Home Attualità Salviamo l’Orso: “Vi raccontiamo un’altra storia di avvelenamento di fauna selvatica, ma stavolta con un finale diverso dal solito”

Salviamo l’Orso: “Vi raccontiamo un’altra storia di avvelenamento di fauna selvatica, ma stavolta con un finale diverso dal solito”

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Di seguito riportiamo la nota stampa dell’Associazione Salviamo l’Orso in cui si leggono i ringraziamenti al Sindaco di S. Donato Val di Comino che ha emanato un’ordinanza di divieto di ogni attività per un certo periodo di tempo sul terreno dove sono stati rinvenuti bocconi avvelenati o carcasse di animali avvelenati, “questa ordinanza è una dei pochi provvedimenti che si possono utilizzare per prevenire questo tipo di criminalità” afferma l’Associazione.

Di seguito la nota stampa: “Grazie al Sindaco di S.Donato Val di Comino, Enrico Pittiglio, per un provvedimento saggio ed importante, che altri suoi colleghi hanno sempre rinunciato a prendere….forse per paura di pestare i piedi a qualche delinquente ? 
Ad inizio Agosto in Comune di S.Donato Val Comino, sul versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise un volontario di Salviamo l’Orso durante un’escursione mirata alla ricerca di segni di presenza di orso rinvenne accanto ad una carcassa di vacca 3 Grifoni morti, altri 4 furono poi ritrovati poco lontano nei giorni successivi, evidentemente avvelenati dalla carcassa di cui si erano cibati. Non sappiamo se la vacca fosse stata avvelenata in maniera deliberata, come spesso avviene per liberarsi dei lupi e dei cani randagi, o se fosse stata anch’essa vittima del veleno, poco probabile vista la sua natura di erbivoro, in ogni caso si attendono ancora i risultati delle analisi sulle carcasse.

I grifoni questi grandi avvoltoi estinti in epoca storica sulle montagne appenniniche, sono stati reintrodotti con successo circa trent’anni fa nella Riserva Naturale Statale del Monte Velino, dall’ex Corpo Forestale dello Stato.
Oggigiorno aumentati in numero e stabilitisi anche in altri siti riproduttivi abruzzesi , veleggiano su tutto l’Appennino Centrale contribuendo al ristabilirsi di antichi e corretti equilibri ecologici in cui il loro ruolo è quello di cibarsi delle carcasse di selvatici e bestiame. Questo li ha resi un indicatore importantissimo di possibili fenomeni di avvelenamento di cui anche loro rimangono vittime, come è purtroppo avvenuto recentemente anche in Comune di Cocullo al confine con il PNALM e dove il veleno, sparso in bocconi, ha fatto strage di più di una decina di lupi , alcune volpi , corvi imperiali e numerosi grifoni. 

Questa pratica criminale ancora in auge purtroppo in alcuni ambienti rurali segnati da un profondo sottosviluppo umano e culturale è una minaccia gravissima al patrimonio di biodiversità del nostro Appennino poichè il veleno non seleziona le sue vittime ma fa tabula rasa di orsi, lupi, volpi, grifoni, aquile, falchi, corvi imperiali , cani e gatti in una catena che inizia dal primo boccone ingerito da un animale, il quale poco dopo morendo diventa a sua volta un’esca avvelenata. 

Uno dei pochi provvedimenti che si possono utilizzare per prevenire questo tipo di criminalità è quello già sperimentato con successo in Spagna di vietare ogni attività per un certo periodo di tempo sul terreno dove sono rinvenuti i bocconi avvelenati o le carcasse di animali avvelenati.  

Il divieto , colpendo tutta la comunità, incluso coloro che nulla hanno a che fare con gli autori dell’avvelenamento, tende a sconfiggere l’atmosfera omertosa di tanti nostri piccoli paesi dove tutti sanno ma nessuno denuncia. Spinge tutti a diventare custodi di un bene comune perchè il divieto danneggia tutti coloro che su quel territorio sono impegnati in differenti attività , che siano la caccia o l’allevamento, la ricerca del tartufo o l’addestramento del cane.

Mentre a Cocullo, nonostante la gravità dell’episodio, la locale amministrazione comunale ha fatto le classiche “orecchie da mercante“ alle nostre richieste di vietare pascolo, caccia e raccolta funghi e tartufi per un certo periodo di tempo , forse preoccupata di far cosa sgradita a qualche allevatore del luogo, al contrario a S.Donato Val Comino il Sindaco , con ordinanza del 9 agosto 2023, ha fatto divieto di pascolo e di ogni altra attività, compreso l’escursionismo, su circa 30-40 ettari per 120 giorni, una misura importante e coraggiosa per cercare di scoraggiare l’uso del veleno e che riteniamo si tratti del primo caso per l’area dell’Appennino Centrale se non dell’unico caso in Italia.

In questi giorni tristi in cui siamo stati ancora una volta costretti a raccontare di un’orsa uccisa a fucilate o di Sindaci che non si preoccupano di gestire in modo decente i rifiuti dei loro paesi e di smantellarne i pollai abusivi per poi lamentarsi degli orsi che li visitano, abbiamo voluto rendere il giusto merito a chi invece a S.Donato ha fatto la cosa giusta, il Sindaco Enrico Pittiglio e la sua amministrazione”.

Comunicato stampa  Salviamo l’Orso – Associazione per la conservazione dell’orso bruno marsicano ONLUS

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