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L’Inchiesta agraria sulle condizioni dei contadini marsicani (1884-85)

Fulvio D Amore
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Fulvio D Amore
Fulvio D'Amore ricercatore e saggista dall’Età Moderna all’Età Contemporanea      LEGGI BIOGRAFIA

L’esigenza impellente di una nuova indagine agraria e sociale, svolta dal governo italiano nel 1884-85, permise la pubblicazione di una importante monografia riferita agli «Atti della Giunta per la Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola». In essa, garzoni, contadini e braccianti «che di solito diventavano parte integrante della famiglia del proprietario; vignaioli, fattori, addetti alla gestione aziendale; guardiani, per la sorveglianza dei campi; bovari, scudieri, ecc.», rappresentavano figure principali, chiamate a svolgere ruoli importanti nell’economia di una tenuta agricola, maggiormente nel latifondo fucense e, in generale, nel comprensorio marsicano. Un momento significativo, riguardò il calcolo della percentuale migratoria stagionale, che includeva oltre la pastorizia transumante anche le altre attività commerciali. Per orientarsi meglio in questa selva di dati è bene analizzare il dato riferito alla voce: «emigrazione ed immigrazione degli operai campestri» per circoscrizioni amministrative, che fece registrare tra il 1882 e il 1901 circa diecimila marsicani, costretti ogni anno per lavoro a trasferirsi nelle consuete zone dell’Agro romano e della Puglia (1).

In realtà, dalla raccolta di queste preziose informazioni emergono alcuni segnali di progresso zonale. Nuovi elementi di giudizio e valutazione, permettono di affermare che, pur essendo le banche di credito ordinario soltanto cinque in tutto l’Abruzzo, proprio ad Avezzano era nata già dal 1884 la Banca Marsicana, che resisterà alla crisi del sistema bancario italiano fino alla vigilia della riforma del 1936 (il direttore era il conte Tommaso Resta). Di fatto, per la raccolta dei dati dell’inchiesta governativa nella Marsica, fu incaricato l’ingegnere-agronomo Carmine Letta di Aielli, che svolse l’indagine con scrupolo, denunciando ancora una volta le penose condizioni di vita dei contadini. La sua monografia venne poi resa nota negli anni 1878-79 e presentata al segretario generale dei Lavori Pubblici alla fine dell’anno 1879. La «Memoria», infine, fu pubblicata nel 1884 a Milano. In alcuni stralci della relazione, il tecnico riportò direttamente la questione delle «Terre del Bacinetto», affittate con patti davvero onerosi, contratti capestro a prezzi speculativi (Torlonia-Tittoni), che avvieranno molti agricoltori marsicani: «a capofitto nel baratro della completa rovina». Con riferimento alla «Questione del Fucino», l’agronomo ribadì: «Una cosa che addolora immensamente, e che sembra voler paralizzare la crescente prosperità di due terzi della popolazione agricola, è il vedere da qualche anno in qua, il sistema dei contratti, che stipula l’Amministrazione di S.E.Torlonia per le terre emerse dal Fucino. Sebbene non rari sieno gli esempi di gravi calamità e di amari disinganni patiti da molti affittuari, pure tendenze disastrose di molti di questi ultimi non si arrestano dinanzi a tali fatti. Ne commentano, magari, con dolorosa impressione i patti gravosi; sospirano sui disinganni patiti, mormorano spesso contro l’Amministrazione, e quando poi si rinnovano gli affitti, si gittano a corpo perduto, facendo offerte sempre maggiori, pur di dirsi affittuari del Fucino» (2). Inoltre, non può sfuggire il forte ideologismo anticlericale a cui Letta fa riferimento di fronte alla situazione di proprietà (beni parrocchiali, opere pie, canoni, catasti, imposta fondiaria, livelli, censi, enfiteusi, decime, servitù, mezzadria, diritti promiscui, condomini, debiti ipotecari e usura). Non meno importante fu la denuncia indirizzata al prefetto dell’Aquila sulla grave situazione: «sperando la soluzione al grave problema», finalizzato a creare finalmente un fondo di credito agrario (sul nefasto dominio dei preti e il fanatismo del culto si legga da pag.79 a pag. 82).

Tuttavia, in uno scenario fitto di avvenimenti il cui modernismo prese consistenza aprendosi costantemente a rilevare altresì nuove scoperte innovative, occorre tener presente anche l’ultimazione della rete ferroviaria Roma-Avezzano-Pescara, che raggiunse non senza difficoltà oggettive, la Valle Peligna il 29 luglio 1888 rappresentando, indubbiamente, la più visibile trasformazione che l’Italia unita produsse sulla realtà socio-economica della Marsica e dell’intero Abruzzo. L’entusiasmo di questa rivolgimento straordinario, che consolidò, soprattutto, i rapporti commerciali con la Capitale, è riconducibile a un manifesto fatto affiggere sui muri della città di Avezzano (24 luglio 1888), indirizzato dal sindaco Ferdinando Ruggeri (talvolta è scritto Ruggieri) alla popolazione: «Cittadini! L’avvenimento che segnerà un giorno memorabile per la Marsica è prossimo ad avverarsi: l’inaugurazione della linea Roma-Sulmona che acquista tutto il carattere di una grande festa nazionale». Dieci anni dopo (27 gennaio 1898) il lungimirante Torlonia si collegherà alla rotaia con un suo treno. Come abbiamo già scritto in altre sedi, il giornale Il Messaggero, riportò la notizia con minuzia di particolari: «Avezzano. Ieri una locomotiva della rete Adriatica fece prova regolarmente sulla ferrovia del Fucino, costruita dalla Società Italo-Tedesca per l’esportazione delle barbabietole a Monterotondo e Rieti». La cronaca racconta che la motrice, giunta in località La Trara si fermò, acclamata da tutti i seguaci del principe romano, il quale offrì agli intervenuti un lauto banchetto. Presenti all’importante avvenimento, insieme alle principali autorità civili e militari della provincia dell’Aquila, tutte le maestranze «dell’Eccellentissima Casa Torlonia» e alcune delle migliori famiglie avezzanesi vestite alla moda (3).

NOTE

  1. Atti della Giunta per la Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola, vol.XII, Roma 1884-85, fasc. I, Relazione del commissario barone Giuseppe Andrea Angeloni, deputato al Parlamento, sulla quarta Circoscrizione (provincie di Foggia, Bari, Lecce, Aquila, Chieti, Teramo e Campobasso); fasc. II, Documenti allegati alla relazione; fasc. III, Monografie agrarie allegate (comprendente la monografia di Raffaele Quaranta per la provincia dell’Aquila).
  2. Inchiesta Agraria. Memoria sulle condizioni dell’agricoltura e della classe agricola riflettente il circondario di Avezzano per l’Ingegnere Agronomo Carmine Letta, corredata di notizie storiche antiche e contemporanee sul prosciugamento del Lago Fucino (Ajelli, Giugno 1884), Tip. P.Faverio, Milano 1884 (rist. anast., Adelmo Polla Editore, cerchio 1985), p.65.
  3. Archivio di Stato di L’Aquila, Prefettura, Serie II, Affari Speciali dei Comuni, VI Versamento, Anni 1896-1899, Avezzano (1892-1899), b.51 bis. Il Messaggero di Roma, 27 gennaio 1898 (Archivio Storico del Comune di Avezzano, b.34, cat. XI/2/1).
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