Quinto Poppedio Silone, l’Eroe, l’anima del conflitto, che aveva giurato fedeltà alla causa fino alla morte, non volle sottomettersi a Roma, e, come supremo olocausto alle virtù guerresche dei propri antenati volle morire con le armi in pugno:”[…]nel Sannio Silone poté riprendere Boviano; ma in una battaglia da lui data al generale Mamerco Emilio, furono vincitori i Romani, e ciò che più valse della stessa vittoria, fra i 6000 Sanniti rimasti sul campo fu pure trovato il cadavere di Silone (88 a.C.)[…]”. Fulgido esempio di attaccamento dato al proprio giuramento di fedeltà. Vedi anche Amiconi F. (a cura):” Viaggio antiquario nella Marsica Relazione dei monumenti di antichità eseguita da Alessandro Mastroddi e Vincenzo Mancini il 30 aprile 1835”, Edizioni Kirke, Cerchio – Avezzano, 2018. I Marsi erano così famosi nell’antichità specialmente nell’arte della guerra che fu coniata per loro la famosa frase “Nec sine Marsis nec contra Marsos triumphari posse” ( Né senza né contro i Marsi si poteva celebrare il trionfo) riportata dallo storico greco Appiano di Alessandria (I sec. d.C.) nella sua “Storia di Roma”. Letta C. : “ I Marsi e il Fucino nell’antichità”, Cisalpino Goliardica, Milano, 1972. Letta C. – S. D’Amato: “ Epigrafia della Regione dei Marsi”, Cisalpino. Milano, 1975.
- La fiera mondiale di Vienna del 1873 nota anche come Expo 1873 tenutasi dal 1 maggio al 31 ottobre 1873 nella città di Vienna. Grandiosa manifestazione alla quale parteciparono circa 26.000 espositori.
- E’ Maria Faustina, nata a Cerchio il 14 febbraio 1883, da Antonio e Maria Domenica Meogrossi.
- Simboli E. :”Il Fucino op.cit.”.
- La lettera è stata scritta dopo i canonici sette giorni dalla dipartita della defunta verso il mondo degli inferi dove tutto doveva stare immobile, dove era vietato lavorare addirittura fare anche da mangiare: il desinare veniva preparato solitamente dalle zie. Passato questo lasso di tempo si iniziava di nuovo a dedicarsi a tutte le faccende tralasciate per rispetto del de cuius. Usanza questa fino a pochi anni fa ancora in auge a Cerchio.
- La più terrificante è stata l’epidemia di peste propagatasi dal 14 ottobre 1656 al 17 agosto 1657 dove perirono 254 persone: un terzo dell’intera popolazione di Cerchio. Nel 1831 nel nostro centro vi fu un epidemia colerica; nel 1840 una “epidemia reumatica infiammatoria e gastrica petecchiale”; nei mesi di febbraio, marzo ed aprile 1844 vi fu una epidemia di “Tifo tetanico apoplettico”. Nel 1863 una persona muore per aver contratto il colera ed, infine, negli anni ’40 del passato secolo per una violenta epidemia tifo-paratifoidea morirono a Cerchio 57 persone. Amiconi F.:” Benedetto D’AMORE Storia di medici nella Marsica del XIX secolo”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 1, Anno I, 1998.
- La “Spagnola” sindrome influenzale con complicazione neurologiche. Pandemia influenzale che negli anni 1918-1920, colpì, quasi in tutto il mondo, duecento milioni di persone, causando dieci milioni di decessi. In Italia si contarono oltre 400.000 morti. Il nome deriva dal fatto che le prime gravi manifestazioni epidemiche si manifestarono in Spagna.
- Amiconi F.: ”Alle mane di Peppina/Cipriani di Cesidio/Cerchio/Pr.[ovincia] Aquila/Italia” Cartoline dal Fronte della prima Guerra modiale e dal Mondo: 1910-1960 ”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 98, Anno XII, 2009.
- Vasquenz Pasqua Rosa,nata a Cerchio il 28 maggio 1887 ed ivi deceduta all’età di 23 anno il 10 marzo 1911. Si unì in matrimonio, all’età di 20 anni, con il ventottenne Giovanni Antonio Chichiarelli, il 19 febbraio 1908, davanti all’assessore funzionante da sindaco, Angelo Di Domenico.
- Giovanni Antonio Chichiarelli, nato a Cerchio, da Francesco e Maria Domenica Di Clemente il 22 aprile 1879 ed ivi deceduto, all’età di circa 76 anni, il 15 marzo 1955.
- Meogrossi Carmine, nato a Cerchio il 13 aprile 1874 da Salvatore e Natalia Ciofani. Molto probabilmente è quel Carmino Meogrossi, manca il luogo di residenza, così risulta dai registri di Ellis Island, che, all’età di 28, sbarcò negli Stati Uniti d’America.
- Italianizzazione della parola inglese stop. Arrestare, fermare, interrompere. Nel nostro caso finire di lavorare.
- E’ l’italianizzazione della parola inglese Job, lavoro. Nel nostro caso hanno dato il lavoro ai francesi.
- Il citato fondo è composto da 68 lettere cosi suddivise:
- 41 lettere inviate da Antonio Vasquenz al proprio figlio Angelo abbraccianti un periodo che va dal 13 Marzo 1910 al 26 febbraio 1916: 40 di queste sono state scritte dal 13.3.1910 al 21.6.1913;
- 6 lettere inviate da Marietta Vasquenz dal 8 aprile (?) 1910 al post 1 Luglio 1910 al proprio cugino Angelo;
- 4 lettere scritte da Tomasso Vasquenz dal 3.3.1910 al 5.6.1913 al proprio fratello Angelo;
- 2 lettere scritte da Marietta Vasquenz dal 2.8.1910 al 19.6.1913 al proprio fratello Angelo;
- 1 lettera scritta di Vasquenz Pasquccia il 29.8.1910 al proprio marito Giovanni Chichiarelli con un biglietto inviato al proprio fratello Angelo Vasquenz;
- 2 lettere scritte da Giovanni Chichiarelli dal 22.1.1911 al 25.11.1911 e, sicuramente inviate al cognato Angelo Vasquenz;
- 1 lettera scritta molto probabilmente nel 1910 da Clarice Vasquenz al proprio cugino (Angelo Vasquenz).
- 1 lettera scritta da Antonio Meogrossi il 26.11.1910 al proprio amico Angelo Vasquenz;
- 2 lettere scritte da Giovanni Meogrossi dal 4.1.1911 al 25.5.1911 al proprio cugino Angelo Vasquenz;
- 1 lettera scritta da Davide M.[eogrossi] il 10.4.1913 al proprio cugino Angelo Vasquenz;
- 1 lettera scritta da Carmine Meogrossi il 12.3.1914 al proprio nipote Angelo Vasquenz;
- 1 lettera scritta da Domenica Pantano il 18.8.1911 al proprio marito.
- 1 lettera scritta da Maria Giuseppa Cipriani il 13.12.1912 ad Angelo Vascquenz con anche un D.[opo] S.[critto] da parte di Antonio Vasquenz al proprio figlio Angelo;
- 1 lettera del 18.12.1915 mancante della parte finale di un non identificato amico inviato ad un certo Carmine;
- 1 documento purtroppo mutilo (sicuramente è un contratto) dove si ricava la data di elaborazione: “[…] da oggi trenta Novembre 1912[…]”.
Come chiaramente si evince tutte le missive furono scritte in un lasso di tempo che va dal 1910 al 1916.
- E’ l’attuale paese di Paterno in provincia dell’Aquila. Anche Paterno, come del resto la quasi totalità dei paesi marsicani, fu quasi completamente distrutto dal terrificante sisma del 13.1.1915 tanto che, dopo il terribile evento, con immensi sarcifici da parte dell’intera comunità, vollero ricostruire il nuovo paese più a valle verso la strada nazionale Tiburtina Valeria. Dal 1954 è divenuta frazione, come lo è attualmente, del limitrofo comune di Avezzano prima di quella data era frazione del comune di Celano.
- Amiconi F.: ” Gli atti di matrimonio all’indomani del Concilio di Trento in un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio (AQ)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 50, Anno III, 2000.
- Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio (AQ) (documenti)”, s.c.e. ( ma De Cristofaro Editore, Roma ) 1995 (ma 1996). Amiconi F.:” Gli atti di matrimonio op.cit.”.
- “ Cerchio, 31.12.2019 Cara Connie, Domenica scorsa, 29 dicembre, ho finito di trascrivere l’intero fondo Vasquenz ed adesso sto elaborando il tutto. Volevo chiederti quabdo Mario Chiudoni, nipote di Antonio (o di Angelo?) ha donato le missive del nonno e quale è stato il motivo di tale donazione? Nario Chiudoni è il figlio della figlia del nostro Antonio (o Angelo?). Potresti mandarmi una più esatta cronologia di loro? Ho appreso tale notizia dall’articolo di Roberta Di Fabio pubblicato nel periodico “Abruzzo nel Mondo”. Qual’è attualmente la sua attività?[…]P.S. Potresti inviarmi il Tuo curriculum ed anche spiegarmi il motivo perché Tu hai sentito il bisogno di pubblicare le lettere di Antonio Vasquenz. Qual è stata la molla che ha fatto scattare il tutto?”.
- “ martedi 31 dicembre 2019 20:01 Caro Fiorenzo, Neve ancora qui, ma ho pensato di mandarTi le risposte alle tue domande[…]Tu mi domandi “quale è stato il motivo di tale donazione”? Mario mi ha detto che lui stesso non sapeva leggere l’italiano e pensò che la cosa migliore fosse assicurarsi che le lettere fossero conservate in un posto più sicuro. Anche tu mi chiesti di mandare il tuo “curriculum”. Brevemente, la mia formazione è in oceanografia geologica e ho lavorato alla Columbia University come ricercatore (1980-1992) e poi alla Mational Science Foundation (1992-2000). Mi sono ritirato nel 2000 e nel 2006 ho deciso di venire a Cleveland, Ohio, dove è nato mio padre e dove vivono ancora i miei cugini preferiti. Il resto lo puoi trovare nel brano di sotto, preso del’introduzione del libro—spiega la storia delle lettere e come sono arrivate a Western Reserve Historical Society. Un felicissimo Anno Nuovo a te e gli altri a Cerchio. Connie Sancetta Brano dal Introduzione Attraverso una fortunata concatenazione di eventi, recentemente è stata resa disponibile una raccolta di lettere scritte da un contadino italiano dell’epoca, ora archiviate presso la Western Reserve Historical Society a Cleveland, Ohio. Tra il 1910 e il 1913 Antonio Vasquenz, originario del villaggio abruzzese di Cerchio, scrisse una quarantina di lettere per un totale di 25.000 parole a suo figlio Angelo, un immigrato che lavorava nelle miniere di carbone della Pennsylvania occidentale. A differenza dei molti contadini, Antonio era pienamente alfabetizzato. Era anche uno scrittore di talento e un uomo intelligente. Per un periodo di quattro anni ha descritto in dettaglio, con prosa vivida e talvolta pungente, tutti gli eventi e le prove della sua vita: malattia e morte della famiglia, condizioni agricole e sempre, sempre oneri finanziari. Angelo Sposò Celestina Ciofani la cui famiglia era anch’essa della provincia dell’Aquila. Hanno vissuto in Repubblica, in Pennsylvania, per il resto della loro vita, morendo senza figli nel 1954 (Angelo) e nel 1978 (Celestina). Alla morte di Celestina, sua sorella minore, Mary Ciofani Chiudoni, trovò le lettere tra gli effetti di sua sorella e le
lr conservò nella sua casa vicino a Cleveland. Mary stessa morì nel 2005 e suo figlio Mario Chiudoni, a sua volta trovando la collezione, li donò generosamente a W.R.H.S. alla fine del 2006. Pochi mesi dopo l’autore ha contattato la curatrice per la storia italo-americana, Pamela Dorazio Dean, manifestando l’interesse a lavorare come volontaria part-time, e gli è stata offerta l’opportunità di tradurre la collezione come suo primo progetto. Una volta completato il progetto, divenne evidente che le lettere rappresentavano un quadro eccezionalmente dettagliato dela vita di quest’uomo. Inoltre durante il periodo di quattro anni coperto dalle lettere, la famiglia Vasquenz ha vissuto eventi comuni alla maggior parte degli abitanti del villaggio: morte di un membro della famiglia, difficoltà con i suoceri, pressioni da parte dei creditori, fallimento delle colture, persino una causa legale. Antonio e la sua famiglia servono come esemplari di tipo o campioni rappresentativi dell’esperienza generale. La loro storia è unica per se stessa nei suoi dettagli, ma trasporta le sfumature dell’esperienza comune degli immigrati. Parla delle vite che hanno lasciato alle spalle, delle vite che hanno influenzato e in qualche misura determinato le loro vite meglio documentate negli Stati Uniti. Lo stesso Antonio non venne mai in America, ma i suoi figli e nipoti lo fecero. Durante il periodo coperto dalle lettere i suoi nipoti Meogrossi ( dalla parte di sua moglie) vivevano a Nottingham, nell’Ohio, e molti dei suoi nipoti di Vasquenz vivevano a Cleveland; due di loro hanno trascorso il resto della loro vita lì. Sarebbero stati pienamente consapevoli e profondamente interessati alla storia raccontata in queste lettere, poiché rifletteva la propria famiglia, le proprie esperienze e gli stress che li spingevano ad emigrare. Più in generale, c’erano centinaia di Antonios, uomini più anziani che venivano in America portando i loro ricordi e influenzati da un passato simile. Antonio, un contadino istruito, parla per migliaia di altri che sono andati in silenzio nella storia. Lo dobbiamo a loro per raccontare la loro storia”.
WESTERN RESERVE HISTORICAL SOCIETY
10825 East Blvd., Cleveland, OH 44106
U.S.A.
MA 5024
Conatiner 1 Folder 1
Letters from Antonio Vasquenz
“ Cerchio li 13 Marzo 1910/Figli Carissimi,/Vengo con questa mia lettera onde/darvi notizie di noi fino ad ora/grazia a Dio ne godiamo bastanza/così pure spero sentire ancora di voi/e Rosa. Solo io cari mi trovo lostesso(sic)/ancora non conosco nessun migliora=/mento il medico (1) mi a detto che/se non si aggiunge altro malatia/allora da qui a unaltro 2 mesi/che sarò un pò ristabilito. sempre però//se non si aggiunge la polanonio/che la plaurita già è venuto/e ancora non (è scritto sopra n.d.a.) mi fasciano e per/sfasciarmi se ne passano altri 15/giorni spero che tutto questo non/ci sia spero di ristabilirmi quando/prima se Idio vuole di (è stato cancellato n.d.a.)per unaltro della mia mi/trovassi meglio. Per ora non ò/altro da dirvi solo mi raccomando//
di starvi accorto alla vostra salute./Ora cari figli ricevi tanti saluti/da tutti i nostri parenti particolarmente/ricevi sinceri saluti dalla vostre/sorelle e figlie e un caro saluto/ricevete dalla nostra madre./Cari figli per non farvi dubitare Mo ti/invio i mei saluti, come pure quei di/vostra Madre, di Mariucia, e di Pa-/squccia, ed ancora mi saluterai Tommaso/Rosa, ed inviandovi la S.[ant]a Benedizio-/ne, con Paterno affetto mi dico/Il Vostro aff.[ezionatissim]o Padre Antonio Vasquenz (il pezzo in neretto è scritto di proprio pugno dal padre Antonio Vasquenz come chiaramente si evince nel prosieguo della lettera scritta dalla cugina Marietta n.d.a.) /Caro figlio Angelo ti raccomando/per laffare che tu sai di Pascuccia/dopo scritto vostro padre vengo a/salutarvi io che scrivo vostra cugina/augurandovi una buona fortuna/e saluti e tanti ne dai a Tomasso/e moglie scrivimi subito vostra/cugina Marietta V.[asquenz] scusami la mia/calligrafia addio” alla paginetta appresso è così riportato : “ Ricevuta/il 28. Marzo 1910 “.
Note
- E’ sicuramente il valentissimo medico Vincenzo Sabatini, nato a Pescocostanzo (AQ) il 26.3.1852 e deceduto a Cerchio il 1.7.1942. Vedi in appendice.
“Cerchio 31 Marzo 1910/Miei cari figli vi fo sapere che/la mia guarigione porterà molto/di(?) lungo, il Medico a detto che il pe-/ricolo di morte è non si è pri-/ma per ristabilirmi non baste-rà un aldro mese, io debbo stare/a letto senza potermi muovere,/e senza potermi voldare un po-/co a destra, e ne a sinistra, sem-/pre alla supina, Spero raccontarla/ma chi lo sa io caramente saluto/a te Tommaso, e Rosa, e Bene=/dicendovi mi dco/Il Vostro aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz/D.[opo] S.[critto] vengo io vostra sorella a salutarvi/ caramente a tutti due unito Rosa e/quindi farvi sapere che la malatia di nostrol/padre porterà a lungo perché sta/soffrendo atrocissimi dolori per tutto il/fianco sinistro speriamo voglia potersi/alzare circa la metà di aprile ma/è molto difficile poter venire almeno/in mia compagnia alle faccende//
Che dobbiamo fare io sarei contentissima/che esso venisse solamente con/me per la semplice guida e compa=/gnia ma il fatto si è che bensì/si alzasse non potrà accompagnarmi/per causa di una bestia che da/Santucci non possiamo avere/perché vuole almeno la metà della/moneta tante altre cose dovrei/spiegarvi ma siccome aspetto/fra giorni la vostra lettera e con/la risposta di essa vi farò/sapere il tutto. Fratelli carissimi/per riguardo alla nostra madre/si trova lo stesso maliscente come/lavete lasciata come pure la/vostra sorella Pascuccia si trova lostesso./Altro non vi dico ricevi tanti/saluti dalla nostra sorella Pascuccia/e madre infine vi saluto io uniti/Rosa Vostra aff.[ezionatissim]a sorella Maria/tanti baci vi manda Antonetta/che ancora si trova con gli occhi mali/addio addio vi saluto io vostra cugina/Marietta Vasquenz ”.
“ Cerchio li 6 Aprile 1910/Figlio carissimo,/O ricevuto la tua lettera con lire 5 dentro/le quali mi sono state propriamente/giovevole perché so che lasciasti/è tutto finito ed anche parecchie lire/di Mariuccia. Io mi rallegro di/rilevare in essa il tuo felice viaggio/per la strada (1) come pure mi rallegro/che tanto come Tomasso e Rosa//segue un rigo di difficile lettura n.d.a.)/mia malattia sono stato circa dieci/giorni e più sempre col pericolo di/morte e svanito di mente ora/il pericolo di morte non ciè più/ma mi trovo a letto ancora croci fissato/di dolori senza potermi muovere/affatto oggi mi sono alzato circa/un quarto di ora ma non o potuto/reggermi più e mi è convenuto/di rimettermi al letto, la tua/madre si trova attualmente//
Con i soliti dolori perche a dovuto sacrificar=/si e si sta sacrificando ancora per/me onito con Mariuccia, e se non/fosse stato Mariuccia posso dire che/forse sarei morto. Riguardo alla/banca tu gia lo sai che cosa pericolosa/ che (è stato cancellato n.d.a.) se po cerca di riparare riguardo/ala bestia è necessarissima o fatto/parlare due volte Mariuccia con/Santucci essa a risposto che vuole/incaricarsi di farlo ma però vuole/almeno la metà dei denari nellatto/della consegna riguardo alla stalla/e ad altre cose come tu gia sai/cercherò di fare il più possibile che posso per/riparami dalle botte che potranno/darmi, intanto tu fa ciò che/ai detto e sia subito. riguardo/ a Clarice non a voluto darmi niente/anzi ti dico pure che da giorno/della tua partenza in casa mia non/è venuto più nessuno dei nostri/parenti a trovarmi Volda//e massimo la nostra parente che/abita sopra la stazione mi ricordo/averla veduta una sola volda in/quel momento che io stava quasi/nellaltro mondo, va bene così mi/a rimeritato il bene che ciò fatto qua=/ndo poteva. E la tua zia Costanza/a avuto il barbaro coraggio il giorno/12 marzo a venire a casa ed appellarmi/una fortissima quistione per causa/delle cambialette che il tuo zio Carmine/mi firmò cosa non doveva farlo/ma bensì doveva riflettere il/caso in cui mi trovavo; ce ne/conservo però una forte oblicazione/e cercherò se posso disoblicarmi./Grazio Mione mi darebbe quanto/vino voglio ma siccome il vecchio/non lo posso bere, e il nuovo non/lo da allincrante, e così finora/ne o pigliato solo tre fiaschi a/sei soldi come vende naturale,/ma, però poco mi fa dovrei/cercare di farmi venire una/trentina di litri di quello fermentato.//
Ti fò sapere che tua madre a risoluto/che vuole andare alla festa della/Madonna della Libera (2) e se stò bene/conviene che ci vado anchio però/se ne antranno 12 o 13 lire se ci/puoi pensare fai bene. Tante/altre cose avrei da dirti ma te lodirò/quando posso scrivere io passa darti/saluti di tua madre di Mariuccia/e di Pascuccia essa si raccomanda/a te di ciò che tu sai, la sua malattia (è scritto sopra n.d.a.) come pure/ da parte di tua madre seguita ancora, come prima (è scritto sopra n.d.a.) di Mariuccia/e di Pascuccia saluterai Tomasso/e Rosa infine miei cari figli/vi saluto io tanto a te come pure/Tommaso, e Rosa e Benedicendovi/mi dico. IL Vostro aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz. Eccoti la direz-/zione di Agostino se ci mandate qualche/cosa tutto è carità. Stà scritto alla dottrina/visitare i carcerati. Al Sig.[no]r Vasquenz/Augusto detenuto nella reclusione/di Viterbo (Provincia Roma”. (3) Girando il verso di questa pagina si legge: “ D.[opo] S.[critto] vi saluto io che scrivo Tua cugina/ […] (4).
Note
- Si evince che Angelo Vasquenz è partito da poco sicuramente nel mese di Marzo 1910.
- Festa Madonna della Libera che ancora oggi si svolge, in pompa magna, nel vicino paese di Pratola Peligna la prima domenica del mese di maggio. Tali sentiti e sfarzosi festeggiamenti iniziano il venerdì precedente con l’arrivo della “compagnia di Gioia dei Marsi(AQ)”.
- Al momento non sappiamo i motivi della reclusione di Augusto Vasquenz, nato a Cerchio il 10 agosto 1890 né conosciamo altro sappiamo soltanto, attraverso i registri di Ellis Island , che Agusto Vasquenz di Cerchio nel 1906, all’età di 15 anni era arrivato negli Stati Uniti d’America e che, nel primo conflitto mondiale, all’età di 25 anni, immolò la propria esistenza per la patria: “[…]VASQUENZ AUGUSTO ANGELO DI ANTONIO/Soldato 123° reggimento di fanteria, nato il 10 agosto 1890 a Cerchio, distretto militare di/Sulmona, morto l’11 novembre 1915 nella 31^ sezione di Sanità per ferite riportate/in combattimento[…]” in “Albo d’oro”, Ministero della Guerra, Roma, 1927, Anno V, Stabilimento Poligrafico per l’Amministrazione dello Stato: MILITARI CADUTI/NELLA/GUERRA NAZIONALE 1915-1918/ALBO D’ORO”VOLUME SECONDO/ABRUZZI E MOLISE”. Nello stesso conflito morirà anche il cugino “[…]VASQUENZ ELISEO DI PIETRO/Sergente 47° reggimento di fanteria, nato il 30 dicembre 1883 a Cerchio, distretto militare di/Sulmona, morto il 23 marzo 1917 a Devetachi per ferite riportate in combattimento[…]” in “Albo d’oro op.cit.”. Vedi in seguito.
- Purtroppo è mancante un rigo in quanto la lettera non è stato fotocopiata bene.
“ Cerchio 13 Aprile 1910/Caro figlio per mezzo della lettera di/Vincenzo Pantano ti mandai un mio/biglietto, ora dentro la lettera di Grazio/Mione ti mando il presente, e ti fo sa-/pere che io non posso dirti che sto perfet-/tamente ben, ma spero ne ringrazio mille/volte Iddio, sebbene non ancora posso/licenziare il letto per causa dei dolori/che ancora mi […].diano ma pure spe-/ro che fra giorni posso[…]/do posso dire che sto bene in parago=/ne di come stavo, e dico che doveva/essere. Sono già tre giorni che a-/spettavo ciò che scrivesti per la Ban-/ca ora nulla è venuto quel che è/peggio noi abbiamo finito tutto tanto per/il vitto, come pure per il fuoco./Non posso più dilungarmi caramente/saluto a te, Tommaso, e Rosa, come/pure mi saluterai Vincenzo Pantano,//
Al par di me vi saluta la vostra/Madre, Mariuccia, e Pasquccia, la ma=/latia di Pasquccia, è sempre uguale,/in fine ripetendovi i miei, ed invian=/dovi la Paterna Benedizione mi di=/co. Il Vostro Aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz/D.[opo] S.[critto] Vi fò sapere che dalle nostre/parti ci fa molto freddo, dai 20 Aprile/fino a due giorni dietro sempre con/forte tramontana, ed acqua, e neve/e questo freddo forse sarà la caggio=/ne della tardanza della mia guarigione/speriamo venga subito il caldo, e mi/svog[l]iesse un poco la vita./Ripetiamo i nostri a tutti, e/di nuovo mi dico/Il Vostro Aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio “
“ Cerchio 6 Aprile (è stato cancellato n.d.a.) Maggio 1910/(sopra sta così riportato: “ E’ sbagliato invece di Maggio è scritto Aprile” n.d.a.) Caro figlio il giorno tre corrente ricevei/la tua lettera la quale l’aspettava circa un/mese, ed ancora di più prima di quest’epo=/ca, ma siccome che quello che zappa alla/testa mia non sbaglia niente, la persona/prima di partire fa conoscere che vole spia=/nare una montagna, allontanato dalla patria,/e dai genitori si ricusa anche di spaccare/una rapa, ti o fatto parecchi biglietti per/mezzo delle lettere di Vincenzo Pantano, e/di Grazia Mione facendoti conoscere che a=/vevamo terminato, il fuoco, il manciare, ed/i soldi, e perché nella tua prima mi dicesti/che avesse cercato rifarmi una bestia, e così/non solo a questi biglietti, ma anche nella ri=/sposta che ti feci alla prima lettera ti spiega=/va il tutto, e ti diceva pure che Santuccio/vole almeno la metà dei denari se mi deve/rifare una bestia, questo è quello che manca/e perciò la bestia non ancora me l’a data,/ e questa è la cosa che più mi fa bisogno//
Il motivo è che al Bacinetto (1) non si può/mancare nesun giorno, mandai a seminare/le barbabietole Francesco Zecchino, uomo ca=/pace, invece le à seminate più sotto delle/patate e non ancora nascono, mandai quilo=lì a seminare le patate, e quello è andato/scarza, scarza, come se fossero stato gli anasi (2),/il grano poi non posso rappresentarti per quan-/do è sporco, papaveri, veccia (3), e lucera (4), che/come mi si dice per mondarlo non basteran=/no una settantina di giornate, e le femine/vogliono 30 soldi (5), ed il vino, per pulire quello/non so dove debbo appigliarmi, e non ancora/ci ò potuto mandare nesuna persona, primo/perché debbo provvedere i soldi per pagarle, secon-/do per il tempo cattivo che stà sempre a pio=/vere, sola Mariuccia che può fare? Essa fa/molto, tutto riposa sopra le sue spalle. Tua/Madre si trova anche indisposta di salute,/sempre come suo solito dolore al fianco, e per la/passione, ed apprensione ti posso dire che qua=/si à finito di perdere la vita./Ora passo a darti chiara notizia della//
mia salute, sebbene nella risposta che/ti fece Grazio Mione ti scrisse che io mi/trovava perfettamente guarito, tuttociò fù/scritto per non darti mal’animo, ecco la mia/malatia come è, dal giorno della caduta fi=/no al sesto giorno il medico diceva che as=/solutamente moriva, dopo il detto giorno/perché feci una nutazione inaspettata, esso/disse così ci sono aldro due giorni di pericolo,/per causa della polmonita, passati questi/disse il medico abbiamo superata anche/la polomita (sic), speriamo che guarirà, il dodice=/simo giorno mi licenziò dicendomi ora non/ò più che farti perché anche la febbre è/passata, riguardo ai dolori non ci bisognano/medicinali perché sono dolori muscolari, ma/perché i dolori variavano, e più mi si ag=/giunse un dolore soto le costate al fianco/sinistro fino allo stomaco, ed il petto gon=/fio che pareva una pelle di tamburro,/richiamai il medico, venne superbamen=/te, gli raccontai che aveva lo stomaco/gonfio, con alderiggia mi rispose è il trop=//
po manciare, passarono aldri pochi giorni/il dolore, e l’affanno cresceva fui costretto/richiamarlo di bel nuovo, e non volle ve=/nire, nientedimeno si trovava alla casa/di Elisabetta proprio vicino, dopo due gior=/ni che fù chiamato venne da se, allora/mi osservò minutamente e trovò che il/confiore era acqua, ed aria dentro al/corpo, così mi disse, io a questo non ho/che farti, deve andare via da se, comincia=/ti ad alzare, e camina quanto più poi, io/cominciai ad alzare, ma dopo aver cami=/nato una ventina di passi cresceva il con=/fiore, mi mancava il respiro per il troppo/affanno, e doveva ributtarmi strajato o/sopra al letto, o pure seduto sopra due se=/die con i coscini dietro le spalle, ed ecco/che oggi sono già due mesi dal giorno del=/la mia sfortuna e il dolore, e l’affanno/è sempre eguale, sono andata alla V:[ergine] S.[antissima] della/Libera ma per salire dalla Stazzione alla/Chiesa poco mancò che non restai per la/Strada per abreviare perché mi pare trop=//
po noioso basta dirti che tua Madre/mi deve vestire la matina, e spogliarmi/la sera. Se il Signore Iddio, e la S[antis]S:[ima] Ver=/gine delle Grazie mi congeda una perfetta/guarigio (sic) va bene, al contrario sarebbe me=/glio mi venisse una morte che sarei doppia=/mente contendo, e non già disfare questi al=/dri senza potermi guadagnare un millesi=/mo al giorno almeno, riguardo a mandare il gra=/no potrei quasi fare qualche coda in ginoc=/chio, e con una mano poggiato per terra, ma/chi me ci porta? Ora ti divo che noi tutti ci/siamo rallegrati che voi tutti godete ottima sa=/lute, ma ti tipeto però come l’ò cennato al/principio della lettera che non devi fare per/l’avvenire come ai fatto adesso che dopo aver la=/sciato un Padre moribondo ai trascurato 2 mesi/a scrivere, noi abbiamo pensato a qualche sini=/stro avvenimento, ma invece è stata trascu=/ratezza la tua, devi scrivere per ogni 15 giorni al=/meno, in caso contrario è segno che come ti/trovi lontano di persona, così vorrai allon=//
tanarti anche col pensiero, io non credo però/che tu vorrai essere uno di quei di così cattiva vo=/lontà, e massimo che conosci bene la mia posi=/zione in cu mi trovo, dei bisogni di famiglia non/ti dico niente perché sopra di questa immaginerai/il tutto, devi sapere che fino ad oggi ò consumato una/gallina, e due chili, e mezzo di carne, il resto ò fatto con/qualche ovo, e questo è per mancanza di soldi. Non più mi/dilungo noi tutti ti salutiamo, io, tua madre, Mariuccia, e/Pasquccia (sic), la sua malatia è ancora eguale, da parte di noi/tutti ci saluterai Tommaso, Rosa, Vincenzo, e Giovanni, da/parte mia poi mi saluterai Tommaso, e gli dirai che il/mio fratello Isidoro, ed il mio nipote Errico non appena sa=/puto la mia disgrazia mi anno scritto una lettera di/condoglianza accompagnata con lire 15 per mio sus=/sidio, ed esso come figlio carnale ha avuto più piacere che/ va sola per Cerchio perché ci à fatto un biglietto di/congradulazione, che non à auto rammarico della mia/disgrazia, io non dico che doveva fare come a fatto Isido=/ro, ed Errico, ma bramava un semplice biglietto che mi aves=/se salutato, e mi faceva conoscere il suo dispiacere, del resto/io lo compatisco, diccelo però- torniamo noi tutti, a salutare/tutti, e Benedicendovi indistintamente mi dico-/Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz”
Note
- Bacinetto località posta a 4-5 chilometri a Sud del paese di Cerchio territorio in cui fino al 1876, data del suo prosciugamento, vi era il lago di Fucino terzo lago d’Italia (vedi).
- Nell’antichità a Cerchio vi era un florido commercio di anice i cui semi venivano usati per la preparazione della famose ciambelle metà uova e metà acqua. I frutti impropriamente detti semi, hanno proprietà aromatiche e vengono impiegati in farmacia, in pasticceria e nella preparazione del liquore detto mistrà. Tale produzione alla fine degli anni ’40 del passato secolo è drasticamente venuta meno nel nostro centro che non fu più coltivata nonostante la sua florida resa. Attraverso una deliberazione del decurionato del comune di Cerchio (Archivio Comunale di Cerchio ) del 29 dicembre 1840 si apprendono le varie colture usate dai nostri antenati:”[…]Il Decurionato fa osservare che nel tenimento di Cerchio esistono terreni argillosi, e calcarei, e paludosi: I primi, ed i secondi non avendo la benefica influenza delle acque per irrigarli sono mediocremente fertili sebbene il vigile Agricoltore cerca con la sua intustria rimediare a tal difetto, e col concime e colla fatica Gli ultimi poi non han bisogno di concime per essere fertilissimi, e questi rantrovansi vicino il lago fucino da cui un tempo erano sottoposti: I Generi che si praticano in detti terreni sono Grano, Granone, Fave, Orzo, Fagioli, e cicerchie, lenticchie, Anasi, Ceci, Farchia, e trano, e Pomi di terra ossiano Patate, una porzione di detti argillosi, e Calcarej sono vignati, da cui si raccoglie mosto abbastante al numero della popolazione, et accette le disgrazie dell’almaffare. In questi esistono le piantaggioni di Peri, Meli, Limandorle, Noci, ed in pochi punti, di olive e di Cerasi. Non deve aumettersi pure che esistono degli ortaggi che presentano il necessario al pubblico[…]”.Amiconi F.:”Storia di Cerchio dal 1798 al 1851”, Stampa MCM carsoli, 2006. Amiocni F.:” Come venivano coltivati i terreni marsicani prima del prosciugamento del lago Fucino”, Il Giornale della valle del Giovenco, Anno III, n.3, Settembre-ottobre 2002.
- Veccia piantina infestante con sementi di color nero.
- Lucera sicuramente doveva essere qualche tipo di erba infestante anche se, nel dialetto cerchiese la lucera è l’ulcera, ferita ulcerosa.
- Moneta del valore di cinque centesimi.
“ Ti mando la devozione della Madonna della Libera, fate un poco per ciascu=/no, alla Madonna siamo andato io, tua Madre, tua sorella Pasquccia, ed/Antonetta il viaggio fu felicissimo. La tua Sorella ti raccomanda di quest’af=/fare che tu sai acciocchè non abbia ad avere qualche rimprovero, e ti raccomando an=/cora qualchè cosa per noi, dentro la tua lettera ci avrei desiderato almeno una ventina/di lire per pagare quei delle Case Coloniche (1) che ruppero la terra al Bacinetto. Le 100 lire/le ricevetti ci ò pagato 30 lire per il Comune, ed il resto si è consumato per la famiglia,/Le due scadenze. della Banca ci ò potuto pagare il solo interesse, e l’ò fatto trasportare una/al primo di Luglio, ed un’aldra al 20 Agosto. Domandasti la direzione di Agostino, io te la/mandai, dinuovo te la ripeto. Detenuto nella Reclusione di Viterbo- Pro:[vincia] Roma- mandaci/qualche cosa, non ti dico come fratello, ma almeno come prossimo, ricordati le opere di Mi=//
sericordia Corporale al quale dicono- Visitare gli infermi- visitare i carcerati;-e/seppellire i morti, credo che in America farete qualche elemosina, e tu invece la farai/ a tuo fratello, tutto è carità, io, non posso mandarvi nemmeno un centesimo perché/mi trovo nello più stretto caso d’impotenza. La fusara si à rimaritata con Antonio de/Grandis (1) e dico che vol cominciare alla raccolda a farmi l’espropria alla Casa (Tutti i cosi de=/biti miei) mi dispiace di Agostino. Il Sig:[no]r Leucie Magnante83) dopo aver speso da circa tre=/mila, e più lire, di visite di Medici, anche il Medico del Papa si fece chiamare, medici nu=/li non mai intesi anche il suo suco del Ragù venuto da Milano, Machinette per rimettersi/nelle vene il sangue di Vaccina, con tutto questo il giorno 30 Aprile morì, tanti salu=/ti ri ripeto a te, ed a tutti e mi ripeto, perché non mi fido più di scrivere, per farti que=/sta lettera l’ò scritta in due giorni a poco la volta, Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre Antonio Vasquenz.
Note
- Case fatte costruire dall’Eccellentissima Casa Torlonia per i coloni ubicate nei terreni posti nelle strade 35, 36, 37, 38, 39 e 40 dell’agro fucense a sud del comune di Cerchio.
2)Ludovico Antonio De Grandis, nato a Cerchio il 19 agosto 1844, figlio di Luigi e di Maria Proietti. Si congiunse in matrimonio con Santa Galassi. Il padre, Luigi, nato ad Ofena nel 1801 da Antonio e Maria Rosa Salvati fu allistato nella vendita carbonara di Cerchio denominata la <<vendita di Leo>> “ […] De Grandis Luigi, proprietario, carbonaro[…]”. Vedi Amiconi F. “ La Carboneria a Cerchio op.cit.”. Il pronipote, Ludovico Antonio, per gli americani Tony, de Grandis, nato a Cerchio il 30 gennaio 1903 da Luigi (emigrato negli Stati Uniti d’America nel 1903 all’età di 24 anni) e Maria Lorenza Appollonia (sorella della mia nonna Angelina) ed emigrato giovanissimo (all’età di 17 anni nel 1920) in terra d’America, dove l’aspettava il proprio genitore, riuscì, nel “nuovo Eldorado”, ad affermarsi aprendo uno “store” di sartoria ad Holliwood in Beverly Hills: era diventato qui il “ sarto degli attori”. Frank Sinatra, Dean Martin, Jerry Lewis,Sammy Davis Junior, Ronald Reagan ed altri andavano a farsi gli abiti da lui infatti, quando Reagan fu eletto presidente degli Stati Uniti d’America, il 20 gennaio 1981, indossava un vestito da lui confezionato. La morte lo colse in Los Angeles all’età di 79 anni il 15 ottobre 1982. Amiconi F.:” La Carboneria a Cerchio op.cit.”.
3)
Il possidente Leucio Magnante, figlio di Loreto e Lucia Scoccia, infatti, morì a Cerchio, all’età di 64 anni, il 30 aprile 1910 ed era originario di Rocca di Mezzo(AQ). Era unito in matrimonio con Crocifissa di Sano. Suo figlio Luigi (1876-1942) e i figli di questi, Ugo (1903- ) e Dante (1911-1951 ) saranno gli ultimi proprietari dell’importante stabilimento “Fornace Hoffmann della Società Industria Laterizi” di Cerchio che per quasi un trentennio ha dato lavoro a più di cento persone purtroppo, nel 1948, tale infrastruttura, fu definitivamente chiusa (vedi qui in cronologia).
“Caro figlio questo biglietto è riservato solo per te./Mi farai il piacere farmi sa=/pere a corso di Posta se come/ti trovi con i conti col tuo Co=gnato Giovanni per la moneta/che doveva rimandarti, perche io/per le 200 lire che mi diede quan=/do sposò ci dovetti fare la cam=/piale, se quello si à ritirato qual=/che cosa fammelo sapere acciocchè/con Pasquccia raccomodiamo la/Cambiale, adesso che è viva se pur/ci viene in tempo, perché il male/è cresciuto, ed il medico à detto/a parecchie persone che l’anno/domandato che è impossibile che/potrà passare il mese di Giu=//
gno, e perciò rispondimi a corso/di Posta, e sarebbe ancora buono/potessi restituirci i soldi che tu ci/devi acciò lascia basato le cose sue/a costo farteli prestare e rimettili/per Telegramo. Per ora al marito di=/gli che il male è cresciuto, ma non/ce la mettere tanto pericolosa, ma/certamente lo dovrà sapere fra bre=/ve, speriamo al Signore che non/fosse. rinno=/vo i saluti, e/non mancare/di fare ciochè/ti ò detto, la/moneta in fac=/cia a Mariuc=/cia. L’Aff.[ezionatissim]o/P:[adre] A[ntonio] Vaquenz ( al margine destro con scrittura capovolta, si legge: “ Maria Vasquenz/Maria Vasquenz/Mari[a] Vasquenz/Maria Vasquenz/Mari[a] Vasquenz” e con scrittura ancora capovolta Antonio Vasquenz comunica: “ questa è la firma che si/è imparata Mariuccia per/andare alla Posta “ n.d.a.).
“ Cerchio 7 Giugno 1910/Caro figlio con urgentissima solleci=/tudine rispondo alla tua lettera, io mi/rallegro che tanto tu, come Tommaso,e/Rosa godete perfetta salute, come pure/dei tuoi Cognati, riguardo alla nostra/salute non posso dirti niente di bene,/perché io mi trovo ancora con i dolori/alle costate, ed al fianco che non posso/aggire affatto per niente, i seminati/che noi abbiamo si stanno a perdere/perché non posso coldivarli, le giorna=/te stanno care, e soldi per pagarle non/ci stanno, anzi per meglio dirti tenia=/mo il mangiare per aldri otto gior=/ni, e dopo poi per vivere ci converrà/andarcene cogliendo l’erba per la cam=/pagna, la salute di tua Madre è mol=/tl più debbole di quella di prima, i/dolori che soffriva primo adesso sono/per il doppio, e per la campagna nem=/meno può aggire, e massima che ci con=/viene andare sempre a piedi, Ma=//
riuccia si trova in discreta salute,/ma la troppo fatiga la stà ad av=/vilire perché è sola, per riguardo/piu alla salute di Pasquccia non ti/dico niente perché te l’ho detto con/un’aldra mia uldima, primo di que=/sta solo ti dico che il male va peg=/giorando assai, metterò un piccolo bi/glietto accluso con questa, e quello sa=/rà riservato solo per te. Passo ora a/farti sapere delle terre di fucino, sic=/come che per lassare le dette terre in/testa a tua Madre ho messo di mezzo/anche Carlo Costanzi,(1) il Rappresentan=/de, e Sferra gli dissero che ciò non/era più a loro disposizione per fare co=/deste variazioni, ma bensì ogni cosa/doveva andare all’Amministrazione/Generale di Roma, e loro non sape=/vano se l’approvavano, o no, io non/appena ho saputo questo che la cosa/era incerta, pensai subito vendere/tutti i prodotti della raccolda di quest=//
anno dichiarando nell’istrumen=/to che detti prodotti ce li cedeva per/rintegro del sussidio che da essa ave=va riceuto durante la mia lunga/malatia, e di quant’aldro doveva/somministrarmene, e perché mi si/disse che forse ci bisognava l’autori=/zazione maritale, e per questo aveva/io chiesto codesta lettera da quello ani=/male, ignorande che è, e poi si rimet=/te da persona astuta scrivendomi che/esso aveva sentimenti da metterli a me?/da mia parte mi ci dirai che si impa=/ra a scrivere con più riflessione, più/mi scrisse che se moriva la figlia mi/mandava in galera, volentieri sarei sta=/to anzioso andare a ritrovare un figlio/nelle Carceri ma però doveva tenere es=/so fra le mani quando io lessi quel/biglietto che il sudetto svergognato=/ne mi fece, e ti giuro per la Ma=/donna S[antis]S[ima] che lo avrei scannato co=/me un capretto, avrei ancora da//
dire molte aldre cose per la lettera/che esso fece a Mariuccia, ma per non/rinnovare dinuovo l’urto di istigazio=/ne ai nervi lascio andare, solo vi dico/che lo trattato solamente da porco, e/non da Cognato, e questo è solo per il/suo mal procedere nello scrivere. Pas=/so a salutarti caramente a te, Tomma=/so, Rosa, e Giovanni, al par di me stà/tua Madre, Mariuccia e Pasquccia,/e ripetendoti i miei con Paterno af=/fetto vi benedico, e mi dico./Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz/Il Biglietto qui accluso non ne fa=/te sapere niente a nessuno acciocche/non lo sappia Giovanni/Ti prego non mancare di eseguire/tuttocio che stà scritto all’accluso bi-/glietto./Solecitudine quando più presto/è possibile addio Addio”.
Note
- E’ il maestro Carlo Alberto Costanzi, nato a Cerchio il 10 Giugno 1848 ed ivi deceduto il 16 Maggio 1938 . Vedi in appendice.
“ Caro figlio l’urgenza che/io ho auto a risponderti è sta=/to proprio per tua Sorella Pa=/squccia, io mi ti raccomando/caldamente a voler fare il più/possibile che poi e fare contenta/Pasquccia, io mi ti dovrei racco=/mandare per me perché come ti/ho detto nella lettera mi trovo sen=/za manciare, e senza poter coldi=/vare la roba per mancanza di mo=/neta, ma invece non curo tanto di/me, quanto mi preme di quella,/Per conseguenza se tu ci ai com=/passione come te la ebbe essa,/e se tu brami che essa stia so=/pra questa terra aldri pochi gior=/ni se pure caccia il mese di Giu=/gno, o pure dovesse morire pri=//
ma, ti prego non farla penare,/non appena ricevi la presente/ti prego fare qualunque debito/e rimandaci la moneta imme=/diatamente per Telegrammo,/o in faccia a me, o pure infac=/cia di Mariuccia, ti raccomando/non farla vivere penata questi/ aldri pochi giorni che ci anno/restati, come pure dovesse morire/non farla morire scontenta, per=/chè essa con codesta moneta vole/accomodare sua figlia se ci vie=/ne in tempo, essa ti prega per a=/mor di Dio, e della V.[ergine] S[antisi]S[ima] a volerci/fare questo bene, anzi la sua mala=/tia cresce per questo pensiero. Con le/lagrime agli occhi essa caramente di/saluta, dubitando che non dovesse/essere l’ultimo che essa ti manda/Addio”.
“Caro figlio per riguardo di tua/sorella Pasquccia cerca di fare il più/possibile che puoi perché credimi che/è restata proprio senza niente, e/non ha con che tirare avanti la cu=/ra per mancanza di soldi, e la ma=/latia si stà aumentando assai, essende=/ve stare a letto, e la madre non vol/dormirci in sieme, e chi può sapere/dietro come si trova qualchè mancan=/zione? diglielo a Giovanni che ce lo scri-/vesse alla Madre che ci dormisse alme=/no non dico unito nel letto, ma alme/no con una pagliccetta vicino, senza/però farci conoscere che lo sa che non/ci vol dormire, perché allora essa si/immagina che ce l’ò scritto io, ed è ca=/pace di inquietarsi con Pasquccia,/dove dirgli così /Cara Madre atteso/che la malatia di Pasquccia non è/per ora a guarirsi è perché è molto//
tempo che sta malata, io vo=/glio (segue una cancellatura n.d.a.) sapere se dormite u=/nito, o pure separata, se state/separate io voglio assolutamen-/te che ci dormi almeno vicino/con un pagliaccetta, se non/voi dormire al letto con essa, e/via dicendo ciò che aldro ci vol/domandare a dire) digli pure a/Giovanni che ci rimandasse qual=/chè cosa, e se volesse far meglio/ce lo rimandasse per Telegrammo/acciocchè ci vengono più subito/perché à molto bisogno./Rinnovo i saluti di noi tutti,/partecipandoli a tutti, e Ripe=/tendo la Benedizione mi ripe-/to. Il Vostro aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz ” ( E’ l’unica lettera non datata).
“ Cerchio 7 Luglio 1910/Caro figlio Angelino mi rallegro che/tutti voi aldri godete ottima salute, io/ancora non posso aggire a fare nesuna/fatiga perché ancora esiste un fortissimo/dolore al fianco sinistro, ed allo stomaco,/si dubita che qualchè bronco, stia anco=/ra spostato, tua Madre non può fare/niente perché tiene sempre i soliti dolori, essa stà ancora come la lasciasti, Mariuccia,/ed Antonetta stanno bene, di Pasquccia/non ti dico niente perché lo saprai con/la lettera che mando a Giovanni, solo/ti ricordo l’obligazione che tu tieni con/essa, cerca di fare il più possibile che//
poi a rimandarci ciò che tu devi per=/chè essa vole situarli al posto dove do=/veva metterli prima, perché da un mo=/mento ad un’aldro potrà morire perché/è cosa certissima, e per questo piance/perché se non riceve i dispiaceri in vi=/ta, potrà essere bestemmiata dopo morta./Te ne prego a farla contenta perché/è troppo di necessità. Non scrivo aldro/perché tutto stà scritto alla lettera/di tuo Cognato. Solo ti aggiunco che noi/stiamo senza poter comprare un soldo/di fiammiferi. Ripeto i saluti a/tutti, e mi dico Il Tuo aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz (al margine sinistro si legge: “ Dite pure a Tom=/maso ci rimandasse/quelle L[ire] 25 a Pasquccia” n.d.a.).
“ Cerchio 15 Agosto 1910/Caro figlio il giorno 11 ricevei la tua lettera nella quale ci rile=/vo che godi ottima salute, come ancora mi ai detto che ne go=/dono ancora i tuoi Cognati, noi pure stiamo bene, io però/non ancora mi sono bene ristabilito, e non mi ristabilirò più,/perché i dolori interni non ancora mi cessano aggisco per la cam=/pagna ma per la soverchia necessità, tua Madre per ogni poco/magna ma per la soverchia necessità,tua Madre per ogni poco/ soffre i soliti dolori. Ci rilevo le tue lagnanze che sai dicendo=/mi che ai rimandato 200 lire per quel porco di San Berardo (1),/nel mio biglietto ricordo averci scritto queste precise parole,/<< Rimanda ciò che deve a Pasquccia, e non ti curare di me/sebbene mi trovo senza un soldo, le 200 lire che ai rimandate/pagai la Banca che scadeva il 12 Marzo, comprai un somaro e/gli diede 25 lire a conto, e aldre 35 ce le debbo dare, la mia/malatia mi costa da circa 250, ed altrettante le ò perdute nelle/fatighe di campagna, e per la mietitura chi me li ha dato/i Soldi per pagare 115 lire di mietitura che me se ne sono/andate per mietere al Bacinetto senza quello che ò mietuti io/e Mariuccia>> tu dici che il mio sentimento (ho dovuto ri-/correre alla Banca e pigliare altre 100 lire) perché i mieti=/tori quest’anno li abbiamo dovuti pagare da 5 lire, fino/ a 9 lire e mezze al giorno e tutta spesa, ci ò rifatto 10/Salme (2) di grano, e Mezza quanto è coniato ne verranno 7/non basta per pagare l’affitto, ed a casa non ce ne è ri=/masto nemmeno una coppa (3), per questo non deve dispia=/certi che io ti scrisse che non teneva nemmeno un soldo, e/poi nemmeno te l’à cercato, ti scrisse quella parola per/farti conoscere la mia posizione, e senza che te lo dico/ tu pure lo sai perché tu sai come mi lasciasti tanto di sa=/lute come pure lo stato finanziario, mi dispiace sola=/mente l’incomodo che mi à lasciato la mia malatia che non/posso guadagnarmi il pane che se non fosse questo andrei//
a giornata e guadagnerei almeno il vitto per me, e per/tua Madre sicuramente, del resto rarissime persone sono quel=/le che anno morte di fame. Riguardo alla salute di Pa=/squccia va sempre innanzi la malatia, sempre peggio=/rando tutte quelle persone che anno questo male che tiene/essa sono già tutti nell’aldro mondo, sono 5 giorni morì/Antonio Cimini, ed oggi è morto il fratello Don Francesco,/ossia il pretino(4), e perciò Pasquccia se passa un mese non/passerà l’aldro e farà l’istesso passagio, è diventata gial=/la come la zefferana (5), e gli si è cominciata anche a gon=/fiare la faccia, speriamo a Dio, ma ti dico che se guarisce/quella risuscitano i morti, e poi il medico Gasbarre me/lo disse chiaramente che la malatia era stata troppo lun=/ga, e che dietro questa lunghezza o che doveva essere gua=/rita, o pure doveva essere morta, e perciò che non poteva/durare molto tempo./Non più mo dilungo passo a darti i miei saluti, come pu=/re quei di tua Madre, di mariuccia, e di Pasquccia, co=/me pure da parte di noi tutti saluterai Giovanni, e Vin=/cenzo, infine ripetendoti i miei, e dandoti la Paterna/Benedizzione mi dico./Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz”.
Note
- San Berardo, protettore di Pescina, Vecovo e cardinale rampollo della potente famiglia dei conti dei marsiNacque nel 1080 a Colli di Monte Bove (AQ) e morì nella città di Marsi (l’odierna San Benedetto dei Marsi, l’antica città di Marruvium) il 3 novebre 1130. Intimo di papa Pasquale II il quale nutriva una grande stima e, infatti, nel 1099, lo elevò alla carica cardinalizia. Nel 1109 venne eletto vescovo della diocesi dei Marsi. Fu, sin dalla sua morte, venerato per la sua edificante vita ed il suo culto fu apptovato e confermato da papa Pio VII il 10 maggio 1802.
- Salma (o Soma) unità di aridi pari a 12 coppe e a 126 chilogrammi di grano sconcio. Amiconi F.:” I conti della Fraterna op.cit.”.
- Coppa unità di aridi pari Kg. 10,5 di grano sconcio, raso, e a Litri 14. Nel Museo Civico di Cerchio sono collocate 2 coppe lignee a forma tronco conica recante impresso a fuoco una, la lettera B e l’altra le lettere L.C.; tre in ferro ed una lignea rivestita in metallo. Vi sono anche una mezza coppa lignea pari a Kg. 5,5 e pari a Litri 7 e, 2 “ misurij’ “ in ferro, recanti ognuno, la scritta 2 litri pari a kg. 1,5 di grano sconcio: 7 di questi fanno una coppa, in quel tempo esisteva anche “ u cuppon’ “ pari a Kg. 15,75 ovvero 21 e 10,5 “ misurij’ “ Esiste anche la coppa come misura di superficie pari a 500 metri (coppa fucense) un ventesimo di ettaro. Fino a non molto tempo fa esisteva a Cerchio anche la coppa d’Ammond’(di sopra) paria a 448 metri quadrati oggi andata in disuso. Amiconi F.:” I conti della Fraterna op.cit.”.
- Francesco Saverio- chierico, nato a Cerchio il 26 x[decem]re 1877 figlio di Gio:[van]Battista,nato a Cerchio il gennaio 1835 e di Caterina Ottavj di S. Benedettonato nell’anno 1834- Archivio Parrocchiale di Cerchio ora in Archivio della Diocesi dei Marsi stato delle anime 1864, fuoco 115:Tucceri Cmini.
- Zafferano pianta erbacea delle Iridacee (Crocus sativus), originaria dell’Asia Minore. E’ una pianta bulbosa con foglie lineari fascicolate: in settembre-ottobre dà un fiore di colore violaceo, il cui stilo è diviso in tre stimmi molto odorosi, di color rosso-aranciato. Gli stimmi vengono essiccati, macinati e commerciati come droga, molto usata quale condimento aromatizzante che trova impiego in cucina (risotto alla milanese). In Europa viene prodotto principalmente in Francia, in Spagna e, in Italia, nell’Abruzzo. E’ usato anche in profumeria e in farmacia. Spezia, questa, attivamente coltivata nella nostra provincia aquilana tanto che il 16 settembre 1569 per ordine del “Regio Dohanero della Dohana della città dell’Aquila”, Giovanni Battista de Antonellis, furono emanati e banditi in tutti i luoghi dell’aquilano dove la preziosa spezia veniva coltivata, i capitoli relativi a tale coltivazione anche l’allora comunità cerchiese figura tra i “maggiorj castella della provincia” dove veniva coltivato: “[…] Adi 4 di ott.[obr]e 69 (era il 1569 n.d.a.) fò bandto in Circhi in la piaza avante la porta in p[rese]ntia di/terrentio de petri de Cicchi, lorito d’Amore, Cipriano de Varanello/Jo:[van]ber.[ardi]no de Micuti tutti di d[et]ta terra, et Notar Gioi Cayo di/Magliano, et Cola petruccio d’Amore Massaro[…]”in Amiconi F.:” Offerta delll zafferano per l’irganizzazione delle festività religiose in un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio (AQ) (secoli XVI-XVII)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 53, Anno VI, 2003. Amiconi F.:” I conti della Fraterna op.cit.”. Dalla seconda metà del XVII secolo tale coltura va rapidamente ed inesorabilmente in disuso. Molteplici e varie sono le cause in primis ciò fu dovuto alla cronica disonestà dei commercianti i quali adulteravano lo zafferano con le sostanze le più disparate rendendo la preziosissima spezia non più pura come la volevano gli acquirenti. Un vero peccato. Dopo vari secoli di totale assenza della sopramenzionata pianta nel nostro centro, dal 2009, finamente, la locale Azienda Agricola Fidanza di Vittoriano Fidanza, sita a Cerchio, ha ripreso, con ottimi risultati,la produzione dell’ importante spezia.
“ Cerchio 25 /[settem]bre 1910/Caro figlio il giorno 17 corrente ricevei/la tua lettera, io mi rallegro rilevarci/che godi ottima salute, noi pure stiamo/bene in tutte le posizioni, tanto di salu=/te, come pure in tutte le aldre cose, riguar=/do alla quistione fra te, e Tommaso/ben poi ricordarti che io più volte te lo/disse che tra voi due non facevate af=/fatto bene del resto cercate tanto tu,/come ancora esso di pensare ognuno per /gl’affari vostri e così eviterete qualun=/que quistione. Giovanni è ritornato be-/ne di salute. Pasquccia sta sempre lo=/stesso, la sua malatia è pericolosa, men=/tre ci è lo spirito ci è la speranza dice/il proverbio, ma io però me ne sono usci=/to fuori di speranza, sebbene si dice che/sia così. Dal Notaro di Celano (1) ho rice=/vuto parecchi biglietti, e questo che ti ac=/cludo con la presente è stato l’uldimo,/esso pretende tutte le lire cento secondo//
come esso scrive, perche esso dice che il Ri=/cevitore non dovevamo pagarlo perché/quello che dammo al Ricevitore dice che fù/una sopratassa che ci misse lui. Riguar=/do a ciò che ti mi ai detto di ricordare a/Giovanni per parlar con Francesco Pe=/cille (2) io non ancora gli ho detto niente per=/chè l’ò veduto una sola volta prima/di ricevere la tua lettera, e poi non l’ò/veduto più, del resto glie lo dirò, tu però/cerca di accordare un poco per ciascuno a quelle person=/ne che tu sai, il più necessario però è Da=/vide Ciaglia di Collarmele (3) il quale mi/à obligato per l’interesse non più tardi/della fine di Settembre ed io non ho pro=/prio il modo di poter movere un centesimo,/dovrei spiegarti tutta la posizione in cui/mi trovo, ma è inutile dirtelo, dovrò fare/come diceva Nicola Ciaglia quando gli/succedeva qual che cosa di strano (esso dice=/va così dove si casca, casca, e dove si mo=/re, more), e così dovrò fare anche io perché//
non ci è modo da poter riparare ai piccoli/più per la cattiva raccolta./Non aldro ti dico ti mando i miei saluti,/come pure quei di tua Madre, di Mariuccia,/di Pasquccia, e di Giovanni, in fine di ripe=/to i miei, e mi dico./Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz/Dopo Scritto/Tu al Notaro scrivici una lettera, e man=/daci le lire 50, e centesimi,(sic) e digli che il ri=/manente ai pagato il registro al Ricevito=/re di Avezzano. L’indirizzo del Notaro è/così. Al Signor Notare (è scritto sopra n.d.a.) Don Giovanni Alfonso/Via dietro il castello./Celano/Ti raccomando la sollecitudine di ciò/che ti ho scritto di sopra perché non/vogliono darsi tempo, se a Davide Cia=/glia potessi rimantarci l’interesse, e/qualchè cosa a conto per la parte prin=/cipale faresti bene, e ciò servirebbe//
per rinnovare la cambiale, ed estingue=/re la firma tua e se fosse ripeto i saluti e la sollecitudine. (Volevo scriverti/appena riceuta la/lettera del Notaro, ma per affrettare la tua ho trattenu=/to fino ad oggi/A.[ntonio] Vaquenz”.
