Oricola, situata a 809 metri sul mare, è incastonata su un ridente monticello coniforme, avvolto da verdi erbe naturali. Da un lato, domina l’uberosa pianura, dove si trovava Carseoli, una potente città equa, e dall’altro, sovrasta la lussureggiante vallata dell’Aniene, che si unisce al biondo Tebro. Le sue acque origini hanno in quel di Subiaco, famoso per l’illustre abbazia che ha raggiunto una grandezza sia letteraria che d’influenza. Secondo il Pieralice, il nome di Oricola deriva dal semitico Or-ihol, che significa colle del sole o del santuario, sottolineando il suo richiamo luminoso.
Il paese è di antichissima origine; potrebbe essere nato insieme a Carseoli e risalta già nel 91 avanti Cristo come punto di confine della provincia governata dal Console Pompedio. La sua aria balsamica è un altro aspetto di Oricola, considerata capace di prevenire epidemie, accompagnata da una vista straordinaria. Si presenta infatti con due splendidi anfiteatri che formano sfondi suggestivi: uno decorato da una corona di montagne che partono dal monte Velino, l’altro consiste nei monti Sembrosini, noti per le loro cime dentiformi, che si concludono nel varco di Vicovaro, l’antico centro equo di Varia.
La bellezza dell’orizzonte ha valso a Oricola il soprannome di “ringhiera del forte e gentile Abruzzo”. Qui si vedono ben ventitré paesi, disposti come gemme sui poggi che circondano la pianura descritta, formando un diadema della graziosa e pittoresca regione, la quale è stata definita “Svizzera Italiana” dall’illustre Cantù. La sua particolare posizione fa sì che Oricola funzioni come avamposto per l’antica città di Carseoli, confermato dal suo stemma che comprende due padiglioni di orecchi e tre monti isolati. Questi simboli rappresentano la funzione di avvistamento dei nemici, mentre la scritta “Regni Auricola” testimonia l’importanza di questa comunità già nel medioevo.
Le strade di Oricola presentano forme di spirale, in particolare quella principale che da S. Rocco conduce al castello, evocando un interrogativo sulle antiche vestigia. La contrada Forainile, a levante del paese, è stata un tempo luogo di giustizia, come indicato dal nome, prima della distruzione per mano degli Orsini. Nelle vicinanze si trovano i ruderi di una ciclopica fortezza e, nei pressi della chiesolina di S. Restituita, si osservano resti di antiche costruzioni, che suggeriscono l’esistenza di attività umane sin dalla preistoria.
Il Pieralice nella sua Guida storica-artistica ha proposto che Oricola fosse uno degli oppidi distrutti dai Romani durante la conquista degli equi. Questa teoria è confermata da De Stefani, che nella sua opera sul Regno delle Due Sicilie elenca Auricola tra le dieci città eque incorporate nello Stato di Puglia. Le vestigia ciclopiche rinvenute in diverse contrade come Forcella e Montarnone offrono solo un pallido accenno della posizione strategica di Auricula, dalle origini guerriere e audaci.
Oltre alle testimonianze storiche, attualmente la popolazione di Oricola è prevalentemente agricola, con circa 1025 abitanti e un territorio di circa duemilacentro ettari. Di questi, millecinquecento ettari sono coltivati, principalmente a cereali, legumi e patate, con una limitata produzione vitivinicola. Il bestiame è scarso e tenuto in modo semi-brado, con pratiche agricole piuttosto primitive, caratterizzate da una rotazione biennale e da poco uso di macchine agricole.
Purtroppo, le coltivazioni risentono di un passato di malattie che hanno distrutto i vigneti, ora in fase di ripristino, e l’adozione di pratiche moderne è ancora lontana. Con l’introduzione di tecniche agricole più avanzate, Oricola ha il potenziale per aumentare notevolmente la sua produzione e migliorare le proprie rendite.
Riferimento autore: Achille Laurenti.