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Riparto Delle Attività E Passività Dei Novelli Comuni

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Ripartizione dei debiti in Marsica: una lotta per equità e giustizia fra i paesi, nel racconto del consigliere che sfidò il sistema.

Nonostante i dissidi emersi, la legge necessitava di un’applicazione attenta e meditata per quanto riguardava le attività e i debiti dei singoli territori della Marsica. Il consiglio comunale nominò sei commissari ripartitori, due per ciascun paese: per Pereto vennero eletti Francesco Vicario e Francesco Sciò, per Oricola io e Alberto Nitoglia, e per Rocca di Botte Pio Nocella ed Elia Pietronero. Ricordo che Elia mi telefonò per festeggiare la mia nomina, proponendo di eleggermi presidente della commissione, ma io rifiutai pur garantendo il mio impegno verso tutte le frazioni, specialmente Rocca di Botte.

Le questioni da trattare erano molte e delicate; le discussioni furono lunghe e faticose. I commissari di Pereto sostenevano che alcune spese, come l’estinzione del mutuo per l’acqua potabile, dovessero essere ripartite tra i tre paesi. Inoltre, asserivano che le strade di competenza dovessero essere cedute alle singole amministrazioni comunali, determinando quindi una ripartizione del debito in base ai costi di costruzione. Le mie risposte furono chiare: il debito per l’acqua doveva gravare su chi ne beneficiava, e le strade non potevano gravare completamente su Oricola.

Visto il protrarsi delle divergenze, l’ingegnere Francesco Vicario propose di nominare arbitro S. E. Fortunato Rostagno, presidente di Sezione della Corte dei Conti e sindaco di Pereto. Accettai, sperando che la sua posizione fosse favorevole a Oricola. Tuttavia, Rostagno si rivelò sorprendentemente contrario alle mie argomentazioni, creando una situazione complessa in cui i commissari di Rocca di Botte, inizialmente disponibili a sostenerci, cambiarono schieramento.

La commissione, presieduta da Rostagno, fu teatro di accese discussioni. Le mie esposte argomentazioni, contrastanti con le tesi degli altri, fecero emergere l’importanza della giustizia e dell’equità, piuttosto che della semplice maggioranza. Tuttavia, l’arbitrato di Rostagno non fu accolto senza controversie e, nonostante le mie critiche alla sua relazione, il Prefetto di Aquila decise di affidare l’incarico al Commissario prefettizio, avvocato Samuele Pugliese. Il 28 settembre 1909, Pugliese accolse in gran parte le mie proposte, portando alla ripartizione definitiva dei debiti in base a fattori come il numero degli abitanti e il continente fondiario, stabilendo poi che Pereto avrebbe dovuto sostenere gran parte del costo della propria condotta idrica.

Il risultato finale evidenziò come Pereto, essendo più popoloso e con un maggiore patrimonio fondiario, finisse per caricarsi un debito più gravoso del necessario, nonostante avesse accettato le mie proposte iniziali. Successivamente, il territorio fu diviso con l’intervento dell’ingegnere catastale cavalier Torchi, dopo ampi accordi tra Oricola e Pereto, anche se rimasero alcune dispute tra Oricola e Rocca di Botte.

Riferimento autore: Achille Laurenti.

Ma i dissidi non erano finiti! Rimaneva la difficile esecuzione della legge, che merita di essere esattamente descritta e profondamente meditata, nei conseguenti riparti delle attività, passività e dei singoli territori. Il consiglio comunale nominò sei commissari ripartitori, e precisamente due per paese: per Pereto risultarono eletti Francesco Vicario e Francesco Sciò; per Oricola, io e Alberto Nitoglia; e per Rocca di Botte, Pio Nocella ed Elia Pietronero.

Mi rammento che in quella occasione mi telefonò il povero Elia Pietronero, che in Rocca di Botte si festeggiava la mia nomina a commissario ripartitore e che si era stabilito di eleggermi presidente della commissione, per tutelare maggiormente gli interessi delle due frazioni. Risposi che ringraziavo della fiducia concessami, ma che era mia opinione non si dovesse eleggere il presidente di detta commissione; comunque avrei compiuto pienamente il mio dovere, anche per Rocca di Botte.