Note
- E’ l’odierna città di Celano nella Provincia dell’Aquila. La città castellana per molti secoli è stata la sede dell’importante contea di Celano retta dalle famiglie più nobili d’Italia quali furono i Berardi, i De Celano, Colonna, Piccolini, Orsini, Peretti, Savelli, Giustiniani, Sforza Cesarini, Sforza, Sforza Bovadilla; è stata la patria di grandi personaggi quali senz’altro furono il Beato Tommaso da Celano, Pietrantonio Corsignani solo per citarne alcuni. Nello splendido castello di Celano, sapientemente restaurato, dal 1992 è ospitato il Museo d’arte sacra della Marsica con due sezioni: Arte sacra con affreschi, dipinti, elementi architettinici e reperti di arte sacra (sec.VI-XVIII) e quella archeologica proveniente dal fondo Torlonia infatti qui si raccolgono i reperti rinvenuti dopo il prosciugamento del Fucino. Più a sud, vicino a Borgo strada 14, in una modernissima infrastruttura, è ubicato il Museo di Paludi dove sono collocati i numerosi reperti rinvenuti in loco di un insediamentio lacustre palafitticolo (sec. XVII-X a.C.).
- Francesco Pecilli, nato a Cerchio il 20 Giugno 1861, da Antonio e Rosaria Bencivenga.
- E’ l’odierna cittadina di Collarmele della provincia dell’Aquila : l’antica Cerfennia riportata nella Tabula Peuntigeriana la famosa carta itineraria dell’età imperiale romana, trovata da Celtes nel 1507 e affidata per la pubblicazione all’umanista tedesco Peutinger (1465-1547) onde il nome. Amiconi F. (a cura): ” Viaggio Antiquario nella Marsica Relazione dei monumenti di antichità eseguita da Alessandro Mastroddi e Vincenzo Mancini il 30 aprile 1835”, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2018
“ Signor Notar Alfonsi/Dopo un lungo tempo vengo/con la presente onde darti notizia/di me, egualmente spero sendire/di lei e di tutto l’indera/casa, con la presende vi fò/noto che il 15, corrente si/sono spedite la moneta/che da me restata girando fù/fatto tra me e/mio padre, sebben restarono/Lire 100. Siccome io pacai/il registro al Ricevitore/di Avezzano e cosi vi o rime-/sso il rimanende di lire 55,00/se poi ci è qualche cosa di nuovo/mi fate risposta alla presen-/te e si accomoda il tutto non/altro distinti saluti a tutti/mi dico per sempre suo devo=/to Angelo Vasquenz” (alla pagina seguente è così riportato “ Repubblic Pa ottobre 17/1910/ Signor Notar” alla citata lettera vi è allegato anche la nota dal Notaio Alfonsi del seguente tenore: “ Sig. Vasquenz Angelo/Cerchio/Se entro 5 giorni da oggi/non mi mandate le £/100 che mi dovete, sarò costret-/to ad agire a termine di legge./Celano 30 agosto 910/Not.[aio] Alfonsi “.
“ Cerchio 25 Novembre 1910/Caro figlio rispondo alla tua lettera/con vari ( sopra la i è posta l’accento circonflesso n.d.a.) giorni di ritardo causa per/farti sapere il conto dove ho spesa la/moneta che ai mandata. A Carmine/d’Alessandro per l’affitto, o sia interesse co/me tu sai ci ò dato 70 lire, e non anco=/ra ci ho dato l’interesse delle 30 lire che/ci firmai la cambialetta, e pretende anco=/ra aldre 70 lire per una sopratassa che/ci a messa il Ricevitore, e questa stiamo/in quistione perché io non intendo pagar=/cela, ho pagato a Davide Ciaglia 16 lire/per l’interesse, a 22,60 perché mi pro=/testa la Cambiale, ho dato l’interesse a/Pecille in lire 38, 15 (è stato corretto n.d.a.), e più lire ven=/ticinque, e centesimi 50 per conto della/sorte principale, esso però non e a vo=/luto ricevere e le tiene in deposito Fran=/cesco Ramelli, ho dato a conto a Pi=//
zitto (1) 50 lire e mi a detto che non/vole contendarsi, (sopra è così scritto: “ Rispondici al biglietto come vuoi” n.d.a.)esso forse ti farà un bi=/glietto e ti dirà la pretenzione che tiene,/ho pagato lire 27 per fare rompere la/terra al Bacinetto, e 50 lire dovette/pagare il Capo Squadro di S. Benedetto (2)/che mi sequestrò le mazzocche (3) a fucino/sebbene poteva fare il reclamo di pro=/prietà tua Madre, ma siccome ci passa/di Mezzo il Magazziniere dell’Ammi=/nistrazione (4) e per questo ammonta la som=/ma di £ 299,25, le aldre lire 50,/e 75 centesimi tu sai bene come è la fa=/miglia bisognosa, e massimo quest’anno/che ci troviamo proprio scarso di tutto/perché non abbiamo rifatto niente, e/perciò questo resto se ne sono andati/per pagare aldri piccoli picci (5), a chi/una lire a chi cinque, e a chi dieci,//
e così si è sparpagliata la 50 lire./Io caro figlio voglio cercare piuttosto di/scemare il debito, e non accrescerlo tu/intando quanto poi a rimandare qual=/che cosa rimandalo, e scrivimi a chi deb=/bo darli, e ce li darò, io non mi incari=/co tanto per vivere noi, sebbene ripeto/che ci troviamo con un’aldra sola mesata/di spesa di mazzocche se pure, e poi/non abbiamo più niente, e se voglia=/mo uscire per un cucchiaio di sale/in prestito, o pure una libra (6) di fa=/rina non la troviamo, ma siccome tua/Madre a pigliato sei decine (7) di livori (8), e/stoppa a filare, e così chi ci da una/decina di farina, e chi un quarto (9)/di legumi, e con questo tiriamo a cam=/pare finché si può uscire in campa=/gna per guadagnarsi qualche cosa,/perché adesso ci troviamo assediati/primo per una quantità di acqua//
che a fatta per il passato, e dal giorno 21/la sera che fece una grossa nevata in/due ore ne fece da circa 30 centimetri, ed/ora non fa aldro che grosse gelate, e la ne=/ve sta intatta senza struggersi per nien=/te affatto, e quel che è peggio non ancora/abbiamo cavate le Barbabietole (10), se riuscia=/mo quest’anno a non morirci, non moriremo/più, del resto diceva Nicola Ciaglia 4 pa=/gnotte, ed una buona fiasca pigliamoci/il mondo come casca. Io non ti dico aldro/mi rallegro che godi ottima salute, noi ma=/lati non ci stiamo, ma nemmeno stiamo be=/ne, caramente ti saluto io, e tua Madre, ti/saluta Mariuccia essa sta afflitta per la/grave malatia di sua figlia difficile che/guarirà, e saluta pure suo Marito, ti saluta/Giovanni, e Pasquccia, la sua malatia va/sempre avanti, infine ripetendoti i nostri,/e Benedicendoti mi dico- Il Tuo aff[ezionatissim]o/Padre/Antonio Vasquenz (al margine sinistro è riportato: “ Scrivi qualche volda/ad Agostino, esso si/lagna assai.” n.d.a.).
Note
- Pizitt’ è il nomignolo dell’imprenditore edile Domenico Meogrossi, nato a Cerchio il 30 Marzo 1895 ed ivi deceduto il 16 settembre 1930 in seguito a ferite riportate da colpi di pistola, episodio accaduto nei pressi del cimitero comunale di Cerchio, dal socio imprenditore Isidoro Continenza (1883- ? ).
- E’ l’odierna San Benedetto dei Marsi in provincia dell’Aquila, l’antica Marruvium, il maggiore centro della nostra suba regione marsicana infatti, nel I secolo d.C. contava circa quarantamila abitanti.
- Mazzocche , granturco un po’ diverso dal mais in quanto ha i chicchi più grandi.
- Amministrazione Torlonia.
- Piccole cose, inezie.
- Libbra misura di peso pari a Kg. 0,320759. Amiconi F.:” I conti della fraterna di Santa maria delle Grazie di Corvarola e della Chiesa di Santa Maria di Piede Ponte di Cerchio (aq) (sec. XVi-XVIII)”, s.c.e (ma Stampa MCM, Carsoli) s.d. (ma 2006).
- Decina misura di perso pari a 10 libre. Amiconi F.:” I conti della Fraterna op.cit.”.
- In dialetto cerchiese “ i livr’ “ piccoli batuffoli di canapa. Vedi Museo Civico di Cerchio.
- Quarto o anche coppa.Misura di aridi, come già abbiamo riportato, pari a kg. 10,5 di grano sconcio, raso, pari a Litri 14: “[…]Il quarto di tomolo, che in alcuni casi si chiama coppa, è un cilindro largo dodici once e alto nove, la capacità è di once 1017,8761[…] Quando la coppa è piena, si dice rasa, se po, quando è piena e si prosegue a mettere sino ad un certo segno, come l’orzo, ghiande, ecc. si dice colma, ed allora occupa once 1.240[…]”, in “La Statistica” del regno di Napoli nel 1811” Tomo I, a cura di Domenico Demarco, Roma, Accademia dei Lincei, 1988. Amiconi F.:” I conti della Fraterna op.cit.”.
- Anche negli settanta del passato secolo accadde un fatto analogo furono costretti, infatti, vari agricoltori, nonostante sforzi proibitivi, a lasciare sul terreno quello che doveva essere la loro raccolta di barbabietole perché impossibilitati, dato il cattivo tempo, ad estrarle dal fondo.
“ Cerchio 1 Gennaio 1911/Caro figlio. Il giorno 29 scorso mese/ricevei la tua lettera in data 8 Dicembre/nella quale cè il rimprovero che mi fai per/causa che non ancora ai riceuta la rispo=/sta dell’uldima tua lettera per riguardo/a tutto questo ti dico che io non appena ri=/ceuta la tua lettera con le £ 50 perché/le lire 300 le aveva riceuto parecchi/giorni prima di essa, ma non ancora le/aveva toccate, non appena riceuta quel=/la io distribui la moneta, e subito dopo/tre, o quattro giorni ti fece risposta, e/non ricordi se ti risposi il giorno 25, o pu=/re il 26, ed in essa ti segnai il conto/della moneta stessa, mi restò a dare/qualchè cosa a Pietro d’Alesandro, e que-/sto fu a causa di… ( il resto del rigo è di disagevole lettura in quanto la scrittura capita proprio sulla piegatura del foglietto n.d.a.)/io non ricordo la cambialetta che ci fu/fatta da parte di lire 36, sono una de=/cina di giorni che venne esso in Cerchio/ed allora mi ricordai di tutto, mi disse/pure che aveva riceuta una lettera della/tua, in quel momento che esso venne/a casa io non potei darci niente e gli/dissi di pazientarsi che quanto prima//
gli sarebbe dato l’interesse per quest’anno/lui però sempre diceva che rivoleva tutte/le £ 36, il resto di ciò che ò dato ai aldri/sta riportato minutamente alla lettera che/ti rifeci come ti ò detto di sopra, anzi den=/tro la lettera ci volle mettere pure un bi=/glietto Pizitto, se qualora propriamente/non l’ai riceuta me lo farai sapere, e ti/rinvio di nuovo il conto. Mi rimproveri/pure che ò messo le Barbabietole, caro/figlio quello è un genere che secondo co=/me mi trovo io attrassato con l’Ammini=/stazione mi conviene seminarle, per/ogni anno, poche sì, ma niente nò, que=/st’anno sono state assai fiacche perché/non potei coldivare quando avevano/bisogno per causa della mia malatia/e pure 5 coppe di terra anno fruttato/ le 100 lire, e con esse pago un’annata,/senza di quelle non poteva riportar=/mi qualche poche mazzocche, perché con/dieci salme di grano che rifeci, me ne/feci ridare due (è stato corretto n.d.a.) salme per seminare/e restarono 8 salme, il fatto si è pe=/rò che le due salme per la semina//
dopo svecciato (1) con la machina ne rivennero/quattordici coppe, e le otto salme che lasciai/ a 17 conciate col crivello (2) ne anno rivenute/sei, e mezze a lire 33 sono lire 214, 50 cer=/tamente non poteva ottenere il ricaccio (3) ne/delle mazzocche, e nemmeno quello delle due/salme per la semina se non erano quelle poche Barbabietole, e per questo mi conviene/seminarle sempre, ripeto poche si, ma niente/no, la mia rovina è solo che mi trovo senza/nesuna bestia, a me non mi scomenta nien=/te la fatiga, ma mi rincresce solo il cami=/nare, e questo è che mi fa attrassare le facen-/de di campagna perché se vado un giorno/a piedi al Bacinetto debbo poi riguardare/tre, o quattro giorni senza poterci riandare/e questo è per causa dell’incomodo che mi/a lasciato la caduta che feci, e il Zincaro /Santuccio è già un anno che mi tiene in/canzona (4), e la bestia non ancora me la voluto/dare, finalmente il giorno 22 X[decem]bre mi dis=/se che la bestia sarebbe stata prondo ma vo=/le almeno la metà della moneta, e perciò non/ò potuto movermi, e sarebbe di grantissima(è stato corretto n.d.a.)//
necessità non solo per me, ma quanto ancora/per tua Madre che si trova sempre quasi/sempre malata e non può darmi nesuno aiuto/perché non può camminare a piedi, ed anche per/riportare qualche cosa per il fuoco, e tutt’al=/dro. Andai dal Notare come tu mi dicesti, e non/ce lo trovai, dopo queste feste ci riandrò; Per/riguardo alla rinuncia debbo prima informar=/mi e po te lo farò sapere, le mazzocche al Baci=/netto me le sequestrò il capo Squadra di S. Be=/nedetto, a quello non ci potei fare il riclamo per=/chè ci passa di mezzo il Magazziniere se era qual=/che aldra persona non ci poteva arrivare, a quel=/lo ò douto starmi fermo perché potevo darmi qual=/che prezzo alla terre. Agostino mi domanda sempre/la tua direzione scrivici qualche volta, e mandaci/qualche soldo, tutto è carità, e massimo verso i/carcerati, io non posso soccorrerlo nemmeno con un/centesimo. Noi di salute stiamo alquanto discreti, Ma=riuccia sta bene, ma la figlia difficile se la risolve/sono tre mesi che sta malata fortemente, la malatia/di Pasquccia va sempre peggiorando, essa forse morirà/senza farsene accorgere a nesuno, rispondi subito alla pre=/sente, e benedicendoti mi dico Il Tuo aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz (al margine sinistro si legge: “ Se voi scrivere ad Agostino ec-/co la direzione Augusto Vasquenz Condanna=/to nella reclusione di Viterbo/Provincia Roma “ n.d.a.).
Note
- Svecciatura è l’azione di togliere la veccia cioè le piantine dalle sementi di color nero.
- Crivello, grande setaccio di cuoio per pulire il grano ed affini dalle impurità. Nel Museo Civico di Cerchio se ne conservano due grandi, uno in cuoio ed uno in metallo, ed uno piccolo in cuoio. Nei crivelli in cuoio di colpo, immediatamente, ci si rende edotti dell’arte degli umili artigiani locali i quali inconsapevolmente ci hanno tramandato i segni che i nostri antenati, molti secoli fa, impressero nei dischi bronzei. Nelle raffigurazioni geometriche dei cerchi concentrici si notano le antiche reminiscenze storiche-culturali-antripologiche effigiate nei dischi di bronzo fucensi dell’VIII secolo a.C. rinvenuti in numero abbastanza cospicuo anche a Cerchio[…]Bisogna arguire, dunque, che, grosso modo, dal X° secolo a.C. fino alla prima metà del nostro secolo gli umili artigiani fucensi hanno perpetuamente ed indefessamente riportato anche, naturalmente con varie modificazioni[…]gli stesssi motivi, soltanto che, dal X° al II° sec. a.C., la sola classe egemone ha goduto appieno dell’alto significato culturale-religioso-propiziatorio-antropologico e, dal II° sec. d.C. fino alla Ia metà del XX° secolo d.C., invece la classe subalterna ne ha solamente perpetuato i disegni, le incisioni, svuotate ormai del loro significato intrinseco. Dalla seconda metà del nostro secolo invece, con l’avvento del post- industrialismo, neanche più i disegni vengono tramandati. Potenza del modernismo!” Amiconi F.:” La Marsica e la sua arte anticha I dischi bronzei fucensi”, Marsica Domani, N° 6/91 del 31.7.1991.
- E’ l’azione tipica di trasportare, in dialetto cerchiese “cacciare”, dal terreno, con l’ausilio del carro (a una stanga tirato da una coppia di buoi) o del carretto (a due stanghe tirato solitamene da un cavallo, asino, mulo), il grano: la vera ricchezza del contadino: l’oro bianco.
- Prendere in giro.
“ Cerchio 26 Febbraro 1911/Caro figlio col ritardo di dodici giorni rispondo alla tua lettera/ho tardato tando tempo per aspettare che mi fosse arrivata la mone=/ta, essa mi giunse il giorno 23 corrente e l’ho distribuita questo/come tu ai scritto, e ne Clarice, e nemmeno Pizitto a voluto far/restare un centesimo; a Pizitto gli ho saldato l’obbligo in denaro,/e ci ho dato in conto dell’obbligo di coppe 26 di grano £ 25, ora/l’(sic) del grano è restato a coppe 18 perché ce ne ho dato a ragione di/coppe 8, e questo che è restato per quest’anno non può pretendere/interesse, ma bensì le sole 18 coppe, come già esso te lo scrisse nel/suo biglietto, e conservalo perché potrebbe pigliare qualche equivo=/co e farci pagare le 26 coppe. Riguardo alle £ 50 che tu/ai rimandato a me non appena riceute dovetti mandare £ 35 a/Santuccio metà del prezzo di una giumenta che l’andai a pi=/gliare oggi sono 15 giorni perché impossibile poter sta=/re senza la bestia, ed aldre 35 glie le debbo dare il 26 Ago=/sto, sei lire l’o date per l’interesse a Pietro d’Alesandro/ di Collarmele, e otto lire ho pagato la ricchezza mobile (1) di/fucino, una lira è restata per me, ma tengo sequestri di fon=/diaria già fatti, tante aldre cose da pagare, e tua Madre ha/consumato tutte quelle scarpe che tu lasciasti, ed ora non può/uscire perché si trova scalza propriamente con le sole cal=/zette, ma ci è una cosa molto peggio; il Capo Squadra mi ha/citato per tutta l’intiera somma che sarebbero 100 £ e mi ha/chiesto due mesi di tempo, esso ha fatto questa citazione an=/tecipato per riportare di nuovo il Sequestro al Bacinetto, potrei/farci fare opposizione a tua Madre ed esso perderebbe le spese,/ma siccome ci passa di mezzo ( Il Sig:[no]r Domenico Il Magazzinie=/re ) e per questo mi conviene pagarlo,l perché il Magazzinie=/re mi potrebbe far levare anche le terre, perché ne ha già par=/lato col Rappresentante e facendoci conoscere che questo debito//
non è debito particolare, ma bensi è grano dato (è scritto sopra n.d.a.) per semina al Bacinetto, e per=ciò mi conviene inchinarci la testa, e pagarlo, io mi vergogno parlar=/ti in questo modo perché tu mi dici che ti trovi arrenato, e con/poco lavoro, ma certamente io pure debbo farti conoscere tutta/la posizione di nostra casa, ci sarebbe ancora da dirti ma per/non darti dispiacere lo tralascio perché tu mi rispondi a tutto/io debbo pensare per questi pagamenti? E perciò non te lo dico, ma che voi quest’anno abbiamo avuta una trista raccolda e/ci troviamo senza niente, ma non importa per campare perché/si va a giornata, e si mancia, ma il brutto è quello che si de=/ve pagare, e per noi ora non si trova nemmeno un soldo in cre=/dito perché non me lo danno, l’aldro mio pensiero è per pagare/le giornate delle Vaccine che debbo tenere a fucino, lasciamo/ora questa filastocca (2) perche è lunga. Mi ai parlato del Nota=/ro, due volte sono andato posatamente in Celano e non ce l’ho mai/trovato, quando prima ci riandrò. Per riguardo alla rinuncia/non ancora mi ho informato perché non ho avuto finora mez=/zi per poter andare da un’Avvocato, in un’aldra lettera te lo/farò sapere, ma credo però che verrà in tempo anche dopo la/mia Morte. Nella tua ci rilevo che godi ottima salute, io/me ne rallegro, riguardo alla nostra salute malati non ci stiamo,/ma nemmeno possiamo dire che ci abbiamo una salute perfet=/ta, perché tua Madre stà sempre con dolori viscerali, anzi tiene la pancia gonfia, ed io mi trovo con l’incomodo del male=/detto affanno di petto che mi a lasciato la malatia della caduta/che feci ormai è un’anno che non posso aggire tanto bene nel=/la fatiga, il camminare poi mi rincresce molto, è tanto che se/vado una volta a piedi senza poter fare niente. Mariuccia sta bene in/salute, ma la passione che tiene per Antonetta è per essa una/doppia Malatia, sono 5 mesi che la ragazza si trova malata,//
ma quattro mesi però sono che non si è potuto alzare più dalla cul=/la, è diventata con la faccia, e la pancia gonfia, e le braccia, e le co=/scie somigliano ad un cannevuccio (3) di canapa quando ci ai levata/la leppa (), non si tiene più dritta, e sono otto giorni che non mancia/più essa si ciba con acqua, latte, e medicine, e con tutto di que=/sto tiene una lingua che fa stono a chiunque la sente, se pas=/sa quella malatia e se la resolve è propriamente un miracolo se Pasquccia guarisce, ma invece però/il Padre Eterno non farà più miracoli e per questo ne l’una,/e nemmeno l’aldra potrà guarire perché vanno sempre a/peggiorare. Mariuccia manda la fotografia sua, e quella di/Antonetta, Mariuccia è venuta con la bocca aperta, ma quel=lo è stato che si incontrò a parlare con la ragazza, perché non/voleva starsi ferma, Pasquccia pure voleva farsi fotografare//
ma non ha potuto per mancanza di moneta, Mariuccia nemmeno/avrebbe fatta questa spesa, ma per farla conoscere al Padre, ed anche/perché se more, vol tenerla anche essa presente per memoria./Non più mi dilungo perché è tardi, ed ho sonno passo a darti i/miei cordiali saluti, come pure quei di tua Madre, Mariuccia, e/Antonetta ti salutano, come pure ti saluta Giovanni, daparte/ti saluta Pasquccia, da parte di noi tutti ci saluterai anche/Vincenzo. Io non so come te la passi col tuo fratello Tommaso,/se te ce la passi in buona armonia mi ci darai tanti, e poi tan=/ti saluti, io spero che state in bona armonia, ma poco lo credo,/intando fammelo sapere, e fammi sapere pure in che stato si/trova. Torno dinuovo a salutarti, rispondimi subito, ed inviand=/dovi la Paterna Benedizzione mi dico. Il Tuo aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz”.
Note
- Ricchezza mobile, imposta diretta che colpisce tutti i redditi di ricchezza mobile esistenti nello stato. Approvata il 30 gennatio 1864 entrò in vigore il 14 luglio 1864 su iniziativa del ministro delle finanze Quintino Sella (1827-1884). Con la rforma tributaria del 1973, entrata in vigore il 1 gennaio 1974, l’imposta di ricchezza mobile è stata abolita e sostituita dall’Irpef.
- Filastrocca.
- Canovaccio di canapa.
- Lep filo di canapa.
“ Cerchio, 17 Marzo 1911- Caro Figlio/Con sommo mio rammarico, e di tutta la nostra famiglia ti dico/con la presente l’infausta notizia della morte della tua Sorel=/la Pasquccia avvenuta il giorno dieci corrente, alla mezza/dopo mezzo giorno, confortata da tutti i divini Sacramenti/pacificamente rese la Benedetta anima sua nelle braccia/del Signore lasciandoci afflitti, e sconsolati per la perdita/di una da noi tanta amata, ma non è così però dalla Suo =/cera, e dal suo Marito che qui appresso ti farò consapevole di/tutto. Tu intando consolati come ci abbiamo consolati noi, in pri=/mo perché fece una morte così bella, posso dire che morì informa/di Angelo, nel raccomandarci l’anima essa si faceva la croce ogni/volta che il Sacerdote dava la Benedizione, infine domandò se quan=/do aldro tempo ci era a morire, ed esclamò, ho quanto è lunga! Ed/all’istante spirò(è stato corretto n.d.a.) senza farcene nemmeno accorgere (è scritto sopra n.d.a.). Il secondo motivo posso assicurarti che l’anno fat=/ta morire di debolezza, ed anche di crepacuore, e per questo noi ci/abbiamo consolati, e così persuaditi anche tu, e consolatene per=/che a finito di patire, e di tribulare nelle mani di quella gen=/te ingrate, senza cuore e senza passione. Passo ora a raccontarti/tutte le ingratitudini che il marito, e la Suocera ci anno fatte, non so=/lo in vita, ma anche dopo morta. Non appena ritornato il Marito per/pochi giorni seguitò a custodirla come prima, quando a veduto che/la malatia era inguaribile non l’a più curata, non ci à pigliato/più un soldo di latte, non più un soldo di vino, non più una mez=/za libra di Carne, è stata costretta di rimangiare i cibi corren=ti che mangiavano essi, schifata dal marito, e dalla Suocera, la/cucchiara (1), la forchetta, il piatto, e la bocaletta (2) con l’acqua/da parte, senza che essa avesse potuto andare a pigliarsi l’acqua/nella conca (3) e bevere col maniere (4), segnalate tutte le cose per/timore che non si avesse pigliato qualche mezzo chilo di maz-/zocche e cambiarsele con qualche mela, o pera, lasciata,//
molti, e molti giorni sola senza lasciarci qualche cosa da man/ciare, qualche giorno che la sapeva tua Madre ci andava, e/ci portava qualche cosa, e quanto non sapeva niente passava/le giornate senza manciare, e tante, e tante aldre cose che io/le tralascio, e questo perché lo faceva? Lo faceva acciochè essa mi/avesse forzato a me, e gli avesse ridato le duecento lire, e gli a=/vesse finito di darli la dote, se tutto questo io lo avessi saputo/prima, così malata come si trovava me la sarei riportata con/me, essa diceva a tutti che gli volevano bene, e che non ci faceva=/no mancare niente, ma questo però lo diceva per non essere ab=/bandonata totalmente, basta dirti che la matina dei dieci si/confessò, e dopo portata la comunione lascio la felice mem=/moria (5) quasi agonizzante e se ne andò a vancare (6) senza trovar=/si presente quanto spirò, più volte mi domandò se era ritor=/nato Giovanni ma chi te lo dà? Dopo ritornato la trovò morta/non fu uomo di andarci in faccia, e nemmeno di buttare/una lacrima, ne esso, e nemmeno la sua Madre, ma pensò/solo a dare ordine alla figlia di Bazziere di farci levare/gli orecchini nelle orecchie nascostamente da noi, e siccome/la felice memoria si aveva più volte raccomandata a Mari=/uccia dicendoci che non l’avesse abbandonata e che non ci/avesse fatto levare niente ma che l’avesse vestita come ave=/va uscita da casa, pure con tutto questo la figlia di Baz=/ziere nel mentre la stavano a mettere nella cassa ebbe la/temerità strappargli gli orecchini dalle orecchie la matina/io scoppai la cassa (7) e vedento che no ci erano gli obligai/a farceli rimettere, non basta questo ci è ancora da dire/di più sensibile, siccome che in quel giorno si incontrò la/casualità che il Prete (8) doveva fare due funerali, uno/per la felice memoria, e l’aldro per Giuseppe Antidormi//
osia Pompei, essendo un solo prete non poteva fare due fun/zioni, mi disse così, oggi si funziona per il morto, e lunedì/per la morta, o pure se sei contendo applicherò la messa di/oggi per tutti due, e la messa di lunedì anche per tutti due/io gli risposi di sì, e fece sapere per mezzo di Brizio che la riu=/scita (9) non poteva farsi lunedì perché ci era il funerale da far=/si, la risposta di Brizio fu che la riuscita si faceva il set=/timo giorno (10), la Domenica ad un’ora tardi seppe per casua=/lità che si faceva la riuscita, e siccome ne noi e nemmeno/nesuno dei nostri Parenti, per assicurarmi mandai Mariuccia/la tua Cuggina a domandarlo ad esso sai cosa ci rispose (io/fò la riuscita domani, se loro non si trovano comodi se la/facciano per conto loro, a comodo loro,) esso, e la stega(sic)/sua Madre aveva avvisati solo uno, o due parenti suoi,/senza avvisare nesuno dei nostri sempre per causa dei orec=/chini, e poi voleva che noi di casa, ed i nostri parenti fossi=/mo andati nella sua casa a pigliarlo e portarlo in chiesa,/tutto questo non era convenienza la nostra, io non feci aldro/chiamai all’improvviso pochi parenti, e tutti i nostri vici=/ni andammo alla messa e riuscito dalla Chiesa ritornammo/tutti a casa, esso si è insuperbito per questo, e a detto che/non voleva essere più chiamato da noi e che veggo che/cosa posso fare per le 200 £. Non posso più scrivere, e ti prego/leggere più volte la presente perché vi sono dei errori, e man=/cano dei punti, e delle virgole perciò bisogna rifletterla più/volte, ci sarebbero tante aldre cose da dire su questo ma/nel mentre steva scrivendo mi hanno sfuggito di mente/solo ti dico di non trattarlo più ne per amico, e nem=//
meno per cognato, ma bensì ritenerlo per il primo/inemico capitale del mondo./Voglio dirti un proverbio che dice vano gli antichi ed/è questo: L’uomo con i peli rossi non lo portare in/casa se non lo conosci. Ed un aldro è questo./Per conoscere ben una persona ti ci devi mancia=/re un tomolo di sale insieme./Possiamo quasi dire che tu ci ai bazzicato un bel po=/co di tempo insieme, e forse lo avrai consumato un/buona quantità di sale con esso e non ancora lo ai/scoverto che persona è quello, se io lo avessi conosciu=/to prima non ci avrei data la felice memoria nemme=/no se avesse tenuto un milione alla Posta (11), del resto/è fatto, e non può più ripararcesi, Pasquccia possa sta=/re alla Gloria del Paradiso, ed essi possano pagare tuttociò/che ci anno fatto di male./Passo a darti i miei più cari saluti, come pure quei/di tua Madre, e di tua Sorella Mariuccia, da par=/te di noi saluterai ancora Vincenzo, ed in particola/re lo saluta sua Moglie Mariuccia, dammi sapere/qualchè cosa di tuo fratello Tommaso, ripentendoti i/miei, con la S.[anta] Benedizzione mi dico/Il Tuo aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz (al margine sinistro è riportato alla rovescia la seguente scritta: “ Sig.[no]r Angelo/Vasquenz” n.d.a.).
“ Caro figlio la tua Nipote Mariet=/ta sta benissimo essa tiene la Balia/di Ajelli (11), e la manda alla scuola alle/Monache(12), tua Madre, e tua Sorella/l’anno andata a trovare una volta/ad Ajelli quando faranno i tempi/buoni ci riandranno un’aldra vol=/ta, con Giovanni però non ci chiamia=/mo, la messa alla felice memoria di/Pasquccia ce l’ò fatta dire, ma se ve=/di la ragazza pare una di 5 anni-/ripeto i saluti, e scrivimi subito”
“America/ M[iste]r Vincenzo di Domenico/Republic Pa. Fayette Cp:/Box 152/U.S.A.”
Note
- Cucchiaio.
- Bocaletta è il caratteristico recipiente in terracotta sia smaltata che non recante un manico.
- E’ la caratteristica conca abruzzese in rame. Ve ne erano di due tipi: quello più antico aveva una forma cilindrica quello più moderno invece, aveva una forma ad ics somigliante, a prima vista, ad un busto di una formosa donna abruzzese. Un esemplare, del primo tipo, è conservato nel Museo Civico di Cerchio.
- E’ il caratteristico mestolo in rame che si usava per bere l’acqua potabile conservata nella descritta conca. Vedi nota 3.
- Felice memoria. È la defunta Vasquenz Pasqua.
- E’ il tipico strumento ferreo a forma di lettera a “V” che serviva per smuovere il terreno, vangare, che poi doveva essere seminato. Nel Museo Civico di Cerchio se ne conservano vari tipi.
- Molto probabilmente doveva essere don Leonida Settimio Marinucci, parroco di Cerchio dal 1906 al 15 Maggio 1913 anche se in realtà resse la parrocchia di Cerchio fino al mese di giugno del 1912 in quanto Don Antonio Antonangeli, mansionario ed economo della cattedrale di Pescina, svolse la sua attività pastorale a Cerchio dal mese di luglio 1912 al mese di giugno del 1913. Entrambi morirono nella catastrofica mattinata del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915: il primo aveva circa 40 anni di età infatti, era nato a Celano il 15 marzo 1875 ed il secondo invece aveva circa 32 anni infatti, era nato a Pescina il 12 aprile 1883. Dal 13 novembre 1913 fino al 1955 fu arciprete di Cerchio don Salvatore Relleva.
- Riuscita manifestazione religiosa funebre che si svolgeva esattamente sette giorni dopo il funerale: praticamente era la messa in suffragio della defunta che categoricamente si doveva svolgere, senza alcuna eccezione, sette giorni dopo. Nell’antichità i parenti più stretti del “de cuis” non potevano svolgere alcuna attività nemmeno la preparazione dei cibi per il loro sostentamento i cibi, infatti, venivano somministrati dagli altri parenti né, questi, potevano uscire di casa né tantomeno svolgere qualsiasi attività lavorativa: si fermava tutto. Avvenuta la “riuscita” tutto ritornava alla normalità: potevano uscire di casa, ritornare al lavoro, riprendere tutte le attività sospese per il triste avvenimento.
- Tomolo misura di aridi pari ad 1/3 di Soma ( o salma). “[…] La Soma, contiene tre tomoli, ossia dodici coppe[…]”. Amiconi F.: ” I conti della Fraterna op.cit.”.
- Ufficio postale di Cerchio.
- E’ l’odierno paese di Aielli posto in provincia dell’Aquila ad 1.021 metri s.l.m. In seguito al sisma del 13.1.1915 una parte del borgo antico fu costruito più a valle nei pressi della stazione ferroviaria del tronco Roma-Sulmona assumendo, tale frazione, il nome di Aielli Stazione. Nel paese di Aielli sono nati illustri personaggi quali senz’altro furono i vescovi Gentile di Aielli (13 ?-14 ?), Mons. PIetro Janitella (13 ?- post 1447), i Generali Celestini Pietro di Aielli (15 ?-1606) e Francesco Macerola di Aielli (15 ?-1640 ), lo storico canonico Andrea Di Pietro (1806-1874) e l’astronomo Filippo Angelitti ( 1856- 1931). Amiconi F.:” Homines Novi (Aielli e Cerchio nei secc. XIV-XVI) Note”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 116, AnnoXIII, 2010.
- Sono le suore di Santa Maria di Antida che si insiedarono nel ridente comune di Aielli nel 1883. Novantacinquanni anni dopo, il 28 aprile 1928, fu inaugurato l’Asilo Infantile di Cerchio la cui gestione fu affidata allo stesso ordine delle Reverende Suore della Carità di Santa Maria Antida. Le quali, settant’anni dopo, il 13 agosto 1998, terminarono la loro missione altamente educativa presso la scuola dell’infanzia trasferendosi nel limitrofo paese di Aielli Stazione. Notiamo da parte degli appartenenti al clan Vasquenz l’amore che questi nutrivano verso l’educazione scolastica, nel nostro caso, verso la nipotina Marietta.
“ Cerchio 1 Maggio 1911/Caro figlio bramerei sapere se per qual/fine sei così trascurato a scrivermi, e risponde=/re alle mie lettere, ricevei una tua lettera un giorno do=/po quella c he mandasti a Mariuccia, e siccome/in quel momento proprio stava facendo la rispo=/sta di Mariuccia e così risposi anche a te con/pochi righi a piedi la lettera sua, e la lettera che/ieri scrisse Vincenzo a Mariuccia a me mi à/fatto molto impensierire, à scritto una lettera/che non parla niente di te, la lettera che io ti/mandai con l’indirizzo di Vincenzo nella quale/ti faceva sapere la morte di Pasquccia la indiriz=/zai ad esso perché non sapeva il numero della tua/Box, e tu intando non mi ai fatto risposta, con/questo biglietto ti fò sapere che io mi trovo con/discreta salute, tua Madre però da circa tre mesi/fa si trova con una malatia che non guarirà,/essa tiene tutti i giorni forti dolori di viscere,/e la pancia, e lo stomaco confio, e non può man=/ciare affatto, e quel che è peggio non vole farsi/visitare dal Medico perché non può farsi la/cura, e non può andare allo Speziale (1) a pigliar=/si le medicine che esso ci ordina perché si debbo=/no pagare a prondi contanti, per ogni poco tem=//
po si piglia qualche purga ma non ci di cono=/sce nesuno miglioramento; Io so che quel porco/di Giovanni ti a scritto una lettera contro di noi/io bramerei che me la mandassi per mia norma/ e curiosità, intando però tu non dargli retta alle/sue ciarle perché tuttociò che dice è tutto falso,/infame, e traditore che esso è. Nella lettera di/Vincenzo di rilevo che godi buona salute, noi ci/rallegriamo, avrei tante cose da dirti ma/vado di fretta, scrivi spesso, e rispondi sempre/alle mie lettere. Passo a salutari io, tua Madre,/e tua Sorella, come pure saluterai da parte no=/stra Vincenzo, e ripetendoti di mandarmi quella/lettera che sopra ti ò detto, con affetto mi dico-/Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz”.
Note
- Sicuramente è il farmacista Continenza Gaetano (Giovanni Gaetano), nato a Cerchio il 28 ottobre 1847 ed ivi deceduto l’11 novembre 1919. Questi insieme con proprio figlio Domenico fondò a Cerchio, il 5 gennaio 1915 la cassa rurale “ Progresso e Lavoro” Società Cooperativa in nome collettivo composta da 127 soci di cui Gaetano Continenza ne era presidente. Vedi qui in cronologia.
“ Cerchio 10 Maggio 1911/Mio caro figlio, Non appena riceuta la tua da/molto tempo da me aspettata, senza attrassare (1) un minuto ven/go a farti risposta, e dirti che nella tua ci rilevo l’aspro rim=/provero che mi fai dicendomi che sono vecchio, e che non ho ancora/messo i sentimenti, ed io ti dico che con quel falso temerario ti ci sei/allevato insieme e non ancora te lo ai imparato a conoscere, ti dico/pure che tu credi alle imposture di quello che à detto che voleva scri=/vere a te acciocchè tu non avessi scritto più a me, e non già alla veri=/tà mia, è vero che io feci la comedia dentro la Chiesa, ma fù poco/ciò che feci, doveva farla più grande, la colpa fù causa la sua, e non/la mia, lasciamo stare questo perché se lo voi capire te l’ò scritto an=/che con aldra lettera, andiamo alla riuscita, ci saresti andato tu nel=/la sua casa a pigliarli e portali in Chiesa, e poi riportali nella ca=/sa senza essere stato invitato (è scritto sopra n.d.a.) o sia avvisato che in quel giorno si faceva la riu=/scita, e non solo non fummo avvisato noi, ma non avvisarono neme=/no nesuna dei nostri parenti, come ci potevamo andare alla casa? e poi/chi andavamo a consolare? Andavano a consolare quei che due giorni/prima avevano detto in pubblico di tutti ( fosse domani che entrasse la/Croce a casa)(2) scrivi un biglietto a Zia Domenicuccia ed informati un po=/co da esse di questo che di sopra ti ò detto, e vedrai cosa ti risponde, mi ai/detto ancora che non credi che il marito abbia avuto il cuore cattivo verso/la Moglie, ce lo à avuto abbastanza, e quello non solo è morta di ma=/latia, ma è morta ancora di debolezza, e di crepacuore, dico di debolezza/perché da più di due mesi prima di morire non gli anno dato più ne un/soldo di latte, e nemmeno più un bichiere di vino, dico di crepacuore/perché come gli cercava qualche cosa che gli faceva bisogno esso gli ri=/spondeva (non tenco i soldi, fatti dare quello che ti deve dare tuo Pa=//
dre e te lo comprerò, come ha accomodato Angelino perché non ti a/finto di dare la dote a te? Mi ho pigliata la mula (3) io) ti pare/a te che sia una bella affezione di marito questo? La Moglie a/letto moribonda, la Madre se ne andava a dormire, ed esso andava a/giuocare a Tombola, la Moglie col Prete vicino al letto ed esso se ne an=/diete a vancare, nel ritorno che fece non ebbe creanza di avvicinarcesi/e prenderci almeno la mano, senza neppure buttare una lacrima, e pu=/re ha avuta la temerità di scrivere contro di noi, ma quello che a fatto esso/però non l’a scritto, del resto credici pure, io però l’ò rinunciato da genere/perché esso stesso ci à detto che nesuno di noi lo chiamasse perché non/ci risponde. Mi rimproveri perché ò domandato di Tommaso, io non l’ò/domandato per qualche fine, solo per sapere che cosa fa, e come se la possa,/io non so come ve la passate tra voi, Per riguardo al Notare te l’ò scrit=/to anche un aldra, ci sono andato due volte e non l’ò mai trova=/to, quando prima ci rivado e mi informerò della rinuncia, e gli do=/manderò anche la copia. Passiamo ai affari di famiglia, io mi ralle=/gro sentire che tu stai bene in salute, ma io però ne dubbito per=/chè la lettera ultima che scrisse Vincenzo mi fece un poco sensa=/zione, e questa di oggi non è tuo carattere, la mia salute è fragile/come sempre te l’ò detto, ma tua Madre sta gravemente malata da/circa due mesi, e forse anche di più, essa non sta a letto, si alza/fa qualche piccolo servizio, ma la malatia ci crescerà ancora perché/tiene la pancia gonfia fino allo stomaco, e sempre coi dolori di/viscere, non si à fatto visitare al medico causa che poi non/può fare la cura che gli ordina per l’impotenza che non/possiamo spendere un soldo, ne per le medicine e nemmeno/per sostenersi, perché ci troviamo sprovisto di ogni co=/sa, e perché si è divulgato che io non posseggo più niente/segue il biglietto//
non posso andare a nesuna persona in pre=/stito nemmeno per un soldo perché non me lo/danno, e così stiamo a menare una vita che/si può paragonare a quella di Isidoro Ninuccia (4)/che quando si guadagna qual che tozzo di pane/se lo mancia, e quando non a niente digiuna, ma/almeno non tiene fatighe da fare, a me le fave, ed/il grano stanno rincalzati da papaveri, giornate/non ne posso tenere, sono circa 15 giorni che fa/freddo, vento, ed acqua e non si possono sarchiare (5),/ed ecco preparata la seconda cattiva raccolda (6)/peggio dell’anno scorso. Non voglio più di luncar=//
mi perché è abbastanza lunca, ma mi ò ricordato di un’al=/dra parola nella tua lettera che mi dice che stò scrive=/re cose che non le dovrei scrivere, io te l’ò dovuto scrive=/re e mi è convenuto ripeterle con questa per giustifi-/care le mie raggioni, io te l’ò scritto dopo che esso à/parlato di scrivere contro di me, del resto questo è una/ricetta che non si ripeterà più. Passo a salutarti co’/tua Madre, e tua Sorella, e così saluterai ancora/Vincenzo, e gli dirai che io sono, andato a rimprove=/rare Mariuccia per causa delle lettere, ed essa mi/a risposto che come ti fa sentire le lettere sue, ti/facesse sentire anche quelle che scrive esso, anzi a me/le à fatte leggere, e sono molte brutte, rinnovo/i saluti e mi dico-/Il Tuo Affe:[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz”.
Note
- Senza perdere tempo.
- Significante che la moribonda Vasquenz Pasqua doveva morire al più presto: domani.
- Mula, povera in canna, senza nulla: nuda e cruda.
- In dialetto “Sidor’ Ninucc’ “: il più povero di Cerchio ed anche il più sprovveduto.
- Pulire con la zappa le erbacce infestanti la coltivazione delle fave e delle lenticchie.
- La raccolta in dialetto cerchiese “la raccota”. Era (ed è) il periodo in cui ogni agricoltore raccoglieva ( e raccoglie) dalla terra e dalle piante il frutto scaturito dal loro annuale ciclo lavorativo.
“ Cerchio 17 Giugno 1911/Caro figlio/Con somma consolazione il giorno 16 corrente/ricevei la tua lettera nella quale rilevo il tuo/perfetto stato di salute e me ne rallegro somma=/mente, io pure finora posso ringraziare il Si=/gnore in paragone di come dovrei stare, e dietro/l’incomodo che mi lasciò nel petto la grave cadu/ta dell’anno scorso pure mi difendo benissimo/nel fare gli affari di campagna, il solo cammi=/nare mi da molto fastidio, ed è impossibilissimo/che potessi andare a piedi nel Bacinetto (1), adesso/però mi trovo senza il carretto (2) perché le ruote/si anno finito di rompere e mi conviene farle/rifare nuove, sono quindici giorni che le ho/ordinate ad un fagocchio (3) che si trova in Pesci=/na (4) e compinammo per il prezzo di 75 lire e me/le deve riconsegnare il giorno 10 Luglio salvo/però se dice la verità, sebben tiene 15 lire di/caparra. (5) Tua Sorella pure si trova con perfetta sa=/lute. Riguardo poi a tua Madre la malatia che tie=/ne è assai pericolosa, e assaissimo spendiosa, il Me=/dico gli à ordinato oldre alla medicina, deve/manciare, cicoria soffritta con lo strutto, cipolle/soffritte anche con lo strutto, latte quanti più ne/tiene, cafè imbottigliato che ogni bottiglia con=//
tiene quasi meno di due bicchieri e costa due lire/e venticinque centesimi l’una, ed ova crude, e/il pane, la carne, la pasta, ed anche bevere/il vino, figurati tu come è diventata che pare/una legna seccata al forno, tiene la sola pan=/cia grossa che pare che sia gravida di nove mesi./Di questa malatia con l’acqua nel corpo ci sono/stati due aldri casi in Cerchio, una è stata la mo=/glie di Felicitto Ciaralli, e l’aldro Rocchitto pro=/ietti che ci ritornò dall’America, questi però/anno andati all’Ospedale a Roma ed anno gua=/riti, mandarla io a Roma è cosa impossibile, con/chè la sostengo? Ci vorrebbero almeno due, o tre/ cento lire disponibile, dove si pigliano, ricevu=/te le lire 2000 che mi ai rimandato, doveva pagare/un[a] salma di grano che aveva pigliato alla Signora (6)/da molto tempo fa, e mezza aldra ne ò pigliata/oggi sessanta lire, doveva pagare parecchie giorna=/te della mondatura(7) del grano, e sarchiatura delle fa=/ve, e tanti aldri oggetti, insomma ho restato con/una ventina di lire e questo l’ò dato a tua Ma=/dre a ciò si compra il necessario che ci bisogna,/perché tuttociò che ci serve per il suo sostenta=/mento è tutto da comprare, anche le ova, perché/teniamo sei galline, non ci fetano (8) un ovo, e sta=//
no un soldo e mezzo l’uno, io farò tutto quello che/potrò farci, ed anche cercherò di farci dipiù di/quello che posso, e poi abbiamo fiducia al glorio=/so S. Rocco (9), e speriamo voglia liberarla./Non credere però che tua Madre stia a letto, no es=/sa si alza, mette qualche punto ai panni, ma male/a pena tiene forza di andare a cogliere una ci=/polla all’orto, e di andare alla messa, possiamo/dire che stentamente si regge all’impiedi per=/chè e da molto tempo che si trova malata, del/resto ripeto faccia Iddio, e S. Rocco./Nelle lettere scorse mi parlasti più volte della/rinuncia, ieri andai appositamente a Pescina per/consigliarmi con l’avvocato per questa faccenda,/esso mi rispose che la rinuncia fatta primo la mia/morte è inutile, la rinuncia è valida dopo il/decesso della persona che si vole rinunciare, e si/fa in questo modo./La persona che vole fare la rinuncia si pre=/senta al Cancelliere della Pretura e gli di=/ce. Il giorno tale è morto mio Padre io ci/rinuncio totalmente all’asso Paterno debi=/to, e capitale; e trovandoti ancora in Ame=/rica lo potrai fare al Console, ed esso la/rimetterà alla Pretura speriamo però che//
alla mia morte vi trovate tutti presenti, ma sa=/rà molto difficile che il Signore voglia conceder=/mi tanto aldro tempo, del resto quando mi chiama/la Gogna che vado, e non ci è rimedio./Riguardo alla campagna il grano si vede discre=/to ma non ancora è pieno, i cordeschi (10) però sono di/Cattiva qualità, le fave tutte con i polci (11), e le/mazzocche, ed i faggioli sono assai fiacchi, e non/possiamo arrivare a polizarli (12) dalla troppa erba/che ci sta quet’anno, basta dirti che per sarchiare/5 coppe di terra a fave nel Bacinetto se ne sono an=/date 20 giornate, e nemmeno le potei finire in/ultimo dovette mondarle con le mani, quest’anno/al bacinetto invece della roba ci sono stati semina=/ti i papaveri. Non più mi dilungo passo a darti/i miei più distinti saluti, come pure di tua/madre, e di tua Sorella Mariuccia, e da parte di/noi tre darai pure tanti saluti a Vincenzo, la mo=/glie di Vincenzo Pantano ti saluta, e distintamen=/te saluta suo marito. Agostino ancora si trova a/Viterbo non ti a risposto per mancanza di direzione sono/parecchi giorni che me l’a chiesta, io per non sbagliare/ ci mandai quella di Vincenzo, esso scriverà a te, e l’in=/dirizzo va a Vincenzo, non ti affondare se non la di=/rigge a te perché sono stato io che l’ò diretto così/E ripeto i miei, e Benedicendoti mi dico-/Il Tuo Aff:[ezionatissi]mo Padre Antonio Vaquenz”.
Note
- Da come abbiamo già visto tale località fucense era distante da Cerchio circa 4-5-chilometri e, quindi, per il sessantottenne Vasquenz Antonio il solo tragitto di andata e ritorno era una bella sfacchinata in più ci si metta anche il duro lavoro dei campi: non cè che dire!
- E’ il tipico carro ligneo a due stanghe tirato generalmente da un solo equino (cavallo, mulo, asino) qualche volta, ma di rado anche da un bovide (mucca). Esisteva a Cerchio anche un altro carro ligneo però ad una sola stanga tirato, sempre, da un paio di mucche. Nel Museo Civico di Cerchio sono poste in mostra due ruote lignee del citato carro.
- Facocchio, carradore. Fino a qualche decennio fa esisteva ancora a Cerchio l’officina dell’ultimo facocchio : Armando Pisegna. E’ posto in mostra di questa officina, nel locale Museo Civico di Cerchio, il tornio ligneo con le relative fotografie dei titolari e dei lavoranti.
- E’ l’odierna città di Pescina in provincia dell’Aquila. Qui sono nati illustri personaggi quali furono lo statista cardinale Pietro Mazzarino (1602-1661), lo storico archeologo Luigi Colantoni ( 1843-1925), lo scrittore Ignazio Silone 1900-1978) solo per citarne alcuni. E’ stata la sede ufficiale della diocesi dei Marsi dal 1580 fino al teremoto del 13.1. 1915 infatti, con la bolla In suprema dignitatis apostolicae specula, emanata, per volontà di Papa Gregorio XIII, il 1 gennaio 1580, si rese ufficiale il trasferimento della sede della Diocesi dei Marsi da San Benedetto alla città di Pescina. Dal citato terremoto poi è stata definitivamente trasferita nella città di Avezzano.
- La caparra è il pegno in denaro che si dà alla conclusone di un contratto come garanzia dell’adempimento, e che si perde in caso d’inadempienza.
- Non sappiamo se la citata Signora sia Angela Maria de Baroni Pietropaoli, nata Goriano Valle (AQ) l’11 Aprile 1832 e deceduta a Cerchio il 3 Gennaio 1915, madre del citato Venanzio d’Amore Fracassi il Giovane.
- Mondatura o monnatura pulire con la zappetta, nei mesi di aprile e maggio, il grano dalle erbacce infestanti: “Crispon’”, papaveri, cicorie,” lass’n’ “ (fiori gialli) ecc.
- Fetare è l’azione di fare l’uovo.
- San Rocco speciale protettore degli ammalati. Si festeggia ancora oggi a Cerchio, il primo, sabato, domenica e lunedì di settembre, nella tre giorni festiva a in onore della Madonna delle Grazie. Prima, invece, si festeggiava l’ultima settimana di settembre insieme anche con la Madonna Addolorata.
- Cordeschi forse piante “r’nasc’ticc’ ”.
- Sono le pulci.
- Polizarli sicuramente è l’azione di ripulitura.
“ Cerchio 11 Luglio 1911/Caro figlio venco a scriverti la presente/per ottenere una sollecitissima risposta./Con questa di fò sapere che io, e tua sorel=/la ci troviamo bene in salute, tua Madre/si trova ancora lostesso, non si conosce mi=/glioramento affatto, nella risposta che mi fai/spero sentire buone notizie di te e di tuo/Cognato Vincenzo. Oggi si è principiato a/mietere, la giornata dei mietitori costa mol=/to cara, primo perché domina da parecchi/giorni una fortissima tramontana che è/cosa da non potersi rappresentare, ed è as=/sai fredda, in secondo luogo ogni campa=/role si affrettta a raccogliere il grano/perché il giorno 4 Luglio una tempesto=/sa nuvola desolò totalmente la cam=/pagna di Lecce (1), ed in parte quella di/Menaforno(2), ed Ortucchio(3), speriamo che Id=/dio voglia scamparci da simile disgra=/zia—Ora con questa mia ti dico/che tu deve fare una letera a tua Ma=/dre senza busta però, devi farla ad un foglio di Carta grande ed incopparla(4)/senza busta come quella che facesti a/Mariuccia l’anno scorso, e la farai pro=//
priamente come qui sotto io te la scrivo,/ed a fare questa lettera non devi ritardare/nemmeno un giorno, ma devi farla non ap=/pena riceuta la presente, anzi potrai met=/terci pure la data di tre, o quattro gior=/ni avanti da quela che tu la scrivi, la/scriverai come questa qui sottoscritta./Mia Cara Madre/E’ molto tempo che io ti rimandai la/moneta acciocchè mi avessi comprata una/bestia, e mi avessi fatto raccomodare/ lo (segue una vistosa cancellatura n.d.a.) lo sciarabà (5) e tu non anco=/ra mi fai sapere niente (segue una cancellatura n.d.a.) solo mi ai detto che (è scritto sopra n.d.a.)ai comprata una giumenta per conseguenza/ e non ancora (segue un’altra cancellatura n.d.a.) mi ai/fatto raccomodarlo lo/sciarabà, ti raccomando non perdere tem=/po a farmelo accomodare perché il mio/ritorno forse sarà frà (è stato corretto n.d.a.) breve tempo,/ed io non voglio andare a lavorare la/terra con la vanca, ma voglio inge=/gnarmi con aldra industria per guada/gnare da vivere per me, e per te, fammi sape=/re pure se cosa ci ai fatto seminare nel=/la terra al Bacinetto, se ci ai seminato//
qualchè poche di fave cerca il modo,/e la maniera di riportartene qualche/mezza salma acciocchè poi governar=/mi bene la giumenta, perché io son/sicura che te lo faranno depositare/al Casotto (6) per causa del debito che/ci stà con l’Amministrazione tu cer=/ca di nascondere qualche poche,/che qualora per caggione della tua mala=/tia non potessi aggire, o pure non ti sa=/pessi regolare col Fagocchio tanto per/il partito, come pure per vedere se il lavo=/ro è fatto bene, o nò, allora o fa aggi=/re mio Padre, o pure il mio Zio Carmi=/ne (7), ma è sempre meglio perciò che facessi/aggire mio Padre perché è un poco/più capace-/La direzione Sig.[no]r/Maria Domenica Meogrossi (8)/fu Salvatore/Cerchio/Ti raccomando però di scriverla//
subito, e senza busta, e farmela perve=/nire quando più presto sia possibile/e bada non sbagliare dove io per corregger=/la gli ò fatto quelle cassature./Non più mi dilungo ti saluto io, tua/Madre, e Mariuccia, come pure da/parte nostra saluterai Vincenzo, e/Benedicendoti mi dico—-/Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz”.
Note
- E’ l’odierna Lecce nei Marsi in provincia dell’Aquila. Qui nacque intorno al 1420 il grande pittore Andrea De Litio “ Andrea pentore da Leccia” o Andrea Delitio. Le sue opere sono collocate in Abruzzo, in Italia ed all’estero in chiese, collezioni private ed in musei. Della sua arte si sono interessati esimi critici d’arte quali Giulio Carlo Argan, Ferdinando Bologna, Enzo Carli, Roberto Longhi, Guglielmo Matthiae, Da come chiaramente si evince Andrea De Litio a pieno titolo merita di essere annoverato fra i grandi artisti della pittura quattrocentesca italiana. Nel 1977 le Poste Italiane vollero ricordare il Nostro emettendo un francobollo, di lire 170, riportando un particolare che si trova effigiato nel Duomo di Atri : l’angelo della giustizia nell’atto di soppesare il Bene ed il Male che ogni uomo porta in se. Amiconi F.: ” Oblio ingiustificato per Andera Delitio pittore marsicano”, Il Tempo, 18.7.1987. AA.VV.:” Andrea De Litio i luoghi e le opere”, Associazione culturale Marsicana, Deltalito, Pescara, s.d. (ma 2000).
- Manaforno è l’antico nome di Gioia nuova. I suoi abitanti edificarono il borgo di Gioia Vecchio con la chiesa in posizione dominante e di controllo sull’area fucense. In seguito scesero più a valle, dando origine, nei pressi della chiesa scomparsa di Sant’Angelo, al villaggio di Manaforno, solo successivamente denominato Gioia dei Marsi. Il centro di Gioia dei Marsi subì, a causa del terremoto del 13.1.1915, la totale distruzione e venne riedificato in posizione più agiata nei pressi del bordo fucense dove attaualmente si trova.
- E’ l’odierna Ortucchio in provincia dell’Aquila. Cittadina nota nel mondo sia per gli interessanti siti archeoligici quali le grotte Maritza, di Ortucchio ( o dei Porci), La Canna, La Cava e La Punta che unitamente alle necropoli di Via Mesola, di Strada 28 del Fucino e al villaggio di Colle Santo Stefano hanno dato nome, nel mondo scientifico, alla “facies di Ortucchio” (Paleolitico Superiore) sia per il Centro Spaziale del Fucino intitolato a Piero Fanti ( inaugurato il 28 settembre 1967, anche se la sua attività iniziò nel gennaio del 1962 ): con le sue 170 antenne paraboliche, è noto in tutto il mondo come il primo e tra i più importanti teleporti per usi civili : da qui, il 24 marzo 1985 Papa Giovanni Paolo II, in visita ufficiale nella nostra subregione marsicana, inviò un messaggio di pace a tutti lavoratori del mondo. Paese marsicano noto anche sia per il culto verso Sant’Orante che qui, nell’antichichissima chiesa di “Santa Maria in Ortucla”, a lui successivamente intitolata, trovò la morte il 5 marzo 1431 sia per il singolare castello Piccolomini (sec. XV) che aveva oltre all’entrata terestre anche quella lacustre infatti si poteva accedere nel maniero anche con le caratteristiche barche fucensi.
- Incollarla.
- Sciarabà è un calessino da passeggio.
- Casotto picola casa colonica.
- E’ il già citato Carmine Meogrossi, nato a Cerchio il 13 aprile 1874 da Salvatore e Natalia Ciofani.
- E’ la già citata possidente Maria Domenica Meogrossi la quale, il 18 gennaio 1877, all’età di venti anni, convolò a giuste nozze con il trentatreenne Vasquenz Antonio dinanzi al sindaco Carlo Felice Meogrossi. Testimoni furono il trentunenne sacerdote Sotero Tuccieri Cimini ed il ventottenne proprietario Antono Tuccieri.
- “ Cerchio 17 Agosto 1911/Caro figlio rispondo alla tua/lettera pervenutami il giorno otto corrente/ho ritardato questi pochi giorni primo per/aspettare l’aldra tua scritta in data 22 Lu=/glio ed io l’ho ricevuta il giorno quattordi=/ci Agosto come pure le lire 40 pure in quel giorno (è scritto sopra n.d.a.) tutta lacera, e mezza scoppata,/il secondo motivo della tardanza è stato que=/sto, siccome io ho ricevuto un sequestro da/Luigi Fasciani al Bacinetto il giorno 22/Luglio, ed un’aldro da Francesco Tucceri, uni/to con esso la Cognata Francesca il giorno/sette Agosto ed anno sequestrato tutto intier=/ramente grano e cordeschi (spero che/dovranno mettersi la mano al Culo e lec=/carsi l’ogna) ho fatto fare il reclamo di/proprietà a tua Madre e oggi doveva far=/si la causa poi non siè fatta ed è stata ri=/messa per il giorno 31 corrente, e perciò ho/tardato perché voleva farti sapere il risul=/tato di essa, secondo il parere dell’Avvoca=/to, e dell’impiegato dell’Amministrazione Tor=/lonia il quale ieri andai in Avezzano e mi ri=/lasciò il certificato si perderanno le spese, in=//
- tando io non ho potuto riportarmi nemmeno/una coppa di roba, speriamo che la fortuna vo=/glia accompagnarmi che gli farò dare una ma=/no al muro,- Il giorno quattordici per me (è scritto sopra n.d.a.) fù/una fortuna che mi giunsero quelle quaran=/ta lire altrimenti non aveva dove appigliar=/mi per fare la Causa, e si sa quando mone=/ta se ne vorrà andare ancora per il reclamo,/e per registrare il certificato ho speso trenta/lire nell’atto della causa se ne andrà il dop=/pio, ora che mi ci trovo bisogna che ballo—-/ma se mi tocca balleranno loro./Nel giorno che andai a fare il reclamo a Cela=/no andai pure al Notare e ci trovai il suo/scritturale, ce ne parlai della copia, esso mi/disse che era inutile la copia perché ti era valido/la copia dell’ispezzione ipotegaria, se propriamen=/te la voleva doveva pagare £ 6,50, io gli dis=/se che il costo della copia era stata compresa/con la somma da esso chiesta, esso rispose di no,/e mi disse pure che avessi sollecitata la spedi=/zione di aldre £ 45, di resto, io gli disse che tu/mi avevi scritto che per ora non potevi, e che/avesse avuto ancora pazienza./Nella tua rilevo che godi perfetta salute//
- noi ce ne rallegriamo, riguardo alla nostra sa=/lute non possiamo dire che stiamo bene, e nem=/meno che stiamo malati; la mia salute è fra=/gilissima, ma pure mi difendo a lavorare,/basta che non cammino a piedi, riguardo/a tua Madre essa si trova sempre nel/medesimo stato, la sua malatia non va ne in=/dietro, e nemmeno avanti, la pancia è sem=/pre gonfia come prima, Mariuccia sta/bene./La fondiaria è venuta diretto a te, e giu=/sto il giorno dieci dovetti pagare £ 3,15 me=/tà di essa./Non più mi dilungo caramente ti salu=/tiamo io, tua Madre, e tua Sorella, ri=/guardo ad Agostino non posso dirti niente/per questa volta perché è molto tempo che/non mi à scritto, in uldimo ti ripeto i miei/unito ad essi la S.[anta] Benedizzione mi dico/Dopo Scritto mi aveva dimenticato salu=/tare Vincenzo perché nel mentre scri=/veva litigava con Memeca(1) del Cioppo/perconseguenza da parte di noi tutti//
- darci tanti saluti pure a Vincenzo, saluterai pure Vincenzo Pantano/tan=/to da parte nostra come pure da parte/di sua Moglie- infine ripeto i miei/e mi dico/Il Tuo Aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz”.
Note
- E’ il simpatico diminutivo del nome Domenica.
“ Cerchio 4 Settembre 1911/Mio Caro Figlio/Profittando dell’occasione che Mariuccia/deve scrivere a Vincenzo non trascuro invi=arti questi pochi righi, noi ci troviamo di=/scretamente ben in salute, e così spero al/Signore che anche tu godessi ottima, e per=/fetta salute. Nell’ultima mia ti diceva che/il 21 doveva farsi la causa dell’opposizio=/ne che fece tua Madre al sequestro di Fa=/sciani, e di Tucceri, ma siccome che il Pretore/di Celano tiene un naturale di rinviare le/cause e non parte appena citati, e così i stata/fissata pel giorno 19 Ottobre per questo fatto/mi trovo dispiaciuto per non aver dove situa=/re le patate, ed anche perché non abbiamo nien/te da manciare, e le fave, il grano, i fagioli, e/le patate stanno nelle mani del Consegnatario,/del resto non fa niente, il tempo può passare, i/denari se ne potranno andare ma verrà il giorno/che pagheranno tutto perché tuttociò che è stato/fatto è tutto valido, e non possiamo affatto aver/torto, anzi il Fasciano oggi stesso mi à fatto/dire se voleva accomodare senza far la causa.//
gli ò risposto che se la vedesse con tua Madre per=/chè io non ci entrava a codesta causa, e che/gli avesse rintegrato le spese fatte, ciò che a=/vanza da me glie le avrebbe dato a poco a poco la/volta quando poteva, e senza interesse, vediamo/ora cosa risponde. Ora voglio dirti che io bra=/merei che tu facessi una lettera a Francesco Pecil=/le e lo pregassi che per quest’anno si contendas=/se col solo interesse, e così pure a Pietro d’Ale=/sandro di Coll’Armele, e cercassi il modo anche a/costo di farteli imprestare una somma e levare/dai Quoglioni (sic) Carmine d’Alesandro, perché oldre(che si va vantando che a messo il piede dentro,/e che fra poco tempo sarà tutta roba sua, va/cercando pure di ricomperarsi anche la Cambia=/le dei aldri, perconseguenza se tu potessi a fare/questo saldo sarebbe una fesa(sic) ed anche perché è/molto caro l’interesse, io con esso ci ò questionato/perché il Ricevitore gli à messa (è stato cancellato n.d.a.) fatto pagare una tassa di re=/gistro di 70 lire oldre a quella che pagò al Nota=/re, ed io non ce l’ò voluta riconoscere a detto che/vol fare con la giustizia, ma non ancora si è mod=/so affatto perciò se poi cerca di farlo-/Non più mi dilungo caramente di saluto, come/pure ti saluta tua Madre, ed augurandoti buone/feste, e Benedicendoti mi dico-/Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre Antonio Vasquenz//
(segue un foglio in bianco e nel retro sta così scritto: “ Al Sig.[no]r/Angelo Vasquenz/Sue mani” n.d.a.).
“ Cerchio 27 Settembre 1911/Caro figlio/Ho ricevuta la tua lettera in data sei corrente/nella quale ci rilevo che godi ottima salute,/io me ne rallegro sommamente, noi pure per/grazia di Dio stiamo discretamente bene,/io reggo alquanto bene sebbene affannato/nel petto, e la malatia di tua Madre pare/che abbia diminuito assai, ma crediamo di/essere vivi, e non lo crediamo perché in Cerchio/vi è stato un bruttissimo colera (1) che aveva spaventato l’intiero paese sebben abbia du=/rato poco, pure in quindici giorni ne sono mor=/ti una ventina e non ancora sappiamo con/certezza la quantità, e chi sono perché si è for=/mato l’Ospedale e non dicono chi è, e chi non/è quanto more qualcuno, una ventina di gior=/ni ci anno stati due guardie Municipali di Aquila, un medico infermiere, e quattro persone con la Croce rossa ed anno fatigati/molto in questi giorni per disinfettando tutto/il fabbricato di Cerchio, ora sono circa dieci/giorni che non si è inteso nesun aldro caso/di malattia, speriamo che il nostro conpro=/tettore San Rocco voglia allontanare co=//
desto male infittivo, e librarci. Le feste/dietro queste malatie sono state proibite (2)/dal Prefetto, il Papa (3) poi a interdetto total=/mente tutte le feste tanto quelle popolari,/come ancora quelle di precetto, ritiene per/giorni festive tutte le Domeniche, Natale,/Capodanno, Pasqua Epifania, e l’Ascensione, gli aldri giorni sono tutti giorni di lavo=/ro, nemmeno il giorno del Corpus Domini ri=/tiene per giorno di festa, come nemmeno il/giorno della Natività della Madonna dei/otto Settembre a riservato ( secondo me que=/sto Papa deve appartenere alla classe prote=/stantissimo, faccia come ci piace)./Ora passo a dirti che nella tua mi ai detto/che con le 430 lire che ai rimandato avessi/pagato Pecille, e Pizitto, a me mi pare che/con un mio biglietto accluso nella lettera di/Vincenzo te l’abbia pure cennato, il mio pa=/rere sarebbe di levare dai stivali Carmi=/ne d’Alesandro di Collarmele e risquoter=/ci ciò che ci vincolammo due anni fa, per=/chè sta facendo tanti chiacchieri dicendo di/volersi ricomprare aldre cambiale delle mie/ed accoppiarle con le ipoteche che tiene, e//
questo lo vol fare perche stiamo assai in/quistione per causa che io non voglio rico=/noscerci settanta lire che ci fece pagare in/più il Ricevitore per sopra tassa, e per que=/sto io sarei di questo parere , se sei anche/tu di questo parere rispondimi subito a/corso di Posta acciocchè la tua risposta mi/venga in tempo per la fine di Ottobre, non/trascurare come sei solito di fare./La causa dell’Opposizione che fece tua/Madre contro Luigi Fasciani, e Francesco/Tucceri fu dal Pretore rimessa pel giorno/diciannove Ottobre, intanto io debbo star le=/gato senza potermi riportare nemmeno una/patata, e quel che è peggio fra giorni vado/a ricavare le patate e si deve trovare un/luogo in affitto per depositarcele perché/al Magazzeno di Torlonia non posso metter=/cele perché è pieno di grano, io però spero/che alla fine ci costerà molto caro, sebbe=/ne mi danno molto traccheggio,, ed asssai spen=/dio di soldi, e regali ai Avvocati, basta/non fa niente basta che il risuldato mi//
riesca favorevole, secondo il parere dell’Av=/vocato non deve essermi contrario./Non più mi dilungo ti raccomando rispon=/dimi subito./Passo a salutarti caramente, come pure tua/Madre e tua Sorella, ti raccomando di scri=/vere ad Agostino e mandarci qualche sol=/do perché io non posso mandarci nemmeno/un centesimo. La sua Direzzione è questa/Al Sig.[no]r Augusto Vasquenz/detenuti nella Reclusione/di Viterbo (al margine sinistro si legge: “ Pro:[vincia] Roma “ n.d.a.)/ripeto i miei saluti a te, ed a Vincen=/zo, e Benedicendoti mi dico/Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz/Quei che anno morti dei nostri Pa=/renti sono Graziuccia, e Mariuccia/di Nerone, osiano le figlie di Zia/Domenica di Genova.”.
Note
- Colera accaduto a Cerchio nei mesi di Settembre, Ottobre e Novembre 1911. Vedi qui in cronologia. In quel frangente il medico Vincenzo Sabatini (vedi Appendice) si prodigò attivamente alla salvaguardia dei suoi assistiti.
- Le feste erano sicuramente: Sant’Isidoro comprotettore di Cerchio e patrono degli agricoltori; fino ad un trentennio fa si festeggiava il 15 Maggio ed oggi, invece si festeggia insieme con i protettori Santi Giovanni e Paolo Martiri. Santi Giovanni e Paolo Martiri e santa Filomena che ora non si festeggia più per ordine della sacra congregazione dei riti al suo posto si festeggia Santa Lucia. I citati Martiri Giovanni e Paolo si festeggiavano a Cerchio il 26 giugno di ogni anno sin dalla primo ventennio del XVIII secolo, ora invece si festeggiano la domenica più vicina al 26 giugno insieme appunto a sant’Isidoro e Santa Lucia. Nel Museo Civico di Cerchio sono collocate le speculari statue lignee dei citati martiri (secolo XVII-XVIII) ed un dipinto degli iizi del Seciento raffigurante la scena del martirio dei citati santi recante, in fondo a destra, la seguente scritta: “ Franciscus C.[.]isetti pinxit 1612/ex devotione […]d’Amore “. In una delle citate statue lignee presenta, quasi nascosto dal panneggio, una testa di un agnellino: sicuramente i committenti delle più volte citate statue dovevano appartenere al ricco ceto di proprietari di armenti. La Madonna degli 8 settembre, Madonna della Natività (da oltre un quarantennio non si festeggia più) la fiera in Nome di Maria, manifestazione istituita nel 1633, che attualmente ancora si svolge nel nostro centro la prima domenica dopo l’8 settembre ed infine la tre giorni festiva in onore della Madonna delle Grazie ( San Rocco e l’Addolorata) che si festeggiava fino all’anno 1979 l’ultima domenica di settembre ed oggi invece la prima domenica di Settembre insieme con sempre San Rocco e, al posto dell’Addolorata, con la Madonna della Misericordia.
- E’ papa san Pio X. Al secolo Giuseppe Malchiorre Sarto, nato a Riese in provincia di Treviso, il 2 giugno 1835 e deceduto a Roma il 20 agosto 1914. Fu eletto al soglio pontificio il 4 agosto 1903.Dal 1952 il suo paese natale ha assunto la denominazione Riese Pio X e, nel 1954, fu elevato agli onori degli altari.
“ Cerchio 4 Novembre 1911/Mio caro figlio/Venco a risponderti alla tua lettera sebbene ho/trattenuto parecchi giorni per aspettare l’aldra/tua per sapere da te se avevi piacere di accor=/dare col mio sentimento, ma siccome questi al=/dri corsi arrabbiati io ho speso la moneta/giusto come qui appresso ti spiego. La cam=/biale di Davide Ciaglia di Collarmele l’ò paga=/ta interamente perché era più arrabiato dei/aldri, ò dato la metà a Pecille, l’aldra metà/che a restata vol un’aldra Cambiale perché es=/so, non a volito farmi il ricevo io te la mando/dentro la lettera, tu la firmerai e la rimandi/indietro e ritiriamo quella vecchia, a Pietro/d’Alesandro ci ò dato solo lire sei per l’interesse/di quelle trenta lire, come pure ò dato a Car=/mine d’Alesandro l’interesse di due anni per/la cambiale di trenta lire perché l’anno scor=/so non ci diede niente, ho mandato trenta lire/a quello di san Pelino (1), ma non ancora ricevo/risposta, a Pizitto ci ò dato il costo di una/salma di grano in lire trentasei resta a darci//
aldre sei coppe di grano, per ripigliarmi due/salme di grano per seminare perché ancora non/si decide la causa ò dovuto consegnare al Depo=/sitario settanta lire, come pure ò dovuto da conse=(è stato corretto n.d.a.)/gnare Lire settanta per riportarmi poche patate,/ed una mezza salma di mazzocche, e lire cento/dovetti depositarle per fare l’opposizione al seque=/stro che in tutto ammonta a £ 552,50, ci/stanno ventidue lire in più da quelle che ai ri=/mandato sono le lire 25 che restarono l’anno/scorso in mano a Francesco Ramelli, questa/moneta che ò speso per cagione del sequestro/verrà tutta restituita nella fine della causa/perché vi è buona speranza di vincerla solo/ci potrà essere a loro favore per le fatighe mie,/l’Avvocato mi dice che non possono avere affat=/to ragione stiamo al vedere, Nella tua mi ai/detto che avessi pagato il notare per ora non/l’ò potuto pagare perché ò dovuto riparar=/mi a questo che ti ò detto di sopra il giorno/diciotto che rivado a Celano per sentire i te=/stimoni lo andrò a trovare e gli dirò che/abbia ancora pazienza, e gli spiegherò il fatto//
se me lo avessi detto prima non avrei pagato to=/talmente Davide Ciaglia. Per le tre (è stato cancellato ed è stato posto sopra il numero “2” n.d.a.) udienze/fatte, e per l’opposizione, fra l’Avvocato, e le/carte bollate se ne anno andate ancora trenta=/sette lire senza però i regali e queste sono/le lire quaranta che rimandasti a tua Madre,/questa udienza del 18 mi mette pensiero perché/costa molto dipiù per i testimoni che debbo pa=/gare, ti accludo questo biglietto di tutto il con=/to acciocchè non ti stai ad impazzire a ritrovar=/lo nella presente, quando mi risponderai a que=/sta, e mi rimanderai la cambiale che ti mando/ritirerò la cambiale di Pecille e tela spedirò/come pure quella di Ciaglia. La roba che ò ri=/fatta al Bacinetto stà tutta depositata al Conse=/gnatario perché due le ò ripigliato per la semina, due/salme di fave, e due salme di mazzocche, e tre/coppe di fagioli, e cinque coppe di terra a barba=/bietole, e finora a casa non ci è rientrato niente/solo quello che ti ò detto di sopra che ò ritrato/con le lire centoquaranta che ò dovuto da pa=/gare un mano del Consegnatario, su di que=//
sto per ora non posso dirti aldro se non vedo/la decisione della causa. Nella tua ci rilevo/che tu, unito col Cognato godete ottima salute,/io me ne rallegro, noi pure stiamo bene in sa=/lute, come pure Mariuccia sta bene, abbiamo/avuta molto paura per il Colera, ma per gra=/zia di Dio, e di san Rocco siamo liberi, ti di=/co però che tutti l’abbiamo passato nei princi=/pi ma leggero, e sconosciuto però del resto/ringraziamo Iddio che ci a liberati da quella/brutta morte, io vado di fretta non ti dico al=/dro passo a salutarti caramente, come pure/ti saluta tua Madre, e tua Sorella, ti sa=/luta pure Giovanna Scambone esso à ritor=/nato bene e mi consegnò un pacchetto di/Tabacco, ed una lire, e cinque lire a tua/Madre, e di Mariuccia a tuo Cognato Vin=/cenzo, saluterai pure Vincenzo scambone/d parte di sua Moglie, ed anche da parte/nostra, infine ti ripeto i miei, e dandoti/la Paterna Benedizzione mi dico-/Il Tuo Aff:[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz “.
Note
- E’ l’odierno paese di San Pelino in provincia dell’Aquila ora frazione del comune di Avezzano. Dopo il catastrofico terremoto del 13 gennaio 1915 fu decisa la ricostruzione del paese più in basso dando origine così a San Pelino Vecchio situata ad 850 metri s.l.m. e la nuova San Pelino che si trova a 707 metri s.l.m. attraversata dalla via nazionale Tiburtina Valeria. Nel 1939 San Pelino si staccò amministrativamente dal comune di Massa d’Albe per essere incluso con il comune di Avezzano.
“ Cerchio 1 Gennaro 1912/Caro figlio rispondo alla tua lettera/prevenutami il 17 scorso mese nella/quale ci rilevo che godete perfetta salu=/te io me ne rallegro sommamente, io/pure per grazia di dio stò discreta=/mente bene, come pure tua Sorella/Mariuccia, tua madre sebbene in tut=/te le aldre lettere ò scritto sempre che,/noi tutti godevamo perfetta salute, ma/invece tua Madre aveva molto miglio=/rato di quella malatia che essa aveva,/ora sono circa una decina di giorni/che a ricominciato a stare con una/leggera convalescenza, con piccoli do=/lori interni per la vita, e qualchè poca/di febbre ora a freddo, ed ora a caldo,/fino ad oggi essa non à voluto farsi chia=/mare il Medico questa matina per for=/za glie l’ò fatta visitare, e l’à trova=/ta col male della pleurita speriamo/che voglia essere una cosa leggera per=/chè il Medico a detto che se ci si usa la/attenzione più possibile che si passa/esso spera che guarirà subito, l’atten=//
zione da usarsi e questo la prima/cosa guardarsi dal freddo, tenere por=/te e finestre chiuse, almeni un litro/di latte al giorno, tre, o quattro caffè/ben fatti, brodo, ed ova quanto più se/ne può succhiare, oldre poi alle medi=/cine, io farò qualunque sacrificio, e/cercherò di farci ancora più di quello/che il medico gli à ordinato, e spero al/Signore che voglia guardare ai bisogni/della famiglia,e gli concedesse una solle=/cita guarigione; Ora voglio dirti che es-/sa sono vari giorni che mi stà adire che/la portasse al Notaro per fare un Testa=/mento della sua disponibile e vol ricono=/scere a te, ed Agostino, perché il pove=/retto senza essere riconosciuto resterebbe/ignudo, e crudo, senza tenere nemmeno/ un laccio della famiglia, sebbene abbia/commesso quel fatto ognuno potrebbe/cadere in quelle circostanze, anche per/scrupolo di coscenza bisogna che sia/riconosciuto come figlio non della mia/proprietà perché sono spogliato di/tutto, ma almeno di quel poco che pos=//
siede tua Madre, la quistione però è/che esso non si può inserire al testamento/per cagione della fusara, e delle spese/di Giustizia, bisogna studiare il modo/come si può fare. Da Agostino ò riceuta/una lettera pochi giorni fa e mi à detto/che a riceuto le £. 35, e che ti avesse rin=/graziato anche io per esso, e mi dice pure/che il Sig:[nor]r Direttore il giorno 19 No=/vembre gli concesse il beneficio di poter=/ti scrivere, e to avrà scritto sicurissimo./Riguardo alla cambiale sopra somma/ti prego non impensierirti perché non/si trovano gli aldri effetti essa è/stata rinnovata a Pecille dà lire/261,65, è restata a £: 147,15 come stà/scritto dietro ad essa, ti rimetto pure la/Cambiale di Davide Ciaglia di Collarme=/le, la cambiale di Clarice fù stoppata/quanto ci ridiede le 57 lire se non ti/assicuri di me, con un’aldra lettera ti/farà un biglietto Giovannino e ti as=/sicurai meglio come nemmeno posso/mandarti l’obligo di Pizitto perché/non me lo à voluto restituire per//
il matino che ò restato a darci al=/dre sei coppe di grano, voleva farce=/ne un’aldro non à voluto. Riguard=/do alla causa l’Avvocato mi dice che/è impossibile che possiamo aver torto,/il giorno 20 gennaio debbo portare le/prove, e gli porterò Don Lorenzo Spe=/ra, e Nicolino Vacasinni, ma la qui=/stione è che se ne va un sacco di mo=/neta, la causa porta molto a lungo,/ed io dal Bacinetto non ò potuto riportar=/mi nemmeno una patata, è stato/tutto venduto senza potermi pigliare,/nemmeno un soldo, tuttociò che è sta=/to ritirato si è dovuto rimettere tutto al=la Posta. Ieri ricevette le £: 100, ed/andai subito a pagare il Notaro con/£: 45, mi disse che la copia dell’atto/non ci era compresa, se la voleva la deb=/bo pagare, ma che non fù bisogno perché/ ci è la copia dell’ipoteghe. Passo a dar=/ti i miei saluti, di tua Madre, e di tua/Sorella, da parte di noi tutt6i saluterai/anche Vincenzo, e Benedicendoti mi dico/Il Tuo Aff[eziontissimo] Padre/A[ntonio] Vasquenz (al margine sinistro si legge: “ Rispondi subito/se non passa di peso ti mande/rò la lettera di Agostino” n.d.a.).
“Cerchio 5 Febbraro 1912/Mio caro figlio/Dopo tanto aspettare finalmente ò ricevuta la/tua lettera in data 23 scorso mese nella quale/ci rilevo il tuo perfetto stato di salute, egualmen=/te posso assicurarti di me, di tua Madre, e di/ tua Sorella, sebbene tua Madre dietro la ma=/latia che à avuta come ti scrisse nella scorsa/lettera non ancora si è rimessa in perfetta/salute perché i dolori nello stomaco, e/delle viscere non ci cessano mai, ma ne rin=/graziamo Iddio però, perché a quello che/a passato credevo di non averla più, speria=/mo che voglia rimettersi in perfetta salute,/ma è molto difficile che essa riacquista la/salute di prima. Per riguardo alla risoluzion=/ne che a fatto tua Madre di riconoscere ate, ed/Agostino per la sua disponibile, la dona=/zione è molto difficile che si potrà fare, in/primo luogo perché il governo non ammet=/terà, in secondo luogo costerà molto cara, in=/tanto sabato (è stato corretto n.d.a.) che rivado a Celano che debbo/portare le prove per la causa mi consiglie-/rò con l’Avvocato e vedrò come si può con=/pinare, e poi tieni forse qualche difficol=/dà, credo tu che vogliamo spendere i soldi//
e poi rinnovare un’ oggetto che ci sa quan=/to verrà costare? riguardo a questo starai/piu sicuro che ciò che farà sarà fatto per/sempre. Riguardo alla causa quel porco/di Pretore di Celano me la sta tanto ad/alluncare che io sono stufo di andare tan=/te volte a Celano, e di cacciare più soldi/ e regali, la prima causa doveva farsi il/31 Agosto, fù rimessa pel 19 Ottobre, l’Avvo=/cato avverso chiamò le prove per testifica=/re se il sequestro era stato fatto propria sul/terreno che possiede tua Madre, e fù ordin=/ta questa prova pel 18 Novembre, dal 18 Novembre la rimise al 20 Gennaro, e dai/20 Gennaro ai 10 Febbraro, quando sia=/mo in quel giorno vediamo cosa risolve,/e quando ordinerà la sentenza, intanto/sono tre volte che porto i testimoni e cac=/cia quatrini per pagarli, e per citarli, ri=/peto però che spero un buon risuldato se=/condo come mi assicura l’Avvocato, e lo/spero, il solo appoggio che potrebbe dar=/mi fastidio sarebbe per le fatighe mie,/e pure l’Avvocato mi dice che non posso=/no farmi niente, speriamo che sia così,//
come pure spero che si sollecitasse la sen=/tenza perché mi trovo assai salatamente ap=/pagliato; all’Amministrazione non ci ò/versato nemmeno un soldo, e per la fami=/glia non ò niente perché è stato tutto ven=/duto e la moneta sta messa tutto alla Posta di Celano, ed è stata proprio una/fortuna che ai rimandato queste 100/lire, perché in caso tu non avessi riman=/dato queste doveva far debito per prove=/dere alla occorrenza della prova del/giorno 10 e tutt’aldro./Daviduccio si trova ancora in America,/sta unito con Giovanni, e con Rico,ma fammi sapere però perchè fai questa/domanda, noi la pensiamo a qualche/strano successo./Noi finora non vediamo la neve, solo/per le montagne ce ne à fatta un poco,/per il piano ne fece un poco il 16 Gen=/na[io], ma il giorno appresso un vento di/tramontana ed un poco di scirocco la/distrusse in un momento, oggi però/a piovuto tutta questa notte che pare=//
va la buttassero con la conca./Non voglio più dilungarmi passo/a darti i miei saluti, quei di tua Ma=/dre, e di tua Sorella, come pure quei/di tuo fratello Agostino per mezzo del=/la sua lettera, e ripetendoli i miei mi/dico-/Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz/ D.[opo] S.[critto] Tua Sorella da vari giorni/a scritto a suo marito Vincenzo, e per=/che in Cerchio non si trovano i franco=/bolli è stata costretta a riscoppare la let=/tera e metterla unito con la tua, perciò/dite a suo marito che non ci dispiaccia/per questa volta se abbiamo fatto/tutta una lettera, e quinti torna a salutarlo, come pure lo salutiamo noi,//Di più mi farai sapere se ai rice=/vuto la lettera assicurata con la Cambia-/le di Pecilli, e quella di Davide Ciaglia/di Collarmele, ed anche ci era acclusa la/lettera di Agostino per meglio assicurarti/la risposta/che esso ti aveva risposto/pronta risposta “.
“ Cerchio 17 Marzo 1912/Caro Figlio/Annoiato perché da molto tempo sono privo/delle tue notizie, venco a spedirti la presen=/te e farti sapere che noi per grazia di Dio/godiamo discreta salute, non tanto perfeta,/ma ringrazio il Signore che ci mantenca/sempre così, nella risposta della presente spe=/ro sentire buone notizie di tua perfetta/salute, come pure del Cognato Vincenzo./Ora passo ad informarti della Causa; sicco=/me che tanto è pessimo animale il Pretore,/aldrettanto è animale che ce lo tiene alla/Pretura di Celano, perché mi stà tanto ad allungare la causa che non si finirà nem=/meno durante la mia vita, sono quattro/volte che porto le prove e non ha mai te=/nuta udienza rinviandola sempre a lun=/go tempo, ieri dovetti riportarle di bel nuo=/vo nemmeno ci fù udienza, e voleva rimet=/terla per la metà di Luglio, dopo tante//
preghiere dell’Avvocato a grandi stenti/si contentò di rimetterla per il 30 Maggio,/dietro le promesse dell’Avvocato siamo si=/curi di avere una sentenza favorevole; ma/il tempo è a lungo, e tuttociò che ò rifatto/stà in deposito del Consegnatario senza/poter riavere nemmeno un soldo se prima/non si decide la causa, non è tanto il pen=/siero per i bisogni di famiglia perché/si cerca di fare alla meglio che si può, il/mio forte rancore e che non ho potuto dar/niente all’Amministrazione, parlai con/il Signor Sferra per fargli fare il recla=/mo di proprietà, lui mi rispose che l’Am=/ministrazione non faceva reclami per le/somme minore ad ottocento lire, e mi dis=/se pure che avessi cercato il modo di paga=/re almeno l’annualità perché attrassando=/mi ancora questa potrebbe andare fori/dalle terre, ora con questo voglio pre=//
garti se è possibile ( sebbene mi vergogno/però di dirtelo ma la mecessità mi costrince )/se tu puoi anche a costo di farteli prestare/dovresti rimandarmi trecento e dieci lire/almeno per pagare la semplice annata,/e nel versare codesta somma la tua Madre/à risoluta mettere le terre infaccia a te,/e ad Agostino, e poi quando esso riesce/vi accomoderesti fra voi due per evitare/ciò che essa deve dare alla fusara, per=/conseguenza se tu poi non mancare di/far questo perché io ripeto ò timore/di andare fuori dalle terre, e poi dove/ci rivolgeremo per vivere? Però dovresti/rimandarmeli per telegrammo non ap=/pena riceverai la presente, e ti racco=/mando di non essere così trascurato nel=/lo scrivere come stai facendo perché/noi pensiamo a mille fini, non possia=/mo sapere se cosa ti abbia accaduto,//
Il giorno 14 ricevetti una lettera da/Agostino esso sta bene in salute brame=/rebbe qualchè pochi di soldi ma io non/posso sebbene non me li à mai cercati ma/me ne accorgo al modo che scrive, solo mi/a chiesto più volte un libro istruttivo, e/l’aritmetica, e per l’impotenza nemmeno/ce l’ò potuta mandare. Nella sua lettera/si lagna che ti à scritto due lettere e non/ancora riceve nesuna risposta, ti prego/di non lasciarlo in abbandono, almeno scri=/vici spesso. Non voglio più dilungarmi/riceviti i miei saluti, quei di tua Ma=/dre, e di tua Sorella, come pure da part=/te di noi tutti darai i saluti al tuo/Cognato Vincenzo, infine ripetendoti i/miei, e Benedicendoti mi dico/Il Tuo Aff:[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz (al margine sinistro e sotto si legge: “ D[opo] S:[critto] Aveva dimen=/dicato dirti che il/Testamento tua Madre lo fece il giorno 10/Febbraro non ancora mi ò fatto fare la copia per=/che debbo darci ancora aldre 13 Lire “ n.d.a.).
“ Cerchio 24 Marzo 1912/Mio Caro figlio/Rispondo alla tua in data 5 Marzo,/nella quale ci rilevo che godete ottima sa=/lute tanto tu, come pure tuo fratello/Tommaso io me ne rallegro sommamen=/te, come pure mi rallegro sentire che/avete rifatto pace, ma non mi ai detto/mai come suscitò la quistione tra voi./Con questa ti esprimo le mie lagnanze/verso di te perché sei alquando trascu=/rato nello scrivere, io annoiato per la/tua tardanza ti scrisse una lettera il gior=/no 17 Marzo e con essa ti diceva il/tutto della causa, con questa te lo ri=/peto, si spera un buon risuldato ma/mi stò ad asciugare la sacca, e sono/stufo di fare più viaggi in Celano per=/che è stata rimessa più volte, ò portato/4 volte le prove e costano care assai,/ora è stata rimessa per il 30 Maggio/speriamo che in quel giorno il Sig.[no]r/Pretore morisse crepato a deciderla. Ti//
avrei risposto più presto ma. Siccome che/il giorno 19 la sera (San Giuseppe) tua/Madre fù riassalita da una forte coli=/ca che passò i guai suoi basta dirti/dovetti guardarla tutta la notte, ora/sta in discreta salute, che stia bene non/lo posso dire, e ne tampoco posso dire che/sta malata, i dolori viscerali non ci/cessano mai, e impossibile che possa/riacquistare la salute di prima. Nella/lettera del 17 ti diceva se potevi a riman=/dare qualchè cosa per pagare l’Ammi=/nistrazione, a costo di farteli imprestare/non mancare di farlo perché ci corre il/rischio di andar fuori dalle terre, se tu/poi lo farai al più presto che sia possibi=/le. Fammi sapere se ai ricevuta la lette=/ra assicurata continente la Cambiale di/Pecille, e quella di Davide Ciaglia. Ti/prego non esser trascurato nello scrive=/re come ai fatto per il passato. Nella/risposta di questa mi farai sapere se/con Tommaso state uniti, o pure//
state separati, cercate di stare in pace/come pure se come se/la passa, in salute, se quel male lo à/assalito più, o pure è guarito, e come/se la passa in finanze, da parte mia poi/me lo ringrazierai perché da quel tem=/po che partì da Cerchio non à avu=/to creanza di scrivermi un rico di/carta del resto basta che stia bene tan=/to esso come pure Rosa; in Cerchio si/diceva che era gravida fammi sapere/se è vero. La stagione di quest’anno/dalle nostre parti non si è visto affat=/to la neve, ma oggi sono circa otto/giorni che sta sempre a piovere per/il piano, e neve per i monti, à fatto/parecchie freddure ed à mandato i/fiori delle mandorle alla Benedizio=/ne a Roma, a me però mi dispiace/assai quelle due piante di crisomole (1)/all’orto, ed oggi tira una forte tra=//
montana che non si può praticare/per la campagna speriamo che non/voglia far danno ai seminati perché/il grano è molto sforzioso, sebbene que/st’anno ce lo dobbiamo ricomprare/con la mondatura perché ci è moltissi=/ma erba, papaveri, e lucera./Non voglio andare al Bacinetto a portare/le patate per seminarle domani./Io, tua Madre, e tua Sorella salutia=/mo a te, come pure salutiamo Tom=/maso, Rosa, e Vincenzo, augurandovi/un perfetta salute, una buona Pa=/squa, e benedice novi, mi dico./Il Vostro Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz “.
Note
- Albicocca dal latino chrisomelum, “crissomm’la” in dialetto cerchiese. Nel nostro paese se ne coltivano di tue tipi: la più piccola si chiamava appunto “crisomm’la e , quella più grande, “percocca”, dal latino praecoqua.
“ Cerchio 15 Aprile 1912/ (al margine destro si legge: “ D:[opo] S:[critto] la nipotina/Marietta ti saluta e stà quasi tutti i giorni a casa” n.d.a.) Caro figlio con somma sollecitudine rispon=/do alla tua lettera nella quale ci rilevo che/tutti godete perfetta salute, egualmente pos=/do dire di me, di tua Madre, e di tua/Sorella, io me ne rallegro sentire sempre buo=/ne notizie di voi tutti. Ci rilevo ancora le/tue lagnanze, anzi possiamo dire il tuo rim=/provero che fai per cagione di tanta moneta/che ai rimandata e (è scritto sopra n.d.a.) che non ancora poi levare/la metà dei debiti che ai firmato le cam=/biali tu, Caro figlio tu ai molto ragione,/e per avere la moneta la stai rimandanto/oltre a quello che io credevo, ma cosa voi?/io ti ò fatto conoscere con le aldre lettere tut=/ta la posizione della nostra famiglia, ti/ò detto che dal Bacinetto non ò potuto/riportarmi nemmeno una patata, dovetti/vendere tutto e la moneta sta tutta de=/positata nella Posta di Celano, rifeci/circa tre coppe di fagioli quelli non volle/farli vendere con la speranza di riportarme=/li invece non mo è stato accordato dal//
consegnatario e li tiene lui in deposito, io per/non essere privo di vitto mi ò riportato lo/scarto delle patate e le ò dovuto da pagare/quattro lire al Quintale, e due salme di/grano per seminare le ò dovuto pagare/qualche debituccio di famiglia, mietitura,/rompe tura di terra, seminatura, e tante/aldre cose oldre a qualchè poca di spesa/per noi certamente è venuta dalle tue fa=/tighe io non posso negarlo, ma non credere/però che per il nostro vitto facciamo da/scialacquoni, no, noi non manciamo patate, e/pizza senza acqua, ma ammassato tutto con/le ova, ed il vino lo proviamo quanto ver=/rà qualchè persona a farsi accomodare qual=/chè arato, questo te l’assicuro che per quan=/te feste anno venute le bottiglie piene a//(1)
casa non ci anno entrate mai. Sonno vari/giorni che ricevetti le £: 180, io te ne so=/no obbligatissimo e con queste avrei potuto/fare qualchè profitto dopo aver pagato le/paia (2) a seminare il cordesco al Bacinetto/e dopo avermi comprata qualchè mezza sal=/ma di grano, e di mazzocche, ma la fortuna/non mi accorda nesuna cosa favorevole, ò/speso, ancora 55 lire a tener le femine al/Bacinetto a monnare il grano e non ne ò/fatto ancora mezza salma, figurati quanto/se ne andrà a finire di monnarlo tutto,/e quel che è peggio che il tempo cattivo/che non à fatto questi tempi passati li/stà faccendo il mese di Aprile, il giorno/4, e 5, e 11, feccero tre forte gelate che a man=/dato via tutti i frutti, il giorno 13, 14 ed/oggi che ne sono 15 ti dico che non si an=/no potuto cacciare nemmeno le bestie/ad abbeverare per la forte tramontana spor=/velizzo di neve (3), ed assai freddo, basta dir=ti che il Treno a dovuto portare lo spez=/za neve avanti, e per questo le fatighe/si attrassano, le giornate risaliscono, e la/roba seminata chi sa che fine vorrà/fare. Io ti scrisse per avere la monte/per pagare l’Amministrazione giusto (4)//
per non attrassare un’altra annata perché/la causa fù rimessa per il 30 Maggio, e chi/sa pure se in quel giorno si decide, ed io per/timore di essere cacciato dalle terre aveva pen/stato tutto questo del resto se non poi mi con=/viene aspettare per forza la decisione della ca=/usa. Ti scrissi di ricordati qualchè volta/di Agostino, ma non ti dissi di mandarci/a 15/ ed a 20 lire, se qualche volta si deside=/rio farei bene potrai mandarci da 4, 0 5, lire/ma non tanto assai però come ai fatto per/il passato. Ora il mio pensiero più forte è/che quest’anno il mese di Ottobre assolu=/tamente si deve pensare a svincolare la/iscrizione ipotegata a Carmine D’Alesan=/dro non importa che non sei tu presente,/perché si può fare pure senza la tua/presenza, ed il pensiero dell’Amministrazio=/ne. Non più mi dilungo, io, tua Madre,/e tua Sorella salutiamo a te, Tommaso,/Rosa, e Vincenzo. Ti ripeto di scrivere più spes=/so, e non importa, perché bramiamo anche le buone noti=/zie. Ripetiamo i saluti a tutti, e Benedicendovi/mi dico Il Vos:[tro] Aff.[ezionatissim]o Padre Antonio Vasquenz “.
Note
- Questa pagina e la susseguente è stata gentilmente trascritta ed inviata da Connie Sancetta in quanto l’operatore dell’Archivio ha distrattamente omesso di fotocopiarle.
- Sicuramente un paio di buoi che servivano per arare il terreno.
- Letteralmente polvere di neve. Questo fenomeno avviene quando il forte vento della tramontana polverizza la neve trasportandola in ogni dove addirittura, quando è più impetuoso, fa assumere, all’abbondante neve caduta, l’aspetto molto simile alle dune del deserto trasportate dal forte vento Ghiblì.
- Vedi nota n. 1.
“ Cerchio 6 Giugno 1912/Caro figlio –/Col ritardo di una quindicina di gior=/ni rispondo alla tua lettera, motivo per spet=/tare il risuldato della causa che doveva/farsi il 30 Maggio e fartelo sapere,/ma siccome che la Città di Celano tiene/un Maggistrato che non porta a fine ne=/suna causa, in quel giorno nella Pretura/ci furono 35 cause da fare, ma esso non/ne fece nesuna furono tutte rimesse, la causa/ nostra fu rimessa per il giorno 12 Settem=/bre, atteso che la causa me l’ha portata/ ad un tempo così a lungo mi è convenuto/Citare il Consegnatario per farci fare il/deposito Giudiziario della somma che tie=/ne in deposito./In quel medesimo giorno andai a pagare il/Notaro e gli chiesi la copia della casa, e sia/quella del Testamento, esso mi disse che la/copia della casa era inservibile perché vale/la copia dell’iserzzione ipotecaria, e perciò/era inutile spendere sei, o sette lire per essa//
la copia poi del Testamento non può rila=/sciarla se prima non viene registrato perché/i testamenti si registrano dopo la morte, glie=/la cercai in piacere perché doveva mandarte=/la, lui mi rispose in questo modo ( scrivi a tuo/figlio, e se esso non ti vol credere che scrivesse/a me, ed io ce lo scriverò ) per conseguenza, se/tu voi accertati scrivi un biglietto di=/retto- (Al Sig[no]r Don Nino Paolini Notare/Celano ) nota bene nella lettera ci devi scri=/vere pure il giorno che fu fatto il testamen=/to acciocchè lo trova subito, il testamento/fù fatto il 10 Febbraro, e non di Marzo./O’ ricevuto le £: 300 non ancora però ce le/ho portate perché non ò avuto tempo stiamo/carico di fatighe, io, e tua Madre non possiamo/arrivare a tagliare l’erba a fucino, stiamo/tanto fatigati che la sera appena possiamo/acchiappare il letto, io avrei pagato per mano/della Guardia ma siccome che tua Madre/vol mettere la terra in faccia a te, e ad Ago-/stino e perciò conviene che vado ad Avezzano/ e venga anche essa, non appena mi avrò sbri=/gato a queste faccende ci andremo subito.//
Io mi rallegro rilevare nella tua che godi otti=/ma salute, come pure ne gode Tommaso, Rosa,/e Vincenzo, noi pure stiamo discretamente/bene, nella risposta che mi farai fammi sape=/re se come se la passa Tommaso, se state uni=/ti, e se è vero che Rosa tiene un figlio./La raccolta si vedrebbe bella, ma si dubita/perché il tempo è molto pessimo ci sono certi/giorni che il Sole ti bruggia, e certi giorni/che cadono serenate fredde e la roba semina=/ta diventa pallida, e brutta, i faggioli, e/le patate a varie contrade si anno gelati,/speriamo che il Signore che non voglia casti=/gare con qualche brutto disastro./Nella tua lettera mi dicesti che rimandasti/ £: 5 per fare un vestito alla Nipotina Ma=/rietta, non ancora ce le ò date, e nemmeno/le darò nelle mani del Padre, per le feste di Giugno (1) farò alla meglio e ci comprerò o/un vestito, o pure un paio di scarpe, per=/chè le 5 lire avevo bisogno e le ho ammesse,/quando prima potrò rimediarle gli farò quel=//
lo che ci bisogna, essa sta benissimo in salute/quando sta tua Madre dentro, e le feste viene/sempre in casa, e la Madre ed il Padre ci an=/no piacere, ma noi col Padre non ci trattiamo/affatto./Non più mi dilungo riceviti i miei più/distinti saluti, come pure quei di tua Ma=/dre, e di tua Sorella, da nostra parte salute=/rai pure Tommaso, Rosa e Vincenzo, e ri=/petendovi i miei, e Benedicendovi mi dico/Il Tuo aff:[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz”.
Note
- E’ la citata festa in onore di Santa Filomena e dei protettori di Cerchio Santi Giovanni e Paolo Martiri.
“ Cerchio 15 Agosto 1912/Mio Caro Figlio/Sono 15 giorni che ricevetti la tua/lettera per mancanza di tempo ho/tardato a rispondere. Io mi rallegro/rilevare nella tua che godi ottima/Salute, come pure mi rallegro assai/che anche Tommaso, Rosa, e Vin=/cenzo godono anche essi buona, e/perfetta Salute, noi pure, per gra=/zia di Dio stiamo discretamente/ben in salute, speriamo che (è scritto sopra n.d.a.) il Signo=/re voglia farci liberi dal male,/ma quest’anno l’aria è molto/soggetta a sbocciare malatie infet=/tive a cagione della soverchia secca/che sta facendo, quelle piccole piog=/gette che facevano nei principi (alla ultimai c’è l’accento circonflesson.d.a.)del=/la mietitura furono come un fuo=/co per la campagna, ora si è seccato il mondo intero, le mazzocche, le//
patate, ed i faggioli sono tutti sec=/chi senza empire, le fave non/anno rivenute nemmeno colla tre, ed il grano alle terre di sopra la due e mezza, il superiore la quattro, a fucino chi a potuto mondarle,/ed à avuto la fortuna che non ciè/tindato per terra l’ha raccolto fino/alla dieci, quello che è andato/per terra non a superato la sei, noi/al grano di fucino quest’anno non/possiamo lagnarci ma siccome che/l’attrasso è assai ben poco ne ho potuto/riportare, sebbene però di ho speso/molto, di sola mondatura senza le gior=/nate mie, e di tua Madre ho dovuto/pagare £: 113, oldre a £: 35 di nitra=/to (1), se non spendeva tutto questo non/mieteva affatto nesuna spiga di gra=/no Ricevetti le £: 100 ancora le/tenco senza moverle affatto quelle//
se ne vanno per pagare l’attrasso, e/l’anno corrente al Comune, e le/fondiarie, del resto cerchiamo di aver/la salute, e ricorriamo al detto antico/che dicevano ( quello che l’anno meno,/l’anno locora ) ma i generi però vanno/assai a caro presso, il grano il mi=/gliore sta fino a 45 lire, le fave fi=/no a 36, ed è il principio della raccolta,/figurati di Maggio quando potrà an=/dare. La causa fù fissata per il 12/Settembre speriamo che si facesse, e/spero pure avere un buon risuldato./Fra giorni aspetto la lettera di Ago=/stino ed allora, gli scriverò ciò che tu mi/ai detto, ma credo però che l’avrà ricevu=/te. Riguardo a tante aldre cose sta=/rai ben sicuro di quando abbiamo detto/antecedentemente segretamente da/Vincenzo mi farai sapere se come si/ trova in finanza, perché la moneta//
che manda è ben poca, e ci farai sa=/pere ancora se quando sarà il suo ru=/torno, esso avrebbe intenzione comprarsi/la casa, m,a meno di 2000 lire non la/potrà avere, avrebbe capitata una ca=/sa di Antonio Chicarelli (sic) vicino allo/sciacquatoio (2) quella mi piacerebbe e sta/ad una bella posizione, sono però le sem=/plice mura, e tetto, ancora si (sic) deve alzare/un’aldro mezzo vano di sopra e non vole/rilasciarla meno di 2000 lire, perciò avre (sic),/desiderio sapere, se tiene qualchè poco/di moneta esso, oltre a quella che tie=/ne alla Posta di Cerchio. Non più mi/dilungo ricevi i miei saluti, quei di tua/Madre, e di tua Sorella, tanti saluti darai da parte nostra a Tommaso, a To=/sa, ed a Vincenzo, io forse scriverò a Tom=/maso come tu mi dici, ma io cosa debbo dirgli?/saluta da parte nostra, e di sua Moglie Pantano/ripeto i nostri, ed abbra[ccia]ndoti mi dico/Il Tuo Aff:]ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz “.
Note
- Sicuramente è il nitrato d’ammonio, ottenuto generalmente, neutralizzando l’acido nitrico con l’ammoniaca; è utilizzato nell’industria degli esplosivi e, in agricoltura, come fertilizzante azotato.
- Opera realizzata dal valente ingegnere Costanzo Ciarletta ( 1850 -1935, vedi qui in cronolgia) nota in dialetto cerchiese “u sciacquatur”. Opera idraulica in pietra ben congegnata formata da due vasche a forma di L che unendosi formavano una T. Una vasca a L fungeva da abbeveratorio per gli animali agricoli ed era posta un pò più in alto dell’altra vasca a L che fungeva da lavatoio. Il troppo pieno dell’abbeveratoio faceva defluire l’acqua in eccedenza alla sottostante vasca a L attraverso la quale le lavandaie potevano lavare i panni. L’intera opera dava un dignitosissimo aspetto architettonico all’intera area. Agli inizi degli anni ’60 del passato secolo inspiegabilmente fu decisa la demolizione ed al suo posto fu fabbricata l’abitazione dell’allora medico condotto ora di proprietà Ciofani e varie stanze ora occupate dalla locale sede AVIS comunale e dall’ ambulatorio comunale. L’ingengnere Costanzo Ciarletta nacque a Scanno il 6 marzo 1850 e morì in L’Aquila il 21 novembre 1935. Fu un valentissimo ingegnere che operò nella città dell’Aquila ed in tutto il territorio aquilano. A Cerchio il Nostro dal 1884 al 1911 elaborò moltissimi progetti tanto da trasformare il rurale paese in una cittadina ( vedi qui in cronologia). Tale lodevolissima opera andò, purtroppo, in frantumi in seguito al disastroso terremoto del 13 gennaio 1915: in quel tristissimo evento perirono 256 persone e l’80% delle case andarono distrutte. L’Amministrazione Comunale di Cerchio, alla riapertura dell’edificio comunale, momentaneamente chiuso per il sisma del 6 aprile 2009, avvenuta il 1 settembre 2018, ha dedicato al Nostro, come doveroso omaggio alla sua memoria, una stanza dove sono conservati tutti i suoi magnifici elaborati grafici. Perché non dedicargli anche una strada? Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio e Giovanni Feneziani”, Centro Stampa GraphiType, Taiano, 2003.
“ Cerchio 27 Settembre 1912/Caro figlio/nel mentre stava ad uscire da casa per/andare al bacinetto ho ricevuta la tua in/data 10 corrente nella quale ci rilevò il/tuo perfetto stato di salute, come pure/quello di Tommaso, di Rosa, e di Vin-/cenzo io me ne rallegro immensamente,/noi pure godiamo di discreta salute, spe-/riamo che il Signore voglia mantenersi/sempre come attualmente ci troviamo./Mo ho ritornato dal viaggio intrapreso/per il Bacinetto giusto per rispondenti/sull’istante essendo cosa di molta im=/portanza, perché se io ci so l’affitto come/risulta la scrittura della stalla (sta scritto sopra n.d.a.) fatta in Collarme-/le poi non si riceve più la moneta, si do-/vrebbe aspettare un’aldro anno perconse-/guenza questa ricompra di deve fare/prima dei quindici Novembre perché/la scrittura d’affitto fatta in Collarme-/le ci è la data del 20 Novembre 1909/Per conseguenza se tu poi a fare que-/sto sforzo la moneta dovrebbe venire/a corso di Posta circa la fine di Ot=//
tobre e per questo mi ho affrettato/a rispondere alla tua lettera, occorr=rebbe la somma di £: 470, per fare/codesta ricompra oldre poi le spese del/Registro, e per pigliare le iscrizzion=/ni Ipotegarie, e le intennità del/Notaro se tu poi fare tutto que-/sto deve essere una cosa sollecita, e/non aspettare la scadenza dell’ultimo/giorno, la ricompra certamente verrà/fatta in testa a te, se qualora non/si potesse perché non sei presente ti/scriverò e tu manderai la pro=/cura, per questo motivo io bramo/la sollecitudine, io questa lettera l’aspe=/tava per i 15 invece è venuta oggi/con 12 giorni di ritardo, perconseguen=/za non appena ricevi la presente lascia/macari una giornata e non trasci=/nare a fare ciò che devi fare, e questo/mi pare avertelo scritto anche l’anno/scorso che io voleva levare quella pen=/denza, intando tu farai una lettera/a Francesco Pecille dicendo (è scritto sopra n.d.a.) che si contendas=//
se con l’interesse per quest’anno, e l’an-/no venturo se avremo salute si leverà/pure quello, spero pure darcelo io l’inte=/resse se la causa mi risulda favorevole,/ma chi sa però quando vorrà decidersi/ora si è rimessa per i sette Novembre,/speriamo che voglia farla, basta che non/la rinvia ancora un’aldra volta, rispon=/di subito senza perdere tempo./Ora brami sapere se ò versato le £: 300/all’Amministrazione certamente se non/voleva versare non te le avrei chiesto,/gin’ora ho versato oltre a quelle aldre/£: 300, oldre £: 260 di grano, ma la/casa però è pulita di ogni genere per=/chè i faggioli, i ceci, e le mazzocche non/le proviamo affatto per la cagione che/il giorno 14, 15, e 16 Agosto fece una/fortissima freddura e questi generi/non erano pieni a perfezione e così ci/troviamo con quella misera patata/e niente più, se io non teneva le/foglie delle mazzocche, e i sprocci (1)//
dei fagioli impegnati a chi li venne/a seminare avrei mandato le mazzocche/alla terra per erba alle bestie come an=/no fatto tanti aldri verso gli appezza=/menti di undicimila (2) per due lire la/coppa del resto ci vol pazienza, mi/conviene tribulare ho passato l’anno/scorso senza rimettere niente perché/fù sequestrata tutto dai uomini di que=/sto mondo, passerò pure quest’anno che/miè stato tolto dal Padre Eterno, ri=/peto pazienza perché sono cose che/le ha fatto iddio, ma se dovesse risar=/cire il danno non ci basterebbe il Pa=/radiso, se avesse che ce se lo comprasse./La nipotina Marietta ti saluta essa sta tut=/ti i giorni con noi, aspetta il tuo ritorno che ci/riporti la sciarpa. Mi facesti scrivere a Tommaso/ma esso non risponde, intando da parte mia, di tua/Madre, e di tua Sorella gli darai i saluti, come pure/a Rosa, Passo ora a salutarti caramente, come/pure ti saluta tua Madre, e tua Sorella, sa=/luterai da parte nostra pure il tuo Cognato/Vincenzo infine ripetendoti i miei, abbrac=/ciandoti, e Benedicendoli mi dico./Il Tuo Aff:[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz “.
Note
- In dialetto cerchiese “sprocc’ “, bacelli del fagiolo e anche dei grappoli dell’uva.
- Località fucenseposta a sud del comune di Cerchio.
“ Cerchio 15 Novembre 1912 (al margine destro è così riportato: “ Questo biglietto/che ti mando, me/lo rimanderai quando rispondi/per avere la copia dal notaro/senza pagarla” n.d.a.)/Mio caro figlio/Il giorno 12 Novembre ricevetti la tua/lettera, ieri mi andai ad informare/per sapere se si poteva fare il riscatto/dell’istrumento di Carmine d’Alesandro/di Collarmele senza la tua presenza mi/fù risposto che tutto si poteva fare/ma doveva ricompare una terza perso= (sic)/a nome tuo, e così oggi sono andata a/Pescina dal Notar Mascioli io e tuo Zio/Carmine il quale esso a fatto la ricom=/pra libera e franca, a nome, a parte tua/credendomi come mi disse il notare di/Celano che per fare questa ricompra/si spendeva poco perché io andai da/esso a prendere informazione, il fatto/si è stato che a quello non ci si è potu=/to andare, ed il Mascioli mi a cacciato/frà sorte principale e tutt’aldro/che doveva dare a quell’assassino di/Collarmele cinquecento e nove lire//
che qui addietro di scrivo tutto/il conto, è questa somma è sta inserita/all’istrumento, e lire 113 di scritturazione/registro e tutt’aldro giusto la specifi=/ca che ti accludo dentro la presente, dimo=/doche ho speso in tutto seicento venti=/cinque lire, le venticinque lire io, e tuo/Zio ci abbiamo dovuto firmare una cambia-/le al Notaro con la scadenza del 15 Di=/cembre prossimo mese, ecco minutamente il conto/
Sorte principale giusto l’istrumento £: 400,00
Per cambialetta £: 030,00
Rintegro fontiaria per anni quattro per=/
chè l’anno 1913 la paga pure esso £: 016,00
Suppletivo fatto dal Ricevitore £: 066,00
____________
Ecco la somma ch à rimborsata d’Alesa:[ndro] 512 00
Poi le spese dell’atto che costa £: 113,00
__________
Totale £: 625,00/
Io con sicuro che a te verranno i brvi(sic)=/di per la vita nel leggere questo conto, ed/io ti assicuro che sono le sette di sera e/sto ancora a diggiuno sena poter mancia=/re, mi a scoppiata la febbre per la rabbia/che mi ò presa, perche io mi credeva che/ni avesse restato qualchè cosa, invece//
Ò restato in debito, del resto ci (è scritto sopra n.d.a.) abbiamo/levato sotto di quello che si vantava per/Cerchio che questo vicolo al termine di un/aldro anno doveva essere tutto suo, e se/vado per elemosina non me ne curo af=/fatto, la copia dell’istrumento, e delle ipo=/teghe me le darà quanto gli porterò le/lire 25, rispondimi subito, e fammi sape=/re se la copia te la debbo mandare a te,/o pure volete che la conservo io, molte/aldre cose avrei da dirti ma non mi reg-/ge la testa. Fammi sapere che ne è di/Tommaso, e come se la passa, mi ci fare=/sti fare una lettera, non à avuto crean=/za rispondermi. Il tuo Cognato Giovan=/ni si à raccompagnato (1) con Maria Ago=/stina Maccallini ( la moglie di Giovan=/ni Angelone) ma senza sposare ed è pre=/na prima del tempo, non si sa se è sta=/to esso, o pure qualchè aldra persona, questo/sarà più che certo. Io mi rallegro che tu, e/Vincenzo state bene i salute, noi pure stia=/mo discretamente bene. Noi stiamo asse=/diati per il tempo cattivo, abbiamo avuto//
fino ad oggi due nevigate, ed acqua/con fortissimo vento di tramontana.Ora/debbo parlarti di tua Sorella/essa si trova alquando in discusto col suo ma=/rito non la calcola quasi per niente più/da moglie, e per questo essa ci à risposto/alle lettere con poco alderata ma con mol0/ta ragione, tu intando senza farci cono=/scere niente che io ti ò scritto questo, ma/cerca di appurare da esso se che intenzio=/ne tiene, perché esso avrà volontà di rian=/darsene col Padre nel suo ritorno ma Mariuc=/cia alla casa no ci riva affatto, si contenta/più tosto stare separata da esso, e non unita/con la gente della casa, segretamente famme/lo sapere, a scritto pure che io ci avessi dato/dieci coppe di terra a fucino, e se non ce le da=/va nel suo ritorno che voleva diventare un ca=/ne, vedi che bella disperazione? Non più mi/dilungo solo ti prego di non inquietarti per/la moneta spesa questa volda, cerca di avere/la salute e tutto si riacquista, ma un peso so=/pra le spalle ce lo abbiamo levato, abbiamo re=/stato senza niente, Iddio provvederà. Ti saluto io,/tua madre, e Mariuccia, salutiamo Vincenzo, e/Benedicendoti mi dico Il Tuo Aff.[ezionatissim]o Padre/Antonio Vasquenz “.
Note
- In dialetto cerchiese “raccumbagnat’ “ letteralmente riaccompagnato. Qui è inteso come compagno di vita insieme: convivente.