Quindi tutto lasciava sperare sull’ausilio e solidarietà dell’altra frazione. Molti e delicatissimi furono i quesiti; e certo, come si prevedeva, le discussioni furono laboriosissime. In merito ai mutui vincolati con la Cassa Depositi e Prestiti, i commissari di Pereto sostenevano, di grande arguzia, che l’estinzione delle rate di ammortamento delle residuali lire quarantamila, dovute alla Cassa Depositi e Prestiti per il mutuo della condotta di acqua potabile a Pereto, doveva essere eseguita da tutti e tre i paesi, poiché tale debito era stato contratto quando si era uniti.

Inoltre, sostenevano che le strade obbligatorie comunali, convergenti in un unico punto, diventavano proprietà dei singoli comuni, sino ai rispettivi confini territoriali. Data la speciale ubicazione di Oricola, a questa doveva essere assegnata tutta la rete percorrente nel suo tenimento, e cioè la sua strada, il tratto comune ai tre paesi, che immette alla Nazionale Valeria e quelle di Pereto e Rocca di Botte, dal luogo della loro comunicazione ai rispettivi confini. In conseguenza, il residuale debito doveva essere ripartito in proporzione del costo delle costruzioni, che, come sopra, venivano assegnate in proprietà.

Infine, si parlava del residuale pagamento del mutuo contratto per la costruzione dei cimiteri, il quale doveva essere effettuato cumulativamente fra i tre comuni. Io ribattevo che le frazioni in passato avevano sopportato le spese al capoluogo; purtroppo, tutto aveva un termine e, fortunatamente, per i tre comuni, questo termine veniva a scadere proprio in quel momento, in cui si facevano i conti del nostro e del loro. Pertanto, che Pereto da solo, per lo meno, pagasse il rimanente debito per l’acqua, che godeva; e che non era sufficiente la ubicazione delle strade per addossarne il prezzo di costruzione quasi al completo a Oricola.

Il residuale mutuo fosse diviso in proporzione al costo delle singole strade, fino al punto di comunicazione, e che il tratto da esso trivio alla Nazionale si ripartisse in parti eguali. Da ultimo, proponevo che il mutuo rimasto per i cimiteri fosse ripartito in base al costo delle rispettive costruzioni. Fino a quel momento, i commissari di Rocca di Botte non dissentivano dalle mie eque proposte.

Siccome per gli accennati e altri quesiti, ognuno rimaneva nella sua opinione, nelle rispettive sedute tenute non si riusciva a metterci d’accordo. L’ingegnere Francesco Vicario propose di nominare arbitro S. E. Rostagno, allora Presidente di Sezione della Corte di Conti e sindaco di Pereto. Io, conoscendo da vicino S. E. Rostagno, accettai la proposta, molto più che avevo avuto campo di conoscerne i meriti e supponevo sarebbe stato favorevole a Oricola, dove ci onorava e ancora ci onora della sua gradita presenza, trascorrendo la villeggiatura nel suo palazzo.

Di conseguenza, noi commissari venimmo convocati alla Corte dei Conti, a Roma. Pur essendo nelle suesposte previsioni, mi recai unitamente all’altro commissario di Oricola, Alberto Nitoglia, in casa di S. E. Rostagno per sentirne gli umori. La grande sorpresa ci attendeva: Rostagno, tratto in buona fede, era di contrario avviso; ci comunicò di non essere persuaso che le mie argomentazioni potessero sostenersi e che, in ogni modo, ci attendeva per il dibattito il giorno successivo alla Corte dei Conti.

I commissari di Rocca di Botte, che avevano viaggiato con noi e che, persuasi della rettitudine dei miei quesiti, avevano promesso di sostenerci lealmente, presero accordi con gli abili avversari, che, con manovre di retroscena, li avevano persuasi che la frazione da loro rappresentata, seguendoli, avrebbe guadagnato. Ce li vedemmo prima tentennanti e poi contrari. Infatti, la commissione si riunì in un gabinetto della Corte dei Conti, sotto la presidenza di S. E. Fortunato Rostagno e con l’assistenza dell’abilissimo segretario comunale Luigi Iossa, nostro temibile avversario.