“ Cerchio 25 X[decem]bre 1912/Rispondo alla tua lettera pervenutami il/16 X[decem]bre ho tardato questi pochi giorni a/rispondere per aspettare la copia dal No=/taro che dev e ritornare dall’Aquila, io/ci riandai e nemmeno lo trovai pron=/ta come pure mi deve cacciare la copia/dell’istrumento e nemmeno me la potè/cacciare perché l’istrumento lo tiene an=/cora il Ricevitore, per avere l’una, e/l’aldra se ne passeranno un’aldra deci=/na di giorni, non appena la potrò avere/farò subito la lettera raccomandata, e/te la spedisco. Tu dici che forse avrà/stato un troppo a spendere tanta moneta/per questo atto, noi non possiamo capire/niente su queste cose, tutto ciò che fan=/no sono tutti a loro modo, io gli dissi/che alla somma di 113 se ci era compre=/sa pure la copia, esso mi disse di sì, ed ora/per cacciare la copia vole aldre sei lire,/e quanta cinque centesimi, perché esso//
mi disse ieri che ci fù compresa solo la/copia dell’iscrizione, e non quella dell’i=/strumento, e così bisogna che paghiamo/ ci è (sic) che essi dicono, tu mi ai detto che quan=/do fù fatto quest’atto con d’Alesandro fu=/rono pagati sole 50 lire, m non sia/che il ricevitore fece un suppletivo di/oldre 85 lire le quale io non mi volle/saper niente, quinti ordinò un perito/governativo, e per evitare queste spese/andò il d’Alesandro ad accordarsi col/ricevitore e convenirono per aldre (segue una macchia d’inchiostro n.d.a.) 66/lire e queste dovetti pagarle (è stato cancellato n.d.a.) restituire (è scritto sopra n.d.a.) in mano/del sudetto nell’atto della ricompra, del/resto è meglio non parlarne più perché/mi risento la febbre nelle vene per la/rabbia, l’abbiamo levato dai quoglioni/e ciò che se ne è andato dipiù per sua col=/pa prego Dio che lo spendesse per tanto/olio Santo. Tu dici pureche quando sei/fatto l’istrumento fra noi due furono/spese 78, 98, e non ti ricordi il suppleti=/vo che fece il Ricevitore di Avezzano?//
unisci dunque quello che pagammo al/Notare, e quello che pagammo al rice=/vitore e vedrai a che somma giunge./Tuccociò che abbiamo fatto con/regole prescritte. La causa con Luigi/Fasciani non ancora si è fatta, doveva/trattarsi il 7 Novembre, il Pretore si/trovava fori e non fù fatta, no scritto/all’Avvocato mi ha risposto che è stata/rimessa d’Ufficio per il quarto Lunedì/di Gennaro 1913- Speriamo volesse far=/la una volta che quel Sig.[no]r Pretore, ma/chi lo sa quando vorrà deciderla./Ricevetti una lettera da Agostino il qua=/le diceva delle lire che ultimamen=/te ci ai mandato, esso mi scrisse che quan=/do ti scriveva che avesse fatto io le sue/veci di ringraziare a te, ed anche Ciccuc=/cio flaminia, osia Villanuccio, e misse/un biglietto dentro la mia lettera acciò/te lo avesse mandato perché esso non/pote avere il permesso di scriverti, e//
questo biglietto te lo mandai dentro/una lettera che ti ha mandato Maria/Giuseppe Scampone. Quando mi ri=/spondi mi farai sapere se quale è la/quistione fra te e Tommaso, se esso/tiene il dispiacere per questo che abbia=/mo fatto allora è uno che cercava di vo=/lerci male, perché se noi non facevano/così allora non sarebbe ne tuo, ne suo, e/nemmeno il mio, da che tempo mi avreb=/bero espropriato tutto, ed allora esso fos=/se se ne avrebbe rallegrato, questo è cer=/to tu intanto cerca di fuggire l’occa=/sione e basate a non far quistione tra/voi. Non voglio più dilungarmi ri=/ceviti i mei saluti, quei di tua Ma=/dre, di tua Sorella, e della nipote Ma=/rietta, il Padre è partito per le Calabrie, la/ragazza sono otto giorni che stà sempre con/noi, non possiamo sapere se ce la vogliono fa/star sempre con noi, o nò questo lo vedrò fra breve./Ripetiamo i nostri, salutiamo pure Vincenzo -/vi benedico, fate buona Pasqua, e mi dico/Il tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre Antonio Vasquenz ”.
“ Cerchio 29 –1-1913 ( sopra sta così scritto : “ Date questo biglietto a tuo Cognato Vincenzo” n.d.a.)/Caro figlio/Giusto oggi ho ricevuto la lette=/ra nella quale rilevo il tuo perfet=/to stato di salute, noi pure per gra=/zia di Dio stiamo bene. Riguardo/alla quistione fra te e Tommaso/io già me lo aveva immaginato, esso/avrebbe ragione a lagnarsi in questo modo/qualora avesse sostenuta la/famiglia, o pure non ci fossero sta=/ti debiti e non avesse pensato affat=/to per la famiglia neanche me ne sa=/rei incaricato esso sarebbe stato calco=/lato come g (è stato cancellato n.d.a.) te, ma siccome che/la tempesta si aveva preparata brut=/ta, e stava per cadermi sopra le spal=/le, e perciò dovetti ricorrere a fare co=/desto pensiero per non restare come Lu=/igi, e Ciccantonio Vasquenz senza nien=/tte, sebbene qualche debito si deve pa=/gare, ma debbono contentarsi a poco//
per volta, ma all’Aquila non posso=/no andarci, e me mi rincresce assai do=/vendo sconoscere un figlio, e ci penso/assai, e me ne rammarico molto, ma/la colpa è sua, e non la mia perché io/dovetti farlo per forza, mandami una busta con la sua direzione e ce la/farò io una lettera, intanto tu cerca di (è scritto sopra n.d.a.) evitare/sempre l’occasione di non questionarci./Riguardo alla Causa forse si termine=/rà non a tempo mio, e forse nemmeno/a tempo tuo, se non more crepato ques=/to pretore che ci stà ora è impossibile/che la causa si decida, doveva farsi/l’aldro ieri, osia il 27 Gennaio e nem/mena fù tenuta udienza tutte le cause/di quel giorno furono rimesse per il/mese di Aprile, ma non ancora sappia=/mo il giorno preciso, (venca tardi, e ven=/ca bona) intanto invece di conoscere/Carnevale noi dovette portare all’Avvo=/cato, ova piccioni, ed anche 5 lire//
pazienza ora mi ci trovo e debbo sequita=/re, Solo mi dispiace che Francesco Pecil=/le non vole aspettare più vole assoluta=/mente qualche cosa a conto, o pure al=/meno l’interesse, finora l’ò trattenuto/lusincandolo della causa, ma adesso mi stà/mettendo con le spalle al muro, una vol=/ta ti scrisse che ci avessi fatto una lettera/tu, invece non te ne sei incaricato più./Il Giorno 6 Gennaio ti spedi (sopra la i è posto l’accento circonflesso n.d.a.) una lettera/assicurata contenente la copia
dell’I=/scrizione Ipotegaria, non potei mandar=/ti la copia dell’Istrumento non avendo=/la potuta cacciare perche non mi basta=/rono i soldi, sebbene per ora non ti fa/bisogno, quella si può cacciare a qualun=/que tempo. Ieri rinviai una lettera, osia/una supplica a Sua Maestà Vitto=/rio Emmanuele III pregandolo a vo=/ler concedere la grazia della libertà/condizionale ad Agostino, speriamo//
che voglia accordarcela, sebbene io la/ritengo molto difficile perché non abbia=/mo nessun mezzo da poterci fare qualchè rac=/comandazione del resto ho tentato la for=/tuna, io ci ho speso nulla (è scritto sopra n.d.a.) solo un foglio di/carta da 1,23 e niente più, se ci riesce/bene, e se non ci riesce faccia ciò che deve/fare. Ti ripeto di mandarmi una busta/con la drizione di Tommaso perché ho/piacere farcela io una lettera. Noi ab=/biamo un tempo di primavera, nel prin=/cipio dell’inverno pareva che voleva sotter=/rarci sotto la neve, invece Dicembre e Gennaio/a fatto sempre bel tempo, speriamo febbraio/cosa vol fare. Non più mi dilunco passo a/salutarti, come pure ti saluta tua Madre, e/tua Sorella, e Marietta, da parte di noi tut=/ti salutiamo il tuo Cognato Vincenzo, co/me pure saluterai Vincenzo Pantano, e /Maccaccitto, con sua moglie, ripetendoti i/miei, e benedicendoti mi dico- L’aff:[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz “.
“ Cerchio 2 Aprile 1913/Mio Caro figlio-/Con mia somma consolazione il giorno 19/scorso mese ricevetti la tua lettera nella/quale ci rilevo il tuo perfetto stato di/salute, ed anche di quella di Celestina,/al par di voi ne godiamo anche noi me=/no tua Madre la quale è sempre indi=/sposta con la sua solita malatia. Ti/avrei risposto più presto ma siccome che/non ancora mi aveva arrivata la mone=/ta e per questo ò ritardato fino ad og=/gi, la moneta fortunatamente mi giun=/se il giorno 30 giusto in tempo per/andare alla causa in Celano, e se non/mi aveva arrivata quella restava im=/pappinato senza un soldo, il giorno/ 31 finalmente si fece la causa e do=/vetti pagare la somma di £: 25,95/di sole carte bollate, e scritturazione,/oldre a 5 lire che dieci in contro all’Av=/vocato che in uno dovetti pagare £: 3095//
ora aspettiamo la pubblicazione della/Sentenza speriamo che ci uscirà favorevo=/le perché l’Avvocato avverso fece la difesa/attaccandosi alla simulazione dicendo/che l’Amministrazione Torlonia, si ave=/va accordato con me e mi aveva rilascia=/to la copia del contratto falso, dove che/il contratto fù registrato nel registro/di Avezzano nel 1910, ed il sequestro/fù fatto di Luglio del 1911, e così l’Av=/vocato mi à detto che potrà trattenere/la sentenza qualora volessero chima=/re in testimonio quei dell’Amministra=/zione Torlonia, ma però che è tutto inu=/tile. Riguardo alle 128 lire che ai ri=/mandato ne ò speso già 69,45 senza che/mi avesse comprato una pagnotta per=/chè 3095 per la causa, e £: 3850 al/Sig:[no]r Pecille compreso interesse, e pro=/testa, ò restato con cinquantanove lire,/e trenta centesimi, e queste se ne van=//
no perpagare le fondiarie, e mezza sal=/ma di grano, e mazzocche che ò pigliato/più di un mese fa a Simplicio Tucce=/ri, e per pagare chi mi viene ad arare/la terra al Bacinetto, e restiamo di bel/nuovo senza niente, per conseguenza di pre=/go non dimenticarti di noi perché oldre/a quello che ti ò detto di sopra che restia=/mo senza niente abbiamo i lavori da fa=/re al Bacinetto, il grano è assai sporco/ed io sono solo ad andare a lavorare per=/chè tua Madre non può, ed io male ap=/pena la posso trascinare, lavoro sì ma/stentatamente per fare una giornata/di un operaio ce ne debbo applicare due,/del resto ringrazio Iddio che posso aggire/così perché credevo di non poter più la=/vorare, e perciò di ripeto la preghiera/che ti ò detto di sopra, acciò che dopo/che ti avrai accasato non dimentichi/di aiutare, e sostenere i tuoi che si tro=/vano nel più estremo bisogno, ed anche//
con una avanzata età che oggi conto/settant’anni e cinque mesi, dunque il/peso del nostro sostenimento stà sopre le/tue spalle, e sopra di te stanno le nostre spe=/ranze. Per il riscatto della casa il Notare mi/fece pagare di solo registro 71 lire oldre alle/aldre cose, il ricevitore mi fece una sopratas=/sa di aldre £: 37,82, ò fatto dei viaggi a/Pescina finalmente è arrivato a farle paga=/re al Notarer perché da esso aveva venuta/la colpa. Non più mi dilungo fammi sape=/re il giorno del tuo sponsalizio perché noi/pure vogliamo riguardare quel giorno, e/farci un piccolo pranzo. Passo a dar=ti i miei saluti, quei di tua Madre, di tua/Sorella, e della nipotina Marietta, salutando/da parte di noi tutti Celestina, suo Padre,/e sua Madre, come pire ci saluterai il/tuo Cognato Vincenzo, e gli darai questo/biglietto, quinti ripetendovi a tutti i miei/saluti, ed inviandovi la Paterna, e Ma=/terna Benedizione (1) con affetto mi dico-/Il Tuo Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz “.
Note
- E’ la prima volta che invia oltre alla paterna anche la materna benedizione.
“ Cerchio 8 Maggio 1913/Mio Caro figlio/Dopo molto tempo di silenzio finalmen=/te ho ricevuto la tua da me tanta de=/siderata lettera nella quale ci rilevo/tante belle notizie io, e tutti dei nostri/de ne rallegriamo./In primo luogo ci congratuliamo della/tua unione in matrimonio, e prego il/Signore voglia mantenervi sempre in/perfetta pace, e tranquillità, augurando/vi buona fortuna, e felicità, allontana=/te fra voi le gelosie, come pure allonta=/nerete l’occasione che potrebbe eccitare/gelosi, e pensa pure che ora che sei ac=/casato tien doppia responsabilità, e per=/ciò è mio dovere farti codeste ammoni=/zioni. Ci rallegriamo che la festa dello/sposalizio è uscita bene, e dell’amore che/ai ricevuto dai paesani per l’accompagno/prestatovi. Riguardo a Tommaso come/tu mi ai detto esso à fatto da ignoran=/te, ed ora anche a me mi è dispiaciuto ma//
nell’istesso tempo però trovatene conten/to, perché tu sai come è fatta la testa di/quello, poteva succedere qualche disturbo/dopo fatto i bicchieri, anche io voleva/suggerirtelo nella scorsa lettera, ma mi/astenni per questa riflessione. Mi ai/avertito che nel mio pranzo deve starci/anche tua Sorella, e tua Nipote, senza/dirmelo tutto questo lo faceva lo stesso,/il pranzo però per motivo delle faccende/di campagna è stato tra noi risoluto far=/lo il giorno quindici, cioè nella festa di/Sant’Isidoro(1). Abbiamo ricevute le foto=/grafie e non possiamo ancora saziarci di/guardarle, e ce ne rallegriamo assai ve=/dervi così belli, e con florida salute, noi pure possiamo dire che stiamo in/perfetta salute, ma però ringraziamo/il Signore, e lo preghiamo a volerci/mantenere sempre così, almeno fino al/vostro ritorno nella tua lettera mi dicesti che//
Celestina era giusta alda come te, ma/nella fotografia ho veduto che è un pochi=/no più bassa , la pienezza mi pare egua=le, ma siccome che la tua età quasi/raddoppia vedrai che a poco a poco aldro tem=/po sarete eguali, anzi di pienezza verrà/a superarti intanto preghiamo sempre/la Vergine S[antisi]S.[ima] che tutto riesca a sor=/te buona, abbiate giudizio, e non dimen=/ticate d (è stato cancellato n.d.a.) mai della su nominata Vergine/Santissima, essa è stata, e sarà sempre/la vostra protettrice, e noi pure non/cesseremo mai di pregarla a prò di voi./Passiamo noi tutti di casa a salutarti di=/stintamente, partecipandoli ancora alla/nuova figlia acquistata, tanti saluti a tuo/Suocero, ed a tua Suocera, come pure ci salu=/terai Vincenzo e ci darai questo biglietto,/infine ripetendovi i nostri, ed inviandovi/la Paterna, e Materna Benedizione, con/Paterno affetto mi dico-/Il Vostro Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz//
Nostra Cara figlia Celelestina ( al margine sinistro e continuando sopra è così riportato: “La causa non ancora si è decisa perché mancò la copia del pignoramento si deve rifare di nuovo, non ancora è stata appuntata/si spera un/buon ri=/suldato” n.d.a.) Io tuo Padre, tua Madre, tua Cognata, e/Nipote abbiamo ricevuti i bagi da te man=/datoci nella carta, non potendo avere per/ora la consolazione restituirveli a faccia,/a faccia ci contentiamo imprimerli nel=/la vostra fotografia, con la speranza di/vivere sopra questa terra fino al vostro/ritorno, se il Signore me lo permette, ed/allora possiamo conoscerci migliore che non/vi ho vista ritrattata, bagiarci, e vivere/insieme; noi vi ameremo come figlia, la/Cognata come Cognata, e Marietta come/Zia, e voi ci amerete come Genitori, come/Cognata, e come Nipote. Intanto riceve=/tevi tanti bagi, e saluti da me, da vostra /Madre, da vostra Cognata, e dalla Nipote/Marietta, porgerete tanti saluti a tuo Pa=/dre, ed a tua Madre, ed a vostro Cognato/Vincenzo, e con ansia spero nel vostro ritorno/bagiare ancora un bambino frà le vostre/braccia, quindi Benedicendovi, mi dico./Il Vostro aff.[ezionatissi]mo Suocere/Antonio Vasquenz “.
Note
- Letteralmente accompagno in dialetto cerchiese “ Accumbagn’”. E’ lo speciale e singolare corteo con il quale i parenti e gli amici accompagnano i nubendi, partendo dalla casa della sposa alla chiesa per la cerimonia dell’imminente matrimonio.
- Come già abbiamo detto la festa del comprotettore di Cerchio Sant’Isidoro, patrono degli agricoltori, si svolgeva nell’antichità, nel nostro centro, il 15 di maggio fino ad un trentennio di anni fa.
“ Cerchio 21 – 6 – 1913 – /Mio caro figlio mi affretto/a rispondere alla tua lettera pervenutami/il giorno diciotto dandoti notizi di tutto-/ciò che tu desideri sapere. Noi ci rallegria=/mo tutti della tua perfetta salute, e di-/quella di Celestina, e famiglia, noi pu=/re godiamo buona salute, ma assai appassionati per la cattivissima raccolta, dopo/esserci sacrificati di fatighe abbiamo per=/duto interamente tutti gli legumi per/una formidabile secca che si stanno falcian=/do le fave per dar da manciare alle bestie,/la speranza stava solo al grano ora di stà os=/servanfo anche la grande pullenza, ed è impos=/sibile che possa empire perché esso è secco dal/piede fino all’ultima foglia, e la spiga è co=/lor di cenere, iesi sera fece una piccola piog=/gia, e questa matina si è compiuta l’opera/con una folta nebbia ed ecco oltre la secca an=/che la rugine, la sola speranza l’ò fondata/sopra alle barbabietole se il padrone mi ridarà/qualche cosa. O’ ricevute £: 55 ieri furono/spese totalmente per pagare le giornate ancora//
detta mondatura del grano, e la fondiaria sca=/duta e mi restaro(sic) trentasei soldi, comprai quat=/tro chili si pane, e spicciai tutto. Riguardo/della causa il Pretore non potette cacciare/la sentenza definitiva perché non venne in/tempo a cacciare la copia del verbale di pi=/gnoramento fù richiamata la causa per il/giorno dodici Giugno, ed è stato rinviata/per il giorno sette Luglio, e perciò non posso/darta (sic) nesuna (sic) risuldato. Ci rallegriamo che a=/vete rifatto pace con Tommaso fammi sapere/qualche notizia di esso, siccome che lunedì/parte la moglie di Vincenzo Pantano voleva=/mo mandarti qualchè bottiglia di liquori/ma siccome non ò potuto portare niente per=/chè veniva troppo carica ti mando quindi/sicari dei quali dieci sono per te, e cinque/li darai a nome mio al tuo fratello Tomma=/so se li accetta e da mia parte me lo salute=/rai, come pure lo saluta Agostino e brama la/sua direzione, esso mi à scritto giorni fa, e mi/a detto tutto, e ti saluta, non ti a risposto per=/chè non potrà scrivere così spesso, nel pacco dei/sicari ci è anche un’aldro pacchetto conte-/nente 15 sicari di tua Sorella, e 5 di Lu=//
cia pizitto questo lo darai al tuo Cognato/Vincenzo. La moglie di Pantano deve dare/a Celestina un’anello che tua Madre ce (è scritto sopra n.d.a.) lo/manda essa non à potuto farci aldro rega=/lo quinti la prega di accettare questo pic=/colo dono speriamo che nel vostro ritorno/di essere sopra i viventi ed allora potremo far=/ci dei complimenti tra di noi. Con questa/venco a pregarti di rispondere subito a que=/sta lettera ed immancabilmente rimandare/qualche cosa, io sebbene il grande bisogno/della famiglia non mi avrei orbitrato a chie=/derti niente ma una forte necessità mi à/costretto a farlo, in primo luogo per raccoglie=/re quel poco di grano perché la speranza del=/le fave è svanita, in secondo luogo debbo/spendere un centinaro di lire per accomodare/il tetto alla stalla se bastano però debbo ri=/metterci quattro corde (1) che si anno rotte, e/poi tavole, e canali, riguardo alla calce, e/rena la procurerò io mì (sic) il resto è tutto da/comprare, le sole corde se ne andranno 64 lire/fra porto, e legname, miò raccomandato al/fittuario mi à detto che non può a pagarmi//
anticipato (è scritto sopra n.d.a.) trovandosi anche esso molto ristretto in finanze,/e questo è molto necessario (sic) di farlo altrimenti/faremo un casarile e poi non si arriverà più/a ricoprirlo. Ti rimetto la lettera indietro co=/metu mi ai detto, io ho rimproverato tua So=/rella essa non mi à voluto dire chi si rifece la/lettera ma secondo come essa mi a detto a mol=/to raggione, non ci à fatto mai una lettera di/consolazione, sempre di ramarico, ma per chi?/per la mala lingua di quei di sua famiglia,/essa sarebbe anziosa di venirsene in America/per levarsi davanti a quelle lingue malefiche/pregalo tu il marito che ci rimandasse il bi=/glietto che anche noi siamo contenti, ed allo=/ra vedrai che faranno bene devi sapere che tua/Sorella è diventata tale che nonla riconosce=/resti, dal giorno dell’Ascensione che ricevette/questa lettera non è stata più in buona salu=/te, stiede sei giorni a letto con la febbre ed ora/si trova convalescente che non può guadagnar-/si un soldo, essa ti scriverà da parte e ti dirà/il tutto. Passo a darvi io i saluti a te, a Celestina/a tuo Suocero, ed a tuo Cognato, come pure tua/Madre, tua nipote (è scritto sopra n.d.a.), e tua sorella salutane tutti indistin=/tamente, e Benedicendovi mi dico /al margine destro è così riportato : “ alle lettere can=/cellate io non ò/potuto capirci nulla, e nem=/meno essa lo sa” n.d.a.)/Il Vostro Aff.[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz “.
Note
- Sono i travi lignei che in dialetto cerchiese venivano, e vengono tuttora, chiamati “corde”.
“ Cerchio 26 Febbraio 1916/Mio Caro Ingrato, e sconoscen=/te figlio io non avrei mai credu=/to che tu di dovevi dimendicare/del Padre, della Madre, delle/Sorelle, e del Fratello, io non/ti dico che tu dovessi rimanda=/re sempre la moneta, io non/te l’ò mai più chiesta, ma se/ti ricordi/oldre a quello che ti/ò insegnato io, ti ò mandato/pure alla scuola al compare/Luca, ed a Giovanni Vitale/per farti imparare a scrivere/ti ò spedito due lettere dopo che/a ritornato Ciccantonio e non/ò meritato nesuna la risposta/ricordati che non ai più scritto/dal mese di Maggio, e pure//
voglio azzardare a scriverti/questa terza, e se non ricevo ri=/sposta sarà l’ultima, ti ò detto/che ti ai dimenticato del fratello/perché dietro la lettera che ti par=/tecipai la sua morte (1) non avesti/creanza di rispondermi almeno/per consolare a me, e a tua Madre./Ti ò detto che ai dimenticata la/Sorella perché al Marito à dovuto/partire per Soldato ed essa non à/con che vivere, tu devi restituire/la moneta la Marito avressti potuto/rimandarci 10 lire la volta e la/facevi contenta, io non ti dico al=/dro se ai coraggio sequita così./Io ti saluto, e ti auguro dal Cielo/mille Benedizioni e mi dico/Il Tuo Aff:[ezionatissi]mo Padre/Antonio “.
Note
- E’ il fratello minore Augusto deceduto nel Primo conflitto mondiale (1915-1918) : “[…]VASQUENZ AUGUSTO ANGELO DI ANTONIO/Soldato 123° reggimento fanteria, nato il 10 agosto 1890 a Cerchio, distretto militare di Sulmona, morto l’11 novembre 1915 nella 31^ sezione di Sanità per ferite riportate in combattimento[…]”. AA.VV. : “Albo d’oro”, Roma, 1927 Ano V, Stabilimento Poligrafico per l’Amministrazione dello Stato- “Militari caduti nella guerra nazuonale 1915-1918 Albo d’oro, volume Secondo Abruzzi e Molise. Nel citato conflitto morì anche il cugino Eliseo: “[…] VASQUENZ ELISEO DI PIETRO Sergente 47° reggimento di fanteria, nato il 30 dicembre 1883 a Cerchio, distretto militare di Sulomona, morto il 23 marzo 1917 a Devetachi per ferite riportate in combattimento[…]” in AA.VV. “Albo d’oro op.cit.”. Vedi qui Albero Genealogico Famiglia Vasquenz.
Letter from Marietta Vasquenz
MS 5024/Container 1 Folder 2
Cugina di Angelo
“ Angelo mio,/Trovandomi questo momento senza/occupazione vengo ad occuparmi/per te, poiche io non mi conosco dac-/chè non ti vedo: Privo della tua presenza/cerco di ingannarmi scrivendoti queste poche/e mal formate linee e collo stesso piacere/che se avesse per felicità di parlarti./Io mio caro, ti scrivo la presente nò/per nessuna cosa solamente desidero sapere/da te il motivo in cui ti trascuri a scrivere io non dubito perche conosco che/mi sei sincero ma; chiesi se ti/sei cambiato se ti sei scordato del/mio bene. Ah! Angelo ti ricordi/il bene in cui tu sono voluto?//
Ti ricordi quando io ti dicevo/Angelo quando mi scrivi? E tu/mi rispondevi ogni 5 giorni ed ora/perché trattresie tanto? Ti ricordi/quando io ti volevo tanto bene che/non potevo farne senza di vederti? Ed ora/ con che cuore, con che coraggio mi lasci?/Penzo che ti voglio bene sempre, sempre……(sic)/Questi sentimenti mio caro, tracciato dalle mie dita/ e da me espressi con un piacere incredibile ripeten=/doti più volte, che t’amo partono dal più/profondo del mio cuore e dalla ferita incurabile/da te fattami. Sento che io benedico le mille/volte ad onda del mio crudo soffrire per la/tua lontananza. Io conterei per nulla quando/s’oppone ai tuoi amori se mi fosse dato qual=/che volta di vederti in persona a me davanti./Allora ti possederei, e di più di me felice!/Non s’upponete che queste mie parole dicano/più di quando penso: Ohime! Di qualunque/espressione abbia potuto scrivermi sento che penso//
più di quando ti sono detto. I miei occhi/i quali sono in uno continuo vegliar,/incessantemente lagrime aspettando il/momento in cui di ricevere una tua/lettera con il ritratto dentro: il mio cuore afflit=/to non desidera senon(sic) te, i sospiri che mi/fuggono mentre io lavoro ogni volta che penso/a te cioè ogni momento; la mia immag=/ginazione che non mi rappresenta altri/oggetti se non il mio Angelino; i lamenti/che faccio al cielo del rigare dei miei tormenti/che non mi danno tregua dacchè/non ti vedo ti siano almeno garanti di quando/ti scrivo. Non sono io ben disgraziata ed infelice/d’essere nata per amare senza speranza di essere/amata dachè amo. Questo pensiero acuto/e desolante m’opprime ad un punto che se/morrò senon sono persuasa di ricevere un/tuo scritto. Una sì dolce consolazione bilancia/la mia disperazione e mi attacca alla vita./Assicuratemi che m’amate sempre, io costudirò/la tua lettera preziosamente | La leggero mille//
mille volte al giorno e soffrirò i miei/mali con minore inpazienza. Spero che il/cielo cessi una volda di essere irato contro/di me e ci faccia trovare l’occasione di/dirci senza testimoni di amarci./Mio caro, ti faccio sapere che dove mi/trovo io mi trovo anchio tribbulata peggio/che non cero primo della tua partenza/anno fatto tanto per distogliere il/mio sentimento verso di te e nulla ci è riuscito/e per questo non anno voluto far altro/che non mi vogliono più ne vestire e né/calzare dicendomi che mi facesse da me/non mi anno voluto dare nemmene/per il francobollo per francarsi la presente io/piango assai il mio destino che non veggo/lora che ritorni per vietare le mie angustie/cianno piacere a dimmi noi caro fammi/pronta risposta per dirmi in che modo/mi deve contenere scrivi diretto a me/e penso che io non mi fido altro che//
( continua, scrivendo, capovolto, sulla prima pagina, così : “ di te scrivendoti mi divaco un po’ la testa/se vuoi che crepano di rabbia scrivimi/spesso che non troverai chi tinvia amplessi/saluti sospiri e palpiti dalla tua per/sempre Marietta cesso di scriverti temendo/che mi trovano ti saluta Colomba la mia/vicina ti saluta Peppino di Collarmele di/nuovo io scrivi subito Cerchio li 8 (sic)1910” continuando , nell’ultima citata pagina: “ scrivi/subito addio” n.d.a.).
“ Mio diletto cugino./Quando è stata la gioia, o mio diletto …(sic) quanto/il contento che o provato nel ricevere la tua/lettera, non saprei a parole descriverti. Io o baci=/ato e ribaciato le mille volte il tuo scritto che/mi è rapportato si liete notizie del felice viag=/gio (1). Ora i miei tormenti cesseranno; o rivedu/to l’adorato foglio lineato colle tue mani;/Se tu mio caro, sei sempre, col pensiero imma=/ginazioni in moto invola continuamente/a me come dite(sic), io ti giuro che non trovo/più pace fin dal momento della tua par=/tenza. Sono già scorse molte notti dacchè/io non posso chiudere gli occhi e conciliarmi/tre ore di riposo; le tue attrattive, i tuoi/discosi non mi sono mai usciti dalla mente//
Dunque mio caro, mi ami tu al/par di me? Nei tuoi sogni mi premi/tu strettamente al seno? Ah! caro io tamo/assai che lingua umana non può esprimere/laffetto in cui nutro per te….(sic) ma forse/io m’inganno di te dovesse combattere tanto/come i soldati per difendere il suo re. contro/i nemici e poi nulla conchiudere del nostro/amore. Ma solo dovresti sapere che la mia/parola non è stata confidato a nessuno del/mondo sola a te o collegato tutte le mie/speranze tu solo puoi consolarmi ed essere/il mio compagno sino alla tom………(sic)/Sappi mio caro, che tutto il nostro amore è/scoperto dalle mie sorelle la quale mi avvisano/dicendomi che tu minganni scrivendomi/e poi che non ritorni più. Dimmi Angelo/se mi ami io non credo che m’inganni se/tu m’ami così come io tanto scrivemelo me/lo ripeti mille volte, ed allora potro conce/dere a me stessa quella calma che/
non posso godere finchè tu mi sei lontano/nell’ansia, di un tuo scritto. Mio caro, non/posso rammentarmi, senza un senzibile/dolore, quel giorno sì lieto per te (è stato corretto n.d.a.) e sì triste/per me. Le lagrime che versavo le pagaste/con un volto sereno quasi pallido in/modo che calmava la mia tristezza. La/lettera in cui o ricevuto giacerà nel mio/mio (sic) petto per varii giorni con aggrede/voli baci sarà messa vicino alle quattro/adorate cartoline da me ricevute da Napoli (2)/mio bene, statti tranquillo che tuo padre/sta meglio anzi incomincia ad alzarsi/ti dico pure che il giorno 13 dello scorso mese/ti spedii due cartoline illustrate insieme/con una lettera di tuo padre e non so se/lai ricevuto. La mia salute è perfetta,/ma il mio cuore soffre considerevolmente/per non potervi dire a voce con quale sincero/affetto io sono/Cerchio li 10 aprile 1910 La tua, Marietta//
al mio Angelo,/Prima questanimo sconsolata/Si rallegrava inmezzo a tante cose/Senza di te sto sempre in mezzo al pianto/Senza di te stu cuore è un camposanto/adesso come è amara/La vita senza amore/Pare che manca il cuore/Tu solo eri il mio Dio/Tesoro mio (sopra diagonalmente, scritto sui due angoli, ad un lato si legge: “ scrivimi/spesso acciò/non/soffro” ed all’altro: “ Tanti saluti vi/manda Angiolina/addio addio “ n.d.a.).
Note
- In lettera si evince il buon esito del viaggio di Angelo Vasquenz verso gli Stati Uniti d’America e, di conseguenza, sappiamo grosso modo quando questi partì e cioè, sicuramente nel mese di maggio 1910.
- Chiaramente si evince che Angelo Vasquenz aspettò un pò di tempo nella città di Napoli da qui poi, con la nave, sarebbe, come è di fatto avvenuto, partito, pieno di speranza, alla volta del nuovo Eldorado: gli Stati Uniti d’America.
“ Idolo del mio Cuore/Dalungo tempo che io aspettava/la tua lettera e non poteva/avere il bene di riceverla, il giorno 2 Maggio ebbi la conso=/lazione di vedere il tuo scritto,/e nel mentre io leggeva la tua/Calligrafia sia fatta con le tue belle/manine e rilevanto tante belle/cose in cui a voi mi parlate e rico=/rdantomi il tempo che sono stato/ tutte quelle belle se=/rate che siamo stato insieme tutte/le parole che noi siamo dette e/anghe delle belle strette di mani/dateci fradi noi, io nel ricordarmi/tutto questo sono provate un forte/dolore nel mio Cuore che eran devenu-//
te lacrime dalli occhi miei, che sono/bagnato tutto il vostro foglio amè/mandato./Ti dico pure che nella mia parten=za non mi vedesti piangere per/nessun motivo, ma lei però non/sapevi che aveva io nel Cuore che/se qualora avesse lasciato sortire/una lacrima dalli miei occhi/allora saresti restata di vita/senza perche vedendo piange=/re non lei provavi il doppio/dolore che non ai provato./Adesso lasciami tutto questo e passi=/amo ad un forte sogno, che nel/mendre dormiva sognai/ par che stava ad una casa vicina/al mare ad un tratto viddi vinire/una barga la quale portava dava=/nde una dama, vistita di nero,/subbito io par che mi affacciai ad una//
finestra dirimpetto alla marina/ e mi comparisti lei davande io/riconobbe il tuo viso con le tue/labbra rosse, con li tuoi Celesti/occhi, con li tuoi biondi capelli/con la tua chioma bene accomo=/data e con la tua mano mane destra/ed offatto la sera la ricevei,/allora io sono ringraziato il/Cielo chi mia dato quella notte/così felice e son detto così chi sa/se la mia bella abbia avuto/una nottata simile alla mia,/chi sa se il Cielo gliela data..!/non ti dico altro (è scritto sopra n.d.a.) solo ti ripeto amami/che io ti amo./Io mi trovo in perfetta salute/come pure spero sendire di te/la tardanza del mio scrivere e stato/che sono dovuto compiere il posto//
tanti saluti ricevi da me unito una/stretta con la mia destra mano,/come pure saluto Angiolina/e mi di il tuo per sempre/infino alla tampa/Angelo Vasquenz/Republic Maggio 6 1910./espressione del tuo Angiolino/Vola felice foglio,/Abbrevia il tuo cammino,/E quando li sei vicino,/Parlaci tu perme,/Addio addio/Pochi giorni fa e capitato il tuo/fratello insieme con Antonio ceri=/tto e siamo fatto una bella festa,/questo e la direzione./Mr: Angelo Vasquenz Box 152/Faeyetta Co. Republic Pa. U.S.A.” (1)
Note
- Nel citato fondo archivistico è conservata una similare missiva, scritta sempre da Angelo Vasquenz, che sicuramente doveva essere la minuta, del seguente tenore: “ Idolo del mio Cuore/Da lungo tempo che io aspettava la tua lettera non poteva avere il bene di rice=/verla, il giorno 2 Maggio poi lo ricevu=/ta e nel mentre io leggeva, la tua/Calligrafia e rilevanto tanto belle/cose in cui voi parlate e ricordanto=/mi il tempo che sono stato a Cerchio/tutte quelle belle serate che siamo/stato insieme, tutte le parole che/noi Due siamo detto, e anche delle belle/strette di mano che noi (è scritto sopra n.d.a.) ci siamo dato,/io nel ricordarmi tutto questo, sono//provato un forte dolore nel mio/cuore che grondavano le lacrime dalli miei occhi che sono bagnato tutto/il vostro foglio a me mandato,/ti dico pure che il giorno della mia [partenza]/non mi vedesti piangere per nessuno/motivo, ma tu però non sapevi che/avevo io nel mio Cuore che se qualora/avesse comingiata a farmi sorti=/re una lacrima dall’occhi miei, allora/tu saresti restata senza (è stata cancellata n.d.a.) di (è scritto sopra n.da.)vita perchè senza (è scritto sopra n.d.a.)/vedendomi piangere a me, tu prova=/vi il doppio dolore che non ai provato/Addesso lasciamo tutto questo e passia=/mo ad un forte sogno che mentre/dormiva mi sognai pare che stava//ad una casa vicino al mare/ad un tratto veddi venire una barca-/la quale davande portava una donna/vestita di nero, subbito io par chemi affacciai al, finestra diribetto/alla marina e riconobbe il tuo/viso con le tue labbra rosse/con li tuoi biondi capelli, nelle/tue mani par che mi portavi/una lettera, ed in fatto i la sera/la ricevei io sono ringraziato il cielo che mi adato quella notte/cosi felice e son detto così chi sa/se la mia bella abbia avuto/una nottata simile alla mia-/e non ti dico altro solo amami che/ti amo//io mi trovo in perfetta salute/come pure spero sendire di voi, la/tardanza del mio scrivere e stato che sono campiato il posto, tanti satuti (sic)/ricevi da me unito una stretta/di mano, come pure saluto angiolina/e mi dico io per sempre il tuo fino/alla morte A.[ngelo] V.[asquenz]/Republic li … (sic)1910./Vola felice foglio/abrevia il tuo cammino/e guardi li sei vicino/parlaci tu perme/Addio addio/pochi giorni fa e capitato il/tuo fratello ed unito antonio cerritto/e siamo fatto una crossa festa”.
“Caro A…..(sic) per mezzo dil/porgitore della presente vengo/a salutarti aspettando la tua da/tanto tempo e molto si vede/non fa niente così merito/scrivi subito giusto dimmi/se avete ricevuto il presente biglietto/fami sapere se sei ricevuto tutto/le tue……..(sic) Invio i miei/cari abbracci piangendo……(sic) sotto i dico la tua per se…..(sic)/Marietta…..(sic) procura di/mandarmi il ritratto dopo il/riscontro sarò del mio./Scrivimi Subito//Alle mani di Angelo Vasquenz/addio addio”.
“ Mio Angelo d’amore/Nella lusinga sempre di ricevere/tue nuove come io faccio con assuidità/pervenire le mie, se aspettavo da parecchi/giorni con la più viva impazienza./E mai possibile che altre cure, altri/pensieri occupino la tua mente, dopo/tante proteste che mi facesti?/ Le tue/maniere così incerte ed ineguale ora/non sono più quelle di una volta,/quando mi dicevi così innamorato e/a scriverle con poter pensare ad altro che a/me. Li accorgo troppo tardi che erano/tutte mensogne per trascurarmi ad/amorali. Una volta che mi vedevi affezzionata/ e innamorata non ti date più pensiero/ di me. Se sei cambiato se dovete ingannarmi,/se ti riesce noiosa perché non troncare addirittura/un’amore e a te riesce increscioso a me/potrebbe far perdere addirittura la vita come sono/perduta la pace. Nella speranza terrete darme/una franca risposta che possa discambiarmi./Credi io penso a te ogni momento a da che/sei partito la mia mente fantastica sempre di te/e sarei felicissimo se potessi esserti presso.//
Certe volte mio caro, invidio gli uccelli/che possono volare e percorrere distanze enorme come/a loro torlento(sic), perché vorrei io pure volare presso di te/astringerti al seno, darti un segno di amore sulla tua/fronte purissima ripiena di sudore e ritornarmene/Quanto ti sono lontana mi avveggo quanto ti amo,/ o mio carissimo,/non penso di stare un minuto, ti ripeto,/se non penso a te mio unico bene,/Io solo esclamo tra me stesso dicendoti pure a te/perché non mi scrivi? Perché non mandi tue/nuove? Non puoi immaginarti mio caro/la tua Marietta come soffre e langue quando/non riceve tue nuove. Non posso stare un/minuto fermo. Non ti so dire quando e loto/solito che io ti vedevo venire come di vento non trovo/pace cerco e bramo sempre la solitudine onde piangere./le mie avventure ed infame sorte che mi/insegue. Oh! Quando sento di amarti il cuore/mi trema fortemente del tuo amore./Si vede se mentisco, allorche le mie labbra mormorano/per la seconda, per la terza volta e per la millesima le/dolci parole. Ti amerò sempre! Le mie labbra non anno/mai mentito! E il cuore…(sic) Oh! il cuore ha in se profonde/radice di questo amore che forse umano non basti/a scriverle! Tamo infinitamente Angelo mio, tamo….(sic)//
vedi io amo te come Dio ama le schiere dei Angeli,/ io amo te come il re il loro scettro; io amo te, infine, al/di sopra di tutte le cose create! Tutto il resto per me è nulla/che neanche la morte, purchè fra le tue braccia, io non/temo? Per carità siimi fedele che la tua fedeltà sarà/compensata della mia stima e onore. Dio ti benedica,/Angelo mio mio (sic) d’una benedizione grande e sublime/ come l’amore che io ti porto fino alla tomba./Ora ti prego a volermi mandare un pegno del tuo/amore per Ricordo. La tua immaggine mi sta/sempre presente e perfino quando sono occupata/ne (sic) mio lavoro mi pare che mi sussurri all’orecchio/la parola: Amore ed io ti rispondo coll’animo mio e/col cuore la stessa parola, T’amo tanto, sai che sono/gelosa della distanza che ci separa. Ti voglio troppo bene/e questo ne lo causa. Poi ripensandomi ai nostri colloqui/del vicolo in cui vargo ogni tanto di passaggio mi/ripenso passando alle tue parole par che mi sente parlare/le pietre di dietro par che mi rimbacciano le tue/parole! Penso Angiolino, che del nostro amore si/è ricoperto il cielo sei stato fedele a scrivermi come/mi promettesti. Mi ritornano sempre di fronte le/parole delle mie sorelle che mi dicono vedi che/avevamo ragione quando noi ti avvisevamo e io/nel sentire piango e sono mesta tutti i giorni//
Io però tengo la speranza di ricevere un tuo foglietto/scritto qui acchiuso. Ti rimetto la mia fotografia/ onde inesso stanno rinchiusi i miei effetti/spero che sarò accolta senza nessun disprezzo/pochi giorni fa riscrissi la lettera di tua sorella/a Vincenzo suo marito e la ti mandai un/piccolo biglietto che ti chiedevo il tuo ritratto/spero di riceverlo quanto prima che faran fare pure/ a bottoni acciò ti porterò sempre di dosso il mio seno/ e anche le figure grande acciò guardandole nelle/mie occupazione posso baciarle e ricordarmi di/te. Ti prego di non negarmele mentre io scrivere/ a tua sorella mi fece vedere il tuo ritratto che/rimase inorridito nel vederli perche mi eri/davvero presente. Io ti rispedii i tuoi/scritti per vederti se eri sincero per scoprire la/tua volontà ma veggo che poco vaglia avere ed/Assio abbi di giudizio acciò ritornerai presto me (è scritto sopra n.d.a.) ed a me che io ti son fedele a qualunque costo/sarò sempre tua bramo pronta risposta dico/per sempre tua Marietta Vasquenz/
Ti mando il mio ritratto Del mio cuore
Vision del mio cospetto la perla tu sei
Tienilo stretto al petto tamo o fedele a te
memoria ti sarò voglio resto giamai
addio Cerchio li 29/6/1910 tradire io ti voglio
Angelo mio ti voglio
sempre amor “.
“ Tesor mio,/Se io potessi formarmi un libero sentiero/fino al fondo del tuo cuore e penetrare nei più/inaccessibili nascondigli, allora mi vedrei da/me stessa come ti sto inesso, ed i miei demoni/ sarebbero sul momento svaniti; sendendomi/ del tutto impossibile questa ricerca, debbo/fidarmi delle tue asserzioni che spero che siano/perfettamente veridiche e sincere. Se mi/cade inpensiero che i tuoi sentimenti a mio/riguardo siano nella benché minima parte/differente da quelli che mi sei manifestato/nell’ultima tua lettera. Perciò non trascurarti./a dimostrarmelo con una tua cara e sollecita/riguardo che attento al più presto./Tesor mio, pensare a quei momenti felice che/più volte insieme scorremmo e non sentirmine/commossa è impossibile scordarmi di te./Ah! Mio Angelo credilo pure che il trovarmi/distante da te senza saper quando ci rivedremo,/mi è turturo indicibile. Speriamo che i mesi/scorressero. come giorni e i giorni come i/minuti e questo è lunga essenza si converte/di un prossimo ritorno il quale mi permette/di accorrere tra quelle braccia che tante//
volte mi strinsero al tuo seno palpitante di amore ……(sic)/Vorrei esserti vicino colla persona, come sempre mi/sei vicino col cuore …….(sic) Non dubitare mio caro dell’amor/mio ne muovere ingiusti sospetti su di me che/mai voglio tradirti meglio la morte accetterei di//di(sic) tradire chi molto mi ama e mi vuol bene/Ah! Se tu mi ami e mi adori, come mi/dicesti nell’ultimo tua tu non devi abbandonarmi/alla tristezza, al dolore, alle pene che tutto lacerano/ e straziano il mio cuore della trascuraggine del/tuo scrivere…..(sic)Deh!, mio caro, procuro con/qualche parola lusinghiera di persuadermi di noi/aver nutrito amor per te. Non permettete che la/tua Marietta vive in angoscia e continue lagrime/ cud (è stato cancellato n.d.a.) crudele ed amarissime?/Non essermi avaro nello scrivere che ne ho bisogno/tanto…(sic)tanto….(sic) e poi tanto! Perché questi di/casa m’indispettiscono dicendomi che tu non/mi scrivi dunque mio caro, se vuoi farci/invidiarne, allora dovesti scrivere spesso spesso/che avresti le più strette amicizia mi si/sono voldate contro ritenendosi del tuo scrivere//Dimmi Angelo se ti sei cambiato didea/verso di me io non mi sono cambiata meglio/bramerei la morte non di cambiar sentimento di//
te, io in qualunque costo sono sempre tua/nessuno più distogliermi tu solo puoi essere il/mio refrigero io non ricorro ad al altro che a te/nel scrivere la presente di tutto mi sfoco e/mi divaco la mia mente perche ora/i miei goderi sono finiti tutto per mè mio/caro, sarà finito solo quando ti scrivo a te/mi rianimo credendo sempre di riceve/sollecite risposte che posso svolgere un po’ la/mia mente della tristezza in chi si trova/Nella tua risposta spiegati bene parlami come/se ti trovassi di fronte a me palesati di/tutto il tuo sentimento che infine tu leggi/solo ed io pure e nessuno certo sopra i/nostri segreti e possiamo formare 2 corpi di/noi ed un solo animo, scrivimi lettere/lunghe fine che il tuo cuore non saprà più/che dire lostesso spero anchio bensì son io esprimermi/tu bene mi comprendi che ti sono sincero e che/ti amor finchè Dio ne farà scorta di noi/sempre però se mi accorda il tuo sentimento./Ora ti fò sapere che mi sono salutato con Vincenzo/il figlio di Giovanni del moletto la quale mi/a dato notizie di te che ti trovi bene e che/mi mandi i saluti non volendoci però palesare/che io era la tua fidanzata e mi a detto pure che/forse prendi moglie da costi mi rallegro che//
trovato meglio di me però credo che/non sia vero del resto io non ti dico altro/solo ti cerco la fedeltà sempiterna./Questa notte ti sono sognato par che mi/giuravate unamore sempiterno/dimmi Angelo è stato visione che mi/ami opure mi ami davvero?/Assicuramelo bene nella risposta se mi ami. Altro non ti dico aspetto risposta/dicendoti pure che ieri ti scrisse una/cartolina illustrata e laltro ieri ti feci la/lettera rispondimi uno per uno nella/lettera di laltro ieri ti mandai la mia/fotografia spero di ricevere anche la tua/al più presto cesso di scrivere che mi/chiamano i miei di casa augurandoti/un felice onomastico della madonna degli/Angeli addio ti do i miei amplessi e baci/ardentissimi Tua fedele/Marietta/D.[opo] S.[critto] ti fo sapere che Annunziata/felli si raccomanda per quando sai se tu/vuoi io mi ritiro la cambiale e te la/manda a te però fate il tuo piacere/addio addio/Cerchio li 1° Luglio 1910/francami le tue”
“ Angelo carissimo/Stamane mentre mi levavo da letto sono/trovate la tua lettera col tuo soresto carattere inesso/mi rallegro che godi perfetta e buona salute così sino/ad oggi posso assicurati di me che ne gode bastanza/Ora vengo a dirti che sono rilevato nella tua che non/mi ami più primo che mi amavi ed ora/che non più mi ami, poi mi dite che sono/avuto il coraggio di scriverti due lettere ed una/cartolina. bravo così io merito dopo averti amato/con la più viva sincerità merito i tingra-/ziamenti se io sapevo che il mio ritratto. non/ero accolto con violenza non te lavrei mandato/e la cartolina te la mandai per augurati un/felice onomastico e nulla mi è convenuto/Per riguardo alla lettera anonima io non ne/so niente che non è da mè a fare queste cose/Poi il più che mi fa rabbia nel sentire che se/ tu (segue una cancellatura n.d.a.) mi scrivevi che mi davi una/burlatura ma come mai io ricevevo i tuoi/scritti e poteva dire così? Certo non lo avrei/ detto ora lo sono detto perché veggo che ti sei/trascurato ti compatisco che sei fatto come ti/dice l’idea non puoi vedermi e non mi/scrivi positivo. Unaltro cosa mi fa/ridere che non puoi fotografarti causa di/caldo (segue una cancellatura n.d.a.) ora veggo che mi presendi per stupida//
perché poco che mi rintende ma di questo sciocco/cosa veggo che non può essere. Mi perdoni se scrivo/brutto ma dovrai sapere che stò ( è stato corretto n.d.a.) scrivendo di notte/dentro la casa tua che non veggo neanche i richi/trovandomi a rifare la tua lettera della sacella mi/sono risoluta di metterla insieme. Ora ti dico che/ai 24 di giugno ti fece un foglietto dentro la/lettera di Vincenzo tuo cognato aspettavo risposta/ma nulla sono ancora ricevuto. Nella risposta ti/devi bene spiegare a queste proteste in cui ti/faccio nella presentre(sic) che nell’eggere la tua se ti/avessi avuto tra le mani quatto(sic) mozzichi/in faccia o nelle guancie non te le avrebbe/levato nessuno come mi dici? che se ti scrivevo/ti davo delle burlature allora tu non mi sei/potuto vedere dal giorno che amore mi chiedesti/che se scrivevi spesso non era così devi pensare/una sola cosa che con 5 mesi sono avuto 3 misere/lettere come stai facendo? Per trattenermi e/canzonarmi senza consultare eppure dovre=/sti conoscere che non sono uno qualunque ti/sono la cugina e non dovresti ingannarmi in questo/modo del resto sappiti regolare acciò/che vuoi fare ai capito? Fammi una pronta/risposta non ti dico altro che è ora di/ritirarmi ti saluto caramente mi rimanderai/i tuoi scritti che ti rimandai Tua per sempre/Marietta (nella stessa pagina, capovolto è così riportato: “ Nella (è cancellato n.d.a.) Per la fiera (1) spero di ricevere la risposta/come pure ne aspetto unaltra per gli 8 corrente/addio” e continua, sempre con scrittura capovolta, nella prima pagina, così: “ io non ò coraggio di struggere il nostro amore/se puoi tu ai un cuore duro lo farai addio/ti ringrazia Angiolina del saluto che ci sei dato alla/lettera” n.d.a.) “.
Note
- La fiera di Cerchio istituita con Real rescritto del re Filippo d’Aragona il 19 maggio 1633. Nell’anno del Signore 1631 i procuratori della “Fraterna della Santissima Madonna di Piediponte”, Alfonzo Cameritto e Francesco Martellozzo, inziarono l’iter della istituzione della nostra fiera fino a quando il 19 maggio 1633 Filippo d’Aragona istituiva, con “real rescritto”, la Fiera in Nome di Maria e così ininterrottamente (quasi), anche in onore della madonna di Piediponte si svolge ancora a Cerchio tale manifestazione unica variante è stato li luogo di svolgimento prima, infatti, si faceva nei pressi della chiesa della citata madonna:”[…] nella Domenica tra l’ottava della vergine nella Cappella di S. Maria Piè di Ponte, dove portano a vendere ogni sorta d’animali grossi e minuti, vasi di creta, frutti e verdume e dura un giorno[…]” (Relazione Donato Gallarano 1718-1723) e, dalla fine dell’Ottocento invece, si articola dentro il paese. Dal consiglio comunale del 14 aprile 1882 apprendiamo i motivi della variazione : “[…]Ritenuto che il luogo ove si svolge la fiera suddetta è a circa due chilometri di distanza dal paese e difetta di acqua totalmente onde di sommo incomodo è stato per le persone, che per gli animali, sì del paese che forestieri; Ritenuto che in quella località l’ordine e la sicurezza pubblica sono sempre rimasti turbati con reati quando più (nel 1879 purtoppo, avvenne un fratricidio fra i fratelli D’Amore n.d.a.) quando meno gravi; Ritenuto che il paese sia all’interno che nell’adiacenze offre moltissimo sito ove detta fiera collocare; onde i paesani non patirebbero il disagio dell’andata e del ritorno ed i forestieri troverebbero tutti i comodi necessari alla vita; Per appello nominale ad unanimità Delibera per l’avvenire che la fiera detta della Madonna di Cerchio, solita in questo comune nella seconda Domenica di Settembre (più esattamente è la prima domenica dopo l’8 settembre n.d.a.) presso la Chiesa di S. Maria di Piediponte ( ora chiesa cimiteriale n.d.a.), per l’avvenire sarà tenuta nell’interno e nelle adiacenze del paese[…]”. Amiconi F.:” Ha tre secoli e mezzo la <<Feira>> di Cerchio “, Il Tempo, 11.9.1986. Amiconi F.: ” La fiera di Cerchio”, Marsica Domani, 30.9.1988. E’ dunque la più antica ed unica manifestazione che ancora oggi dal 1633 ininterrottamente si svolge nel nostro paese escluso naturalmente il periodo delle varie epidemie che purtroppo, nel corso dei secoli la popolazione di Cerchio ha dovuto subire: peste, colera, spagnola, tifo ecc. comunque però sempre forte è stato il legame con tale nobile istituzione che neanche il devastante terremoto del 13 gennaio 1915 è riuscito a frenare come chiaramente si evince da un documento conservato nell’archivio comunale di Cerchio : “ COMUNE DI CERCHIO Il Delegato Speciale rende noto: Che nei gorni 11 e 12 dell’entrante mese di Settembre avrà luogo in questo Comune la solita fiera del Nome di Maria, che il Gallerano, nel suo appprezzo della Contea di Celano dell’anno 1723, ricordò accreditatissima, specialmente per la vendita di <<animali grossi e piccoli, vasi di creta, frutti e verdume.>>la sua straordinaria importanza ha fatto sempre accorrere ad essa non solo da questa, ma anche dalle province vicine, negozianti di ogni sorta, i quali anche quest’anno potranno trattarvi utilmente i loro affari, non ostante il recente disastro tellurico, che ha funestato, piucchè le altre, questa nostra contrada. Non sarà percetta la tassa di posteggio. Cerchio 31 Agosto 1915 Il Delegato Speciale (sic)”. Nel Museo Civico di Cerchio sono collocate varie fotografie della fiera scattate nel 1911 dallo scienziato-fotografo di Cerchio Antonio d’Amore Fracassi (1864-1932).
MS 5024
Container 1 Folder 3
Lettere di Tommaso Vasquenz al fratello Angelo
“ Wilburton Pa 3 – 3 1910/Carissimo Fratelle (sic)/Vengo rispondere alla tua/lettera la quale sono moldo/condendo di sendire tutto ciò/che dite ma voi lo sapete/meglio di mè non fannulla/che la casa sitrova distande,/dalla strata 10 minuti che/tutto sipò accomodare dunque/non a pena che ricevi la/presenta subito risposta/e spedite la moneta e fate/mi sapere la stata che deve/fare e come mi deve condenere//
Per la Robba dunque fate-/mi saper il tutto e non/dove allungare per Giovedì/dovete fare che io gia mi/trove aspasse, ditemi tutto/con precisione deve sapere/angora Caro Fratello che/viene con me anche Salvatore/mio Cugino fatemi sapere/sesisto occupare, altro non/mi resta adirte salute i/salute tutti particolarmente/salute a te emif[irmo]/tuo Aff[ezionatissi]mo fratello/Tomasso Vasquenz ”.
“ Wilburton Pa 30 – 3 1910/Carissimo Fratello/vengo conla presente lette=/ra onde farti sapere che il/giorno della tua partenza (1)/sono ricevuta la lettera/del tuo Compare la qua-/le, lo letta e sono moldo/condende, di sendire, tutto/ciò che dice dunque Caro/Fratelle ti prego, che vedete/di fare le impossibile, che/potete che ben sapete come io/mi trove senza che ti spieco/il tutto, e quando scrivete//
fatene sapere come mi de-/ve condenere per la spedi-/zione della robba è mi fateme/sapere tutto cio con precisio-/ne, e anche la strata che a/vete fatta, ti prego angora/di farmi una lettera non/apena che ricevi la presente/acioche io poso avertire per/essere pagato, dovessimo pigliare/apogio che deva aspettare la/paga altro non miresta adir-/ti saluto tutti i tuoi amici/unite a tutti i paesani./unultime salute a te, e mif[irmo]/tuo Aff[ezionatissi]mo Fratello Tomàsso/Vasque[nz]/prondo risposta//
D.[opo] S.[critto] Salute tante il tuo/Compare con tutto lindera/famiglia/Caro Fratello D.[opo] S.[critto] la/lettera e venute lordine che/non si lavora e non sisa quan-/do siratacco incomincio afare/come lanpassato. recotevi/come poi difare che io sto a/spasse./Addio”.
Note
- Si evince chiaramente la partenza di Angelo Vasquenz per gli Stati Uniti avvenuta nel mese di marzo 1910.
“ Wilburton Pa 8 – 4 1 910/Caro Fratello conlapre-/sente lettera ti fo sapere che/domani sabato spedisco la/robba cola derizione tua/diretta come tu mi dici,/per riquardo alla mia par=/tenza, sarà asabato assera,/opure domenica matina,/non posso dirti il certo,/ma dentro di questi 2 giorni/sarò costà fa la tutto cio/che volete fare la robba/la mette per ecchise spresse (1)//
Altro non miresta a dir-/ti, saluto i nostri Cognati/e tutti i tuoi amici/particolarmente salutiamo/ate, e mi firmo tuo Aff[ezionatissi]mo/Fratello Tomasso Vasquenz”.
Note
- E’ la dialettizzazione in vernacolo cerchiese, della parola inglese expresse?
“ Martin Pa 5 Giugno 1913/Carissimo Fratello/risponde alla tua lettera/la quale fate meglio che ve=/nite sabato sera che state/più comite che Domenica/Matina visucete come il/nostro Cognate che ariva/ e giusto mezzogiorno cer-/gate di pigliare il strette/Carre (1) delle 520 che ari-/vate alle 620 allora/io sono fenite alla//
Stebla e trovate ame/alla stecina altro non/o che dirti salute Franc[esco]/e Vingenzo salute antonio/e il Compare e la Comaru=/cia salute Vingenzo Pandano/dunque con la presenta/posso assicurati tanto che/io, come pure mia Moglie/stiamo cobuona salute/così speriamo anghe dite/unite alla tua moglie/torno dinuove a salutare/atutti particolarmente/salute ate e tua mo-/glie Celesta.//
Raccomandandovi di piglia-/re il Car del 520 altro/non o che dirti adio/e mifirmo tuo Aff[ezionatissi]mo/Fratello Tomasso/Vasquenz”.
Note
- E’ la dialettizzazione in vernacolo cerchiese della parola inglese street car?
Lettere della sorella Marietta Vasquenz
“ Cerchio li 2/8 1910/Carissimo fratello,/Con pochi giorni di ritardo vengo/a rispondere alla tua che porta/la data dei 6 Luglio inesso mi/rallegro che godi buona salute/così posso assicurarti mio/caro che ne godo anchio al par di/te come pure la mia figlia/i genitori sorella e tutti./Ora di fò sapere che la mia/tardanza a non rispondere/e stata causa che in questi/tempi di faccende di più/poi ne siamo incontrati a/mietere a fucino ed i mi=/etitori anno andato a/lire 8 e centesimi (sic) onito pure(il mangiare e bere di modo//
che la mietitura estato/peggio dell’america e mi si/sono andati per mietere lire/165 ed il grano non si prende/neanche la tre. dopo di questo/ti faccio sapere che sono/ricevuto lire 200 e lo sono/ristituite alla sorella la/quale ti ringrazia della bontà/in chui sei avuto verso di esso/che ti è affrettato causa che/si sentiva la vita di calare/perché la malattia aumenta/assai. Di più ti dico che/che(sic) tato si lagnò assai che/ci dovevi rispondere a/parecchi biglietti e nulla/a ricevuto ti prego di/scrivere più spesso./Mi ratristro molto nel/sentire di Tommasso//
ma cosa vuoi quello si sa/che così e fatto. Altro non/più ti dico ricevi tanti/saluti da Tato, mamma,/Pascuccia, da Carmine del/casino tanti baci ricevi da/Antonetta e tanti ne man=/da al suo padre e tane(sic/ce ne darai a parte mia/e ci dirai se per qual motivo/si trattiene tanto a/scrivere che aspetto giorno/in giorno le sue darai/a Giovanni tanti saluti/e tenti ce ne manda la/moglie e tutti i nostri/infine ricevi i miei/più cari saluti Tuo/aff.[ezionatissi]ma sorella Mariuccia (sopra alla pagina è così riportato. “ ò saputo che tu scrivi alla scape/ra(?) di tua Cuggina, seguita con quel=/la, e te ne fregherai- A.V.” n.d.a.)//
D.[opo] S.[critto] ti fò sapere che/Clarice mi affretta dicendomi/che tu rammendasse di/quell’affare che tu sai/che sdesso ritorna il suo/marito. Addio/Caro zio, dirai a tatò/che mi scrivesse che ora/ ben capisco. quando riceve/le sue notizie. Dunque/digli che non si trascurasse/più a scrivere Ti saluta/tua nipote Antonetta./Ti saluto io che scrivo/Marietta Vasquenz/ringraziandoti addio”.
Note
- Sicuramente Tatone in dialetto cerchiese così si chiamava il nonno.
“ Cerchio 19 Giugno 1913/Caro fratello mi rallegro sentire nella lettera di nostro Patre buone noti=/zie di te e di tua moglie io pure stò bene in salute. O’ ricevuto da nostro patre un/forte rimprovero per causa della lettera respinta indietro e perché la farai, Caro fratello se/fossi stato tu saresti fatto peggio essento stata caluniata a torto e massino tacciata sull’o=/onore, e vedentosi dal marito avvilita, la lettera forata vol dire che se quei della sua fa=/miglia non cessano di parlare di me e massimo la matre sarò costretta a dare qual=/chè cattivo passo, perché non solo parlano contro di me per Cerchio lo scrivono anche ad/esso, ed esso crede e mi manta sempre lettere di dispiacere, una volta mi trattò da sver=/gognata e perché? Che male stò facento, in un’altra mi scrisse che avsse (sic) fatta la fem=/mina buona perché si vergognava si sentire più notizie brutte di me, e che tutto/il paese si faceva meraviglia dell’essere mio, un’altra volda perché mi fece/dare un’arca per metterci un tosso di pizza quanto la tenco mi fece una/lettera che mi fece piancere notte e giorno trattandomi da modista perché/ mi aveva pigliata la casa in piazza che mi avesse comprato anche una macchinet=/ta, un’aldra volda mi scrisse che esso non poteva lavorare in america per dare da manciare/a me ad ai altri fuori perché ci che io dava da manciare a mio patre che/dica quanta moneta mi a mandate a mia disposizione, ce ne sarebbero tante altre/che io non ricordo, ma quest’ultima che mi dice di non antare giranto di notte,/a calata di sole che doveva essermi ritirata in casa, e per chi mi a pigliato forse/per le figlie di mastro pietro? Due anni fa che nostra matre stava malata/tuttociò che ci bisognava si serviva da francesco pecille, poteva antarci nostro/patre pigliantoci quello che ad essa bisognava, certo ne no, e perché ci antava/io la matre ebbe la temerità di dire che io per ogni matina antava a pigliar=/mi i bicchierini, e per meglio spiegarmi diceva che me la intenteva con quello,/posso io starci col cuore buono verso di quella, stia pur sicuro che se non è una/volta sarà un’altra volta ed io andrò a ritrovare agostino, ed esso crede a tutte quello/che essa ci scrive, perché prima di dare i dispiaceri a me non si informa delle/persone buone del paese? Tiene la Zia Lucia che si informa da quella e sa=/prà tutta l’informazione della mia condotta, che si ricorda pure che una volta/alla presenza sua mi disse che non poteva uscire per cerchio(sic), e se ci usciva//
si doveva ammatare la faccia per il mio male essere, esso allora stava presente/eravano unito in famiglia quale era il male essere mio, dunque che riflette che/una volta che me lo a detto alla presenza sua, ficuratevi cosa potrà dire ora che/si trova distante e che cerca di far nascere una discordia fra me ed esso, sono/due in cerchio(sic) che bramano tutto questo una è essa, e l’altra è la Signora nostra/Zia Grazia serchia che ogni volta che assistono al sacrificio della messa concer=/tano la trama come possono fare per farci stare inquietezze tra moglie, e marito,/e po si vanno a fare i quindici sabati (1), dopo fatta la comunione vanno a sciacquare-/si la bocca con il bicchierino, esse credono di mettere i suoi panni a me, ma non/ci arriveranno perché non mi stanno bene. Non sarebbe finita la lettera ma siccome mi/vergogno tediare più la scrivania, ti dico solo quet’ultima e voglio che tu facci da giu=/dice, se tu tenessi la moglie in cerchio (sic) ed avessimo una terra seminata a grano- nostro Patre (è scritto sopra n.d.a.) la/coltivasse con le braccia, e tu rimandassi i denari per la semina, per la monnatura,/ e per la mietitura, e poi nell’ora di trebbiare scrivessi a nostro Patre così-/trebia il grano e rimettilo nella tua casa, potrebbe più crederti tua moglie?/avresti tu cuore di farlo? O per meglio dire sarebe una cosa ben fatta il patre man=/ciare fior di farina bianca, e tua moglie lavorare per comprarsi un chilo di/farina di mazzocche? Io credo di no, a te che devi fare da giudice riflettilo, e cac=/cia la sentenza, così a fatto mio marito a scritto a suo patre non ti ventere l’u=/va, rimettitela tu e beviti il vino, ecco dove si conosce la passione che tiene il marito/ verso la moglie, dunque l’unico mezzo per far bene noi due sarebbe che li le=/vasse davanti gli occhi dei suoi, noi in cerchio (sic) non abbiamo beni di fortuna, non/abbiamo ne casa, ne terre, la raccolta è cattivissima, i generi assai a caro prezzo, dunque mi facesse venire in america (sic) staremo cinque, o sei anni ci guadagnere=/mo qualchè cosa e poi si recola seconto la posizione che ci troviamo, in caso contra=/rio se staremo in cerchio dobbiamo pacare a caro prezzo la affitto di casa, ed i viveri,/ad antare alla giornata per guadagnare un soldo, parlacene dunque che mi rimantas=/se il biglietto e con sicuro che meneremo vita felice, in qualunque modo sempre/ci dico. Che unito con quei di sua casa assolutamente non ci rivado. Riceviti i miei/sintiti saluti, ed altrettanti ne darai a Celestina e con affetto mi dico./La tua affezio:[natissima] sorella Maria Vasquenz/Questo biglietto accluso farai il piacere di farlo capitare ad Antonio continenza/di francesco Zi peppe”.
Note
1)Antica consuetudine di Cerchio.
Lettere di Pasquccia al proprio marito
“ Cerchio 29 Agosto 1910/Amatissimo Consorte/Sul momento stesso che ho riceuvto la tua/lettera non trascuro risponderti a dirti che io/mi rallegro sentire nella tua che godi ottima/salute, e con somma consolazione mi ho as=/sai rallegrato rivelarci che per la metà, o/pure per la fine settembre ci riabbraccere=/mo, ma basta che il Signore permette a/farmi trovare tra i viventi, a me mi pare/questo mese lungo un anno, io avrei desi=/derato prima riabbracciarmi con te, e/dopo avesse venuta la lettera, perché/la mia malatia dall’epoca che ti in=/viai l’uldima lettera ad oggi è cresciu=/(sic) molto di più del doppio, tanto l’affanno, co=/me i dolori, e molti aldri dolori mi stan=/no crescendo, e per questo credo che il Si=/gnore non mi concederà codesta grazia/poterti rivedere ancora una volta, intan=/do speriamo che il Signo (sic) ci faccia/contendi, e tu già che sei deciso ritor=//
nare cerca non fare ritardo ma bensì/sollecitati al più che poi./Abbiamo già terminato la raccolda, solo/dobbiamo raccogliere le mazzocche, e le/patate. Tua Madre sta ben in salu=/te come pure la nostra cara figlia./Non più mi dilungo passo a darti/i miei più cari saluti, al par di me/ti saluta tua Madre, e la nostra/Marietta, tanti saluti ti manda/mio Padre, mia Madre, mia Sorel=/la, e sua figlia Antonetta, da parte/di noi tutti saluterai il mio fratel=/lo Angelino, e mio Cognato Vincenzo,/in particolare lo saluta sua Moglie,/e sua figlia, in fine ripetendoti i/miei, abbracciandoti, e stringendoti/al seno, con sincero affetto coniugale,/e con la speranza riabbracciarci quan=/do prima mi dico/La Tua Aff.[ezionatissi]ma Consorte/Pacquccia Vasquenz (volda sic)//
Caro fratello ho parlato col/nostro Padre di tuttociò che tu/mi ai scritto, esso mi a risposto/che almeno pensassi per pagare/almeno l’interesse a quelle persone/che stai anche tu obligato perche/lo stanno a mettere in croce, la/raccolda è stata molto pessima e/per Cerchio non può trovare/nemmeno un litro di vino in/credenza (1), perche tutti sanno che/esso non tiene più niente, percon=/sequenza cerca di fare alla/meglio, e senza sfoco per una/parte, e poco per l’aldra, per=/chè di ripeto se cole andare/per mezzo litro a qualcuno/non c e lo danno per il sopra=/detto motivo. Caro fratello dite//
A Giovanni che già che si à de=/ciso ritornare facesse subito senza/ritardo perché la mia malatia si/è resa assai pericolosa in una paro=/la non posso affatto guarire, e la/mia vita è brevissima, tu intando/cerca il modo non farci sapere che/la cosa è così urgente, ma con de=/strezza cercherai sollecitare il suo/ritorno. Non più mi dilunco ti/auguro buona fortuna più di quella/che il tuo cuore desidera, passo a sa=/lutarti caramente, come pure da par=/te di nostro Padre, di nostra madre, e/di nostra Sorella, e raccomandandoti/di non dimendicare i nostri Genitori/e ricordati qualche volta del nostro fra=/tello Agostino (è scritto sopra n.d.a.) perché tutto è carità di esso non se/ne ricorda nessuno per che non ci può (è scritto sopra n.d.a.) rinnovandoti i miei cari/saluti con affetto midico L’Aff=[ezionatissim]a Sorella/Pasquccia”.
Note
- A credito. Nel dialetto cerchiese con la parola “credenza” si indicavano tre cose: a credito; il mobile della cucina ed , infine, un attrezzo ligneo a forma di forcone a 5 denti lignei che serviva per pulire, con l’aiuto del vento, maggiormente i ceci, i fagioli ecc. (nel Museo Civico di Cerchio ne è esposto un esemplare). L’ azione di inforcare tali leguminacei e lanciarli in alto in un luogo ventoso in dialetto si diceva “ a ffa cander’”.
Lettere di Giovanni Chichiarelli
“ Cerchio 24/11 1910 (sopra, con scrittura capovolta, si legge: “ Mi saluto Domenicuccia e/suo marito Nicola e tutti di/famiglia, e un bacio a darti/Mi saluto Vicenzo Pandani/e lo saluta sua moglie e/famiglia che stanno/tutti beni “ n.d.a.)/Caro Cognato/Mi scuso che o tarda-/to arrispondere alla tua/portava la data del/dieci ottobre così rilevo/la nostra buona salute,/così vi dico di me, mia/madre come pure vostro/patre e madre – meno/mia moglie cha ancora/si trova come prima/esposta di salute./Mia figlia Marietta/si trova in Aielli e/sta molto bene di/salute, indanto ricevici un/bacio dalla mia figlia//
Riquardo al figlio del/castagnaro cio parlato e/non vi vol sentire nulla/dunque si e pigliato soltan-/to l’inderesse, e 25 lire/Francesco bastone la messo/alla posta che quello non/la voluto ricevere, dun-/que vedi di agiuncerci/qualche altra cosa, così/ci si darà- Francesco si/è lagnato anche verso di/me ma io voi sapete/mi (è stato cancellato n.d.a.) che non mi posso esporre/a far nulla come voi/sapete-/Vi dico pure che tuo patre/si trova ancora con quelle/poche barbabietole alla terra/senza ricavarle e a fatto/la neve e chi sa quan-//
do se ne va, perché ci/stanno facendo le gela-/te sopra e si è inve-/trita./Riguardo come mi dicevi/che vostro patre che aveva messo infaccia a vostra madre/le terre di fucino che non/ci potevano fare niente/inveci quest’anno ci anno/sequestrati le mazzocche/dunque adesso che anno ri-/seminato si anno messo/tutti in quardia che (è stato cancellato n.d.a.)cio/che il mese di Giugno ci/vanno a farci i sequestri/vi dico pure che io o senti-/to un brutto ciarmo faci=/le l’anno che viene ci/leveranno le terre.//
Mo saluta mio cognato Vincenz-/zo e ci dirai che sua figlia/si trova malata con tutti due/gli occhi e chi sa come si/risolve ci dirai che suo patre/a venduto le pietre e la/rena che a cavata insieme/con lui alla vigna./Voi sapete che io non o pia-/cere fare tanta catasta/mette sempre il più necessa-/rio. Per cui scrivi i saluti/di vostro patre e madre/e sorella mariuccia e ci/saluti il marito./Ricevi i saluti di mia/madre- Vi saluto io e mia/moglie unito mia figlia/e mi dico vostro/aff[ezionatissi]mo/cognato/Giovanni Chichiarelli/Riquardo alla fotografia/di mia figlia ancora non/capita nessuno appena viene/la faccia e ve la mando ”.
“ Cerchio 22 gennaio 1911/Caro cognato/Rispondo alla vostra lettera e mi/consolo di sentire la vostra buona/salute- così vi dico di me e mia/madre e figlia, con mia moglie e/trovasi ancora così non (è stato cancellato n.d.a.) come pri-/ma-Anche vostro patre e madre/si trovano bene di salute-/Riquardo al vostro patre in riquar-/do di quello affare delle/terre di fucino non ne vuo-/le sapere niente per causa che/dici che lui poi non a come, fare che con (è stato cancellato n.d.a.) che dopo le terre/non le da annessuno./Riquardo per se avrebbe molto/dibisogno ma sempre ripete/che poi non a come fare-/Vi dico di provedere una//
Lamba(1) che io forse mi piglio/quella a vostra casa- non fate/come me che ritornai e non/la riportò a me fu un/ritorno all’improviso so che il/vostro (è stato cancellato n.d.a.) vostro ritorno è all’ungo./Vi ripeto di quello che vi scrissi/ala lettera passata cioè della mo-/neta per comperare gli anelli/se non fosse quella somma non/fa nulla che è dimeno-/Altro non vi dico vi saluta vostra/sorella Mariuccia e ancora la figlia/si trova amalata non va ne al me-/glio ne al peggio, saluta anche suo/marito-/Ricevi i saluti di vostro patre/e di vostra madre-/Ricevi i saluti di mia madre/vi saluti mia figlia Marietta/Ricevi i saluti di vostra//
sorella Pascuccia./Vi saluto io vostro cognato e/mi saluti il cognato Vincenzo/mi saluti Vincenzo Pantani e lo/saluta sua moglie – salutami/tutti i miei amici e vi rinnovo/ a voi i miei saluti mi dico/Vostro aff[ezionatissi]mo/cognato/Giovanni Chichiarelli/D.[opo] S.[scritto] Vi saluto io che scrivo/mione e fatene sapere che/fa Angelo Felice ”.
Note
1)Dialettizzazione in vernacolo cerchiese dedlla parola lambada.
Lettera della cugina Clarice Vasquenz.
“ Caro guggino/Vengo ha ricordarvi che quan=/to vi diede le £ 50 mi prome=/ttesti che non appena arriva=/to (1) mi rimandavi la moneta/ma io finora non vedo nulla/quesse sono le promesse/che voi mandenete?/Sapendolo anche mio mari=/to mi a gridato./Dunque vi prego non appe=/na ricevi la presente mi/rimandate l’avere./Caramente vi saluta/vostra guggina/Clarice Vasquenz./Al Sign[o]r/Angelo Vasquenz (sotto scritto a matita sta così riportato: “ Caro figlio rispondici al bi=/glietto di Pizitto perché esso/[non si legge bene n.d.a.] sull’obligo del gra=/no dice all’interesse anche/qualche cosa a conto della/parte principale/Ti ripeto i saluti di-/nuovo mi dico Il tuo aff[ezionatissi]m/Padre Antonio” n.d.a.).
Note
- Sicuramente è da intendersi che appena arrivato negli Stati Uniti d’America ed iniziato a lavorare immediatamente doveva rimandare i soldi prestati per il viaggio o per altre cose.
Lettera dell’ amico Antonio Meogrossi.
“ Sig[no]r/Vasquenz Angelo America/Cerchio 26 9[novem]bre 1910/Mio Caro Amico/Per l’obblico in denaro firmato/da voi il 7 Gennaio 1910 (1) che/è di Lire 67,80 ricevuto da vo-/stro Patre in conto lire 50/dico cinquanta, e restano Lire 17.80, poi ci è/l’obblico di salme due, e coppe/due, di grano (è scritto sopra n.d.a.), che non ho ricevuto nulla,/ora la prevengo di rimandar-/mi a mia direzione dentro il/mese di gennaio 1911 Le Lire/17,80 e il costo di otto coppe di/grano in Lire 25,30 che in/tutto mi dovete rimantare/a mia direzione Lire 43,10//
Sig[no]r/Vasquenz Angelo America/che sarebbero ciò è Lire 17,80 per/saldare l’obblico in denaro e/Lire 25 30 per il costo di otto cop-/pe di grano, che vi rimanerebbe/a darmi coppe (è stato corretto n.d.a.) 18 di grano/per l’anno venduro pero a/contizione che se voi mi riman-/date le Lire 43.10 dentro il mese/di gennaio, io le coppe diciotto/di grano velo pigliassero senza/interesse, per l’anno venturo,/ma se poi non mi rimando/Le Lire 32,10 come vio detto/io passato Gennaio, vi stringe-/rò per tutto, con la giustizia/io mi sono messo a farvi questo/favore, ma voi non mi dovete/mancare sopra a questa propo=/sta (al margine sinistro è così scritto verticalmente: ” altro non vi dico vi saluto Meogrossi Antonio “ (n.d.a.) “.
Note
- Come chiaramente si evince nella sopra citata data Angelo Vasquenz era ancora a Cerchio.
Lettere del cugino Giovanni Meogossi.
“ Corropolis Pa 4-1-1911/Carissimo cugino/Dopo di tanto tempo che non/ho saputo più notizia di te/adesso che ti ho rilevato nella lettera/di secondino che godete buona/salute unito vostro cognato/mi ho molto rallegrato che (è stato cancellato n.d.a.) e/così vi assicuro di me./Caro cugino fatemi sapere se/come vi trovate di lavoro che/avrei volonta di venire anche/io che quì non si trova/nemmeno a fare a cazzotto/e ho rimasto senza soldi/se si sono posti mi farai il/piacere di mandarmi 5 pezze (1) /per venire e mi farai una/pronta risposta vi saluto a/voi e vostro cognato vostro/affe.[zionatissimo] cugino Giovanni/Meogrossi “.
“ Sig[no]r Angelo Vasquenz ( più sotto è riportato verticalmente, sicuramente scritto da altra mano, i seguenti conti :
“ 22,95
4, 85
181,0 : 4
16 4,52
=21 3,20
20
=10 7,72
8
=2 “ n.d.a.)”.
Note
- Con la definzione di una pezza si identificava un dollaro ed in questo caso, quindi, cinque dollari.
“ Nottingham Ohio 26-5-1911/Caro Cuggino/Dentro la mia lettera avenuto/questo biglietto credendo che angora/stavo a Republic di zia Anna/Marta così lodetto ai figli/che si trovano qui e mi hanno/detto mandartecelo e diteci che/ lomanda(è scritto sopra n.d.a.)sse qui fra giorni devo/spedire la moneta per l’Italia/e spedirò luno e laltro e subito/dopo farò venire la cambiale/e ce la mando e dicono pure/che gli fai questo piacere che gli/servono necessario che devono com-/prare tutti gli ammannimenti (1) per/fenire la casa e per questo te lanno/mandato a cercare,//
Vi ripedo di come vi ho detto/Non altro da dirvi/Io mi trovo in piena salute e/così spero che sia di voi io/lavoro a una tracca degli/stretti carri./Vi salutano Davide e Antonio/vi saluta Peppino e Rico infine/vi saluto io/Vostro coggino/Giovanni Meogrossi/G/G Nottingham Ohio/box 437 (sopra è riportato verticalmente, sicuramente scritto a matita da altra mano, i seguenti conti:
3425
3115
65,40 : 2
6 3270
05 2
4
14 65,40
14
0
3270
3115
0,1,55” n.d.a.)”.
Note
- Oggetti vari e molteplici occorrenti per ultimare gli incessanti lavori edilizi per la casa. Nel limitrofo paesei di Aielli Stazione usano attualmente dire, come singolare maledizione: “T’ pituss’ fa la casa!” cioè che “ti potessi costruire una casa!” sottintendendo che si sa l’inizio dei lavori ma non la fine per i vari ,molteplici, incessanti e non previste lungaggini che fanno sempre dilatare la riconsegna dei lavori quasi portando alla disperazione il legittimo proprietario che mai avrebbe creduto possibile essere l’attore principale della destabilizzante odissea per la costruzione della propria abitazione.
Lettera del cugino Davide Meogrossi “Trappulano”
“ Nottingham Ohio 10-4-13/Cogino carissimo/Nel sentire la vostra lettera/che scrivendo ad Alberto e di noi/tre non eravamo nominato per niente/subito mi maginai che voi fra di/noi siete in collera per che cosa/per fesserie di niente, quanto mia/madre mi mandò il bilietto e vi dice-/va di quello affare, voi ben sapeva(è scritto sopra n.d.a.)te quanta/moneta serviva in quei giorni a casa/e per questo voi pure, potete scusare ogni//
specie di manganza, poi c’è questo/invece di pensare a starvi allegro/con la vostra sposa andate ritrovando/tanti articoli, togliamo ogni sorta di/disturbi./Cogino Carissimo, dal giorno che arrivai (è stato cancellato n.d.a.) arrivò la vostra lettera qui e diceva/che prendevate moglie io e i miei/fratelli restammo contentissimo primo/che è una nostra paisana quante/che è la figlia maccaccitto che noi/ci siamo voluto sempre bene, però io/vi posso dire che non la conosce mi ricor-/do quanto veniva con la madre a porta-/re a mangiare a suo padre ma però/non mi riviene alla mente./Dopo di tante che forse noi non//
potevamo comparire che non ci hai/nominato per niente, ho pure io/vado appresso alla moneta, mi cono-/scete abbastanza e poi mi dovete ricor-/dare il bene che noi ci siamo avuto/sempre e lultima volta che ci siamo/riveduto, basta non importa pur chè/stiamo in piena salute come auguro/di sapere di voi e della vostra cara/sposa, ora pensate a starvi sempre/allegro con la vostra e non pensare/ad altro./Dentro di questa vi rimetto la vostra/cambiale che celò dallora che mi/mandasti gli 11 8(è stato cancellato n.d.a.) io mi vergognai/a mandarvela, e non credere come/ai pensato perché ben sapete//
che sono il figlio Trappolano (1) e tale/cose da me non si aspetta./Non ho più che dirvi noi tre/salutiamo Maccaccitto con tutti di/famiglia mi salutate Giovanni Cipria-/ni e i suoi fratelli, mi salutate tutti i/paisani infine vi salutano i miei/fratelli/Antonio (2) e Peppino (3) caramente vi salu-/to io unito la vostra cara sposa/e divertitevi abbastanza/Vostro/Cogino Davide M.[eogrossi] (5)/Box 437/Nottingham Ohio “.
Note
- Soprannome ancora in auge a Cerchio.
- Antonio Meogrossi, nato a Cerchio da Domenico e Anna Marta Pietroiusti, il 17 gennaio 1891 ed ivi deceduto il 5 giugno 1961.
- E’ Angelo Giuseppe Meogrossi, nato a Cerchio da Domenico e Anna Marta il 27 gennaio 1894.
- Davide Meogrossi, na a Cerchio il 1 gennaio 1886 dal possidente Domenico e dalla possidente Anna Marta Pietroiusti. Questi emigrò per ben due volte negli Stati Uniti, da come risulta dai regustri di Ellis Island, la prima volta nel 1903 all’età di 18 anni e la seconda, nel 1906 all’età di 20 anni. La morte lo colse all’età di 74 anni, il 10 marzo 1961.
Lettera dello zio Carmine Meogrossi da Montreal Canada.
“ Montreal di 12 Marzo 1914/Caro Nepoti/Risponde al vostro biglietto bogl (è stato cancellato n.d.a.)/ mi sono rallegrato che godi una/buona salute unite con la vostra/sposa. Volete sapere le mie contizio=/ni io lavoro auna cava di pietra/la giornata e di 2 pezze e ciò/lavorate giusto 8 mesi poi sie stoppa=/to per ripolire il groscio poiche/la pietra viene (non si legge bene n.d.a.) per/fare il congricco e pure i savtirur=/go perlacita io o stoppato il 6 marzo/e riattacco il 15 aprile di tutto/questo tempo che devo stare aspasso/per la cita non si trova nemmene/afasasato devo stare accorto alla cava/della pietra il mio lavoro afatto/sempre lerpo alle stime drillo//
Il granto freddo che fa al [C]anada/e una cosa senzibile io se dovesso ripa=/sare linvernata qua nongelaripasso perche/ce unaldra costumanza lavorativa/titengono allavoro poi almeso di/novempre cacciano italiano e/danno lagiobba(1) ai frangesi io/dico sempre che sista meglio da/quesse parte io misono arrangiate/permezzo chefo lerpo alle stime/drille aldrimento doveva stare/aspasso almeno 6 mesi./Caro Nepoti fammi sapere se/cisono ilavoro daquesso parte/aldro noso piu che dirvi visaluto/unite con la vostra moglie e figli/secelavete da parte saluto il mio/amico Vingenzo Meogrossi/e diteci che sei ostasse conlui il/mio tempo passerebbe subito/Saluti tutti ipaesani rinovo io//
sono vostro aff.[ezionatisi]mo zio/Meogrossi Carmine/P.[ronta] risposta/il mio interizzo/Montreal Canada/680 Colonia a.v.e./P. L”.
Note
- E’ la dialettizzazione della parola inglese Job e cioe’ l’occupazione del lavoro.
Lettera di Domenica Pantano al proprio marito
“ Cerchio 18 Agosto 1911/Carissimo Conzorte/Tiscrive questi due richi di carta/per farti sapere che noi stiamo bene/di salute così spero che sia di te./Caro marito vorei sapere il perché/ti trattiene tande ascrivermi, facendo-/mi tenere sembre la pena, io ti preco/di farmi sapere tue notizie ogni/15. giorni, che tu sai come sono io,/il ragazzo lo tengo malato da i 2 Agosto (è stato corretto n.d.a.),/e tu pure mi dai la corda a non farmi/sapere tue notizie e per questo io deve/stare sembre tribolata e tu ben sai/come sono i nostri figli quando non/si sendono bene. non tando per il giorno/ per quando e la notte, la peneten=/za, che mi fanno fare, del resto//
basta che state bene voi non i borta/dei figli perché chi tiene i figli così/sucede astare sembre tribolata perché/non si è fernite di quarire uno esse am=/nala l’altro, ma io ripeto basta che/IDDio da salute atte io sono conden=/da./Altro non ho che dirti state atende/alla tua salute a amme fatemi/stare un po’ più condenda nel/farmi sapere tue nutizie spesso./ricevi i saluto di tua madre atte/e a giovanni ricevi i saluti dei nostri/figli da parte ti saluto io Tua/Aff[ezionatissima] moglie/Domenica Pandano/saluto il tuo fratello Giovanni/Pronda Risposta”.
Lettera di Maria Giuseppa Cipriani
“ Cerchio 13 Dicembre 1912/Caro Angelino è da molto tempo/che io non ricevo affatto notizie di mio/figlio Vincenzo Pantano (1), ho aspetta=/to fino ad oggi con molta imapazien-/za ed ancora niente, perconsequenza/mi raccomando a te acciò che mi/facessi sapere qualche cosa di esso/perché io non passa momento che/non stò impensierita per questa tar=/danza nello scrivere, tu dunque avrai/la gentilezza tenermi informata di/tutto, o bene, o male che sia, e te ne/sarò obbligatissima. La moglie sta sem=/pre a piangere, ed io figurati tu come/possiamo stare, ti ripeto non mancare/di farmi questo favore, il pensiero che/noi teniamo è che per cerchio (sic) si dice/che esso si trova carcerato io non lo credo,/e la moglie di questo non ne sa niente/finora, ma la tardanza di questa volta/mi fa dubitare che sia vero ciò che//
si dice, non solo pianciamo noi, ma/piangono pure i figli nel vedere pian=/cere la madre, ti raccomando rispon=/di subito acciò che ci togliamo da/tanta tristezza, hò ricevuto i saluti/da Domenico di Zia Berardina, e que=/to pure mi accresce il dubbio perché/invece di mandare i saluti, poteva scri=/vere, Giovanni pure si trova assai ram=/maricato per questo fatto, e perciò mi/ti raccomando caldamente di farmi,/questo favore, e rispondere al più/presto che sia possibile./E invio i miei saluti e rinnovandoti/la su detta preghiera mi dico-/La Tua aff:[ezionatissi]ma/Maria Giuseppe Cipriani (2)/D:[opo] S:[critto] Caro figlio Angelino ti accludo/un biglietto di Agostino, esso non ti à/potuto scrivere ed à inviato a me un/biglietto dentro la lettera, esso ti rin=/grazia di ciò che ai ai(sic) mandato, e//
ringrazia pure Ciccuccio, noi stiamo/bene in salute, rispondi subito, ricevi/i miei saluti, quei di tua Madre, e di/tua Sorella, e facci sapere se che cosa/pensa Vincenzo, o sia il marito, senza/far sapere niente ad esso, ripeto i miei/e mi dico/iI Tuo Aff:[ezionatissi]mo Padre/Antonio Vasquenz/Se a Vicenzo pantano ci avesse suc=/cesso qualche incidente, e dovessi occorre=/ci moneta non mancare di farci sapere/il tutto e cercate di aiutarlo che tutto/si rintegrerà, ripeto i saluti, e di nuo=/vo mi dico-/maria Giuseppa/Noi tutti, ed a tutti auguriamo/bone feste di Natale”.
Note
- Vincenzo Antonio Pantano, nato a Cerchio il 5 giugno 1880 da Luigi e Maria Giuseppa Cipriani. Emigrò, da come risulta dai registri di Ellis Island, due volte negli Stati Uniti: nel 1906 all’età di 26 anni e nel 1909 all’età di 29 anni.
- Maria Giuseppa Cipriani, nata a Cerchio il 15 luglio 1858 da Giovanni e Sabina Ciofani, moglie di Luigi Antonio Pantano.
“ Republic li 18.- 12- 1915/Caramico Carmine/conmolto piacere sono riceuta/la tua lettera nella quale ci sono/rilevato lo stato della tua buona/perfetta salute, unito alla tua/moglie e il bambino, anche io ti po=/sso dire che mi godete al pari di/voi per atesso ma prima quando/mi mandasti l’altra lettera./io t (è stato cancellato n.d.a.) non fice risposta ma non/ fu causa la mia, fu solo la/manganza che il giorno 20 (è stato corretto n.d.a.) nove=/bre mi fece male nella minie=/ne (è stato cancellato n.d.a.)ra, e sono riandato allavoro/il giorno 7. Dicembre, questa// (così finisce la sopra riportata lettera mancante di susseguenti pagine. La lettera è scritta su un foglietto che presenta al margine sinistro un vistoso disegno floreale n.d.a.)”.
Lettera di Paris Graziani
“ Il primo nominato Paris Graziani dà in socita (1) all’al/[…]mparso continenza dieci pecora da corpo, e due agnelli/[…]nti patti e condizioni-/[…]continenza deve tenere in buona custodia le sudette/[…]urnarle da buon pastore giusto come rie[….]/[…]nella tosatura del mese di Maggio i Giugno secon-/[…]staggione la lana che si ritrae dalle sudette ver-/[…]divisa metà per ciascuno-/[…]Gli allievi che nascevano le femine gli debbano/[…]vane, ed i majesti (2) i venderemo di comune accordo/[…]on la moneta che si ritrae o si divide in parti u-/guali, o pure si accresce la socita col ricomprare/le femine- Come pure dopo venduti gli allievi ma/perché il latte verrà estinta (è stato cancellato n.d.a.)munta un giorno per ciascuna/sempre però da convenirsi fra le due parti/sgto che la durata di detta socita sarà per anni cinque/incominciando da oggi trenta Novembre 1912 (3) e termina/re nel 30 Novembre 1917/Uff. di tutte [..]/5[quin]to Succeduto una disgrazia di morte a qualchè animale/se ciò avviene per natura la carne verrà divisa metà per/ciascuno, e la pelle sarà del Graziani, se poi avvenisse/per colpa del continenza esso sarà tenuto pagarle a/favore del Graziani./6[se]sto Se prima dei cinque anni il socio maggiori/volesse dividere la socita senza alcun motivo il socio/minore potrà pretendere la metà, se poi la division-/ne la intimasse il socio minore il graziani si/potrà riprendere le pecore senza dare al Continen-/za nesun compenso//
Al Sig[no]r angelo Vasquenz “ ( il citato documento presenta, al lato sinistro, un vistoso strappo e di conseguenza si è perso anche una parte della relativa scrittura n.d.r.).
Note
- Società.
- Majesti sono gli agnelli castrati, gli agnelli da ingrasso.
- Notizia importante dove si evince la datazione esatta della stesura del sopratiportato documento.
Cronologia
1843: 5 dicembre, nasce a Cerchio, alle ore diciassette, da Francesco e Graziantonia Di Genova, Antonio Vasquenz.
1844: Nei mesi di febbraio, marzo ed aprile , scoppia a Cerchio l’epidemia del “Tifo tetanico apoplettico”. Archivio Comunale di Cerchio ( ArComCer).
1844: Cerchio conta 1316 abitanti.
1847: 3 maggio, il re Delle Due Sicilie, Ferdinando II ( 1810-1859) passa per la strada che da Forca Caruso conduce ad Avezzano:”[…]Nella stessa seduta (2 luglio 1850 n.d.a.) il 2° Eletto pel Sindaco in Congedo (è Giovanni Iacobacci n.d.a.) ha fatta la Seguente proposta = Signori L’oste Antonio Chichiarelli del Comune di Cerchio và tuttora creditore di questo Comune di ducati 10:80 per foraggi a Cavalli, e cibari a militari che accompagnarono Sua Maestà D.[io] G.[uardi], quando si compiacque passare sotto del nostro paese, nel dì Maggio 1847[…]”. ArComCer. Amiconi F.:” Storia di Cerchio dal 1798 al 1851”, Stampa MCM, Carsoli, 2006. Molto interessante è anche la deliberazione comunale del 9 aprile 1847 dove i nostri antenati sollecitamente si misero all’opera per il lieto evento. Interessante fu anche la deliberazione comunale del 14 ottobre 1843 dove si portava a conoscenza: ”[…]la lieta notizia che sua M.[aestà] nostro Signore da Sora si degnerà forse venire a render lieta la Marsica per recarsi nell’Aquila, è quindi necessario che questo Comune colla sua popolazione accorra al passaggio di S.[ua] M.[aestà] per darle un attestato della grande affettuosa devozione, che questi umili sudditi della M.[aestà] S.[ua] cordialmente professano pel di loro amabile Sovrano, che Iddio sempre feliciti. I Signori Decurioni intesa la soprascritta proposta visto il citato ufficio del Sig.[no]r Sottintendente del Distretto unanimemente delibera, che questo Comune nella lieta circostanza che S.[ua] M.[aestà] Dio Feliciti si degna di onorare della Sua Real presenza la nostra contrada Marsicana; questo nostro Comune in riprova del cordiale attaccamento, che noi fedeli sudditi tutti nutriamo per l’amabile nostro Sovrano, ed affezionato Padre, concorriamo in questa fausta circostanza a renderci omaggio della nostra devozione, ed attaccamento che abbiam sempre fedelmente nutrito per la sua real Corona; ed all’effetto delibera, che un’ arco di Trionfo si erigga nella strada di passaggio on linea dell’abitato di questo nostro Comune, ove la popolazione presti all’adorato sovrano l’omaggio del sincero attaccamento, e che i funzionarj municipali, e le persone distinte del nostro Comune esibiscano alla M.[aestà] S.[ua] un rinfresco colla possibile decenza[…]”. Vedi ArComCer e Amiconi F.:” Storia di Cerchio dal 1798 op.cit.”.
1848: Giuseppe d’Amore Fracassi (1815-1872) viene eletto alla carica di Comandante della Guardia Nazionale di Cerchio. Amiconi F.: ”Storia della Madonna delle Grazie di Cerchio Attraverso documenti editi e inediti”, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2018.
1850: “[…] Ma la disgrazia che si ebbe del forte terremoto avvenuto la matina dei trenta or caduto mese ha fatto si che non possa da questo fondo prendersi cosa alcuna, poiche ha rovinato quasi tutte le Chiese di padronato di questo Comune frà le altre la parrocchiale di cui la cuppola ha sofferto in più punti ed a bisogno di sollecito riparo. In quella della Vergine S[santis]S.[i]ma delle Grazie deve nuovamente ricostruirsi tutta l’intiera volta, con il tetto la Chiesa del camposanto con il Camposanto istesso ed in generale si e fatto venire l’architetto per redigerne le Corrispondenti perizie[…]”. ArComCer. Amiconi F.: ”Storia di Cerchio dal 1798 op.cit.”.
1854: 22 ottobre, muore a Cerchio Venanzio d’Amore Fracassi il vecchio (1772-1854) da non confondersi con il di lui omonimo nipote Venanzio d’Amore Fracassi il giovane ( 1856-1940). Amiconi F.: “Storia della Madonna delle Grazie di Cerchio Attraverso op. cit.”
1855: il medico scienziato, sindaco e scrittore Benedetto d’Amore (1807-1890) dà alle stampe, presso la tipografia Grossi dell’Aquila, il volume: Raccolta de’ portenti e miracoli fatti dalla Madonna delle Grazie la di cui sacra immagine si venera nella terra di Cerchio “. Di questi si conserva nel Museo Civico di Cerchio il manoscritto : “ Memoria sull’Epidemia di Scanno di Benedetto d’Amore Dottore in Medicina, e Chirurgia quod vidi scripsi Stork Aquila dalla Tipografia di…..[sic] 1837”. Amiconi F.:” Storia della Madonna di Cerchio op. cit.”.
1856: 8 marzo, nasce a Cerchio Venanzio d’Amore Fracassi il giovane, sindaco di Cerchio per oltre 35 anni. Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio e Giovanni Feneziani”, Centro Stampa Graphitype, Raiano, 2003 ed articoli vari.
1856: 19 ottobre, alle ore 14 nasce a Cerchio, da Salvatore Meogrossi e Natalia Ciofani, Maria Domenica futura moglie di Vasquenz Antonio.
1856: 14 ottobre “[…] Ai barcaroli che ci han portati passeggiando per Fucino[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’ottocento. Un anno con i d’Amore Fracassi (1856-1857 )”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 71, Anno IX, 2006.
1856: 21 novembre “[…]D.[on] Peppino Sardi di Solmona incaricato a fare la Visita delle Guardie d’Onore in Avezzano, perché inviato da Noi, e per la conseguenza nella supposizione che possa passar qui[…]”. Amiconi F.: ” I conti quotidiani di una potente op.cit.”.
1857: 3 gennaio “[…]per non essersi potuto andare nel mercato a causa del tempo cattivo[…]5 Gennaro[…]attesa la gran neve a Forca[…]”. Amiconi F..” I conti quotidiani della potente op.cit.”.
1857: 17 marzo “[…]D.[on] Peppino Sardi, con il tasco di Guardia d’onore di D.[on] Geremia con le Spalline, e Fiocchi che debbono raccomodarsi a norma dell’ultimo Modello[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente op.cit.”.
1857: 8 maggio”[…] Per la ricorrenza di S. Prospero in Goriano Valli, si è stimato presentare colà il pesce di Fucino[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente op.cit.”.
1857: 22 maggio “[…]per essere qui D.[on] Domenico Pietropaoli, in unione con D.[on] Giacinto Colabattista si è fatta una Campagnata ala Stanga di Celano, con tutti noi di famiglia; e perlocchè per mezzo di Francesco dell’Orto si è preso il pesce servibile non solo per l’indicato pranzo di scampagnata, ma benanche per provvista di cena[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente op.cit.”.
1857: 27 maggio, “[…] per essere andati D.[on] Pasquale, D.[on] Geremia, e D.[on] Giuseppe all’Emissario di Nerone insieme di D.[on] Domenico Pietropaoli, del Cucchiere, e di Francesco dell’Orto, ond’osservare i lavori dei Francesi[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente op.cit.”.
1857: 24 agosto, Ferdinando II, re delle Due Sicilie, autorizza con la legge n. 4367: “[…] lo stabilimento nel comune di Cerchio, provincia di Abruzzo ultra secondo, di una famiglia di Minori Osservanti e propriamente nel soppresso Convento con chiesa attigua degli Agostiniani Scalzi[…]”. Amiconi F.: ” Storia della Madonna delle Grazie di Cerchio op.cit.”.
1858: 2 Luglio, i succitati frati prendono possesso dell’ex convento degli Agostiniani Scalzi. Amiconi F.” Storia dela Madonna delle Grazie di Cerchio op.cit.”.
1860: Reazione a Cerchio nel periodo dell’unificazione dell’Italia. Tafferugli fra i filo borbonici e filopiemontesi. Tali episodi sono riportati nel mio dattiloscritto pronto per la stampa: “ Il Sessanta in un paese dell’entroterra abruzzese Attraverso alcuni documenti conservati nell’Archivio di Stato dell’Aquila”.
1860: “[…]28 Settembre 1860. Pel passaggio qui di trecento guardie nazionali dirette per Avezzano, siamo stati caricati di sette individui[…]”. Amiconi F.: ” I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’ottocento. Un anno con i d’Amore Fracassi (1861-1862)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 70, Anno IX, 2006.
1860: 6 ottobre “[…] dal Sabato 6 Ottobre in poi non si è andato più al mercato (di Avezzano n.d.a.) per le turbolenze del governo, perciocché non si fa mercato[…] “ Amiconi F.” I conti quotidiani op.cit.”.
1860: 22 ottobre “[…] Per rincontro dell’alloggio dei due comandanti Regii qui venuti pel disarme[…]” Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”. op.cit.”.
1860: 29 ottobre “[…] Sorpresi ed arrestati da Giacomo Giorgi nella qualità di Sottintendente di Avezzano, accompagnato da un Uffiziale di Gendarmeria a Cavallo, alla testa di trenta Gendarmi di Cavalleria, ed obbligati con minacce, ed Arresto a cacciar denaro per imprestito necessario al mantenimento delle Reali truppe, si sono sborzati docati Cento in danaro, con l’obbligo di dover dare pure Sei Salma di grano, delle quali Salme tre si sono mandate oggi in Avezzano, per mezzo di Francesco del Massaro, e del Mulattiere Gio:[van]Felice Santarelli, e le rimanenti tre Salme si manderanno domani[…]per tornare con maggior comodo in Avezzano tanto il Sottintendente, che l’Uffiziale di Gendarmeria, si han portata la nostra Carrozza[…]” Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1861: 26 gennaio “[…] per sabato nessuno di Cerchio si è fidato di andare al mercato di Avezzano per i rumori di guerra che si sentono a Tagliacozzo[…]” Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit”.
1861: 8 aprile, l’arciprete di Cerchio, Pietr’Antonio Carusoni (1805-1862) : “[…]fu, questi, arciprete Curato della Chiesa ricettizia numerata del Comune di Alanno Diocesi di Pene Provincia di Teramo dall’anno 1831 fino al 1848 e poi arciprete di Cerchio. In occasione della Mutazione di Governo del 1860 Compromesso per false delazioni, dové fuggire da Cerchio li 8 Aprile 1861. Si ricoverò in Roma, ove contrasse malattia, e morì in Veroli li 28 Giungo 1862[…]”. ArParCer, “Libro dello Stato delle Anime della T[er]ra di Cerchio incominciato il dì 10 del Mese di Decembre dell’anno Milleottocento due “. Interessante è il volume dedicatogli con grande amore dal pronipote Luigi Santroni dal suggestivo titolo : “Fuoco 78”, Editrice Ponte Nuovo, Bologna, 1984.
1861: 9 aprile, furto sacrilego alla chiesa della Madonna delle Grazie di Cerchio.
1861: 22 Aprile, “[…] Per avere qui in alloggio due Ingegneri Francesi che van delineando la strada ferrata[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1861: 3 giugno “[…]Solennizzandosi jeri da questo Municipio la festività d’Italia si son pacati all’Artigliere Carlini nove per scopparelle di nostra porzione, delle quali se n’è fatto parte anche d.[on] Antonio d’Amore […]” Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1861: 5 giugno “[…] D.[on] Benedetto d’Amore, nella sua qualità di Sindaco, avendo accusati tutti noi, in unione di D.[on] Antonio d’Amore e con tutti gli altri proprietari di Cerchio, si è istruito il corrispondente processo dal Giudice di Pescina, e rimesso alla Gran Corte Criminale. Quindi nel fine di farsi osservare il detto processo, onde basare la necessaria difesa si è scritto di proposito a D.[on] Giustino Mariani[…]” Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1861: 16 giugno “[…] Essendo in arresto D.[on] Nicola Tuccieri, è venuto a dire la messa D.[on] Nicola Ciotti[…]” Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1861: 24 luglio “[…] essendo in Cerchio l’influenza del Vajolo[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’ottocento. Un anno con i d’Amore Fracassi ( 1861-1862) ”, Museo Civico di Cerchio, Quaderni n. 72, Anno IX, 2006.
1861: 30 settembre “[…]Per entrarsi alla Casa di Pietro Vasquez qual Festarolo di S. Emidio[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente op.cit.”.
1861: 14 novembre “[…] Per esser venuto il Medico D.[on] Ambrogio Brogi, mandata dall’Intendente nella qualità di Vice Presidente del Consiglio Sanitario del Distretto per osservare lo Stato di salute pubblica del Comune per le malattie che ricorrono[…]”. Amiconi F.:” I coti quotidiani di una potente op.cit.”.
1861: Padre Domenico (Casciola) di Sant’Eusanio, frate residente nel convento del frati Minori Osservanti di Cerchio, dà alle stampe in L’Aquila, presso la tipografia Gran Sasso d’Italia di Carlo Langellotti : “ Le città rifugio dell’Abruzzo-Aquilano, o sia descrizione storica delle più venerabili chiese ed immagini di Maria Santissima, esistenti nella Provincia dell’Aquila città rispettabile dell’Italia centrale, con in fine l’indice alfabetico di detti santuarii, data in luce da Padre Domenico di Sant’Eusanio lettor giubilato de’ Francescani della regolare osservanza”.
1861: Nel primo censimento della popolazione del Regno d’Italia Cerchio conta 1581 abitanti.
1862: Si istituisce a Cerchio la stazione dei Reali Carabinieri.
1862: 16 marzo “[…]Essendo venuto il Giudice di Pescina per la esecuzione dell’Inventario ai Frati[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”
1862: 19 maggio “[…] Finalmente i sbandati di Cerchio risolvono ripresentarsi al Servizio, per loche diversi parenti col pianto si han presente il seguente denaro per poterli mandare al proprio destino[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1862: 21 luglio viene posto un termine a forma di Statua per il limite delle acque del lago Fucino nel territorio comunale di Cerchio così formato: “[…]A) di una base di sessanta centimetri (0,60) di altezza e settanta centimetri(0,70) per sessantaquattro centimetri (0,64) di lato, portante sulla faccia verso il lago l’iscrizione – Limite delle acque nel 1862 – e alla faccia opposta il numero 5(cinque) B) di un dado altro un metro e dieci centimetri (1,10) e largo cinquantadue centimetri (0,52) per quarantotto centimetri (0,48) colla iscrizione – A divozione di Alessandro Torlonia posta alla sponda del fucino anno MDCCCLXII. C)di altro piccolo dado alto diciotto centimetri (0,18) largo quarantaquattro centimetri (0,44), per quaranta centimetri (0,40) col motto Ave Maria. D) di una statua di ferro fuso bronzata rappresentante la Vergine Immacolata, dell’altezza di un metro ed otto centimetri (1,08) al tutto sovrapposta. Questo termine trovasi situato nel terreno dello stesso Comune della via detta Casetta alla distanza di trenta metri e settantacinque cent.[30.75) dal confine della proprietà del signor d’Amore Fracassi Giuseppe, e di ventuno metri e novanta centimetri (21,90) dell’angolo, (verso la strada) del confine della proprietà dell’Ospedale del Comune di Cerchio[…]”. Dal “Contratto interceduto fra il real governo di Napoli ed una compagnia anonima napoletana pel prosciugamento del lago Fucino e la restaurazione dell’Emissario di Claudio coll’aggiunta di tutti gli atti costitutivi dell’associazione mentovati od inseriti nel contratto medesimo”, Avezzano, Tip. Marsicana di G. Pignotti e C., 1869.
1862: 11 settembre “[…]con d.[on] Pasquale, D.[on] Geremia, D.[on] Antoio d’Amore, e D.[on] Angelo Carusoni siamo andati in Avezzano, per vedere l’uscita dell’acqua del Fucino[…]”. Amiconi F..” I conti quotidiani di una potente famiglia maesicana nella seconda metà dell’ottocento. Un anno con i d’Amore Facassi (1862-1863)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 73, Anno IX.
1862: 2 novembre “[…]Onde ripetere un reclamo presso la Sotto Prefettura di Avezzano per essere almeno pagato del fitto della Casa di S. Vincenzo Occupata dai Soldati colà in distaccamento[…]”. Amiconi F.: ”I conti quotidiani op.cit.”.
1862: 25 novembre “[…]Dovendo qui venire il Commissario di Leva reduce da Pescina, in unione del Luogotenente dei reali carabinieri, che deve visitare la Caserma stanziata in questo Comune, in compagnia del Tenente dei Granatieri comandante il distaccamento di Celano[…]”. Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1863: 8 gennaio “[…] Per essere L’Uffiziale Comandante il Distaccamento di Celano per arrestare i Requisiti della Leva del 1862[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1863: 28 gennaio”[…] Per mano di Giuseppe la Pecorara si sono pagati Carlini dodici a Francesco di Pasqualitto per n° 100 botte sparate nella festività di S. Antonio Abbate in atto della Processione[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1863: 19 marzo “[…]Eusebio d’Amata Orefice di Gagliano è venuto a riportare un bel Crocifisso di Argento fuso fatto appositamente per l’altare della cappella[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”. Amiconi F.:” Notarelle sull’arte nella Marsica”,Marsica Domani, n. 4-5/2006, 10/20 febbario 2006, Anno XXIX.
1863: 21 ottobre “[…]Per essersi spedito D.[on] Angelo Carusoni a S[an] Vincenzo (Valle Roveto n.d.a.) per disporsi gli acomodi in Casa Fracassi, e per far redigere il Verbale con la presenza del Municipio per tutt’i danni arrecati alla Casa stesso per l’uso di quartiere[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’ottocento. Un anno con i d’Amore Fracassi (1863-1864) ”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 74, Anno IX, 2006.
1863: 12 novembre “[…]Per le giornate impiegate presso l’Agrimensore di Ajelli Giuseppe Fontana, per la misura di tutti i terreni rilasciati dal Fucino[…]”. Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1863: 10 dicembre “[…]Atteso il finimondo ricorso, in cui scatenati tutt’i Venti minacciavano l’abbattimento delle Fabbriche, si sono smantellati tutti i tetti[…]”. Amiconi F.: I conti quotidiani op.cit.”.
1864: 1° gennaio, compilazione da parte dell’economo curato di Cerchio, don Beniamino Pietroiusti (1818-1908) dell’ultimo ed interessante “Stato delle Anime” ( attualmente si conserva ad Avezzano presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi). Amiconi F. ” Demografia Marsicana nel XIX secolo – Cerchio (AQ)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 49, Anno III, 2000.
1864: 5 gennaio “[…]L’eccessivo venhto che minaccia la finazione del Mondo ha spezzato due Vetroni al Palcone della Camera dei legumi[…]”. Amiconi F.: ”I conti quotidiani op.cit.”.
1864: 29 febbraio, nasce a Cerchio lo scienziato Antonio d’Amore Fracassi, fratello del sunnominato Venanzio d’Amore Fracassi il Giovane, valentissimo entomologo a livello nazionale che con i suoi numerosi articoli scientifici contribuì notevolmente alla conoscenza della entomologia locale. E’ stato, il Nostro, uno dei pionieri circa lo studio per le conoscenze faunistiche dell’Appennino. La sua collezione di farfalle, coleotteri ed insetti fu considerata una delle collezioni private più importanti dell’Europa d’allora. Peccato che questa nobile raccolta amorevolmente costruita nel corso dell’intera sua esistenza è andata distrutta. Veramente un grande peccato! Antonio d’Amore Fracassi fu anche un grande fotografo. Nel Museo Civico di Cerchio infatti sono collocate alcune copie delle sue foto dove si nota la sua bravura anche nell’arte fotografica. La morte lo colse a Roma il 1 marzo 1932. Amiconi F.: ” Antonio d’Amore Fracassi (1864-1932)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 91, Anno XI, 2008.
1864: 1 giugno “[…]D.[on] Pietrantonio Zecca volendosene partire birbantescamente, abbandonando la condotta e la popolazione, onde cercare di rimpiazzare un Medico per ogni bisogno, si è spedito D.[on] Angelo Carusoni, per informarsi[…]”. Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1864: 7 giugno”[…] Nel rincontro di essere successa una guerra tra gli Ajellesi, ed i Cerchiesi pel pascolo degli Animali pecorini, è venuto il Sotto Prefetto, il Maggiore Comandante il Battaglione, il Luogotenente dei Reali Carabinieri, Un’Uffiziale Comandante il Distaccamento giunto in questo Comune, il Delegato di Pubblica Sicurezza di Avezzano, e quello di Pescina, Onde prendere le analoghe informazioni, si sono tutti trattenuti per due giorni[…]”. Amiconi F..” I conti quotidiani op.cit.”.
1864: 6 luglio ”[…] Volendo vedersi i lavori dell’Emissario di Fucino, la mia Signora, con la Sig[no]ra Madre, le Monache, D[on] Pasquale, Venanzino, e D.[on] Angelo d’Amore, e del Ricevitore Roselli siamo andati tutti in Avezzano, e Luco[…]”. Amiconi F.: “I conti quotidiani op.cit.”.
1864: 5 novembre “[…]Per esser qui venuto D.[on] Giovannino Corbi di Avezzano,con novello medico D.[on] Vincenzo Petrella, onde osservare il paese, e l’abitazione in Casa Continenza[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’ottocento. Un anno con i d’Amore Fracassi (1864-1865) ”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 75, Anno X, 2007.
1864: 18 novembre “[…]Per mano di Albina di Macedonia si sono trovate le cardar elle, e quattro piccioni servibili pel pranzo a darsi al Controloro, e Componenti la Commissione Torlonio per la verifica, ed accatastamento delle terre rilasciate dal Fucino[…]”. Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1864: 15 dicembre “[…]Per ordine del Governo a tutto il presente giorno si deve anticipare l’intiero contributo Fondiario del 1865, col beneficio del rilascio del 6. per cento a tutti coloro che adempivano, e con la multa del 6 per cento per quei che non adempivano[…]”. Amiconi F. :” I conti quotidiani op.cit.”.
1864: Cerchio conta 1669 abitanti.
1865: 18 gennaio “[…] Nello scorso Anni pel rincontro di ricorrere in questo paese l’epipoozia morbo bovino, non si rimisero i Nostri Mosci alla Stalla dei bovi[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1865: 16 maggio “[…] Il signor Prefetto della Provincia con apposito Uffizio partecipa che Lui, in unione del maggiore dei Reali Carabinieri, e Sotto Prefetto di Avezzano saranno qui per visitare questo Comune, come praticherà per tutti i Comuni del Circondario[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1865: 25 giugno ”[…]Per la provvista dei Nocci atterrati, Ciambelletti, e Nevole occorrenti per la entrata della Festa (Santi Giovanni e Paolo n.d.a.)[…]”. Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1866: 8 giugno, viene istituita a Cerchio la Fiera della Madonna delle Grazie: “ LA GIUNTA MUNICIPALE/DEL COMUNE DI CERCHIO/Si fa preggio rendere a pubblica notizia, essersi con decreto prefettizio 18 Novembre 1865, autorizzato il Comune suddetto ad istituire un’annua Fiera esente dal dazio nel giorno 1 e 2 Luglio sotto il Titolo MADONNA DELLE GRAZIE. A coloro cui piacesse concorrervi, non si mancherà di tutta la consueta ospitalità e garantia./Cerchio 8 Giugno 1866./Per la Giunta Municipale/L’assessore f[acente]f.[unzioni] da Sindaco/FRANCESCO TUCCIERI/Il Segretario/ANTONIOCIMINI”. Archivio Storico di Pescasseroli.
1866: 7 luglio, con apposita legge n. 3026 ( Regio Decreto per la soppressione delle corporazioni religiose) i frati del convento di Cerchio vengono espulsi dopo sei anni dal loro ingresso.
1867: 7 agosto “[…] Rimasti senza legne, e non potendosi provvedere ne da Trasacco, ne altrove perché le barche non possono approdare per essersi ristretto il lago[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’Ottocento. Un anno con o d’Amore Frcassi (1867-1868)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 80, Anno X, 2007.
1867: 19 agosto “[…] D.[on] Checchino Pompei Maestro in Avezzano ha riportato qui in Famiglia Venanzio per timore del colera[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1867: 19 settembre “[…] Per essere in Pescina e Celano fulminante Colera, e per essere intralciato il commercio per ogni paese[…]”. Amiconi F.: “I conti quotidiani op.cit.”.
1867: 29 settembre “[…]per un viaggio in Gagliano, ed un altro in Molina per prender conto sul mosto che occorre in Famiglia, perché la grandine rincorsa non fa vendemmiare affatto[…]”. Amiconi F.: ” I conti quotidiani op.cit.”.
1867: 5 ottobre “[…] Essendosi spedito un Chiochiaro da D.[on] Celestino di Cesare per conoscere se qui vi era il Colera, che Iddio ci tenchi lontano[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1867: 10 ottobre “[…]Essendo terminato il vino, e dietro la disgrazia sofferta della grandine che non ha fatto raccogliere menomo mosto, per lo che dovrà provvedersi il Vino in Pratola per la provvista di Famiglia, in vece di mettersi mano ad un’unica botte rimasta piena alla cantina nuova, si è mandato in Pratola, ove la raccolta è stata abbondante[…]”. Amiconi F.: “I conti quotidiani op.cit.”.