Sentita la mia esposizione, in pieno contrasto con la tesi sostenuta dall’ingegnere Francesco Vicario, il presidente domandò il parere dei silenziosi commissari di Rocca di Botte. Uno di costoro, con poca simpatia, si manifestò contrario a Oricola, non rammentando che solo per noi, loro avevano conseguito la contrastata autonomia del proprio paese. Io, che nella lotta non avevo acquistato che esperienza, accortomi che la discussione precipitava in cattive acque, fui sollecito a obiettare che eravamo di fronte a un corpo deliberante, ma in una riunione di commissari che dovevano tutelare la rispettiva difesa degli interessi dei singoli comuni.

Quindi non si trattava, nella specie, che la sorte di essi interessi potesse essere riservata a un compiacente voto di maggioranza, ma alla giustizia e all’equità. In quanto poi all’arbitrato del Rostagno, sostenni che saremmo andati incontro a una patente illegalità, perché noi delegati del consiglio comunale, per elementare aforismo, non potevano delegare ad altri.

Tale incidente, può dirsi, tagliò la testa al toro: non ammise obiezioni e di conseguenza l’adunanza venne sciolta, rimanendo ognuno nelle proprie convenzioni. Successivamente, il consiglio comunale di Pereto delegò S. E. Rostagno di dare il proprio parere sui quesiti contestati, riservandone la discussione innanzi ai commissari ripartitori. Rostagno, nella sua qualità di incaricato del consiglio comunale, emise una relazione che, disgraziatamente, per la sua convinzione, avallò le pretese peretane.

Portata tale relazione nel dibattito della nostra commissione, io mi studiò di farne una minuziosa critica e sostenni che, dal momento che gli egregi avversari, ormai sorretti dal giudizio di un alto magistrato della nazione, non avevano accettato la proposta equa, che a ognuno dei comuni fosse stata assegnata, per i mutui vincolati, la residuale quota loro dovuta, proporzionalmente al costo delle costruzioni compiute nell’interesse di ciascun paese. Così, ribadivo la mia proposta che il debito residuale per la condottura dell’acqua potabile di Pereto dovesse rimanere a questo senz’altro attribuito; e per gli altri mutui seguire la regola generale di ripartirli in proporzione al costo delle singole costruzioni, effettivamente godute, al numero degli abitanti e al continente fondiario dei tre paesi.

Gli avversari, beninteso, si opposero, ma mancando il raggiungimento dell’accordo, il Prefetto di Aquila affidò l’incarico al Commissario prefettizio, avvocato Samuele Pugliese. Questi, sentito il parere del consiglio di Stato, in data 28 settembre 1909, con la sua dotta relazione sul riparto delle attività e passività di questi comuni, accolse pienamente le mie tesi, che furono poste in esecuzione dal ragioniere Vittorio Ottaviani dell’allora Sottoprefettura di Avezzano, in base al regio decreto del 21 ottobre 1909.

Con questo sistema, Pereto venne a pagare da solo la sua condottura di acqua potabile e, essendo più popoloso delle antiche frazioni, avendo un maggior continente fondiario e avendo sostenuto un costo superiore per le proprie costruzioni, si addossò un debito molto più gravoso di quello che gli spetterebbe, accettando le mie primitive proposte. In seguito, venne diviso il territorio, sempre con l’intervento dei commissari ripartitori, dall’ingegnere catastale cavalier Torchi; opera seguita nel massimo accordo tra Oricola e Pereto, poiché esistevano le colonnette degli antichi confini, con qualche contestazione tra Oricola e Rocca di Botte nella parte montuosa e con moltissime contese tra Pereto e Rocca di Botte.

Riferimento autore: Oricolae Contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente, a cura di Achille Laurenti.

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