1867: 11 Ottobre, viene colpito a morte in Subiaco il garibaldino cerchiese Antonio Panara ( 1843-1867): “[…]Morto in Subiaco in 8[otto]bre andato alle Masse contro il Governo Pontificio[…]”. Amiconi F.:” Demografia Marsicana nel XIX op.cit.”. Amiconi Fiorenzo: “Serafino de’ Giorgio e la spedizione marsicana nell’agro romano- Documenti sugli scontri tra garibaldini e zuavi a Subiaco”, Edizioni Kirke Cerchio, 2011.
1867: 10 novembre “[…]Pel rincontro di S.[an] Martino, e perché Venanzino deve partire per il Collegio di Arpino[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1867: 29 novembre, la Direzione Generale del Fondo per il Culto cede in proprietà al Comune di Cerchio il fabbricato ex monastico ed in uso l’annessa chiesa della Madonna delle Grazie.
1867: “ 19 dicembre “[…]Per portare Venanzino al Collegio di Arpino si è fatta la seguente spesa Per cesso e recesso di Carozza per andare in S. Vincenzo, ed Arpino, per la permanenza di giorni Nove in S. Vincenzo, ed altrettanti in Arpino, in unione di D.[on] Geremia, di Gaetano Basciani, e del Signor Domenico Corsetti, per provvista di carta, penne, e stivali per Venanzino, e per regalia a tutti i Servi del Collegio si sono spesi docati 39.40 Si sono lasciate in mano del rettore del Collegio Monsignor D.[on] Gio:[vanni] Battista Panico Lire quattrocento per deposito del trimestre anticipato, e per fornir Venanzino del corrispondente vestiario consistente nel Cappotto di castoro blù, Soprabito corrispondente, due calzabrachi, con striscia amaranda, Chibì, Daga, Centuone, posata di Argentocristof, Commoncino con picciola libreria di Noce lustrata, il tutto da averne dettagliato notamento per conteggio definitivo docati 94.12[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1868: 19 marzo, ore 3 e mezzo, muoiono sotto le rovine delle proprie abitazioni ( 3 diverse abitazioni) 6 persone. ArParCer.
1868: 22 marzo “[…]Nel rincontro di essere venuto qui il Pretore per l’infausto avvenimento del crollamento delle case di Biagio Iannicca, Emidio del Barbiere, ed i Figli di Postarolo[…]”. Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1868: 17 giugno “[…]D.[on] Domenico Pietropaoli dietro commissione datagli, ha qui spedito un corriere con una Scatola contenente otto bottiglie di Centerbe provvedute da Tocco dalla vera Fabbrica di Toro, onde regalarsi a Monsignor Panico rettore del Collegio di Arpino, in riconoscenza delle tante attenzioni che stà usando al Nostro Venanzino nel Collegio[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1868: 23 agosto “[…]Per effetto del pessimo raccolto del grano, in quest’Anno si son fatte quattro trite si meno[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’ottocento. Un anno con i d’Amore Fracassi (1868-1869”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 81, Anno X, 2007.
1868: 21 ottobre[…] Per la Fotografia di tutti i Ragazzi si sono pagate Lire venti al Fotografo di Pescina D.[on] Pompeo Pesciajoli[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1869: 5 aprile “[…]Il Maestro di scuola Comunale D.[on] Vincenzo Durante viene in Casa a fare la Scuola ad Antoniuccio[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op.cit.”.
1869: 22 giugno “[…] Per poter fare l’illuminazione di S. Gio:[vanni] e Paolo, e potersi stipare per tutte le altre occorrenze, si sono presi venti lumini di latta a Nicasio Maccallini, con Venti palloncini di carta colorata aggricciata, e venti campanelle di carta colorata per tenersi in rimpiazzo[…]”. Amiconi F.: “ I conti quotidiani op.cit.”.
1869: 26 giugno “[…] Essendo giornata di festa dei Protettori, e dovendo venire a momenti il Giudice Istruttore, ed il Procuratore del re per l’istruzione dell’omicidio del Figlio di Civilino[…]”. Amiconi F.:” I conti quotidiani op. cit.”.
1869: lo storico Andrea Di Pietro ( 1806-1874) dà alle stampe la sua maggiore opera: “ Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi scritte da D.[on] Andrea Di Pietro canonico teologo della cattedrale dei Marsi residente in Pescina”, Avezzano, Tipografia Marsicana di Vincenzo Magagnini, 1869.
1869: 4 dicembre. Nasce da Antonio e lucia Cipriani Vicenzo Antonio il futuro geometra che il m2 Marzo 1896 compilerà il “ Catasto Geometrico della proprietà (vedi qui). La morte lo colse in Tagliacozzo, all’età di 61 anni, il 27.11.1930.
1871: 29 maggio, nella taverna di Cerchio si riposò lo storico tedesco Ferdinando Gregorovius (1821- 1891 ) con il fido amico pittore Karl Lindemann- Frommel ( 1819-1891).
1871: Nel secondo censimento generale della popolazione Cerchio conta 1712 abitanti.
1875: 31 dicembre, la popolazione di Cerchio ammonta a 1872 anime “ Più oltre 30 forestieri che sono venuti nel corso dell’anno, e non si pongono a Calcolo, perche s’ignora se vorranno definitivamente stabilirsi “. Archivio Parrocchiale di Cerchio ora in Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano.
1876: Dopo 24 anni di duri lavori verrà completamente prosciugato il lago Fucino, 3° lago d’Italia.
1876: 31 dicembre, Cerchio conta “Anime 1910 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1877: 18 gennaio, “ a ore pomeridiane quattro e minuti cinquanta” furono uniti in matrimonio nel Comune di Cerchio dal sindaco Carlo Felice Meogrossi, il trentatreenne possidente Vasquenz Antonio con la ventenne possidente Meogrossi Maria Domenica.
1877: Si inventariano gli oggetti conservati nella chiesa della Madonna delle Grazie.
1877: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 1940 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1878: Nasce per gli amanti delle sette note il complesso bandistico locale. Archivio Comunale di Cerchio (ArComCer).
1878: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 1975 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1879: Viene elaborato un progetto per ridurre ad uso Scuola Comunale alcuni locali al pian terreno dell’ex Convento. ArComCer.
1879: “Il 10 Maggio le nuove campane giunsero da Milano”. In ArParCer.
1879: Iniziano i lavori per una nuova fognatura. ArComCer.
1879: 2 novembre, “ alle ore antimeridiane tre e minuti trenta” nasce Fausto Angelo Domenico Vasquenz figlio secondogenito del trentaseienne possidente Vasquenz Antonio e da Meogrossi Maria Domenica.
1879: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 1998. Non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1880: 1 agosto, inizio dell’iter amministrativo per la costruzione del nuovo cimitero comunale. ArComCer.
1880: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 1984 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1881: Terribile epidemia di tifo a Cerchio.
1881: Nel 3° Censimento Generale della Popolazione Cerchio conta 1918 abitanti.
1881: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 1980 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1882: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 2018, non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1883: “In seguito a gravissimi disordini nello svolgimento dell’annuale fiera ‘In nome di Maria’ (istituita nel 1633 da re Ferrante d’Aragona nella prima domenica dopo l’8 settembre) tale manifestazione si svolgerà dentro l’abitato del paese di Cerchio e non più, come per l’antico, nei pressi della chiesa di Santa Maria di Piediponte (attuale chiesa cimiteriale). ArComCer.
1883: 31 dicembre, Cerchio conta “Anime 20143 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1884: 11 luglio, progetto di parziale costruzione e sistemazione della parte dell’ex convento comunale di Cerchio. ArComCer.
1884: 17 ottobre, progetto di sistemazione dell’ex Convento da ridursi ad Uffizio Comunale. ArComCer.
1884: 9 novembre, progetto di ricostruzione della condotta e della fontana dentro l’abitato. ArComCer.
1884: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 2078 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1885: 11 febbraio, sostò nella taverna di Cerchio l’onorevole e scrittore Nicola Marcone (1809-1890).
1885: 30 marzo, progetto di ricostruzione della condotta d’acqua dalla sorgente sopra la via terminello alla nuova Fontana alla Piazzetta Principe di Napoli e da questa all’abbeveratoio e lavatoio ( in dialetto cerchiese “ sciacquatur’” ). ArComCer.
1885: 25 agosto, Giuseppe Cipriani muore: “[…]Oppresso da una Massa di terra nel travaglio delle ferrovia[…]”. ArComCer.
1885: 31 dicembre, Cerchio conta “Anime 2104 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1886: 12 marzo, viene elaborato il progetto del “Piano generale di divisione dei vari siti edificatori”. ArComCer.
1886: 12 marzo, viene elaborato il “Progetto del tronco di strada rotabile che ricongiunge il piazzale esterno della stazione di Cerchio alla comunale obbligatoria, della lunghezza di m. 216,42”. ArComCer.
1886: 16 marzo, vengono elaborati i progetti di “ 1. Sistemazione della Rampa d’accesso alla Stazione. 2. Sistemazione delle strade interne Salita del Macello, vico degli sdruccioli, salita del Gigante e Strada Campanile. 3. Sistemazione della Fontana del Pozzo”. ArComCer.
1886: 8 luglio, progetto: “Sistemazione della strada nel sito adiacente al palazzo D’Amore Fracassi preso in enfiteusi dal Comune di Cerchio”. ArComCer.
1886: 28 agosto, progetto: “Piani generali di divisione in prossimità dell’ex convento, da cedersi come sito edificatorio, e delle strade e larghi da lasciarsi nel nuovo rione”. AtComCer.
1886: Lo scrittore e onorevole del Regno, Nicola Marcone, pubblica presso la Tipografia Sociale di Roma : “ In Abruzzo. Il Lago dei Marsi e i suoi dintorni”. L’Autore descrive la taverna di Cerchio con la sua ostessa, la quale, nonostante la sua giovane età, aveva procreato ben 12 figli ed altri ne prometteva di avere facendo esclamare il Nostro con ammirazione “Salve officina gentium!”.
1886: 31 dicembre, Cerchio conta “Anime 2146 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1887: 28 maggio, “alle ore antimeridiane nove” è nata Vasquens (sic) Pasqua Rosa dal quarantaquattrenne possidente Antonio Vasquenz e dalla possidente Maria Domenica Meogossi.
1887: 31 dicembre, Cerchio conta “Anime 2186 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1888: 28 luglio, solenne inaugurazione del tratto ferroviario Roma – Sulmona: “[…]Nella medesima seduta (22 agosto 1888). Il Presidente ha esposto al Consiglio che il giorno ventotto dello scorso Luglio avvenne la inaugurazione della ferrovia Roma – Solmona, per la quale tutte le popolazioni dei Comuni attraversati dalla linea festeggiarono i Rappresentanti del Governo che l’inaugurarono, ed altre autorità che la percorsero. Che la Giunta Municipale penetrandosi dal dovere di secondare i desideri di questa popolazione, la quale non voleva fare brutta eccezione alla esultanza generale, nonché del dovere di ossequiare gli illustri personaggi che traversavano il territorio del Comune, con deliberazione del dì ventisette luglio detto stabilì di festeggiare l’inaugurazione delle ferrovia con l’addobbo del piazzale della Stazione con bandiere nazionali, con sparo di mortari e con una banda musicale. Sottopone la deliberazione suddetta, e propone di deliberare in proposito. Il Consiglio: Ritenuta la somma convenienza di festeggiare il fausto avvenimento della inaugurazione della ferrovia Roma – Solmona, e di accogliere onorevole mene le autorità che transitavano pel territorio comunale, Con voto unanime: Lodandosi delle disposizioni all’uopo emesse dalla Giunta Municipale, prende atto della deliberazione di urgenza della medesima del ventisette Luglio scorso, che conferma in ogni sua parte, e stabilisce, per far fronte alla spesa, di aumentare il fondo delle imprevedute della somma di Lire 400,01, desumendone Lire 256 dal maggiore introito avutosi nel previsto del ruolo fuocatico, già dato in riscossione, e Lire 80 dall’Art.[icol]o 79 e Lire 64,01 dall’Art.o 91 del bilancio dell’esercizio corrente appositamente stornati con la presente deliberazione[…]”. Archivio Comunale di Cerchio, Deliberazione del Consiglio Municipale – 2 – (21.12.1883-12.1.1889).
1888: 22 agosto, Progetto “Strade d’accesso alla stazione. Elenco dei fondi da occupare perennemente con la sede stradale e dipendente”. ArComCer.
1888: 31 dicembre, Cerchio conta 2236 abitanti.
1888: 4 aprile, l’arciprete don Beniamino Pietroiusti ( 1818-1908) invia la seguente accorata lettera al vescovo dei Marsi Monsignor Enrico De Dominicis ( 1885-1896):
“[…] Cerchio Aprile 4 1888/Eccellenza Ill.[ustrissi]ma e R.[everendissi]ma/Nella prossima Domenica in Albis la Famiglia del Cava-/liere D[on] Benedetto D’Amore Solennizza una festa/ad Onore di Maria S[antissi]ma sotto il titolo della Pietà./A detta festa interverrà il P.[adre] Domenico da Onna/Minore Osservante Stato per molti Anni Superiore/in questo Convento delle Grazie. Prego la Carità di/V.[ostra] E.[ccelenza] Ill[ustrissi]ma e R[everendissi]ma autorizzare il predetto Padre/Domenico ad ascoltae le Sacramentali Confessioni, anche/con i Casi riservati, Se lo Crederà opportuno, per ajutare/i fedeli per l’adempimento del S.[anto] Precetto nella Scarsez-/za de Confessori paesani./Per la questua ordinata dal S.[anto] Padre per i bisogni di Terra/Santa da farsi nel Venerdì Santo, profittando della/facoltà data ai Parrochi di farla in altro giorno se/lo Crederanno benfatto, in detto giorno fu omessa./Ora prego l’E.[eccellenza] V.[ostra] R[everendissi]ma a dirmi come debbo regolar-/mi./Qui il popolo è afflitto da una fame nera. La/raccolta è stata infelice, ed insuffricinete a pagare i pesi/governativi e Municipali. La Stagione piovosa e/nevosa ha privato la popolazione per quattro mesi//delle risorse del lavoro; e senza guadagnar nulla. Ha dovuto pen-/sare a tutte le esigenze della vita, specialmente, Vitto e fuoco./Se io tentassi far questa Colletta nei tempi che corrono, sareb-/be una mormorazione senza ottener neanche un centesimo./Penserei farla nel prossimo Settembre, qualora V.[ostra] E.[ccelenza]/l’approvi, altrimenti mi dica come debbo regolarmi,/ed io obbedirò all’E.[eccellenza] V.[ostra] R[everendissi]ma, ed al S.[anto] Padre./Baciando con rispetto e Venerazione il S.[acro] Anello, imploran-/do la S.[anta] Pastorale benedizione, riprotesto la mia Sudditanza/all’E.[eccellenza] V.[ostra] Ill[ustrissi]ma e R[everendissi]ma./U[milissi]mo D[evotissi]mo Serv.[itor]e e Suddito/Beniamino Arcip.[ret]e Pietrojusti “ . Archivio Diocesi dei Marsi Avezzano, C 90/2135.
1889: 23 aprile, elaborazione progetto “Costruzione della strada che dalla Nazionale Marsicana, presso la Taverna di Cerchio, mette alla via di circumvallazione del Fucino, della lunghezza di m. 1848”. ArComCer.
1889: 22 giugno, nasce a Cerchio, dal medico Vincenzo e Teresa d’Amore Fracassi, il Grande Ufficiale Professor Giuseppe Sabatini di “Sanvenditto”, illustre clinico di fama europea. Nel 1917 era il più giovane insegnante universitario d’Italia. E’ stato Direttore della Clinica Universitaria di Genova fino alla data del suo decesso avvenuta a Gionese il 15 agosto 1952. Fu autore di molti testi scientifici (vedi in seguito). Amiconi F.: ” Giuseppe Sabatini illustre clinico di fama europea”, Museo Civico di cerchio, Quaderno n. 3, Anno I, 1998.
1890: 31 dicembre, Cerchio conta “Anime 2316 “. In ArParCer.
1891: 31 dicembre Cerchio conta “ Anime 2354 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1892: 28 giugno, nasce a Cerchio l’illustre clinico prof. Augusto Sabatini, fratello del su menzionato Giuseppe, fu vice direttore degli Ospedali Riuniti di Roma. Aveva espresso la volontà di trasformare l’antico avito palazzo dei d’Amore Fracassi di Cerchio in una modernissima clinica purtroppo, tale lodevole e filantropica iniziativa, non poté essere realizzata in quanto la non attesa visita dell’essere armato dalla lunare falce lo mieteva inclementemente in Roma il 31 maggio 1954.
1892: 31 dicembre, Cerchio conta “Anime 2399 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1893: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 2432 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1894: L’avvocato e senatore del regno d’Italia, Gennaro Manna, in qualità di avvocato del comune di Cerchio, dà alle stampe il suo ottimo lavoro: “ Vertenza Cerchio-Collarmele-Parere Gennaro manna”, tip. Sociale di A. Eliseo, 1894, L’Aquila. E’ la pubblicazione della causa sorta tra il Comune di Cerchio e Collarmele per dipanare secolari questioni territoriali fra i due comuni all’indomani della promulgazione della notissima legge sull’abolizione dei feudi emanata il 2 agosto 1806. Vedi in seguito.
1894: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 2587”. In ArParCer.
1895: 24 agosto, passaggio dei reali d’Italia : “[…]Il Presidente ha esposto al Consiglio che in uno de’ giorni prossimi passeranno pel territorio di questo Comune per la linea ferroviaria le loro Maestà il Re; propone quindi di stabilire quale festiva dimostrazione debba farsi in tale fausta circostanza. Il Consiglio: Ritenuto il bisogno di festeggiare il passaggio de’ Reali nel territorio di questo Comune, Per appello nominale, con voto unanime Delibera: Che a cura di quest’Amministrazione sia provveduto un concerto musicale in ambo i passaggi del Re e della Regina, e sia imbandierata la Stazione ferroviaria, e la rappresentanza municipale presenzi al passaggio[…]”. Archivio Comunale di Cerchio.
1895: Cerchio conta “Anime 2616 non compresi i forestieri”. In ArParCer.
1896: 2 marzo, viene compilato il “Catasto Geometrico della proprietà del Comune di Cerchio nei tenimenti di Cerchio, Aielli e Collarmele” (conservato nell’Archivio Storico del Comune di Cerchio ). Di autore anonimo. Al momento non abbiamo notizie certe del realizzatore anche se sembra di capire che forse l’autore di tale pregevole lavoro potrebbe essere ascritto al geometra cerchiese Vincenzo Carusoni (1864-1930) infatti alle pagine 29 e 30 del pregevole lavoro dell’indimenticabile maestra Tecla Vecchietti: “Cerchio Notizie Storiche e Leggendarie”, Roma 1947, Arti Grafiche Sezzatini riporta:”[…] Carusoni Vincenzo nato il 6 ottobre 1864 morto a Tagliacozzo, fu geometra scrupoloso: fra le sue opere merita speciale elogio il libro sui << Rilievi dei terreni del Comune di Cerchio >>[…]”.
1896: 17 marzo, elaborazione dei “ Disegni di verifica del fondo comunale Palude e del rimanente lungo la sponda lavale. 2 Disegni 1° Planimetria del fondo Palude- 2° Piano quotato della zona tra il confine del Principato del Fucino ed il limite delle acque del 1835 “. ArComCer.
1896: 31 dicembre, Cerchio conta “ anime 2718 non compresi i forestieri”. ArParCer.
1897: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 2783 non compresi i forestieri”. ArParCer.
1898: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 2813 non compresi i forestieri”. ArParCer.
1899: 16 Marzo, elaborazione del “Progetto di sistemazione delle strade interne denominate salite del macello, vico degli sdruccioli, Salite del Gigante e strada campanile”. ArComCer.
1899: 20 giugno, elaborazione del “ Progetto ricostruzione del tetto e di parziale sistemazione dell’Edificio municipale già convento di S. Maria Corbarola”. ArComCer.
1899: 20 giugno, elaborazione della “Perizia dei lavori di riparazione e di restauro del Cimitero”. ArComCer.
1899: 5 novembre, seduta consiliare in onore del deputato onorevole Gennaro Manna: “[…]come è noto l’on.[orevo]le Deputato Gennaro Manna avvocato di questo Comune, è stato testè assunto ( 28.10.1898 n.d.a.) all’onorifico Ufficio di Sottosegretario di stato della Pubblica Istruzione; e poiché questo comune è legato da vincoli di profonda gratitudine verso l’illustre Deputato che tanto si è adoperato per questa popolazione e come Avvocato e come rappresentante della Nazione, ha proposto di felicitarsi col medesimo per sì fausto avvenimento. Il consiglio unanime: Plaudendo alla proposta del Presidente ( è Venanzio d’Amore Fracassi il giovane n.d.a.) porge le più vive congratulazioni per la sua assunzione dell’alto ufficio di Sottosegretario di Stato della Pubbl[ica] Istruzione all’On.[orevo]le Avvocato Gennaro Manna e gli auguri che questo riconoscimento de’ suoi distintissimi meriti in giovane età, mercè l’ingegno profondo, e l’assiduo lavoro, sia fecondo di altri e più ambiti onori, che solo al merito vero sono destinati[…]”. Archivio Comunale di Cerchio.
1899: 31 dicembre, Cerchio conta “ Anime 2855 non compresi i forestieri”. ArParCer.
1900: 2 aprile, elaborazione “ Progetto dell’altare maggiore nella Chiesa della madonna delle Grazie. Prescrizioni dei lavori. Lavori addizionali, risoluzione delle controversie ed appendice”. ArComCer. Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Gtazie in Cerchio op.cit.”.
1901: 9 marzo, nasce a Cerchio, da Francesco e Nunziata Iannicca, Alfredo Rossi, futuro capostazione ferroviario e scrittore. Diede alle stampe, infatti, “La leggenda del sagittario “, Casa Editrice Peligna, Peratola, 1927; “ Il capostazione “ ed il volume “La lingua latina in 180 giorni. Morfologia e sintassi trattate simultaneamente. Metodo facile e celere “ad usum omnium”, Soc. An. Poligrafia Italiana, Roma, 1941. La morte lo coglierà in Prezza(AQ) il 7 gennaio 1980.
1901: 29 aprile, “Contratto di appalto dei lavori di compimento della sistemazione della Chiesa della Madonna delle Grazie in Cerchio di proprietà comunale, riguardanti l’altare e il pavimento con Feneziani Giovanni fu Pietrangelo”. ArComCer. Amiconi F.: “ Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio op.cit.”.
1901: Nel censimento nazionale della popolazione Cerchio conta2450 abitanti.
1902: 20 maggio, “ Comune di Cerchio lavori di costruzione dell’altare e del pavimento chiesa Comunale Madonna delle Grazie. Impresa Giovanni Feneziani di Pietropaolo Verbale di ultimazione dei lavori”. ArComCer. Amiconi F. “Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio op.cit”.
1903: 30 giugno, elaborazione “ Progetto di sistemazione di due nuove aule scolastiche e relativo ingresso alla Via del Municipio, nel Palazzo Municipale”. ArComCer.
1903: agosto-settembre, solenni festeggiamenti per il primo centenario della sacra riapparizione del sacro busto della Madonna delle Grazie. Dal manifesto dei citati festeggiamenti, conservato nel locale “Teatro Calipari” apprendiamo: “ Comune di Cerchio/Festa/Pel Primo Centenario/DELLA MADONNA DELE GRAZIE/L’anno in corso[…]Madonna delle Grazie sul-/l’alare della sua Chiesa in Cerchio[…]incato ogni cit-/tadino dispa[…]rere con alito in[…]fabile[…]fuoco/di amore che strinse/IL GIORNO 27/A mezzogiorno una fragorosa e prolungata salve di mor-/tari, seguita dal suono di tutte le campane del paese, apri-/ranno la festa, e nella sera prima del Vespro, vi sarà la tra-/dizionale processione durante la quale, tuoneranno incessan-/temente i mortati del rinomato Federico Puglielli di Pratola/Peligna: Una fulgida luminaria pirotecnica e lo scoppio di/svariate e in numerosissime granate, opera dell’esimio arti-/sta cittadino AMICONI, annunzieranno ed accompagneranno/la Vegine benedetta USCITA A RICONOSCERE LA SUA/PREDILETTA EREDITA’.A Alla funzione religiosa eseguirano/scelti pezzi musicale eseguiti dalle due Bande./IL GIORNO 28/Nel mattino vi sarà una ricca salve di mortati, ed il/consueto suono delle Bande. Alle ore dieci avverrà la solenne benedizione della CHIESA DELLE MADONNA DELLE/GRAZIE testè artisticamente decorata dal prof. GIOVANNI FENEZIANI di Aquila, e che sarà riaperta al culto,/terminata la festa. A mezzogiorno nella Chiesa Parrocchiale sarà/fatta la funzione religiosa con apposita conferenza. La Filamo-/rnica di Morino eseguirà la messa del rinomato autore. Seguirà la/processione durante la quale si ripeterà lo sparo di ferro e di car-/ta degli artistici cittadini. Nella sera dopo vespri le Bande svolg-/eranno scelti programmi musicali; avranno luogo volate di/fantastici globi areostatici, ed in ultimo l’ardito artista FIORE/CERA di Raiano incendierà una brillante girandola./IL GIORNO 29/Il solito spato do mortati saluterà il giorno nascente. Le/musiche allieteranno col loro suono il paese ed a mezzogiorno/saranno eseguite funzioni religiose con pompa maestosa./L’Illustre Oratore parlerà ai fedeli sull’affettuoso argomento/[che] li ha raccolti intorno a lui, e chiuderà il servizio religioso/una devota processione durante la quale [avr]anno luogo spari/di ferro del Puglielli e di cata del ben noto Lorenzo Cal-/derozzi di Pratola Peligna. Alle ore 16 farà l’ascensione/col pallone di seta l’areonanta ROMEO ZAMBIANCHI di/Atri. Alle ore 23 ROMEO RECANATI DA Napoli, specialista,/eseguirà brillanti proiezioni cinematografiche./Alle 24 il premiato artista GIUSEPPE DEL MANZO da/[Mag]liano de’ Marsi darà un’altra prova del suo valore con l’in-/cendio d’ingegnosa girandola./IL GIORNO 30/Strepitosa salve di mortari dei F[RATELLI]D’AMORE/annunzierà il giorno festivo, e le musiche col loro suono ter-/ranno desta la pubblica gio[rnata] […]mezzogiorno avverrà/la solenne funzione religiosa, nella quale la giovane filar-/monica di Morino es[eguirà] altra classica messa, e l’oratore/tesserà le lodi alla Vergine, come egli sa fare. Seguirà la/proce[ssione] della MADONNA DELLE GRAZIE, il cui/passaggio sarà salutato con salve continue di mort[aretti] e di/carta, eseguite da ambo gli artisti di Pratola, annunzianti con/maestoso terrore che la REG[INA] DEL CIELO percorre/con ineffabile degnazione la terra nostra./alle ore 16 vi sarà l’ultimo vespro, indi le musiche ese-/guiranno alternativa[me]nte i loro PROGRAMMI; il Reca-/nati darà altre attraenti proiezioni cinematografiche, ed in/ultimo il valoroso artista Rocco Bellafante di Francavilla spie-/gherà tutto il genio, in una BRILLANTISSIMA GIRAN-/DOLA, nella quale rivelerà i più recenti trovati dell’arte./Terminati i pubblici divertimenti il Santo Simulacro dalla Chiesa/Parrocchiale a quella sua, tra il suono delle musiche, il canto/dei SACERDOTI ed il fragoroso rombo dei mortari; ed ivi/la VERGINE SANTA, sedendo di nuovo su quell’ALTARE,/nel quale prodigiosamente si ripresentò nel principio del se-/colo ora morto, nella SUA MATERNA compiacenza acco-/mieterà gli astanti, ripetendo col Salmista: Haec requies imea/in Saeculum saeculi; hic abitbo quotiamo elegie eam./Cerchio, Agosto 1903/IL COMITATO/AVVISO SPECIALE/L’Autorità locale di P.S. per ragione di ordine pubblico non concede/permesso di sosta a giocolieri, ginnasti, suonatori ambulanti,/espositori di mostre di qualunque genere, ecc./Ciò per norma dichi può avervi interesse./Avezzano Tip. Commerciale/(Esente da nollo Parere C. di S. e Cass. Roma 9.11.81)”.
Ed in quel frangente i nostri antenati inviarono la seguente lettera-preghiera ai nostri emigranti: “ IL CERCHIESE ASSENTE DALLA PATRIA/NEL 1903/I° CENTENARIO/DELLA/Madonna delle Grazie/Oh Maria! Son già cento anni, dacchè vi degnaste di stabilire in/Cerchio la vostra dimora prediletta e dimostraste in mille modi prodi-/giosi qual fosse la pietosa missione, che vi eravate prefissa. Il popolo/di Cerchio so strinse intorno a oi, come il popolo eletto intorno/all’Arca santa, e nel vostro seno materno ha sempre deposto le sue la-/grime di gioia e di dolore./Nessuno si allontana dal tetto natìo, senza venir prima ad inchi-/narsi a voi e a domandare la vostra santa protezione. Parmi sentire/ancora l’armonia dei sacri bronzi, che invitavano i devoti a raccogliersi/appiè del vostro altare e ad implorare per me la vostra assistenza in/questa terra lontana./In quest’anno, che chiude il primo centenario della vostra riapparizione,/sento più forte il mio affetto per voi. Se mi trovo separato da monti e/mari, e non potrò accompagnarvi quando uscirete processionalmente/a riconoscere la vostra santa eredità, vi sarò presente col/pensiero e con l’affetto e non mancherà la mia offerta, perché i miei/parenti, i miei concittadini vi onorino come meglio possono e voi me-/ritate./Assistetemi, o Madre mia, in questo tempo di momentaneo esilio,/scampatemi dai pericoli, provvedete ai miei bisogni spirituali e tempo-/rali, e fate piovere anche su di me le grazie, che abbondanti dispensate,/specialmente in quest’anno di misericordia; affinchè, ritornato nella ter-/ra vostra prediletta, possa venire con tutta la mia famiglia innanzi al vo-/stro altare e ringraziarvi./E così sia .“ Museo Civico di Cerchio. Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio op.cit.”.
1903: Collocazione della statua di “C’sar’ ”, realizzata dall’artista Giovanni Feneziani (1851-1931) allievo del grande Teofilo Patini (1840-1906), sopra l’ottocentesca artistica fontana ubicata in piazza Principe di Napoli, raffigurante il figlio dell’artista, Guido, morto a diciott’anni. Amiconi F.: ”Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio op.cit.”.
1903: Lo scienziato cerchiese Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla Rivista Coleotterologica Italiana l’interessantissimo articolo “ Il Percus brunneipennis e le sue varietà”.
1905: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla Rivista Coleotterologica Italiana l’importante articolo: “ Una nuova varietà del Dorcadion Arenarium scop.”.
1905: Antonio d’Amore Fracassi dà alle stampe sulla Rivisita Coleotterologica Italiana l’articolo: “Due nuove varietà della Cantharus fusca”.
1905-1906: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla rivista Il Naturalista Siciliano l’articolo “ Una rettifica ad una sinonimia”.
1905-1906: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla rivista Il Naturalista Siciliano l’articolo “ Una nuova specie appartenente al genere Eudipnus”.
1906: 25 maggio, richiesta da parte della Società Romana al comune di Cerchio per l’uso di un’area comunale per poter posizionare una bascula per poter pesare le barbabietole prodotte dagli agricoltori cerchiesi (Tale bascula verrà rimossa nel 1920. Vedi). ArComCer.
1903-1907-1909: Progetto di sistemazione di due nuove aule scolastiche e relativo ingresso alla Via del Municipio, nel Palazzo Municipale- Progetto di lavori di sistemazione delle Parti del palazzo Municipale da destinarsi: a) Ad Uffizi Comunali con ingresso sulla Piazza;b) Ad aule Scolastiche con ingresso dalla piazza Municipio c)A quartierino per abitazione dalla stessa via. Aquila 30 Giugno 1903. “ Variante al progetto del 30.6.1903 di sistemazione di due nuove aule scolastiche e relativo ingresso dalla via Municipio nel Palazzo Municipale. Aquila1907. “Perizia dei lavori di sistemazione dell’aula scolastica provvisoria sotto la caserma R.R.[Reali] Carabinieri in via Venti Settembre. Aquila 30 Giugno 1909. Ing. Costanzo Ciarletta.” Archivio Comunale di Cerchio.
1905-1906: Numero alunni inscritti alla scuola mista di 1^ Classe: maschi n.84 iscritti e frequentanti 64; femmine: n. 79 e frequentanti n. 56. Numero alunni scuola maschile di 2^ e 3^ classe: maschi inscritti n. 45 e frequentanti n. 44; femmine: inscritte n. 54 frequentati n. 53. ArComCer.
1906: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla Rivista Coleotterologica Italiana l’articolo “ Una nuova specie appartenente al genere Otiorrhynchus”.
1906-1907: Numero alunni inscritti alla scuola mista di 1^ classe: maschi n. 105 e frequentanti n. 88; femmine inscritte n. 85 e frequentanti n. 64. Numero alunni scuola maschile di 2^ e 3^ classe: maschi inscritti n. 63 e frequentanti n. 49; femmine inscritte n. 56 e frequentanti n.31. ArComCer.
1906-1907: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla rivista Il Naturalista Siciliano l’articolo “Una nuova specie appartenente al genere Polydrusus Gem. Subgnere Matallites”.
1906-1907: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla rivista Il Naturalista Siciliano l’articolo“ Genere Calptusus Muls. E rey. Tavola sinottica e descrizione della specie appartenenti alla fauna caucausica e circumediterranea”.
1907: 2 agosto, nasce a Cerchio padre Anselmo (Angelo Raffaele Tucceri), figura di primissimo piano nel mondo ecclesiastico dell’aquilano: consacrato sacerdote nel 1933; conseguì la Licenza Teologica nel 1936; Insegnante Studentato Teologico all’Aquila 1936-1943; Cappellano Militare periodo 1941-43; Mutilato di guerra e decorato di Croce al merito di guerra; Confondatore e Primo Assistente Ecclesiastico Provinciale ACLI e Patronato Provinciale dell’Istituto Cattolico di Attività Sociali 1945-53; Vice Presidente diocesano della Pontificia Commissione Assistenza 1943-53; Delegato diocesano ONARMO 1947-53; Fondatore e Dirigente del ristorante economico per i lavoratori e mensa studentesca 1947-53; Confondatore dei Sindacati Liberi aderenti alle ACLI 1948; Collaboratore per la soluzione del problema agrario del Fucino; Confondatore Primo Direttore e docente della Scuola Superiore di Servizio Sociale dell’Aquila di grado universitario, dal 1952 al 1972; Membro effettivo con voto deliberativo della << Union Catholique International du Service Sociale >> con sede a Bruxelles dal 1958; Membro del Comitato dei Direttori delle Scuole di Servizio Sociale presso le Amministrazioni delle Attività Assistenza Italiane e Internazionali dal 1958; Socio collaboratore della Facoltà di Magistero dell’Aquila, con diploma di collaborazione del Commissario Governativo; Prefetto Provinciale Studi 1959-62; Rappresentante delle Comunità di lavoro dal 1968 insignito dal Presidente della Repubblica dell’onorificenza di << Commendatore della Repubblica>> per meriti acquisti nella promozione culturale e nel servizio sociale. La morte lo colse a L’Aquila il 15 novembre 1980.
1907-1908: Numero alunni inscritti alla scuola mista di 1^ classe: maschi inscritti n. 85 e frequentanti n. 58; femmine inscritte n. 74 e frequentanti n. 62. Numero alunni scuola maschile di 2^ e 3^ classe: alunni inscritti n. 87 e frequentanti n. 74; femmine inscritte n. 80 e frequentanti n. 67. ArComCer.
1908: 19 febbraio, “ a ore pomeridiane sette e minuti trenta”, la ventenne Vasquenz Pasqua Rosa di professione contadina figlia di Antonio e di Maria Domenica Meogrossi si unisce in matrimonio con il ventottenne Giovanni Antonio Chichiarelli di professione bracciante figlio di Francesco e di Maria Di Clemente.
1908: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla Rivista Coleotterologica Italianal’articolo “ Di una nuova specie ed una nuova varietà appartenenti al gruppo Calathus glabricollis Dej”.
1908: 5 ottobre, muore a Cerchio, all’età di 89 anni, l’arciprete Beniamino Pietroiusti.
1908-1909: Numero alunni inscritti alla scuola mista di 1^ classe: maschi inscritti n.70 e frequentanti n. 50; femmine inscritte n. 60 e frequentanti n. 40. Numero alunni scuola maschile di 2^ e 3^ classe: inscritti n. 110 e frequentanti n. 97; numero scuola femminile di 2^ e 3^ classe: n. 96 inscritte e frequentanti n. 88. ArComCer.
1909-1910: Numero alunni inscritti alla scuola mista di 1^ classe: maschi inscritti n. 52 e frequentanti n. 18; femmine inscritte n. 51 e frequentanti n. 36. Numero alunni scuola maschile di 2^ e 3^ classe: inscritti n. 132 e frequentanti n. 104; numero scuola femminile di 2^ e 3^ classe: n. 94 inscritte e frequentanti n. 104. ArComCer.
1910: 15 agosto, Antonio Vasquenz inizia a scrivere al proprio figlio Angelo emigrato negli Stati Uniti d’America.
1910: 19 Settembre, acquisto dello stemma comunale: “Estratto di deliberazione della Giunta Municipale di Cerchio Seduta del dì 19 Settembre 1910 L’anno 1910, addì 19 di Settembre, alle ore antimeridiane con continuazione previo invito riunivasi la Giunta Municipale di Cerchio nella sala comunale, sotto la presidenza del Sindaco Sig.r Venanzio Cav.[alier] Uff.[iciale] d’Amore Fracassi nelle persone degli Assessori Signor Pietro Iacobaccio (sic) Gaetano Continenza con l’assistenza del Segretario Marcellino Pietroiusti. Il Presidente ha esposto alla Giunta che essendo stati ultimati i lavori di sistemazione del Fabbricato Comunale, e non essendo stato previsto per questo lo stemma del Comune da apporsi sulla facciata principale nella piazza del Municipio, si son fatte pratiche per farlo eseguire, e si è in proposta e trattative con lo scultore fiorentino Sig.[no]r Andreini Oreste, il quale lo seguirebbe in marmo bianco di Carrara con le dimensioni di m 1.25 x 0.80 onde stia in proporzione con la facciata e con la vista di chi lo guarda da terra, pel compenso di Lire 150. Poiché urge di conchiudere la cosa, affinché la buona esecuzione del lavoro sia sorvegliata dall’Architetto Sig.[no]r Magnante Angelo, che per breve altro tempo resterà in Firenze, ne riferisce alla Giunta, a sensi dell’Art.[icol]o della vigente Legge Comunale per gli opportuni provvedimenti. La Giunta. Ritenuto necessario di porre lo stemma comunale nella facciata principale del fabbricato di proprietà di questo Comune, nel quale trovasi l’Ufficio e le scuole pubbliche. Ritenuto opportuno di far sorvegliare la buona esecuzione del lavoro da persona di fiducia dell’Amm.[inistrazio]ne. Ritenuto che il compenso di £ 150 pel lavoro predetto sia per le dimensioni e materia in cui vien fatto, sia pei segni Araldici che vi debbono essere riprodotti con esattezza è conveniente per l’Amm.[inistrazio]ne. Visto l’art.[icol]o 136 della vigente legge comunale Per appello nominale con voto unanime: Delibera Che sia dato lo incarico allo scultore Fiorentino Sig.[no]r Andreini Oreste di eseguire lo stemma di questo Comune in marmo di Carrara con le dimensioni predette, e pel compenso di £ 150, rimanendo a carico di quest’Amm.[inistrazio]ne le spese d’imballaggio e trasporto da prelevarsi insieme a quelle di compenso dall’Art.[icol]o 4° del Bilancio ricorso. E previa lettura e conferma si è sottoscritta. Firmati- Il Sindaco Presidente V.[enanzio] d’Amore FracassiL’Anziano P.[ietro] Iacobacci- il Segretario M[arcellino] Pietroiusti[…]”. Archivio di Stato dell’Aquila, Prefettura Serie II^ (VIII ven. I°) Cerchio b. 212.

1911: 5 Gennaio. Istituzione Cassa rurale di prestiti “ Progresso e Lavoro” Società Cooperativa in nome Collettivo.I soci sono 127. Presidente:Continenza Gaetano. Vice Presidente: Tucceri Giovanni, consiglieri D’Amore Francesco, D’Amore Eugenio, Cimini Andrea, Continenza Francesco, Colantoni Antonio,Tucceri Antonio, Ciofani Serafino. Consiglieri Suppletivi Legge Angelomaria, Tomassetti Pasquale, Iafolla Angelo,Proietti Luigi. Sindaci Ciofani Gaetano, Meogrossi Pasquale,Cipriani Cesidio. Sindaci Suppletivi Casciola Giuseppe, Iannicca Andrea. Segretario Continenza Angelo Domenico .MEZZI di cui dispone l’Associazione £ 5 di ciascun socio e il fido del Banco di Napoli. Influenza che esercita e su quali classi Sugli agricoltori. Quale sia lo scopo dell’Associazione e quali le probabilità di un’azione contro l’ordine pubblico. Scopo dell’associazione è il miglioramento morale ed economico dei soci mediante operazioni di credito agrario col Banco di Napoli, e per combattere l’usura che domina in Cerchio. Nessun pericolo per l’ordine pubblico. Cenni sull’organizzazione e importanza dell’associazione indicando se sia ordinata militarmente, se i soci abbiano divisa o distintivi: se si esercitano al tiro a segno, se abbiano armi. Se l’Associazione è mai stata sciolta, quando e per quali motivi. Se sia riconosciuta, quando e con quale nome. La società è stata organizzata per iniziativa del farmacista Continenza Gaetano e figlio Domenico, con atto notarile riconosciuto dal Tribunale di Avezzano. La società non ha importanza alcuna per ora; i soci non si esercitano al tiro a segno, né alle esercitazioni militari. La Società non è stata mai Sciolta, perché mai esistita prima di ora “. Archivio di Stato dell’Aquila.
1911: 10 marzo, “ a ore pomeridiane (sic) e minuti trenta” muore la ventitreenne Pasqua Rosa Vasquenz figlia del possidente Antonio Vasquenz e della possidente Maria Domenica Meogrossi coniugata con Giovanni Antonio Chichiarelli.
1911: Istituzione ricreatorio scolastico “ Edmondo De Amicis ”. Numero dei soci 600. Iacobacci Pietro, Continenza Domenico, Costanzi Carlo ( membri) Continenza Giuseppe (segretario) D’Amore Francesco( presidente). MEZZI di cui dispone l’Associazione Nessuno,attendendo il Sussidio dello stato e della popolazione. Influenza che esercita su quali classi Sui cittadini tutti, di Cerchio. Se abbia locale per le riunioni e dove No attualmente si riunisce in una delle sale della scuola. Se abbia statuto o regolamento: al caso unirlo. Si se ne unisce una copia. Quale sia lo scopo dell’Associazione e quali le probabilità di una azione contro l’ordine pubblico. Elevamento morale ed intellettuale dei bambini delle Scuole elementari onde aprire l’animo ad elevati Sentimenti e dare alla Società essere Sani e vigorosi atti a formare il buon agricoltore, l’artigiano e l’artista. Cenni sull’organizzazione e importanza dell’associazione indicando se sia ordinata militarmente, se i soci abbiano divisa o distintivi; se si esercitano al tiro a segno, se abbiano armi. Se l’Associazione è mai stata sciolta, quando e per quali motivi. Se se sia stata riconosciuta, quando e con quale nome. Per migliorare la qualità fisiche ed intellettuali dei giovanetti del paese. Non ha alcuna importanza né è militare. Non si esercitano al tiro a Segno i soci né hanno armi. Il ricreatorio non fu mai Sciolta, essendo di nuova istituzione.” Archivio di Stato dell’Aquila.
1911: Settembre-Ottobre-Novembre, Infezione colerica muoiono a Cerchio 10 persone. “ […]Roma addì 27 Giugno 1912/Con telegramma 23 Settembre u.s. N° 25574 questo Ministero autorizzava la concessione al Comune di Cerchio di un sussidio di lire 500 sui fondi anticipati alla S.V. Per la profilassi contro il colera. Non risultando a questo Ministero che ne sia effettuato il pagamento al Comune interessati, si prega di provvedere la più presto. Qualora poi non sia disposizione di codesto Ufficio la somma sufficiente si prega di darne telegrafica notizia al Ministero per l’emissione del mandato diretto. Il Comune di Cerchio ha recentemente presentata una nuova istanza per sussidio a sgravio delle spese sostenute in occasione dell’epidemia colerica dei mesi di Settembre, ottobre e Novembre 1911[…]”. Archivio di Stato dell’Aquila.
1911: 29 Settembre, inizio della guerra Italo-Turca che terminerà il 18 Ottobre 1912 con la conquista della Tripolitania e della Cirenaica.
1911: 16 Dicembre, da “Il Messaggero” apprendiamo: “[…] Si è qui appreso con grande piacere che il bravo e studioso giovane nostro Concittadino signor Giuseppe Sabatini[…]studente del sesto anno di medicina alla Università di Roma, si è fatto, insieme al suo collega Rotolo, iniziatore della nobilissima idea di porgere un artistico album, recante le firme di tutti gli studenti delle Università italiane, nel giorno di Natale, il saluto generale della balda e colta gioventù italica ai prodi soldati d’Italia che a Tripoli combattevano valorosamente[…]”.
1911: Lo studioso Giuseppe Sabatini pubblica: “ La reazione delle orine dei dementi paralitici trattate con liquore di Bellostio”.
1911: Giuseppe Sabatini dà alle stampe: “Su un metodo facile e rapido per la siero diagnosi del tifo”.
1911: Fine lavori ristrutturazione Palazzo Municipale ex convento dei frati minori Osservanti:”[…]Il Comune di Cerchio avvalendosi dell’art. 20 della Legge 7 Luglio 1866, chiese ed ottenne dal Governo il Convento dei Minori Osservanti, consistente in pochi vani, mediocrementericostruiti dai religiosi ruderi di un antico convento Agostiniani Scalzi n.d.r.) loro concesso nel 1858, in tutto poco più di un quarto della sede antica.Gli altri tre quarti erano ruderi affatto. Lavorandoci a riprese dal 1883 al 1911, il Comune vi ha costruito sei aule scolastiche, quante ne occorrono per queste scuole elementari; la più bella Caserma dei Reali Carabinieri che stia nella Provincia; un quartierino di nove ambienti, nel quale si poté aprire, senza spesa, il lazzaretto nella epidemia colerica del 1911; quattro magazzeni per uso redditizio o per Servizio dell’Amministrazione; una casa comunale, che soddisfa a tutti i bisogni di un Municipio, anche più importante di Cerchio,compreso quello della sala per le elezioni politiche[…]” AA.VV.:” Deduzioni dell’Amministrazione Comunale circa gli addebiti ad essa fatta nella relazione del Commissario sotto-prefettizio Signor Luigi Cantori”,Aquila, Off. B. Vecchioni & figli, 1913.
1911 : La popolazione di Cerchio ammonta a2582 abitanti.
1912: Giuseppe Sabatini pubblica la sua tesi di laurea: “ Studi sul polso venoso”.
1912: 2 Luglio, collaudo lavori dei locali del forno elettrico, macello e aula scolastica. ArComCer.
1912: 15 Luglio. Inaugurazione del ricreatorio “ Edmondo de Amicis”, avvenuta in piazza San Bartolomeo,con l’intervento del locale complesso bandistico eccezionali sono le foto scattate , in quel frangente, dallo scienziato Antonio d’Amore Fracassi.Alcune di queste sono collocate nel Museo Civico di Cerchio.
1913: Il sindaco Venanzio D’Amore Fracassi, il Giovane, fa pubblicare la sopra citata ‘deduzione’: “Comune di Cerchio deduzioni dell’Amministrazione Comunale circa gli addebiti ad essa fatti nella Relazione del Commissario Sotto-prefettizio Signor Luigi Cantori Aquila- Off. Graf. B. Vecchioni e Figli 1913.
1913: Venanzio D’Amore Fracassi, il Giovane, dopo 34 anni di sindacato, termina il suo onorifico mandato. Nel 1920 verrà nuovamente eletto a tale onorifica carica che manterrà fino al 26 agosto 1921.
1914: Antonio d’Amore Fracassi pubblica sulla Rivisita Coleotterologica Italianal’articolo “ Contributo allo studio del genere Lydus Latr.”.
1914: 26 Luglio, inaugurazione pubblica elettricità. Dalla deliberazione della Giunta comunale del Comune di Cerchio apprendiamo: “[…]nella medesima seduta. (è il 22 Luglio 1914 n.d.a.) Il Presidente ha esposto alla Giunta che essendo pressoché terminato l’impianto della pubblica illuminazione = Fa notare che tale fatto importantissimo, che non lascia secondo questo Comune ad altri più importanti di esso, e compiuto dalla nuova Amministrazione comunale in brevissimo tempo, merita di essere solennizzato, e quindi fa d’uopo che tale uopo sia assegnato un fondo da potersi erogare. Non essendo possibile di provocare in tempo i provvedimenti del Consiglio comunale, che, rinnovato, deve ancora insediarsi, propone che vi provveda la Giunta municipale a sensi dell’Art.[icol]o 136 della vigente Legge comunale = La Giunta = Ritenuto che lo impianto e funzionamento della pubblica illuminazione elettrica, e per la loro natura, e come opera compiuta dall’Attuale Amministrazione comunale nei pochi mesi di vita debbono essere compresi dal pubblico e festeggiati in modo che resti nella memoria della popolazione quale documento dell’attività ed interessamento, che l’Amministrazione da essa nominata ha posto nel corrispondere alla sua ansiosa aspirazione. Visto l’Art.° 136 della vigente Legge comunale. Per appello nominale con voto unanime, in via di urgenza. Delibera: Di stabilire il fondo di Lire duecento cinquanta da potersi erogare pel festeggiamento della inaugurazione della inaugurazione della illuminazione elettrica, prelevandola da quello delle imprevedute dell’esercizio in corso[…] il Sindaco f[acente]f.[unzione] Presidente L’Anziano D[omenico] Continenza[…]” Archivio Comunale di Cerchio.
1914: 20 ottobre, contratto per il restauro di una parte del tetto della chiesa parrocchiale fra la Commissione pro chiesa ( Don Salvatore Relleva, Tucceri Giovanni, Francesco D’Amore, Francesco Ciofani, Domenico Continenza, Carlo Alberto Costanzi) e l’impresario Dante Savini fu Gaetano domiciliato in Castellamare ( Archivio Notarile Avezzano ).
1914-1915: Domenico Continenza è sindaco del Comune di Cerchio .
1915 : 13 Gennaio, ore 7,47 violentissimo terremoto che si abbatté , con indicibile furia sull’intera contrada marsicana : circa 30.000 persone perirono in quella catastrofica ecatombe nella sola città di Avezzano 10.000 furono i morti. A Cerchio muoiono 256 persone e l’80% delle case sono distrutte.Il terribile mostro tellurico, nel corso dei secoli ha devastato la popolazione di Cerchio infatti la prima notizia di un terremoto accaduto nel nostro centro è quella datata 1457:”[…] Nello ando de missere dominedio mille ccc° LVII et adì[…] della V. inditione cioè allo di de Sabato de[….] di foi udito horribile[…] di quo no[…]ita Vament[…] stato une hudirlo[…]”. Amiconi F.: “ I codici musicali di Cerchio e la loro importanza per la storia locale” in AA.VV.:” La musica sacra nella provincia dell’Aquila La Marsica”, a cura di Gianluca Tarquinio, Ianieri Editore, Pescara, 2009, p. 336; il 1 novembre 1633; il 19 gennaio 1648; il 14 gennaio 1703 ed il 30 dicembre 1850. Amiconi F.M.:” Appunti di archeologia cerchiese”, fratelli Palombi, Roma s.d. (ma 1978),p. 20. Amiconi F.: “ I codici musicali op.cit.”.
1915: 19 Gennaio, il re d’Italia Vittorio Emanuele III fa visita a centri terremotati marsicani fra questi vi è anche Cerchio.
1915 : 24 Maggio, l’Italia entra in guerra contro l’esercito austroungarico e partecipa alla Prima Guerra Mondiale.
1915: Francesco Ciofani è eletto alla carica di Delegato Speciale del Comune di Cerchio.
1915: 11 novembre, muore a San Pietro di Isonzo il soldato Vasquenz Augusto Angelo Sabatino figlio di Antonio e di Meogrossi Domenica:”[…] soldato 123° Reggimento fanteria,nato il 10 agosto 1890 a Cerchio, distretto militare di Sulmona, morto l’11 novembre 1915 nella 31^ sezione di Sanità per ferite riportate in combattimento[…]” Albo d’Oro, Ministero della Guerra, Roma, 1927 Anno V, Stabilimento Poligrafico per l’Amministrazione dello Stato
1916: E’ Sindaco del Comune di Cerchio Domenico Continenza.
1916: Il medico Vincenzo Sabatini dà alle stampe:” Innanzi la Giunta Provinciale Amministrativa AQUILA PER IL DOTTOR VINCENZO SABATINI CONTRO IL COMUNE DI CERCHIO Verbali della inchiesta disposta dalla G.P.A.- N.B. Dei Testimoni interrogati anche nella inchiesta disposta dal Comune nel 1914 si è riportata in nota la disposizione da essi resa innanzi la Commissione Comunale”, Officine Grafiche Vecchioni- Aquila (s.d. 1916?).
1916: Il medico Giuseppe Sabatini pubblica: “ DEDUZIONI/del Dott. VINCENZO SABATINI alla relazione della Commissione d’inchiesta sul servizio sanitario notificatagli il 16 aprile 1914” s.c.e. e s.d.(1916?).
1916: Il medico Vincenzo Sabatini dà alle stampe : “ Innanzi la Giunta Provinciale Amministrativa PER IL DOTT. CAV. VINCENZO SABATINI CONTRO IL COMUNE DI CERCHIO” AQUILA OFFICINE GRAFICHE VECCHIONI, 1916”.
1916: Il medico Vicenzo Sabatini dà alle stampe: “ Innanzi la Ecc.[ellentissi]ma Giunta Provinciale Amministrativa NOTE AGGIUNTE PER IL DOTT. CAV. VINCENZO SABATINI CONTRO IL COMUNE DI CERCHIO”- Officine Grafiche Vecchioni Aquila (s.d. 1916?).
1916-1917: Luigi Lacquaniti svolge l’attività di Delegato Speciale presso il Comune di Cerchio.
1917: 23 marzo, muore a Devetachi il sergente Vasquenz Eliseo figlio di Pietro e di Serchia Maria Grazia:”[…]Vasquenz Eliseo di Pietro Sergente 47° reggimento di fanteria, nato il 30 dicembre 1883 a Cerchio, distretto militare di Sulmona, morto il 23 marzo 1917 a Devetachi per ferite riportate in combattimento[…]”. “ Albo d’Oro, Ministero op.cit.”.


1917: Antonio Rovelli è eletto alla carica di Delegato Speciale del comune di Cerchio.
1917: Giuseppe Sabatini pubblica: “La tubercolosi nei vecchi”.
1917-1918: Vincenzo Schiavone svolge l’attività di Delegato Speciale nel Comune di Cerchio.
1917: 15 Dicembre,Progetto della chiesa parrocchiale del Comune di Cerchio redatto dall’ing. Sebastiano Bultrini. Tale progetto, sempre da parte dell’ing. Bultrini, fu aggiornato il 25 Maggio 1921. ArComCer.
1918: 16 gennaio, “ a ore pomeridiane sei di ieri l’altro, nella casa posta in vi Indipendenza è morta Meogrossi Maria Domenica di anni sessantuno,Coniugata con Vasquenz Antonio[…]”.
1918: Luigi Freda è eletto alla carica di Delegato Speciale del comune di Cerchio.
1918: 4 Novembre, viene firmato l’armistizio che pone fine al Primo Conflitto mondiale. Durante l’intero periodo bellico muoiono in combattimento 26 cerchiesi.
1918/1920: Durante l’epidemia nota come la “Spagnola” muoiono a Cerchio 10 persone.
1918-1920: Goffredo Taddei svolge l’attività di Delegato Speciale presso il comune di Cerchio.
1919: 24 Giugno, consegna dei 304 ricoveri antisismici al Sindaco del Comune di Cerchio, avvocato Goffredo Taddei ( Archivio Comunale di Cerchio ).
1919: 12 Settembre, il diciannovenne cerchiese Vincenzo Ciofani, nato a Cerchio il 1 maggio 1900 partecipa, sotto il comando di Gabriele D’Annunzio, all’ impresa di Fiume e fu presente, nel 1920, insieme ad altri otto marsicani al “Natale di sangue”. Per tale impresa gli affibbiarono, a Cerchio, il nomignolo di “D’Annunzio”. Fu annotato fra gli adepti della comunità Protestante Metodista Wesleiana di Cerchio: ” Ciofani Vincenzo di Pasquale in America”( Museo Civico di Cerchio) qui, negli Stati Uniti, nella città di Cleveland, svolse con successo, fino alla sua morte, l’attività di imprenditore edile. Attività questa continuata dal figlio Romeo (cl. 1931).
1919: 11 Novembre, deliberazione comunale con quale si delibera un << Concorso per il pagamento di un ricordo marmoreo dei caduti nell’ultima guerra d’indipendenza 1915-1918>> : “[…]L’anno millenovecentodiciannove, addì undici del mese di Novembre, alle ore 10 in Cerchio. Il Delegato speciale per la straordinaria amministrazione del Comune di Cerchio con l’assistenza del Segretario infrascritto. Ritenuto che nell’ultima guerra d’indipendenza combattuta dalla nostra patria,, i cittadini di Cerchio, atti al servizio militare, hanno risposto con mirabile slancio ed abnegazione all’appello, dimostrando una disciplina ed una fede tanto più encomiabile, in quanto essi partivano lasciando le famiglie in recente lutto ed in ansie inenarrabili per la sciagura del 13 gennaio 1915 Ritenuto che il largo contributo di sangue hanno dato i combattenti di questo Comune, essendone ben venticinque in campo od a causa delle ferite e dei disagi. Che anche la popolazione di Cerchio, come la grande patria italiana per tutti i suoi figli, sente vivo il bisogno di manifestare la propria gratitudine ai suoi martiri che con il sacrificio dei loro anni più belli hanno concorso ad assicurare ad essa la vita i beni, l’onore, la libertà. Considerando che eternare nel marmo i nomi dei caduti, è attestato doveroso di ammirazione e di riconoscenza per quei prodi ed è ammaestramento per le nuove generazioni, affinché queste, ispirandosi a tanto esempio, imparino ad essere degne della libertà e della patria. Ritenuto che ad iniziativa della locale sezione dei Combattenti è stata già aperta una sottoscrizione fra i cittadini per apporre un ricordo marmoreo nella facciata di questo Palazzo Municipale e che per la costruzione del monumentino occorre una somma di circa lire tremila, a completare la quale il Comune sente il dovere di concorrere con lire seicento. Delibera Di contribuire alle spese per la erezione in Cerchio di un ricordo Marmoreo dei caduti nell’ultima guerra nazionale 1915-1918 con la somma di lire seicento da versarsi alla locale Associazione dei Combattenti, appena compiuta l’opera su accennata e di prelevare detta somma dal fondo appositamente stanziato nel bilancio preventivo 1919 all’art.[icolo] 94 bis co.[mma] 1^ Capo 3° in seguito alle variazioni apportate con deliberato 8 Novembre 1919. Letto, confermato e sottoscritto Il Delegato Speciale G.[offredo] Taddei Il Segretario G. Genchi[…]”. Archivio Comunale di Cerchio, Deliberazione N° 22. ad oggetto: “ Concorso per il pagamento di un ricordo marmoreo dei caduti nell’ultima guerra d’indipendenza 1915-1918”.
1919-1922: Nasce la Cooperativa Agricola dei Combattenti.
1920: 15 Aprile, deliberazione comunale con cui si dichiara la pubblica utilità “ dello Stabilimento <<Fornace Hoffman della Società Industria Laterizi>> di Cerchio “:”[…] L’anno millenovecentoventi, addì quindici del mese di Aprile, alle ore nove in Cerchio. Il Delegato Speciale per la straordinaria amministrazione del Comune Avv:[ocato] Goffredo Cav.[alier] Taddei con l’assistenza del Segretario infrascritto: Vista la domanda 8 Aprile corrente con la quale la Società Industria Laterizi con sede in Cerchio chiede che sia dichiarata di pubblica utilità lo stabilimento per la produzione di laterizi in contrada Pozzo Perduro, nel cuore della Marsica, sulla linea ferroviaria, con scalo immediato alla stazione di Cerchio. Ritenuto che l’impianto dello Stabilimento suddetto concorre evidentemente a favorire il risorgimento economico di questo Comune, danneggiato in modo grave dal terremoto del 13 Gennaio 1915, in quanto sviluppa in questa regione, che ne è priva, la produzione di un materiale indispensabile alla ricostruzione della zona terremotata, difficile oggi a procurarsi per la scarsezza, per la lontananza e per il costo; in quanto, occupando un numero considerevole di operai, agevola il collocamento della mano d’opera locale, ed attenua la disoccupazione in quanto con l’esportazione del materiale prodotto, attiva un commercio prima mai esistito. Visti gli articoli 2 R.[egio] D.[ecreto] 29 Aprile 1915, N 582, e 144 comma 2°… 28 Dicembre 1908, approvato con R.[egio] D.[ecreto] 12 ottobre 1913, N 1261. Ritenuto che i lavori per lo stabilimento sono nel pieno sviluppo, in modo che esso possa funzionare nel termine prescritto e che la domanda è stata tempestivamente avanzata. Coi poteri conferiti dalle vigenti disposizioni ai Delegati Speciali nei Comuni colpiti dal terremoto del 13 gennaio 1915. Delibera dar parere favorevole alla dichiarazione di pubblica utilità dello stabilimento per la produzione di laterizi con fornace Hoffman che sorge in Cerchio a cura della Società Industria Laterizi, in contrada Pozzo Perduro. Letto approvato e sottoscritto. Il Delegato Speciale G[offredo] Taddei Il Segretario G. Genchi[…]”.Archivio Comunale di Cerchio, deliberazione n. 10.Tale importante infrastruttura chiuderà definitivamente nel 1948. Gli ultimi proprietari furo Luigi Magnante ( 1876-1942 ) con i figli Ugo( 1903- ) e Dante (1907- 1951) Nel periodo di maggior floridezza vi lavorarono più di cento persone e le maestranze erano venete. Secondo le testimonianze di Mario Maccallini (classe 1926) la lavorazione iniziava dal mese di Aprile fino al mese di Novembre infatti, il tufo locale nel periodo più freddo non era più utile ad essere manipolato: in primavera si “svernava” il tufo e nel mese di Aprile si riiniziava la preparazione per fare i mattoni ( cm 12.6.26). Ogni giorno di preparavano 12 forni ed ognuno di questi sfornava 8.000 mattoni per un totale , quindi, di ben 96.000 mattoni giornalieri. Quotidianamente si tagliavano 32.000 mattoni. L’importante fabbrica di laterizi rivestiva un ruolo importante nell’economia non solo cerchiese. Un vero peccato la chiusura. Nel 1947 vi fu l’ultima lavorazione dei mattoni e,nel 1948 per il materiale invenduto fu decretata, dai proprietari, la definitiva dolorosa chiusura. La causa della chiusura, o una delle cause, fu perché i mattoni della fornace di Cerchio erano ricchi di salnitro e ciò, purtroppo, causava la caduta dell’intonaco e, quindi, non era utile agli imprenditori edili. Agli inizi degli anni ’60 del passato secolo, verrà acquistato dall’imprenditore agricolo Giovanni Tirabassi (1933-2019) che trasformerà il tutto per uso magazzini agricoli.
1920: 5 Luglio, con apposita deliberazione comunale viene deliberato la “ Rimozione della Bascula della <<Società Romana>>: “[…]L’anno millenovecentoventi il Giorno cinque del mese di Luglio, alle ore dieci ant.[ipomeridane] in Cerchio. Il Delegato Speciale per la straordinaria amministrazione del Comune di Cerchio, con l’assistenza del Segretario infrascritto. Vista la Istanza della Società Romana per la fabbricazione dello zucchero con la quale si chiede il nulla osta per la rimozione della basculla di sua proprietà e da essa impiantata su suolo comunale in contrada Fonticella. Ritenuto che nei primi tempi dell’industria locale dello zucchero il servizio consegna barbabietole non era organizzato ed i coltivatori con grave disagio erano costretti ad affluire tutti nell’unica stazione di pesatura di Ottomila. Che ad alleviare tanto fastidio ed a rimuovere la confusione, la Società Romana chiese al Comune di Cerchio l’uso di un sito per impiantarvi una bascula da pesare le barbabietole prodotte nel territorio del Comune stesso. Che l’amministrazione del tempo, in vista delle agevolazioni che avrebbero goduto i locali coltivatori di bietole, con sua deliberazione in data 25 Maggio 1906, concesse alla Società istante l’uso di una piccola area in contrada Fonticella, tra la strada nazionale per la Stazione ferroviaria e la strada Fonticella per lo scopo sopra detto, con preghiera di costruire il piccolo casotto occorrente in muratura, anziché in legno. Che essendo l’area concessa inservibile ad altro uso per la sua piccolezza e posizione la concessione venne fatta alla Società a titolo gratuito, a condizione però che la proprietà del sito rimanesse sepre(sic) presso il comune concedente. Che nell’andar degli anni ed a causa della migliore organizzazione del servizio della pesatura delle barbabietole nel Fucino, la stazione in contrada Fonticella venne disertata a rimase inservibile. Che perciò volendo la Società utilizzare detta basculla con l’impianto di nuove stazioni nella vicinanza immediata dei luoghi di produzione, informò questo ufficio che avrebbe proceduto senz’altro alla rimozione della basculla sopradetta essendo incontestabile il suo diritto di proprietà sulla stessa, ed essendo venuto meno lo scopo della primitiva destinazione, avvertendo che nel caso di ostacolo o di ritardo frapposto alla rimozione avrebbe adito l’autorità giudiziaria di far valere i suoi diritti. Considerando che nessun serio argomento ha il Comune di Cerchio per opporsi alla legittima richiesta della Società Romana, poiché la deliberazione del 25 Maggio 1906 conserva al Comune di Cerchio il diritto di proprietà solo sul sito concesso gratuitamente alla Società stessa pel servizio di pesatura delle bietole e che dannoso sarebbe affrontare una lite temeraria, donde la necessità di concedere senz’altro il nulla osta richiesto. Ritenuto per altro che la Società di concedere senz’altro il nulla osta richiesto. Ritenuto per altro che la Società Romana ha di buon grado aderito alle vive istanze di quest’Amministrazione perché nella distribuzione degli uffici di pesatura,uno ne fosse istituito nella zona del Fucino coltivata da questi cittadini assicurando, prima di rimuovere la basculla, che questa sarebbe impiantata all’estremità di strada 15, di più comodo accesso ai coltivatori di barbabietole cerchiesi. Considerando che la Società Romana per mantenere vivi e cordiali i buoni rapporti con questa cittadinanza, ha tenuto a dimostrare che rimozione sopradetta era resa necessaria da improrogabili ragioni di servizio, e non da mal animo od altri condanne voli motivi, ha offerto a titolo di beneficenza di versare a favore di questo Comune la somma di lire tremila, rilasciando ance a beneficio dello stesso il casotto da essa costruito in muratura. Ritenuto corrispondere agli interessi di questa cittadinanza, accettare la munifica offerta. Con espresso impegno di destinare le lire tremila a scopo di beneficenza con carattere durato, o investirla in altra utilità pubblica. Considerando che imminente è la ricostituzione dell’Amministrazione ordinaria in questo Comune, e che doveroso stimasi riservare agli eletti dal popolo scegliere l’impiego di dare alla somma donata. Con le funzioni riservate ai Delegati Speciali per la straordinaria amministrazione dei comuni terremotati. Delibera Rilasciare il nulla osta da parte di questa Amministrazione a favore della Società Romana per la fabbricazione dello Zucchero per rimuovere la bascula dal casotto dalla stessa costruito in contrada Fonticella. Accettare la donazione fatta dalla medesima Società a favore di questo Comune della somma di lire tremila con vincolo che la stessa sia destinata ad uso di beneficenza con carattere duraturo o investita in altra pubblica utilità, come meglio sarà determinato dagli amministratori ordinari prossimamente elegendi. Dichiara la presente prontamente esecutiva. Letto, confermato e sottoscritto. Il Delegato Speciale G.[offredo] Taddei Il Segretario G. Genchi”. Archivio Comunale di Cerchio, Deliberazione n. 19 ad oggetto:” Rimozione della bascula della Società Romana”.
1920: 13 luglio, nasce a Roma il grande scenografo e regista Alessandro Continenza da Florindo e Amalia Piccioni. Ha contribuito alla sceneggiatura di 142 film. E’ morto a Roma il 21.11.1996.
1920: 30 Novembre, muore nei pressi della stazione ferroviaria di Cerchio, mentre stava giocando con i vagoni ferroviari, rimanendo schiacciato, il settenne Americo Di Domenico figlio della guardia campestre Di Domenico Vittorio ( Umberto Vittorio).
1920: 1 Dicembre, nasce Marcellino Pietroiusti. Dottore in medicina e chirurgia, specialista in Medicina e Chirurgia, specialista in Radiologia e medicina del Lavoro. Già Ispettore generale medico presso il Ministero della Sanità, vice Direttore Generale e Direttore Sanitario dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, libero docente in Medicina Sociale. Ha dato alle stampe numerose pubblicazioni.
1920: Venanzio D’Amore Fracassi, il Giovane,viene eletto alla carica di sindaco.
1921: 26 Agosto, Don Venanzio D’Amore Fracassi si dimette dalla carica di sindaco.
1921: Cerchio conta 2.259 abitanti.
1921-1922: Giovanni De Bendictis (1879-1956) viene eletto alla carica di sindaco.
1922: 29 Aprile, con apposita deliberazione comunale viene nominato medico di Cerchio il Dottor Antonio Russello: “[…]Il presidente comunica: 1° la prefettizia 23 volgente N° 7400; 2° la relazione della Commissione giudicatrice 11-12 e 13 aprile volgente; 3° nonché l’estratto della graduatoria, portante la stessa data; dai quali atti risulta: Per concorso al posto di medico-chirurgo condotto bandito da questo Comune il 20 Dicembre 1921, aversi avuti tre concorrenti: Camanzi Dottor Marco da Ravenna; Ricucci Dottor Oreste da Angri ( Salerno); Russello Dottor Antonio da Licata ( Girgenti ): il Camanzi non esser stato ammesso al concorso, pei documenti di rito di vecchia data; Il Ruscello essere stato ammesso con punti 28/30, primo in graduatoria; il Ricucci essere stato ammesso secondo, con punti: 27/30 onde, la nomina deve ricadere su uno degli ultimi due a termine dell’art. 35 del regolamento 19 Luglio 1906 N° 466. E nessuno prendendo la parola; si mette a votazione segreta la proposta, che, dallo spoglio delle schede, dà il seguente risultato: Votanti 8 su 15 Consiglieri dati al Comune al Dottor Russello Antonio voti 8, onde costui si proclama nominato medico Chirurgo Condotto del Comune, collo stipendio e con tutti gli altri diritti e doveri, di cui all’avviso di concorso ed al Capitolato Medico. Le schede si bruciano. Caso mai il Russello non accetta, senz’altro chiamasi il Dottor Ricucci Oreste, che perciò resta subordinatamente, nominato, colle stesse, formalità di cui sopra[…]”. Archivio Comunale di cerchio, Deliberazione n. 32.
1922: Inizio iter costituzione consorzio fra i comuni di Cerchio, Aielli e Collarmele per costruire una conduttura di acqua potabile. ArComCer.
1922: 27/28 Ottobre, anche una parte della popolazione di Cerchio partecipa a “la Marcia su Roma”: Giannetti Salvatore (1897-1938) è un “Marciatore su Roma” ( Archivio Comunale di Cerchio).
1922-1923: Francesco Continenza è eletto alla carica di sindaco.
1923: Ciro Cicchetti è Commissario prefettizio.
1923: Pasquale Bellissario viene nominato commissario prefettizio.
1923: Giuseppe Sabatini dà alle stampe : “ Die quantitative Restimmung des Gallenfarbstoffes”.
1924: 30Marzo 1924, Capitolato Luce Elettrica con la Società Unione Esercizi Elettrici di Milano p per la durata di anni venti. :”[…]Numero e Distribuzione delle Lampade- Il numero e tipo delle lampade resta stabilito come appresso: N° 16 lampade da 100 candele del consumo specifico di ½ Watt per candela. N° 100 lampade da 25 candele del consumo specifico di ½ Watt per candela. Le lampade saranno installate nei siti prescelti dall’Amministrazione Comunale. Quelle ad incandescenza, muniti di riflettori, verranno sostenute da mensole metalliche, mentre quelle ad arco saranno sostenute da pali in legno o pure sospese a corde metalliche, sull’asse delle vie principali. E’ in facoltà del Comune di sostituire a sue spese ai supporti in legno pali metallici. Per la installazione delle lampade la concessionaria potrà avvalersi delle mensole o colonnine esistenti per la illuminazione pubblica a petrolio, e che il Comune concede gratuitamente[…]”. ArComCer.
1923-1925: Carlo Alberto Costanzi, il Vecchio (1848-1938), viene eletto alla carica di Sindaco del comune di Cerchio.
1924: 12 aprile, nasce ad Avezzano Guido Pietroiusti, fratello di Marcellino. Dottore in Medicina e Chirurgia. Specialista in Urologia, Ostetricia e Ginecologia. Libero docente in Patologia Ostetrica e Ginecologica presso l’Università di Roma. Primario Ostetrico-ginecologico presso l’ospedale Civile di Velletri (Roma). Ha dato alle stampe numerose pubblicazioni.
1924: 18 maggio, con deliberazione di consiglio Comunale n. 27 si concede la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini: “[…]III Cittadinanza onoraria a S. E. Benito Mussolini. Il Presidente così si esprime Le SS.LL. non ignorano che dopo il periodo bellico, l’Italia Schiuse la vita a novella Era per virtù d’un Personaggio la di cui opera ha salvato la nostra bella Italia dal bolscevismo che avrebbe certamente preso grandi proporzioni e che a quest’ora noi Italiani saremmo stati i martiri. L’Italia per tale fatto insperato, ha acquistato il primo posto, ed il merito lo si deve al, personaggio straordinario, Benito Mussolini. Non voglio enumerare i vantaggi immensi che gli Italiani ne han risentito, né voglio scendere a dettagli e pronunciare parole altisonanti e gloriose. Solo dico che tutti gl’Italiani, dovrebbero sentire l’obbligo d’elevare per detto personaggio un grido plebiscitario in segno di riconoscenza. Intanto io, conoscendo il patriottismo da cui sono animati i miei amministrati, dei di cui sentimenti mi sento interprete, sento il dovere di far tributare a S. E. Benito Mussolini gli omaggi e d’addimostrargli la riconoscenza per l’opera sua spesa per l a quiete dei cittadini, per lo incremento di essi, per progresso Nazionale, per la restaurazione delle cose pubbliche ed in altri termini per il vero bene della patria. Ad un tale effetto ed affinché il nome di lui sia a caratteri d’oro scritto nel nostro paese ed indelebile in ogni cuore di cittadino, propone gli sia offerta la cittadinanza onoraria e valga la presente a testimoniare perennemente a S. E. Benito Mussolini la riconoscenza e gratitudine non disgiunta da abnegazione, attaccamento e buon volere al suo simile. Che quindi sia nominato cittadino onorario di Cerchio e rimanga il suo nome quale esempio di italianità, affinché anche i posteri conoscano che egli è stato il fattore della nuova e forte Italia. Il Consiglio Comunale facendo proprio quanto il Presidente ha esposto, unanimemente delibera concedere siccome concede a S.E. Benito Mussolini, per le Sue immense benemerenze, e per la sempre sua riconoscenza, la cittadinanza onoraria di questo Comune. Inneggia allo stesso Si. Mussolini al quale dovrà essere rivolto corrispondente telegramma. Letto confermato Sottoscritto Il Presidente Carlo Alb[erto] Costanzi Il Cons.[igliere] anziano Sperandio Vincenzo Il Segretario (firma illeggibile n.d.a.)”. Archivio Comunale di Cerchio, Registro Deliberazioni originali Consiglio Comunale (Agosto1922- Luglio 1926).
1924: 4 novembre, commemorazione del 4 novembre: “[…] 4.11.1924 La Giunta Municipale nelle persone dsi Signori Carlo Alberto Costanzi Sindaco e Presidente- Vernarelli Giovanni e Di Domenico Angelo Assessori – Sperandio Vincenzo Supplente assistito dal Segretario de Cesare Berardino. Visto che oggi ricorre il giorno della Vittoria e che bisogna commemorarlo, perché la festa riesca più movimentata ed imponente, delibera che si sparino colpi di bomba e che il paese sia allietato dal suono del concerto cittadino- Delibera la Somma di £ 200 per la relativa spesa[…]”. Archivio Comunale di Cerchio, registro Deliberazione di Giunta 1922-26.
1925: 12 aprile, nascita sezione Partito Socialista Unitario “ Giacomo Matteotti”. Fondatore e segretario fu Federico Cerchietti, nato a Mignano ( Caserta), il 19 Aprile 1900, da Pasquale e D’Amico Antonia. Svolgeva l’attività di ragioniere e direttore della fornace di mattoni di Cerchio.” Per ora non offre possibilità di una azione contro l’ordine pubblico”. Tale sezione verrà sciolta con decreto prefettizio il 17 Novembre 1925. Contava 9 iscritti. Archivio di Stato dell’Aquila.
1925: ante 30 aprile: muore in seguito ad una solenne bastonatura da parte degli squadristi di Cerchio, l’agricoltore Ciofani Angelo Maria, nato a Cerchio il 2.2.1880.
1925: 19 giugno, muore ad Avezzano Amiconi Davide (1881- 1925) in seguito ad improvvisa deflagrazione di materiale esplodente presso la propria casamatta.
1925: Riapertura dell’Asilo infantile . Deliberazione Consiglio Comunale di Cerchio n. 90 del 25.9.1925.
1925: 24 giugno, nasce Dario Di Gravio. Illustre avvocato a livello nazionale. Memorabili sono le sue arringhe contro lo stato a favore di privati cittadini quali Rachele Mussolini, la moglie di Italo Balbo, Del Fante di Rocca di Mezzo. Così come altre importanti causa sono quelle a favore degli eredi Casati-Stampa o a difesa delle tv private. Fu anche geniale autore di romanzi e poesie. Muore a Roma il 2 Novembre 2011.
1925: Giuseppe Sabatini pubblica: “ Visibilitè radiologique de la vescicole biliare”.
1925: Riapertura dell’Asilo Infantile.
1925-1926: Francesco Continenza è eletto alla carica di sindaco.
1925-1928: Inizia l’iter per far venire le suore all’asilo infantile comunale.
1925: 22 novembre, appalto dei lavori di costruzione della Chiesa Parrocchiale:”[…] Appalto dei lavori di costruzione della Chiesa Parrocchiale – Si fa presente all’On. Consiglio la necessità di nulla trascurare per effettuare tutti gli atti occorrenti per la sollecita ricostruzione della Chiesa Parrocchiale vivamente desiderata dal paese, ed il Consiglio: Senza discussione unanime delibera di Autorizzare il Sindaco ad espletare ed assistere a tutte le pratiche necessarie per il sollecito appalto dei lavori[…]” Archivio Comunale di Cerchio- Delib.[erazioni] Consiglio 1922-1926.
1926: Stefano Mercanti è eletto podestà del Comune di Cerchio.
1926: 31 gennaio, acquisto ed impianto pubblico orologio. Dalla deliberazione del podestàn. 50 avente per oggetto: “ Acquisto ed impianto pubblico orologio” apprendiamo: “[…] Il Podestà Ritenuto che con deliberazione n. 27 del 10Settembre c.a., vistata dalla Sottoprefettura di Avezzano con N° 6867 veniva autorizzata questa Amministrazione all’impianto di un pubblicoorologio sul nuovo edificio scolastico con riserva di deliberare a parte- a installazione effettuate- le spese relative all’impianto e la mano d’opera peril montaggio:Vista la specifica delle spese, presentate dalla Ditta GirardiAlessandro con sede in Roma Via Salaria 71) per l’ammontare complessivodi £ 3927,80 comprese in questa somma le spese di montaggio epermanenza in Cerchio, fornitura e installamento delle campane per la soneria e £ 12.80 per importo spedizioni del quadrante di vetro dell’orologioRitenuto che a sopperire al pagamento di dette spese, ammontante complessivamente a £ 3927.80 occorre provvedere mediante storno di egualesomma che può essere prelevata dall’art. 84 e 84 bis sussidio e arredamentoasilo infantile[…]” Archivio Comunale di Cerchio.
1926: 5 marzo, la popolazione di Cerchio è vittima di un forte ciclone.
1926: 3 agosto, Riparazione casette. ArComCer.
1926: 24 agosto, richiesta collegamento telefonico. Con deliberazione del podestà n. 254 ad oggetto:” Istituzione telefono” apprendiamo:” […]Il Podestà Ritenuto che il collegamento con il Capoluogo di Circondario, con i Comuni del Circondario e Capoluogo di provincia risponde ad un sentito e vero bisogno di questa popolazione eminentemente agricola industriale e anche nell’interesse dei pubblici servizi; Considerato che questo Comune ha una popolazione di 2259 abitanti secondo il censimento del 1921 Considerato che questo Comune potrebbe riunirsi, in consorzio con quello di Aielli, per l’allacciamento telefonico, alla rete statale con attacco al centralino di Celano; Considerato che la spesa potrebbe aggirarsi sulle lire 4000,00 a Km spesa relativamente irrisoria se si tiene calcolo dei rilevanti benefici che potrebbero derivare all’industria, al commercio ed allo sviluppo di affari dei cittadini di Cerchio; Ritenuto che la spesa salvo a stabilire le modalità e la durata di ammortamento, verrebbe proporzionatamente ad essere divisa col Comune di Aielli, ed eventualmente con il Comune di Collarmele spesa che viene ripartita in diverse annualità da stanziarsi nel bilancio comunale in modo che per la sua tenuità non farebbe risentire aggravio forte ai contribuenti Letto l’art. 5 del R.[egio] D.[ecreto] 4 Febbraio 1926 N° 237 e Art. 131 della legge Comunale e Provinciale Con i poteri del Consiglio Delibera chiedere, in linea di Massima, alla T.I.M.O. Telefonica Italia Media Orientale con sede sociale a Bologna, salvo a stabilire e determinare il prezzo e la durata del tempo dell’ammortamento della somma occorrente il Collegamento telefonico di questo Comune, in consorzio con quello di Aielli, alla rete statale, con attacco al centralino di Celano[…]” Archivio Comunale di Cerchio.
1926: 10 settembre, acquisto ed impianto pubblico orologio: “[…]Ritenuto che a seguito del terremoto 1915 andò distrutto l’orologio pubblico e non si potette effettuare la nuova installazione per mancanza di edificio adatto; Ritenuto che è già ultimato l’edificio scolastico dove- in esecuzione del progetto approvato dal Ministero- opportunatamente è stato riservato il posto per l’installazione dell’orologio pubblico e sono state fatte le modifiche necessarie allo scopo; Ritenuto che la popolazione sente il grave disagio della mancanza di orologio pubblico ed il ripristino risponde ad un reale e sentito bisogno della cittadinanza oltre che a generale vivissimo desiderio di tutti indistintamente i cittadini; Ritenuto che la Ditta Girardi, con sede in Roma- Via Salaria 71-, conosciutissima nella Regione per serietà e mitezza di prezzi, può assumersi l’incarico del piazzamento dell’orologio; che a garanzia del lavoro stanno i numerosissimi impianti già effettuati dalla Ditta nello stesso circondario di Avezzano, tra i quali basti ricordare quelli di Avezzano, Celano, Tagliacozzo, Gioia dei Marsi, Ortona dei Marsi; Ritenuto che l’acquisto e l’installazione dell’Orologio non rappresentano un grave onere per il bilancio Comunale, aumentando la somma di acquisto a £ 4700, riducibile a £ 4465 dietro sconto già concesso dalla Ditta; Ritenuta che a tale opera si può far fronte con le minori spese verificatesi nel bilancio 1926 e specialmente quelle iscritte all’art.[icolo] 84 bis per £ 4000-arredamento asilo infantile e all’art. 84 sussidio all’asilo iscritte per £ 3600 e dalle possono prelevarsi lire 4465,00 oltre £ 150 per trasporto materiale che vanno a formare apposito e determinato Articolo come da deliberazione di pari data. Tenendo presente che, essendo in ultimazione i lavori dell’edificio scolastico si può evitare la spesa non lieve per la costruzione della impalcatura e quella per la mano d’opera gentilmente e gratuitamente offerta dalla Ditta costruttrice dell’Edificio Scolastico; e che, quindi, si rende assolutamente necessario iniziare immediatamente i lavori prima che l’impalcatura venga rimossa e non vi sieno più operai disponibili; Letta l’offerta della Ditta Girardi con la quale si impegna alla installazione dell’orologio pubblico nell’Edificio scolastico, con garanzia di anni quindici e per il prezzo di £ 4465=; Letto l’art. 5 del R.[egio] D.[ecreto] 4 febbraio 1926 N° 237 e art.[icolo] 131 della legge Comunale e Provinciale Con i poteri del Consiglio Delibera affidare alla Ditta Girardi Alessandro, con sede in via salaria 71- Roma, l’impianto di un orologio pubblico da piazzarsi sull’edificio scolastico, per il convenuto corrispettivo di £ 4465[…]”. Archivio Comunale di Cerchio.
1926 : 25 settembre, istituzione 5^ classe elementare: “ L’anno millenovecentoventisei il giorno venticinque Settembre in Cerchio nell’Ufficio Comunale. Il R.[egio] Podestà del Comune di Cerchio Sig. Stefano Mercanti con l’assistenza del Segretario Comunale Sig. Giliberti Ferdinando ha adottato il seguente deliberato “[…]Istituzione quinta classe elementare Il Podestà Ritenuto che molti padri di famiglia hanno espresso il vivissimo desiderio perché venga istituita in questo Comune la quinta classe elementare;Considerato che tale desiderio risponde ad un reale bisogno in vista del numero rilevante di coloro che frequenteranno; Tenendo presente il verbale in data odierna del quale si desume che l’opportunità dell’istituzione della quinta classe è vivissimamente riconosciuta dagli insegnanti locali e dall’Ispettore Scolastico Prof. Montanari al quale sono stati fatti presenti i motivi che consigliano il beneficio dell’istituzione; Ritenuto che il Comune di Cerchio, essendo ultimato il fabbricato per le scuole elargito della Stato, ha possibilità di concedere i locali occorrenti perché la nuova classe possa decorosamente funzionare; Visti gli art.[[icoli] 5 del R.[egio] D.[ecreto] 4 febbraio 1926 N° 237 e art. 131 della legge O e P. Con i poteri del Consiglio Delibera di far voti presso l’autorità scolastica perché venga istituita nel Comune di Cerchio la quinta classe elementare Del che il presente verbale che previa lettura e conferma viene sottoscritto Il Podestà S.[tefano] Mercanti Il Segretario F[erdinando] Giliberti […]“. Archivio Comunale di Cerchio.
1926: 28 ottobre, muore a Cerchio, alle ore ventidue, Antonio Vasquenz di anni ottantaquattro.
1926: 31 dicembre Cerchio conta 2732 abitanti. “ Annuario Guida Abruzzo e Molise” AA.VV., a cura di Dino Padovano, s.d. ( ma 1927) p. 130.
ALBERO GENEALOGICO
Famiglia VASQUENZ
“Liber Matrimoniorum” (1)
(1567-1705)
“[…] Adì 6 febraro 1698
Ferdinando Vasquez (sic) nato in Paterno, e Lucia figlia del q[uonda]m Gentile Martellozzo di Cerchio sono stati congionti in Matrimonio da me sud[dett]o Economo secondo il rito di S[anta] M[adre] C[hiesa] havendo fatto le solite denuncie p[er] ord[ine] di Monsig[no]r Ill[ustrissi]mo e con l’attestazione del R[everendo] Abbate di Paterno, e n[on] vi è stato veruno impedimento in fede. Testy Silvestro Martellozzo felic’Ant[oni]o Ciomino habitante in Cerchio[…]”
“Liber Matrimoniorum Ecclesie
Parrochialis Sancte Marie,
intus de hec T[er]ra Circuli 1705 “(2)
“[…] Die p[ri]ma M[ensi]s May 1725
Sebastiu[m] filiu[m] Ferdinandi Vasquez, an Margarita[m] filia]m] Dom[eni]ci Sanità terre Circuli (furono uniti in matrimonio)[…]”
“[…] Die Septima Januarii 1748
Franciscu[m] filiu[m] q[uonda]m Sebastiani Vasquex ( sic) et Albam Rosam, filiam Antony Campomizzi (furono uniti in matrimonio)[…]”
Stato delle Anime
Sec. XVIII (3)
“[…][Fuoco] 99
Giovan[n]i Sebastiano Vasquenz adi 8 Mar:[zo] 1751
Francesca Paola Meogrossi Mo[glie] 23 Mar:[zo] 1754
Domenico Rosario fig.[li]o n.[at]o adì 3 Ott:[obre] 1779
Domenico Pietro fig.[li]o n.[at]o adì 29 Apr:[il]e 1782
Innocenza Alba Rosa fig.[li]a n.[at]a adì 28 Dec:[cembre] 1784
Francesc’Ant.[oni]o Frat[el]lo del sud[et]to Sebast:[iano] 23 Marzo 1757[…]”
“ J.[esus]M.[arie]J[oseph].
Stato delle’Anime della terra di cerchio formato da me D[on] Angelo Nicola Arciprete d’Amore nell’anno 1785”(4)
“[…] [Fuoco] 106
Sebastiano del q.[uonda]m Franc[es]co Vasquens n.[at]o adì 8 Mar:[zo] 1751
Francesca del q.[uonda]m Bernardo Meogrosso mog[li]e 23 mar:[zo] 1754
Domenico Rosario fig.[li]o n.[at]o adì 3 ott:[obre] 1779
Domenico Pietro fig.[li]o n.[at]o adì 29 Apr:[ile] 1782
Innocenza Alba fig.[li]a n.[at]a adì 28 Dec:[embre] 1784
Francesco Frat[el]lo del sud[et]to Sebastiano n[at]o 23 Mag[gio](sic) 1757[…]”
“ Libro delle Stato delle Anime della T[er]ra di Cerchio incominciato nel dì 10 Mese di Decembre dell’anno Milleottocento due 1802 “ (5)
“[…][Fuoco] 111
Fran[ces]ca Ved[ov]a del q[uonda]m Sebastiano Vasquens n.[at]a 23 Mar[zo] 1754
Dom:[eni]co Pietro fig.[li]o n.[at]o 23 Ap[ri]le 1782
Angela Loreta di Vin:[cenzo] Sperandio m[ogli]e n.[at]a 7 Marzo 1778
Carmelo Rosario fig.[li]o n.[at]o adì 9 Febraro 1803
Maria Domenica fig.[li]a n.[at]a adì 21 Apr:[ile] 1804
Maria Felicia Ant[oni]a fig.[li]a n.[at]a adì 20 Gen[naro] 1806
Tomasso Antonio fig.[li]o n.[at]o adì 21 Dec[embre] 1807
Angela Felicia fig.[gl]a n.[at]a adì 31 Lug[li]o 1810 […]”
“Libro delle Anime del Comune di Cerchio Adjit pricipiis Virgo Beata meis Anno Domini 1843”(6)
“[…][Fuoco] 182
Vasquez (sic)
Pietro si Sebastiano ved[ov]o di Loreta fig.[lia] di Vincenzo Sperandio N.[at]o 29 Aprile 1782
Francesco Antonio di loro fig.[li]o N.[at]o 7 Aprile 1812
Graziantonia di lui mog.[li]e fig.[li]a di Andrea di Genua di S[an] Benedetto (sic)
Antonio di loro fig.[li]o N.[ato] 5 Decembre 1843
Carmine di loro fig.[li]o N.[ato] 16 Luglio 1846
Domenico Pasquale fig.[li]o di detto Pietro N.[at]o 4 Gennaro 1817
Alba Rosa fig.[li]a di detto Pietro N.[at]a 2 Gennaro 1819[…]”
“ J[esus].M.[arie]J.[oseph]. Die prima Januarii Anno Millesimo Octincentesimo Sexagesimo quarto, sub Pon/tifcatu SS. D[omi]ni nostri Pii Divina Provindentia Pape IX. Anno decimo octavo eius Pontificatus, vacante Marsorum Sede, sub presulata Vucarii Capitularis Ill[ustrissi]mi D[omi]ni/Joannis Ricciotti Archidiaconi Cathadralis Eccl[esi]e Marsorum, ac Protonotarii Apostolico ad instar Partecipantium. Per me infrascriptum Economum Curatum (7) P[arrocchia]lis/Eccl[esi]e SS.[Sancti] Joannis et Pauli Terre Circuli inceptus fuit Status Animarum dicte Parecie, die et Anno quo supra. Seguitur[…](8)
[…] Poggio in Corbarola[…]
[Fuoco] 3
Francesc Ant.[oni]o Vasquenz fu Pietro e Loreta Sperandio Cerchio 7 Aprile 1812 morto il 2 Decembre 1812
Graziantonia di Genua fu Andrea di Genua S. Benedetto (sic) 1818
Antonio Vasquenz f.[igli]o Cerchio 5 X[decem]bre 1843
Carmine Vasquenz f.[igli]o Cerchio 16 Luglio 1846
Domenica Vaquenz f.[igli]a Cerchio 1 Maggio 1852
Pietro Vasquenz f.[igli]o Cerchio 24 8[otto]bre 1857
Isidoro Vasquenz f.[igli]o Cerchio 21 X[decem]bre 1859
Maria Domenica Ciofani (9) Francesco e Rosaria Sperandio Cerchio 27 X[decem]bre 1857
Moglie di Antonio Vasquenz
Costanza Meogrossi moglie figlia di Giovanni e Emilia Ciofani 25 Marzo 1854
di Carmine Vasquenz […]”
Stato di famiglia della seconda metà del XIX secolo (10)
“[…] via Tre Re
- Vasquenz Francesco Paternità fu Pietro e fu Sperandio Loreta M[aschio] Capo Possidente Marito di Genua Graziant[oni]a data della nascita 7 Aprile 1812 data della morte 1 X[decem]bre 1881. Amiconi F.: “ Gli atti di matrimonmio all’indopmani del Concilio di Trento in un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio “ Museo Civico di Cerchio, Quaderno n.45 , Anno III, 2000.
- Genua (di) Graziantonia Paternità fu Andrea e fu Simboli Restituta F[emmina] Id[em] Moglie Id[em] Id[em] di Vasquenz Francesco nata (sic) 1818. Amiconi F.: “ Demografia marsicana nel XVIII secolo Cerchio”, Museo Civico di Cerchio, quaderno n. 49, 2000.
- Vasquenz Antonio (11) Paternità Francesco e Di Genua Graziantonia M[aschio] Figlio Id[em] Marito di Meogrossi M[aria] Domenica, data della nascita 5 X[decem]bre 1843- Id[em] Id[em] Cambiamenti 18 Gennaio 1877
- Vasquenz Carmine Paternità Id[em] Id[em] M[aschio] Marito di Meogrossi Costanza, data della nascita 16 Luglio 1846 Cambiamenti[…] 31 X[decem]bre 1873
- Vasquenz Domenica Paternità Id[em] Idem F[emmina] Id[em] Maritata fuori famiglia con Meogrossi Vincenzo data della nascita 1 Marzo 1852
- Vasquenz Pietro Paternità Id[em] Id[em] M[aschio] Id[em] Id[em] Marito di M.[aria] Grazia Serchia, data[…] 24 8[otto]bre 1857 Id[em] Id[em] Cambiamenti[…] 2 9[novem]bre 1881
- Vasquenz Isidoro Paternità Id[em] Id[em] M[aschio] Marito di M.[aria] Grazia mattia Cipriani data[…] 21 X[decem]bre 1859 Id[em] Id[em] Cambiamenti[…] 10 9[novem]bre 1880
- Meogrossi Costanza Paternità Giovanni e Ciofani Emilia F[emmina] nuora Moglie di Carmine Vasquenz, data[…] 25 Marzo 1854 Id[em] Id[em] Cambiamenti 31 X[decem]bre 1873
- Vasquenz M.[aria] Velfina Paternità Carmine e Meogrossi Costanza F[emmina] nipote data[…] 9 Febb[rar]o 1875
- Vasquenz Ierico Felice Paternità Id[em] Id[em] M[aschio] Id[em] Id[el] data[…]10 Luglio 1876 Data della morte 21 Luglio 1876
- Vasquenz M[ari]a Domenica Clarice Paternità Id[em] Id[em] F[emmina] Id[em] Id[em] dat[…] 25 9[novem]bre 1877
- Meogrossi M[ari]a Domenica (12) Paternità Salvatore e Ciofani Natalia F[emmina] nuora Id[em] Mogie di Antonio Vasquenz data[…]19 8[otto]bre 1856 Cambiamenti[…] 18 Gen[nar]o 1877
- Vasquenz Tommasso Ettore Paternità Antonio e Meogrossi M.[ari]a Domenica M[aschio] nipote data[…] 13 Febb[rar]o 1878
- Vasquenz Fausto Angelo Dom.[enico] (13) Paternità Id[em] Id[em] M[aschio] nipote data 2 9[novem]bre 1879
- Vasquenz M.[ari]a Clotilde Paternità Carmine e Meogrossi Costanza f[emmina] data[…] 10 Aprile 1880
- Cipriani M.[ari]a Grazia Mattia Paternità Ant.[oni]o e Continenza Filomena F[emmina] nuora Moglie d’Isidoro Vasquenz Data[…] 18 Giug[n]o 1858 Data di morte 2 Agosto 1881 Cambiamenti[…] 10 9[novem]bre 1880
- Vasquenz M.[ari]a Angela Mattia Paternità Isidore e Cipriani M.[aria] Graz.[i]a Mattia F[emmina] Nipote data[…] 30 Luglio 1881
- Vasquenz Concetta Paternità Carmine e Meogrossi Costanza F[emmina] data[…] 6 X[decem]bre 1881 data della morte 27 Ag[ost]o 1884
- Serchia Maria Grazia Paternità Pasquale e Continenza M.[ari]a Croce Moglie di Pietro Vasquenz data[…] 3 Lug.[li]o 1858 Cambiamenti 2 9[novem]bre 1881
- Vasquenz Francescantonio Paternità Pietro e Serchia M.[ari]a Grazia M[aschio] data[…] 4 Feb[brar]o 1882
- Vasquenz Eliseo (14) Id[em] Id[em] M[aschio data 30 X[dem]bre 1883
- Vasquenz M[ari]a Faustina Paternità Ant.[oni]o e Meogrossi Dom.[enic]a data[…] 14 Feb[brar]o 1883
- Vasquenz Rosa Paternità Carmine e Meo:[grossi] Grazia Costanza F[emmina] data[..] 7 7[settem]bre 1883
- Tucceri Liberata Paternità Giuseppe e (sic) 2[second]a Moglie di Vasquenz Isidoro
- Vasquenz Onorina Paternità Isidoro e Tucceri Liberata, data[…]20 Feb[braro] 1884
- Vasquenz Giuseppe Paternità Isidoro e Tucceri Liberata M[aschio] Data[…] 8 9[nevem]bre 1885
- Vasquenz Teodorico Giovanni Paternità Carmine e Meogrossi Costanza M[aschio] Data[…] 20 8[otto]btr 1885
- Vasquenz M.[ari]a Concetta Paternità Ant.[oni]o e Meogrossi Dom.[enic]a F[emmina] Data[…]22 ag[ost]o 1885 Data della morte 17 Marzo 1886
- Vasquenz Giulio Paternità Pietro e Serchia M.[ari]a Grazia M[aschio] Data[…] 5 Feb[brar]o 1886 Data della morte 17 Giug[n]o 1887
- Vasquenz Concetta Paternità Carmine e Meogrossi Costanza F[emmina] Data[…] 14 Mg[gi]o 1887 Data della morte 17 Giug[n]o 1887[…]”
Stato di famiglia ricostruito da me
- Vasquenz Antonio,nato a Cerchio il 5 dicembre 1843, capo famiglia
- Meogrossi Maria Domenica, nata a Cerchio il 19 ottobre 1856, moglie
- Vasquenz Tommasso Ettore, nato a Cerchio il 13 febbraio 1878, figlio
- Vasquenz Fausto Angelo Domenico, nato a Cerchio il 2 novembre 1879, figlio
- Vasquenz Maria Faustina, nata a Cerchio il 14 Febbraio 1883, figlia
- Vasquenz Maria Concetta, nata a Cerchio il 22 agosto 1885, figlia
- Vasquenz Pasqua Rosa, nata a Cerchio il 28 maggio 1887, figlia (15)
- Vasquenz Augusto Angelo Sabatino, nato a Cerchio il 1 agosto 1890, figlio (16).
Note
- Archivio Parrocchiale di Cerchio (ArParCer) oer in Archivio della Diocesi dei Marsi (ADM) di Avezzano.
- ArParCer ora in ADM.
- Vedi nota 2.
- Vedi nota 3.
- Vedi nota 4.
- Vedi nota 5.
- E’ il futuro arciprete di Cerchio don Beniamino Pietroiusti (1818-1908).
- ArParCer ora un ADM.
- E’ Maria Domenica Meogrossi è un palese error calami.
- Archivio Storico Comunale di Cerchio.
- Vasquenz Antonio morì a Cerchio il 28 ottobre 1926.
- Meogrossi Maria Domenica morì a Cerchio il 14 gennaio 1918.
- Vasquenz Fausto Angelo Domenico morì negli Stati Uniti d’America il 26 febbraio 1954.
- Vasquenz Eliseo morì a Devetachi il 23 marzo 1917 nel Primo Conflito mondiale.
- Vasquenz Pasqua Rosa morì a Cerchio il 10 marzo 1910 (vedi sopra).
- Vasquenz Augusto Angelo Sabatino morì a Santo Pietro di Isonzo il 11 novembre 1915 nel Primo conflitto mondiale (vedi sopra). Con due deliberazioni di Consiglio comunale, la prima, numero 4 del 24 Gennaio 1924 e la seconda, n.18 del 1 Maggio1924, apprendiamo la volontà degli allora amministratori di erigere una cappellina in onore di due eroi cerchiesi caduti nella grande Guerra: Vasquenz Eliseo ed Augusto: “[…]Interviene il Consigliere Antonio d’Amore Spese per la costruzione di una piccola Cappella per Salme di Eroi Riferisce il R.[egi]o Commissario ( era il commissario prefettizio Pasquale Bellissario n.d.a.) in occasione in cui furono inviate in questo Comune due Salme di eroi << Vasquenz Eliseo ed Augusto>> fece costruire una piccola Cappella, non esistendo nel Cimitero posto adatto per deporvi le casse. Che la spesa, giusta il computo metrico estimativo, compilato dal Sig. Geometra Cav. Serafino Ferri, ammonta a £ 2459.00:- lavori di muratura, e che i lavori in legno, porta ed accessori ammontano a £ 454.00_ Che in occasione dei funerali furono provvedute due corone dell’importo £ 300.20 Che dovendosi sodisfare gl’intervenuti, perché nel bilancio d’esercizio 1923 non ci furono fondi disponibili, è necessario provvedere col bilancio della corrente gestione. Il Consiglio_ Udito la proposta- Considerato che se pur la spesa fu enorme di fronte alla potenzialità del bilancio comunale, pure il comune non poteva sottrarsi a sostenerla trattandosi di Salme di eroi che tornarono e che meritavano tutti i riguardi possibili_ Nulla trova ad opporre e ad unanimità manda Stanziarsi nel bilancio del corrente e anno l’intera spesa in £ 3213.20 ed emettersi poscia i mandati agli interessati[…]”
“[…] Spesa per la costruzione di una piccola cappella per tumulazione salme di caduti in guerra. Riferisce che in Luglio 1923 fu Annunziato l’arrivo, in questo Comune, di una salma di caduto in guerra- Vasquenz Augusto- Che il R.[egi]o Commissario dell’epoca oltre a rendere agli onori dovuti alla salma stessa volle fare edificare una piccola cappella per depositarvela Che stante l’urgenza si dette incarico al muratore Fasciani Angelo per la costruzione, di modo che non si poterono adempiere tutte le formalità stabilite dalla legge, cioè il preventivo della spesa e l’Autorizzazione Superiore per la deroga del sistema di pubblici incanti_ Che a cosa compiuta l’Amministrazione Comunale, a mezzo del Geometra Sig. Serafino Ferri fece accertare il prezzo e con deliberazione Consigliare del 24 gennaio u.s. si approvava la spesa di £ 3213.20 complessiva dei lavori in legno e di due corone_ Che dovendosi tale spesa approvare in seconda lettura, invita SS.[signorie] LL.[loro] all’adempimento_ Il Consiglio_ Udito la proposta_ Vista la propria deliberazione 24 gennaio u.s. riguardante l’oggetto cui nella proposta; ad unanimità di voti l’approva in seconda lettura[…]”. Archivio Comunale di Cerchio.
APPENDICE
Venanzio d’Amore Fracassi il Giovane
(1856-1940)
L’8 Marzo 1856 nasceva a Cerchio da Giuseppe e dalla baronessa Angela Maria de’ Pietropaoli, Venanzio Antonio Francesco di Paola d’Amore Fracassi, uno dei maggiori possidenti di Cerchio nonché dottore in legge e sindaco del nostro centro per ben 35 anni: dal 1879 al 1913 e dal 1920 al 1921. Frequentò nella seconda metà dell’Ottocento il prestigioso convitto Tulliano di Arpino:
“[…] 19 9[vem]bre (1867 n.d.a.) Pel rincontro di S. Martino, e perché Venanzino deve partire per il collegio di Arpino[…]” (1).
Il Nostro fu insignito della onorifica carica di Cavalier dei SS. Maurizio e Lazzaro e di quella di Cavalier Ufficiale della Corona d’Italia. Venanzio d’Amore Fracassi il giovane viene ricordato come un uomo integerrimo ed attaccato alla Legge. Si racconta infatti che, dopo un’ordinanza sindacale nella quale si vietava asciugare panni in suolo pubblico facesse elevare una multa alla propria madre e vietò a chicchessia di occupare un solo centimetro di suolo pubblico. Nel suo lunghissimo mandato sindacale si occupò attivamente della “cosa pubblica” infatti con l’ausilio dell’ingegnere aquilano Costanzo Ciarletta ( fu eletto alla carica di sindaco del comune di Scanno) che progettò ed eseguì moltissimi lavori: 1) Progetto di parziale costruzione e sistemazione della parte dell’ex Convento Comunale di Cerchio, costituente l’angolo sud-ovest, da destinarsi ad abitazione di privati. Aquila, 14 luglio 1884; 2) Progetto di sistemazione dell’ex Convento Comunale da ridursi ad Uffizio comunale. Aquila 17.10.1884; 3)Progetto di ricostruzione della condotta e della fontana dentro l’abitato. Aquila 9 Novembre 1884;4) Progetto di ricostruzione della condotta d’acqua dalla sorgente sopra la via Terminello dalla nuova fontana alla Piazzetta Principe di Napoli e da questa all’abbeveratoio e lavatoio, compreso fontana abbeveratoio e lavatoio. Aquila 30 Marzo 1885;5) Piano generale di divisione in prossimità dell’ex convento, da cedersi come sito edificatorio, e delle strade e larghi da lasciarsi nel nuovo rione. Aquila 28 Agosto 1886; 6) Sistemazione della strada nel sito adiacente la palazzo D’Amore-Fracassi preso in enfiteusi dal Comune di cerchio. Aquila 8.7.1886;7) Piano generale di divisione dei vari siti edificatori. Aquila 12 Marzo 1886;8) Progetto del tronco stradale rotabile che ricongiunge il piazzale esterno della stazione di cerchio alla comunale obbligatoria, della lunghezza di m. 216,42. Aquila 12 Marzo 1886;9) Progetti di 1: Sistemazione della Rampa d’accesso alla Stazione. 2. Sistemazione delle strade interne Salita del Macello, vico degli sdruccioli, salita del Gigante e Strada campanile. 3. Sistemazione della Fontana del Pozzo. Aquila 16 marzo 1886;10) Strade d’Accesso alla stazione. Elenco dei fondi da occupare perennemente con la sede stradale e dipendente. Aquila 28 agosto 1888; 11) Progetto del tronco di strada rotabile che ricongiunge il piazzale esterni della Stazione di Cerchio (ferrovia Roma Sulmona), alla Comunale obbligatoria, della lunghezza di m. 267,63. N.B. Il presente progetto per le ragioni dette nella relazione va in sostituzione dell’atto redatto in data 12 Marzo 1886. Aquila 22 Agosto 1888; 12) Costruzione della strada che dalla Nazionale Marsicana, presso la Taverna di cerchio, mette alla via di circumvallazione del Fucino, della lunghezza di m. 2848,19. Aquila 23 Aprile 1889; 13) Disegni Verifica del fondo comunale Palude e del rimanente lungo la sponda lavale 2 Disegni 1° Planimetria del fondo Palude- 2° Piano quotato della zona tra il confine del Principato del Fucino ed il limite delle acque nel 1835. Aquila 17 marzo 1896; 14) Progetto di sistemazione delle strade interne denominate salita del macello, vico degli sdruccioli, Salita del Gigante e strada campanile. Aquila 16 marzo 1899; 15)Progetto di ricostruzione del tetto e di parziale sistemazione dell’Edificio municipale già convento di S. Maria di Corbarola;16)Perizia dei lavori di riparazione e di restauro al Cimitero. Aquila 20 giugno 1899;17) Progeti di costruzione di pavimento e di altare maggiore nella Chiesa Madonna delle Grazie. Aquila 2 Aprile 1900; 18)Progetto di sistemazione di due nuove aule scolastiche e relativo ingresso dalla Via del Municipio, nel Palazzo Municipale. Aquila 30 giugno 1903(2). Progetto di lavori di sistemazione delle Parti del palazzo Municipale da destinarsi: a) Ad Uffici comunali con ingresso dalla Piazza b) Ad aule scolastiche con ingresso dalla via Municipio c)A quartierino per abitazione con ingresso dalla stressa via. Aquila 30 giugno 1903 ( contiene anche le “Modificazioni reputate necessarie in corso dei lavori 13 maggio 1908 e la “ Variante al progetto del 30.6.1903 di sistemazione di due nuova aule scolastiche e relativo ingresso dalla via municipio nel Palazzo Municipale- Aquila 26 gennaio 1907;19) Perizia dei lavori di sistemazione dell’aula scolastica provvisoria sotto la caserma dei R.R. Carabinieri in via Venti Settembre. Aquila 30 giugno 1909”(3) grazie a quest’opere l’umile borgo rurale di Cerchio assunse un aspetto cittadino tanto da meritare il titolo di “perla della Marsica” purtroppo, il sagace lavoro svolto dall’ingegnere Costanzo Ciarletta è stato annichilito nella fatidica mattinata del castastrofico terremoto della Marsica avvenuto il 13 gernnaio 1915.
Durante la sua lunghissima attività amministrativa, Venanzio d’Amore Fracassi, dovette spesso volte difendersi da accuse infondate e, costretto suo malgrado, a pubblicare, in scritti difensivi, il suo operato dando così modo, a noi posteri, di avere conoscenza del suo encomiabile lavoro svolto a favore dei propri amministrati:
“[…] Il Comune di Cerchio, avvalendosi dell’art. 20 della legge 7 luglio 1866, chiese ed ottenne dal Governo il Convento dei Minori Osservanti, consiste in pochi vani, mediocremente ricostruiti dai religiosi sui ruderi di un antico convento loro concesso nel 1858, in tutto poco più di un quarto della sede antica. Gli altri tre quarti erano ruderi affatto. Lavorandovi a più riprese dal 1883 fino al 1911, il Comune vi ha costruito sei aule scolastiche, quante ne occorrono per queste scuole elementari: la più bella Caserma dei reali Carabinieri che stia nella Provincia: un quartierino di nove ambienti, nel quale si poté aprire, senza spesa, il lazzaretto nella epidemia colerica del 1911; quattro magazzeni per uso redditizio o per servizio dell’Amministrazione; una casa comunale, che soddisfa a tutti i bisogni di un Municipio, anche più importante di Cerchio, compreso quello della sala per le elezioni politiche. La spesa totale erogata negli appalti di L. 104519,68. Con essa si è provveduto tanto fabbricato quanto ne può occorrere per qualsiasi bisogno pubblico; non è quindi necessario in avvenire spendere somma alcuna per provvedersene. Poteva forse risparmiarsi parte alcuna della spesa? No. La Caserma dovette costruirsi per non far sopprimere questa Stazione dei Reali Carabinieri impiantata nel 1862. Costò L. 24774,16. Se si fossero costruite sei aule scolastiche, ora si dovrebbe costruire l’edificio scolastico ed assegnandovi la spesa media di quella dei 58 approvati nel principio dello scorso giugno dal Consiglio Provinciale Scolastico di Aquila per la totale spesa di L. 3964,500, si dovrebbe sostenere la spesa di L. 68353,44. Quindi per la Caserma e per le scuole ora si dovrebbero spendere L. 93127,60, se non vi si fosse provveduto per lo innanzi, e della spesa già fatta pel fabbricato non resterebbero che L. 11392,08 a rappresentare lo importo della costruzione, non restauri, della più che decente e comoda casa municipale, dei locali pei bisogni sanitari e dei quattro magazzini. Se questa spesa, che ha creato tutti i locali per tutti i servizi municipali, è stato un errore, chi l’ha proposta ed eseguita si reputa fortunato di averlo commesso. Ma non può dirsi egualmente fortunato chi, per impressionare pubblico ed Autorità, osa asserire, travisando i fatti, che 105 mila lire siano state profuse nei restauri(sic!) della sede municipale. Non può dirsi egualmente fortunato chi, in nome della scienza e dell’igiene, condanna la costruzione del forno meccanico. Chieti lo ha; Aquila non può averlo ancora per mancanza di fondi; Padova ne aveva tre anni fa parecchie diecine; tutte le città dell’alta Italia ne sono fornite. Ed a ragione; perché dentro al forno meccanico, riscaldato da fuori, non s’introduce che il solo pane. Invece se si pensasse che per pulire il forno ad antico sistema dalle ceneri di paglia ed altri combustibili raccolti da ogni parte non esclude le meno pulite, s’introduce ancora lo straccio bagnato nell’acqua, non sempre tutta di fontana, dovrebbe arrossirsi, se si è capace, prima di eruttare l’impensata sentenza. Condannando il forno meccanico in nome della scienza e dell’igiene, si difende quello a sistema antico, nel quale vige ancora la più ributtante lordura e specialmente nei piccoli paesi, come in questo, in cui non legna, non carbone si adopera per riscaldamento, ma paglia, residui di materiale di stalle o peggio. Che cosa è dunque l’igiene per chi sa tutto questo ed in nome di essa affermar tollerabile l’antico sistema di cuocere il principale mezzo di alimentazione, e condannevole lusso di perfetta pulizia e la razionale cottura? Oh! Non si parli di luce e progresso, se colpa e virtute s’intende lo stesso. Ma se è vera che la spesa del forno ascende a lire 30000? Se gli atti del Cav. Tommaso Montanari, ingegnere capo del Genio Civile di Aquila, meritano fede, i lavori dei locali del forno, del macello e dell’aula scolastica da lui collaudati, approvati da questo Consiglio Comunale il 2 luglio 1912 e dal signor Sotto Prefetto di Avezzano il 31 agosto di detto anno n. 7994., ammontano a lire 12858,56; quindi quelli del solo forno ascesero a meno di lire 9000. E’ erroneo in logica iperbolizzare ed attribuire alla parte ciò che conviene solo al tutto; è colpevole in morale dire pensatamente le cose in modo diverso da quello in cui sono sconosciute. Ma si dirà: il forno ora non funziona! E’ vero: il forno non funziona; ma è stato costruito ed esiste, senza alcun sacrificio speciale del pubblico, ma coi severi risparmi degli esercizi precedenti. Non funziona, perché le locali persone del mestiere, ignoranti del nuovo sistema, con la spietata campagna fatta contro dagli amatori del progresso sono state impressionate ed intimidite della infunzionalità del forno, che funziona benissimo in Castel del Monte(Aquila), dove si cuoce dal biscotto al pane misto di segale e di granturco. Ma non è lontano il giorno in cui funzionerà ed allora potrà ripetersi bene a ragione l’aneddoto dell’uovo di Colombo[…]”(4)
Gli ultimi anni della sua vita soleva passarli a contatto con la natura e preferiva abitare in una modestissima casetta sita alla “Chiusa dei Frati” abbandonando per sempre l’avito palazzo del suo casato distrutto dalla furia devastatrice del terremoto del 13.1.1915. Il palazzo pregno di storia familiare e pubblica fu sapientemente restaurato; nel corso degli anni però, a causa dell’incuria da parte degli eredi, stava andando completamente in rovina e, grazie all’amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Ciotti è stato recuperato e trasformato in 5 appartamenti. In tempi recenti tre dei citati appartamenti sono stati consegnati a 3 famiglie di Cerchio.
La morte lo colse, ultimo rampollo della potentissima famiglia d’Amore Fracassi, a Cerchio all’età di 84 anni, il 9 Agosto 1940 (5).
Note
- Amiconi F. : “ I conti quotidiani della potente famiglia d’Amore Fracassi in un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio(AQ) (1856-1881)”, dattiloscritto.
- Progetto per ridurre ad uso di Scuole Comunali alcuni locali al pian terreno dell’ex Convento dei Monaci di cerchio redatto dall’ing. Domenico Tosone- Dicembre 1879.
- Tutti i sopracitati progetti, insieme ad altri, si conservano nell’ Archivio Comunale di Cerchio in una stanza al Nostro dedeicata.
- Pagg. 20,21,22,23 di AA.VV. “Controdeduzioni dell’Amministrazione Comunale di Cerchio circa gli addebiti ad essa fatti nella Relazione del Commissario Sotto-Prefettizio Signor Luigi cantori. Aquila Off. Graf. B. Vecchioni e Figli 1913.
- Vedi anche Amiconi F.:” Venanzio D’Amore-Fracassi il giovane” , Marsica Domani, 28.2.1994, n. 3/94.
Beniamino PIETROIUSTI
(1818-1908)
Il 24 Dicembre 1818 nasceva a Cerchio da Luigi e da Luisa Iafolla, Beniamino Natale Pietroiusti, futuro arciprete di Cerchio.
A noi piace ricordarlo tra le altre cose, anche perché è stato l’unico, in qualità di economo curato, che, nella redazione dello stato delle Anime del 1864, suddivise il paese in strade, larghi, rue, piazze e piazzette(1) e ha inserito ad ogni “fuoco” (famiglia) una nuova pagina: la pagina delle “Osservazioni”(2) ed infine redige anche un indice alfabetico con in più anche i soprannomi relativi ai capifamiglia.
Qui apprendiamo le notizie di persone uccise in seguito a faide familiari, a morte in galera, a morte in seguito a conflitto a fuoco con il governo pontificio (3),deceduti per disgrazia, durante i lavori delle “strade ferrate”(4), per colera, morti sotto le macerie delle proprie abitazioni.
Apprendiamo le notizie di numerose nascite extraconiugali: figli spuri, da genitori ignoti o portati alla Ruota: insomma notizie che prima d’ora mai nessuno aveva messo in evidenza negli “ Stati delle Anime”.
Beniamino Pietroiusti aveva sicuramente un concetto, possiamo dire moderno riguardo al discorso ampio di demografia. Il Nostro dimostra la sua perizia anche quando compila, il 3 Novembre 1905, l’albero genealogico dell’illustre famiglia locale dei D’Amore Fracassi.(5)
Da mettere ancora in evidenza sono le notizie dei frati e monache che, a causa della soppressione degli ordini monastici( Legge 31.12.1866) furono costretti a tornare nella famiglia originaria. Alla fine del citato manoscritto che si conserva nel Museo Civico di Cerchio, vi sono annotate 3 visite pastorali effettuate dal Vescovo della Diocesi dei Marsi, Mons. Enrico De Dominicis (1885-1896) negli ultimi anni dell’’800 ed infine nell’ultima pagina vi sono annotati, anno per anno, il numero della popolazione dal 31 dicembre 1875 al 31 dicembre 1899: in 24 anni la popolazione di Cerchio aumentò di ben quasi mille abitanti infatti, il 31 dicembre 1875 gli abitanti erano 1872 e, il 31 dicembre 1899, ammontavano a 2855: mai nel corso della millenaria storia di Cerchio ciò era accaduto. Sicuramente ciò, non solo per il paese di Cerchio bensì per l’intero comprensorio marsicano, avvenne a causa delle due grandi opere portate a compimento nella seconda metà dell’Ottocento: il prosciugamento del lago di Fucino, terzo lago d’Italia, voluto dal banchiere e poi principe Alessandro Torlonia avvenuto nel 1876, dopo 24 anni di duri lavori e la realizzazione del tronco ferroviario Roma – Sulmona, inaugurato il 28 Luglio 1888: opere queste che fortemente caratterizzarono la nostra contrada marsicana. Le terre emerse dal prosciugamento del lago spinsero moltissime famiglie alla ricerca dell’agognato lavoro e, di conseguenza, ogni centro marsicano ebbe una sensibile crescita demografica.
Don Beniamino Pietroiusti, così come altri personaggi cerchiesi fu accusato, nel tormentato e turbolento periodo dell’unificazione d’Italia, come “movente” la reazione filoborbonica. Dalla sua “Filiazione” compilata il 16 Maggio 1861 apprendiamo i connotati salienti del Nostro:
“[…]Filiazione di D.[on] Beniamino Pietroiusti del fu Luigi, nativo di Cerchio, dimoran-/te in Cerchio, di professione Sacerdote/
Connotati
Anni 42 Statura giusta
Occhi castagna Naso regolare
Mento tondo Colore naturale
Barba folta Capelli Castagna
Marche apparenti nessuna[…](6)
Con sentenza del 4 Luglio 1861 il Nostro insieme ad altri viene assolto dalla accuse mossegli:
“[…] Aquila 3 Luglio 1861/il P.[ubblico] M.[inistero]/Veduti gli atti a carico di/Francesco Meogrossi det.[enut]o/Isidoro Continenza/D.[on] Pietrantonio Carusone/D.[on] Isidoro Cianciusi/Beniamino Pietroiusti/Francesco iacobacci/D.[on] Nicola Tuccieri, tutti di Cerchio/imputati/Di diversi fatti pubblici diretti/a provocare gli abitanti del Regno(d’Italia a distruggere e cambiare/il Governo, e di due giorni di atten-/tato e cospirazione tendente a cam/biare il Governo/Poiche a carico de’ sudetti im-/(al margine sinistro si legge: “ 4 Luglio 1861/[…]/P./M./L.” n.d.a.) putati, tranne pel Meogrossi, dal-/la istruzione del processo non risul-/tano indizi Sufficienti di reità/Chiede/Che gli atti siano conservati in/archivio, ed scarcerati Paolo/di Vincenzo d’Amore, e D.[on] Nicola/Tuccieri/Riserba il minist.[er]o Pubblico in/ogni Stato di causa le sue requi-/sizioni sul conto di Francesco/Meogrossi, ora giudicabile per altro/crimine/Il Giudice f[acente]f[unzione]/A. Aquila/VITTORIO EMMANUELE II.(il documento in parola è scritto in parte a stampa ed in parte a mano n.d.a.) PER LA GRAZIA DI DIO E PER LA VOLONTA’ DELLA NAZIONE/RE D’ITALIA/La Gran Corte Criminale del 2. Abruzzo Ulteriore/Composta dai Signori D. Alessandri Presidente, Naldi e Ludovici/Giudici con l’intervento del Signor Aquila giudice f[acente]f[unzione] da M.[inistrr]o P.[ubbico]/Veduti gli atti a carico di Francesco Meogrossi, Paolo di Vincen=/zo d’Amore, Isidoro Continenza, D.[on] Pietrantonio Carusone, D.[on] Isi=/doro Cianciusi, Beniamino PIetrojusti, Francesco iacobacci,/e D.[on] Nicola Tuccieri tutti di Cerchio, imputati di discorsi e fatti/pubblici diretti a provocare gli abitanti del Regno d’Italia a distrug=/gere e cambiare il Governo, e di due giorni di attentato e cospirazione/tendente a cambiare il governo/Veduta la requisitoria del P.M. con la quale ha osservato che a carico de’/Sudetti imputati, tranne pel Meogrossi, dalla istruzione del/processo non risultano indizi sufficienti di reità, ha chiesto conservarsi/gli atti in archivio, escarcerandosi Paolo di Vincenzo d’Amore e D.[on] Nicola Tuccieri; e riserbando le sue Req.[uisitorie] In ogni stato di causa sul conto del Meo=/grossi ora giudicabile per altri crimini/Inteso il rapporto del Sig. Ludovici/Udito il rapporto del Sig. Ludovici/Udito oralmente il P.M. il quale si è rimesso alla sua scritta requisitoria,/ed indi si è appartato./LA GRAN CORTE/Ritenendo in linea di considerazione la stessa osservazione del P.M. e fa-/cendo dritto alla di lui domanda./AD UNANIMITA’/Ordina conservarsi gli atti in archivio, ed escarcerandosi Paolo/di Vincenzo d’Amore e D.[on] Nicola Tuccieri. Riserba ad esso/M. P.° le su Requisitorie in ogni stato di causa sul conto di/Francesco Meogrossi ora giudicable per altro crimine/Fatto in Aquila li 4 Luglio 1861/D’Alessandria/[…]”(7)
Il Nostro dai documenti presi in visione risulta essere attento interlocutore dei suoi parrocchiani come chiaramente si evince dalla lettera inviata il 4 Aprile 1888 al vescovo dei Marsi Monsignor Enrico De Dominicis ( 1885-1896):
“[…] Cerchio Aprile 4 1888/Eccellenza Ill.[ustrissi]ma e R.[everendissi]ma/Nella prossima Domenica in Albis la Famiglia del Cava-/liere D[on] Benedetto D’Amore Solennizza una festa/ad Onore di Maria S[antissi]ma sotto il titolo della Pietà./A detta festa interverrà il P.[adre] Domenico da Onna/Minore Osservante Stato per molti Anni Superiore/in questo Convento delle Grazie. Prego la Carità di/V.[ostra] E.[ccelenza] Ill[ustrissi]ma e R[everendissi]ma autorizzare il predetto Padre/Domenico ad ascoltare le Sacramentali Confessioni, anche/con i Casi riservati, Se lo Crederà opportuno, per ajutare/i fedeli per l’adempimento del S.[anto] Precetto nella Scarsez-/za de Confessori paesani./Per la questua ordinata dal S.[anto] Padre per i bisogni di Terra/Santa da farsi nel Venerdì Santo, profittando della/facoltà data ao Parrochi di farla in altro giorno se/lo Crederanno benfatto, in detto giorno fu omessa./Ora prego l’E.[eccellenza] V.[ostra] R[everendissi]ma a dirmi come debbo regolar-/mi./Qui il popolo è afflitto da una fame nera. La/raccolta è stata infelice, ed insufficiente a pagare i pesi/governativi e Municipali. La Stagione piovosa e/nevosa ha privato la popolazione per quattro mesi//
delle risorse del lavoro; e senza guadagnar nulla. Ha dovuto pen-/sare a tutte le esigenze della vita, specialmente, Vitto e fuoco./Se io tentassi far questa Colletta nei tempi che corrono, sareb-/be una mormorazione senza ottener neanche un centesimo./Penserei farla nel prossimo Settembre, qualora V.[ostra] E.[ccelenza]/l’approvi, altrimenti mi dica come debbo regolarmi,/ed io obbedirò all’E.[eccellenza] V.[ostra] R[everendissi]ma, ed al S.[anto] Padre./Baciando con rispetto e Venerazione il S.[acro] Anello, imploran-/do la S.[anta] Pastorale benedizione, riprotesto la mia Sudditanza/all’E.[eccellenza] V.[ostra] Ill[ustrissi]ma e R[everendissi]ma./U[milissi]mo D[evotissi]mo Serv.[itor]e e Suddito/Beniamino Arcip.[ret]e Pietrojusti “ (8)
Sicuramente il Nostro non fu insensibile al fascino dell’Arte infatti, nel 1904(?) donò alla chiesa Parrocchiale di Cerchio (9) una bellissima croce d’ottone sbalzato imitante le famose croci processionali d’argento di cui l’Abruzzo con i suoi artefici: uno per tutti Nicola da Guardiagrele, nei secoli XIV-XV ha dettato, con la maestrìa dei suoi artefici, le regole circa l’arte orafa riguardante in special modo la realizzazione delle magnifiche croci astili, una di queste, recante la data del 1484 (10), si conserva ancora a Cerchio.
La morte lo colse a Cerchio alla veneranda età di 89 anni il 5 Ottobre 1908. Di questi conserviamo fortunosamente una fotografia attualmente in possesso dell’amico d’infanzia nonché coetaneo Gabriele Carusoni. La foto in questione reca la scritta: “ Beniamino Carusoni M.[orto] 1908 “. Chiaramente si evince che l’amanuense ha confuso il cognome Pietroiusti con Carusoni in quanto l’arciprete Pietroiusti è morto, come abbiamo visto sopra, il 5 Ottobre 1908. Il piccolo giallo circa la confusione dei cognomi è avvenuto in quanto il nipote dell’arciprete Pietrantonio Carusoni (1805-1862) Francesco Carusoni si unì in matrimonio (11), con Eusebia Pietroiusti, nipote dell’arciprete don Beniamino Pietroiusti. Sicuramente la confusione è stata generata in quanto entrambi i sunnominati zii erano arcipreti. Non credo che abbiano confuso sia il cognome che la data di morte.
Note
- Amiconi F.:” Demografia Marsicana nel XIX secolo Cerchio(AQ)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 49, Anno III, 2000.
- In questa pagina vengono riportati anche i nominativi dei padrini e delle madrine oltre naturalmente i cosiddetti movimenti migratori.
- L’11 Novembre 1867 a Subiaco in uno scontro fra i garibaldini e zuavi pontifici perde la vita, insieme al suo comandante il capitano conte Emilio Blenio ed al commilitone Lorenzo Grotti originario di Cremona ed abitante in Sante Marie (AQ).Vedi il mio articolo pubblicato sulla rivista on line “Terremarsicane” dal titolo : “ 1867, scontro Garibaldini-Zuavi. Morte dei garibaldini Emilio Blenio, capitano milanese e dei militi Antonio Panaro di Cerchio e Lorenzo Grotti di Cremona”.
- “[…]mentre attendeva ai lavori della ferrovia Sulmona – Roma è morto ( è il 25 agosto 1884 n.d.a.)schiacciato da una quantità di terreno smottato, Giuseppe Antonio Cipriani, di anni ventitré, di professione contadino[…] ” così si legge nell’atto di morte N. 1 del 1884 conservato nell’archivio comunale di Cerchio.
- Una fotocopia del citato documento mi è stata gentilmente fornita dalla sig.ra Titti Gualtieri, una delle eredi dei D’Amore Fracassi.
- ASA, Gran Corte Criminale,,Processi, III serie, b. 294. A foglio 45v è riportato anche l’estratto di nascita di Beniamino Pietroiusti rilasciato il 12 maggio 1861 e, nel foglio 46 r, viene annotata, sempre lo stesso sopracitato giorno, la “possidenza”, i beni posseduti dal Nostro .
- ASA, Corte d’Appello, sezione d’Accusa, b. 2.
- La lettera è inviata a : “ A Sua Eccellenza Ill[ustrissi]ma e R[everendissi]ma/Monsignor D.[on] Enrico De Dominicis/Vescovo de Marsi./Pescina” e a fianco è posta la seguente scrittura : “ Cerchio/Questua di Terrasanta/Si può rimettere a tempo più/opportuno ma non se ne/dimentichi/ 6 ap[ril]e 1888 “. Archivio Diocesi dei Marsi Avezzano, C 90/2135.
- Attualmente si conserva presso al chiesa parrocchiale. Nel verso è riprodotto Cristo in croce con i 4 evangelisti e nel recto è riprodotto un’altro Cristo, questa volta però, seduto sopra una mezzaluna e ai lati vi sono rappresentati i simboli dei 4 evangelisti. Reca la seguente scritta : “ Beniamino Arcip.[re]te Pietroiusti dona/1904 “. Ha l’innesto a cannone. Misura cm. 110,5 x 65,5.
- Nella targhetta collocata nel verso della croce così si legge : “ANNO D[OMINI]M[ILLESIM]O CCCCLXXXIIII/FO FACTA QUESTA CROCE/P[ER] LIMOSINA D[OMIN]O ANTONO/D[I] COLA D[I] PETRI D[I] CIC/CO E COLA D[I] ANGELU/D[I] ANTONO ZA[NNA] ET M/ACTEO D[I] ANTONU/D[I] MACTEO PROCU/RATURI D[I] S. MARIA D[I] CIRCHIU P[ER] POPULU.
- L’Atto di solenne promessa di celebrare il matrimonio” fu contratto il 31.12.1865 ( atto n. 18- Comune di Cerchio ).
Vincenzo SABATINI
(1852 – 1942 )
Senz’altro merita attenzione e giusta considerazione da parte di noi posteri la nobile figura del medico Vincenzo (Vincenzo Nunzio Francesco Gabriele) Sabatini nato a Pescocostanzo, da Giuseppe e Giuditta Mosca, il 26 Marzo 1852. Emigrò da Pescocostanzo, per svolgere la sua missione medica nel comune di Cerchio, nel 1879 e qui, il 4 Luglio 1888, convolò a giuste nozze con Teresa ( Teresa Maria Colomba) d’Amore Fracassi, nata a Cerchio il 17.6.1860 ( ivi deceduta il 27.12.1915), figlia di Giuseppe (1) e della baronessa Angela Maria dei baroni Pietropaoli di Goriano Valli (2). Anche i suoi figli Giuseppe (1889-1952)(3) e Augusto(1892-1954) intrapresero la stessa strada maestra aperta dal proprio genitore raggiungendo altissime vette il primo, Giuseppe, nel 1916 fu il più giovane insegnante universitario d’Italia e nel 1927 svolse l’attività di direttore incaricato dell’istituto di Patologia speciale medica e clinica medica presso la Facoltà Medica di Sassari e, dal 1935, svolse la sua attività filantropica scientifica presso la Clinica medica nella Regia Università di Genova fino alla morte. Fu direttore delle terme di Chianciano e fu autore di moltissime pubblicazioni scientifiche. Il secondo, anche lui valente medico, fu vice direttore degli Ospedali Riuniti di Roma.
Vincenzo Sabatini, illustre medico apprezzato nell’intera nostra regione fece proprio, specialmente a Cerchio, il giuramento ad Ippocrate svolgendo indefessamente la sua opera a favore dei sofferenti. Nel 1911, infatti, durante l’infezione colerica propagatasi a Cerchio nei mesi di settembre, ottobre e novembre, dove perirono almeno 10 persone, il Nostro si impegnò a tal punto che, grazie al suo efficace interessamento, fu completamente debellata :
“[…]La sua opera fu sagace, intelligente, disinteressata[…]”
come affermò l’ufficiale della Croce Rossa prof. Milziade Magnini di Taranto.
“[…] Durante l’epidemia colerica mi risulta in modo positivo che il Dott. Sabatini abbia prestato ottimo servizio e che anzi si deve all’insistenza di lui se non ebbero a verificarsi gravi conseguenze pure essendo riluttante l’Amministrazione ad adottare tutti quei provvedimenti da lui suggeriti[…]” (4)
dichiarò l’allora comandante della stazione dei Regi Carabinieri di Cerchio Rosario Picciani e ancora fu all’opera quando scoppiò come un terribile ed impetuoso uragano quasi a ciel sereno l’immane tragedia della fatidica giornata del 13 Gennaio 1915:
“[…] il vecchio sessantenne[…]consumar la fibra sua già stanca e duramente provata nelle azioni di soccorso e di cura[…]”
così il “Giornale d’Italia” del 25 gennaio 1915 riportava la nobile ed instancabile figura del medico Vincenzo Sabatini.
Nel nostro centro morirono 256 persone (5) e l’80% delle case furono distrutte. In una breve intervista che feci all’ex messo comunale Antonio Tirabassi (1913-2010) alcuni anni, prima della sua dipartita verso il mondo dei più, mi comunicò che quando aveva l’età di circa 9-10 anni intorno quindi al 1922-23 iniziarono a “scavare i morti” del terremoto sepolti, in casse lignee poste nel camposanto, in trincea una appresso all’altra, di fronte all’austero monumento funebre in marmo di Silvestro Rosati (6). Con i resti mortali fu composto il primo ossario comunale ( è sicuramente il primo perché la costruzione del cimitero comunale fu terminata nell’agosto del 1884 (7) in quanto era impossibile che a circa quarant’anni dalla costruzione del cimitero i resti ossei fossero così numerosi ). Raccontava il sunnominato Antonio che tutti i bambini andavano al cimitero per vedere, come se fosse uno spettacolo circense, il disseppellimento dei resti mortali delle vittime del terremoto : i deceduti furono collocati in casse di legno realizzate da volenterosi ed anche in cassapanche ( le note “arche” del pane ed anche dei panni) e furono allineate lungo il ponte cavalca ferrovia andando in giù verso la fornace e, dopo alcuni giorni, queste vennero trasportate nel cimitero e lì, finalmente, furono tumulate.
Tornando al nostro discorso dobbiamo arguire, dato il forte interesse del Dottore Sabatini per quanti soffrivano, che, anche durante l’epidemia nota come la “Spagnola” ( sindrome influenzale con complicazioni neurologiche) avvenuta a Cerchio nel 1918 ( perirono 10 persone ), si mise di buona lena all’opera.
Fu un grandissimo medico che poneva a rischio la sua vita pur di salvare il proprio simile: esempio grandioso della sua dedizione verso il suo alto mandato.
Allo stesso modo pensò bene, diciamo noi, di volgere, appena passata la tremenda iniziale bufera sismica del ‘15, il suo sguardo verso le opere d’arte: in quel luttuoso frangente infatti, fu eletto all’onorifica carica di regio Ispettore Onorario de’ Monumenti, e degli Scavi e degli oggetti, di antichità e di arti come chiaramente si evince dalle missive conservate attualmente nel Museo Civico di Cerchio:
“ R.[EGIO] ISPETTORATO DEI MONUMENTI/E DEGLI SCAVI DI ANTICHITA’
Cerchio 25 Aprile(8) 1915.
Gentile Signore,/Nel grande disastro tellurico il meraviglioso patrimo-/nio artistico, così ricco specialmente di Arte autoctona, della/nostra regione è rimasto gravemente danneggiato. Spetta a noi su-/perstiti provvedere senza indugio a raccoglierlo, proteggerlo, con-/servarlo. Io sono convinto che le forze si uniranno tutte in un/intervento comune di amor figliale verso la disgraziata regione, per/conservarne nei singoli paesi il tesoro artistico tramandato e da tramandare/Voglia la S.[ignoria] V.[ostra] perciò farmi conoscere quali opera d’Ar-/te nel Suo paese sono andate perdute e quali devono essere ricer-/cate e protette, affinché, rendendosi inter-/prete di tali bisogni/verso lo Stato, e constatandoli, ove occorra, di persona, possa compiere nel miglior modo l’opera di conservazione dell’Arte Abruz-/zese. In attesa; Le porgo l’espressione della mia alta stima./Il R.[egi]o Ispettore Onorario de’ Monumenti, e degli Scavi/e degli oggetti, di antichità e di arte,/Dottor Vincenzo Sabatini “
“ Cav.[alier] Dott.[or] Vincenzo Sabatini/Medico Chirurgo/Telegramma Espresso di St/ato Ill.[ustrissi]mo Soprintendente ai Monumenti ed agli Scavi Roma . Da notizie avute, e da successive personali constatazioni fatte senza indugio, ho accertato che il Genio Civile provvede agli Scavi nella Chiesa del Monastero dei cappuccini di Avezzano totalmente rovinata nel terremoto de’ 13 Gennaio 1915. Sono rassicurato che in quella Chiesa esisteva un tabernacolo ritenuto di indubbio valore artistico, senza dire degli arredi sacri e degli oggetti di valore che quivi rimasero sepolti nel terremoto. Adempio al dovere di dare a V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma sollecita partecipazione del fatto per tutte quelle disposizioni che sembreranno necessarie , ed opportune se in tempo e se possibile il recupero di qualche cosa, non sembrando profittevole qualunque mia prevenzione al riguardo Con perfetta osservanza Il Regio Ispettore dei Monumenti D.[otto]r G.[iusepe] S.[abatini]” (9)
“ Al Regio Ispettore ai Monumenti Sig.[no]r Dott.[or] Vincenzo Sabatini Cerchio
Ringrazio Vossignoria notizie datemi Scavi Avezzano Chiesa Cappuccini ( al margine destro vi è la seguente postilla manoscritta a matita “ S.[anta] Maria in Vico” n.d.a.). E’ necessario che Vossignoria si compiaccia recarsi, con cortese sollecitudine sul posto per rendersi conto operazioni Compiute e in corso, domandando tutte le spiegazioni all’Ispettorato del Genio Civile locale, al quale ho telegrafato oggi, per gli oggetti d’arte, tabernacolo e arredi sacri, ove questi sono depositati, prenderne visione e riferirmi esito sopraluogo. Ringrazio V.[ostra] S.[ignoria] anche della relazione sul tabernacolo gotico del monastero di Valverde. Il Regio Soprintendente/Hermanin”
“ Oggetto/ chiese di Avezzano/Cerchio 25 Aprile 1917/
Ill.[ustrissi]mo/Sig:[no]r Soprintendente/alle Gallerie ed ai Scavi/Roma, In adempimento dell’incarico di cui al Telegramma espresso con data de 14 aprile, mi Son recato più di un volta ad Avezzano per constatare i lavori di scavo eseguiti a cura del Comune- e non del Genio Civile come riferito- nella chiesa di S.[an]ta Maria in Vico, detta de cappuccini. Ed ho rilevato che i lavori di rimozione delle macerie sono stati compiuti da tempo quasi per intero. Nell’interno della Chiesa non rimangono che tre mucchi di pietrisco sceltoper costruzione. La Chiesa è rovinata quasi per intero. Rimangono ancora in piedi due arcate solamente in discreto stato. La facciata, tutta in pietra scalpellata assicurata da due puntelli, non lascia osservare lesioni apparenti. Sono conservati il portale ed il finestrone soprastante. Ciò a giudizio di qualche tecnico, sembrerebbe pure che le sue condizioni statiche non sieno troppo sicure e sufficientemente garantite dai due puntelli. Per la qualcosa l’Ufficio Comunale di Avezzano, con lettera del 1° Febbraio 1917- N° 1293 e de 6 Marzo 1917 N° 1724- a codesta Spettabile Soprintendenza avrebbe reclamato e sollecitato gli opportuni provvedimenti. In un locale contiguo sono state raccolte alcune pietre lavorate di certa importanza, venute fuori dalle macerie […] gli oggetti artistici e di valore rinvenuti, l’Ufficio Comunale di Avezzano assicura che dall’Ufficio Ricuperi venne fatto consegnare a codesta Spettabile Soprintendenza un dipinto della Madonna col Bambino del sec. XIV. Ancora, e nella stessa occasione, a cura dell’Ufficio stesso vennero insieme consegnati questi altri oggetti, provenienti dalla Chiesa di S.[an] Bartolomeo “1° Calice in rame dorato, lavorato a sbalzo degli inizi del secolo XVIII°, 2° Ostensorio in argento con la data del 1791. 3° Croce professionale in argento del secolo XVI. 4° Messale rilegato in cuoio verde con rifornimenti di argento”. Nell’occasione non ho trascurato di guardare la Chiesa di S.[an] Bartolomeo, quasi per intero rovinata ed in cui lo sgombro delle macerie non è stato fatto- ed ho pure visitato la Chiesa di S.[an] Giovanni, detta di S. Francesco, ancor essa, eccetto parte della facciata e porzione di qualche muro, quasi tutta rovinata. In questa chiesa ho notato verticalmente, su due muri, due lapidi in cui sono scolpite due figure, al sommo delle quali si legge in stampatello nero, e così disposte le seguenti iscrizioni
A[NNO] DOMINI] MDCCCLXII | [….]mnus
Hic Jacet | […]rafius
Hugis Joannis | […]apua
De Pro[…] | […]II
Antinori Mom. Sta. Abb. | Antinori Mem. Str. Abb.
Giudice della Contea di Albe | Contea d’Albe
La chiesa stessa apparisce sgombrata in buona parte dalle macerie. In un locale Contiguo- chiuso da una porta, ma scoperto, è stato raccolto più di un oggetto di pietra che non riesce di identificare. I resti della chiesa di Santa Caterina, per quello che apparisce, non presentano nulla di notevole. Ultima a guardare è stata la Chiesa di S.[an] Rocco rovinata come tutte le altre, e dove in quel giorno si finivano gli scavi, a cura del Priore della Congregazione. Gli oggetti rinvenuti in questa Chiesa che ho parti[…] e di nessuna importanza, sono custoditi dallo stesso Priore. Solamente, è conservata pure dal Priore, e sembrata a me meritevole di considerazione l’urna del Cristo morto, ridotta restamente in tante parti, di legno dorato accuratamente lavorato e dorato = Della Croce professionale appartenente a questa Chiesa nessuna traccia e nessuna notizia. Quel Priore, che mi è sembrato pure animato da migliori sentimenti per questa Chiesa, mi diceva, che oltre alla Croce, mancava un calice di molto pregio, una sfera di valore, un ostensorio bellissimo in cui si conservava il legno della Croce, ed un anello ricchissimo di brillanti appartenente alla Madonna. Egli Sperava di riuscire ad appurare qualche notizia circa questi trafugamenti, e di qualcuno sembrava quasi di possedere dati sicuri. Per la qualcosa avrebbe subito convocata la Congregazione. Ed a suo tempo mi avrebbe tenuto informato di tutto. Altri oggetti non precisati raccolti in questa Chiesa e specialmente de’ parati di pregio, avuti in consegna dell’Ufficio Recuperi sin dai primi tempi, sono custoditi dal parroco Locale, come egli stesso mi ha confermato. Con perfetta osservanza Il Regio Ispettore Onorario D.[otto]r Vinc.[enz]o Sabatini “ (10)
Come chiaramente si evince fu un grandissimo medico che poneva a rischio la sua vita pur di salvare altre vite umane: esempio grandioso della sua indefessa dedizione verso il suo alto mandato ed amante dell’Arte “autoctona” verso la quale attivamente si prodigò per la sua salvaguardia: non solo vite umane salvò bensì, quasi alla stessa stregua, anche opere d’arte.
Sicuramente dobbiamo alla sua attenta cura anche la salvaguardia dei dipinti ed opere d’arte collocate, dopo il tremendo sisma, nelle sacrestie e soffitte della ricostruita chiesa dei santi Giovanni e Paolo Martiri (1927-1930) e della più volte restaurata chiesa della Madonna delle Grazie, ed oggi custodite nel locale Museo Civico di Cerchio istituito il 21 ottobre 1986 permettendo così a tutti noi di ammirare sia le opere sia l’amore dei nostri antenati verso la Religione e l’Arte e, di conseguenza, di tramandare ai posteri il tesoro artistico dell’umilissimo paese di Cerchio : il tesoro degli umili.
“[…] Cerchio- E’ stata recuperata la Croce processionale del sec. XV,(11) tra le rovine della Chiesa madre insieme con una statua di legno, ed altre cose minori. Nella chiesa rovinata di S. Antonio sono state salvate tre statue in terracotta dipinta. Tutti gli oggetti sono stati posti al si cura nella Casa Comunale[…](12) Cerchio. CHIESA PRINCIPALE .- Interno e campanile quasi interamente distrutti; il prospetto gravemente danneggiato[…]”(13)
La popolazione di Cerchio, è meglio, forse, dire una parte della popolazione ricambiò non in modo consono il suo attaccamento verso Cerchio, il suo paese di adozione. Gli fu, infatti, intentato uno strepitoso contenzioso coinvolgendo la popolazione: l’amministrazione comunale eletta nel 1913 dispensò il dottor Vincenzo Sabatini per “scarso rendimento” e perché inesperto!!!. Queste accuse suonarono come beffa nelle sue orecchie: dopo trent’anni di paziente, senza giuochi di parole, lavoro nel campo medico lo si accusava di inesperienza e di scarso rendimento, lui che aveva posto la sua persona al servizio dei malati! Il licenziamento del medico fu un atto ingiusto e inammissibile e molto persone, loro malgrado, furono coinvolte.
“Nemo propheta acceptus est in patria sua”.
L’esito del contenzioso fu favorevole al Dott. Vincenzo Sabatini il quale, in quel frangente, scrisse, producendole a stampa, due difese:
“ DEDUZIONI/del Dott. VINCENZO SABATINI/alla relazione della Commissione d’inchiesta/sul servizio sanitario notificatagli il 16 aprile 1914” , s.c.e. e s.d.
e
“ Innanzi la Giunta Provinciale Amministrativa/AQUILA/PER/IL DOTTOR VINCENZO SABATINI/CONTRO/IL COMUNE DI CERCHIO/verbali della inchiesta disposta dalla g.p.a./N.B.- Dei testimoni interrogati anche nella inchiesta disposta/dal Comune nel 1914 si è riportata in nota la deposi-/zione da essi resa innanzi la Commissione Comunale” Officine Grafiche Vecchioni-Aquila ,s.d.
Da quest’ultima si riportano i seguenti due eloquenti brani:
“[…] Picciani Rosario, Maresciallo dei RR.CC.[…] Io ho comandato la stazione dei RR.CC. di Cerchio dal gennaio 1907 al febbraio 1914. Durante questo periodo non ho avuto mai reclami, sia pel servizio sanitario, perché del Dott. Sabatini ho inteso sempre parlare bene. Le ragioni per le quali si è addivenuto al provvedimento a carico del detto sanitario sono state le lotte locali di partito, inquantoché il Sig. Iacobacci(14), capo del partito di opposizione, salito al potere con le elezione del 1913, temeva che la presenza del medico in Cerchio potesse far risorgere la vecchia amministrazione D’Amore Fracassi(15). La Commissione fece affiggere un cartello in tela, a grossi caratteri,invitando tutti quelli che avevano a fare reclami contro il medico, a presentarsi. Oltre questo mezzo, si mandavano a chiamare con minaccia, a quanto mi si è detto, che sarebbero stati condotti a mezzo dell’arma dei Reali carabinieri in caso di rifiuto o in caso che non avessero deposto secondo la loro volontà. A me è stato riferito dalla voce pubblica che individui prima di essere intesi dai Commissari Iacobacci ed altri, si facevano passare da una prima Commissione formata dai Sigg. Fratelli Pecilli Francesco e Baldassarre, Tito D’Amore, Ciofani Francesco e Ciancarelli Felice, Veterinario, i quali imbeccavano i testimoni; ciò che deve essere vero, sia perché io ho visto uscire da quella stanza l’Angeloni, sia perché anche a me toccò di vedere la presenza di quei Sigg. che non si sarebbe altrimenti spiegata. Ho anche raccolto dalla voce pubblica che il Pecilli Francesco, negoziante di generi alimentari, abbia minacciato atti esecutivi ai suoi debitori che non si prestavano a deporre nel senso da lui desiderato. Datagli lettura della deposizione scritta, conferma le domande e le risposte; solo spiega che si rifiutò di firmare solo per il motivo che lo Iacobacci pretendeva che egli avesse aggiunto delle dichiarazioni a carico del Dottore, che egli non si sentiva di fare, ed aggiunge che lo Iacobacci lo licenziò dicendogli: Maresciallo, la vostra deposizione non ci serve. L’indomani lo Iacobacci, incontrandosi con me alla stazione, mi disse ch’io vedevo di malocchio la sua amministrazione, perché m’ero rifiutato a deporre contro il medico, cosa che potevo fare, diceva egli, perché ero stato trasferito: al che replicai che io dovevo deporre secondo coscienza. Durante l’epidemia colerica mi risulta in modo positivo, che il Dott. Sabatini abbia prestato ottimo servizio e che anzi si deve all’insistenza di lui se non ebbero a verificarsi gravi conseguenze, pure essendo riluttante l’Amministrazione ad adottare tutti quei provvedimenti da lui suggeriti. Quando andai al Municipio lo Iacobacci mi invitò ad assistere alla deposizione del Sig. Benedetto Angeloni, il quale mi sembrò un po’ avvinazzato, come al solito; diceva d’aver pagato cinque lire l’una le iniezioni: del che io mi meravigliai, perché l’Angeloni era un nulla tenente. Non ho mai inteso dire che il Dott. Sabatini richiedesse od avesse pagamenti per le cure prestate[…](16)
“[…] Taranto 11 novembre 1915. Egregio Dottore. Ho saputo di una lotta che si sta contro di Lei svolgendo e che ha come accusa il modo come Ella spiegò la sua opera nella campagna anticolerica del 1911. Io fui Commissario Prefettizio a Pescina, Cerchio e gli altri luoghi vicini, ed ebbi occasione di avere abboccamenti e scambio di vedute con Lei. La Sua opera fu sagace, intelligente, disinteressata; io mi avvidi, e ne parlai pure, di un disaccordo esistente fra Lei e le autorità del luogo; disaccordo che non andò a detrimento della salute pubblica. Ella poi doveva badare alle esigenze professionali, oltre a quelle igienico-sanitarie; quindi doveva assentarsi necessariamente qualche volta dalla mia diretta collaborazione, ciò che mi veniva anche dipinto da sconosciuti del luogo come suo malvolere. La saluto. Le auguro di superare ogni cosa, o meglio di rappacificarsi con tutti in questi supremi momenti della Patria.Dev[otissi]mo Prof. Milziade Magnini al Dott. Vincenzo Sabatini[…]”(17)
Il Nostro fu egregiamente difeso dagli avvocati Gennaro Manna, senatore del regno (18) e Felice Cerulli, come chiaramente si evince dalle loro due arringhe stampate a L’Aquila, dalla tipografia Vecchioni:
“ Innanzi la Giunta Provinciale Amministrativa di Aquila/PER/IL DOTT. CAV. VINCENZO SABATINI CONTRO/IL COMUNE DI CERCHIO” AQUILA/OFFICINE GRAFICHE VECCHIONI, 1916”
e
“ Innanzi la Ecc.[ellentissi]ma Giunta Provinciale Amministrativa/NOTE AGGIUNTE/PER/IL Dott. CAV. VINCENZO SABATINI/CONTRO/IL COMUNE DI CERCHIO”. Officine Grafiche Vecchioni Aquila (s.d. 1916?).
Riabilitata la sua figura lascia la condotta comunale svolgendo privatamente, presso la sua abitazione (ancora esistente in via Savoia), la sua missione al servizio dei sofferenti. Il dottor Luigi Manzi, nato a Monterotondo nel 1882 prenderà per, purtroppo, poco tempo, il suo posto: gli fu fatale, infatti, la tragica mattina del 13 gennaio 1915.(19) Al Dottor Vincenzo Sabatini, date le terribili e tragiche conseguenze venne nuovamente concessa la condotta comunale fino al 1918: da questa data prenderà servizio il dottor Edoardo Canale.
La morte lo colse a Cerchio, carico di anni, alla veneranda età di novant’anni : il 1 Luglio 1942.
Di questi si conservano, nella stanza dell’Archivio Storico Comunale di Cerchio, alcuni suoi utensili, il ricordino funebre ed il quaderno delle firme dei partecipanti al suo funerale.
Note
- Giuseppe Antonio d’Amore Fracassi, nato a Cerchio il 10 ottobre 1815, da Venanzio d’Amore e Rachele Fracassi. Dall’unione dei suoi genitori si formò il casato dei d’Amore Fracassi: una delle più potenti famiglie cerchiesi e dell’intero comprensorio marsicano. Nel 1848 fu eletto alla carica di comandante della Guardia Nazionale di Cerchio. Nel 1861 fu eletto alla carica di sindaco di Cerchio carica che resse fino al 1865. Nel 1869 fu nuovamente eletto a tale carica che mantenne fino alla data del suo decesso, avvenuta improvvisamente a Cerchio il 6 agosto 1872. Il 30 aprile 1855 si unì in matrimonio con la ventitreenne Angela Maria dei Baroni Pietropaoli di Goriano Valli. Dalla loro unione (fra i vari figli) nacquero Venanzio Antonio Francesco di Paola che svolse per oltre 35 anni l’attività di sindaco del comune di Cerchio (vedi nota 14) e lo scienziato Antonio Maria Luigi, nato a Cerchio il 29 febbraio 1864 e deceduto a Roma il 1 Marzo 1932. Fu, quest’ultimo, valente entomologo, botanico, zoologo, ingegnere agronomo, farmacista, fotografo: grazie alle sue “inquadrature” noi, oggi, possiamo ammirare le foto di Cerchio di un tempo che fu . La sua collezione di farfalle, di coleotteri e d’insetti fu considerata una delle collezioni private più importanti dell’Europa d’allora : peccato, che tale encomiabile lavoro frutto di un lavoro lungo, serio e meticoloso, sia stato annichilito. Scrisse numerosi articoli su riviste specializzate non solo italiane. Vedi Amiconi F.: “ La Carboneria a Cerchio e nei Distretti di Celano e Pescina fatti e documenti”, Edizioni Kirke, Cerchio, 2012. Amiconi F. : “ Antonio D’AMORE FRACASSI “ , Il Giornale della “Valle del Giovenco”, bimestrale della Comunità Montana “Valle del Giovenco” Pescina (AQ) Anno I, n. 4, novembre 2000. Amiconi F.: “ Antonio D’Amore Fracassi (1864-1932), Museo Civico di Cerchio, Anno XI, 2000, Qauderno n. 91.
- La baronessa Angela Maria dei Baroni Pietropaoli nacque a Goriano Valli l’11 aprile 1832 e morì ottantaquattrenne a Cerchio il 3 Gennaio 1915: dieci giorni prima dalla terribile ecatombe sismica del 13 gennaio 1915.
- Amiconi F. :” Giuseppe Sabatini illustre clinico di fama europea”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 3, Anno I, 1998. AA.VV. : “ Notizie sulla carriera e sull’operosità del Dott. Prof. Giuseppe Sabatini “, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 117, Anno XIII, 2010.
- Vertenza de il Dott. Cav. Sabatini, contro il Comune di Cerchio, Aquila 1916.
- Amiconi F.:” Per non dimenticare … i deceduti del Terremoto”, nota n. 1.
- Amiconi F. : “ Silvestro Rosati”, http:/www.terremarsicane.it/node/5163, Terre Marsicane 15.6.2009.
- Amiconi F. : “ Storia della chiesa della Madonna di Piediponte – Chiesa cimiteriale in Cerchio “, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 13, A, I, 1998.
- Nel dattiloscritto scritto su carta velina veniva riportato solamente il mese di Febbraio senza la data del giorno e nel, documento preso in esame, il mese Febbraio è stato corretto manualmente a penna con il “25 Aprile”.
- Sicuramente è la minuta, scritta a matita, del telegramma inviato al soprintendente.
- E’ scritto a matita.
- E’ la croce professionale in argento sbalzato, ancora esistente a Cerchio, eseguita da un orafo di scuola sulmontina nel 1484 recante la seguente iscrizione: “ + ANNO DOMINI M[ILLESIM]O CCCC LXXXIIII FO FACTA QUESTA CROCE/P[ER] LIMOSINA D[OMIN]O ANTONO/D[I] COLA D[I] PETRI D[I] CIC/CO E COLA D[I] ANGELU/D[I] ANTONO ZA[NNA] ET M/ACTEO D[I] ANTONU/ D[I] MACTEO PROCU/RATURI D[I] S. MARIA D[I] CIRCHIU P[ER] POPULU”.
- AA.VV. : “ I DANNI ALL’ARTE NEI PAESI BATTUTI DAL TERREMOTO DEL 13 GENNAIO 1915” E. CALZONE EDITORE ROMA 1915. Estratto del Bollettino d’arte del Ministero della Pubblica Istruzione e ceduto all’Editore E. Calzone al Giornale d’Italia per essere messo in vendita a beneficio dei danneggiati dal terremoto del 13 gennaio 1915. Roma, 1915-Tipografia Editrice Romana, p. 82.
- AA. VV. : “ I DANNI ALL’ARTE op.cit.”, p.90.
- E’ l’avvocato Giovanni Iacobacci, nato a Cerchio il 21 Luglio 1882 e deceduto ad Avezzano a causa del terremoto il 13 Gennaio 1915. Di lui ancora di ricorda la strepitosa causa, come avvocato difensore degli abitanti di San Benedetto dei Marsi contro gli abitanti di Pescina difesi dall’avvocato Palladini. Giovanni Iacobacci ottenne una sonora vittoria tanto che a sua gloria, senza giri di parole, i sanbenedettesi gli dedicarono una canzone di cui, purtroppo, si ricorda qualche strofa : << Giuvann’ bon’ bon’ /ha fatt’ scarc’rà quaranta p’rson’/ a Don Giuvann’ na rama di rosa/a Paladin’ na palla a ju cor’ >>. E di quel frangente si ricorda ancora la significativa frase pronunciata dai sanbenedettesi, per celia, contro i pescinesi: << A ball’ alla riscossa/ Ammond’ oddij’ l’ossa >> sintetizzando le mischie furibonde fra gli abitanti dei due limitrofi paesi difendendo ognuno la propria autonomia: alla fine, nel 1945 il paese di San Benedetto conquista l’agognata autonomia comunale diventando comune autonomo. Vedi Pietroiusti Cesare:” LA MARSICA, IL FUCINO E S. BENEDETTO DEI MARSI”, Casalbordino CASA TIP. ED. COMM. N. DE ARCANGELIS DI RICCARDO DE ARCANGELIS 1936-XV:PP. 75,77,79,79: “ […] Era naturale pertanto che quando nel 1907 S. Benedetto[dei Marsi n.d.a.] raggiunse il necessario numero di 4000 abitanti, “(era questo il limite posto dall’art. 15 della legge Comunale e provinciale, allegato A, approvato con Regio Decreto del 20 marzo 1865, n. 2248: “Art. 15- le borgate o frazioni di Comune possono chiedere per mezzo della maggioranza dei loro elettori, ed ottenere in seguito al voto favorevole del Consiglio Provinciale, un Decreto, quante volte abbiano una popolazione non minore di 4000 abitanti, abbiano mezzi sufficienti per sostenere le spese comunali, e per circostanze locali siano naturalmente separate dal Comune, al quale appartengono, udito pure il voto del medesimo. Per Decreto reale potrà una borgata o frazione essere segregata da un Comune, ed aggregata ad altro contermine, quando la domanda sia fatta dalla maggioranza degli elettori della borgata o frazione, e concorra il voto favorevole tanto del Comune a cui essa intende aggregarsi, quanto del Consiglio Provinciale, che sentirà previamente il parere del Consiglio del Comune, a cui la frazione appartiene” ) questi non si dettero più pace nel chiedere ed insistere con tutti i mezzi per ottenere la elevazione della frazione in Comune autonomo. Però, mentre tutti erano concordi nel volere l’autonomia comunale, anche a costo di qualsiasi sacrificio, mancò metodo ed organicità nell’azione, sicché i Pescinesi ebbero buon giuoco nell’opposizione per diversi anni, durante i quali riuscirono ad evitare una risoluzione conclusiva. Ma tutto ciò finì con l’esasperare sempre più gli animi, tanto che, durante gli anni 1913 e 1914 si ebbero spesso liti violentissime con spargimento di sangue, e si sarebbero avuti per certo fatti più gravi, se non fossero capitali due fatti di capitale importanza. Il terremoto del 13 gennaio, abbattutosi violentissimo nella Marsica, che ne fu l’epicentro, distrusse quasi tutti i paesi e quindi anche Pescina e completamente S. Benedetto. A pochi mesi di distanza da questo spaventoso disastro, che aveva decimato le popolazioni e che aveva ridotte quelle rimaste in condizioni tristissime, specie per la mancanza di abitazioni; sopraggiunse la mobilitazione generale per l’entrata in guerra dell’Italia, e la Marsica, che pur non ebbe i muri dove attaccare i relativi manifesti, vide partire i suoi giovani figli rimasti, dolenti sì per lo squallore in cui lasciavano i propri cari, ma entusiasti di compiere il proprio dovere verso la Patria. Questi due cataclismi sovrastarono naturalmente su tutto ed anche sui dissensi che rimasero sopiti, anzi, addirittura dimenticati. I dolori, i disagi e le preoccupazioni di ognuno erano troppo forti, per poter pensare ad altre cose. Era la Patria esposta ed impegnata gravemente e quindi non vi era possibilità di agitare problemi di carattere locale. Finita la guerra, però, i S. Benedettesi, incuranti dei seri guai dipendenti dal terremoto, tornarono, con rinnovata lena, a richiedere il comune autonomo. Come per incanto sorsero più violenti i contrasti e nel 1919 e 1920 le due popolazioni scesero armate in campo, l’uno contro l’altra, e si ebbero veri e propri combattimenti in ordine sparso, tanto che fu necessario far intervenire la cavalleria, per presidiare la pianura esistente tra i due centri abitati[…]”.
- Di cui era capo Venanzio (Antonio Francesco di Paola)d’Amore Fracassi il giovane, nato a Cerchio l’ 8 Marzo1856. Fu sindaco del Comune di Cerchio per ben 35 anni: dal 1879 al 1913 e dal 1920 al 1921. Morì a Cerchio il 9 Agosto 1940. Con la sua dipartita, ironia della sorte, cessa di esistere il casato dei d’Amore Fracassi iniziato con il matrimonio dell’omonimo nonno il 29 agosto 1795 quando si unisce in matrimonio con la tredicenne Rachele Fracassi quindi, tale casato, con un Venanzio d’Amore Fracassi inizia e con un d’Amore Fracassi finisce. Amiconi F.: “ La carboneria a Cerchio e nei Distretti di Celano e Pescina fatti e documenti”, Edizioni Kirke, Cerchio, 2012.
- “ Innanzi la Giunta Provinciale Amministrativa/AQUILA/PER/IL DOTTOR VINCENZO SABATINI/CONTRO/IL COMUNE DI CERCHIO/Verbali della inchiesta disposta dalla G.P.A. N.B.- Dei testimoni interrogati anche nella inchiesta disposta dal Comune nel 1914 si è riportata in nota la deposizione da essi resa innanzi la Commissione Comunale”, Officine Grafiche Vecchioni- Aquila- (s.d. 1916?), pp.14,15,16.
- “Innanzi la Giunta Provinciale op.cit.” p. 167.
- Amiconi F.: “ Gennaro Manna. Avvocato, professore, Onorevole, Sottosegretario di Stato e senatore del regno (1861-1932) , http://www.terremarsicane.it/node 8900, Terre Marsicane, 12.4.2010.
- Nel cimitero di Cerchio fu posta dai suoi genitori la sentitissima seguente epigrafe ancora esistente: “ A +/IL DOTT LUGI MANZI/DI MONTEROTONDO/MEDICO – CHIRURGO/LEALE BENEFICO GENTILUOMO PERFETTO/NOTO PER SCRITTI PREGEVOLI/PER 7 ANNI MEDICO IN TERNI/OVE STIMA ED AFFETTO ACCOLSE/QUI TRAGICA MORTE TROVO’/A SOLI 33 ANNI/NELL’ALBA FATALE DEL 13 GENNAIO 1915/SENZA IL CONFORTO DI BACI E DI LAGRIME/DEI GENITORI ROMOLO E FIRMINA MANZI/DELLE SORELLE IOLE ED ESTER/CHE LUNGI NELL’ANGOSCIA LA TRUCE PERDITA/PIANSERO PIANGERANNO SEMPRE”.
CARLO ALBERTO COSTANZI
( 1848-1938 )
Il 10 Giugno 1848 nasceva a Cerchio, dal possidente Pietro e da Pulcheria Maccallini, Carlo Alberto Antonio Costanzi maestro elementare e sindaco di Cerchio.
E’ ricordato a Cerchio come ottimo insegnante e bravo amministratore.
Il Nostro conseguì in Aquila, il 12 Agosto 1867, la “ Patente di Maestro Normale per l’insegnamento elementare di grado superiore” (1).
Gli furono conferite per il suo indefesso e zelante impegno verso il mondo dell’insegnamento, il 28 Giugno 1908, una medaglia d’argento (2) ed, il 6 Marzo 1913, una medaglia d’oro (3).
Il primo Luglio 1885 fu nominato dalla “Corte di Appello degli Abruzzi” sedente in L’Aquila giudice Conciliatore del Comune di Cerchio (4).
Fu sindaco del Comune di Cerchio dal 1923 al 1925.
Come chiaramente si evince la sua vita fu permeata da un forte impegno socio-politico.
La morte lo colse a Cerchio all’età di circa 90 anni, il 16 maggio 1938.
Dal suo necrologio pubblicato sul quotidiano Il popolo di Roma del 20 Maggio 1938- Cronaca degli Abruzzi apprendiamo: “ La morte/del Prof. Carlo Alberto Costanzi/a Cerchio/CERCHIO, 19. – Si è spento/serenamente all’età di 90 anni, il/prof. Carlo Alberto Costanzi./Scompare con lui una delle fi-/gure più belle e compiute di edu-/catore della vecchia generazione/Carlo Alberto Costanzi nacque il/10 giugno 1848 quando cioè l’Abruz-/zo era soggetto ai Borboni i qua-/li reprimevano qualsiasi libera aspi-/razione di quei cittadini che arden-/temente anelavano l’unificazione/italiana. Dare il nome “Carlo Al-/berto” ad un proprio figlio signi-/ficava per un padre di famiglia/mettersi in urto con i Borboni, sfi-/dare il governo delle due Sicilie./Ed il padre del nostro caro Estin-/to si ebbe sei anni di carcere che/scontò, poi, con sei mesi pagando/una forte somma, perché volle/al figlio dare lo stesso nome che por-/tava il Re di Piemonte e di Sarde-/gna: Carlo Alberto di Savoia, il/quale, in quei mesi, aveva concesso/lo Statuto che divenne poi, quan-/do l’Italia fu riunita, la legge fon-/damentale dello Stato./Il ricordo di lui rimarrà imperi-/turo presso tutti coloro che la sua/opera affettuosa ha beneficato e/questo ricordo sarà il monumento/più bello che la gratitudine di noi/cerchiesi potrà innalzare alla sua/memoria./Nei primi anni della sua laborio-/sa carriera, Paterno e Celano lo/ebbero insegnante e quando egli/dopo un lngo insegnamento si ri-/tirò a vita privata, lo avemmo, per/diversi anni, giudice conciliatore/cosciente ed imparziale. E che egli/fu un maestro e un cittadino esem-/plare lo prova l’unanimo consen-/so, il plebiscito di cordoglio numero-/so e composto con cui i cerchie-/si resero il supremo tributo di ono-/ranza alla salma deposta nella/Cattedrale. Furono pronunziate/commosse parole di commiato dal/camerata Pietro Continenza. Il/mattimo seguente una folla di pa-/renti ed amici volle accompagna-/re all’estrema dimora il caro Scom-/parso. Uno dei suoi vecchi alunni,/Giovanni Maccallini, con sentite/parole vlle tributare al maestro la/sua riconoscenza porgendogli a no-/me di tutti l’estremo saluto./Nell’inviare alla salma dell’Estin-/to l’omaggio più profondo indiriz-/ziamo le nostre vivissime espressio-/ni di cordoglio alla sua consorte/donna Elisabetta, ai suoi figli:/magg. Ispettore d’aeronautica di/Addis Abeba prof. Cav.Pietro, sig./Luigi e signora Olimpia e famiglie,/ai nipoti: signora Fausta, dottor/Camillo Ciannavei, a S.E. genera-/le consigliere di Stato Giulio Co-/stanzi e famiglie, prof. D’Universi-/tà Giuseppe Costanzi, alle famiglie/Riaudo, Cervini, ecc.”.
Note
- REGNO D’ITALIA N° 63 di Registrazione/Patente di Maestro Normale/ (a sinistra è posta una marca da bollo recante impresso il volto del re Vittorio Emanuele Secondo con la seguente scritta posta circolarmente intorno alla citata effigie: “ VITTORIO EMANUELE II RE D’ITALIA”. La menzionata marca reca le seguenti scritte “ MARCA DA BOLLO” sopra e, sotto : “ LIRA UNA “. Sopra la citata marca da bollo vi è posta la seguente scrittura manoscritta: “ Aquila 15 Febbraio 1868” n.d.a. ). IL REGIO PROVVEDITORE AGLI STUDI/PER LA PROVINCIA DI AQUILA DEGLI ABRUZZI/Visto il Regolamento approvato col R.[egi]o 9 Novembre 1861;/Visto il processo verbale della Commissione esaminatrice di Aquila degli Abruzzi ( è scritto a mano n.d.a.)in data 12 Agosto 1867 (è scritto a mano n.d.a.)/dal quale consta, che il signor Costanzi Carlo Alberto ( è scritto a mano n.d.a.) del vivente Pietro ( è scritto a mano n.d.a) nativo di Cerchio ( è scritto a mano n.d.a.)/provincia di Aquila ( è scritto a mano n.d.a.) ha sostenuto felicemente gli esami di Patente di grado Superiore(è scritto a mano n.d.a.)/ nelle materie obbligatorie meritando punti (141) centoquarantuno ( è scritto a mano n.d.a.) su (170) centosettanta ( è scritto a mano n.d.a.)/ed ha pure dato saggio d’idoneità nelle materie facoltative;/Vista la deliberazione del Consiglio Provinciale per le Scuole in data 19 Agosto 1867 ( è scritto a mano n.d.a.)/Conferisce allo stesso signor Costanzi Carlo Alberto ( è scritto a mano n.d.a.)la qualita’ di Maestro Normale per le Scuole/Elementari di grado Superiore ( è scritto a mano n.d.a.)/Inoltre attesta che il medesimo ha anche dato lodevole prova d’idoneità nella Ginnastica ( è scritto a mano n.d.a.)/Aquila degli Abruzzi addì 28 Febbraio 1868 ( è scritto a mano n.d.a.)/Il Segretario dell’Ufficio/Francesco Sav.o Ricci ( è scritto a mano al margine sinistro n.d.a.) / IL REGIO PROVVEDITORE AGLI STUDI/Presbitero ( è scritto a mano al margine destro n.d.a.) e al centro è stato impresso un timbro circolare recanti le seguenti due scritte circolari: “CONSIGLIO PROVINCIALE PER LE SCUOLE”/VITTORIO EMANUELE II RE D’ITALIA- DELL’ABRUZZO…”/n.d.a.). La menzionata Patente circoscritta da un elegante fregio e recante al centro, in alto, lo stemma sabaudo è stata stampata dallo “ Stab.[ilimento] Tip.[ografico] Grossi. Misura mm. 358 x 238.
- VITTORIO EMANUELE III./PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA’ DELLA NAZIONE/RE D’ITALIA/Veduti gli articoli 312 e seguenti del Regolamento/approvato col R.[egio] Decreto 6 febbraro 1908 N° 150;/Veduto il voto espresso dal Consiglio scolastico/provinciale di Aquila ( è scritto a mano n.d.a.)/Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario/di Stato per la Pubblica Istruzione;/Abbiamo decretato e decretiamo:/Al Signor Carlo Alberto Costanzi,/insegnate in Cerchio ( è scritto a mano n.d.a.) è conferito/il Diploma di Benemerenza di seconda classe con/facoltà di fregiarsi della/Medaglia d’Argento ( è scritto a mano n.d.a.)/per l’opera zelante ed efficace prestata a vantaggio/dell’istruzione elementare./Il Nostro Ministro predetto è incaricato/dell’esecuzione del presente Decreto./Dato a Roma il 28 giugno 1908 (è scritto a mano n.d.a.)/ Firmato: Vittorio Emanuele/Controfirmato Rava ( è scritto a mano n.d.a.)/al margine sinistro è riportato : “ Registrato alla Corte dei Conti/Addì 25 Luglio 1908 ( è scritto a mano n.d.a.)Registro 23 (è scritto a mano n.d.a.) Grazie e Concessioni, Foglio 72 ( è scritto a mano n.d.a.)/F[irma]to Martorelli ( è scritto a mano n.d.a.) al margine destro si legge : Per copia conforme all’originale/Il Direttore Capo Divisione/firma illeggibile. Al centro del diploma è posta con una minuscola scrittura a stampa la seguente scritta orizzontale “STAB. P. CASETTI E C ROMA “. Misura mm. 330 x 215.
- VITTORIO EMANULE III./PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA’ DELLA NAZIONE/RE D’ITALIA/Veduto l’art. 316 del Regolamento approvato con/R.[egi]o Decreto 6 febbraio 1908 n.° 150/Veduto il voto espresso dal Consiglio scolastico/provinciale di Aquila ( è scritto a mano n.d.a.)/Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario/di Stato per la Pubblica Istruzione;/Abbiamo decretato e decretiamo:/Al sig[no]r Costanzi Carlo Alberto/maestro di Cerchio ( è scritto a mano n.d.a.)è conferito/il Diploma di Benemerito di prima classe con/facoltà di fregiarsi della/Medaglia d’Oro ( è scritto a mano n.d.a.)per aver compiuto quarant’anni di lodevole servi=/zio nelle scuole elementari./Il Nostro Ministro predetto è incaricato/dell’esecuzione del presente Decreto./Dato a Roma addì 6 Marzo 1913 ( è scritto a mano n.d.a.). Firmato: Vittorio Emanuele/Controfirmato Credaro ( è scritto a mano n.d.a.)/. Al margine sinistro è riportato : Registrato alla Corte dei Conti/Addì 17 Marzo 19 13 ( è scritto a mano n.d.a.)/Registro 43( è scritto a mano n.d.a.) Grazie e Concessioni, Foglio 35 ( è scritto a mano n.d.a.)/ al margine destro si legge: “ Per estratto conforme all’originale/Il Direttore Capo Divisione/ firma illeggibile. Al centro del diploma è posta con una minuscola scrittura a stampa la seguente scritta orizzontale : “ Lit.[ografia] SABBADINI- CHIAVARI 82”. Misura mm.333x 219.
- PER REGIA DELEGAZIONE ED IN NOME DI SUA MAESTA’/UMBERTO I./PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA’ DELLA NAZIONE/RE D’ITALIA/IL PRIMO PRESIDENTE/DELLA/CORTE DI APPELLO DEGLI ABRUZZI/Visto l’articolo 29 della legge sull’ordinamento giudiziario approvato con Regio/Decreto 6 Dicembre 1865 n.° 2626 modificato dall’altra approvata col Regio Decreto/23 dicembre 1875 n.° 2839 Serie 2 a./Sulla proposta dell’Illustrissimo Signor Procurator Generale/DECRETA/Costanzi Carlo Alberto è nominato Conci=/liatore del Comune di Cerchio, in surrogazione di/d’Amore Achille, scaduto per compito triennio. ( è scritto a mano n.d.a.)/Dato in Aquila addì 1.° Luglio 1885 (è scritto a mano n.d.a.) IL PRIMO PRESIDENTE/Firmato Galassi ( è scritto a mano n.d.a.)/Il Cancelliere/Firmato = Avv.[oca]to Bellei ( è scritto a mano n.d.a.)/Per estratto del Decreto sovracitato/Aquila li 1° Luglio 1885 ( è scritto a mano n.d.a.)/IL CANCELLIERE/Avv[oca]to Bellei ( è scritto a mano n.d.a.). Di fianco a sinistra vi è impresso un timbro circolare recante la seguente scrittura : “ PRESIDENZA DELLA CORTE DI APPELLO- DI AQUILA “ reca al centro lo stemma sabaudo. Sopra al centro del decreto vi è impresso a stampa lo stemma sabaudo. Nel retro vi è la seguente scrittura manoscritta: “ Il Vice Cancelliere della Pretura di Pescina/attesta che il Sig.[no]r Carlo Alberto Costanzi/ha prestato oggi 15 Luglio 1885 nell’Uffi=/cio della suddetta Pretura il giura=/mento di rito./Pescina oggi 15 Luglio 1885/ Visto/Il Pretore/firma di disagevole lettura/Il Vice Cancelliere/firma di disagevole lettura. Al centro vi è impresso un timbro circolare recante la seguente scritta : “ PRETURA DEL MANDAMENTO DI PESCINA” che circoscrive lo stemma sabaudo posto al centro. Misura mm.360 x 240.




